Vokka non andava da Mael spesso. E aveva detto a Mael di non andare da lui: se non si fosse mosso lui, significava che non ne aveva voglia. Mael accettò. Vokka era sempre molto gentile e garbato con Mael, ed appassionato, quando facevano sesso. Fuori dal giaciglio trattava Mael come tutti gli altri compagni: bene, senza però nulla di speciale.
Poi il suo nucleo passò a fare il secondo turno di guardia, il terzo di riposo ed il primo di allenamento.
Durante un allenamento, Elesto parlò con Vokka: "Vokka, Mael è cotta di te..."
"Storie. Non c'è amore fra di noi. Ci piace stare insieme e basta."
"Ma allora sei proprio senza occhi, tu!"
"E tu con troppa lingua!"
Elesto rise: "Certo che non è facile innamorarsi di te. Sei sempre così scostante, così duro..."
"Meglio così. Non ho tempo per l'amore, adesso."
"Ma per il sesso sì..."
"A volte, certo."
"Mael ti aspetta, ogni volta..."
"Sa che io voglio essere libero... peggio per lei... Anzi, sai che ti dico? Se sei libero, puoi venire da me, nel turno di riposo."
Elesto lo guardò sorpreso, poi sorrise: "Vedremo." rispose con aria furbesca e si allontanò.
Ma quel giorno stesso Elesto era nel giaciglio di Vokka e fecero a lungo l'amore, baciandosi, carezzandosi e prendendosi a vicenda.
"Ti è piaciuto?" gli chiese alla fine lo scudiero.
"Sì... ci sai fare, tu."
"Più di Mael?"
"Questo non ha importanza."
"Allora posso tornare?"
"Se mi ci trovi..."
"Certo. E se una volta non ti va, hai solo da dirlo."
"Logico."
Così Vokka si trovò a portare avanti una relazione con due persone. La cosa non lo disturbava affatto. Gli piacevano tutti e due: Mael tenera, delicata, docile, Elesto focoso, allegro, pieno di vita... così diversi... eppure così disponibili tutti e due. Ma un giorno Mael gli disse di essere incinta. Vokka temette che ora volesse accalappiarlo.
"Questo non vuol dire che dobbiamo sposarci!" disse Vokka asciutto.
"Naturalmente." rispose Mael serena.
"Se vuoi, al bimbo do il mio nome, comunque."
"Come desideri, caro."
"Caro? T'ho detto che non deve esserci altro che sesso fa noi due! Cosa c'entra quel caro?"
"Sei il padre del nostro bimbo... solo per questo."
"Beh, evita!"
"Certo, ma non devi fartene un problema. Hai già pensato a come chiamarlo?"
"No... decidi tu."
"Io... vorrei chiamarlo come tuo padre."
"Mar? Va bene, sono d'accordo."
"Lo dici tu al Capo?"
"Certo."
"Stanotte... vieni?"
"No, aspetto Elesto. Ho voglia di farlo con lui."
"Come preferisci..."
Vokka non aveva veramente voglia di fare l'amore con Elesto, ma l'aveva detto per sottolineare con Mael che nulla era cambiato.
Il giorno dopo Vokka comunicò a tutti che a lui ed a Mael sarebbe nato un figlio che sarebbe stato allevato da lui, appena fosse stato svezzato.
Quando furono soli, Mael gli chiese: "Questo vuol dire che me lo togli?"
"No, certo. Ma avrà il mio nome di famiglia, non il tuo, e non ci sposiamo, perciò la responsabilità prima sarà mia. Comunque non ho nessuna intenzione di togliertelo, è anche figlio tuo ed avrà bisogno sia di un padre che di una madre."
"Me lo prometti? Anche se un giorno sposerai un'altra persona?"
"Certo. Ho una sola parola, io!"
Mael sorrise.
Poi Vokka andò da Mar: "Pa', entro un anno sarai nonno."
Mar lo guardò sorpreso: "Hai concepito un figlio?"
"Certo."
"Con chi?"
"Con un Armato del mio nucleo, con Mael Krone."
"Pensate anche di sposarvi?"
"No."
"Perché?"
"Perché fra noi c'è stato e c'è solo un rapporto fisico. Io non le interesso come sposo, né lei a me."
"Ne sei sicuro?"
"Certo. La cosa era chiara fin dalla prima volta."
"Mi piacerebbe comunque conoscere questa... Mael Krone."
"Come vuoi. Non sei contento, pa'?"
"E tu?"
"Io sì. Lo chiameremo Mar, come te."
"Mar... e poi?"
"Mar Swooney, perché gli voglio dare il nostro cognome."
Mar annuì: "Molto bene. Devo proprio parlare con Mael... Questo figlio, l'avete voluto o è un caso?"
"Né l'uno né l'altro. C'è e basta, e va bene così."
"Un figlio non desiderato può anche crescere infelice, Vokka. Ne avevamo già parlato a lungo."
"Ma non è indesiderato. Non mi dispiace affatto che nasca, anzi..."
"Meglio così."
"Ma sembri preoccupato... non sembri contento..."
"È vero. Avrei preferito che mio nipote fosse nato in una famiglia. Proprio tu dovresti capirlo."
"Avrà una famiglia, pa', l'avrà... a suo tempo."
"Ed avrà contemporaneamente una madre fuori dalla famiglia ed uno sposo di suo padre in casa?"
"Anche io ho avuto Tha, ed è andata bene."
"Certo, ma i tuoi genitori biologici e anche tuo padre Njeiry erano morto, non erano altrove."
"E non è meglio se il mio Mar avrà la madre viva, anche se altrove, piuttosto che morta?"
"Tu saresti stato contento se io avessi mandato via Njeiry ed avessi sposato Tha?"
"Non è poi così raro che capiti. E poi tu amavi Njeiry, io non amo Mael."
"Capisco..." rispose Mar.
Vokka ripensò molto alla discussione avuta con il padre e più ci pensava più si avvicinava ad Elesto, quasi per reazione. Mael non diceva nulla.
Mar in quei giorni era molto preso: il Gran Luminare stava partendo per il Chandra con un pallone aerostatico. Nel Chandra si stavano radunando i capi di diverse bande di Predoni. Fino ad allora erano stati segnalati otto capi, che rappresentavano un totale di circa quattromila predoni, di cui almeno duemila e cinquecento o tremila in grado di combattere. Mar aveva appiccicato una microspia al pallone del Gran Luminare ed altre ne aveva predisposte nel Chandra.
Il problema era che nel Chandra non c'erano alberi ma solo rade macchie di erba, perciò era molto difficile nascondervi microspie. Mar le aveva fatte ricoprire in fretta con un lieve strato di creta in modo che sembrassero sassi o grumi di terra e ne aveva fatte atterrare parecchie nel Chandra. Le microspie così camuffate trasmettevano abbastanza chiaramente il sonoro ma non le immagini. Mar ne fece anche planare una in quota per sorvegliare la scena e rendersi conto se e quando poteva spostare quelle a terra. In tutto sul suolo erano poste novanta microspie distanziate al massimo della loro sensibilità che era di trecento metri circa, coprendo così un'area grosso modo quadrata di circa tre chilometri di lato, sperando di aver individuato il probabile punto di incontro... ma tutto era affidato al caso.
Finalmente l'incontro avvenne: erano presenti ora diciannove capi, ognuno con due aiutanti e giunse anche il pallone con il Gran Luminare con una scorta di solo otto servi armati di tutto punto con armi strane e dall'aspetto temibile. Mar ammirò il coraggio del Gran Luminare: le sue forze erano molto inferiori a quelle dei Predoni presenti all'incontro.
Purtroppo il luogo dell'incontro era su un lato dell'area disseminata di microspie per cui solo due di queste captavano parte dei discorsi fatti. Comunque Mar riuscì a trarne indicazioni utili sulle date e sui luoghi degli agguati. Quindi seppe anche il loro obiettivo principale: la distruzione di Castelnuovo e la cattura di quanti più Swooney possibile, ma soprattutto di Mar. Era chiaro che supponevano che fossero tutti a Castelnuovo e che non sapevano che c'era solo Vokka e di rado anche Mar, ma soprattutto non sospettavano neppure lontanamente che nel castello ci fosse un transmen che poteva essere usato per un'eventuale fuga.
Mar in un primo momento pensò di lasciar procedere il piano del Gran Luminare e semplicemente di piazzare parecchi paralizzatori a difesa di Castelnuovo per prendere tutti i Predoni... ma rifletté che così avrebbe destato grossi sospetti. Inoltre Vitanuova non era in grado di assorbire parecchie migliaia di Predoni tutti in una sola volta.
Allora decise di giocare usando gli stessi metodi del Gran Luminare. Si trasferì in Cenco e chiese quanti volontari fossero già ben preparati sui rituali degli Shentist. Ne trovò diciannove pronti ed altri ventotto abbastanza informati. Allora fece preparare quindici abiti da labass e trenta da servi del Gran Tempio, armi e suppellettili varie, fece preparare messaggi con il sigillo del Gran Luminare e fece tagliare i capelli ai volontari nella giusta foggia. Sotto gli abiti fece indossare a tutti una cintura antigravità e li dotò di anelli laser.
Quindi di notte, alle date giuste, li fece trasportare in prossimità dei vari gruppi di Predoni che si stavano appostando. Così furono recapitati i falsi messaggi che contenevano l'ordine perentorio di non assalire le carovane dei Tessitori poiché c'era stato un cambiamento di programma, e di recarsi invece ai vari Templi di Shent nelle date segnate per ritirare il "promesso premio".
Tutte le bande, se pure a volte piuttosto contrariate, abboccarono all'amo. I Predoni non avevano sufficiente pratica per smascherare i falsi corrieri del Gran Tempio ed i volontari di Mar recitarono bene le loro parti, allontanandosi poi indisturbati.
Con gran sorpresa dei vari Templi, molti dei quali all'oscuro del complotto del Gran Luminare, arrivarono le forniture delle uniformi nuove di Shent, che i Templi rifiutarono di ritirare e di pagare non avendole mai ordinate. Inoltre poco dopo gli stessi Templi ebbero noie serie con le bande dei Predoni che pretendevano di essere pagate. I Templi erano ben difesi e sostennero senza troppi danni gli assedi più o meno lunghi dei Predoni furibondi. Nel frattempo le varie città di Tessitori inviarono forti proteste per il lavoro ordinato e non pagato.
Il Gran Luminare di Shent era fuori di sé per la rabbia. Verso l'esterno si finse all'oscuro di tutto, fece finta di cadere dalle nuvole, e rifiutò comunque qualsiasi pagamento o risarcimento. Ma all'interno del Gran Tempio ci fu burrasca: il Gran Luminare era certo di essere stato tradito da qualcuno dei suoi collaboratori.
Mar era allegro come non mai. Questa ultima partita gli aveva risollevato il morale. Vokka insisté con il padre che si approfittasse della situazione e si facesse qualcosa, se non usando le armi, magari continuando con le beffe. Mar però decise che era meglio aspettare la prossima mossa del Gran Luminare.
Fu anche registrata una serie di furiose comunicazioni via radio fra il Daigo ed il Gran Tempio. Anche al Daigo erano giunte voci sull'accaduto e corsero gravi accuse reciproche. Il Daigo decise la convocazione del Gran Collegio dei Rettori per chiarire tutta la dinamica dell'episodio. Il Gran Luminare rifiutò affermando che il Fidato, cioè il Decano del Daigo, non aveva questa potestà. Allora il Fidato annunciò l'invio dei suoi Vigilanti nei vari Templi per eseguire comunque l'inchiesta. Il Gran Luminare lo diffidò dal fare questa mossa, avvertendo che avrebbe dato ordine ai vari Templi di rifiutare l'accesso ai Vigilanti.
Mar seguiva con attenzione tutta la discussione che avveniva via radio. Tutto finì nel nulla, in una posizione di stallo carica di tensione. Mar comunque capì che per un po' avrebbe potuto tirare il fiato.
Intanto era nato Mar II, il figlio di Vokka e di Mael. Mar finalmente riuscì a parlare con la ragazza, assieme a Tha. All'inizio il loro incontro fu un po' teso.
"È molto carino, è il mio primo nipote... Grazie per averlo chiamato Mar."
Mael annuì: "Ci siamo trovati d'accordo, Vokka ed io."
"Già. Pensavo che vi sareste sposati..." disse Mar a mezza voce.
"Oh no, non basta fare sesso o avere un figlio per decidere di sposarsi."
"Certo, se non c'è amore... comunità di interessi o di vedute... se non state bene assieme..." disse Mar guardandola negli occhi.
"No, stiamo bene assieme, altrimenti ci saremmo già lasciati..."
"Ah... allora?"
"Beh... Vokka vuole la sua libertà, dice che per lui è troppo presto per pensare a sposarsi..."
"Non per fare un figlio, però, a quanto pare. Potevate prendere gli inibitori, almeno..."
"Non ha voluto. Diceva che se doveva nascere un figlio... che nascesse pure."
"Questo era il suo parere. Ma tu?"
"Anche io ero d'accordo, ed io ho desiderato questo figlio... almeno, se Vokka mi lascerà, mi resterà qualcosa di noi due, qualcosa che nessuno potrà mai più dividere."
"Ma tu... tu vorresti sposarlo?"
"Bisogna essere in due a volerlo."
"Perché accetti... subisci le sue decisioni così?"
"Perché è l'unico modo per averlo... o così... o nulla."
"Tu lo ami."
"Lui non vuole. Dice che io gli interesso solo su un piano fisico. Non vuole romanticherie..."
"Ma tu lo ami."
"Non devo, non posso... lo perderei..."
Mar scosse la testa: "Mael, non puoi andare avanti così. Vokka ti sta usando. Non è giusto..."
"No no, va bene. Io non voglio perderlo... Vi prego, non continuiamo questo discorso."
Tha si intromise: "Mael, se non fai qualcosa, lo perderai comunque, perché lui non ti appartiene, in questo modo. Non puoi rinunciare alla tua felicità in cambio di... di niente. Così puoi dargli piacere, è vero, ma non stai facendo né il suo bene né il tuo... e tanto meno quello del bambino."
"No no, va bene così."
"Ma se un giorno ti dicesse: adesso basta, mi sono stufato di te..."
"So che quel giorno verrà. Ma fino a quel giorno si andrà avanti, poi... vedremo. Mi ha promesso che non mi toglierà il bambino e questo mi basta."
Tha e Mar insistettero, finché Mael li interruppe, decisa: "Fra Vokka e me i patti erano chiari fin dall'inizio. Non posso agire diversamente ora. Se per lui va bene così, deve essere così e basta!"
Tha e Mar la lasciarono.
"Mael è innamorata..."
"Sì, e anche troppo."
"Io non posso stare zitto, Tha, Vokka è mio figlio, anche se è ormai adulto ed è un Armato."
"Vacci cauto, Mar, sai com'è fatto Vokka, non vorrei che tu ottenessi il risultato opposto..."
Mar annuì. Andò a cercare Vokka e lo prese in disparte.
"Ho visto il vostro piccolo... è proprio carino."
"Già."
"Vokka... ti devo parlare, seriamente."
"Se è a proposito di me e di Mael, risparmia il fiato."
"No, Vokka. Tu invece adesso mi stai a sentire. Poi farai quello che vorrai, ma devi sapere con chiarezza quello che io penso!" rispose Mar brusco.
Vokka non era abituato a sentire un tono così duro nella voce del padre, perciò lo guardò stupito ma non replicò.
Mar allora continuò: "Ti ho sempre insegnato che ognuno deve fare ciò che gli sembra giusto, fino in fondo, costi quel che costi..."
"Appunto!" ribatté Vokka seccamente.
"Certo. Ma fare quello che ci sembra giusto non vuol dire fare tutto quello che ci pare e piace, sopraffacendo l'altro, soprattutto se è più debole di noi. Non può essere giusto usare gli altri ed i loro sentimenti per il nostro tornaconto, per il nostro godimento. Mael è innamorata di te a punto tale che da te accetta tutto, subisce tutto, qualsiasi cosa. A tal punto che non reagisce, a tal punto che soffoca il suo amore per te. Mael soffre per causa tua! Questo non è giusto e non è degno di te. Sei solo uno sporco egoista agendo così, Vokka, anche se sei mio figlio. O la lasci o la sposi, se sei veramente un uomo!"
Vokka era rosso in viso per gli insulti del padre: "Tra me e Mael le cose sono chiare fin dalla prima volta..."
"Sì, nel senso che fin dall'inizio tu l'hai strumentalizzata al tuo piacere, al tuo godimento, l'hai piegata al tuo egoismo! Sai cosa sei tu Vokka? Sei peggio dei clienti delle Case dei Piaceri che usavano il mio corpo perché non potevo oppormi. Almeno loro pagavano per godere, non pretendevano di farlo gratis. Mi fai schifo, Vokka! Questo è quello che tu mi fai provare per te, ora. Mi dispiace dovertelo dire, perché nonostante tutto ti voglio bene, ma non potevo tacere!"
Vokka era profondamente scosso: "Ma io... io non posso sposarla... non le voglio bene..."
"Già! Ma tu vuoi bene a qualcuno? Tu sai cosa significa voler bene a qualcuno?" chiese Mar con veemenza.
"Io voglio bene a te, a Tha, ai miei fratelli..."
"No, Vokka, non ci credo. Non si può voler bene a compartimenti stagni. Tu credi di volerci bene... Ma in fondo, se sei capace di usare Mael in questo modo... così spensieratamente, penso che fino ad ora tu hai usato anche noi, me, Tha ed i tuoi fratelli... e per di più, non sarai mai capace di voler bene a tuo figlio, Vokka, mai!"
"Non è vero! Non è vero!" urlò Vokka sconvolto.
"Dimostralo. Le parole non servono se non sono sostenute dai fatti. Io giudico i fatti. Tu sei molto in gamba, quando vuoi. Ma adesso ti stai comportando in modo abietto!"
"Ma Mael è d'accordo..."
"Se fosse veramente d'accordo, Vokka, non avrei parlato. Due esseri adulti, alla pari, possono decidere di vivere come meglio credono, finché non danneggiano gli altri... o l'altro. Ma tu e Mael non siete alla pari. Tu hai approfittato e approfitti di lei... e non c'è persona più vulnerabile di chi ama, di chi ama veramente, fino in fondo. Mael ti ama fino al punto di rinunciare a se stessa... non voleva che io ti parlassi, ne era terrorizzata. Ha cercato di farmi credere che anche lei è d'accordo, che anche lei non ti ama, che anche lei si vuole solo divertire... Ma bisogna essere schifosamente egoisti e senza cuore per non accorgersi di quanto Mael ti ami. Ammetto che fino ad oggi tu non te ne sia accorto, per superficialità forse... ma continuare a chiudere gli occhi ora vuol dire essere degli ipocriti schifosi."
Vokka aveva abbassato il capo: "Cosa vuoi... cosa vuoi che faccia?"
"Io? Nulla. Non devi fare quello che penso o desidero io. Devi solo affrontare il problema da uomo... se sei un uomo. In qualunque modo. Ma devi prendere una decisione che tolga Mael dalla situazione in cui tu la hai messa... se sei un uomo!"
Mar se ne andò, agitato.
Vokka era terribilmente scosso. Cercò Elesto e gli riferì il discorso del padre.
Elesto lo guardò: "E adesso vorresti un mio parere?" chiese.
"Certo, sennò perché te ne avrei parlato?"
"Fra te e me c'è indubbiamente un rapporto alla pari... ma riguardo a Mael ha ragione tuo padre."
"Ah! Quindi anche a te faccio schifo?"
"Non proprio... a me non interessa come sei tu, dentro. A me interessa solo il tuo corpo e cosa fai a letto, come era nei patti. Ma se devo guardarti come persona... non mi piaci, Vokka. Cioè, no, non è esatto. Anche come persona mi piaci abbastanza, ma non mi piace come stai usando Mael, per ripetere le parole di tuo padre."
"Non me l'hai mai detto, prima..."
"Non me l'hai mai chiesto. E so che a te non piace che altri giudichino il tuo modo di agire. Ma ora, proprio perché io non ho paura di perderti, proprio perché fra noi c'è solo un rapporto di piacere fisico alla pari, posso parlare chiaro."
Vokka si mordicchiava nervosamente il labbro inferiore. "Elesto, vuoi sposarmi?"
"Un matrimonio aperto... perché no? Anche se non ne vedo l'utilità. Quello che faremo da sposati, lo stiamo già facendo. Io non ho bisogno che qualcuno si prenda la responsabilità di me, della mia vita... né mi interessa prendermi io questa responsabilità."
"Comunque sposiamoci!"
"Ad un patto: che noi due sposiamo anche Mael, oppure che con lei tu tronchi tutto."
"Perché?"
"Perché voglio un rapporto chiaro, onesto."
"Allora secondo te io non sono onesto?"
"Non ho detto questo. Dico solo che non stai agendo in un modo onesto nei confronti di Mael."
Vokka lo guardò dritto negli occhi: "Sembra che Mael sia più importante per te e per pa' che per me..."
"Questo è il triste. Noi almeno la consideriamo un essere umano, non un giocattolo da tenere fra le gambe quando fa comodo."
Vokka era sempre più turbato ma non sapeva risolversi a prendere una decisione. Tentò l'ultima mossa e cercò Nilko, il suo ex attendente con cui conservava un profondo legame di amicizia e di fiducia. Anche a lui raccontò la discussione avuta con il padre e poi con Elesto. Nilko annuiva, ascoltandolo, senza perdere una parola.
"Sono stati duri con te, Vokka... ti sei chiesto perché?"
"Pa' è un tradizionalista, ed Elesto... a lui non gliene frega niente di me."
"Con due parole hai risolto il problema... non ti sembra semplicistico, superficiale? Proprio tu, Vokka, usi questi mezzucci per metterti la coscienza in pace?"
"Allora, secondo te, perché mi hanno insultato così?"
"Non riesci a capirlo? Mar t'aveva mai insultato così, prima?"
"No, mai..."
"Cosa è cambiato, allora? Credi che di colpo tuo padre sia impazzito?"
"Ma no, che c'entra..."
"E allora? Dimentica gli insulti, erano solo per scuoterti dalla tua incoscienza... cerca di pensare a quello che ti hanno detto, ai motivi... Sono così sbagliati?"
"Ma io non sono innamorato di Mael, non ha senso che io la sposi."
"Nessuno dei due ti ha detto che devi sposarla e basta. Tutti e due ti hanno detto: o la sposi o la lasci. Quell'Elesto mi pare un ragazzo in gamba... e tuo padre è un uomo eccezionale, non farebbe mai soffrire nessuno senza un grave motivo."
"Ma mi ha trattato... quasi come se non fossi più suo figlio."
"Evidentemente era convinto di avere un grave motivo per agire così."
"Ma io non posso sposare Mael."
"Allora lasciala."
"Perché? Io sto bene con lei."
"Il problema non è come stai tu, Vokka, ma come sta Mael."
"Ma io non voglio lasciarla, io..."
"Seguiti a ripetere io, io, quando il problema è Mael, te lo ripeto. Rifletti, Vokka. Sei sempre stato onesto nelle tue decisioni. Siilo ancora una volta."
"Non posso decidere così, su due piedi."
"Certo, pensaci. Ma stai attento a quello che fai. Non stai giocando solo con la tua vita, Vokka, ma con la vita di tre persone. Pensaci e cerca di arrivare presto ad una decisione."
Vokka si chiuse in se stesso. Per parecchi giorni evitò tutti, pur continuando a compiere il suo dovere di Armato. Poi un giorno chiese a Mael di uscire dal castello con lui. Mael accettò. Camminarono a lungo, fianco a fianco, in silenzio.
Poi Vokka si fermò: "Mael... io sto bene con te, quando condividiamo il tuo giaciglio..."
"Anche io, Vokka."
"Già, ma io non ti amo... non sento per te affetto o desiderio diverso da quello fisico. A parte quando facciamo l'amore, per me sei solo uno dei miei compagni di nucleo."
"Lo so."
"Per te è diverso."
"No, no, Vokka... è proprio uguale, è lo stesso anche per me, proprio lo stesso."
"Menti!"
"No, te lo giuro..."
"Menti!"
"No, Vokka, no..."
"Tu sei innamorata di me..."
"No no, te lo giuro."
Vokka era teso: "Allora vai a fare l'amore con Elesto!"
"No!"
"Perché?"
"No, non... non mi piace..."
"Allora con un altro qualsiasi. Ce ne sarà uno che ti piace, no?"
Mael non rispose.
"Ce ne sarà almeno uno nel castello, no?" insisté Vokka con durezza, "Rispondi!"
"No, Vokka... non mi interessano gli altri."
"Perché?"
"Beh... ci sei tu... mi basta."
"Tu sei innamorata di me!"
"No..."
Vokka la prese per le,braccia e la scosse: "Di' la verità, parla, di' la verità!"
"No, Vokka, no..."
Vokka la lasciò: "Ho deciso di lasciarti. Puoi dire la verità, ora, tanto non cambia nulla. Io ti lascio, comunque. Non ne voglio più sapere di te."
"Perché, Vokka? Cosa ti ho fatto?"
"Niente. Così come ho voluto cominciare, adesso voglio smettere."
"Vokka!"
"Che c'è?"
"Non... non mi lasciare..."
"Perché?"
"Io..."
Vokka le sollevò il mento con le dita: "Tu sei innamorata di me, Mael, vero?"
Mael finalmente annuì, guardandolo con occhi sbarrati.
"Ma i patti erano chiari." disse Vokka.
"Certo."
"Quando... quando è successo?"
"Da sempre, Vokka. Da quando hai superato le gare e sei diventato un Armato."
"Perché non me l'hai mai detto?"
"Se te l'avessi detto... non ci sarebbe stato nulla fra noi... così, invece..."
"Ma tutto è finito lo stesso. Speravi forse di legarmi a te?"
"No... sapevo che prima o poi sarebbe accaduto..."
"Per quello hai voluto che nascesse il bimbo?"
"No! Sono una stupida romantica, è vero. Ma non sono falsa, non sono doppiogiochista. Nan hai il diritto di insultarmi. Ho voluto il piccolo per me, perché qualcosa di te e me restasse quando fosse venuto... questo momento. Speravo che venisse più tardi, è vero... ma è male sperare che la propria felicità duri un po' più a lungo? Dimmi, è male?"
"Felicità? Quale felicità? Tu sei innamorata di me e sai bene che io non lo sono... di che felicità parli?"
"Quella che mi davi ogni volta che venivi nel mio giaciglio, godendo di me, godendo grazie a me..."
"E ti contentavi?"
"A chi muore di sete, una sola goccia d'acqua è come un nettare."
"Ma tu hai sofferto per causa mia."
"No... beh... sì..."
"Senza mai dire niente..."
"A che sarebbe servito dirtelo, se tu non te ne accorgevi da solo?"
"Tra noi deve cessare tutto, Mael."
"Certo, lo capisco. Sii felice, Vokka."
"Mi fai rabbia, tu!"
"Io? E perché?"
"Come puoi reagire così? Come puoi restare così calma?"
"Che ne sai tu di me? Che te ne importa? Lasciami in pace, Vokka. Quello che potevo darti, te l'ho dato. Che pretendi ancora?"
"Io... io... torno al castello."
"Questa giornata scorre, Swooney ni Vokka."
Vokka la guardò stupito per quel saluto formale, in uso solo nella Galassia: "Scorre?" chiese a mezza voce.
"Certo, deve scorrere... almeno per Mar II Swooney."