Per i festeggiamenti per l'adozione di Tork, a Castelnuovo intervennero molti Armati di vari castelli. Fra gli altri c'era un nobile del castello Geb di Riparella.
Questi, durante le cerimonie, si avvicinò a Mar: "Eke Swooney, appena hai un po' di tempo, dovrei parlarti."
Mar lo guardò un po' sorpreso: "Sì, va bene, fra poco sarò a tua disposizione."
Più tardi Mar si ricordò della cosa e cercò il nobile Geb: era l'unico che provenisse da quel castello, in cui Mar aveva solo tre dei suoi uomini, tutti e tre Armati. Il nobile non era uno dei suoi volontari.
"Possiamo andare in un luogo tranquillo?" chiese il nobile.
"Quel che devi dirmi è così riservato?"
"Sì..."
"Io non ti conosco..."
"Neanche io, castelliere, se non di fama."
"La mia fama è dunque giunta così lontano?"
"Te ne meravigli?"
Mar non rispose.
L'altro proseguì: "Il tuo nome è sulle bocche di molti e non sempre è nominato con affetto..."
"Che intendi dire?"
"Un mio amico... dice che ha parlato con uno Shentist..."
"Ebbene?"
"Al Gran Tempio sei tenuto d'occhio..."
"Chi è questo Shentist?"
"Non so. So solo che lui ti conosce ed è uno dei pochi, nei Templi di Shent, che non teme il tuo nome. Lui ha chiesto di avvertirti, non potendo farlo di persona."
"Avvertirmi di che?"
"Il Gran Luminare... ti vuole nelle sue mani... è disposto a tutto."
"Già una volta ci era riuscito. Ma non ci sarà una seconda volta."
"Non ne sarei così certo, al tuo posto."
"Se il Gran Luminare ha i suoi mezzi per ottenere ciò che vuole... neanche io ne sono sprovvisto."
"Perdonami, Eke Swooney, ma tu sei da poco su Boar... Lui c'è da sempre... Tu hai fatto molta strada e ne puoi fare ancora molta, ma Shent ha costruito qualcosa di temibile..."
"Shent non s'è mai mosso contro i castelli."
"Mai ne ha avuto così serio motivo."
"Do dunque tanto fastidio a Shent?"
"Io non ne conosco il motivo, sono solo un portavoce, ma tu dovresti saperlo. Comunque il mio compito era solamente quello di metterti in guardia, e l'ho svolto."
"In guardia contro che cosa, in concreto?"
"Non saprei dirtelo, ma pare che sia davvero disposto a tutto, il Gran Luminare. Non ho altro da dirti."
"Perché c'è qualcuno che si preoccupa di mettermi in guardia? Perché hai fatto tanta strada?"
"Mi hanno solo detto che la Porta prima o poi deve aprirsi e che tu sembri la persona adatta a farlo."
Mar rifletté. Forse dal nobile non poteva saperne di più... certo era che qualcuno sospettava del suo piano, delle sue capacità, sia temendolo come il partito del Trono, sia sostenendolo come quello della Porta. Eppure dalle comunicazioni fra il Daigo ed il Gran Tempio, negli ultimi tempi, si parlava di tutto meno che di lui e dei suoi uomini. Anche gli accenni agli ostelli erano cessati. Che fosse la bonaccia che precede la tempesta? Anche le varie conversazioni spiate negli ostelli non avevano rivelato nulla, assolutamente nulla a riguardo. I suoi uomini infiltrati nei Templi non avevano segnalato niente di sospetto...
Lui aveva ventilato una presunta minaccia di Shent agli Armati per ottenere una maggiore coesione dei castelli... forse senza volerlo ci aveva azzeccato... Però Shent non si stava mettendo contro gli Armati, ma solo contro lui, Mar, e contro quello che stava facendo... Mar avrebbe voluto vederci più chiaro, ma come fare? E fino a che punto il Gran Luminare avrebbe scatenato un'offensiva? E sarebbe stata solo contro di lui, o anche contro i suoi uomini e la sua organizzazione?
Se Shent avesse attaccato gli ostelli, Centramare, Vitanuova... poteva anche riuscire. Con Acquevive e Cenco certamente no, perché erano troppo ben difese. Avrebbe anche potuto rafforzare Vitanuova, ma per Centramare e gli ostelli poteva fare ben poco, a meno di scoprire le proprie carte. Aveva piazzato molte buone pietre nel suo gioco, ma la partita era ancora aperta, anzi, era appena iniziata e Mar sentiva che non era affatto sicuro di vincerla, non ancora, per lo meno.
Avrebbe dovuto anticipare le mosse del Gran Luminare, ma come? Mar si sentiva stanco, svuotato... Eppure sapeva che non poteva lasciarsi andare, c'era ancora bisogno di lui.
Mar percorreva a grandi passi il corridoio anulare superando sulla sinistra le porte degli appartamenti dei nuclei e sulla destra le aperture sul panorama circostante. Il grigiore della stagione di Letargo si ripercuoteva sul suo animo. Giunto in fondo al corridoio, anziché rientrare nel salone prese la scala, salì al corridoio del piano superiore e rifece tutto il cammino in senso inverso. Tutto era vuoto e silenzioso, poiché tutti erano nel salone o nell'ampio cortile. Mar pensava di salire fin sull'alta torre dalla cui cima si poteva vedere sia Primcastello che Castelvecchio. Ma giunto alla porta della torre, entrò invece nella galleria superiore del salone: sotto era tutto gremito di gente festosa, allegra.
Mar desiderò di aver vicino a sé Vokka... non che lo preferisse agli altri figli, ma la sua serietà, forse anche eccessiva in altri momenti, ora gli sarebbe stata di conforto. Sapeva bene che avevano ragione gli altri ad essere festosi ed allegri, festeggiavano il suo ultimo figlio, l'ultimo arrivato degli Swooney, dopo tutto...
Mar ripensò al Gran Luminare. Nel Gran Tempio non era ancora riuscito ad infiltrare nessuno dei suoi uomini, proprio là dove ora avrebbe avuto più bisogno di avere informatori... Se il Gran Luminare sospettava che Mar fosse in contatto con l'esterno, avrebbe anche potuto giocare allo scoperto... Mar per un momento immaginò di andare al Gran Tempio ed affrontare a viso aperto il Gran Luminare. Mettersi nelle mani del nemico... dopo tutto aveva buone difese... parlargli chiaro... Ma che ne avrebbe ottenuto?
Oppure circondare con tutti i suoi uomini il Gran Tempio, assediarlo, snidare il Gran Luminare e saggiarne così le risorse... Ma si calcolava che fra tutti i Templi, i seguaci di Shent fossero ben più di trecentomila... i volontari di Mar sì e no superavano i quattromila... Anche aggiungendo gli Armati di Castelnuovo e degli Asano... Solo usando le armi di fuori avrebbe avuto una qualche possibilità di riuscita... No, lo scontro diretto era l'ultima cosa da farsi.
Per ogni Shentist c'erano quasi tre Armati, ma pur controllandone il sistema organizzativo, Mar era ancora ben lontano dal poter contare su tutti gli Armati... D'altronde sapeva bene che non è saggia politica attendere l'attacco del nemico; bisognava prevenirlo... sì, prevenirlo... e scoprirne le intenzioni.
Mar tornò indietro, entrò nel suo appartamento e di qui accesse ai locali segreti del transmen con cui si trasferì a Cenco. Nessuno lo attendeva e furono sorpresi di vederlo giungere durante lo svolgimento della festa. Mar chiese di vedere le analisi delle ultime trasmissioni fra il Gran Tempio ed il Daigo: nulla di interessante. Allora si trasferì alla Guarnigione e da qui, con il transplanet, andò su Quaryel. Chanul lo accolse con sollecitudine e calore.
"Mar, che bella sorpresa! Non hai avvertito del tuo arrivo."
"No, sono venuto così, d'impulso."
"C'è qualche problema?"
Mar gli parlò del suo colloquio con il nobile del castello Geb: "Senti, Chanul, devi cercarmi le più moderne e perfezionate microspie. Se non c'è niente di adatto, fanne costruire di speciali, con un congegno di autodistruzione in modo che se qualcuno cercasse di manipolarle senza conoscerne il funzionamento, si autodistruggano nell'interno, fondendo completamente o che so io in modo che non si capisca assolutamente né come sono fatte né a che cosa servivano.
"Negli ultimi anni nessun esperto di microspie è stato esiliato su Ross, per cui credo che Shent non abbia tecnici in grado di manipolarle. Me ne servono parecchie, telecomandate. Devo riuscire a scoprire che cosa succede nel Gran Tempio. Inoltre ho bisogno di circa duecento scudi di forza cilindrici, aperti verso l'alto. Diciamo con trecento metri di diametro ed altrettanti di altezza, regolabili..."
"Questi ultimi ti costeranno un capitale enorme..."
"Chiedi un preventivo ad Ayenzy... poi vedremo quanti ne potremo comprare."
"Ti servono armi?"
"Per ora no, forse in seguito. Torno al mio castello, si staranno chiedendo dove sono finito... Tienimi informato."
"Certamente."
Mar tornò indietro. Alla guarnigione su Ross si fermò sotto l'albero di latza, accanto al cubo delle ceneri di Njeiry e di Tova. Quindi rientrò via Cenco al castello.
Tha lo stava cercando preoccupato: "Mar, sei scomparso così... ti aspettano nel salone..."
"Sì, vengo. Sono stato su Quaryel, ti racconterò poi..."
La festa finalmente finì. Mar parlò con Tha del messaggio ricevuto e di quello che aveva in mente di fare.
Tha era incerto: "Ma se il Gran Luminare scopre di essere spiato con apparati fabbricati fuori..." obiettò.
"Se anche gliene cadesse in mano uno, si troverebbe solo un nocciolo di metalli fusi..."
"Sì, ma capirebbe comunque che è un manufatto che proviene da fuori."
"Credo che già sappia che io ho contatti con fuori."
"Può sospettarlo, avere forse qualche indizio... ma fino ad ora non credo proprio che possa averne le prove."
"Anche se le avesse, che cambierebbe? Ormai ci stiamo avvicinando allo scontro diretto."
"Mar, rischi di gettare all'aria tutto quello che si è fatto fino ad ora. Pensa se Shent scatenasse un'offensiva contro gli ostelli!"
"Non credo che attaccherebbe con le armi."
"Può darsi, ma può boicottarli. Sai che Shent ha un grande ascendente sulla popolazione."
"Tha, non possiamo restare con le mani in mano."
Tha fece spallucce: "Forse hai ragione tu, ma non mi sento affatto tranquillo."
Nei mesi seguenti Mar riunì i responsabili ed i coordinatori a Cenco, discussero la situazione e decisero di mettere in preallarme tutti i volontari su Boar. Tramite i volontari che agivano da Artisti, misero in preallarme anche tutti i loro infiltrati nei Templi.
Nel quarto mese del 3481 Selte affrontò la seconda gara a castello Swooney. Nello stesso mese giunsero dai Templi tre segnalazioni: il Gran Luminare aveva ordinato a tutti i Templi di Shent del Fuoco di cessare la produzione di monete e di inviare tutto il metallo, raffinato e in lingotti, tramite palloni aerostatici ai Templi di Shent il Temibile. Il significato era chiaro: il Gran Luminare voleva far costruire armi metalliche in vista di un qualche attacco spettacolare...
Il quinto mese Mar ricevette da Quaryel un centinaio di microspie del modello da lui richiesto. Allora si trasferì nell'ostello dei Massi dal Cielo vicino a Craterenero, il più vicino cioè al Gran Tempio, per dirigere personalmente l'operazione di spionaggio. Riguardo ai muri di forza portatili, i prezzi erano effettivamente troppo alti. Sarebbe riuscito a comprarne si e no cinque ogni anno, spendendo gran parte del denaro che riceveva dal Tecnarca e facendo ben attenzione a limitare altre spese. Ordinò subito i primi cinque esemplari.
All'ostello si fece riservare un'ala che fece isolare dal resto. Quindi, di notte, inviò le prime microspie per tenere sotto controllo il Gran Tempio. Poco per volta riuscì a farne entrare nella grande costruzione parecchie. Man mano che localizzavano gli ambienti chiave, vi faceva penetrare gli apparati telecomandati che faceva atterrare in punti difficilmente visibili dagli ignari Shentist. In tutto avevano già piazzato ventidue microspie ed ognuna era sorvegliata giorno e notte da tre persone che si davano il cambio a turno, pronte a chiamare Mar al primo accenno di qualcosa di interessante. Tutto comunque veniva registrato e trasmesso quotidianamente a Cenco per una revisione.
Finalmente captarono qualcosa di interessante. La microspia nascosta sullo sbalzo del simbolo di Shent nello studio del Gran Luminare trasmise un colloquio fra questi ed un Decano.
"Il terzo Tempio del Temibile comunica che il lancia bossoli è quasi pronto, anche se ancora vi sono alcuni problemi di puntamento e di rinculo." disse il Decano.
"Bene, non abbiamo troppa fretta... inoltre resto dell'idea che la cosa migliore sia attirare lo straniero in un'imboscata e rapirlo. Con lui in mano potremo smantellare più facilmente la sua organizzazione. Vivo, vale molto più che morto."
"Ma pare che disponga di mezzi straordinari... apparati sofisticati, che provengono da fuori..."
"Sì, è quasi certo che sia così. Ma già una volta siamo riusciti a prenderlo. Non dispone di molta potenza, altrimenti l'avrebbe già usata. Ha i suoi limiti..."
"O si sta limitando per non scoprire troppo presto il suo gioco?" chiese il Decano.
"È possibile, ma anche questo è di fatto un limite, sia pure auto-imposto. Inoltre so che ha parecchi figli... dobbiamo impadronirci contemporaneamente anche di loro... Adesso che ha costruito un suo castello, sarà più difficile, ma non impossibile."
"Bisognerebbe attrarlo fuori dal suo castello assieme ai suoi figli. O anche aspettare che escano tutti per sua iniziativa. A volte viaggiano tutti assieme."
"Di rado, troppo di rado. C'è qualcosa che mi sfugge... A volte fa lunghi viaggi con una buona scorta, a volte sembra che non viaggi o che usi percorsi fuori strada... O che usi per spostarsi qualche strano mezzo che noi non conosciamo... A volte mi sono chiesto se non usi dei sosia per essere visto quasi nello stesso tempo in luoghi distanti... ma a che scopo userebbe dei sosia? A volte penso che abbia appunto un qualche sistema di trasporto rapido segreto... Ma allora, perché non lo usa sempre? Perché percorre anche lunghi tratti a piedi o con le marruote?" chiese il Gran Luminare più a se stesso che al Decano.
Mar riascoltò il dialogo più volte, poi tornò subito a Castelnuovo e spiegò a Tha il progetto del Gran Luminare di rapire i piccoli: "Tha, tu ed i piccoli è bene che andiate a vivere in Cenco. Non dovete mai mettere piede all'aperto su Boar per nessun motivo, a parte Acquevive che è ben protetta."
"Anche tu sei in pericolo, Mar..."
"Sì, ma sapere che mi vogliono tendere un'imboscata mi dà un vantaggio. Adesso con le microspie spero di riuscire anche a scoprire in tempo dove e come me la tenderanno e quindi di neutralizzarla..."
Mar tornò all'ostello dei Massi dal Cielo. Dopo pochi giorni sorpresero un altro brano di conversazione interessante. Questa volta era fra un lettore ed uno Shentist.
"I nostri fedeli infiltrati nelle bande dicono che si può tentare."
"Verranno?"
"Se Lui darà loro motivo di sperare in un grosso guadagno, verranno. Lui sa che quelli capiscono solo quel linguaggio."
"Il piano richiede una partecipazione massiccia... I nostri fedeli nei castelli, che dicono?"
"La situazione è fluida. Lo straniero è riuscito a muovere le acque stagnanti e sempre più castelli stanno aderendo al suo Nuovo Patto."
"Ma lo onoreranno?"
"Se non ci sono grosse controindicazioni, per quello che riguarda i Predoni, sì."
"Non contro di noi, comunque."
"No, non contro di noi."
Il colloquio proseguì in altri ambienti non provvisti di microspie. Alcuni ambienti del Tempio, come i corridoi o certe stanze, erano talmente spogli che era impossibile nascondervi una microspia. I due poi entrarono in un'altra stanza e si udì di nuovo quanto si stavano dicendo. Stavano parlando con il Gran Luminare.
"... è ottima. Solo che bisogna fare in modo che non si possa scoprire che li hanno avuti da noi." disse il Gran Luminare.
"Si può fare. Alcuni Decani possono fare ordinazioni nelle città vicine ai loro Templi per qualche centinaio di esemplari, chiedendo che siano consegnati al Tempio per una certa data. Poi i Predoni attaccano la carovana, usando le armi che gli daremo, e se ne impadroniscono. Devono solo attaccare le carovane, non le città, e farlo quando sono lontane dalle città... Così poi i Predoni possono usarli, senza che si possa risalire a noi... Ed i castelli li lasceranno passare, specialmente se prima sarà stata diffusa ad arte la notizia di un nostro raduno da quelle parti, di un nostro pellegrinaggio o qualcosa del genere."
Il Gran Luminare pareva soddisfatto: "Sì sì, dovrebbe funzionare. L'importante è convincere i capi-banda di unirsi e di coordinare le loro azioni... Quando credi che potremo incontrarli?"
"Entro due o tre mesi... Ma bisognerebbe radunarli altrove, non qui..."
"Certo. Nel Chandra. Credo che sia il posto più adatto. Interverrò io stesso... vestito da lettore. Bene, prosegui nel tuo lavoro... per la gloria di Shent."
Mar si chiese che cosa gli Shentist potessero ordinare in parecchie centinaia di esemplari, da far poi rubare ai Predoni... Non armi, che quelle già le producevano da soli... e neanche moneta... qualcosa che avrebbe permesso ai Predoni di passare vicino ai castelli senza che fossero ostacolati... specialmente se ai castelli fosse giunta notizia di un gran raduno di Shentist... Ma allora doveva essere un qualcosa che li avrebbe fatti passare per Shentist... cosa? Abiti!
Quindi Shent avrebbe fatto diverse ordinazioni di tuniche e scapolari alle varie città di Tessitori... I Predoni avrebbero dovuto rubarle e così travestiti radunarsi... dove? Bastava sapere dove sarebbe stato indetto il falso raduno di Shentist... e sorvegliare le città di Tessitori... O sorvegliare il Chandra... Quale poteva essere l'obiettivo dell'attacco dei Predoni? Castelnuovo? O addirittura Acquevive? O magari gli ostelli? Gli ostelli ed il castello Swooney erano i punti più deboli...
Passò altro tempo e ci furono altri dialoghi interessanti, ma nessun nuovo indizio.
Poi giunse il giorno in cui Frem superò la terza gara. Mar per sicurezza fece sorvegliare accuratamente tutto il terreno in cui doveva svolgersi la gara, ma non accadde nulla. Il mese seguente Vokka lasciò definitivamente Niuketol per andare su Boar a fare le gare per diventare Armato. Aveva ormai infatti sedici anni standard, per cui a Niuketol gli era stato dato il 4C da maggiorenne, e su Boar aveva diciotto anni, l'età per le gare da Armato. Nilko era certo che Vokka sarebbe riuscito, poiché il ragazzo si era applicato con particolare impegno ed era veramente bravo sia nel chushin che nelle arti marziali boariane.
Infatti superò la gara brillantemente, piazzandosi secondo. Così fu ammesso in un nucleo di castello Swooney assieme ad altri armati non sposati. In Castelnuovo i nuclei e le compagnie non avevano nomi ma numeri, poiché Mar aveva introdotto l'usanza per cui ognuno conservava il suo nome e cognome. Il nucleo tre della seconda compagnia era composto di sette Armati compreso Vokka e sei scudieri, tutti scapoli. Vokka fu ben accolto. Si sistemò nel suo giaciglio, diviso dal resto della camerata solo da due sottili pareti di legno e da una tenda che normalmente veniva tenuta arrotolata. A destra c'era Mael Krone, un Armato di ventidue anni e di fronte Elesto Rendel, uno scudiero di ventiquattro anni. A sinistra c'era un giaciglio vuoto.
Vokka sistemò le sue poche cose ed i libri portati da Niuketol negli scaffali dei divisori di legno. Elesto stava ripulendo la camerata e lo guardava con curiosità. Mael si stava spogliando per andare a fare il bagno. Vokka guardava con attenzione il corpo di Mael mentre questa si avviava nuda verso il bagno comune.
"Perché non vai a fare il bagno anche tu, Vokka? Forse con te ci sta..."
Vokka guardò Elesto: "Non sono in calore, oggi. Vacci tu, piuttosto."
"Già provato, già provato... niente da fare... con me non ne vuole sapere."
"Vuol dire che non ci sai fare."
"Beh, non direi proprio. Sono pochi i giacigli che non mi hanno ospitato, qui dentro, sia di maschi che di femmine..." rise lo scudiero continuando a fare le pulizie.
Vokka lo guardò: era un tipo sicuro di sé e ben fatto. Vokka non aveva avuto molto tempo e neanche granché voglia per occuparsi di sesso fino ad allora. Non che non provasse qualcosa, di tanto in tanto. Solo che non si lasciava andare. Su Niuketol era giunto molto vicino ad un'avventuretta con una cugina dei Ketol, una ragazza quasi sua coetanea con i seni già ben sviluppati e sodi, ma aveva troncato tutto perché l'altra era troppo romantica ed appiccicosa... Per ora lui non se la sentiva di legarsi a qualcuno. Doveva prima prendere ben possesso del suo ruolo... Non aveva tempo per il sesso, per l'amore, per la famiglia. Ogni cosa a suo tempo, era un po' il suo motto.
Riprese a sistemare le sue cose. Poi andò da Wynsten, il segretario di suo padre e gli chiese il permesso di usare il transmen per raggiungere Mar nell'ostello di Craterenero. Qui giunto trovò il padre che stava riascoltando una registrazione.
"Ciao, pa', qualcosa di nuovo?"
"No... non pare, le solite cose... Si stanno preparando per qualcosa di grosso, ma senza fretta. Tu, piuttosto? Ti trovi bene con i tuoi nuovi compagni di nucleo?"
"Ci conosciamo appena, per ora... ma non credo che ci saranno problemi."
"Sono già stati fissati i turni di servizio?"
"Li fissano stasera o domani. Per ora io ne sono fuori, sono libero."
"Bene. Ti fermi un po' qui con me, allora?"
"Se vuoi..."
"Certo. Vorrei che tu fossi al corrente dell'evoluzione della situazione."
"A Cenco ho ascoltato tutte le registrazioni passate. Perché non attacchiamo subito il Gran Tempio?"
"No. Per farlo in modo efficace dovremo usare apertamente le nostre attrezzature di fuori... non è ancora opportuno né necessario... Li stiamo tenendo d'occhio, comunque."
"Per me è un errore. Lo stesso errore che sta facendo la Tecnarchia con l'UPO."
"Non è detto. Poi qui la situazione è molto diversa."
"Credi?"
"Sì, rischio di sprecare tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora con un attacco fatto con armi di fuori. Non possiamo semplicemente presentarci alla gente di Boar dicendo: io sono il vostro Capo-Famiglia... Ci si deve arrivare gradualmente, far maturare le cose... e poi abbiamo quasi undici giri di Boar di tempo, ancora quasi cento anni locali..."
"E non potresti denunciare la situazione ai castelli, al Federal, alle città?"
"E come? Facendo sentire a tutti le registrazioni? Non sanno neppure che si possa registrare una voce, una scena, a parte gli ultimi esiliati... No, non è possibile."
Vokka annuì, più per dire che aveva capito che non per dichiararsi d'accordo.
Il ragazzo gradualmente si inserì nella vita di Armato. Il suo nucleo aveva il terzo turno di guardia, cioè di notte, ed il secondo per gli allenamenti. I tredici componenti del nucleo di Vokka erano di servizio nelle due torrette della porta: quattro per ogni torretta e cinque alla porta stessa. Con lui, sulla torretta di sinistra, c'era anche Elesto. Durante le lunghe ore notturne spesso chiacchieravano fra loro, anche se Vokka era quello che parlava meno dei quattro. Elesto era considerato da tutti un buon compagno, sia per i turni di guardia che per gli allenamenti... e non solo per quello. Vokka presto scoprì che Elesto raramente dormiva da solo. Quello che lo incuriosì era che non pareva avere particolari preferenze di sesso o di tipo: andava con chiunque lo invitasse.
Quella sera Vokka disse ad Elesto: "Tu sei sempre molto occupato durante il turno di riposo, eh?"
"Spesso, molto spesso. Tu invece sei sempre solo... perché?"
"E perché no?"
"Beh... non sai quello che perdi..."
"Già, non lo so, perciò non me ne faccio un problema." rispose Vokka serio.
"Ma quali sono i tuoi gusti, le tue preferenze?"
"Che ti importa?"
"Oh, solo per sapermi regolare. Con te io ci verrei volentieri, ma non ho ancora capito se tu ci staresti o no..."
"Non lo so neanche io."
"Allora l'unica è provare."
"Con te?"
"Certo."
"No, non mi interessa."
"Non ti interesso io, oppure non ti interessano i maschi in generale?"
"Tu forse sì, ma non mi interessa fare del sesso, per ora, né fare l'amore."
"Riguardo a fare l'amore, non c'è pericolo. Per ora non interessa neanche me. Ma quanto a divertirmi, non mi tiro mai indietro, io."
"L'ho visto. Mi chiedo come fai ad andare con tutti..."
"Tutti no... A Klibes non interesso e neanche a Resik. Mael non mi vuole... e tu ancora non si sa che tipo sei..."
"Ne restano altri otto."
"Già, e mi sono piaciuti tutti e otto."
"Ma ce ne sarà uno che preferisci!"
"Sì, quella con cui sto meglio è Philbar. Ma anche gli altri non sono niente male. Perché non ci provi anche tu, Vokka? Più di uno dei nostri compagni dividerebbe volentieri il suo giaciglio con te."
"Come fai a dirlo?"
"Basta vedere come ti guardano..."
"Chi?"
"Non dirmi che non ti sei accorto. Anche Jelmen, qui, non ti toglie gli occhi di dosso."
Vokka guardò la compagna sorpreso.
Jelmen annuì e borbottò: "Sei una lingua lunga, Elesto. Se devo farmi avanti, ci penso da sola!"
Elesto rise.
"Chi altri?" chiese Vokka guardando Elesto dritto negli occhi.
"Oh, Deresh va sempre a fare il bagno ogni volta che ci vai tu... E Mael sembra non vedere altri che te..."
Vokka era stupito, non aveva notato nulla: "Fantasie... La tua è una mente malata, Elesto. Tu vedi sesso dappertutto!"
"No no, lo vedo solo dove c'è. Sei tu che non vedi, non capisci, non t'accorgi. D'altronde ti sei mai accorto dei miei approcci?"
"Dei tuoi? Mi stai prendendo in giro?"
"Ma no! Come posso convincerti? Senti, parliamoci chiaro, finito il nostro turno di guardia, nel mio giaciglio non viene nessuno, questa volta. Ti aspetto... È abbastanza chiaro, adesso?"
Gli altri due ridacchiarono divertiti. Vokka si sentì imbarazzato e si allontanò senza rispondere. Guardava lontano il paesaggio immoto ed addormentato sotto la luce delle due lune, quella della forza e quella della fortuna. Sulla torre di fronte si vedevano gli altri quattro compagni camminare su e giù dietro alla spalletta di protezione. La scalinata davanti alla porta era vuota e su un lato lo scivolo per le marruote, di pietra chiara, faceva sembrare il tutto una specie di grande pettine.
Dagli spalti risuonò il richiamo di controllo. Al suo turno Vokka gridò verso i compagni sul muro della porta: "Ehilà, controllo!" Sentì le cinque voci rispondere ad una ad una, poi quelli della torretta di destra, poi il richiamo si allontanò lungo il perimetro del castello. Il cielo di Primoverde era terso e pieno di stelle. Vokka le guardò, perso nei suoi pensieri.
Elesto desiderava averlo con sé, nel suo giaciglio... e perché no? Tanto prima o poi sarebbe dovuto succedere... Ma la prima volta voleva essere lui a prendere l'iniziativa, non l'altro... Avrebbe potuto provarci con Jelmen o con Mael... con Deresh no. Era troppo rude, grossolano... E poi era il più anziano del loro nucleo... chissà perché non si era ancora sposato? Quasi tutti gli Armati si sposavano piuttosto presto... Anche Elesto cominciava ad essere in là con l'età... Elesto sarebbe stato bene in un matrimonio di gruppo... Jelmen era ben fatta, robusta... sarebbe stata una buona madre... Mael era quasi il contrario, minuta, delicata. Chi avrebbe preferito, lui? Forse Mael... Ma era troppo presto per pensarci.
Vokka non voleva sposarsi prima dei ventidue anni, o forse anche dei ventiquattro. Ancora quattro o sei anni, perciò... Questo non voleva dire che non poteva fare qualcosa prima... C'era anche chi voleva arrivare al matrimonio senza averci mai provato prima... Per lui non sarebbe stato difficile, lui non era così facile ad eccitarsi: un problema in meno. Vokka era fiero della propria capacità di autocontrollo.
Finito il turno di guardia, tornarono all'appartamento del loro nucleo di non sposati. Elesto lo guardava con un lieve sorriso provocante sulle labbra. Vokka ne fu infastidito. Andò a fare il bagno e s'accorse che Deresh lo seguiva e lo guardava davvero in modo chiaramente interessato e lo evitò, un po' seccato. Tornò nella camerata, si chiuse nello spazio del suo giaciglio mettendosi subito a dormire.
Ma ormai gli si era insinuato quel pensiero nel cervello. Nei giorni seguenti perciò guardò con più attenzione i compagni. Mael davvero non lo perdeva mai di vista, ma non in modo fastidioso né invadente, anzi, sempre in modo molto discreto. Vokka si accorse che Mael gli piaceva... provava nei suoi confronti qualcosa di molto simile all'attrazione. In quei giorni era riuscito a scoraggiare Deresh che ora non lo seguiva più nel bagno. Allora fu lui, Vokka, che cominciò a regolarsi in modo di arrivare nel bagno quando c'era Mael. Più la guardava, più se ne sentiva invaghito, attratto.
Finché un giorno, durante il turno di riposo, Vokka si alzò, scostò la sua tenda e quella del posto vicino e nella semioscurità si avvicinò al giaciglio di Mael. Si chinò a guardarla. Mael dormiva avvolta in un telo leggero e caldo che ne sottolineava le belle forme. Vokka si sentì fortemente attratto, però stava già per andarsene, quando vide che Mael aveva aperto gli occhi e lo guardava. Lentamente, in silenzio, Vokka si rizzò ma prima che potesse allontanarsi Mael allungò un braccio e gli prese una mano, mentre con l'altra si scopriva. Vokka allora si chinò di nuovo, la carezzò lungo il corpo fresco e vellutato soffermandosi sul piccolo seno eretto, poi gli si stese vicino. Era molto piacevole sentirne il calore contro il proprio corpo.
Ormai Vokka era pienamente eccitato e non seppe resistere alla muta offerta della compagna. In silenzio, la baciò per tutto il corpo, soffermandosi sui seni turgidi, e finalmente la prese. La loro unione durò poco, perché entrambi erano troppo eccitati. Raggiunto l'acme del piacere, per un po' restarono immobili, i loro respiri pesanti, ancora allacciati. Vokka la carezzò ancora per un po', poi fece per tornare al proprio giaciglio.
Mael lo trattenne: "Tornerai?" chiese in un sussurro.
"Forse... per me è la prima volta..."
"Per me la seconda..."
"Non sono stato un granché..."
"Neanche io... però è stato bello. Ti aspetto di nuovo..."
Vokka scivolò di nuovo nel suo spazio. Ma non dormì. Ripensò a quanto era appena accaduto. Gli era piaciuto, sì... era stato bello, dolce, intenso... Sarebbe certamente tornato. Ma prima doveva mettere le cose in chiaro con Mael: era solo per divertirsi, senza stupide ed inutili romanticherie.
Appena furono soli Vokka glielo disse.
Mael non batté ciglio: "Come vuoi tu... basta che torni..."
"Senza assurde gelosie, Mael. Non siamo sposati e non ho intenzione di sposarmi, per un bel pezzo. Senza legami, senza pretese... va bene?"
"Va bene. Vokka, non avere paura."
"Non ho paura, non ce n'è motivo."