Mar raccontò a Tha, Vokka e Selte quanto era successo. Tha era fiero ed anche i piccoli. Quindi venne il tempo per Vokka e Selte di tornare su Niuketol. Mar li accompagnò e proseguì fino ad Arom dove fu subito ricevuto dal Tecnarca.
"Questa giornata scorre, Swooney ni Mar. Hai preso una decisione, dunque?"
"Questa giornata scorre, Tecnarca. Ho deciso, sì, anche se non sono del tutto certo di aver deciso per il meglio."
"Ebbene?"
"Accetto... alle condizioni già dette."
"Ne sono felice, ci speravo. Ma dimmi, quali sono le perplessità che ti restano?"
"Non amo la guerra, Tecnarca, eppure accettare vuol dire prepararne una."
"Allora perché hai accettato? Mi incuriosisci."
"Perché spero che sia il meno crudele possibile."
"Una guerra è sempre crudele."
"Lo so."
Discussero i particolari dell'azione di Mar. Quindi il Tecnarca dette disposizioni affinché Tha ottenesse il suo 4C e la cittadinanza della Galassia, infine gli consegnò la tessera di trasporto illimitato valida per Mar e per tutta la sua famiglia oltre ad un seguito di trenta persone. Poi fece trasferire centomila crediti sul 4C di Mar.
"Ogni anno standard riceverai un accredito di altri centomila crediti dal mio conto privato, finché vivrai e lavorerai per me. Non ti chiedo di avere un numero di contatti minimo ogni anno con le altre Famiglie, perché so bene che farai del tuo meglio."
Così Mar, con la sua famiglia ed il suo seguito, iniziò a girare di pianeta in pianeta, tornando di tanto in tanto su Boar. Vi tornava circa tre volte l'anno ed una delle volte coincideva con le vacanze di Vokka e Selte. Così fu su Boar nel 3476/04.24 per la seconda prova di Vokka che il ragazzino superò senza problemi diventando così figlio-famiglio. In quell'occasione anche Frem e Tova superarono la prova dei nove anni.
Ormai Mar doveva lasciare le cose di Boar sempre più nelle mani dei suoi uomini. Le sue lunghe assenze non furono notate granché dall'organizzazione degli Armati poiché faceva sempre in modo di essere presente alle riunioni importanti.
Tha amava i numerosi viaggi fuori da Boar. Se pure con qualche difficoltà iniziale, con l'aiuto di Mar riuscì ad adeguarsi allo stile di vita delle Famiglie della Galassia, anche grazie alla sua familiarità con quel "pezzetto di Galassia" che su Boar si respirava in Cenco. D'altra parte sapeva affascinare i membri delle Famiglie raccontando la loro vita su Boar.
Il 3478 fu un anno denso di avvenimenti.
Su Boar, gli Asano stavano svolgendo un intenso lavoro, girando di castello in castello. Come discendenti del Fondatore, erano accolti ovunque con onore e rispetto e cose che Mar in passato aveva proposto con poco successo, cominciavano ora ad essere realizzate perché chieste dagli eredi del Fondatore, da tutti venerato. Asano Kachi aveva anche visitato Primcastello ed aveva avuto un lungo incontro-scontro con il Federal.
Gli Asa, ora Asano, nell'organizzazione degli Armati non avevano nessun potere reale, ma come discendenti del Fondatore avevano una posizione di enorme prestigio ed un'autorità morale per cui nessuno osava opporsi a loro. Fino ad allora non avevano mai usato il loro prestigio, ma ora, per aiutare Mar, lo usavano a pieno.
Così alla fine il Federal si sentì obbligato ad accettare molte delle proposte del castelliere Asano, fra cui quella di istituire un Consiglio Superiore della Federazione, con Asano come capo e Mar ed altri suoi uomini come membri fissi. Questo Consiglio doveva affiancare il Federal nelle sue decisioni, era al tempo stesso organo consultivo per il governo della Federazione ed anche organo giudiziario di appello alle decisioni del Federal.
Inoltre, su consiglio degli Asano, il Federal incaricò Mar di costruire un castello, senza città, vicino a Primcastello ed a Castelvecchio, come sede permanente del Consiglio. Mar logicamente accettò e dette incarico ai suoi uomini di Acquevive di costruirlo e di istallarvi un transmen segreto, e lo chiamò Castelnuovo. Il Federal nominò Mar castelliere di Castelnuovo.
A castello Sun, Mar adottò uno dei gonfalonieri, un suo uomo, come erede e rinunciò in suo favore alla carica di castelliere Sun. Il nuovo Eke Sun fu anche confermato dagli altri castellieri come Reggente Men.
Poi Mar si recò con i suoi sul pianeta Embel, sede della Famiglia Manjober. Qui, dopo aver visitato il luogo delle ceneri della sua amica Raspo, si incontrò con il Capo-Famiglia Manjo, il suo Primo Shert ed i fratelli di Manjo, Pekka e Karch che aveva conosciuto quando era ancora un semplice meccanico sull'astronave Sogno d'Acqua. Mar ricordò con loro la memorabile partita da cui era nato tutto quello che stava facendo.
"Senza la vecchia Raspo, io forse sarei ancora un meccanico, magari di prima classe, ma solo un meccanico spaziale..." disse Mar.
Pekka sorrise e scosse il capo: "Non credo proprio, Mar. Tu sei un vulcano ed un vulcano non può restare troppo a lungo inattivo. Qui su Embel abbiamo molti vulcani, forse persino troppi. Ad uno dovremmo dare il tuo nome... Tu, Mar, saresti comunque emerso, ne sono certo. L'episodio con nostra madre ti ha forse semplificato le cose... o magari te le ha complicate, chi sa? Certo è che già allora m'avevi dato l'impressione di essere una persona notevole, eccezionale, ed i fatti in seguito mi hanno dato pienamente ragione."
Mar allora introdusse l'argomento per cui era andato a trovarli: "L'ultima cosa di cui mi sto occupando è questa. Forse penserete che io sia un nostalgico, un romantico... Ma anche voi provenite dal pianeta Terra, anche se la vostra Famiglia e la vostra storia sono molto più antiche della mia."
"La nostra Famiglia è ormai su Embel da poco più di mille anni. Quando ci stabilimmo qui, Embel era stata scoperta da circa cento anni. La nostra Famiglia, su Terra, era una famiglia di grossi produttori di una bevanda chiamata vino... Quasi tutto il mercato del pianeta Terra era nelle nostre mani. Comprammo Embel e ci stabilimmo su questo pianeta proprio perché il terreno vulcanico è ideale per coltivare la pianta da cui si otteneva il vino. Ma la pianta terrestre, trapiantata qui, mutò... e così ottenemmo nuove bevande, dal win, la più antica e la più simile al vino, al magnoberta, il nostro liquore migliore, il nettare dell'eterna gioventù, ad altre qualità non meno buone e non meno famose. Non abbiamo dimenticato Terra, e ci piacerebbe riaverla... Ma non è una cosa semplice organizzarne la liberazione. Se è vero che per noi è un simbolo, non lo è di meno per i nostri nemici..." disse Manjo.
Karch era attento: "Per ora non si tratta, se ho capito bene, di scatenare subito una guerra, ma di coalizzare le forze, di seminare l'idea, di verificare la volontà delle Famiglie, di convincerle. Se ciò avverrà, si vedrà poi il modo migliore di organizzare la liberazione del pianeta Terra... Per me Terra è quasi un mito. Quando ero piccolo non capivo la differenza fra il concetto di terra, quella che noi coltiviamo anche qui su Embel, e di Terra, cioè il pianeta originario. Credo che per tutti ci sia in fondo un'equivalenza fra i due concetti. Dopo tutto non si può amare la propria terra senza provare anche qualcosa per il pianeta Terra. Se Manjo fosse d'accordo, a me piacerebbe molto affiancarmi a Mar per girare i pianeti e visitare le Famiglie. Lui da solo non può visitarli tutti..."
Mar si animò: "Certo, ne sarei molto lieto, Karch. Se la tua Famiglia volesse sostenerti nelle spese e nell'organizzazione, per me sarebbe un notevole sollievo ed un buon passo avanti e ve ne sarei grato."
Manjo era pensieroso: "Vedete, io devo pensare al bene di Embel e dei Manjober. Terra è un importante simbolo, ne convengo, ma se fosse solo per questo... non credo che varrebbe la pena di fare una guerra per liberarla. Però, per liberare Terra si deve fiaccare l'UPO... e se non conquistare tutto ciò che resta nelle sue mani, almeno liberarne una grossa fetta e diminuirne la potenza. Quello che resta dell'UPO è ancora piuttosto forte ed un giorno potrebbe darci noia... Inoltre in quel settore c'è un paio di pianeti che è in mano dei nostri concorrenti che, se cadessero nelle nostre mani, ci potrebbero rafforzare parecchio...
"Per questo riunirò il Consiglio di Famiglia a cui darò il mio parere favorevole. Noi abbiamo soprattutto astronavi da carico, siamo stati fortunati durante la prima guerra della Tecnarchia nel trovarci ai limiti delle zone calde. Ce la siamo cavata bene. Questa volta invece ci si chiederebbe di partecipare più attivamente, in quanto non si tratta di difendere il nostro territorio ma di attaccarne un altro... Quel che sarà necessario si vedrà di farlo, se tutta la Famiglia sarà solidale."
Mar ringraziò. Karch era su di giri sia per la prospettiva di viaggiare che per quella di aiutare Mar ad organizzare qualche cosa di così grande ed importante. Dopo pochi giorni il Capo-Famiglia comunicò il risultato della sua consultazione: i Manjober accettavano ed avrebbero sostenuto sia Mar che Karch. Allora Mar si divise a grandi linee con Karch i pianeti da visitare e si promisero di restare in stretto contatto. Quindi Mar ed i suoi si recarono su Niuketol per prendere i due figli e portarli su Boar. Selte doveva affrontare la sua prima prova al castello ed era eccitatissima. Castelnuovo non era ancora stato terminato, perciò Selte affrontò la sua prova ancora al castello Sun.
Durante la gara, all'andata, Selte di notte s'imbatté in un accampamento di Sbandati, lungo la strada per Belpoggio. La ragazzina si stava sistemando su un albero per dormire, quando notò un chiarore lontano: era un fuoco di campo. Allora scivolò giù e strisciò fra i cespugli avvicinandosi pian piano. Avrebbe dovuto evitarli, ma la curiosità era troppo forte. Sempre strisciando sull'erba, giunse vicino, in vista degli Sbandati. Ce ne erano una ventina, stavano mangiando attorno al fuoco mentre alcuni di loro montavano la guardia.
Selte osservò bene il bivacco. Da una parte c'erano i loro bagagli ammucchiati ed appoggiate a questi, c'erano tre marruote.
"Chissà a chi le avranno rubate..." si chiese la ragazzina.
Tra lei e le marruote c'era uno Sbandato di guardia. Selte osservò bene la scena. Quelle marruote la attraevano... ma come far allontanare la sentinella? Pensò a diversi trucchi, ma li scartò uno dopo l'altro. Poi le venne l'idea. Infilò nella sua sacca un po' di sassolini e s'arrampicò su un albero nascondendosi fra le foglie. Quindi calcolò bene le distanze, prese un sassolino e lo lanciò verso l'alto in modo che ricadesse accanto alla sentinella. Questa guardò ai suoi piedi, poi si girò verso il fuoco.
"Fottutissimi ubriaconi, chi è lo stronzo che rompe?" chiese tra il divertito e l'arrabbiato.
Dal fuoco uno rispose: "Che vuoi tu! Fai la guardia invece di pensare alla tua pancia!"
Tutto finì lì. Selte allora tirò un altro sassolino, questa volta verso il fuoco e colpì un'anfora di liquore traendone un suono sordo.
"Ehi, tu, non fare l'imbecille. Dopo bevi anche tu, no? Così rischi di rompere l'anfora, testa di cazzo!" gridò uno di quelli seduti a mangiare.
Quello di guardia non capì che stavano parlando a lui e non si girò né rispose.
Allora il primo insisté: "Non far finta di niente, pezzo di cretino! Dico a te, Poshyak!"
La sentinella allora si girò e rispose con un insulto. Di nuovo tutto finì lì. Dopo poco Selte lanciò un altro sassolino e continuò così finché gli insulti da una parte e dall'altra si fecero più arrabbiati e pesanti. Uno minacciò di rompere il grugno all'altro, la sentinella s'avvicinò minacciosa al fuoco, un altro cercò di risospingerla al suo posto...
"Torna a fare la guardia, stronzo!"
"Vacci tu, faccia di culo!"
Dopo poco si stavano menando di santa ragione. Accorsero anche le altre sentinelle e fu la bolgia. Selte allora sgattaiolò giù dall'albero, corse fino alle marruote, sfilò a due marruote i ceppi e le spine di chiusura, infilandole nella propria sacca, inforcò la terza marruota e si allontanò di corsa. Le lune alte in cielo le permettevano di vedere la strada. Era già lontana quando sentì le grida degli inseguitori che s'erano finalmente accorti dell'accaduto. Ma lei era sulla marruota e gli altri a piedi così riuscì a distanziarli e ad allontanarsi in fretta.
Giunta all'ostello di Belpoggio, si fece cambiare la marruota che aveva rubato con una più leggera. Il Fratello Ostelliere le ricordò che un figlio in gara non poteva accettare aiuti.
Selte rise: "Ma nessuno mi ha aiutata! Questa marruota io l'ho rubata."
"Rubata? Tu? Ma... ma non è..."
"Oh, sta' tranquillo, l'ho rubata agli Sbandati, perciò sono a posto!"
"Potrebbero aspettarti sulla strada del ritorno..."
"Ma non mi hanno vista, non sanno che gliel'ho presa io. Poi questa io la lascio al torrente perché lì mi sarebbe più d'impiccio che d'aiuto. Anzi, se volete, poi potete andare a riprendervela."
Selte, terminato il percorso, riprese la strada del ritorno. Grazie all'uso della marruota aveva guadagnato quasi due giornate. Durante il ritorno riuscì a scoprire uno degli Armati nascosti per spiarli. Aveva sperato in questo e perciò s'era procurata un po' di polvere per fare tinture per i tessuti e l'aveva nascosta nella sacca. Riuscì ad avvicinarsi, non vista, all'Armato che stava bevendo acqua dal suo otre. Da dietro un cespuglio, Selte gli gettò sul vestito la polvere poi saltò fuori gridando ed urtandolo in modo che si versasse l'acqua addosso e così tutta l'uniforme dell'Armato si macchiò.
L'altro gli gridò un rimprovero: "Potevo anche reagire e colpirti con le armi... è uno scherzo sciocco, questo!"
"No no, eri troppo occupato a bere, tu. Ero io semmai che potevo ucciderti con facilità, se ero un tuo nemico..." gli gridò Selte mentre correva via.
L'armato ci restò male.
Selte gli gridò ancora: "T'è andata bene, ma stai attento, eri tu che dovevi spiare noi, non il contrario... Così non avresti superato la prova dei quindici anni!" e corse via ridendo.
Quando tornò al castello, tutti furono meravigliati di vederla tornare così presto. Quando raccontò il suo viaggio, uno dei gonfalonieri fece opposizione.
"Ha usato una marruota rubata agli Sbandati, ha umiliato un Armato... Chiedo che la prova non sia ritenuta valida!"
Mar non voleva far pesare la sua autorità e si guardò attorno sperando che qualcuno prendesse le difese di Selte.
La ragazzina stava a testa china, imbronciata: "Non credevo di far male..." mormorò.
Si fece avanti un altro gonfaloniere per prendere le difese di Selte.
Ma Vokka saltò su e gridò: "Se un Armato avalla le mie parole, voglio fare io la difesa di Sel Thou!"
Selte lo guardò con occhi colmi di gratitudine. Vokka ricambiò lo sguardo con espressione severa.
Il gonfaloniere che s'era alzato sorrise: "Avrei voluto parlare io in difesa, ma sentiamo la tua: io la avallo. Tutto ciò che dirà Vok Ol è come se l'avessi detto io!" disse e sedette.
Allora Vokka disse: "Le regole della gara sono poche e semplici: fare tutto il percorso con i propri muscoli, non farsi aiutare né aiutare un altro che fa la gara, tornare in tempo, nutrirsi solamente con quello che si è capaci di trovare. Sel Thou si è nutrita da sola, è giunta in tempo, anzi, prima del previsto, non ha aiutato nessuno né ha accettato l'aiuto di nessuno, ha fatto tutto il percorso usando i propri muscoli, infatti per spingere una marruota bisogna ben usarli, no? Nessuna regola dice che non si deve usare una marruota, purché non sia stata offerta da nessuno né richiesta a nessuno. Sel Thou l'ha trovata e l'ha usata. Non era sua, è vero. Ma non era di nessuno, nel senso che il legittimo propietario, ammesso che sia ancora vivo, cosa di cui è lecito dubitare, chissà dove è, chissà chi è, non è in grado di reclamare l'uso della sua marruota. Sel Thou, usandola, non lo ha danneggiato. L'ha presa con l'astuzia al nemico, e l'astuzia nei confronti del nemico per un Armato è una buona qualità.
"Riguardo al suo comportamento nei confronti dell'Armato, è questi la causa dell'accaduto. Un Armato non dovrebbe farsi sorprendere da un figlio che lui avrebbe dovuto sorprendere e non viceversa. Il fatto che gli abbia macchiato l'abito non è certo un agire cortese, ma anche questo non viola nessuna delle regole fissate per superare la prova dei nove anni, né nessuna delle prove successive. Quindi l'opposizione è da ritenersi del tutto infondata!"
Vokka aveva detto tutto questo con veemenza e tutto d'un fiato. Allora il castelliere chiese ai gonfalonieri di pronunciarsi. Tutti, compreso quello che aveva fatto opposizione, accettarono il parere di Vokka. Selte allora gli saltò al collo e lo baciò.
Ma Vokka la afferrò per un'orecchio e la trascinò via :"Adesso tu ed io facciamo i conti!"
Tutti li guardarono stupiti ma nessuno intervenne: un famiglio aveva il diritto di trattare così un figlio...
Quando furono soli, Vokka le disse: "Non ti vergogni, Selte? Hai messo in cattiva luce un Armato solo per divertirti, un tuo superiore, e questo non per amore di giustizia o di verità o di ordine o di che so io, ma solo per ridere! Non si deve mai ridere degli altri né metterli in ridicolo. Inoltre rubare, sia pure a dei ladri, è vile! O li affronti a viso scoperto o li eviti. Tu non devi abbassarti ad essere una volgare ladra!"
"Ma io... ma io, Vokka, non l'ho fatto per cattiveria... non ci avevo pensato, ecco..."
"Ti sembra una buona scusa non pensare al perché delle proprie azioni ed alle loro conseguenze? Chi non sa pensare non deve fare le gare. Adesso devi avere la tua punizione per quello che hai fatto."
"Che vuoi dire?"
"Primo, quando tornerà l'Armato gli chiederai scusa e gliela chiederai davanti a tutti. Secondo, adesso te le do!"
Si mise Selte sulle ginocchia, si tolse un sandalo e la sculacciò.
"Cerca di essere più attenta a quello che fai, Selte."
"Sì... te lo prometto."
Vokka si rimise il sandalo.
"Mi sei ancora amico, Vokka?"
"Certo, sennò non ti avrei difeso e poi non te le avrei suonate."
"Non sei arrabbiato con me?"
"Se fai le cose bene, no. Ma i miei fratelli e sorelle devono essere in gamba, sennò se le prendono da me, capito?"
"Sì, Vokka."
Quando Mar incontrò Vokka gli chiese che cosa fosse capitato.
"Le ho spiegato che aveva sbagliato."
"Come?"
"In modo che se ne ricordi."
Allora Mar cercò Selte e la trovò che si stava lavando.
"Selte, che ti ha fatto Vokka?"
Selte arrossì: "Mi ha sculacciata."
"Lo fa spesso?"
"No, è la prima volta."
"Ti ha fatto male?"
"Un po'..."
"Sei arrabbiata con lui?"
Selte lo guardò stupito: "No... aveva ragione!"
Mar sorrise: "Bene, meglio così. Lo sai che Vokka ti vuole bene..."
"Lo so, sennò mica me le lasciavo dare!" rispose la piccola ridendo furbescamente.
"Allora non parliamone più." disse Mar.
"Non parliamone più... ma prima devo chiedere scusa all'Armato..."
Mar se ne andò soddisfatto. Trovò Vokka che discuteva con Frem e Tova. I gemelli gli stavano dicendo che doveva essere meno duro con Selte. Vokka ribatté secco che lui era responsabile anche della loro educazione e che se avessero sbagliato, gliele avrebbe suonate a tutti e due. Mar intervenne per calmare gli animi.
Poi fece notare a Vokka: "Io non vi ho mai educato a forza di scapaccioni."
"No, ma tu sei grande. Fra noi funziona meglio così."
"No, Vokka, si deve cercare di convincere con le parole, non con le mani..."
"Ma io prima l'ho convinta con le parole, pa'. Le botte erano solo perché se ne ricordasse."
"Ma Selte è piccola..."
"Non troppo, visto quello che ha fatto."
"Comunque non mi sembra bene che tu usi le mani con i tuoi fratelli."
"Va bene, pa', me ne ricorderò."
Mar credeva che tutto fosse finito lì. Ma Vokka andò a chiedere scusa a Selte per averla sculacciato, e allora Selte sgridò il padre per aver sgridato Vokka. Mar, commentando il tutto con Tha, era divertito ma era anche contento.
Riaccompagnarono Vokka e Selte su Niuketol, quindi proseguirono per Joyra per parlare con il Capo-Famiglia Pike ni Joyra. Il Capo-famiglia aveva lo stesso nome del pianeta perché era nato nello stesso giorno in cui si celebrava il millennio dell'arrivo dei Pike su Joyra.
I Pike erano una delle famiglie che detenevano il monopolio della fabbricazione dei transtar, perciò una delle più cospicue della Galassia ed una delle più importanti della Tecnarchia. Joyra era uno dei pianeti più ricchi della Galassia e questo era mostrato anche dal fatto che non esistevano città. Ogni casa del pianeta era fornita a spese della Famiglia di un transmen privato, così ognuno aveva la casa dove più gli piaceva, lontana dalle altre, isolata nel verde.
Bastava infatti usare il transmen per andare dal "vicino di casa" anche se questi avesse abitato dalla parte opposta del pianeta. L'enorme quantità di energia necessaria per far funzionare gli innumerevoli impianti era fornita da una collana di satelliti energetici che gravitavano attorno a Joyra e che inviavano energia sul pianeta, sotto forma di un raggio direzionale di micro-onde, ricavandola dalla fornace solare. Joyra infatti aveva un caldissimo sole azzurro e solo il suo cielo saturo di nuvole permetteva la vita sulla superficie del pianeta.
Tha all'inizio fu deluso per il fatto che dal pianeta non si poteva vedere il sole, né le due lune né le stelle... Sempre e solo un alone perlaceo, sfolgorante di giorno e tenue di notte, mai buio completamente se non in occasione delle eclissi di sole chiamate su Joyra "giorni spenti". Dato l'effetto serra, il pianeta non aveva calotte di ghiaccio ai poli e tutto era ricolmo di vegetazione lussureggiante.
C'era molto più mare che terra e questa era disseminata di grandi e piccole isole che non riuscivano mai a formare un vero e proprio continente. Anche il mare pullulava di vita ed i divertimenti preferiti dei joyregni erano il nuoto, la pesca, la navigazione, le immersioni e tutto ciò che aveva a che fare con il mare. Su Joyra non vi erano piogge, ma la notte scendeva una pesante nebbia che quando si sollevava il mattino lasciava tutto coperto di abbondante rugiada.
Mentre Mar discuteva con i Pike, Tha con i piccoli visitavano quello strano mondo. Frem e Tova, che avevano ora undici anni standard, si divertivano un mondo a giocare sul mare con i piccoli del Primo dei Pike: Pety di tredici anni, Rufes di dieci e Done di otto.
Sotto gli occhi vigili del personale dei Pike, di Tha e degli uomini di Mar, i cinque ragazzini si divertivano a fare immersioni sub per snidare il famoso lokershut di Joyra: un lungo ed innocuo serpente marino dal corpo splendidamente variopinto. Il mare era calmo, poiché su Joyra non c'erano venti. Le acque color grigio perla appena sfumato sul verde, erano un vero specchio, rotto solo dai ripetuti tuffi dei ragazzini e dall'ondeggiare del grande e lussuoso natante che fungeva da base d'appoggio.
Tova risalì ed attese gli altri: "Ehi, ragazzi, qui sotto c'è una grossa sfera bianca, o gialla, non si capisce bene, grande come la mia testa... Cos'è?" chiese.
"Una sfera? Non ne ho idea... scendiamo a vedere!" rispose Rufes.
Si rituffarono tutti.
Dopo poco riemerse Pety, bianco come un cencio, urlando: "Scendete, aiuto... il bashenkor... c'è il bashenkor... qui..."
Tha si alzò in piedi allarmato dal tono del ragazzo. Gli uomini dei Pike si tuffarono immediatamente e Tha notò che molti avevano armi con sé. Nel frattempo venne fuori Done, poi uno dei gemelli, poi Rufes...
"Dov'è l'altro gemello? Cos'è successo?" gridò Rufes allarmato.
Le acque erano calme.
Frem chiese agli altri: "Tova? Dov'è Tova? È rimasto giù... Tova..."
Fece per gettarsi di nuovo in acqua ma Pety lo bloccò: "Ci sono gli uomini... loro sanno cosa fare..."
Frem si divincolò con tutte le forse, gridando il nome del gemello ma anche Rufes lo trattenne.
Frem urlava: "Lasciami, è il mio doppio, è in pericolo... lo sento... lasciatemi..." poi lanciò un urlo straziante e svenne.
Tha si precipitò a sorreggerlo, Done si coprì il viso con le mani e scoppiò a piangere.
Pety guardava l'acqua ora di nuovo liscia come una tavola, il volto contratto: "Non ci sono bashenkor qui... non ci sono... non ci sono mai stati..." continuava a ripetere quasi volesse convincersene.
Tha sollevò il volto teso: "Cos'è il bashenkor? Cos'è?"
Belm piangeva aggrappato a Tha, Krim, fra le braccia di Eduhin, guardava spaventato.
Tha ripeteva angosciato: "Cos'è il bashenkor? Dov'è Tova? Cos'è successo? Parlate... di' qualcosa, Pety!"
Gli uomini che si erano tuffati ancora non riemergevano.
Pety scuoteva la testa e ripeteva come un automa: "Non ci sono qui... non possono esserci qui..."
Poi emerse un uomo, un altro, altri ancora... Uno reggeva un compagno esanime, poi ne uscì uno con il piccolo corpo di Tova fra le braccia.
"È... è solo svenuto, vero?" chiese Tha con voce sommessa e rotta.
L'altro scosse mestamente la testa.
Tha allungò le braccia e prese Tova, guardandolo attentamente: "Ma è... è intatto..."
"Una scarica elettrica... la spina dorsale, i nervi... tutto bruciato..."
"No!" disse Tha sottovoce, "Com'è possibile? Com'è successo?"
"Il bashenkor... un crostaceo... fulmina... anche due dei nostri... una disgrazia..."
Pety continuava a guardare l'acqua, lacrime gli rigavano il volto e continuava a ripetere: "Non può esserci, qui..."
Gli uomini portarono i piccoli ed i ragazzini nelle cellule sotto-ponte e vi sospinsero anche Tha che stringeva convulsamente al petto il corpicino senza vita di Tova continuando a chiamarlo dolcemente.
Poi disse: "Chiamate un curatore... svelti..."
"Non c'è più nulla da fare, purtroppo... tutto il sistema nervoso fulminato..."
"Ha... ha sofferto?"
"No... è istantaneo..."
"Il suo viso è sereno... e Frem, adesso? E Mar? Oh che cosa terribile... perché?"
Depose il corpo di Tova ancora bagnato su una cuccetta e lo guardò, mordendosi le labbra, le mani strette una con l'altra in un gesto disperato.
Poi si girò verso il comandante della chiatta: "Fate dare un calmante ai bambini, a tutti... e torniamo a riva... Avete comunicato qualcosa a Palazzo?"
"Non ancora... provvedo subito."
"No! Deve saperlo da me, Mar. Non comunicate nulla. Torniamo e basta... a velocità normale... come se niente fosse..."
"Come desideri."
Tha restò solo con Tova per un po'. Poi si alzò ed andò a vedere gli altri piccoli. Dormivano tutti nelle loro cuccette, sotto l'azione dei sedativi, guardati dagli uomini di Mar e dei Pike. Solo Pety aveva rifiutato il sedativo. Quando vide entrare Tha, lo guardò spaventato, angosciato.
Con voce roca il ragazzo disse: "È colpa mia... dovevo capire subito che era un bashenkor... è colpa mia... è colpa mia..."
Tha sedette accanto al ragazzo e gli cinse le spalle: "No, Pety... è fatalità. Tu non potevi sapere... Qui di solito non ci sono, vero?"
"Non ci sono... ma quello c'era... è colpa mia..."
"No, Pety, no... è una disgrazia, un'orribile disgrazia... Adesso fatti iniettare il sedativo."
"No... è colpa mia... non voglio il sedativo..."
Tha, non visto da Pety, fece un cenno al curatore. Questi s'avvicinò con l'iniettore. Pety capì e cercò di sottrarsi ma Tha lo tenne fermo e dopo poco anche il ragazzo giaceva addormentato sulla sua cuccetta.
"Adesso qualcuno mi spieghi meglio..." disse Tha alzandosi, teso e sconvolto.
Il curatore ed il secondo annuirono: "Questa zona non ha mai avuto bashenkor. Da anni è usata dai Pike per le immersioni e per i giochi dei piccoli. Era considerata una zona sicura, non saremmo mai venuti qui se avessimo avuto il minimo dubbio..."
"Capisco. Non ve ne faccio una colpa, state tranquilli. Quanto manca all'attracco?"
"Mezz'ora, non più."
"Già... Curatore, dai anche a me un calmante, ma una dose piccola, fra mezz'ora voglio che sia cessato l'effetto."
"Non è possibile, la dose minima ti farebbe dormire almeno un'ora..."
"Allora nulla. Torno da Tova... anche se non ha più bisogno di nessuno, ormai."
Come in trance, tornò nella cellula dove era il piccolo e si accoccolò accanto alla cuccetta. Gli prese una mano esangue, la strinse fra le sue quasi volesse riscaldarla, ridarle la vita, fare qualcosa, e cominciò silenziosamente a piangere.
Giunti a Palazzo Pike, Tha fece sistemare i piccoli nelle loro stanze e Tova nella stanza di Mar e sua. Quindi fece chiamare Mar, che era in riunione con il Consiglio della Famiglia Pike.
Mar uscì dalla sala sorridente: "Oh, Tha... sta andando discretamente, sai? Ma... che succede? Stai male?"
"No, Mar, non io..."
"I piccoli..."
"Tova..."
"Tova? Sta male? Qualcosa di grave?"
"No, Mar... Tova è... è andato da Njeiry."
Mar si bloccò, spalancò gli occhi, guardò Tha incredulo, poi abbassò il capo e sembrò rinchiudersi, diventare quasi più piccolo, curvarsi sotto un peso insostenibile. Tha lo prese fra le braccia e lo strinse a sé. Gli uomini dei Pike che erano nell'anticamera, silenziosamente uscirono. Nel frattempo qualcuno aveva videofonato la notizia all'interno del salone del Consiglio, su cui scese un silenzio attonito. Il Capo-Famiglia dette ordine che nel Palazzo si sospendesse qualsiasi attività e che nessuno uscisse nei corridoi fino a nuovo ordine. Pregò i suoi familiari di restare nel salone ed uscì, da solo, nell'anticamera.
Mar sentì la porta aprirsi e richiudersi. Si drizzò lentamente, si staccò da Tha e si girò verso Pike ni Joyra, col volto congestionato, gli occhi spenti.
Joyra gli si avvicinò guardandolo negli occhi: "Ho saputo, Mar... è terribile!"
Mar annuì, poi si girò verso Tha e con voce strozzata, in un soffio, riuscì ad articolare poche parole: "Dov'è ora?"
"Nella nostra stanza..."
Mar si girò verso Joyra: "Scusaci..."
"Certo..."
Mar sostenuto da Tha andò a vedere il suo Tova. Entrato nella stanza, si appoggiò allo stipite della porta e guardò il corpo del figlio, così piccolo, così tenero, così bello...
"È... è sereno..."
"Sì. Non si è accorto di nulla."
"Tova... il mio Tova..."
Mar si drizzò di nuovo, inspirò profondamente, poi si mosse lentamente verso il grande letto. S'inginocchiò accanto al corpo del figlio, gli carezzò la fronte mettendogli a posto un ciuffo di capelli ancora umidi, lo guardò a lungo, poi gli sfiorò il volto con un bacio. Sembrava quasi che temesse di svegliarlo...
Quindi si alzò: "Frem?" chiese a Tha.
"Dorme. Gli ho fatto dare un sedativo... anche agli altri..."
"Sa già?"
"Sì... l'ha sentito, nel momento in cui accadeva... ed è svenuto."
"Dobbiamo stargli vicino. Chiama Eduhin, che pensi a tutto lui... e tu, se te la senti... Torniamo subito su Boar... subito... subito..."
Mar si avviò verso la porta, ne azionò il congegno di apertura ed andò nella stanza dei gemelli. Frem dormiva, il volto contratto, e vicino a lui c'era l'altro lettino, vuoto. Mar fece cenno ad Eduhin di uscire. Si stese vicino a Frem, lo abbracciò e pianse, stringendolo convulsamente contro di sé. Poi a poco a poco si calmò. Frem era ancora incosciente. Mar prese a carezzarlo dolcemente.
"Come farai, ora, piccolo mio? O dio sconosciuto, dio, dio, dio... ma perché questo deve accadere? Povero Frem... povero piccolo Frem... metà di te se n'è andata... per sempre... Oh dio..."
Mar cercò di frenare le lacrime. Tova non s'era accorto di nulla, ed era morto. Frem aveva sentito la morte, ed era vivo! Mar scosse il capo, quasi volesse scrollare via il dolore che lo opprimeva. Carezzò ancora Frem, delicatamente, come aveva fatto poco prima con Tova... era lo stesso corpo che prima aveva visto nell'abbandono della morte... uguale, identico... ma in questo continuava la vita... Perché la morte non aveva colto lui, il padre, invece che un piccolo innocente? Tha aveva detto che Tova era andato da Njeiry... Mar sperò che avesse ragione...
"Siete davvero assieme, ora? Siete felici, almeno? Almeno voi due?"
Frem si agitò un po', gemette piano, poi, senza aprire gli occhi, mormorò: "Tova... Tova..."
Mar gli carezzò la fronte: "Frem, ci sono io, tuo padre Mar, qui..."
Frem aprì gli occhi e Mar vi lesse dentro una profonda angoscia, disperazione, una muta protesta, una ineluttabile ribellione...
Il piccolo ripeté: "Tova?"
"Stai calmo, amore... non ti agitare... non c'è più nulla da fare..."
"Dov'è?"
"Di là, con Tha..."
"No... non c'è più... di là c'è solo... solo il corpo... vero?"
Mar annuì, poi sussurrò: "Non ha sofferto..."
"Lui no, lo so..." disse il piccolo e gli occhi gli si riempirono di lacrime. "Tra meno di un anno... la seconda gara..."
"C'è tempo, amore... non pensarci ora..."
"Perché?"
"Fa troppo male..."
"Il male più grosso è già venuto. Io l'ho sentito, sai, l'ho sentito sparire... Lo sento che non c'è più... m'ha lasciato solo..."
"Non l'ha voluto lui..."
"Certo... noi non volevamo lasciarci... Non noi... ma adesso noi continueremo..."
Mar assentì ma dentro di sé sentiva tutto lacerarsi in modo doloroso.
"Pa'?"
"Dimmi, caro."
"Noi non vogliamo vedere quel corpo di là."
"Come vuoi, amore."
"Portaci via da qui."
"Certo..."
"Adesso però dormiamo, siamo stanchi." disse il piccolo, chiuse gli occhi e si addormentò di colpo.
Ora il suo volto era più sereno, solo la fronte lievemente corrugata rivelava il dramma che aveva sconvolto il ragazzino. Mar si alzò lentamente dal letto del figlio e chiamò Eduhin. Questi stava già preparando tutto per il rientro su Boar. Mar chiese del Capo-Famiglia Pike, che accorse sollecitamente.
"Perdonami, Joyra... non posso restare qui più a lungo, ora. Tornerò... quando sarà passato tutto."
"Certo, Mar. Non so come esprimerti..."
"Già. I piccoli del tuo Primo stanno bene?"
"Dormono ancora."
"Bene. Saluterai tu tutti, mi scuserai con loro... non me la sento di farlo io..."
"Certo... Solo, volevo dirti... questa disgrazia... non era prevedibile..."
"Non so ancora come sia successo..."
"I miei uomini ed i tuoi erano presenti. Li ho interrogati personalmente ed ora il mio Primo sta proseguendo l'indagine... Se ci sono responsabilità..."
"Fai tu come meglio credi..."
"La mia Famiglia farà tutto ciò che è... nostro dovere e responsabilità fare..."
"Ne sono certo, non c'è problema. Ma ora, ti prego, vorrei sapere come è andata, poi vorrei tornare al più presto su Boar."
"Come desideri, Mar."
Eduhin organizzò il rientro. Mar tornò con Frem, Tha ed i piccoli e si fermarono a Cenco. Eduhin trasportò il corpo di Tova e fece avvertire Nilko di portare a cenco Vokka e Selte. Mar voleva far eseguire le esequie in Cenco.
Ma Frem si oppose: "Il nostro corpo deve essere pianto a castello Sun, dove abbiamo superato la prima gara... Poi le ceneri devono riposare vicino a quelle di papà Njeiry, alla Guarnigione, sotto l'albero di latza. Noi vogliamo così..."
Mar all'inizio non aveva dato peso a quel "noi". Ma ora era preoccupato: ora Frem si sentiva anche Tova... eppure non ne voleva vedere il corpo. Cercò di spiegare a Frem che non aveva senso parlare al plurale, ma Frem sembrava non sentire neppure le parole di Mar a questo riguardo. Il curioso era che non sembrava dare peso al fatto che tutti gli davano del tu e non del voi. Ma poi Vokka iniziò a dargli del voi... Mar gliene chiese il motivo.
"Lui si sente due persone, perciò è più giusto dire loro che lui..."
"Ma Frem deve accettare la realtà, non può rifugiarsi in questa finzione..."
"E che ne sai tu, pa', se la realtà non è la sua invece che la nostra?"
"Ma non vedi, rifiuta persino di vedere il corpo di Tova... ne parla ma non lo vuole vedere..."
"Tu vorresti vederti davanti il tuo corpo privo di vita? Io no... Frem sa che uno dei due corpi è morto, ma sa anche che Tova vive attraverso lui... se lo rifiutasse, sarebbe come se lo facesse morire del tutto, e loro non vogliono."
"Forse hai ragione tu, Vokka, ma io non riesco a parlargli dicendo voi... per me Tova è morto, e basta."
"Ma tu non sei Frem, pa'."
Mar annuì mesto. Durante le esequie di Tova, Frem volle rimanere a Cenco, finché le ceneri del piccolo furono portate sotto l'albero di latza. Volle però essere informato di tutto. Poi chiese al padre di andare a vivere a Castelnuovo, che era ormai pronto.
"Là tutto è nuovo, diverso. Noi faremo la seconda gara a Castelnuovo."
Dopo poco anche Krim iniziò a dare del voi a Frem.
A Castelnuovo Mar aveva organizzato le cose in modo diverso che negli altri castelli. Aveva abolito famigli e servi: o i figli diventavano Armati, o scudieri o lasciavano il castello. Inoltre ogni famiglia conservava il suo nome, aggiungendo solo "del castello Swooney".
Gradualmente si ripresero tutti dal tremendo colpo della morte di Tova. Nel secondo mese del 3479 Vokka tornò a Castelnuovo ed affrontò le gare dei quindici anni, superandole bene. Nel sesto mese Frem superò la seconda gara e volle che fosse scritto che Frem e Tova l'avevano superata. Questa era l'unica stranezza del ragazzo, che per tutto il resto era tornato ad essere normale. Mar ci mise più tempo che non Frem per ritrovare una certa serenità.
Cercò di tuffarsi di nuovo nelle sue attività, come aveva fatto quando era morto Njeiry, ma questa volta il sollievo fu minore. Verso fine anno gli fu proposto di accettare la carica di Presidente della nazione Tol degli Armati. Mar rifiutò: come consigliere del Federal, non voleva occuparsi di altro. Fu allora eletto alla carica di Presidente un suo uomo. A poco a poco le maggiori cariche dell'organizzazione degli Armati stavano finendo nelle mani dei volontari di Mar. Questi calcolò che nel giro di pochi anni avrebbe potuto avere l'organizzazione completamente in mano. Allora avrebbe fatto in modo di essere eletto Federal...
L'aiuto degli Asano si stava rivelando prezioso. Mar riprese a viaggiare per Boar, visitò Acquevive che si stava riempiendo e stava preparando utili elementi. Quindi si recò a Centramare. Anche qui gli Introw avevano aperto una loro casa per le stampe di larga tiratura, lasciando a Cittachiusa solo le edizioni di lusso e dando a Rel la piena responsabilità della bottega. Rel si era sposato con un tecnico dei volontari di Mar, un giovane proveniente da Niuketol, esperto in antichi sistemi di stampa. A Centramare si stava stampando una collana di tutte le opere e gli scritti del Fondatore.
Quindi Mar si recò a Vitanuova. Anche qui le cose andavano bene, con pochi incidenti e buoni risultati. Liberato e Kolyn avevano adottato un piccolo orfano di Sbandati che si erano uccisi poco dopo essere stati catturati. Pel e Trinkloh avevano generato un figlio ed erano più che mai felici ed impegnati nel loro lavoro.
Mar, per quanto viaggiasse e si occupasse di tutto, non ritrovava la sua serenità. Tha gli stava accanto con affetto e con premura. Alla fine, per cercare di scuotere un po' Mar, gli chiese di adottare ancora un figlio. Mar all'inizio non ne voleva sapere, ma infine cedette. Mar sembrò scuotersi un poco, ma Tha sentiva che non era ancora tornato se stesso. Gli altri, gli estranei, dicevano che Mar si era ripreso bene, ma Tha sapeva che non era così e non sapeva più che fare per il suo sposo.
Alla fine del 3480 Tha e Mar adottarono Tork, un bimbo di pochi giorni che era stato abbandonato dai Liberi. Mar aveva ora quarantatré anni di Boar.