logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 14
LA RIABILITAZIONE DEGLI ASANO

Giunto su Toshi con la sua piccola scorta, Mar si fece annunciare al Capo-Famiglia Nihon ni Terwo. Fu ricevuto dal Primo, Nihon ni Yuki. Era questa una donna di ventisette anni standard, magra e molto alta, gli scuri occhi a fessura, lisci capelli neri, un volto dolce e triste, che indossava una lunga tunica nera con disegnati sopra fiori grigio scuro appena visibili, aperta davanti e sovrapposta, con grandi maniche e una bella cintura di broccato.

"Capo-Famiglia Swooney ni Mar, benvenuto a Palazzo Nihon. Il mio rispettabile padre è in questo momento sul pianeta Pox. Permettimi quindi di farne le veci, anche se indegnamente."

Mar era abituato a maggiore semplicità e si sentì un po' imbarazzato: "È un onore per me conoscerti, Primo dei Nihon..."

"Il tuo complimento è duro da sopportare... Come potrò mai ripagare la tua gentilezza?"

Mar non sapeva più che dire e la guardò indeciso. Poi prese il coraggio a due mani e disse: "Scusami, Primo dei Nihon... io non conosco la vostra etichetta e temo di comportarmi in modo inadeguato... non vorrei sembrarti scortese, ma... ti spiego subito il motivo della mia visita."

"Ti capisco completamente, sì. Il tuo problema con tranquilla serenità puoi esporre e se nella mia pochezza potrò esserti utile, sarà per me una vera gioia."

Mar si agitò sull'ampio cuscino su cui era stato fatto accomodare: "Ecco... mi risulta che circa ottocento anni or sono un Maestro d'armi della tua Famiglia fu esiliato sul pianeta Ross perché accusato di aver violentato il figlio del Primo di allora... vorrei sapere chi era questo Maestro d'armi, come si chiamava, quello che faceva, tutte le notizie possibili su di lui ed anche sulle usanze della sua epoca..."

Il Primo annuiva: "Nella mia ignoranza, devo confessare, non conosco l'episodio a cui ti riferisci. Ma negli archivi della Famiglia sicuramente traccia si troverà, per soddisfare il tuo desiderio di conoscere. Incaricherò subito i nostri archivisti di fare sollecite ed approfondite ricerche. Se solo potessi avere qualche notizia più esatta... Ti chiedo perdono se mi permetto di importunarti così, ma è solo per non farti perdere troppo del tuo prezioso tempo."

Mar si agitò di nuovo sul cuscino: "Purtroppo non ho molte notizie su di lui, se non il fatto che era sposato, conosceva correntemente la vostra antica lingua terrestre, il nihongo, che anche il suo sposo conosceva bene. Credo che fosse un credente, perché nei suoi scritti cita il Beato Bosatzu ed il Santo Figlio di Dio."

"Capisco, doveva quindi essere un krishtan della Chiesa Universale Unita. Ce ne sono ancora alcuni qui fra di noi..."

"Non ne conosco l'età né l'anno esatto in cui fu esiliato. Il suo nome doveva essere Asa."

"Asa e basta? È curioso, poiché alcuni nostri nomi contengono il logo Asa. Nella nostra antica lingua significava mattino. Abbiamo Campo del Mattino, Sole del Mattino, Luce del Mattino ed altri... Bene, se non hai altre notizie, useremo queste tue preziose indicazioni e vedremo di cercare di accontentarti. Ma ora, posso offrirti una tazza di koicha? Sarebbe per me una gioia prepararlo in tuo onore."

Mar accettò. Iniziò allora uno strano cerimoniale che doveva essere antichissimo. Mar notò che gran parte degli utensili usati, pur essendo di squisita fattura, erano come gusto molto simili allo stile di Boar: essenziali, semplici, quasi rozzi eppure raffinati, certamente tutti eseguiti a mano, ad uno ad uno, con infinita cura ed attenzione.

Il Primo portò nella stanza un braciere, un bollitore ed altri utensili. Poi, con gesti sobri, ieratici, antichi, eleganti, iniziò la preparazione della bevanda. Accanto a Mar c'era un altro ospite, un uomo di nome Toshita, invitato dal Primo per mettere Mar a suo agio. Questi infatti, conoscendo il rituale, iniziò con il Primo un dialogo a beneficio di Mar. Si informò sugli utensili, sulla bevanda, sui minimi particolari, riuscendo così a soddisfare le curiosità di Mar.

Fu servito un dolce, poi la grossa ciotola piena di una fluida crema verde, spumosa. All'inizio Mar trovò il gusto strano ma poi, gradualmente, gli si rivelò nella bocca il vero gusto che apprezzò molto. Dopo, il Primo guidò Mar a visitare l'antico Palazzo. Era stranamente simile a Castelvecchio, pur essendo più lussuoso e maestoso. Giunsero in una grande sala.

"Questa è la sala delle udienze. Da almeno duemila anni il Capo-Famiglia usa quel seggio dalle cortine bianche, rosse e nere. Ancora oggi, nelle grandi occasioni, viene usato. La nostra Famiglia ha l'onore di essere la più antica dell'intera Galassia, già regnava infatti su una piccola porzione del pianeta Terra quattromila e duecento anni or sono. In antichità il Capo-Famiglia veniva considerato sacro... qualcuno dice che era creduto un dio, ma è falso, nessuno dei miei avi si è mai creduto un dio. Certo è però che all'inizio, morto il Capo-Famiglia, tutti i suoi collaboratori venivano uccisi e sepolti con lui. Questa usanza comunque cessò molto presto.

"Quando però gli armati al servizio dei miei avi persero le due ultime grandi guerre terrestri, quelle conosciute dagli storici come Seconda e Terza Guerra Mondiale, molti si uccisero per aver gettato la vergogna di una sconfitta sulla mia famiglia. Quelle infatti furono le uniche due sconfitte subite dai Nihon in più di quattromila anni di storia. La seconda sconfitta sembrò fatale... Il nostro regno sembrò scomparso per sempre, assorbito e governato dal governo mondiale, l'ONU.

"Ma i superstiti della mia famiglia, con un gruppo di fedeli, salirono con tutti i loro beni su un'astronave, la "Vento degli Dei III" e raggiunsero uno dei pianeti scoperti dopo la fine della guerra,che è questo. Dalla fine della perdita del trono all'istallazione su Kyora, come allora era chiamato, erano passati circa trecento anni della Terra. I miei avi, per tutto quel periodo, erano in apparenza solamente dei ricchi industriali, ma erano sempre considerati, dai loro seguaci, quello che erano e sono, cioè l'unica autorità riconosciuta, l'Imperatore. Anche oggi i toshiti aderiscono alla Tecnarchia, fin tanto che la mia Famiglia resta alla guida del pianeta. Ma sarebbero tutti disposti a morire fino all'ultimo uomo se qualcuno cercasse di toglierci il potere.

"Nihon, il nome della nostra Famiglia, era in realtà l'antico nome del nostro paese. Gli abitanti di quel paese si chiamavano nihonjin... oggi ufficialmente sono toshiti, cioè abitanti della stella, ma se chiedi ad uno qualsiasi di loro, ti dirà di essere un nihonjin, cioè un uomo di Nihon."

Mar annuì: "Capisco. La mia Famiglia, come forse sai, esiste solo da dieci anni, eppure anche i miei uomini dicono di essere gli uomini di Mar e poi, se mai, rossiani o boariani, usando il nome locale del pianeta."

Il Primo annuì a sua volta: "Se questo continuerà con i tuoi discendenti, la tua Famiglia diventerà Grande fra le Famiglie... Dieci anni, quattromila anni, non conta, se lo spirito è lo stesso."

Allora Mar azzardò: "Ma ora, la culla della tua Famiglia, il Nihon, è nelle mani del nemico..."

"Già. Purtroppo."

"Pensi che vi dovrà restare a lungo? È la patria di tutte le Famiglie della Galassia..."

"Sì... e un giorno tornerà libera, tornerà a noi."

"Quando?"

"Quando..." iniziò a dire il Primo, ma poi non aggiunse altro.

"Quando i tempi saranno maturi?" chiese allora Mar.

Il Primo strinse gli occhi e fece un lieve sorriso: "Sì, è proprio così."

"Ma non è possibile fare qualcosa affinché i tempi maturino in fretta?"

"In fretta? No, le stagioni devono seguire il loro corso. Adesso è il Gran Freddo, poi verrà la stagione del Nido, poi quella che noi chiamiamo Sole Splendente... ed allora i tempi saranno maturi."

"Ma nel frattempo è davvero bene restare con le mani in mano?"

"No, certo. Il saggio coltivatore sa anticipare ogni stagione per essere pronto quando questa verrà."

"E che cosa si può fare per prepararsi alla stagione che viene?"

"Affilare la falce... intrecciare cestini... ripulire il granaio... per usare antiche immagini del pianeta Terra."

"Già, ma in concreto?"

"Il vero coltivatore non ha bisogno che qualcuno glielo ricordi."

Mar capì che non serviva insistere.

Visitato il Palazzo e gli splendidi giardini in cui era immerso, Mar tornò agli alloggi che erano stati destinati a lui ed al suo seguito. Nei giorni seguenti vi furono ricevimenti dati in suo onore dal Primo e lo portarono a visitare molti luoghi interessanti, colmi di storia, nonché le industrie del pianeta. I Nihon erano specializzati nei sistemi di comunicazione e di elaborazione dati, inoltre su Toshi si costruivano tutti i 4C della Galassia. Mar ricevette in dono un meraviglioso sistema di registrazione tri-d che era possibile azionare a distanza: era un vero gioiello della tecnica e della miniaturizzazione. Inoltre gli fu donato un microcomputer a memorie intercambiabili capace di calcoli complicatissimi e di operazioni logiche incredibilmente complesse, che poteva stare nel pugno di una mano.

Dopo un ciclo locale, cioè cinque giorni, giunse la risposta alla sua richiesta. In effetti quanto aveva raccontato era accaduto: nel 2693, calendario di Terra, il Maestro d'armi Asano no Kachi era stato condannato dal tribunale speciale della Famiglia Nihon all'estinzione della sua famiglia. In altri termini, in passato Kachi avrebbe dovuto compiere il suicidio rituale. Ma i tempi erano mutati perciò Kachi con la sua sposa, che volle seguirlo, furono esiliati su Ross, i figli ed i parenti dovettero cambiare nome e cognome, tutti i loro beni furono confiscati ed il loro stemma di famiglia fu cancellato dagli annali e dal Registro.

Mar discusse a lungo sul significato e sulla portata del fatto. Infine pose ai funzionari degli archivi la domanda: "Nelle vostre tradizioni, che significato hanno le parole Prescelto e Segno?"

Questi non seppero rispondere ma portarono Mar ad un terminale dell'elaboratore centrale di Toshi per porre la domanda.

"Se la porremo correttamente forse avremo la risposta..." dissero.

Si collegarono alla memoria storica, a quella del nihongo, a quella del periodo in cui era accaduto il fatto... Giunse una prima risposta.

"Segno - antico nome dato all'atto con cui il Capo-Famiglia fondava o annullava un casato. Consisteva in una tavoletta di legno di cipresso rosso su cui era dipinto sul retto lo stemma della famiglia da fondare o da cancellare e sul verso il sigillo del Capo-Famiglia Nihon. Per la fondazione si consegnava il Segno alla persona degna di tale onore e riconoscimento. Per la cancellazione si raschiava lo stemma usando la spada corta del suicidio."

Allora Mar chiese: "Quale era lo stemma degli Asano riportato sul Segno?"

Sullo schermo comparve un disegno: era un cerchio contenente tre piume stilizzate incrociate a sessanta gradi, bianche nella metà di sinistra e nere nella metà di destra.

Allora Mar chiese ancora: "Come posso ricevere questo Segno dal Capo-Famiglia?"

Il Primo era incuriosita, benché non lo desse a vedere e restasse impassibile.

La risposta giunse subito: "Solo se la causa per cui è stato cancellato risultasse ingiusta, si potrebbe di nuovo attribuirlo agli eventuali discendenti, oppure darlo alla memoria o infine rifondare il casato."

"Come si fa per rivedere il processo?"

L'elaboratore rispose: "Ripetere la domanda all'elaboratore dei dati giudiziari, memoria dati legali, memoria dati procedurali, memoria delle sentenze del periodo in questione, memoria eccezioni giudiziarie, sezione revisioni."

Mar allora chiese il permesso di fare quest'ultima verifica.

Il Primo acconsentì e mentre gli assistenti dell'elaboratore connettevano le nuove memorie, il Primo chiese a Mar: "Se la mia domanda non è sconveniente, perché questo tuo interessamento ad un antico fatto storico?"

"Per due motivi. Il primo è che a me risulta che l'accusa fosse un falso. Il secondo è perché ho bisogno di quel Segno."

Il Primo sembrò colpita: "Se l'accusa allora formulata contro Asano fosse un falso, ciò significa che un nostro Capo-Famiglia ha commesso un reato!"

"Secoli or sono..."

"Non importa. Si crea una catena di doveri e pesi difficile da spezzare... Ti chiedo perdono, Capo-Famiglia Swooney, ma se hai ragione, tu metti l'intera Famiglia Nihon in grave imbarazzo..."

"Se è vero che l'accusa fu falsa, oggi si può riparare."

"No... Togli un sassolino e può precipitare l'intera costruzione, dice un nostro antico proverbio..."

"Ma io... io ho bisogno del Segno... Permettimi almeno di vedere in linea puramente teorica quel che si potrebbe fare..."

"Sì... ma ti prego di prendere ora l'impegno solenne di non intraprendere azioni legali finché non tornerà il Capo-Famiglia... per noi sarebbe un fatto assai grave, capisci..."

"Certo. Farò come tu chiedi." disse Mar.

L'elaboratore era pronto e Mar dettò le sue richieste. Rivedere il procedimento era facile: gli atti erano tutti in memoria. Ma rifare il processo era impossibile: era passato troppo tempo e comunque solo gli eventuali discendenti potevano richiederlo e su Toshi non vi erano discendenti degli Asano, essendo stato cancellato il casato. Mar allora pose un altro quesito: poteva il Capo-Famiglia, di sua iniziativa, riabilitare il casato Asano con quel Segno? La risposta fu affermativa. Mar allora chiese se il nuovo casato Asano sarebbe stato considerato la continuazione del precedente.

Dovettero sconnettersi da quelle memorie e connettersi con quelle del rituale, delle procedure, delle tradizioni e dei casati nobili. La risposta fu di nuovo affermativa. Mar allora chiese all'elaboratore chi fosse il Prescelto. Ma nonostante si esplorassero molte memorie, nessuna risposta soddisfacente fu fornita dall'elaboratore.

Mar chiese ancora due cose al Primo, che ora era piuttosto cauta nei suoi confronti: come chiedere al Capo-Famiglia la rifondazione del casato Asano e come poteva fare lui per imparare il nihongo.

Il Primo fece compilare a Mar un fascicolo intitolato "Umile Richiesta" in un linguaggio rituale ed arcaico, in cui Mar spiegava perché volesse essere investito della possibilità di ricevere il Segno e la sua intenzione di non usarlo per sé ma di consegnarlo ai discendenti degli Asano su Ross-Boar. Dovette anche compilare un secondo rotolo intitolato "Supplica al Nome della Famiglia Nihon" per essere eventualmente insignito del titolo provvisorio di Messaggero del Capo-Famiglia.

Riguardo al nihongo, il Primo gli disse che bastava che seguisse il corso in ipnosi nell'Università di Toshi: in soli tre cicli avrebbe saputo leggere, scrivere e parlare fluentemente e correttamente il nihongo. Mar chiese di iniziare subito ed il Primo lo accontentò volentieri. Mar era emozionato: si rendeva conto che stava finalmente trovando una delle chiavi di Boar... si stava preparando per svolgere il ruolo del Prescelto... qualunque cosa questo volesse dire.

Stava per terminare il periodo di istruzione in ipnosi, durante il quale Mar visse ininterrottamente dentro una specie di letto circondato da strani attrezzi e nutrito artificialmente, quando tornò il Capo-Famiglia Nihon. Questi, che era stato messo al corrente dal suo Primo, volle parlare con gli uomini del seguito di Mar, poi lesse l'Umile Richiesta e la Supplica.

Quando Mar uscì dall'apparato di apprendimento ipnotico, si trovò di fronte Nihon ni Terwo. Questi gli parlò subito usando l'antica lingua, il nihongo e Mar, senza rendersene conto, gli rispose nella stessa lingua. Solo le facce stupite dei suoi uomini gli aprirono gli occhi.

"La vostra richiesta attentamente lessi." disse il Capo-Famiglia.

"Un gran disturbo arrecai, l'insopportabile peso vi prego di accettarne." rispose Mar con gran disinvoltura.

Proseguirono così nel loro dialogo.

"Perché queste richieste mi presentate, rispettabilissimo Capo-Famiglia Swooney?"

"Il raccontarlo assai ti tedierebbe, nobilissimo signore."

"Il vostro parlare diletto mi arreca."

Mar allora succintamente raccontò la situazione di Boar e ciò che si aspettava di ottenere dal castello del Fondatore se avesse potuto portare il Segno ai suoi discendenti. Il Capo-Famiglia Nihon, durante tutto il racconto, annuiva.

Infine chiese: "Questa vostra inconsueta richiesta, su Toshi conseguenze non avrà?"

"Per circa cento anni, sicuramente no. In seguito, sapere non posso."

"Che ripercussioni non ci saranno, voi garantirmi non potete?"

"Se il problema voi illustrarmi potete, che farò del mio meglio io garantirvi posso."

Allora il Capo-Famiglia spiegò che gli Asano, in possesso del Segno, avrebbero potuto pretendere di riavere la loro antica posizione a Palazzo, la restituzione di tutti i beni e soddisfazione per il lungo esilio, creando seri problemi procedurali e legali.

Mar chiese: "Se gli Asano dal legame con Nihon sciolti fossero e legati agli Swooney invece fossero, la situazione cambierebbe?"

"Certo, ma nel momento in cui il Segno ricevessero, degli Asano è facoltà una scelta fare ..."

"Se di me vi fidate, che la loro scelta sia a voi gradita di fare in modo tenterò..."

Il Capo-Famiglia annuì: "Il Consiglio di Famiglia riunirò e quanto prima una risposta vi darò."

Quando restarono soli, gli uomini di Mar gli si affollarono attorno: "Cosa vi siete detti?"

Mar spiegò loro il dialogo avuto.

"E tu capivi tutto?"

"Sì... anche se ora ho un gran mal di testa e mi sento stanco."

Dopo alcuni giorni Mar fu convocato. La Famiglia Nihon si sarebbe fidata di lui se si impegnava ad affrontare a nome della propria Famiglia gli eventuali problemi che potessero sorgere in seguito. Mar rispose che, per quanto è possibile impegnarsi per i propri discendenti, accettava. Così ottenne la nomina a Messaggero del Capo-Famiglia Nihon e gli fu consegnato il Segno, avvolto nel rituale panno di broccato bianco, rosso e nero recante in oro lo stemma dei Nihon: un fiore a trentadue petali.

Quindi Mar poté finalmente lasciare Toshi e recarsi su Niuketol per prendere Vokka e Selte. Appena si incontrarono, Selte volò al collo di Mar e gli coprì il volto di baci. Vokka guardava, serio, ma gli occhi gli ridevano. Mar tirò a sé anche Vokka.

"Come state, piccoli miei?"

"Benone, pa'... ho tanti amici, sai, e poi facciamo tanti bei giochi e tante belle cose..." rispose Selte e continuò con un fiume di parole.

Quando finalmente Mar riuscì a parlare di nuovo, mentre Selte gli scompigliava i capelli, gli tirava le orecchie, gli solleticava il naso... Mar riuscì a guardare Vokka negli occhi.

"E a te come va."

"Bene. Stiamo studiando la storia delle Famiglie... Qualcuno dovrà scrivere la storia degli Swooney..."

Mar sorrise: "C'è tempo, Vokka, c'è tempo. Noi siamo gli ultimi arrivati, i meno importanti. Qualcuno la scriverà, in futuro. E coma va Selte?"

"Bene, anche se a volte è un po' troppo vivace..."

"Lo vedo..."

"Ma lei sa anche essere gentile e se la cava bene. Qualche volta la devo sgridare perché non vuole fare i compiti... gioca sempre..."

"Per lei il gioco è come per noi grandi il lavoro..."

"Lo dice sempre anche Nilko. Ma allora bisogna giocare bene, fino in fondo, e non cambiare gioco continuamente. Sennò uno diventa come i paillon di Bar: su e giù, su e giù spostandosi qua e là senza mai soffermarsi abbastanza a lungo su una cosa..."

"Anche il paillon è bello..." suggerì Mar.

"Sì sì, è bello il paillon!" disse felice Selte.

Vokka scosse il capo: "Se anche tu gli dai ragione..."

"No, certo, Vokka, anche tu hai un po' di ragione. Selte deve essere più attenta nelle sue cose, probabilmente, ma non dimenticare che ha circa la metà della tua età."

Selte scivolò giù dalle braccia del padre e tirandolo per il bordo della tunichetta volle portarlo a vedere le sue cose, i suoi giochi, i suoi cubi tri-d.

"La riempiono sempre tutti di regali, vedi pa'? Io dico che non bisogna accettare sempre. Chi ti fa un regalo non lo fa così tanto per fare, poi si aspetta qualcosa in cambio... ma Selte non la vuole capire. Basta che uno le dica: vuoi questo? che lei subito risponde di sì..."

"Ti dà molti pensieri, preoccupazioni?" gli chiese Mar.

"No... no... solo che deve imparare."

"Certo, hai ragione. Ma ricordati, non puoi pretendere che cresca uguale a te. Ognuno di noi ha un suo carattere ed ognuno di noi vale per quello che è."

Vokka annuì serio.

Mar si recò a Palazzo Ketol per salutare il Capo-Famiglia e chiedere informazioni sui suoi due figli.

L'educatore capo della scuola di Famiglia gli disse: "Vokka è un ragazzino eccezionale. Ha un carattere serio, deciso e molto impegnato. Non crea problemi se non per il suo estremo rigore logico. È un allievo difficile ma dà anche grandi soddisfazioni. Ha molto chiaro il senso dei ruoli anche se non teme di dire ciò che pensa a volte con chiarezza eccessiva. Non che sia ineducato, no... solo che è... troppo sincero. Dovrebbe imparare a sfumare di più le proprie affermazioni. Però è disciplinato e sa stare al suo posto. Inoltre apprende velocemente ed a fondo, sa ascoltare e riflettere, ha un forte spirito critico.

"Selte è molto diversa. È sempre allegra, curiosissima ma forse un po' incostante. Quando ha afferrato una cosa, vuole subito passare ad altro. È molto socievole, sa farsi voler bene e sa adeguarsi prontamente a situazioni molto diverse. È interessante vedere come questi due tuoi figli siano così diversi eppure stiano tanto bene assieme. Tra i due c'è una buona intesa. Inoltre credo che sia positivo per il tuo Primo non essere più il solo non della Famiglia Ketol nella nostra scuola."

Tornarono su Boar. A Cenco Vokka volle subito essere messo al corrente sulle novità e chiese all'elaboratore centrale un riassunto delle ultime notizie sulla situazione attuale di Boar, approfondendo poi alcuni punti. Selte invece corse a cercate tutti quelli che conosceva per raccontare loro le belle cose che aveva fatto su Niuketol.

Tornati a castello Sun, Mar si appartò finalmente con Tha. Gli raccontò dell'incontro con il Tecnarca e della sua proposta. Tha lo ascoltò con attenzione.

"Vedi, Tha, non so che cosa rispondergli. La cosa è... grossa e complessa. Ci sono in gioco troppi fattori..."

Tha annuì: "Se non lo farai tu, Mar, il Tecnarca troverà certamente qualcun altro che lo faccia."

"Sì, lo so. Ma il problema è se sia giusto farlo oppure no. Se non è giusto, io devo rifiutare."

"Prima o poi ci sarà comunque un guerra fra la Tecnarchia e ciò che resta del vecchio sistema."

"Tu, al posto mio, che cosa faresti, Tha?"

"Io sono un Armato, per me la guerra non è qualcosa di terribile come per te. Se si deve fare, che la si faccia con il minor numero di perdite possibili per giungere alla vittoria. Se tirarmi indietro non significa evitare la guerra ma solo non poter dire la mia quando ci sarà, non è peggio?"

"Sì. Ma questa guerra a chi gioverebbe? Ai popoli o ai potenti?"

"Servirà a chi la vincerà, Mar, solo a chi la vincerà. Da una parte e dall'altra ci sono sia persone inermi che combattenti, sia popoli che potenti. Tu hai già sostenuto la Tecnarchia una volta ed ora a mio parere devi continuare a darle il tuo sostegno. Se un'ala del nostro castello fosse in mano dei Predoni, dovremmo attaccarli e cacciarli definitivamente dal nostro castello."

"Ma in questo caso... chi sono i Predoni, loro o noi?"

"I buoni siamo sempre noi ed i cattivi gli altri, è logico. Per i Predoni noi siamo i cattivi da combattere, per noi sono loro... Vedi, Mar, sempre nel paragone del castello e dei Predoni... se anche tu sospettassi o sapessi che il castelliere è un poco di buono, ti basterebbe questo per schierarti con i Predoni e contro di lui? O non far nulla e stare a vedere chi vince?"

"No, certo."

"Tu hai dei dubbi che questa guerra rafforzerà troppo il Tecnarca. Ma resta il fatto che il nemico è quello che ora ha in mano il pianeta Terra ed il resto. Ti chiedi se è legittimo scatenare un nuovo massacro... ma quando ti sei schierato dalla parte della Tecnocrazia, quando hai combattuto la battaglia di Quaryel, sapevi che molti sarebbero morti."

"Ho cercato di ridurre al minimo morti e distruzioni, sia per..."

"Sia per noi che per loro. Bene. Fai lo stesso. Ma se resti a guardare non puoi né evitare la guerra né limitarne i danni."

"Quindi dovrei accettare... Ma... e il nostro lavoro su Boar?"

"Proseguirà, certo. Hai ottimi uomini che manderanno avanti tutti i progetti ed inoltre ti puoi ritagliare il tempo necessario per prenderti cura anche di Boar."

Mar continuava ad essere un po' incerto. Passò allora a raccontare a Tha il ritrovamento del Segno del Fondatore degli Armati.

"Vedi, Mar, con la Famiglia Nihon hai già iniziato a fare quello che il Tecnarca ti aveva chiesto."

"Sì, è venuto così, spontaneamente. Ma non ho avuto una risposta... O meglio, è rimandata. Hanno detto: sì, quando sarà ora si farà..."

"È comunque una prima risposta."

Mar annuì: "Adesso comunque dobbiamo andare a Castelvecchio."

"Assieme?"

"Sì, ed anche con tutti i nostri piccoli."

"No, Mar. Credo che per questa volta sia meglio che tu ci vada da solo. Noi eventualmente verremo in seguito. Vai da solo e senza scorta."

"Perché, Tha?"

"Perché non è il Reggente che va, né il Capo-Famiglia. È solo un Messaggero. Vai vestito con i colori dei Nihon e da solo. Svolgi il tuo ruolo di Messaggero del Capo-Famiglia Nihon, non mescolare i ruoli, per ora."

"Ma sono sempre io, Mar Swooney."

"Certo. Ma a volte le cose vanno affrontate ad una ad una. Quando io devo svolgere il ruolo di castelliere, in quel momento non sono più il padre di Selte, ma Selte è solo uno dei tanti figli del castello Sun, capisci?"

"Sì. Bene. Allora aspetto che Vokka e Selte abbiano finito le loro vacanze, poi andrò, da solo come dici tu."

Così, all'inizio del tredicesimo mese, Mar si vestì con la tunica nera e con la fascia di broccato nello stile di Toshi e tramite il servizio transmen degli ostelli si recò il più vicino possibile a Castelvecchio. L'ultimo tratto lo percorse in marruota, scortato dagli uomini dell'ostello. Giunto ai piedi di Castelvecchio, rimandò indietro tutti gli altri. L'unica difesa che aveva con sé era lo scudo di forza celato sotto gli abiti e l'anello paralizzatore.

Fermatosi sotto le mura, avanzò. Gli Armati Asa gli gridarono l'altolà e gli chiesero chi fosse e che cosa volesse. Mar estrasse da una manica l'involto del Segno con i colori della Famiglia Nihon e senza parlare, presolo con le due mani, lo sollevò alto sopra il suo capo.

Sulle mura ci fu agitazione. Si affacciarono alcuni nobili, poi arrivarono i gonfalonieri ed infine Mar riconobbe lo stesso castelliere Asa. Data la distanza non poteva distinguerne le espressioni. Presto le mura si riempirono di Armati ma nessuno di questi puntava le armi su Mar. Quindi si levò dal castello un suono lento, metallico, dal timbro profondo. Mar infine vide scendere dal castello un corteo: in testa c'era il castelliere, seguito da tutti i gonfalonieri e dai nobili.

Il castelliere giunse di fronte a Mar: era pallido e teso. In locos chiese: "Chi ti manda? Chi sei? Che chiedi?"

Mar rispose in nihongo, sempre tenendo ben alto l'involto: "Questi colori e questo stemma tu non riconosci?"

Tutti si guardarono meravigliati fra loro. Solo il castelliere, che Mar sapeva essere l'unico oltre ai genitori, allo sposo ed al suo Primo a conoscere quella antica lingua, restò impassibile e rispose, anche lui in nihongo: "La mia vista da secoli di attesa è stata offuscata."

"Anche la tua memoria offuscata è, dunque? Dell'avo tuo i precetti dimenticati sono forse?"

"No, sempre nel mio cuore albergano."

"Così, che attendi?"

Il castelliere si inchinò allora profondamente, prontamente imitato da tutto il suo seguito.

Mar allora disse: "Io, il Messaggero di Nihon, dico a te, uomo senza casato: ecco, il Capo-Famiglia Nihon mi invia a te per portarti il Segno!"

Il castelliere si rizzò ed era ancora più pallido di prima: "Il... il Segno è giunto?"

"Sì, io con me lo reco, sotto questi colori. Questo Segno sarà restituito a colui al quale è stato tolto. Apri le porte affinché io possa salire al mausoleo di Asano no Kachi, consegnargli il Segno che un giorno gli fu tolto e restituirgli il suo nome."

Il castelliere si inchinò ancora profondamente poi, passando nuovamente al locos, ordinò ai suoi gonfalonieri: "Il nobile Ospite, il prezioso Messaggero, sia scortato con il massimo rispetto ed onore al mausoleo."

Subito Mar fu circondato dai sedici gonfalonieri che si disposero in scorta d'onore. Il corteo si mosse. Mar ora teneva l'involto appoggiato alle mani ed al petto. Salirono le rampe, oltrepassarono le porte e dietro di loro affluirono tutti gli Armati, in silenzio, mentre gli scudieri richiudevano le porte e vi restavano a sentinella.

Giunto Mar all'elegante ed antica costruzione, ne furono fatte scivolare di lato tutte le porte in modo che il fronte ed i due lati del mausoleo furono completamente aperti verso il piazzale innevato. Mar sostò un attimo a guardare la statua del Fondatore. Quindi si accostò alla costruzione, si sfilò le scarpe e salì. Tutti gli altri restarono fuori. Giunto di fronte alla statua, Mar abbassò gli occhi sulla nera scatola laccata delle ceneri e rivide la tavoletta ritta su di essa, che ora sapeva leggere senza alcuna difficoltà. In nihongo vi era scritto "Il Senza-nome, in attesa."

Allora Mar sollevò il Segno verso la statua, ne tolse il panno con i colori dei Nihon e proclamò: "Asano no Kachi, la tua attesa è terminata!" Quindi tolse la tavoletta dall'urna, vi depose il Segno e si girò verso l'esterno. In locos disse: "Venire ad onorare il vostro avo, la radice da cui siete germinati. Deponete le armi, togliete le scarpe e venite." Poi, in nihongo disse al castelliere: "Tra breve anche tu riavrai il tuo nome. Per ora solo lui se ne è dimostrato degno. Tu ed io dobbiamo parlare a lungo, dopo che avrai onorato il tuo avo."

Il castelliere entrò, si inginocchiò davanti all'urna delle ceneri, sfiorò con le dita il Segno e si prostrò profondamente, per alcuni minuti.

Poi si avvicinò a Mar: "Noi già ci conosciamo..."

"Sì, mi hai già visto, ma non sai chi io sia, non conosci il mio vero nome."

"Tu... tu sei il Prescelto, lo so. Più volte tu hai chiesto di vedere gli scritti del Fondatore, di Asano no Kachi. Ma vi è un rotolo che non è fra i suoi scritti, che ogni discendente di Kachi consegna solo al suo Primo nel giorno della sua maggiore età, in segreto. È intitolato: Quando il Prescelto. Vieni... in presenza del mio Primo devo consegnartelo. Se sarai in grado di leggerlo, sarò certo che sei tu... e tutto ciò che vi è scritto sarà compiuto."

Mar seguì il castelliere Asa fino al castello del Fondatore. Qui, nella stanza principale, il cuscino del Fondatore restò vuoto, il castelliere sedette sul cuscino di destra ed alla sua destra sedette il suo Primo. Alle loro spalle sedettero i rispettivi sposi. Di fronte al cuscino vuoto del Fondatore, fu fatto sedere Mar. Sembrava quasi di sentire la presenza del Fondatore fra di loro.

Il castelliere fece un breve cenno ed il suo Primo prese un cofanetto di legno naturale che aveva di fronte a sé, chiuso da un nastro bianco, si alzò e lo depose cerimoniosamente di fronte a Mar.

Questi lo sollevò in segno di accettazione, quindi lo depose di nuovo a terra e si chinò ad aprirlo. Conteneva un antico rotolo di preziosa carta. Sopra era incollata la striscia con il titolo "Quando il Prescelto". Mar ne sciolse i legacci viola, prese a srotolarlo, quindi ad alta voce, in nihongo, iniziò a leggere.

"Quando il Prescelto avrà fra le sue nobili mani questo rotolo, allora i tempi saranno maturi. Allora il nostro nome potrà essere di nuovo sulle nostre labbra, allora l'onta sarà cancellata dalle nostre fronti. Egli, il Prescelto, restituirà a me il mio nome e via via lo darà ai miei discendenti ed infine ridarà anche a te, mio Erede, il tuo nome. Egli, il Prescelto, sarà così il Signore della nostra casa, poiché tutto da lui proviene. Allora tu, o mio erede, mio discendente, gli farai atto di obbedienza, di sottomissione, e dopo di te tutta la casata e tutto il castello. Sarete tutti al suo servizio, come lo fui io col mio Signore.

"La sua vita sarà sacra per voi più della vostra, e la vostra vita apparterrà a lui. Le sue scelte dovranno essere portate a compimento. E se ciò un giorno dovesse pesare troppo ai vostri cuori, non avrete altra via che bruciare il Segno, perdere per sempre il mio e vostro nome e disperdervi, oppure spegnere le vostre vite. Fino a quel giorno a nessun altro dovrete obbedienza. Chi tradirà la mia decisione, non è degno del nome che ho portato con fierezza ed orgoglio.

"Per sua bocca parlerò io e tutti i tuoi avi che hanno conservato questa legge nella mente e nel cuore, quindi a lui dovete quello che siete e quello che sarete. Io ho pagato il mio antico debito di lealtà fino in fondo, anche quando disperavo di averne la forza. Voi, miei discendenti ed eredi, non siate da meno.

"E tu, Prescelto, che stai leggendo queste mie parole, sii benedetto nei secoli. Io ho pensato a te negli ultimi anni della mia vita in questo esilio, ed ho benedetto il giorno della tua venuta, ho benedetto te ed il tuo nome, ho benedetto la tua discendenza. Sii magnanimo con i figli del dolore, sii giusto con gli eredi dell'ingiustizia, sii sollecito con i figli dell'abbandono. Fa' che tutto ciò che accadde non sia invano.

"Io, il Fondatore dei castelli, il Senza-nome in attesa."

Mar terminò la lettura emozionato. Allora chiese uno stilo, cancellò l'ultima parte e scrisse al suo posto: Asano no Kachi. Quindi porse il rotolo al castelliere. Questi lesse la correzione, la mostrò al suo Primo, poi agli sposi, rifece il rotolo e lo porse a Mar. Questi lo ripose nel cofanetto, si alzò e lo depose sul cuscino vuoto.

Il castelliere allora disse: "Abbiamo udito la voce del nostro avo, per l'ultima volta. Signore, dicci il tuo nome affinché noi ti possiamo dichiarare la nostra obbedienza."

Mar li guardò: "Se tu farai obbedienza a me, e con te la tua gente, significa che più nulla vi legherà a Nihon e che più nessun dovere né diritto, né pretesa potrete avere nei confronti di Nihon."

"Così è, Signore."

"Allora attendete."

Mar si alzò, si tolse gli abiti da Messaggero del Capo-Famiglia Nihon. Sotto aveva la leggera tunichetta bianco-azzurra, i colori degli Swooney. Quindi sedette di nuovo.

"Il mio nome è uno, ma sul pianeta sono conosciuto con vari nomi. Ma non mi chiedete come possa avervi portato io il Segno da Kyora?"

"Non sta a noi fare domande al Prescelto."

"Né quali sono i miei piani?"

"Se ti degnerai di parlarcene, ti ascolteremo. Se no, va bene ugualmente, Signore."

"Accettate ad occhi chiusi la mia volontà, senza neppure conoscerla?"

"La tua volontà sarà la nostra legge. E se la tua legge contrastasse con i nostri cuori, possiamo sempre sottrarci con il suicidio rituale."

Mar rabbrividì: "Se la mia volontà contrastasse con i vostri cuori, promettetemi prima di discuterne con me, perché si possa giungere ad un accordo."

"Così faremo, se tu lo comandi."

Mar non era ancora del tutto soddisfatto: "Anche i tuoi discendenti faranno così con i miei."

"Così sarà, se tu lo chiedi."

"Bene. Allora ascolta. Il mio nome è Swooney ni Mar, Capo-Famiglia di Boar. Ma questo nome deve restare segreto. Per ora mi si conosce come Eku Men Sunney Wymar e così voglio essere chiamato. Ma è a Swooney ni Mar ed alla sua Famiglia che farete atto di obbedienza."

I presenti si inchinarono: "Così sarà, Swooney Signore. Accetta la nostra obbedienza. Il casato Asano è tuo seguace, per il bene e per il male, per la vita e per la morte, per questa e per le future generazioni finché esisterà uno Swooney ed un Asano."

"Accetto la vostra obbedienza e dichiaro che da ora in poi la vostra casata sarà chiamata dei Boar no Asano ed il tuo nome sarà Boar no Asano no Kachi, in ricordo del Fondatore. Il vostro stemma resterà quello del Segno, ma ciò che era bianco diventerà nero e ciò che era nero diventerà bianco, per ricordare che non avete più legami con Nihon e con Kyora."

I quattro si inchinarono in segno di accettazione.

"Inoltre chiedo che tutti gli scritti del Fondatore, a parte ciò che riguarda il Prescelto, siano resi pubblici, stampati in locos e diffusi."

Di nuovo gli Asano di inchinarono. Quindi Mar spiegò loro chi lui veramente fosse e quali fossero i suoi piani, vincolandoli però al segreto.

"Dovrete collaborare con me perché Boar possa, fra centotré anni locali, tornare a far parte della Galassia. Durante tutto questo tempo la mia Famiglia e la tua Casa dovranno collaborare per preparare Boar e per unificarlo."

Asano no Kachi sorrise: "È bello e grande quanto tu ci proponi. Il Fondatore non si sarebbe certo tirato indietro né noi lo faremo mai. Puoi contare su di me su noi tutti, Signore."

Mar sorrise: "Vi ringrazio. Ma i miei uomini mi chiamano Mar... anche voi mi chiamerete così."

"Certamente Mar, Signore."

"E senza quel Signore, ve ne prego. Non vi sono abituato né lo sono i miei uomini."

"Come comandi, Mar."

Il giorno seguente Mar assisté alla cerimonia dell'attribuzione del nome e del Segno a tutte le urne dei discendenti del Fondatore. Il terzo giorno ci fu la cerimonia dell'assegnazione del nome a tutti i membri del castello Asa. Il quarto giorni tutti fecero atto di obbedienza a Mar. Quindi lo scortarono fino all'ostello e Mar fece ritorno a castello Sun.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
8oScaffale
scaffale 8
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008