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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 13
LIDJE TROVA I KRISHTAN

La gente toccava Lidje e lo sommergeva di domande. Dopo poco il Servo tornò accompagnato dall'Anziano, che in realtà era più giovane di lei, un uomo dalla pelle scura e lisci capelli neri, che indossava un'ampia tunica completamente nera.

Appena quest'ultimo comparve, tutti in coro dissero: "Anziano, benedici!"

L'uomo allora alzò una mano con le dita piegate in uno strano gesto, tracciò un ampio segno a mezz'aria e tutti ripeterono lo stesso segno su di sé chinando il capo, compreso Lidje. Mar restò lì, fermo, imbarazzato.

L'Anziano guardò alternativamente Lidje e Mar, poi rivolto al primo chiese: "È un fratello lontano, il tuo compagno?"

"Sì, è un fratello in cerca della luce."

Allora l'Anziano chiese a Lidje chi fossero e perché fossero venuti. Poi disse: "Bene, venite, vi presenterò al Difensore."

Mar si illuminò: "Avete anche voi degli Armati, dunque, o qualcosa di simile?"

L'Anziano sorrise: "No... il Difensore della Fede, il successore degli Inviati del Consacrato... L'unica sua arma è la Parola di Dio."

Mar faticava a star dietro a quei termini strani e nuovi per lui, a quel parlare per immagini e simboli.

"E... posso chiedere a questo Difensore il permesso per me ed i miei uomini di fermarci presso di voi?"

"No, il Difensore vi esaminerà poi vi presenterà al Padre della Comunità dei Santi di Boar... Lui solo può decidere."

"Questo Padre è il vostro capo, dunque?"

"No, il nostro unico e vero capo è il Consacrato."

"E dove vive il Consacrato?"

L'Anziano lo guardò un po' stupito ed allora Lidje spiegò a Mar: "No, il Consacrato è il Figlio di Dio e Dio lui stesso, vive ovunque e per sempre. Il Padre, se interpreto bene i loro termini, è il superiore di questa chiesa, la più alta autorità spirituale qui presente."

L'Anziano annuì. Giunsero in un altro agglomerato di case poco distante. Qui la comunità era riunita in cerchio sulla piazzetta, tutti avevano alcuni fogli in mano e cantavano sommessamente in un solenne coro a tre voci. Fra loro c'era un uomo dall'età indefinibile, imponente quanto un campione degli Armati ma con un'espressione serena e vagamente assente sul volto. Questo indossava una tunica nera come quelle viste fino ad allora ma con bordi magenta. L'Anziano si fermò e fece cenno ai due amici di attendere. Quando il canto finì, entrò nel cerchio e si inginocchiò davanti all'uomo.

"Difensore Albret, chiedo perdono se interrompo la preghiera del mattino..."

"Dimmi, figlio."

I due stavano parlando mentre Mar osservava attento e la gente del cerchio guardava verso di lui e Lidje con tranquilla curiosità.

Poi l'Anziano tornò: "Venite in casa del Difensore ed attendete. Appena sarà terminata la preghiera verrà a parlare con voi. Io torno alla mia adunanza. Che Dio vi protegga, fratelli."

Mar si guardò attorno. Erano in una stanza spoglia, severa, con pochi elementi di arredo. Tutta una parete aveva scaffali pieni di rotoli, fascicoli, tavolette e volumi. Su un'altra parete era dipinta la figura di un uomo giovane con una tunica bianca fluente, un cerchio d'oro dietro il capo, una lunga piuma d'uccello ed un foglio in mano ed un leone accucciato ai suoi piedi, un vero leone del pianeta Terra di quelli che Mar aveva visto da ragazzo allo zoo dell'Università.

Attorno ad un tavolo basso vi erano bassi sgabelli. Sul tavolo era appoggiato quel simbolo chiamato croce ma su questo era rappresentato anche un uomo seminudo... insanguinato ed inchiodato!

Mar guardò Lidje: "Quello, cosa rappresenta?"

"È il Consacrato."

"Un uomo torturato, moribondo? Ma è assurdo! Non m'avevi detto che..."

"Ti spiegherò, Mar."

"Quello sarebbe un dio? Il tuo dio? Ma allora che differenza c'è con i riti che facevano sull'isola?"

"Molta..."

"Non eri tu che mi dicevi che la vita è sacra e che quel tuo dio... Io-Sono è amore?"

"Certo."

"E far morire un uomo così, torturarlo e ammazzarlo in quel modo..."

"I Potenti della Terra l'hanno ucciso, ma lui ha trionfato sulla morte, perché l'Amore trionfa sempre..."

In quel momento arrivò il Difensore. Mar notò allora che aveva una specie di piccolo cappello a cupoletta color magenta sulla nuca ed il solito cordoncino con la croce al petto. Appena il Difensore entrò Lidje si inginocchiò. Mar, incerto, lo imitò. Il difensore pose la mano sulla testa di Lidje, poi fece alzare Mar.

"Sedete, fratelli. Mi si dice che tu sei krishtan. Per poterti ammettere alla Cena è mio dovere verificare se la tua fede è retta..."

Lidje annuì. Mar ascoltò con interesse la specie di esame che allora iniziò. Il Difensore poneva domande apparentemente semplici e banali a cui Lidje rispondeva con complesse frasi. Mar era perso ma il Difensore sorrideva soddisfatto.

Alla fine disse: "Ottimo, figliolo, ora è bene che tu indossi il simbolo della nostra fede..." disse e gli mise al collo un cordoncino con la croce.

"Difensore, vorrei confessare le mie colpe. Da anni non ne ho l'opportunità, essendo stato isolato e non avendo mai incontrato nessun ministro del Signore."

"Certo, figliolo, quando vorrai. Ma ora andiamo dal Padre, il tuo amico deve chiedergli ospitalità e non è bene che i suoi uomini attendano."

Uscirono di nuovo e passarono attraverso molti gruppi di case finché giunsero ad un agglomerato al centro del quale sorgeva una costruzione più grande con una torre più alta delle altre. Accanto c'era una delle solite casette con la porta spalancata.

Il Difensore si affacciò all porta e disse: "Benedici, Padre!"

Dall'interno giunse la risposta: "Lo Spirito di Dio ti benedica. Entra!"

Entrarono. In una stanzetta simile a quella in cui erano stati c'era una donna dai capelli argentei che aveva una tunica magenta con i bordi neri. Aveva un volto severo da cui irradiava una grande forza d'animo. Tutti si inginocchiarono ed la donna, che era il Padre, tracciò l'ampio gesto. Notò che Mar non lo ripeteva ma non disse nulla. Il Difensore li presentò.

Il Padre guardò i due nuovi venuti poi chiese a Lidje: "Questo è il tuo capo?"

"Sì, Padre, il mio capo ed il mio migliore amico."

"Un fratello lontano?"

"Sì, Padre, ma un vero fratello."

"La tua vita è affidata a lui?"

"Dopo Io-Sono ed i suoi inviati, sì, Padre."

La risposta parve soddisfare il Padre: "Sedete, figlioli. Quale è il tuo nome?"

"Mar... Padre."

"Quasi uguale a quello di uno dei quattro Ispirati... Ed il tuo?"

"Lidje."

"Ah, come San Lidje sposo e testimone... San Lidje di Shunter..."

"Sì, Padre."

"Bene, Mar. Quale è il tuo rango nella società da cui provieni?"

Mar rispose: "Capo... può bastare."

"Che cosa chiedi, Capo Mar?"

"Ecco, vedi, Lidje desiderava trovare la gente della sua religione e noi l'abbiamo accompagnato e scortato. Vorremmo restare alcuni giorni qui a Verotempio affinché Lidje possa rigenerare il suo spirito e noi riposare. E se possibile ci piacerebbe conoscere la vostra storia, la vostra organizzazione, le vostre usanze... poi tornare alla nostra città."

"Vi interessa la nostra fede?" chiese la donna.

"Ci interessa tutto ciò che non conosciamo... Padre."

"Se venite in pace, siete i benvenuti. Però vi avverto, non un'arma può entrare in Verotempio né un cuore impuro. Sarete ospiti delle nostre famiglie, purché rispettiate le nostre usanze ed il nostro credo. Per noi ogni fratello è benvenuto purché non manchi di rispetto e non dia scandalo. So per esperienza che spesso il forestiero ha usanze che noi non possiamo condividere. Perciò vi prego, almeno finché sarete nostri ospiti, non giocate con il sesso fra voi né tentatelo con i krishtan, non trascendete nel bere e nel mangiare, nel gioco e negli scherzi, non deridete i nostri riti, non..."

Mar la interruppe: "Scusami, Padre. Sicuramente nessuno di noi vorrà turbare i membri di questa comunità... ma non conosciamo le vostre usanze ed i vostri tabù e perciò rischiamo di fare qualcosa di... sconveniente o offensivo, senza volerlo. Forse è meglio perciò che i miei uomini usino le loro tende e mangino e dormano a parte. Durante il giorno, se avete tempo libero, ci si potrà incontrare, parlare..."

Il Padre annuì: "La tua prudenza ti fa onore. Ma qui le notti sono molto fredde e la terra è dura. Se i tuoi uomini avranno la tua prudenza non ci saranno di certo grossi problemi. Io sono a tua disposizione per rispondere in quel che posso alle tue curiosità." Il Padre si alzò: "Vai a chiamare i tuoi uomini e portali qui. Io ora chiamo i Servi delle comunità. Ognuno dei tuoi uomini sarà ospite di una delle comunità."

Mar con Lidje ed il Difensore uscirono e tornarono dai volontari mentre dall'alta torre il suono squillante e metallico prendeva a diffondersi con un ritmo particolare. Quando Mar tornò con i suoi uomini, nella piazza attorno al Padre erano riuniti tutti i Difensori, gli Anziani ed i Servi. Il Padre parlò e chiese che ogni comunità ospitasse uno degli stranieri.

Allora chiese la parola Mar: "Prima di accettare la vostra generosa ospitalità, devo fare due discorsi: uno a voi krishtan, uno ai miei uomini..."

Chiese ai primi di aver pazienza per i loro eventuali, involontari errori ed ai volontari di agire con prudenza e con rispetto.

Quindi ogni Servo invitò uno degli uomini di Mar e alla fine restarono solo Mar con Belm, ospiti del Padre. La donna li portò nella sua casetta, su una delle collinette.

"Bene, Capo Mar, sono a tua disposizione."

Mar le chiese da quando esistesse la loro città e quale ne fosse la storia. Il Padre raccontò.

La loro storia aveva inizio nell'anno 2518 del pianeta Terra, ai tempi che loro chiamavano della "Grande Persecuzione". La Chiesa Krishtan Unita aveva preso posizione contro la cosiddetta "Legge della Procreazione Incontrollata" voluta dalle Famiglie per popolare i nuovi pianeti colonizzati ed appoggiata dal governo che a quei tempi si chiamava ONU. Questa legge premiava la nascita di figli non legati alla formazione di famiglie, procreati senza la sicurezza economica ed educativa di una procreazione responsabile. C'era gente che viveva facendo figli uno dopo l'altro e vendendoli poi, appena svezzati, alle Famiglie ed alle Imprese che li allevavano in apposite "scuole" per farne coloni da inviare sui pianeti via via scoperti. Era una vera e propria forma di schiavitù pianificata e legalizzata.

La chiesa in quei tempi aveva un discreto ascendente sulla gente: si calcolava che almeno il quaranta per cento della popolazione del pianeta Terra fosse krishtan praticante e comunque il settanta per cento di diceva krishtan. La chiesa aveva protestato, aveva impegnato i suoi fedeli a non aderire alla campagna, anzi ad opporsi ad essa con tutti i possibili mezzi legali, primo fra tutti quello di non procreare troppi figli e non fuori dal matrimonio e soprattutto di non alienarli. Inoltre i krishtan si erano impegnati a comprare i piccoli e ad adottarli, sottraendoli così alle Famiglie ed alle Imprese.

La reazione fu dura e violenta. Per prima cosa i krishtan che obbedivano alla chiesa persero il lavoro. Gli stessi Sindacati si schierarono in parte contro la chiesa krishtan. Ma il movimento di resistenza proseguiva, appoggiato in parte anche da non credenti. Allora si cominciò a lanciare false accuse contro la gerarchia della chiesa, si procedette ad arresti ed a processi farsa. La battaglia fu dura e la situazione era sempre più tesa. Qualche krishtan abiurò alla sua fede, ma fra fedeli e non credenti, ancora il cinquanta per cento della popolazione era mobilitata contro quella legge.

Nel 2597 la situazione precipitò: ci fu il primo attacco esplicito contro la chiesa krishtan. Sul pianeta Terra, nella nazione chiamata Eurun, nella antica città di Rom, viveva il capo della chiesa, cioè il Papa. Qui il Papa, cioè il simbolo dell'unità nella fede, con quasi tutti i Padri della chiesa si erano riuniti nel Secondo Concilio Ecumenico Gandolphyano. Durante una sessione del concilio tutto il complesso dei palazzi in cui erano riuniti saltò in aria: dei più di cinquemila Padri solo poche decine si salvarono. Il governo ONU fece un'inchiesta formale da cui non si scoprì nulla...

I pochi Padri superstiti si nascosero. Elessero un nuovo Papa, essendo morto nel tragico massacro il vecchio Papa Johane Marks VI. La loro prima preoccupazione fu visitare tutte le nazioni di terra ed i pianeti, superando controlli e difficoltà, travestendosi e viaggiando spesso sotto mentite spoglie, per consacrare nuovi Padri per le varie chiese locali. Nel 2643 si poté riunire un nuovo Concilio Ecumenico su uno dei pianeti colonizzati. Fu il primo Concilio di Nowtek. La battaglia contro la legge della Procreazione Incontrollata stava languendo e bisognava rilanciarla con forza, nonostante ormai solo il ventidue per cento della popolazione avesse ancora il coraggio di dichiararsi krishtan.

Inoltre c'era una nuova legge da combattere, la "Legge della Procreazione Pianificata" secondo cui il governo di ogni pianeta aveva il diritto di fare interventi di ingegneria genetica sugli embrioni umani per far nascere persone adatte a particolari condizioni di vita o di lavoro. Questo Concilio doveva essere segreto... ma qualcuno tradì la chiesa. Il concilio era appena iniziato quando si seppe che un forte contingente di milizie private pagate dalle Famiglie stava dirigendo verso il luogo dove erano riuniti tutti i Padri.

Allora un certo numero di Padri si offrì per permettere al Papa ed ai più importanti Padri di salvarsi: su circa duemila cinquecento Padri lì riuniti, settecento cinquanta si travestirono con i paramenti usati dal Papa e dai Consiglieri della Chiesa, salirono tutti su un'astronave e fuggirono. Frattanto gli altri Padri e lo stesso Papa, indossati abiti normali, si confusero con gli abitanti di Nowtek.

Le milizie inseguirono quella astronave mentre forse gli altri si mettevano in salvo. L'astronave in fuga fu intercettata e le fu intimato l'alt. Cercò di forzare il blocco. Fu sparato sui suoi propulsori fino ad immobilizzarla. Molti morirono o perché vicini alla zona dei propulsori o per mancanza di aria. Circa trecento Padri furono fatti prigionieri. Maltrattati, torturati perché rivelassero dove erano gli altri, e per questo si pensa che gli altri si fossero salvati, molti Padri morirono per le torture subite. Conoscendo il nostro credo ed i nostri principi morali, i superstiti furono sottoposti alle pratiche più umilianti e degradanti... quello che rimase, e cioè esattamente settantanove Padri, furono infine esiliati sul pianeta Ross: era l'anno 2649.

Appena giunti su Boar i loro antichi iniziarono con coraggio un'intensa opera di proselitismo fra i prigionieri del pianeta. Altri Padri pagarono con la vita la loro predicazione. Ma quelli rimasti ed un piccolo nucleo di convertiti, continuarono per anni a girare il pianeta ed a predicare. Dalle loro cronache pareva che in quegli anni la chiesa di Boar contasse fra le mille novecento e le duemila anime. Ma gli Shentist li avversavano e facevano del tutto perché fossero cacciati dalle città.

Così, anche su Boar erano perseguitati, scacciati, assaliti, evitati, derisi. Finché nel 2691 i krishtan di Boar si unirono in carovana per fondare la loro città, la prima Verotempio. Ma questa, nel 2713 fu assalita e distrutta completamente dai Predoni. I superstiti si ritirarono più all'interno, nelle zone ancora inesplorate e fondarono una nuova città che chiamarono nuovamente Verotempio. Nel 2965 questa seconda città fu rasa al suolo dai Furashin, una setta derivante da un'antica religione del pianeta Terra, i Darkwish dei Mushillam, feroci avversari del krishtan.

Quelli che riuscirono a mettersi in salvo, avendo ancora fra di loro alcuni Padri, salirono nelle terre inesplorate del nord, marciarono per più di un anno, andando il più lontano possibile da tutti e da tutto, e fondarono questa Verotempio. Ormai da più di cinquecento anni la chiesa di Boar viveva in pace, con solo due incursioni, una avvenuta nel 3206 e l'altra nel 3421...

Mar chiese al Padre perché non si fossero mai difesi con le armi...

Il Padre sorrise: "La nostra difesa è il Signore Dio, Io-Sono... Nonostante tutto la nostra chiesa è ancora viva ed in aumento... Vedi, il tuo amico Lidje è un krishtan, quindi anche nella Galassia ancora esiste il popolo di Dio. Ed anche qui su Boar i credenti alzano lodi ad Io-Sono..."

"Ma non ha senso continuare a fuggire e nascondervi. Un buon castello di Armati vi potrebbe difendere..."

"Uccidendo? No, meglio che muoiano dieci di noi che un solo nemico..."

"Ma non ha senso!"

"È la pazzia dell'Amore. Io-Sono sa quel che deve accadere, e perché e come... tutto il resto non è che un granello di polvere... Se anche noi fossimo uccisi, altri sorgeranno a proclamare il Suo Nome..."

Mar scosse il capo: "Non vi capisco. Tutti i krishtan la pensano così, l'hanno pensata sempre così?"

"Purtroppo no... l'uomo è debole... a volte si lascia accecare dal potere. Dimentica che il Figlio di Dio si è lasciato uccidere dal Potere, pur avendo i mezzi per combatterlo ed annientarlo... Ma quel che io posso dirti è ben poca cosa. Tieni, leggi queste pagine, ti dono una copia della Buona Notizia, il nostro libro... forse potrai capire..."

Mar lesse quel testo, ne discusse con Tha e con Lidje, poi con il Padre.

"È molto interessante... ma io non me la sento di credere in tutte queste cose... sarebbero certamente belle se tutti fossero così, ma poiché non lo sono... Se nessuno usasse mai le armi, io distruggerei tutte le mie, ma finché un uomo minaccerà un essere debole ed indifeso con le sue armi, io impugnerò le mie... Un Dio che può tutto, perché non disarma tutti?"

"Perché così violerebbe la fondamentale libertà degli uomini, e saremmo tutti solo delle marionette in suo potere..." rispose il Padre.

Mar si informò poi sull'organizzazione della comunità di Verotempio. Lo colpì il sistema che usavano. Ogni gruppo eleggeva il suo rappresentante ma l'elezione diveniva effettiva solo quando l'autorità superiore lo nominava, loro dicevano che lo "consacrava". In caso di dissidio si ricorreva all'autorità ancora superiore. Solo per la più alta carica, quella del Padre su Boar, o del Papa nella Galassia, la persona veniva eletta e basta se era stato eletto dai due terzi di tutti gli aventi diritto a voto. L'autorità era religiosa e civile allo stesso tempo.

Tutti potevano sposarsi fra loro, senza distinzioni di casta, di sesso o altro. Per esempio il Padre era sposata con un semplice Santo. I figli non ricevevano nessun particolare onore né ruolo. I figli del Padre o quelli di un Santo erano assolutamente uguali. Le cariche erano a vita ma non ereditarie, anche in caso di rinuncia cessava il ruolo civile ma non quello religioso. Così, per esempio uno dei Difensori, dopo una gravidanza particolarmente difficile, si era ritirata.

Ogni nomina, o consacrazione, doveva avvenire con l'intervento dell'autorità superiore e di due altri suoi pari grado. Tutti i membri della comunità krishtan erano suddivisi in diversi gradi, o ruoli, o gerarchia. Tutti erano chiamati Santi. Ogni gruppo di Santi eleggeva un Servo, un certo gruppo di Servi eleggeva un Anziano, questi eleggevano un Difensore, i Difensori eleggevano un Padre, i Padri eleggevano i Consiglieri e questi eleggevano il Papa, detto anche Vicario. La più alta autorità su Boar era il Padre, in quanto, essendo esiliato come gli altri, non poteva partecipare alle elezioni dei Consiglieri della Chiesa.

Il sistema sembrò a Mar abbastanza semplice, funzionale ed efficiente per cui oltre a registrare tutto il colloquio con il Padre, prese anche diversi appunti. Poi Mar chiese se poteva visitare la grande costruzione, il Tempio, il luogo centrale di culto. Vi fu ammesso in un momento in cui non vi si celebravano riti. Era una grande stanza a pianta stellare con al centro un tavolo basso e lungo e tanti cuscini attorno. Accanto al tavolo, da un lato vi era un leggio con sopra il loro libro sacro. Dall'altra c'era un grande croce con il Consacrato rappresentato a grandezza naturale, in modo molto realistico. Sotto la croce c'era un cofano istoriato con un lume sempre acceso davanti. Dicevano che contenesse il corpo di Dio. Mar lo trovò strano, tanto più quando gli spiegarono che era una specie di focaccia e del liquore rosso ottenuto facendo fermentare un frutto.

Fra tutte le religioni, questa dei krishtan gli sembrava la più piena di contrasti. Credevano in un dio unico, perfetto, puro spirito, invisibile, immateriale... e poi dicevano che un po' di cibo era veramente, e non solo simboleggiava, il suo corpo. Chiedeva ai suoi fedeli di tendere alla perfezione, poi li accettava anche se pieni di difetti senza per questo farne un dramma. Minacciava punizioni terribili e largheggiava nel perdono... Difendeva la vita ed esaltava la morte. Propugnava la sapienza di Dio ed affermava la pazzia dell'Amore... Mar era confuso.

"Certo che di tutte le religioni di cui ho avuto notizia fino ad ora, questa è la più complessa, la più piena di misteri. A volte sembra che sia di una semplicità estrema, a volte sembra di impazzire nel cercare di seguirne tutte le implicazioni..." disse Mar a Tha.

Lidje era felice, sembrava rifiorito. Solo su un punto pareva perplesso ed un giorno ne parlò con il Padre, alla presenza di Mar.

"Padre, una cosa non capisco: perché restare nascosti quassù? Un intero pianeta sembra non conoscere la Buona Notizia... Se ogni famiglia di Verotempio cercasse di stabilirsi in una diversa città o villaggio, tutta Boar sarebbe percorsa dal Buon Annuncio. Anche il Consacrato ha detto: andate ed annunciate a tutte le genti la buona notizia..."

Il Padre annuì: "Sì, alcuni di noi la pensano come te. Ma non ci sentiamo ancora pronti per affrontare il mondo. Forse un giorno... Io-Sono ce lo farà capire. Anche il Consacrato, prima di girare la sua terra e predicare ha passato molti anni in silenzio, e anche dopo aver iniziato a predicare, a volte si ritirava in preghiera in un luogo deserto e sfuggiva le folle... Inoltre ai suoi uomini disse: se entrate in una città e non vi ascoltano, scuotete la polvere dei vostri sandali ed andate via dalla città..."

Lidje non sembrava soddisfatto da questa risposta. Più tardi si confidò con Mar: "Qui è tutto bello, tutto giusto... ma mi dà l'impressione di una comunità chiusa in se stessa, statica... non mi va. Da una parte mi piacerebbe restare, dall'altra sento che non potrei resistere a lungo, qui..."

"Se desideri restare, comunque, io non mi oppongo, anche se mi dispiacerebbe perderti."

"No. Ne ho già discusso con il Padre. Lei ha molto insistito che io restassi ed è rimasta alquanto perplessa quando ho rifiutato. No... Ho chiesto di darmi il loro calendario della Pesakh, perché spero di poter venire a celebrarla qui ogni tanto con loro, se tu me lo permetterai. Ma a parte questo, per quanto mi costi, sento che il mio posto è con te... con Boar."

Restarono a Verotempio per un intero mese. Alcuni degli uomini di Mar sembravano colpiti ed interessati da quella religione e chiesero come fare per esservi ammessi. Fu loro risposto che l'unico modo era restare a vivere a Verotempio. Mar li lasciò liberi di scegliere ma nessuno decise di fermarsi, anche se qualcuno un po' a malincuore.

Ripartirono il ventinove dell'ottavo mese e rientrarono in Cenco il ventuno del mese seguente, dopo un viaggio di ritorno simile a quello di andata durante il quale trovarono e visitarono diverse nuove città dell'interno. Durante il viaggio di ritorno diversi uomini di Mar parlarono a lungo con Lidje della sua religione e questi la spiegava loro pazientemente usando spesso la copia del Libro delle Due Alleanze avuta in dono dal Padre. Mar gli chiese perché, essendo il capo di Verotempio una donna fosse chiamata Padre e non Madre. Lidje spiegò che il termine non aveva una connotazione sessuale, perciò si usava semplicemente il termine più neutro, proprio per dire che il sesso non c'entrava per nulla né cambiava l'essenza del ruolo.

D'altra parte in alcune antiche lingue del pianeta Terra tutti i sostantivi avevano un genere espresso da una terminazione o da un articolo, a differenza del locos.

Così Mar apprese con stupore che per gli antichi, a seconda dei popoli, il sole era maschio e la luna femmina o viceversa, che l'albero era maschio ed il frutto o la foglia femmina e così via. Mar si chiese, divertito, che senso potesse avere...

"La nostra chiesa è stata una delle ultime ad abolire la sessualità dei termini e dei ruoli. L'uomo antico era così... anche se spesso c'erano delle incongruenze. La mano era femmina, in certe lingue, anche se apparteneva al corpo di un maschio... vedi quanto fosse assurdo? Non si sa, o per meglio dire io non so, come e perché si fosse giunti a questa sessualizzazione di tutti i sostantivi. Poi gradualmente si affermò una lingua, lo yinglish, e subito dopo un'altra lingua, lo Spanglish, in cui queste distinzioni erano molto poche. Trionfò infine la nostra attuale lingua, il locos, scritta in logo-fono-grammi, che ha ancora meno queste categorie di genere. A noi oggi sembra naturale che un lui ed un lui possano sposarsi, qualunque sia il sesso dei due, ma anticamente solo un lui maschio ed un lui femmina potevano farlo..."

"Davvero? Ma è ridicolo ed assurdo!"

"Oggi a noi sembra così... Ma d'altronde il termine madre e padre che ancora usiamo sono il residuo di questa mentalità antica. Infatti, se anche dicessimo per esempio che Verol, che è donna, è il padre di Gluyd, cosa cambierebbe? Resta il fatto che è lei che l'ha partorito, ma perché deve essere necessario dirlo?"

"Beh, Verol è la madre di Gluyd ma non di Tryon, per esempio..." obiettò Mar.

"Sì, ma questo non c'entra e non cambia il problema. E d'altronde Tryon anche se è stato adottato, la chiama madre, comunque. Pensa che una volta si distingueva fra un figlio femmina ed un figlio maschio, tra un fratello femmina ed un fratello maschio, fra uno sposo femmina ed uno sposo maschio con termini differenti..."

"Ma non serve a niente!"

"Lo so, così come non servirebbe dire se uno è madre o padre, basterebbe dire che è genitore... o Padre, appunto come dicono i krishtan. Eppure ancora lo facciamo. L'unico caso in cui può essere importante sapere se uno è maschio o femmina è in occasione del rapporto sessuale, perché ognuno preferisce solitamente persone di un ben determinato sesso e non vuole rapporti con un sesso diverso da quello che gli piace, a parte i bisessuali, s'intende. Ma in fondo, anche in questo caso non servirebbe il termine, la parola: lo si vedrebbe chiaramente dal corpo... eppure ancora usiamo i due termini."

Mar annuì: "Non ci avevo mai pensato. Ma pure, per esempio nelle Case dei Piaceri per un cliente era più semplice dire se voleva un intrattenitore maschio o femmina..."

"Sarebbe bastato specificare: del mio stesso sesso, o dell'altro sesso... oppure che era indifferente... Comunque, ammetto che il termine maschio e femmina hanno un senso se non altro perché la biologia dei due esseri è differente... ma non per tutti gli altri."

"Comunque, visto che ci sono questi termini, usiamoli."

"Sì, certo, non dico di no. Volevo solo farti vedere e capire come era in antichità. Oltretutto in antichità, presso il novantanove per cento dei popoli un sesso prevaleva sull'altro ed era di solito il maschio: il maschio era considerato un essere superiore, la femmina un essere inferiore, quindi tutto il potere era concentrato nelle mani dei maschi..."

"È assurdo! Davvero era così?"

"Sì, era così. Ed anche un uomo dalla pelle chiara era reputato superiore ad uno dalla pelle scura..."

Mar rise: "Ma è come se dicessi che un uomo con i capelli neri vale di più di uno con i capelli biondi, o che chi ha i capelli ricci è meglio di chi li ha lisci! È semplicemente stupido!"

"Oggi a noi sembra così. Ma chissà quante cose che a noi oggi sembrano giuste e normali, un domani saranno giudicate assurde e stupide dai nostri discendenti. Ancora oggi l'uomo della Galassia si considera superiore, per esempio, al boariano... come l'Armato si considera superiore al Libero... o il membro di una potente Famiglia al suo faticante..."

"Già, è vero... Finirà mai questa storia? Questo atteggiamento?"

"Non so, ma spero di sì, come è cessata la discriminazione basata sul sesso, sull'orientamento sessuale, o sul colore della pelle."

"Sperando che poi non ne spunti fuori un'altra..."

"Già!"

Tornati a Cenco, Mar si fece mettere al corrente sulle ultime novità. Seppe che era stato cercato dal Presidente della nazione Tol degli Armati, dal Tecnarca e da un nobile del castello Asa.

Il Presidente voleva indire una riunione di Reggenti per affrontare il problema dei Predoni. Questi infatti parevano essersi fatti più audaci del solito ed assalivano sempre più spesso carovane o piccoli castelli di villaggi. Mar propose di rastrellare le campagne ed i territori fra le città per snidarli, ma gli fu obiettato che per farlo si sarebbero dovuti inviare troppi Armati fuori dai castelli, indebolendone così le difese. Allora Mar propose di assoldare i Mercenari affinché svolgessero questo ruolo di rastrellamento. Gli Armati consideravano i Mercenari quasi una sotto-specie rispetto a loro e l'idea di pagare i Mercenari non incontrò molto il favore dei reggenti presenti, anche perché sarebbe comunque costato troppo.

Il problema esisteva, ma la tradizione voleva che una decisione comune fosse valida solo se presa all'unanimità, cosicché si perse molto tempo per cercare un accordo, per discutere, senza decidere nulla. Allora Mar propose ai Reggenti che erano d'accordo con lui di sottoscrivere il Nuovo Patto, allargandolo anche al problema dei Predoni. Su otto Reggenti, compreso Mar, cinque accettarono quest'ultima proposta. Restava però il problema di come pagare i Mercenari. Ogni castello infatti, riscosso il tributo annuale dai cittadini, pagate le spese di mantenimento del castello e dei suoi uomini, inviato il contributo annuale al Reggente, non aveva più una gran somma di denaro a disposizione.

Mar allora fece notare che i castelli avevano troppo personale non combattente: per ogni Armato infatti c'era uno scudiero ed un famiglio o un servo. Perciò, anche ammettendo l'utilità dello scudiero e valutandolo come "mezzo Armato" ogni castello aveva almeno la metà degli uomini che non erano combattenti, senza contare poi i figli e gli anziani. Se il castello si fosse organizzato in modo diverso... Quattro Reggenti e lo stesso Presidente insorsero: la tradizione così voleva e così doveva essere. Un Armato o uno scudiero non avrebbero potuto abbassarsi a fare il lavoro di un famiglio e meno ancora di un servo.

Mar proclamò che lui non si sarebbe affatto sentito sminuito a pulire le latrine, o a fare da mangiare o lavare i panni e così via... In breve tutti discutevano con foga.

Uno dei reggenti, un volontario di Mar, gli suggerì di non insistere: "Ti stai alienando le simpatie, così..." gli disse.

Mar accettò il consiglio e gradualmente tornò la calma nella riunione. Eppure Mar era tutt'altro che soddisfatto. I castelli gradualmente erano diventati organismi chiusi, statici, incapaci di affrontare i problemi. D'altronde, anche affrontando il problema dall'altra parte se ne ricavava ben poco. Il forte numero di Predoni e di Sbandati presente su Boar derivava dal sistema chiuso, sospettoso, autocratico delle città del pianeta. Chi non si adattava alla vita dei gruppi sociali delle città, o diventava un Libero, o un Artista, o un Predone o uno Sbandato... non c'era altra via... e non tutti avevano il coraggio di un Libero o il talento di un Artista... Ma anche su questo discorso Mar trovò ben poca comprensione.

Inoltre anche nei castelli in cui Mar aveva i suoi uomini, e persino nel castello Sun, il discorso di ridurre il numero di scudieri, famigli e servi non sarebbe stato recepito facilmente... Mar era certo che la maggior parte degli Armati si sarebbe opposta... benché... forse poteva tentare. Se avesse avuto un castello suo, veramente e completamente suo come quello di Acquevive...

Sciolta la riunione con ben pochi risultati, Mar si recò con una piccola scorta a Castelvecchio, con la scusa di rivedere gli scritti del Fondatore. In quel periodo c'erano anche altri ospiti a Castelvecchio, fra cui anche due gonfalonieri del Federal.

Qui giunto, Mar cercò di capire chi fosse il nobile Asa che l'aveva cercato, ma sembrò che nessuno ne sapesse nulla. Quando fu ricevuto dal castelliere, Mar gli chiese perché gli scritti del Fondatore non fossero stati più diffusi fra gli Armati e quindi più conosciuti.

Il castelliere lo guardò a lungo con espressione imperturbabile, prima di rispondergli: "Quel che deve essere conosciuto... è già conosciuto."

Mar era tentato di dirgli che lui aveva letto anche i testi scritti nell'antica lingua morta, ma poiché lui non la conosceva e non avrebbe potuto spiegargli come aveva fatto per leggerli, non disse nulla.

Solo insisté: "Molte cose scritte dal Fondatore mi sembrano veramente importanti... eppure mi sono reso conto che ben pochi le conoscono... io ho fatto stampare dai volumisti Introw alcuni estratti dei suoi scritti e molti castellieri e Reggenti sono sembrati molto interessati... Vorremmo conoscerne di più..."

"Gli scritti originali sono a disposizione di tutti..." ribatté flemmatico il castelliere Asa.

Mar annuì: "Ma troppi castelli sembrano rinchiudersi sempre più nel loro guscio... diventare sempre più individualisti... La Federazione sembra avere sempre meno ragione di esistere, è qualcosa di sempre più superficiale, labile, simbolico. Tutto ciò non è esattamente quello che il Fondatore voleva."

"È vero, è come dici tu, concordo con la tua analisi... Ma che ci si può fare? Evidentemente i tempi non sono ancora maturi..."

"E non possiamo fare nulla per farli... maturare?"

"Tu? Io?"

"Anche."

"Ci sono solo due mezzi. Uno è cambiare tutti gli Armati. Sei in grado di farlo, tu?"

"No... benché gli scritti del Fondatore potrebbero contribuire. E l'altro metodo?"

"Cambiare le strutture, rendere la Federazione dei castelli più unita e solidale, dare più voce in capitolo alle strutture, dare più potere al Federal, poi ai Presidenti, un po' meno ai Reggenti, e ancor meno ai castellieri... Tu sapresti come fare?"

"Non ancora, ma ci si potrebbe pensare."

"Io, vedi, ho le mani legate. Io in realtà sono più un simbolo vivente che altro, non ho alcun potere effettivo."

"Ma anche un simbolo ha un suo peso, se posto su un piatto della bilancia..."

"Quando i tempi saranno maturi... so come far valere il mio peso."

"Ma i tempi, quando saranno maturi?" chiese Mar.

"Quando verrà..." rispose l'altro ma s'interruppe.

"Chi?" chiese Mar.

Avrebbe voluto dire "il Prescelto"... ma sapeva che se ne parlava solo nelle pagine scritte nella strana lingua morta.

"Perché pensi che sia una persona?" gli chiese il castelliere scrutandolo dritto negli occhi.

"Lo sento... e mi chiedo come potrai riconoscere quella persona, quando te la troverai davanti..."

Il castelliere Asa fece un sorriso indefinibile, quasi volesse dire: oh, lo riconoscerò ben io... ma non disse nulla. Mar si sentiva irrequieto, agitato. In quel preciso momento ebbe un'idea: doveva recarsi su Kyora, incontrare il Capo-Famiglia di quel pianeta, fare lì ricerche sul Fondatore, scoprire che cosa potesse essere il "Segno"...

Tornato a castello Sun, salutò Tha e si preparò per recarsi sul pianeta capitale della Tecnarchia, Arom. Decise infatti di recarsi prima dal Tecnarca e solo al ritorno di fermarsi sul pianeta Kyora, ora chiamato Toshi, ed infine su Niuketol per prendere Vokka e Selte e portarli con sé su Boar per le vacanze. Formalhaut, Betelgeuse e Gamma Crucis, i soli dei tre pianeti, formavano quasi un triangolo equilatero nella Galassia, ma grazie al transtar poteva compiere quel lunghissimo viaggio in una manciata di minuti. Il più era il tempo richiesto per fermarsi su ognuno dei pianeti. Arrivato su Arom, fu ricevuto quasi subito dal Tecnarca.

"Swooney ni Mar, questa serata scorre."

"Questa sera scorre, Tecnarca. Ho saputo che volevi vedermi..."

"Sì. Sono passati ormai dieci anni standard dalla nostra vittoria sull'UPO. Ancora due zone, come ben sai, sono in mano ai generali dell'UPO ed in una delle due è compreso il pianeta Terra del sistema Sol, il tuo pianeta di origine..."

"Sì, lo so."

"Io credo che sarebbe bene per la Tecnarchia tentare di conquistare almeno il sistema Sol, se non l'intero Raggio in cui il sistema è compreso."

"Perché?"

"Per il suo valore simbolico. Terra è il pianeta da cui ha avuto origine tutta la vita umana ora disseminata per la Galassia."

"Capisco."

"Ma la nostra vittoria ha avuto come risultato una specie di... infiacchimento della volontà delle Famiglie. Vedi, il mio potere si può facilmente esercitare contro una singola Famiglia... ma non contro tutte. E sento che sarebbe inutile se chiedessi ora di formare una flotta da guerra per conquistare quel piccolo pianeta sperso ai bordi della Galassia. Non posso chiederlo, perché un esplicito rifiuto minerebbe la mia autorità... eppure sento che se non ci muoviamo, ci sederemo ancor più sulla nostra vittoria.

"Non temo attacchi da parte delle forze dell'UPO, perché siamo ancora troppo forti in confronto a loro. Ma nello stesso tempo... Prima ogni Famiglia ha combattuto per il suo pianeta, non veramente per la Galassia, ed ha accettato che le sue forze fossero coordinate sotto un solo comando per essere certa di salvare il proprio pianeta. Se si tentasse di conquistare Terra, sarebbe la prima volta che le Famiglie si impegnerebbero per qualcosa di veramente comune, che non porta un vantaggio diretto alle singole Famiglie. Che interessa tutti in generale e nessuno in particolare..."

"Perché ne parli a me, Tecnarca. Sai che la mia potenza è minuscola... Ross è uno dei pianeti meno ben armati della Galassia, con meno uomini e senza proventi..."

"Sì, ma tu puoi fare altro, per me. Tu puoi cercare di convincere le Famiglie. Tu sei nato su Terra, tutti i fondatori delle Famiglie sono nati su Terra come te, magari mille e più anni fa, ma è la patria comune. Se sei tu a proporlo, forse c'è una probabilità di successo... e se anche dicessero di no, lo dicono a te e non a me..."

Mar rifletté a lungo: "Non so, Tecnarca. Io non amo la guerra, specialmente una guerra di prestigio... ed inoltre questa missione mi sottrarrebbe troppo tempo al lavoro su Boar e soprattutto alla mia famiglia..."

"Ho pensato anche a questo. Potrei permettere al tuo sposo di seguirti. Potresti alternare periodi sui pianeti a periodi sul tuo Boar. Ti darei una tessera di transito per i transtar, per te e tutta la tua famiglia, di valore e durata illimitata. Inoltre raddoppierei la tua dotazione annuale, attingendo alle mie casse personali la differenza, affinché tu possa non sfigurare quando girerai per i vari pianeti, ed affinché tu possa fare anche di più per il tuo Boar..."

"Se anche accettassi, Tecnarca, prima di aver visitato tutti i Capo-Famiglia, quanti anni passeranno? Metti che in media io possa visitare due pianeti in un mese standard... venti pianeti in un anno, è un massimo. Quaranta anni di lavoro..."

"Lo so, sembrano tempi troppo lunghi... ma ogni Capo-Famiglia che tu convincessi, potrebbe affiancarsi alla tua opera. Un solo Capo-famiglia convinto ed entusiasta che ti aiuti e sarete in due, ed in due diventano solo venti anni, in quattro solo dieci, in otto bastano cinque anni... e così via. E comunque, se anche passassero quaranta anni, tu saresti ancora vivo per vederne il risultato. Quanto a me... io lavoro per la Galassia, non per me stesso."

"Ma se fallissi?"

"Pazienza. Ma non si può non tentare solo per paura di fallire."

"Devo pensarci, parlarne con Tha... Solo, vorrei chiederti ancora una cosa: se io rifiutassi, quale sarebbe il prezzo che devo pagare?"

Wole ebbe un mezzo sorriso: "Un amico deluso..."

"Non un nemico accanito?"

"No... Quello che hai avuto fino ad ora non ti sarà tolto, le promesse fatte saranno mantenute... Ma in seguito, da un amico deluso non ti potrai certo aspettare granché..."

"Logico e chiaro... temevo di peggio."

"Perché? Dovresti ormai conoscermi abbastanza."

"No, Wole, ti conosco poco... e spesso il potere cambia le persone."

"Mi trovi cambiato?"

"Sì e no. Non in peggio, comunque. Ma neanche in meglio..."

Wole annuì: "Ti ero più simpatico quando non ero Tecnarca, vero?"

"Sì, è così."

"È destino dei potenti non suscitare simpatie."

"Può darsi. Ma tu non sembri aver bisogno della simpatia degli altri."

"A settantatré anni standard si impara a farne a meno."

"Può darsi."

"Quando mi darai una risposta?"

"Fra due mesi circa."

"Non puoi fare prima?"

"No. D'altronde che sono due mesi se sei disposto ad attendere poi anche quaranta anni?"

"Questi due mesi saranno molto più lunghi dei quaranta anni seguenti..."

Mar lasciò il Palazzo del Tecnarca e si recò a prendere il transtar per trasferirsi su Toshi, l'antica Kyora. Pensava. Pensava alla possibilità di portare Tha fuori da Boar... tutta la famiglia assieme, libera... Non s'era mai reso conto fino a quel momento quanto la condizione di esilio di Tha lo facesse sentire prigioniero su Boar lui stesso. Tha avrebbe avuto il suo 4C... il primo boariano adulto della storia a diventare un uomo libero... era esaltante. Ma a che prezzo? Una guerra, una nuova guerra. Quanta gente uccisa solo perché un simbolo cambiasse di mano? Sì, è vero, poteva servire per rendere la Galassia più unita, più affiatata, più... ma non c'era altro mezzo, oltre la guerra?

Lo spirito di autonomia dei pianeti poteva rivelarsi un male, forse, un giorno... Ma unire la Galassia nelle mani del Tecnarca più di quello che già fosse... e per di più a prezzo di centinaia di migliaia, di milioni di morti... a prezzo di immani distruzioni e tragedie...

Mar sentì che forse avrebbe dovuto rifiutare subito. Rifiutare la libertà di Tha pur di non pagare quel prezzo. La sua Terra... il suo Tha... su due piatti di una bilancia... o forse sullo stesso e sull'altro il Tecnarca e l'unità della Galassia... Come si possono confrontare pesi e misure così diversi?

"Perché ha caricato su me un problema così grande?" si chiese Mar.

Aveva con sé quel libretto che da tempo non leggeva, la Buona Notizia dei krishtan. Aveva sentito dire che gli antichi a volte aprivano a caso il loro libro sacro per cercarvi l'ispirazione, la risposta ai loro problemi. Così lo cercò, lo aprì a caso puntando un dito su una pagina, su una riga. Era al rovescio, lo girò e lesse.

"C'è qui un ragazzo che ha solo tre pani e tre pesci..." lesse e continuò per alcune righe.

Mar scosse la testa: "Io-Sono... se questa è la tua risposta ai miei problemi, devo dire che potevi anche essere più chiaro... Che cosa vuol dire, nel mio caso? Vuol dire forse che le mie poche forze saranno moltiplicate da te? Ma in che direzione? Per sfamare la folla... quale, quella del mio pianeta Terra o quella della Tecnarchia? O quella di Boar? Oppure, che altro può voler dire? O forse è una risposta assurda per farmi capire che devo cercare la risposta da solo e non così? Oppure tu semplicemente non esisti... o non vuoi che si usi così il tuo libro..."

Entrò nella cabina del transtar.

Poi pensò: "Però è curioso, Io-Sono... Ho vissuto per un mese circa fra la tua gente e non ti ho mai parlato, non ti ho mai cercato... ho detto al Padre ed a Lidje che non potevo credere in te... ed ora invece..."

Le luci del transtar lampeggiarono per dirgli che era avvenuto il trasferimento, aprì la porta e si trovò su Toshi.


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