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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 10
L'ESPLORAZIONE VERSO NORD

Vokka si lavò a lungo, con cura, mangiò un buon pasto, vestì l'uniforme pulita Sun e, accompagnato da Nilko, lasciò nuovamente Portosicuro. Giunti all'ostello era già tutto pronto. Vokka chiese di dare due abiti qualsiasi a lui e Nilko. Cambiatisi, Vokka prese posto in uno dei trainetti ed il gruppo partì di gran carriera. Il ventinove sera erano già al rio ed all'imbrunire trovarono il segnale messo da Vokka sul ciglio della strada.

"Qui dobbiamo lasciare le marruote. Tu resta di guardia qui. Tu e Nilko venite con me..." disse Vokka scendendo dal trainetto.

"No, passiamo la notte qui. Andremo domattina." obiettò Nilko.

"Ma è meglio che..."

Nilko si impuntò: "Non è necessario correre ora. Domani sarà il terzo giorno perciò il ragazzo è ancora tranquillo."

Vokka dovette cedere. Portarono le marruote fra gli alberi e le legarono, aprirono i teli e si stesero per dormire.

"Nilko?"

"Sì?"

"Quel Rohde voleva essere mio amico..."

"Logico."

"Ma ci conosciamo appena."

"Lui ti deve la vita."

"Bah... e che vuol dire?"

"Se uno mi salvasse la vita, in un certo senso io gli apparterrei."

"E perché? Come può un uomo appartenere ad un altro?"

"Chi ti salva la vita è come se te la donasse di nuovo, un po' un secondo padre o madre."

"Io padre di Rohde? È ridicolo... io ho nove anni e lui il doppio di me!"

"Che importa. Ormai tu sei entrato nella sua vita, non potete farci nulla, è così e lui lo sente."

"Ma che senso ha? Ancora uno o due giorni e poi non ci vedremo mai più... come si può essere amici?"

"Se ci si vuole bene, si è amici."

"Ma io non gli voglio bene."

"Volersi bene non significa darsi baci, abbracciarsi o fare chissà che... significa volere il bene di una persona... e tu per diversi giorni hai sofferto e faticato per il suo bene..."

"Oh... allora questo significa che gli voglio bene?"

"In un certo senso, sì."

"Anche se poi non mi occuperò più di lui?"

"Anche. Dopo potrai dire che gli hai voluto bene."

"Allora siamo stati amici, io e Rohde?"

"Direi proprio di sì."

"Anche lui continuava a dirmi di andarmene, di lasciarlo per non rovinare la mia gara... quindi anche lui voleva il mio bene."

"Proprio così."

"Ma io credo che un amico sia come io e tu... sempre assieme..."

"Beh, ci sono diversi gradi di amicizia. La nostra è più profonda, più lunga nel tempo, più forte..."

"Ma quando vedo te mi sento... proprio bene, felice... questa è amicizia. Per Rohde invece..."

"Non vedi l'ora di ritrovarlo, sei impaziente, no?"

"Sì, ma è per lui, non per me."

"Meglio! L'amicizia è pensare al bene dell'altro, non al proprio... che pure ci può essere, è naturale."

"Ma allora non è poi così difficile voler bene..."

"No, non è così difficile... se si è capaci almeno per un po' di dimenticare se stessi, il proprio tornaconto, il proprio piacere..."

"Nilko?"

"Sì?"

"Tu sì che sei un maestro, un amico... non mi abbandonare mai..."

"Finché tu non mi mandi via, o non mi impediscono di stare con te, io ti resterò vicino."

"Ma poi un giorno tu ti sposerai... perché non ti sei ancora sposato?"

"Per ora non ci penso."

"E quando ti sposerai ti dimenticherai di me?"

"No. Quando Mar si è sposato di nuovo, si è dimenticato di te?"

"Oh no. Ma è diverso."

"Non poi granché."

"Nilko?"

"Sì?"

"Dormiamo."

"Va bene."

"Nilko?"

"Sì?"

"Grazie..."

Il mattino seguente Vokka guidò Nilko ed uno degli uomini dell'ostello attraverso gli alberi. Quando finalmente arrivarono, Vokka corse incontro a Rohde.

"Siamo qui, Rohde. Come stai?"

Il ragazzo sorrideva: "Sporco come un immondezzaio. Ti aspettavo..."

"Adesso ti portiamo fino al torrente e ti laviamo. Poi ti portiamo via. Ma prima... devo dirti una cosa: ho scoperto che un po' siamo anche amici, anche se oggi ci lasceremo."

Rohde gli prese una mano: "Grazie. Ma io lo sapevo già. E un giorno forse ci ritroveremo..."

"Non cercarmi, però."

"No? Perché?"

"Le nostre vie sono diverse."

"Un giorno però forse le nostre strade si incontreranno ancora. Io prego il Grande Plasmatore perché questo avvenga."

"È il tuo dio?"

"Sì."

"Io non ho un dio... credo nelle Potenze Eterne... ma non prego, perché tanto non stanno a sentire. La mia strada la devo fare io, da solo... Ma adesso basta, non siamo qui per parlare..."

Lo trasportarono al torrente, lo lavarono, poi Nilko e l'altro lo sollevarono per le ascelle e lo trasportarono quasi di peso fino alla strada. Raggiunsero il compagno con le marruote e sistemarono Rohde su uno dei due trainetti, Vokka salì sull'altro e ripartirono. Verso mezzogiorno del trenta erano all'ostello. Mangiarono tutti assieme. Rohde fu sistemato in un cubicolo di seconda classe e Vokka lo salutò.

Rohde lo guardò negli occhi: "Vorrei lasciarti qualcosa per ringraziarti, per ricordo, ma non ho proprio niente. Gli Sbandati m'hanno spogliato di tutto. Ma se troverò un lavoro, farò un vaso o una ciotola per te... e la lascerò qui all'ostello. Tu fra un anno passa a prenderla, per favore..."

"Vedremo. Ma non è necessario."

"Per me, sì."

"Buona fortuna, Rohde."

"Buona fortuna, Wylad... Non vuoi dirmi il tuo vero nome, prima di lasciarci?"

"No... Wylad va bene."

"Come vuoi."

Si lasciarono, Vokka e Nilko si cambiarono, indossarono di nuovo l'uniforme Sun e tornarono al castello. Vokka si stese sul suo giaciglio e dormì fino al mattino seguente, senza svegliarsi neppure una volta. Dei diciannove che erano partiti per le gare, solo diciassette erano tornati in tempo. Su nessuno ci furono obiezioni.

Il primo del settimo mese si preparò tutto per la cerimonia del passaggio di tutti quelli che avevano superato la prova. Così anche Vokka cambiò la fascia ed i sandali rosso-arancio con quelli bianchi e neri e cambiò il Thou finale con l'Av dei servi. Attese nel castello che tornassero anche quelli del secondo gruppo, poi fino al sei quelli del terzo gruppo. Il quindici di quel mese ci sarebbero state le gare per diventare Armati, ma Vokka dovette partire prima. Passò con Nilko per Cittachiusa a ritirare il libro che Rel gli aveva preparato. Poi tornò a Cenco dove trovò Selte pronta per andare alla Scuola su Niuketol con lui.

Selte era eccitata. Aveva quattro anni e quattro mesi di Boar, cioè quattro anni standard.

"Vokka, andiamo con i razzi?"

"No, con il transtar."

"Oh! Ma allora non vediamo niente."

"No."

"Io preferivo più meglio i razzi."

"Si dice preferivo i razzi, e basta."

"Sì sì, io preferivo più meglio i razzi e basta!" ripeté Selte.

Vokka rise.

"Ma poi, lassù, si gioca bene?" chiese Selte.

"Certo, si fanno tanti giochi, belli e un po' meno, ma sono tutti utili..."

"Quelli meno, io non ci gioco."

"Bisogna giocarli tutti, bene."

"Tu giocavi tutto bene?"

"Certo, è importante."

"Allora vedrò..." rispose Selte allegra. Poi sembrò preoccupata: "Ma lassù... c'è l'aria?"

"Certo che c'è!"

"Pa' dice che fuori l'aria non c'è."

"Fra un pianeta e l'altro non c'è e anche certi pianeti non hanno aria. Ma Niuketol ha una buona aria, stai tranquillo."

"Ah, allora è come qui da noi."

"Sì, più o meno."

"Tu giochi con me?"

"Qualche volta... quando non saremo a scuola."

"Io voglio giocare con te."

"Bene."

Chiacchierando così lasciarono Boar. Vokka provava un senso di responsabilità e di protezione nei confronti di Selte e con lei era dolce, paziente, persino sorridente, a volte.

Quattro mesi più tardi avvertirono Tha che c'era un trovatello, un neonato abbandonato da chissà chi. Così Tha e Mar adottarono un nuovo figlio, Krim.

Mar aveva ripreso i suoi giri, dopo che l'Eku Shir gli aveva garantito il suo appoggio.

"Lo faccio per pigrizia, sai... Credo che avrò meno problemi nel seguirti che nel contrastarti..." aveva dichiarato il Reggente ammiccando con i suoi occhi acuti.

Mar aveva concluso i suoi giri incontrando di nuovo il Presidente Chu Tol. Questi aveva rinnovato le sue dichiarazioni di apprezzamento ed aveva assicurato che non si sarebbe opposto alle innovazioni introdotte da Mar, ma avrebbe lasciato libero ogni Reggente di accogliere o non accogliere le sue proposte. Mar cercò di insistere, ma il Chu Tol gli dichiarò esplicitamente che non avrebbe preso posizione, perché non aveva intenzione di creare attriti o tensioni nella sua nazione. Mar allora lasciò perdere.

Nel quarto mese dell'anno seguente, dopo che arrivarono Vokka e Selte per le vacanze e furono poi tornati su Niuketol, Mar ebbe finalmente di nuovo un po' di tempo per sé. Allora si ricordò della promessa fatta a Lidje. Sistemò le cose a castello Sun lasciando due suoi uomini come facenti funzione di castelliere e di Reggente, in modo di portare con sé Tha e i loro figli. Dal castello portarono con loro solo Wynsten, Eduhin e Shehud.

A Cenco, Lidje aveva già formato il contingente che li avrebbe accompagnati nell'esplorazione. In tutto erano duecento uomini, tutti volontari, ben attrezzati e preparati, di cui una trentina già esperti di Boar. Formarono i soliti gruppi di otto. Ogni volontario era fornito di armi boariane oltre a laser e paralizzatore, nonché di cintura antigravità. Avevano anche alcuni scudi di forza portatili e tre potenti comunicatori. Era il contingente di esplorazione più grande che avessero mai formato. Per l'occasione avevano deciso di indossare tutti le uniformi bianche e azzurre da Vigili. Decisero anche di non usare le marruote. Dovevano avventurarsi in una zona per loro ancora completamente inesplorata.

Le indicazioni sulla fantomatica città di Verotempio erano vaghe. Pareva che sorgesse in una zona fredda, a nord. Sulle mappe aeree avevano individuato alcuni centri abitati. Il più vicino distava da Portoscalo circa tremila chilometri. Gli altri centri erano via via più verso est. Il più lontano era dalla parte opposta del pianeta, a circa altri quattromila chilometri dal primo e quasi sullo stesso parallelo. In tutto prevedevano di visitare una dozzina circa di centri abitati.

Avevano anche affrontato il problema del freddo. Lidje aveva fatto preparare sacchi di calda lana per dormire, tendine modulari impermeabili ed ampie tute sia in versione di lana che in versione impermeabile, il tutto usando solo materiali indigeni di Boar. Così ogni volontario doveva trasportare circa trenta chili di bagaglio sulle spalle, compresi i viveri di emergenza.

Per gli spostamenti notturni con le cinture antigravità avrebbero usato un raggio direzionale proiettato da Cenco ed un minuscolo localizzatore-elaboratore elettronico che avrebbero portato con sé. Il contingente di esplorazione era pronto ed impaziente per quella che sarebbe stata la missione esplorativa più impegnativa mai affrontata. Si prevedeva di completare quella esplorazione entro un massimo di tre mesi di Boar, a meno di imprevisti. Ogni notte, se avessero volato abbastanza alti, potevano coprire sui duecento chilometri, forse anche più, a seconda delle condizioni del tempo.

Prima di partire si fece una festa in Acquevive. Quindi, giunta la notte, ad uno ad uno i gruppi di otto uomini partirono levandosi in volo. Per primo si staccò dal suolo Lidje con i suoi bagagli a spalla, seguito da Wynsten, Flotyd e Bolwu con i bagagli propri e degli Swooney. Quindi Mar con uno speciale zainetto per trasportare Belm di due anni, Tha con Krim di pochi mesi, Eduhin con Tova di sette anni e Shehud con l'altro gemello, Frem. Salirono per circa seicento metri. L'aria era rarefatta e fresca. Mentre si libravano nell'aria pura, le tre lune tutte visibili quasi si fossero date appuntamento per far loro festa, gli altri venticinque gruppi di otto persone salirono dalla città, in formazione.

Quando furono tutti saliti Lidje si sintonizzò sul raggio direzionale di Cenco ed iniziò la rotta verso nord. Sotto di loro il terreno, pallidamente illuminato dalle tre lune, scorreva veloce, appena distinguibile. Anche se da terra qualcuno avesse visto quei duecento otto puntolini alti nel cielo, li avrebbe presi per uno stormo di uccelli. Solo al momento di atterrare avrebbero dovuto esplorare il terreno con le loro microspie che li avrebbero preceduti durante la discesa.

Mar sentiva il respiro lento e regolare di Belm imbragato alle sue spalle. Poco lontano vedeva Tha, con la gobba formata da Krim, infagottato e fissato sulle sue spalle. Dietro seguivano i due gemelli che ancora non dormivano: le loro voci squillanti si chiamavano, ridendo e schiamazzando. Per loro era un'esperienza nuova, inebriante, fantastica.

Mar rifletteva. Di notte Boar era tutta buia, solo qua e là e molto di rado brillava un puntolino: qualche carovana aveva acceso un fuoco. Ma non si vedevano le grandi chiazze di luce caratteristiche delle città come su molti dei pianeti della Galassia. Quando le astronavi prima di atterrare passavano veloci nel lato buio di un pianeta, passeggeri ed equipaggio cercavano di dare un nome alle macchie brulicanti di luci sotto di loro... era emozionante.

Qui c'era un'emozione diversa, non meno intensa. Qui regnava una calma oscurità misteriosa. Dava l'impressione di un gigante addormentato... ma pronto a svegliarsi in un giorno lontano... ed allora ne avrebbero parlato i popoli, ne avrebbero cantato le stelle, non sarebbe sfuggito a nessuno quel risveglio prodigioso...

Lui ed i suoi uomini stavano preparando quel giorno... fra poco più di cento anni di Boar... Lidje, una volta che Mar s'era rammaricato di non poter vedere quel giorno, gli aveva raccontato di un Santo della sua religione, del Santo Moshes, che aveva guidato il suo popolo verso la libertà per quaranta anni ed era morto alle soglie del nuovo giorno, vedendo solo da lontano la terra della libertà... Mar ora ripensava a quel Moshes... Moshes era il Prescelto da Io Sono... Ma Io Sono glielo aveva detto chiaro e tondo...

Se Io Sono esisteva veramente, perché in passato era solito parlare agli uomini e non ora? Forse si era stancato dell'uomo, così noiosamente uguale? Certo, non pretendeva che parlasse proprio a lui, a Mar... Moshes credeva in Io Sono ciecamente, Mar invece si sentiva cieco e basta... e non credeva, non sapeva credere. Si diceva che quel Moshes fosse vissuto più di cinquemila anni prima... Ma se davvero aveva parlato con Dio, non c'era da meravigliarsi che dopo tanto tempo ancora si parlasse di lui.

Chissà come era il pianeta Terra in quell'epoca? Forse non dissimile da Boar oggi... almeno per certi aspetti. Un popolo intero che si muove perché crede nel suo dio! Le mezze religioni di Boar, ed anche della Galassia, impallidivano di fronte a quella fede... Mar non aveva mai avuto tempo di informarsi a fondo sulla religione di Lidje, ma quel poco che l'amico gli aveva detto sembrava affascinante. Ma basta che qualcosa ti affascini per crederlo, per seguirlo? Per un bambino, forse, non certo per un adulto.

Eppure Lidje, pur trovandosi solo fra milioni di persone senza fede o con altre fedi, restava fedele a Io Sono... Era giunto al punto di non sposarsi perché non aveva trovato un altro credente come lui... e questo Mar non lo capiva.

"Prenditi almeno una convivente." gli aveva suggerito una volta Mar.

"Sarebbe peggio!"

"Perché?"

"Perché unirsi ad una persona, amarsi anche fisicamente, intendo, è una cosa sacra per noi krishtan... perciò ha senso farlo con uno sposo che sia krishtan, perché il sacro richiede il sacro per non essere profanato. Il mio dio è Amore. E se profanassi l'amore, che è sacro, profanerei il nome di Dio!"

"Ma il tuo è un dio pieno di pretese!"

"Non più di te nei confronti dei tuoi figli."

"Ma se un mio figlio sbaglia, io lo perdono."

"Certo, anche Lui. Ma se un tuo figlio sbagliasse sapendo di sbagliare e ti dicesse: tu dici che io sbaglio ma io me ne frego, faccio quello che voglio, perché io do retta solo a me stesso! Tu lo perdoneresti?"

"Beh, mi incavolerei da matti e come minimo lo sgriderei."

"Appunto. Un errore involontario è sempre perdonato. Un errore volontario è perdonato se c'è pentimento. Ma non è perdonato se c'è menefreghismo o gusto perverso nel farlo."

"Ma il sesso pretende soddisfazione..."

Lidje sorrise: "È solo un luogo comune. Tu stesso, dopo l'esperienza delle Case di Piacere, non volevi più sentire parlare di sesso, finché non hai incontrato l'amore. È proprio l'amore che tu ha riconciliato con la tua sfera sessuale, no?"

"Beh... ero turbato, non potevo..."

"Ecco, io non posso... quasi allo stesso modo."

"Tu mi hai detto che è l'amore che mi ha liberato, ed è vero... e dici che l'amore è dio... allora è il tuo dio che mi ha liberato?"

"In un certo senso, sì."

"Ma allora, se ha funzionato fra me e il mio sposo che non crediamo in Io Sono, può funzionare anche fra te ed una sposa che non ci creda."

"È giusto. Ma prima preferisco attendere la possibilità di fare le cose per bene... se poi andrà diversamente, dopo che ho fatto il possibile, andrà bene lo stesso."

"Perciò per te cercare Verotempio... è cercare una sposa?"

Lidje rise: "No... anche se non è escluso."

Adesso Mar guardava Lidje volare davanti a lui: "Sta volando in cerca del suo popolo... della sua gente... eppure sembra che la sua gente siamo noi... Sta volando in cerca del suo dio... eppure dice che il suo dio è con lui, ovunque. D'altra parte, se è vero che Io Sono è Amore, è vero che Lidje vive l'amore, lo respira e lo spande attorno a sé. Lui sa veramente amare tutti. È straordinario, Lidje. Quando gli ho chiesto il giuramento di fedeltà, m'ha risposto che giurava di obbedirmi e di spendere la sua vita per me, purché i miei ordini non contrastassero le leggi del suo dio... Io avevo detto al Tecnarca qualcosa di simile, ma il limite lo fisso io. Per Lidje invece è già fissato... Mah, chi avrà ragione?"

Le ore passavano e quando si preannunciò l'alba, si fermarono. Esplorarono sotto di loro con le microspie per un vasto raggio poi scesero in un tratto senza città né gruppi umani. Era una vasta valle incolta, brulla, traversata da un ampio fiume maestoso. Scesero lentamente, osservando bene la zona ed atterrarono dolcemente. Drizzarono subito le loro tende modulari e, nei turni stabiliti in precedenza, un terzo vegliò preparando il cibo o montando la guardia. Mar ed i suoi erano nel primo turno di guardia. Avevano montato anche due tende per i piccoli. Anche i gemelli ora dormivano profondamente.

Ogni turno vegliava per tre ore e riposava per sei. Viaggiando così, avevano ridotto i pasti quotidiani da tre a due. La loro dieta era stata studiata da Cenco usando solo cibo locale, in modo che fosse leggera ed energetica, da integrare con eventuale cibo da trovare nei luoghi dove atterravano. Già alcuni del suo turno s'erano spogliati e gettati nel fiume, sia per lavarsi che per cercare pesci o anche solo per il gusto di nuotare. Anche Lidje era fra questi. Mar, con Tha ed altri, erano di guardia, altri preparavano il cibo.

"Tha, questa è una bella vacanza, in un certo senso."

"Sì, come inizio ne ha tutta l'apparenza. Mi dispiace che non ci siano anche Vokka e Selte con noi, si divertirebbero un mondo."

"Già... ma avranno altre occasioni, vedrai. Tha?"

"Sì, amore?"

"Per te la vita è cambiata molto?"

"Come?"

"Da quando stai con me."

"Certo, completamente."

"Come?"

"In meglio..."

"Sì, ma come?"

"Sto vivendo su un altro... pianeta. Cose incredibili... E poi, ci sei tu."

"Io a volte temo di non saper pensare abbastanza a te, a voi."

"Perché?"

"No so... Sono sempre così... così occupato."

"Non devi farti questi problemi. Va bene così."

"Ma tu... sei troppo paziente."

"No no. Se mi lasciassi troppo solo o se non ti occupassi come è giusto dei piccoli, dovresti fare i conti con me."

"Con te? Sei sempre così calmo, così dolce..."

"Eh, non mi hai ancora visto arrabbiato."

"Già... mi piacerebbe farti arrabbiare una volta per vedere come saresti..."

"Ehi, mascalzone!"

Risero.

"Sai, Mar, se quando ero piccolo qualcuno m'avesse detto che la mia vita sarebbe stata... questa, l'avrei preso a calcioni sul culo dandogli del pazzo o dell'imbroglione."

Mar sorrise: "Anche io a volte ho questa sensazione. È buffa, la vita. Io pensavo di fare il bravo meccanico spaziale, avere una casetta, un olovisore... magari persino un transmen privato: sogni da ricco! Un giorno forse diventare capo-squadra con quattro o cinque uomini alle mie dipendenze... un mio ufficio... e invece! Ho un intero pianeta, tante case, decine di transmen, centinaia e centinaia di uomini..."

"Ed hai me, e sei figli."

"Beh, uno sposo lo sognavo ed anche uno, forse due figli... Quando ero nella Casa dei Piaceri temevo di doverci restare prigioniero per tutta la vita... Allora sognavo molto di meno: un lavoro come faticante, una stanzetta, magari in comune con altri faticanti, un po' di cibo guadagnato grazie alle mie mani e non al sesso... pur di uscire di lì... Quanti sogni, quanti desideri... poi la vita prende un'altra piega..."

"Una bella piega, no?"

"Certo, sono un uomo felice, ora. Anche se a volte ho un po' paura. Paura di essere l'uomo sbagliato per tutto questo."

"Dai risultati, non si direbbe."

Dopo un po' Mar e Tha andarono a bagnarsi, mentre i bagnanti andavano a mangiare ed altri montavano la guardia. Alcuni di quelli che uscivano dal fiume avevano preso qualche pesce. Tha e Mar si spogliarono e si tuffarono nell'acqua fresca e placida. Nuotarono a lungo, scherzarono, cercarono di pescare: Mar non prese nulla, Tha tre bei pesci, di cui uno non commestibile che rimise in acqua.

Mentre scherzavano in acqua, Tha lo carezzò intimamente e disse: "Sai che in acqua sei più arrapante del solito?"

Mar rispose ridendo: "Vuol dire che quando torneremo al castello, farò mettere una vasca al posto del nostro giaciglio."

"Oh no... sei già abbastanza desiderabile così... E poi per chi mi hai preso, per un erotomane?"

"Sì, sposo mio, devo guardarmi da te, sennò sono perso... Mi fai venire voglia di fare l'amore con te solo a pensarti..."

"Mar! vergognati! Come puoi dire queste cose?"

"He he... per mascherare l'erotomane che tu risvegli in me!"

Tha gli spinse la testa sott'acqua ridendo.

Quando venne fuori, Mar disse: "Mi vuoi affogare! Vuoi cambiare sposo, allora!"

Si inseguirono nell'acqua giocando come due bambini spensierati e toccandosi in modo intimo. Poi uscirono per mangiare. Quindi giunse il loro turno di riposo e si ritirarono in una tenda dove finalmente fecero l'amore. Mar prese Tha che gemeva sotto di lui, contento.

Quando furono svegliati, mancavano quattro ore al tramonto. Allora si caricarono i bagagli e si misero in marcia tutti assieme, in formazione. Lo spostamento a piedi non era strettamente necessario, ma era utile per non infiacchirsi e tenersi in allenamento. Al tramonto, esplorarono al solito i dintorni con le microspie poi si sollevarono in volo per un secondo salto. Volarono di nuovo fino all'alba, sempre seguendo il raggio guida. Questo era stato calcolato in modo di passare solo su tre città lungo tutto il loro percorso, evitando le zone più dense di centri abitati. Lidje controllava molto spesso la rotta sulle mappe e ogni giorno, sia all'atterraggio che al decollo, comunicava con Cenco.

La zona che stavano sorvolando si andava facendo più impervia e montuosa. Si intravedevano i contrafforti rocciosi delle montagne bagnati dalla luce delle lune sfilare maestosi sotto di loro. Questa volta Mar portava sulle spalle Krim: non pesava quasi nulla. Anche Mar, volando con la cintura, aveva la sensazione di non pesare nulla. Era simile alla sensazione di chi è immerso in acqua, eppure diversa. Sapeva bene come funzionava l'antigravità, eppure gli sembrava strano star sospeso lassù e sentire l'aria fluirgli lungo il corpo. I capelli gli sventolavano indietro. Se socchiudeva le labbra, gli si gonfiavano le gote... era buffo... Se alzava una mano, l'aria gliela spostava indietro, ma se la metteva di piatto, planava... Capiva l'eccitazione di Frem e Tova. Anche durante quel volo ne sentiva le vocette squittire eccitate e dentro di sé sorrise soddisfatto.

Passò anche quella notte e all'alba scesero su uno stretto pianoro non lontano dalla cima di un monte. Mentre atterravano videro alcuni animali fuggire saltando giù per le rocce veloci ed eleganti. Si alternarono con i soliti turni ed a Mar e ai suoi toccò il secondo turno di veglia. Questa volta i gemelli erano svegli e così giocarono a lungo assieme, anche perché lì non era possibile marciare, non c'era posto. Si arrampicarono un po' sulle rocce cercando fiori e piante. Trovarono una strana specie di fungo molliccio, di colore cilestrino, con un grosso gambo lungo ed una piccola testa piatta maculata di bianco con quattro macchie che sembravano disegnare un volto. Frem e Tova si divertivano a riconoscere in ognuno dei funghi una persona del castello e ridevano felici imitandone burlescamente il modo di fare e di parlare.

Durante la terza notte sorvolarono una città che riuscivano appena a distinguere, adagiata fra i colli che stavano prendendo il posto delle montagne. All'alba atterrarono poco lontani da un bosco, ai confini di una pianura che si stendeva sconfinata verso nord. Dopo i soliti turni di riposo, marciarono verso gli alberi che avevano visto dall'alto. Vi arrivarono dopo circa un'ora di marcia. Erano alberi strani, dal tronco bianco a forma di mezzo fuso alto sui sei metri al massimo. Tutto attorno, dalla base alla punta, su una linea elicoidale che si avvolgeva su se stessa verso l'alto, uscivano rami dritti di lunghezza decrescente che culminavano in un ventaglio di foglie strette e lunghe con nervature parallele. Nessuno di loro aveva mai visto nulla di simile nelle precedenti esplorazioni. Li osservarono incuriositi e li registrarono.

Poi Mar azionò uno scalpello laser e ne tagliò uno alla base. L'albero crollò con fragore ed il ceppo si riempì di linfa trasparente. Il taglio netto rivelava che il tronco in realtà non era massiccio ma presentava un foro centrale da cui partiva una pagina di fibre verticali spessa circa due millimetri che si avvolgeva su se stessa verso l'esterno in centinaia di giri di spessore omogeneo per terminare sulla linea, un po' più spessa e giallastra, da cui partivano i rami. Era come un grande rotolo. Dalla parte bassa del tronco caduto Mar provò a tagliare via una sezione di una ventina di centimetri poi, aiutato da altri provò a srotolarla. Senza troppa fatica ne ottennero un lungo nastro continuo, bianchissimo, solido, lungo più di centocinquanta metri.

Uno degli uomini che in Acquevive si stava preparando per diventare un Mastro Costruttore si fece avanti, analizzò quel nastro e guardò gli altri con espressione entusiasta.

"Ma è stupendo! Ci si possono costruire rivestimenti, coperture, forse anche porte scorrevoli sostenute da una cornice... Dobbiamo assolutamente usare questo albero... cartoccio. Lidje, hai le coordinate esatte di questo posto? Cenco deve sapere, deve fare qualcosa... Dobbiamo studiare questo albero. Magari nella città che ci dovrebbe essere un po' più a sud già lo usano per qualcosa..."

Altri studenti costruttori, carpentieri e legnaioli si accostarono per esaminare l'albero e registrarne le caratteristiche. Poi ripresero la marcia fino al tramonto. Si fermarono a mangiare fra le alte erbe della pianura, ed a sera ripresero il volo.

Questa volta Mar aveva sulle spalle Frem.

"Pa', vero che è bello volare così?"

"Sì..."

"Peccato che è notte..."

"Davvero. Ma di giorno sarebbe troppo caldo e per di più potremmo essere avvistati dal basso."

"Perché dobbiamo sempre fare i segreti?"

"Te l'ho già spiegato, Frem."

"Sì... ma viene un giorno che si può fare tutto senza trucchi, vero?"

"Certo. Ma quel giorno non lo vedremo né io né tu. Tuo figlio, forse..."

"Allora voglio fare un figlio presto."

Mar rise. Sentiva le tenere braccine del figlio attorno al collo e gli piaceva.

"Per fare un figlio bisogna essere in due..."

"Io e Tova siamo in due!"

"Ma siete maschi tutti e due e poi siete fratelli. Comunque due maschi o due femmine non possono fare un figlio, possono solo adottarlo."

"E per farlo?"

"Bisogna essere in due e uno deve essere maschio e l'altro femmina, sennò non nasce niente."

"Allora devo cercare una femmina."

"Hai tempo... Per fare un figlio tuo devi essere più grande."

"Allora ne adotto uno."

"Anche per adottarlo devi essere almeno maggiorenne."

"Uffa, quante cose ci vogliono! E poi, quando trovo una femmina, come si fa?"

Mar trovò buffo spiegare quelle cose di notte, librati nell'aria, col figlio legato sulle spalle. Ma un'ora vale l'altra ed un luogo vale l'altro.

"Adesso capisco perché noi maschi siamo diversi dalle femmine!" esclamò Frem serio. "Ma è più bello con una femmina o con un maschio?"

"Se sei innamorato, non c'è nessuna differenza, è bello sia con l'uno che con l'altra."

Parlarono ancora un po', poi il piccolo reclinò la testa sulla spalla del padre e si addormentò.


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