Mar, esaminati alcuni altri punti in Cenco, tornò con Tha, i figli e gli altri al castello Sun. A fine anno tornò Vokka, ormai al suo ottavo compleanno.
Appena arrivato chiese al padre: "Hai deciso per Selte?"
Mar sorrise. "Sì, ne ho parlato con Tha."
"Allora?"
"Abbiamo deciso di aspettare che tu affronti la prima gara al castello. Selte allora sarà più grande e verrà su Niuketol con te per provare."
"Comunque andrà la mia gara?"
"Certo."
"Bene. Ci credo, eh?"
"Ti ho mai detto una bugia?"
"No, mai."
"Quindi puoi stare tranquillo."
"Certo. State tutti bene?"
"Sì, e tu?"
"Bene. Mi porti a Cittachiusa?"
"Si può fare. Perché?"
"Per vedere Rel e i suoi libri. Voglio chiedergli se ne fa uno apposta per me."
"Va bene."
Vokka si sollevò con le dita la folta ciocca di capelli che gli ricadeva sugli occhi. Mar lo guardò.
"Non usi il pelamolecole, tu?"
"No, non mi piace. Preferisco l'acqua come qui su Boar. Perché?"
"Chi usa il pelamolecole non arriva ad avere i capelli così lunghi. Non ti dicono niente gli amici?"
"No, non ci provano."
Mar sorrise divertito: "Sempre il solito caratteraccio, eh, Vokka?"
"No. Sto imparando ad essere... gentile."
"È così difficile?"
"Sì. Certe volte mi fa rabbia."
"Cosa?"
"Essere gentile! Come puoi dire: questa giornata scorre quando è una giornata che tutto va per traverso? O che senso ha chiedere come stai? quando sai che tanto ti rispondono sempre: bene, anche se hanno il mal di pancia o se hanno appena litigato con il loro migliore amico!"
Mar rise: "Beh, Vokka, sono modi di dire. Il loro vero significato è: io ti sono amico, o almeno: io non ce l'ho con te. Capisci? È un segnale di pace."
"Sarà. Ma non è più semplice dire quelle parole invece che una frase che ne significa un'altra?"
"Vokka, è solo un'abitudine..."
"Sì sì..."
Vokka aveva portato in regalo ai fratellini alcuni oggettini in legno di shuber intagliati da lui. Per Frem e Tova ne aveva scolpiti due identici e li aveva lanciati al volo dicendo: "Questo è per Frem e questo per Tova!"
I due gemelli li avevano visti cadere, confondersi ed ognuno chiese: "Quale è per me?"
"Questo è per Tova."
"Allora è mio!" disse uno dei due.
Vokka rise, guardò il tatuaggio sul polso e disse: "Sì, va bene."
Poi chiese subito di andare a fare gli allenamenti per le gare. Vokka si applicava con tenacia in tutto quello che faceva. Non gli interessava essere migliore degli altri, quanto di migliorare se stesso. Quando faceva un errore di valutazione si arrabbiava. Dicevano i suoi Maestri che era impossibile punirlo, tanto era severo con se stesso. Ed una simile severità mostrava verso gli altri, inclusi i suoi insegnanti.
Un giorno che un Armato gli stava insegnando l'uso della picca e che questi la impugnò fuori dal baricentro, Vokka gli disse: "Se non fai attenzione nel maneggiarla, non puoi chiedere a me di essere attento. Se eravamo in battaglia, sprecavi una picca e forse t'avrebbero già ucciso."
L'Armato ribatté: "Ma in battaglia si è per forza più attenti."
"Non è vero, perché sei meno tranquillo di ora. E se non impari a maneggiare le armi ad occhi chiusi nell'allenamento, non ti servirà tenerli bene aperti in battaglia."
L'Armato rispose divertito: "Vuoi insegnare tu a me?"
Vokka lo guardò serio: "Questo che ho appena detto, sì!"
Nello stesso modo Vokka era attento in tutte le sue attività, era ordinato fino all'eccesso e non intraprendeva nulla senza essere ben sicuro di quello che doveva fare. Si trovava bene con i ragazzi più grandi, meno bene con i coetanei. Riguardo ai più piccoli, come i fratelli, era sempre molto dolce e paziente.
Era rispettato da tutti, anche perché era quasi impossibile farne la vittima degli scherzi che spesso i ragazzi si facevano. Vokka infatti era sempre talmente attento e riflessivo, presente ed acuto, che sapeva evitare, smontare o ritorcere gli scherzi su chi cercava di farglieli. Era rispettato, ma non amato. Tha era preoccupato per questo e ne parò lungamente con Mar. Allora Mar decise di parlarne con Vokka.
Il piccolo ascoltò attentamente il padre, poi rispose: "Tu, Tha, i fratellini e Nilko mi amate e io vi amo... degli altri non mi importa. Chi non mi vuole bene, peggio per lui."
"Ma ognuno di noi ha bisogno di dare e ricevere affetto, Vokka. Io posso essere un Capo anche perché i miei uomini mi vogliono bene."
"Se non ti volessero bene, tu saresti un Capo lo stesso."
"Ma non un buon Capo, perché un buon Capo deve sapersi anche far amare."
"No, un buon Capo deve sapersi far ubbidire." ribatté il bambino.
"Ma l'ubbidienza senza amore è... fredda, vuota. Un uomo non può vivere senza un po' di calore attorno a sé. L'ubbidienza si può anche ottenere con la forza, la paura, ma allora non è più costruttiva e cessa appena cessa la paura."
Vokka annuì, ma rispose: "Ma uno non può chiedere l'affetto agli altri come un favore."
"Certo, ma se lo può meritare."
"E come, pa'?"
"Dando affetto. Non conosco nessun altro mezzo."
Vokka restò pensieroso per un po', senza ribattere, poi disse: "Io voglio bene a voi... perché siete... perché vi preoccupate per me..."
"Appunto, Vokka, e quando tu sai preoccuparti degli altri, avrai il loro affetto..."
"Non sempre, però. Spesso non dicono neanche grazie. E allora perché darsi da fare?"
"Perché chi sa amare cresce, è veramente uomo, più di chi sa fare, più di chi sa comandare."
"Ma solo chi sa fare e sa comandare è utile agli altri."
"Ne sei proprio sicuro, Vokka?"
"Tu no, pa'?"
"No. Io credo che anche chi sa amare sia molto utile agli altri."
"Beh... se lo dici tu..." concluse Vokka pensieroso.
Poco prima che dovesse tornare su Niuketol, Mar accompagnò Vokka, come promesso, a Cittachiusa, dagli Introw. Vokka andò subito a parlare a Rel.
"Devo chiederti un favore, Rel."
"Dimmi, se posso..."
"Vorrei che tu facessi un libro per me."
"Che genere di libro?"
"Un libro un po' speciale... ti ho portato i miei appunti..."
"Li hai qui?"
"Sì, eccoli."
Tirò fuori dalla sacca un rotolo di fogli. Rel li prese e cominciò ad esaminarli.
"È un racconto?"
"Una specie. Tu dovresti fare le figure e magari anche aggiustarlo un po'..."
Rel continuava a leggere qua e là: "L'hai scritto tu?"
"Sì."
"È un libro per bambini?"
"No, è per i grandi... se lo sanno capire."
"Questo ragazzo che fugge di casa, questo Wylad, sei tu?"
Vokka arrossì: "Io non scapperò mai di casa!"
Rel annuì: "Ci proverò, Vokka. La prossima volta che verrai ti faccio vedere i miei disegni. Ma io non conosco come è là fuori... dovrò ambientarlo su Boar."
"Va bene, ma deve essere un Boar... che può essere dovunque, capisci?"
"Un po'... Hai scelto un titolo?"
"Sì... ma non te lo dico ancora."
"Va bene, tanto c'è tempo."
"Grazie, Rel. Avevo paura che mi dicessi di no..."
"Perché?"
"Perché sono ancora un bambino."
"È un buon motivo?"
"Per molta gente, pare di sì."
"Non per me, Vokka, e neanche per i tuoi, credo."
"Certo."
"Mar ha letto questo racconto?"
"No, nessuno... tu sei il primo."
"E non deve leggerlo?"
"Non importa. Lo legge chi vuole. Io torno al decimo mese di questo anno. Riuscirai a finirlo?"
"Certo, sarà tutto pronto perché tu possa dirmi se posso stamparlo o devo cambiare qualcosa."
Vokka, soddisfatto, guardò gli ultimi libri prodotti dagli Introw poi, col padre rientrò a Cenco dove lo aspettava Nilko e con lui partì per Niuketol e la scuola.
Il settimo mese di quell'anno giunse il Presidente che si fermò a castello Olz. Qui convocò tutti i castellieri del popolo Men ed il Reggente. Questi scadeva di carica, perciò consegnò al Presidente le insegne, il rotolo di nomina ed il vessillo. Si doveva procedere alla elezione del nuovo Reggente. Come consuetudine, ogni castelliere poteva proporre un candidato. Mar subito propose la candidatura dell'ex-Reggente, ora castelliere Eke Aal.
Uno dei volontari di Mar, il castelliere Rys di Montalto, propose la candidatura di Mar. In tutto, dai sedici castellieri, furono presentate sette candidature. Allora il Presidente fece allestire la tavola di voto. Era un quadrato di legno con sedici fori. Attorno ad ogni foro era scritto il nome di uno dei castelli. Nove fori erano chiusi con un cilindretto di legno incastrato. Sotto ad ogni foro si apriva un cilindro capace di contenere sedici sfere, il tutto era in una cassa che teneva il ripiano inclinato a quarantacinque gradi.
Ogni castelliere, a turno, doveva andare davanti alla tavola, scorrere sui sedici fori con le due mani lasciando cadere una delle due sfere che aveva, quella cyan, nel foro di chi voleva fosse eletto Reggente, e l'altra, quella verde, nel foro di chi non voleva come Reggente del suo popolo. Il movimento delle due mani doveva essere fatto in modo che nessuno capisse dove erano state fatte cadere le due sferette.
Quando tutti e sedici ebbero votato, il Presidente verificò: Sun aveva cinque sfere cyan e tre verdi per un totale di più due, Ylen due cyan ed una verde per un totale di più uno, Aal quattro cyan e quattro verdi, Olz due e due, Tar e Krof una ed una con totale zero ed infine Yad una e quattro per un totale di meno tre. Eliminato Yad si rifece la votazione. Questa volta furono eliminati Tar e Krof. Alla terza votazione fu eliminato Aal ed Ylen, restarono perciò in ballottaggio Sun ed Olz. All'ultima votazione Mar ebbe undici voti cyan e cinque verdi ed il castelliere Olz cinque cyan ed undici verdi. Perciò Mar fu eletto reggente con sei voti positivi.
Allora il Presidente fece redigere il "Memoriale di elezione" che fu firmato da tutti i castellieri e dal Presidente stesso ed inviato subito a Primcastello. Quindi si procedette all'investitura solenne. Chiamati quattro Armati di ogni castelliere come testimoni, il Presidente comunicò i risultati in forma ufficiale e tutti i castellieri li confermarono.
Quindi pose la domanda rituale: "Eke Sunney Wymar, sei stato scelto per reggere il popolo Men della nazione Tol della Federazione degli Armati per tre anni da oggi. Accetti questa elezione?"
Mar si alzò: "Accetto, per la gloria di Men."
"Il Fondatore disse: Ogni popolo si riconosce nel suo Reggente come ogni Armato si deve riconoscere nel suo castelliere."
Tutti i presenti dissero: "Così deve essere!"
Il Presidente continuò: "Il Fondatore disse: Ogni Reggente deve riconoscersi nel suo Presidente così come questi si riconosce nel Federal."
Mar rispose: "Così è e così sarà."
"Allora, Eke Sunney Wymar, spogliati dei tuoi vecchi colori."
Mar si tolse la fascia verde dalle tempie, la mantellina ed il gonnellino con i colori del castello Sun, i sandali verdi, restando con il solo perizoma indosso. Allora il Presidente gli porse un gonnellino bianco e rosso bipartito con bordo d'oro.
"Perdi lo stemma del tuo castello poiché sei al di sopra delle parti, ed aggiungi il bordo d'oro per ricordarti che il tuo esempio deve brillare sui castelli."
Mar cinse il gonnellino, poi il Presidente gli porse la mantellina, pure bianca e rossa con bordo d'oro: "Ricorda che, come questa mantellina riposa sulle tue spalle, così devi reggere il tuo popolo con energia e pazienza."
Mar infilò la mantellina. Quindi gli porse la fascia ed i sandali cyan: "Questo colore dirà a tutti che sei il nuovo Reggente, affinché tutti ti trattino con il rispetto e l'onore che ti è dovuto."
Mar li prese e li infilò. Quindi gli fu dato il vessillo bianco e rosso con i bordi d'oro: "Tieni alto il nome dei Men, affinché non abbiano a pentirsi di averti scelto come loro Reggente."
Mar prese il vessillo, poi intonò "Il Fondatore ha detto: nelle tue mani è la vita di molti, nelle tue mani la sicurezza, nelle tue mani la serenità. Che le tue mani siano forti e delicate, sicure e prudenti come il tuo cuore, come la tua mente. Se così non fosse cedi il vessillo ad altri più degni di te e grande sarà l'onore che ne riceverà il tuo nome. Così è detto e così è!"
Tutti ripeterono: "Così è detto e così è!"
Quindi Mar ricevette l'ubbidienza dei castelli, primo fra tutti quello di Aal. Poi fu inviato un secondo corriere a Castelvecchio con un "Messaggio di devozione" per il Fondatore ed i suoi discendenti, da parte del nuovo Reggente.
Terminate le cerimonie, si fece una gran festa offerta dal castelliere Olz. Mar, durante la festa, annunciò la sua intenzione di visitare non solo tutti i castelli del suo popolo, ma anche tutti gli altri Reggenti della sua nazione ed infine lo stesso Presidente. Qualcuno si mostrò sorpreso per questo progetto di Mar, che allora fece notare che lo stesso Fondatore ne parlava nei suoi scritti e come in antichità si faceva.
"Penso che tutti noi dovremmo leggere più spesso gli scritti del Fondatore e conoscerli bene. Perciò ho chiesto agli Introw di Cittachiusa di stamparne delle copie che donerò a tutti i castellieri Men, a tutti i Reggenti Tol ed al nostro Presidente."
Quest'ultimo lodò l'idea di Mar e tutti si unirono a lui. Quindi Mar annunciò che avrebbe anche organizzato un pellegrinaggio di tutti i castellieri al Mausoleo del Fondatore. Finita la festa, Mar con la sua scorta lasciò il castello Olz e tornò al castello Sun. Qui, quando di lontano riconobbero i vessilli del loro castello ed assieme quelli del reggente, capirono che Mar era stato eletto e gli prepararono una festosa accoglienza.
Appena rientrato nel castello, Mar convocò tutti nella spianata dell'adunata e nominò Tha castelliere pro-tempore al suo posto. Quindi scelse i suoi collaboratori formando con essi una compagnia del Reggente, come era consuetudine. Fece allestire la sala del Reggente, dove tenere le udienze e le riunioni, con i cuscini per i castellieri. Quindi ricevette una delegazione di cittadini di Portosicuro, fra cui c'era anche Pendory, che volle congratularsi con Mar.
Era consuetudine che ogni castello inviasse al Reggente, per le sue spese, un contributo annuo di dieci valori. Ogni Reggente ne inviava la metà al Presidente e questi inviava la metà di tutto quanto riceveva al Federal che ne usava una parte per sé, una parte la inviava a Castelvecchio e il rimanente lo usava per la fondazione di nuovi castelli.
Quando avvenivano i trasferimenti delle somme da un castello all'altro, era sempre un rischio, perché spesso le bande di Predoni, se ne venivano a conoscenza, assalivano le carovane che trasportavano il denaro. Infatti, dal castello di un Reggente a quello di un Presidente, una volta l'anno viaggiavano grosse somme e somme anche maggiori verso il castello del Federal e di Castelvecchio.
Mar era a conoscenza del problema, che fino ad allora era stato risolto con grandi spostamenti di Armati e rischi poiché, se non spesso, pure capitava che qualche agguato avesse successo. Inoltre, anche se l'agguato dei Predoni non riusciva, ogni scontro provocava perdite fra gli Armati.
Mar volle allora tentare una via nuova, diversa, in modo di aggirare il problema e nello stesso tempo facilitare i contatti e la collaborazione fra ostelli e castelli. Iniziò proponendo che ogni castello versasse al vicino ostello i dieci valori da mandare a lui. Lui avrebbe ricevuto la sua parte, cioè ottanta valori, dall'ostello di Portosicuro e l'ostello vicino al castello del Presidente, avrebbe versato a questi gli altri ottanta valori. In questo modo il denaro contante era soggetto solo a spostamenti molto brevi, diminuendo di molto sia il rischio che i danni.
All'inizio alcuni castellieri del popolo Men si mostrarono diffidenti e preplessi. L'idea di consegnare il denaro ad estranei non li convinceva.
"E se poi si tengono il denaro?"
"Non gli conviene, sarebbero assaliti dal castello e non potrebbero difendersi."
"Ma se poi dicono di non aver ricevuto il denaro?" obiettò un altro castelliere.
"Ti fai lasciare una lettera in cui è scritto quanto hanno ricevuto."
Discussioni a non finire. Ma qualche castelliere accettò e si vide che il sistema funzionava bene. Così gradualmente gli ostelli iniziarono a funzionare anche come le antiche banche. In cambio del loro servizio, ottenevano la protezione gratuitamente. Inoltre, a poco a poco, anche la gente delle città ed i Mercanti cominciarono ad usare gli ostelli per trasferire somme in altre città, per pagamenti e così via.
All'inizio il sistema di pagamenti tramite gli ostelli, funzionava quasi solo nel territorio del popolo Men, ma poi Mar inviò l'ordine ai suoi volontari che erano castellieri di usare lo stesso mezzo e grazie a questo ed ai Mercanti, nel giro di pochi anni anche altri Reggenti e Presidenti e privati usarono di questo mezzo. Per i privati, gli ostelli chiedevano solo un pagamento per il servizio pari all'uno per cento. Però non vi erano ostelli vicino a Primcastello ed a Castelvecchio, perciò là il sistema non si poteva applicare. Mar decise di non spingere troppo la cosa e di lasciare tempo al tempo. Un giorno forse lo stesso Federal avrebbe chiesto che fosse aperto un ostello per quello scopo vicino a Primcastello.
Mar continuava a girare di castello in castello con la sua compagnia di scorta, interamente formata di suoi volontari, usando il sistema del transmen degli ostelli ogni volta che poteva. Faceva cioè percorrere il tragitto a piedi alla sua compagnia, cosicché dai castelli li vedessero sia allontanarsi che avvicinarsi. Ma lui, passando accanto ad un ostello, vi entrava e ne approfittava per fare una visita a Cenco, poi usciva dall'altro ostello riunendosi alla sua compagnia ed andando a visitare il castello successivo.
L'unico punto delicato di questo sistema era l'eventualità di incrociare un altro gruppo di Armati o di gente che volesse parlare con lui lungo la strada. Aveva perciò fatto preparare una portantina chiusa, non dissimile da quella degli Shentist, in cui sedeva un suo quasi sosia vestito da Reggente, che fingeva se necessario di star male e di non voler parlare con estranei. In una decina di viaggi erano accaduti simili casi un paio di volte e questo sotterfugio aveva funzionato. Giunti all'ostello si effettuava la sostituzione. In questo modo, pur svolgendo il suo compito di Reggente, aveva abbastanza tempo per lavorare anche in Cenco. Quello che gli pesava era però il fatto che gli restava ben poco tempo da passare con la sua famiglia.
A volte questa, passando per l'ostello, lo raggiungeva a Cenco. Così fu quando Vokka tornò per la sua vacanza. Il bimbo aveva ormai quasi nove anni di Boar, e Mar gli disse che in occasione della seguente vacanza, avrebbe dovuto affrontare la prima prova, quella del primo giro, con i piccoli del castello di età compresa fra i nove ed i dodici anni non compiuti. Mar voleva essere presente alle gare e lo promise al figlio.
Vokka si recò con Nilko a Cittachiusa per vedere il lavoro fatto da Rel per lui. Osservò tutti i disegni con attenzione, commentandoli con Rel. Suggerì qualche cambiamento, poi rivide il testo che Rel aveva stilato seguendo i suoi appunti e lo approvò. Quindi gli chiese di stampare il libro per il suo prossimo ritorno, per quando cioè fosse venuto ad affrontare le prime gare della sua vita da Armato.
Poi gli disse il titolo: "Voglio che sia intitolato: Un Piccolo che vuole scappare via dal Suo Pianeta."
Pel lo guardò: "Ma così tutta la storia acquista un altro significato..."
"È quello che voglio."
"Ma Wylad fugge solo da casa, non dal suo pianeta."
"Ma la sua casa è tutto il pianeta. Per questo t'ho chiesto di modificare un po' alcuni disegni. E così è più chiaro quello che dice e che fa Wylad, no?"
"È vero. Ma pensi che la gente lo capirà?"
"Qualcuno sì... quelli che vorrebbero scappare, sì... anche se sono adulti."
"Ma allora Wylad non sei tu... tu puoi entrare ed uscire quando vuoi."
"Te l'avevo detto. Ma un pocolino sono anche io... perché sono un boariano e non mi va che tu, per esempio, non puoi venire fuori con me."
"Ma io sto bene qui."
"Meglio così. E poi tu stai bene perché sai che tanto non potresti uscire e ti accontenti. Ma se potevi uscire, ci scommetto che ti piaceva viaggiare... Ma non tutti stanno bene come te."
"E questo ti preoccupa molto?"
"Certo. Non dovrebbe preoccuparmi?"
"Forse sì... tu conosci molte più cose di me..."
"No, io ne conosco altre. Anche tu ne conosci tantissime che io non so."
"Perché sei ancora piccolo."
"No, sarà così anche dopo. Ognuno deve conoscere bene quello che fa. Io le armi ed i castelli, tu i disegni ed i libri."
"Ma tu un giorno diventerai castelliere..."
"Può darsi. Ma non diventerò mai un volumista. Beh, è così!"
"Non ti piace l'idea di diventare castelliere, o comunque Armato?"
"È così. Altri hanno scelto per me."
"Se non ti piace, puoi sempre fare in modo di fallire le gare."
"No, non posso. Questa è la mia strada e devo seguirla. E poi pa' non ne sarebbe contento."
"È buffo, io da piccolo volevo diventare un Armato ed ho fallito le gare... Tu non vorresti e invece magari le vincerai..."
Vokka lo guardò: "Tu faresti a cambio con me, se si potesse?"
"Adesso... non lo so. Forse quando ero piccolo... Adesso sto bene così e mi piace molto fare il volumista."
"Appunto. Un giorno magari mi piacerà molto fare l'Armato e forse anche il castelliere. È così!"
"Ma dimmi, Vokka, tu sei felice?"
"Quando tu hai fallito le gare, lo eri?"
Rel annuì: "Capisco."
"Ma non sono neanche infelice, sai? E poi sono felice di una cosa..."
"Cosa?"
"Di non essere un Ketol ma uno Swooney, o un Sunney che poi è la stessa cosa."
"Ti credo. Hai un padre molto in gamba, tu."
"Sì, pa' è l'uomo migliore che io conosco. Ma è difficile essere come lui..."
"In che senso?"
"Non lo so... Io vorrei essere come lui, ma non ci riesco, lo so, lo sento."
"Ognuno di noi deve essere se stesso, non come un altro!"
"Dici? Ma se l'altro ti piace più di te stesso?"
"Non ti piaci, tu?"
"Così... Pa' mi vorrebbe diverso."
"Ma no, Vokka. Mar è molto fiero di te, gli piaci come sei, lui ti vuole bene."
"Certo, lo so... ma dice delle cose che io non riesco a fare."
"Per esempio?"
"Che devo amare tutti... non solo la mia famiglia."
"È così difficile?"
"Sì."
"Perché, Vokka?"
"Se lo sapessi... so solo che non ci riesco."
"Puoi provarci, no?"
"Ma non ci riesco. Vedi, io credo che tu sei in gamba, bravo, simpatico anche, sto bene con te... ma non posso dire di volerti bene, sarebbe una bugia."
"Ma lo sai che cosa significa voler bene a qualcuno?"
Vokka non rispose, poi disse: "Allora lavorerai per il mio libro?"
"Certo, con molto piacere."
"Grazie. Sei un amico."
"Ad un amico si vuole bene..." suggerì Rel.
"No, è solo una persona con cui stai bene, di cui ti fidi... e basta."
"Ma sai che cosa vuol dire voler bene, Vokka?" insisté Rel guardandolo negli occhi.
Vokka distolse lo sguardo: "Devo andare... ci vediamo fra circa dieci mesi di Boar." disse e se ne andò.