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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 5
VOKKA E LA GENTILEZZA

Appena il Tecnarca Wole fu uscito, Nilko rimproverò Vokka: "Non dovevi dire quelle cose al Tecnarca..."

"Perché? Ho sempre e solo detto la verità, e poi anche lui mi ha dato ragione."

"Sì, ma... potevi farlo arrabbiare. T'è andata bene."

"Se si arrabbiava perché gli ho detto quello che penso, non doveva fare il Tecnarca." concluse Vokka tranquillo.

"Ma fare il Tecnarca è una cosa molto difficile..." suggerì allora Ayenzy tra il serio ed il faceto.

"Anche fare il Primo è difficile, sai? Però io lo faccio."

Mar lo corresse: "Tu lo sei, prima di farlo. Non è stata una scelta tua."

Vokka lo guardò serio, quasi deluso: "No, pa', se volessi non farei il Primo e mi divertirei di più. I bimbi poveri possono andare in giro sporchi, mangiare in pubblico, ridere fra loro e dire parolacce, possono chiedere chi sei tu? a uno sconosciuto e non salutare se non ne hanno voglia, non hanno un maestro sempre alle spalle che gli dice: così sì, così no..."

Mar ascoltò sbigottito quello sfogo: "Ma, Vokka, se tu non sei felice alla scuola dei Ketol, se vuoi, ne possiamo parlare... puoi tornare su Boar..."

"Oh no, io sono il tuo Primo. Io devo vivere così. Per vivere in un altro modo, tu dovevi essere un operaio, un lavorante, un faticante... o anche un disoccupato. Ma tu non puoi lasciare le tue cose e io non posso non fare... quello che fa un Primo."

"Ma ti dispiace? Ti pesa?"

"No, è così!"

"Ma vorresti che fosse diverso?"

"Anche se desidero avere le ali, mica mi spuntano, no?" rispose Vokka serio. "E poi tu fai bene la tua parte e allora io farò bene la mia, pa'. Anche il Tecnarca mica è più libero di noi... e neanche un faticante è più libero di noi."

Ayenzy gli chiese: "Ma tu sai che cosa è la libertà, Vokka?"

"No, ma spero di capirlo un giorno. Tu, Ayenzy, lo sai?"

"Non me lo sono mai chiesto..."

"Alla tua età? Che aspetti, allora?"

Nilko e Mar, assieme, dissero: "Vokka! Non mancare di rispetto..."

"No, io dico solo la verità. Ayenzy deve pensare alle cose importanti, no?"

"Ha già molti pensieri..." replicò Nilko.

"Oh, capisco, pensieri più importanti?"

"Beh, no, ma forse più urgenti." disse Nilko.

"Io al posto suo non ne avrei di più urgenti."

"Ma non sei al suo posto!" insisté Nilko.

"È vero." convenne Vokka.

Mar allora disse: "Vedi, tesoro, nessuno di noi ha il diritto di giudicare un altro."

"Nemmeno un giudicatore?"

"Nemmeno. Lui deve giudicare i fatti, non le persone."

"Ma condanna e dà una pena alle persone, mica ai fatti!"

"È il suo compito, il suo dovere, Vokka."

"Sarà!" concluse Vokka alzando le spalle.

Mar tornò su Boar con Vokka ed il suo seguito. Erano da pochi giorni a castello Sun, quando arrivò in visita il Reggente.

Il terzo giorno che era al castello, questi chiese a Vokka: "Come mai ti si vede così poco a castello, piccolo Sunney Wyvok?"

"Perché studio altrove."

"E dove studi?"

"Altrove!"

"Sì, ma in quale città o castello?"

"Lontano da qui..."

Il Reggente insisté, con imbarazzo di Nilko, tanto più che ora la domanda era palesemente rivolta a lui.

Ma Vokka intervenne: "Sei molto curioso, Eku Men. Perché?"

"Ma no, tanto per parlare un po'... Che vuoi che mi importi, in fondo."

"E se non ti importa, perché lo chiedi?"

Ora il Reggente era in imbarazzo, ma Vokka non pareva ancora contento.

"Il mio Maestro dice che la curiosità è utile solo se ci fa crescere. Sapere dove studio, ti fa crescere? Se io ti dico che studio a... Acquevive, tu vali più di prima?"

"Ma no, che c'entra..."

"Vedi allora che si può parlare di cose più utili."

Nilko si sentì male: "Vokka, che dici! Scusalo, Reggente, è un bambino..."

"Sì, ma un bambino piuttosto impertinente, vedo, non certo gentile come suo padre." rispose acido il Reggente.

"È importante essere gentili?" chiese Vokka con aria candida.

"Certo, senza gentilezza non c'è vita civile." rispose sicuro di sé il Reggente.

"Oh, non lo sapevo... E allora, se uno fa una domanda, l'altro deve rispondere per essere gentile, no?"

"Certo, è naturale." rispose sussiegoso il Reggente.

"Ah... Di' un po', Reggente..."

"Sì?"

"Un bambino può fare una domanda ad un adulto?"

"Certo, se è una domanda gentile." rispose cauto il Reggente.

"E come si fa a sapere se una domanda è gentile o no?" chiese Vokka sempre con aria ingenua.

Nilko, che lo conosceva bene, continuava a stare sulle spine: "Vokka, dobbiamo andare ad allenarci..."

Vokka lo guardò, poi guardò il Reggente: "Ho chiesto qualcosa di sbagliato? Non volevo..."

"Ma no, piccolo." rispose il Reggente sorridendo.

"Andiamo?" insisté Nilko.

"Sì, certo. Scusami, Reggente, sarà per un'altra volta..."

"Certo, certo. Buon allenamento."

"Grazie, Eku Men, sei molto... gentile!" rispose Vokka ed uscì.

Appena solo con Nilko, Vokka gli fece un gran sorriso: "Tanto, un'altra volta ci pensa bene prima di insistere su certe domande." disse trionfante.

Nilko scosse la testa: "Sembra che tu ti diverta a far arrabbiare la gente..."

"Mica potevo dirgli che studio fuori, no?"

"Certo, però..."

"E allora, cosa potevo dirgli? Qualsiasi bugia poteva essere scoperta..."

"Già. Dobbiamo cercare una copertura per i nostri viaggi fuori."

"Quella di Acquevive potrebbe funzionare, no?"

"Forse."

"Lì tutti mi conoscono e sono tutti fedeli a pa'. Ma poi, perché la gente deve sempre chiedere chi sei, cosa fai, dove vai?"

"È normale curiosità, si fa per essere gentili con la gente."

"Ma a me dà fastidio, a parte che non sempre posso rispondere. E dar fastidio agli altri non è una cosa... gentile."

"Sì, Vokka, ma non puoi sempre trattare male la gente."

"Io non tratto sempre male... Ti ho mai trattato male a te?"

"No, ma che c'entra?"

"C'entra sì!"

"Però a volte mi metti in situazioni che..."

"Sei arrabbiato con me?"

"Un po'..."

"Mi dispiace. Cercherò di essere più... gentile. Però certa gente... beh, ci proverò."

Nilko sorrise e cominciarono ad allenarsi.

Il Reggente, appena incontrò Mar, si lamentò per il comportamento di Vokka.

Mar si scusò: "Ha un carattere difficile, ma non è cattivo. È... testardo... devi scusarlo..."

"Sì, certo, dopotutto è solo un bambino. Gli avevo solo chiesto dove vive quando non è qui al castello... che c'è di male!?" disse il Reggente.

"Nulla, certo, una domanda banale a cui avrebbe potuto rispondere senza tante storie... Ma vedi, non gli piace molto stare così spesso lontano da me e si sfoga come può... anche se sbaglia, certo."

Il Reggente annuì e passò ad altri discorsi: "In questi ultimi tempi, Eke Sun, sono aumentate le sfide ai castellieri... e quasi tutte da gente entrata da poco fra gli Armati... Non lo trovi strano?"

Mar lo guardò dritto: "Dici? In che senso, strano."

"La storia che Shent è contro di noi... e poi questo fatto..."

"Temi che siano infiltrati provenienti dai Templi?" chiese Mar.

"Beh, mi sembra la spiegazione più logica. In tre anni nove dei nostri castelli hanno cambiato castelliere. Non ti pare strano?"

"Ma allora anche io dovrei essere nella lista dei sospetti..." disse Mar.

"No, tu no... non dico che tutti e nove... e poi tu hai dato ben prova di essere un ottimo castelliere e di avere a cuore il nostro popolo..."

"E gli altri?"

"Niente di concreto... solo un vago sospetto, un'idea... Qualcosa che vale la pena di controllare, comunque."

Mar annuì, poi disse: "C'è un modo per mettere alla prova da che parte stanno i nuovi castellieri."

"Davvero? Quale?"

"Organizzare un attacco ad un Tempio di Shent chiedendo che ognuno dei sedici castelli partecipi con due compagnie. Chi rifiuta potrebbe essere sospetto ed andrebbe tenuto d'occhio, specialmente nell'eventualità che faccia la spia ai Templi..."

Il Reggente sembrava inorridito: "Un attacco aperto contro Shent? Sarebbe follia pura!"

"Ma è l'unico modo di mettere alla prova la fedeltà dei castellieri."

"No no, per carità... Shent è potente, ha Templi che studiano armi nuove, strane e straordinarie... e poi la popolazione delle città si potrebbe sollevare contro di noi, istigata da Shent. Lo stesso Federal ci impedirebbe di fare una cosa del genere... E se lo facessimo ci troveremmo il resto della Federazione degli Armati contro... Non devi neanche parlarne!"

"Oh beh, era solo un'idea. Non parliamone più..." disse in fretta Mar. "Ma allora come possiamo verificare quello che ti preoccupa?" chiese poi.

Il Reggente era ancora turbato: "La mia era solo la vaga ombra di un sospetto... niente di serio, niente di concreto... Nulla per cui valga davvero la pena di preoccuparsi e tanto meno di fare passi avventati..."

Mar era soddisfatto: "Però, Reggente, mi hai dato motivo di riflessione. Se non c'è Shent alle spalle di tutto questo, chi ci può essere?"

"Ma... ma... nessuno! Shent non c'entra e non c'è nessun altro su Boar che possa avere un piano a così ampio respiro... No, no... le mie erano solo idee, mi sbagliavo... sì, mi sbagliavo."

"Forse, speriamo di sì. Ma io, fossi in te, ne parlerei al Federal o almeno al nostro Presidente..."

"No no, non si può parlare di semplici idee... idee fasulle... No, no, dimentica quello che ti ho detto, Eke Sun. Deve solo essere un caso se in questo periodo ci sono state tante sfide..."

Mar annuì serio. Il Reggente passò subito ad argomenti meno scottanti. Poi, prima di andare via, volle salutare Tha ed i figli di Mar, dal difficile Vokka, che salutò con grande gentilezza, a Frem e Tova che ormai avevano quattro anni e che si divertivano a confondere gli ospiti sulla loro identità, a Selte di due anni all'ultimo, Belm, di pochi mesi.

Poi arrivò il giorno in cui Vokka dovette tornare su Niuketol.

Prima di partire chiese al padre: "Perché i miei fratellini non vengono a studiare su Niuketol con me?"

"Perché l'invito l'ho ricevuto solo per il mio Primo, cioè per te."

"Ma se io ne parlo col Capo-Famiglia Ketol ni Inkol, sono sicuro che lui mi dice di sì."

"Vokka, tu sei il Primo e se sarai in gamba un giorno dovrai prendere il mio posto. Perciò è importante che tu conosca bene la Galassia ed i suoi problemi, come pure Boar ed i suoi problemi. So che con i Ketol fate molti viaggi su altri pianeti, e questo è bello, utile ed importante. Ma se potessi, a me piacerebbe tenere qui anche te..."

"Sì, lo capisco. Ma almeno Selte... anche lei è un po' un Primo... è il Primo di Tha come io sono il Primo di Njeiry... non è giusto che i figli di Tha devono restare tutti qui."

Mar sorrise: "Selte ha solo due anni ora, due di Boar, neanche due standard..."

"Beh, tu pensaci. Quando avrà quattro anni potrebbe venire con me. Sarebbe giusto. E poi, se io non fossi un buon Primo, almeno avresti lei..."

Mar lo abbracciò: "Ci penserò, te lo prometto. Ti senti solo su Niuketol?"

"Ma non è per questo! E poi non mi sento solo, io! Pensaci, per Tha e per Selte."

"Meno male che pensi tu a certe cose, Vokka. Grazie, ci penserò, te lo prometto."

Finalmente Mar decise di prendersi un mese di riposo con Tha e tutti i figli. Prese con sé le trascrizioni complete degli scritti del Fondatore degli Armati e si recò ad Acquevive in una casetta, chiedendo di non parlargli dei problemi di Cenco se non per cose veramente gravi ed urgenti. Prima di tornare a castello Sun sarebbe comunque sceso in Cenco per una riunione con i vari responsabili.

Giunti ad Acquevive si istallarono nella casetta scelta per lo scopo, circondata da un ampio giardino e vicina alle porte della città. Qui passò la maggior parte del tempo a giocare con i piccoli, a fare l'amore con Tha ed a leggere assieme a lui i testi.

Erano scritti in un linguaggio arcaico, suggestivo pur nella traduzione moderna.

"Il Fondatore era un grande uomo, un uomo eccezionale." disse a Tha.

"Invidioso?" gli chiese lo sposo.

"Non essere sciocco!" ripose Mar lievemente accigliato.

"Scherzavo! Non prendermi sempre sul serio!" protestò Tha e si abbracciarono.

"Leggi qua: Boar avrà una storia complessa e difficile, ma da Boar può nascere il sangue nuovo che vivificherà e purificherà l'intera Galassia... Basterà che un'opportuna pompa lo faccia circolare. Questa frase era scritta con i caratteri misteriosi. E quaggiù: Io preparo la struttura e se non si rovinerà prima del tempo, fra cento o mille o diecimila anni verrà qualcuno che ne farà uso ed il mio lavoro sarà compiuto..." lesse Mar.

"Era un profeta?"

"Non so, ma la sua visione è suggestiva. Vorrei essere io quello che lui aspettava, e non quello che rovinerà tutto. Sento come un fremito nel leggere queste parole ed anche un po' di paura..."

"Tu stai già facendo quello che lui pensava..." disse Tha.

"Speriamo. Leggi qui: gli Shentist erano nati con il mio stesso proposito ma la loro struttura si sta inceppando. Era linfa viva ma si sta tramutando in un cancro. Spero che non degeneri troppo in fretta e che nel suo seno sappia produrre i necessari anticorpi... E più oltre: estirpare un cancro non avviene senza dolore ma non estirparlo provoca la morte dell'organismo in cui si è sviluppato... Quest'uomo davvero possedeva uno sguardo limpido. Ma chissà perché scrisse queste parti in quella strana lingua morta?

"Ecco ancora: Boar dovrà alla sua povertà la sua vera ricchezza. Saprà mai rendersene conto? Solo l'umile conosce a pieno la sua potenza e la sa usare. Il Beato Bosatzu aveva detto che è necessità per l'uomo liberarsi dalle sue cento otto passioni ed il Santo di Dio disse che l'umile possiederà il mondo. Riuscirà la mia creatura a vincere le sue passioni e conquistare questa umiltà? Verrà l'Umile a prendere possesso della Galassia?

"Sembra quasi un testo sacro, Tha. Questi scritti sono di un valore enorme. Come hanno potuto restare nascosti per tanti secoli? Io mi sono definito Pensatore, su Boar... ma che vale il mio pensiero di fronte a questo? Sono solo balbettii sconnessi, i miei... Tha, temo di non essere io l'uomo che attendeva il Fondatore, sai? Quell'uomo è un grande, un super-uomo, io sono solo un..."

Tha gli mise un dito sulle labbra: "Tu, Mar, non devi preoccuparti di quello che sei, se sei o no il Grande Swooney... Tu devi solo fare la tua strada. Gli altri diranno un giorno se sei grande o no. Non ha nessuna importanza, sai? E anche i Grandi, dopo tutto, non erano forse uomini che amavano ed odiavano, si divertivano o soffrivano, erano in gamba e pieni di difetti come tutti gli altri? Anche il Fondatore, che ne sappiamo di lui? Poteva essere un vizioso, un inetto riguardo ad altre cose... ci resta di lui la parte migliore... Che ci importa ora se era uno sporcaccione o un baro? Se era noioso o antipatico? Avaro o goloso? Per noi, lui è quello che ha detto e che ha fatto di buono, e tanto basta."

"Può darsi. Ma io, io mi conosco abbastanza..."

"Anche io ti conosco abbastanza e non mi sembri proprio per nulla da buttare via... Quello che fai mi piace e anche come lo fai. E piace anche a te, ed ai tuoi uomini... e allora il resto che importanza ha? Fai meglio che puoi e non preoccuparti d'altro."

Mar sospirò. Continuò a leggere in silenzio, attento, assorbendo tutte le parole di quegli scritti. Quella notte Tha gli si accostò con tenerezza maggiore della solita. Mar sentiva che il suo sposo, il suo amato, stava cercando di liberarlo dalla ridda di emozioni che gli scritti del Fondatore avevano suscitato in lui.

"Tha, ti amo."

"Ripetilo..."

"Ti amo, Tha."

"Anche se non sono niente di eccezionale?"

"Ma tu sei eccezionale per me." protestò Mar.

"Certo. Questo è quello che conta. Gli altri... la pensino come vogliono."

"Mi piace sentirti così vicino, veramente vicino... unirmi a te e sentire che... che non siamo più un tu ed un io, ma un noi. Sapere che il tuo godimento sono io, e tu il mio... Chi ha inventato l'amore è stato grande, è stato... un dio! È comunicazione pura, comunione, fusione... Tha, perché non si può restare uniti così per sempre, perché ad un certo punto bisogna anche smettere, dormire, mangiare, fare altro?"

Tha lo carezzava e gli si stringeva contro: "Mar, perché queste emozioni sono troppo belle e forti per poterle sopportare a lungo. Perché siamo esseri deboli..."

"Ma io, quando sono unito a te, mi sento forte!"

"Certo... Adesso taci, però, lascia parlare i nostri corpi per noi..." sussurrò e finalmente si misero a fare l'amore.

Nei giorni seguenti Mar, quando i piccoli riposavano o giocavano fra di loro, continuava la lettura e prendeva frequenti annotazioni sul suo vecchio notes molecolare che gli avevano regalato Mantice e Vecchio. Spesso commentava con Tha i brani più significativi.

Un giorno, stava leggendo le lettere del Fondatore alla sposa, disse a Tha: "Guarda qui: Ricorda di insegnare la nostra antica lingua all'Erede ma solo a lui. E che lui legga i miei scritti fino a conoscerli a memoria ma non ne parli con nessuno. E lui a suo tempo insegni la nostra antica lingua alla sua sposa, o al suo sposo, ed al suo Erede, ma solo a loro, e faccia leggere all'Erede i miei scritti.

"Poi leggi questo pezzo di un'altra lettera: Quando verrà il tempo, il Prescelto capirà questi scritti e ne parlerà con l'Erede e l'Erede si metterà al suo servizio come farei io... Riprende il discorso nella quarantuesima lettera: Il Prescelto infatti non si fermerà di fronte alla difficoltà di questa nostra antica scrittura e ne svelerà il senso e non si accontenterà di decifrare queste parole, ma troverà il Segno e lo presenterà all'Erede affinché questi lo riconosca... Il Segno... Che cosa può essere il Segno?"

"Vorrà dire che gli farà capire di essere lui il Prescelto perché sa leggere..."

"No, infatti dice che non si contenterà di decifrare queste parole. Parla di Prescelto, ma da chi? E come? Come può il Prescelto sapere di essere lui, proprio lui, il Prescelto?"

"Leggi ancora, Mar, forse troverai la risposta a queste domande."

"Certo. Ma se scoprissi di essere io questo... questo uomo mitico..."

"Se devi essere tu, non ti preoccuperà più, a quel punto. Se invece non sei tu... non hai da preoccupartene, no?"

"Certo... Ma quando l'attuale castelliere Asa mi ha parlato, pareva che non conoscesse il contenuto di queste lettere, di questi scritti."

"Può darsi che nei secoli la tradizione si sia persa... come invece è possibile che agisca come è scritto e che perciò non ne parli con nessuno."

"Sì... Ma più vado avanti a leggere, più sto male, Tha. Perché?"

"Vedi, anche una donna, più si avvicina il momento del parto più ha paura... ma poi, nato suo figlio, si sente bene, sente di aver compiuto qualcosa di grande... Forse anche per te è così."

"O forse è solo il timore di accorgermi di essere io... a dover ancora nascere."

Tha gli carezzò un braccio: "Non preoccuparti, amore, vai avanti..."

Mar proseguì nella lettura.

I volontari spesso lo vedevano passeggiare in Acquevive o fuori dalle mura, assorto, pensieroso, e ne parlavano fra loro.

Un giorno uno di essi disse a Tha: "È un uomo meraviglioso, il nostro Capo. Basta guardarlo per sentirlo..."

"Non diteglielo mai, lo spaventereste! Seguitelo, se credete in lui, ma ricordatevi che è solo uno di noi, né più né meno. Non mettetelo mai su un piedestallo... gli verrebbero le vertigini."

"Ma lui è già su un piedestallo, per tutti noi!" ribatté un altro.

"Non ci è salito lui." rispose Tha.

"Ma c'è!"

"Allora fate in modo che non se ne accorga, che guardi sempre avanti, mai in basso, se non volete fargli del male." insisté Tha.

"Noi fargli del male?"

"Senza volerlo. Mar è grande... se non si accorge di esserlo."

"Ma come può un uomo grande avere paura di esserlo?" chiese un altro volontario.

Tha sorrise: "È questione di metro... e poi lui non ha paura di quello che è, ma di quello che gli altri credono che sia... Ha paura di deludere, di non saper rispondere alle aspettative, di non saper dare quanto ci si attende da lui... E, vedete, non è coraggioso chi non ha paura, quello è solo un incosciente. Il vero coraggioso e quello che ha paura, ma la sa vincere e va avanti ugualmente. E Mar ci riesce. Almeno, fino ad ora ci è riuscito sempre."

"Ma come fa a restare così... così semplice, così umano?"

In quel momento arrivò Mar: "Chi è semplice e umano?" chiese.

Tha sorrise: "Stavamo parlando di Teskar, caro."

Mar si illuminò: "Sì, è vero. È un caro amico, Teskar. Quando l'ho conosciuto era un giovane disoccupato di Quaryel. Era un ragazzo alla buona, serio ma allegro... semplice, umano, appunto. Ed è rimasto così... non è splendido? Per questo mi fido completamente di lui e gli voglio bene. Vorrei averne molti altri come lui, intorno. Con Teskar si vive bene. Anche voi ve ne siete accorti. Un uomo che sa restare se stesso qualunque carica ricopra, che resta se stesso sia come disoccupato o come Responsabile Generale di un importante settore di un pianeta. Teskar può ben essere un esempio per voi..."

I volontari lo ascoltavano attenti, cercando di nascondere il loro divertimento nel sentire Mar fare queste lodi, inconsapevolmente, a se stesso. Tha annuiva serio. Con Mar c'erano Selte, Frem e Tova. Selte gli stava in braccio e giocava con i riccioli di Mar. Poi gli dette un umido bacio sul naso. Mar ridendo si interruppe asciugandosi con il dorso della mano.

"Scusatemi, ora, ma i miei figli mi reclamano. Vieni, Tha?"

"Belm dorme?"

"Sì e lo guarda Eduhin."

"Ti va di uscire fuori città?"

"Certo. Andiamo alla nostra radura?"

"Coi piccoli?"

"Per questa volta sì... tempo per noi ne abbiamo a volontà, no?"

"Certo. Hai trovato qualcosa sul Segno?"

"Ne parla nella cinquantottesima lettera. Dice: Solo uno venuto da fuori potrà avere il Segno con sé, solo uno che conosce la Via. È più misterioso di prima, ora: c'è tutta la Galassia per cercare questo Segno."

"Forse basta cercare solo su Kyora..."

"Forse. Ma cosa è questa Via?"

"Non ne parla?"

"Sì, a volte, ma in modo forse chiaro per chi già la conosce... non per me."

"Magari questo significa che non sei tu il Prescelto, o forse solo che i tempi non sono ancora maturi..." commentò Tha.

I giorni erano volati via veloci e Mar si fermò in Cenco, come aveva promesso, prima di tornare al castello Sun. Innanzitutto scorse le notizie riguardanti la Galassia. Il Tecnarca aveva ordinato l'isolamento del pianeta Tale, della Famiglia Foon, poiché questa aveva rifiutato la decisione del Tecnarca su una disputa fra la Famiglia ed i Protettori.

Inoltre era stata intercettata un'astronave spia dell'UPO con una nuova arma a bordo: un neutralizzatore di volontà. Era un'arma psiconica con cui si poteva lanciare un raggio direzionale a distanza di un quinto di anno luce e con questa annullare la capacità raziocinante di qualsiasi essere umano colpito, fino a fare del suo cervello un foglio bianco come quello di un neonato. Le navi della Tecnarchia di pattuglia alla frontiera avevano potuto catturare l'astronave nemica solo per un errore dei tecnici dell'arma, che era ancora sperimentale, che nell'usarla avevano colpito la plancia di comando della loro stessa astronave. L'equipaggio di una delle navi Tecno e gli alti ufficiali UPO, per un totale di duecento sessantatré uomini, erano rinchiusi in un ospedale, curati come neonati...

L'arma era allo studio su Arom, il pianeta del Tecnarca. I tecnici UPO, consci dell'errore fatto e vistisi persi, avevano cercato di danneggiarla, poi si erano suicidati per non rivelarne il funzionamento. Mar rabbrividì. Decise di mettersi in comunicazione con il Tecnarca per pregarlo di distruggere quell'orrore. Ma non riuscì nel suo intento. Allora gli lasciò un messaggio.

Ricevette una laconica risposta dal Segretario del Tecnarca: "Se prima si scoprirà una difesa, si potrà forse prendere in considerazione la tua richiesta. Il Tecnarca ti ringrazia per il tuo interessamento e ti prega di non preoccuparti."

Poi Mar, ancora sotto sopra per quella notizia, prese in esame le notizie sulla situazione di Quaryel. Ayenzy e la sua sposa Ilay erano sfuggiti ad un attentato. La popolazione di Quaryel aveva spontaneamente manifestato contro gli attentatori. Mar ne fu doppiamente felice. Mandò ad Ayenzy un messaggio di congratulazioni con una postilla: "Non approfittarne, però. Punisci ma non perseguitare né infierire sui colpevoli, se li trovi. Auguri, Mar."

Volle quindi essere informato su Vitanuova. Le cose andavano abbastanza bene. C'erano solo stati due suicidi ed un morto in una rissa fra vigilati. Ma già sette vigilati erano stati liberati e si erano tutti voluti fermare nella città, in blocchi diversi dai loro, come rieducatori o Mastri d'Arte. Mar notò che tutti e sette erano fra i più giovani. La città contava ora mille e ventitré vigilati, fra cui anche quarantadue Sbandati.

A Centramare c'erano già duecento settantuno addetti alla costruzione delle marruote e quarantatré allevatori di arrapè. Gli fu poi sottoposto un estratto delle ultime comunicazioni fra il Gran Tempio ed il Daigo. Il Gran Luminare insisteva sul pericolo che gli ostelli rappresentavano per loro, ma il Daigo non era affatto di questo parere. Stavano giungendo ai ferri corti. Il Daigo insisteva che il Gran Luminare andasse a conferire di persona. Il Gran Luminare aveva promesso che prima o poi sarebbe andato, ma continuava a procrastinare.

Mar chiese al responsabile ed ai tecnici se sarebbe stato possibile intromettersi nelle comunicazioni. Gli risposero che tecnicamente era fattibile, ma non si vedeva a che cosa potesse servire se non a mettere maggiormente in allarme gli Shentist.

Mar annuì: "Dobbiamo proteggere gli ostelli e tranquillizzare Shent in qualche modo, oppure spaventarlo abbastanza perché non si muova. Se gli Shentist cominciassero a mettere in guardia la gente contro gli ostelli, per noi sarebbe una grossa perdita... anzi, mi meraviglio che non l'abbiano già fatto..."

"In effetti stiamo già studiando il problema." rispose Lidje Burgalar, poi continuò, "Cambiando discorso, Mar, sai quelle voci su una città di miei correligionari? Pare che sia a nord, nella zona fredda, e che si chiami Verotempio. Sto cercando di controllare... ma la cosa migliore sarebbe forse organizzare una spedizione."

"Ti piacerebbe guidarla tu?"

"Beh, è naturale..."

"Bene, abbi ancora un po' di pazienza, allora. Ti prometto che fra un anno o al massimo due, ci andremo assieme..."

"Davvero? Anche tu? Me lo prometti?"

"Certo, l'ho detto, no?"

Lidje era felice come un minore nel giorno dell'ammissione fra gli adulti.


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