logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL QUARTO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 4
VOKKA CRESCE

Quando furono tutti riuniti, Mar illustrò la sua idea di fare un centro per il recupero dei Predoni.

Alla fine Trinkloh disse: "Mi pare bella come idea, ma non so se funzionerà."

Pel lo guardò sorpreso: "Perché? Tu sei ben cambiato, no?"

"Per amore, Pel, lo sai. E poi io ero uno Sbandato, non un Predone. I Predoni sono più duri, più testardi, più crudeli degli Sbandati."

"Ma anche più abituati all'ordine, alla disciplina, ad una gerarchia..." obiettò Wynsten.

"Sì, ma al loro ordine, non a quello imposto dall'esterno. Non dico che non si possa tentare, ma non mi farei troppe illusioni." concluse Trinkloh.

Liberato invece era veramente interessato: "Credo... credo che sia questione di far vedere loro chi è più forte... e di offrire loro una prospettiva, un futuro. Io sto molto bene con Moder, ma credo che proverei volentieri questa esperienza. Se funziona, questa cambierà Boar molto più che non tutto il resto, perché la cambierà dall'interno e dimostrerà alla Galassia, il giorno dell'apertura di Boar, che c'è un'alternativa valida alle prigioni, alle galere, ai... Boar."

Adlo annuì: "Inoltre ci darà modo di fare opere pubbliche con poca spesa e ci darà una maggiore autonomia economica."

"Ma bisogna pensare bene a tutti i particolari, bisogna dare solide basi a questa... Vitanuova. Che sia veramente vita e che sia veramente nuova... I prigionieri devono voler cambiare, loro, perché capiscono che ne vale la pena. Tra i prigionieri ci saranno già delle famiglie, bisogna lasciarle assieme. E se dimostrano di saper cambiare, bisogna lasciar loro la possibilità di tenere ed educare i loro figli... può essere un ulteriore stimolo a cambiare... promettere loro la libertà: chi vole resta e ci aiuta, diversamente può tentare la fortuna per conto suo..." disse Liberato.

"Ma se tornassero a fare i Predoni?" obiettò Pel.

"Peggio per loro. Rischiano di essere catturati di nuovo e la seconda volta staremo più attenti, saremo più rigidi." rispose il suo sposo.

"I Predoni liberi potrebbero tentare un assalto della città per liberare i loro amici..." obiettò Adlo.

Mar sorrise: "La difenderemo bene... e faremo in modo che i Predoni o gli Sbandati che si avvicinano troppo cadano nelle nostre mani. Se i Vigili sono tutti nostri volontari, possiamo anche usare i raggi paralizzanti."

Trinkloh aggiunse: "Appena Vitanuova è pronta, dovremmo spargere la voce fra i castelli che noi compriamo i prigionieri..."

"Certo," disse Mar, "ed i primi che comprerete saranno i nostri cinquanta, poi quelli dell'ostello del Primo Passo. Fra i volontari, quanti sarebbero pronti per diventare i primi vigili?"

Adlo prese il videofono e si mise in comunicazione con il Centro Personale di Cenco: "Presumono che ce ne siano circa cento ottanta..."

"Ottimo. Comunque possiamo anche arruolarne altri su Quaryel." disse Mar.

"D'accordo. In via provvisoria, per costruire Vitanuova, possiamo usare anche altri dei nostri volontari... diciamo circa quattrocento uomini di Cenco." disse Adlo.

"Sì, oltre ai quattrocento ottantatré prigionieri, logicamente." disse Mar. " Fai preparare un progetto per una città ben fortificata e fai anche studiare una bozza per i suoi statuti. Pel, tu saresti pronta ad assumere la carica di Comandante dei Vigili?"

Pel annuì: "Ci posso provare."

"Bene, allora troveremo un sostituto per l'ostello dell'Attesa di Casevuote. Tu comincia subito a parlarne con i volontari presenti ora in Cenco e vedi di trovarne almeno centoventotto, cioè una compagnia... anche se darai loro un nome diverso da quelli usati nei castelli. Tu Trinkloh te la senti di occuparti dell'accoglienza dei prigionieri e del loro inserimento, poi di seguirne l'evoluzione?"

"Potrei formare uno staff di... rieducatori..."

"Sì, qualcosa del genere. Fatti aiutare dalla sezione psicologica di Cenco."

"Bene, spero di riuscire."

"E tu Liberato, dovresti invece occuparti della loro formazione tecnica e del lavoro esterno che ti sarà richiesto... anche inventarne, se è il caso."

"Sì, certo, mi piace."

"Molto bene. Allora buon lavoro a tutti e che la fortuna ci assista."

Sciolta la riunione si misero tutti al lavoro mentre Tha, Mar e Wynsten rientravano al castello Sun.

In quei giorni arrivò da Niuketol Nilko con Vokka per il solito periodo di vacanze. Su Boar Vokka stava per compiere sei anni. Per prima cosa chiese di vedere Selte, la sua nuova sorellina, che aveva appena intravisto nelle sue ultime vacanze, quando era stata appena adottata ed aveva ancora solo pochi giorni.

La guardò a lungo, la studiò, poi disse a Tha: "Adesso è carina. Quando l'ho vista l'altra volta mica m'era piaciuta, sai? Avevo paura che restasse brutta come un kofol lesso... Ma adesso mi piace."

Tha rise e gli scompigliò i capelli e Vokka se li rimise subito a posto con le dita. Poi disse a Tha: "Vieni con me, devo parlarti da solo..." lo prese per mano e lo trascinò via: "Pa' Mar è stanco. T'avevo detto di guardarlo, no?"

"Chi riesce a farlo fermare un attimo è bravo... Io ho provato a dirglielo!"

"Pa' Njeiry ci riusciva."

Tha fece spallucce: "Si vede che Njeiry era più in gamba di me... mi dispiace."

"No, anche tu sei in gamba. Ma dobbiamo parlargli, tu ed io."

"D'accordo, caro, quando vorrai."

"E poi anche tu hai bisogno di riposo."

"Oh, ma io sono forte!"

"Non più di pa'!"

"No, certo, è impossibile."

Vokka gli fece uno dei suoi rari sorrisi.

Tha gli chiese: "Come va con Nilko?"

"Bene. Siamo grandi amici, lui e io."

"Hai molti amici su Niuketol?"

"Qualcuno..."

"Vieni volentieri qui su Boar, con noi?"

"Certo."

"Dove ti piace di più?"

"Qui, a casa nostra."

Parlarono ancora un po', tornando alle loro stanze. Quando Tha fu solo con Mar, quella notte, gli raccontò il colloquio con Vokka. Mar in parte ne era compiaciuto ma in parte no, soprattutto per quel confronto fatto da Vokka fra Tha e Njeiry. Tha gli disse di non dargli peso, che era una cosa naturale. Mar voleva parlarne con Vokka e sgridarlo. Ma Tha lo dissuase.

"Non so se Vokka sarebbe contento di sapere che io ti ho riferito tutto. Mi ha preso in disparte, per parlarmi, chiaramente non voleva che altri ci sentissero. Non dirgli nulla, è meglio. Mi vuole bene e questo è l'importante. E se tu ti prenderai un po' di riposo con me, Vokka ne vedrà l'effetto e la sua fiducia in me aumenterà."

"Ma vedi anche tu che non c'è tempo... ci sono troppe cosa da fare."

"Mar, se manchi tu per un po', ci sono tutti gli altri per mandare avanti le cose bene. Un mesetto di riposo... Poi potrai lavorare meglio, rendere di più."

"I miei uomini qui su Boar non hanno mesetti di riposo."

"Ma non hanno neanche la mole di problemi e di responsabilità che hai tu."

"Beh... vedremo. Forse a fine anno..."

"Allora dillo a Vokka. Ne sarà contento."

Il periodo di vacanza di Vokka passò veloce. Il bimbo osservava con interesse la vita al castello, le abitudini, le usanze e poneva continui perché ai quali gli stessi Anziani a volte non sapevano rispondere ed il piccolo li metteva spesso in imbarazzo con le sue logiche obiezioni. A volte anche Mar era in imbarazzo per l'imbarazzo dei suoi uomini. Così riprese Vokka.

"Non devi essere così critico, Vokka." gli disse.

"Ma io mica critico, io chiedo solo. Il Maestro dice che dobbiamo sempre capire il perché delle cose, e allora io chiedo, per capire. Non è mica colpa mia se gli Armati fanno certe cose senza capire perché le fanno."

"Ma non sta bene che un bambino metta in imbarazzo un adulto o un Anziano."

"Perché, pa'?"

Mar si grattò la nuca: "Perché non fa piacere accorgersi che non si sanno le cose."

"Beh, allora possono studiare."

"Alla loro età non è facile..."

"Dice il Maestro che bisogna continuare a studiare per tutta la vita. Tu non studi, pa'?"

"Beh, sì, in un certo senso. Ma non a tutti piace studiare e allora ad una certa età alcuni smettono... e non puoi dirgli tu, un bambino, che fanno male."

"Ma se fanno male, perché non posso dirlo?"

"Vokka, se uno per esempio fosse scemo, tu non glielo devi dire. Dicendoglielo non lo aiuteresti a diventare più intelligente ed in più lo offenderesti."

"Ma io non dico mica scemo a nessuno, pa'!"

Mar si arrese: "Capirai quando sarai più grande, spero. Ora cerca di non insistere troppo con i tuoi perché. Puoi chiedere a me, a Tha, a Nilko, ai tuoi Maestri... ma non a chiunque."

"Peccato!" concluse il piccolo un po' deluso.

Poi Vokka, dopo aver visitato Acquevive, Centramare e Cenco, tornò su Niuketol con Nilko. Mar lo accompagnò con Tha fino al transmen di Cenco, poi si fermarono per vedere il progetto di Vitanuova. I progettisti avevano studiato un impianto modulare con blocchi di costruzioni per alloggiare un massimo di sessantaquattro prigionieri, sedici Vigili, otto Rieducatori, otto Mastri d'Arte ed i loro eventuali figli o anziani per un totale massimo di cento quaranta persone per blocco. Il primo impianto della città doveva perciò essere composto di otto blocchi.

Per i prigionieri, in ogni blocco, era prevista una zona suddivisa in spazi per coppie o per quattro singoli ed ogni trentadue prigionieri avevano le loro cucine, il loro bagno, una sala riunioni ed una stanza per gli attrezzi di lavoro. Il blocco era diviso in quattro da due corridoi in croce, con due zone per i prigionieri, una per i Vigili e la quarta per i rieducatori ed i Mastri d'Arte. Ogni blocco aveva poi uno spazio di pari superficie all'aria aperta, adiacente ad esso. Il tutto era circondato da poderose mura.

Mar rivide e discusse anche gli statuti della nuova città ed i vari regolamenti applicativi. Tra i Vigili non esistevano scudieri, famigli e servi, ma solo Vigili, piccoli ed anziani. Erano organizzati in due gruppi di otto. Ogni gruppo era chiamato squadra. Ogni otto squadre formavano un plotone ed ogni otto plotoni un reparto. Quattro reparti erano riuniti in un comando. Il comando, così, poteva controllare circa ottomila prigionieri.

Mar dette ordine allora di cercare il luogo adatto dove costruire Vitanuova e di cominciare con due squadre e con i cinquanta prigionieri che vivevano nel castello Sun. Anche i Vigili ed i civili avrebbero inizialmente lavorato con i prigionieri per costruire il primo blocco di Vitanuova. In più ci sarebbe stato un plotone di Vigili di sorveglianza, per sicurezza.

Pel s'era data da fare ed aveva già trovato ed iniziato a preparare ottanta volontari per farne i primi Vigili. Trinkloh aveva scelto fra i volontari venti futuri rieducatori e Liberato aveva trovato nei vari Centri di Mar su Boar diciotto Mastri d'Arte disposti ad andare a lavorare in Vitanuova. Tutti erano già al lavoro per prepararsi e dare inizio all'esperimento.

Cenco aveva individuato il luogo su cui far sorgere la città: era sullo stesso parallelo di Portoscalo, all'interno, su uno stretto altopiano. Il più vicino centro abitato, a due giorni di cammino a piedi, era un piccolo villaggio di Agricoltori. Il luogo era discreto, ben difendibile ed aveva alcune sorgenti di acqua potabile che sarebbero potute bastare anche per una città di più di diecimila abitanti. Quando la città fosse stata completa, avrebbe occupato quasi tutto lo spazio dell'altopiano ed avrebbe avuto una forma a scacchiera con le mura esterne a zig zag. Gli unici tre punti di accesso all'altopiano erano tutti ben visibili dal sito su cui sarebbe sorta la città e facilmente controllabili.

Nelle vicinanze c'era molta pietra adatta alle costruzioni, il legname e l'argilla invece dovevano essere portati da più lontano. Quando tutti i progetti furono pronti in dettaglio, Mar fece fare da Adlo i necessari contratti per l'acquisto dei materiali e degli attrezzi, del cibo e di tutto il necessario. Furono disegnate le uniformi, uguali per tutti, ma per i Vigili sarebbero state azzurre e bianche, per i rieducatori azzurre, per i Mastri d'Arte nere e per i prigionieri rosse.

Quando tutto fu pronto, i Vigili al comando di Pel, i rieducatori al comando di Trinkloh ed i Mastri d'Arte, per il momento tutti Costruttori, al comando di Liberato, giunsero in carovana al castello Sun. Per salvare le apparenze erano stati preceduti da un messaggio che ne preannunciava l'arrivo. Furono accolti nel castello con gli onori che si riservavano ad una compagnia di Armati. Adlo parlò con Mar e con i gonfalonieri e discussero l'acquisto dei prigionieri, conclusero l'affare e Trinkloh li prese subito in carico.

I cinquanta uomini erano stati alloggiati in uno stanzone ricavato dai magazzini dell castello. Fino ad allora gli uomini erano stati fatti lavorare al porto per alcune riparazioni dei moli e delle banchine. Quando Trinkloh entrò nello stanzone, fu accolto da un silenzio ostile.

Trinkloh si guardò attorno, poi ad alta voce chiese: "Chi è il più forte qui dentro?"

Nessuno rispose.

"Che siete, una manica di poppanti?" chiese di nuovo Trinkloh.

Ancora silenzio.

Allora Trinkloh passò al gergo degli Sbandati: "Compagni, avete tutti il culo piatto o siete solo dei cacasotto?"

Qualche volto si sollevò a guardarlo, stupito.

"O magari vi si sono girati i piedi verso il culo?" insisté Trinkloh.

Questa era considerata una grossa offesa, infatti era come dare del vigliacco, ed uno ribatté con un'altra frase offensiva.

Trinkloh ebbe un fugace sorriso: stava cominciando a fare breccia: "Allora c'è qualcuno fra voi che non sia un senza coglioni?"

Un altro gli disse inviperito: "Ci insulti solo perché siamo legati! Sennò ti farei vedere io chi è lo stronzo, qui dentro!"

"Oh oh, qualcuno qui pretende di darmi lezioni di buona educazione..." commentò Trinkloh, "Ma non me la voglio prendere con te, sei solo un poveraccio pieno di piscio, tu. Ho chiesto chi è il più forte fra voi... o non sapete cosa è essere forti? Sapete solo attaccare in otto contro uno?"

Un tipo decisamente atletico e muscoloso chiese: "Quale è il prossimo lavoro da fare? Diccelo, dacci qualche frustata, qualche calcio sulle palle e te lo faremo... visto che non abbiamo avuto la fortuna di essere caduti in battaglia."

"Saresti tu il capo, qui dentro?"

"Non ci sono più capi, qui... solo residuati."

"Tu eri il capo, prima di arrivare qui?"

"No, quello è crepato, io ero solo uno dei suoi aiutanti."

"Nessuno qui aveva un grado più alto del tuo?"

"No, ma che te ne frega, a te?"

"E tu saresti il più forte?"

"Se non avessi polsi e collo legati, te lo farei vedere..."

Trinkloh si affacciò alla porta e disse agli Armati di guardia: "Faremo un po' di casino qui dentro, ma non preoccupatevi. Adesso chiudete e riaprite solo se ve lo dico io." poi fece scorrere la porta ed udì dall'esterno il colpo del blocco di chiusura.

Allora Trinkloh si avvicinò a quello con cui aveva parlato: "Come ti chiami, tu?"

"Che te ne frega?"

"Bene, Chettenefrega, io mi chiamo Trinkloh. Adesso ti slego polsi e collo e facciamo un po' a botte. Se vinci tu, avrete tutti doppia razione di cibo da stasera, se invece vinco io, te ne torni al tuo posto e dai ordine agli uomini qui dentro di starmi a sentire senza fare gli stronzi e di ubbidirmi. Ci stai?"

L'altro lo guardò accigliato: "Ma che vai cercando?"

"Voglio essere preso sul serio da voi, ecco tutto. Voglio che vi sia ben chiaro con chi avete a che fare."

"Sei uno sporco mercante di uomini, un puzzolente, lo sappiamo già."

"Quanto sei stronzo, Chettenefrega!"

"Stronzo sarai tu e non chiamarmi così."

"Allora come ti chiami?"

"Ma che te ne fre..."

"Appunto. Allora ci stai a fare a botte con me alle condizioni che ho detto prima?"

"Non puoi dirci quello che dobbiamo fare senza tutte queste cazzate?"

"No, voglio che sia chiaro, in seguito, che non so usare solo la lingua, ma anche tutto il resto... in modo di evitare altre discussioni. Allora, Chettenefrega, ci stai o devo pensare che ti pisci addosso per la paura?"

L'altro si guardò attorno. Tutti ora erano attenti. Uno degli altri sorrise di sbieco: "Ma dagli retta, almeno mangeremo doppio!"

Altri allora ridacchiarono: "Sì, scuotigli un po' le palle, visto che ci tiene."

Ma Trinkloh, oltre ad essere di per sé un buon lottatore, da quando stava con Pel aveva anche studiato, con successo, il chushin ed era perciò certo di battere l'avversario.

"Beh, slegami, allora. Accetto ma a un patto: lotta senza esclusioni di colpi, e se ti capita qualcosa, cazzi tuoi, nessuno dei tuoi fottuti amici si vendicherà su di noi."

"D'accordo. Vuoi che chiami il castelliere per ripetere davanti a lui le regole?"

L'altro lo squadrò: "No, mi basta la tua parola... tanto ti lascerò abbastanza fiato per ripeterla... E comunque, se mi freghi, non ho granché da rimetterci!"

"D'accordo, come vuoi tu."

Trinkloh gli si avvicinò, gli sfilò il cappio dal collo quindi tolse il blocco dai ceppi che imprigionavano i polsi dell'uomo ed indietreggiò. L'altro fece saltare i ceppi, si massaggiò i polsi poi il collo e si alzò lentamente in piedi. "Questa magari sarà l'ultima volta che posso menare le mani, dopo che m'hanno stordito colpendomi alle spalle. Ma finalmente mi posso sfogare e te la farò pagare per tutto... e per tutti! Rimpiangerai..."

"Ma piantala, stronzo! T'ho chiesto di fare a botte non di usare la lingua. Quella usala per far godere il tuo sposo, se ce l'hai!" disse secco Trinkloh.

L'altro, improvvisamente, lo assalì. Trinkloh decise di non usare il chushin, all'inizio. Dopo poco erano avvinghiati sul pavimento di terra battuta mentre tutti i prigionieri urlavano fischiando e ridendo, incitando il loro compagno.

Trinkloh di tanto in tanto usava qualche semplice mossa di chushin per liberarsi o per parare i colpi più pericolosi. Il caos nello stanzone era indescrivibile. A poco a poco gli abiti dei due iniziarono a strapparsi con rumori secchi. Tonfi, gridi, insulti, sbuffi si mescolavano ed erano coperti dal chiasso degli altri prigionieri eccitati.

"Chettenefrega, tutto qui quello che sai fare?" chiese Trinkloh continuando a battersi con il prigioniero.

Sapeva bene che, se non fosse stato per la sua conoscenza del chushin la lotta sarebbe prima o poi terminata a vantaggio dell'altro. Ma mentre i suoi colpi andavano a segno, colpi convenzionali, lui riusciva a schivare o neutralizzare i peggiori colpi dell'avversario. Questi non rispose ma raddoppiò in ferocia. Trinkloh piazzò un bel diretto al naso del prigioniero facendoglielo sanguinare. Poi lo atterrò e gli fece una doppia cravatta. Se l'altro avesse conosciuto il chushin si sarebbe liberato in fretta. Ma non era così.

"Allora, Chettenefrega, ti arrendi?"

"Piuttosto sputo sangue!"

"Lo stai già facendo, no?"

L'altro riuscì a liberarsi ed assalì di nuovo Trinkloh con feroce determinazione. Trinkloh pensò che la farsa era durata abbastanza. Allora cominciò a piazzare una serie di piccoli colpi tali da fiaccarne il vigore, senza però danneggiarlo troppo. Gradualmente l'altro cominciò ad indebolirsi, a barcollare. I prigionieri se ne accorsero e pian piano tacquero. Ormai l'altro si teneva in piedi con la sola forza di volontà. Trinkloh continuava, metodico, sistematico, a dargli colpetti lievi ma tutt'altro che innocenti. L'altro ora aveva anche un occhio pesto, continuava a colare sangue dal naso, ansimava con gemiti rochi. Trinkloh allora lo sfiorò con due dita sulla carotide ed il prigioniero stramazzò al suolo privo di sensi.

Trinkloh si spolverò la terra di dosso, si passò i palmi delle mani sui brandelli della sua tunica azzurra, si avviò alla porta e bussò.

"Aprite, sono io, Trinkloh!"

Un rumore secco poi la porta scivolò di lato. Gli armati guardarono dentro e puntarono le armi.

"Non è successo niente... solo uno scambio di opinioni. Curatelo e legatelo di nuovo al suo posto. Vedete di rimetterlo in sesto in fretta, di farlo rinvenire, mentre io vado a cambiarmi."

Quando Trinkloh tornò, l'altro era di nuovo in sé, legato al suo posto.

"Allora, Chettenefrega, quale è il tuo vero nome?" chiese Trinkloh come se niente fosse capitato.

"Godebak, dei Dylye."

Trinkloh annuì: "Sei un buon lottatore, Godebak, ti sei meritato la carica di aiutante e il rispetto dei tuoi uomini... Ma io sono più forte di te, come hai ben visto. E tra i miei amici c'è gente che mi metterebbe a terra in un mezzo attimo. Adesso volete starmi a sentire? Vuoi dire ai tuoi uomini di starmi a sentire con molta attenzione?"

Godebak annuì. Allora Trinkloh spiegò loro che erano stati acquistati tutti dai Vigili. Spiegò loro l'organizzazione ed il futuro che li aspettava.

Godebak chiese: "Abbiamo possibilità di scelta?"

"Non più di chi è morto ammazzato da voi!"

"E se ci rifiutiamo?"

"Restate legati finché morite di fame. Da noi, chi non lavora non mangia. Ma se oltre a lavorare vi ci metterete di impegno, oltre a mangiare bene un giorno sarete di nuovo liberi. Non vale la pena di provare?"

"E se ci ribelliamo?"

"Vuoi di nuovo fare a botte? Ricorda che ognuno dei Vigili può facilmente stendere almeno quattro come te senza neanche sporcarsi i vestiti!"

"E se una volta liberi ricominciamo?"

"Peggio per voi. La seconda volta che cadete nelle nostre mani dovrete ricominciare tutto da capo e ci metterete più tempo e più fatica a convincerci che volete cambiare vita."

Discussero ancora a lungo. Quello che li colpì fu la promessa che all'interno dei loro alloggi non sarebbero stati legati e che avrebbero condotto una vita quasi normale. La promessa che le coppie sarebbero potute restare unite e che avrebbero potuto allevare i propri figli, anche li colpì.

Uno dei prigionieri, una ragazza che risultò essere la figlia di Godebak, chiese: "Ma perché ci proponete questo?"

Trinkloh scosse la testa: "Non è una proposta. Noi vi abbiamo comprato e faremo così. Perché? Perché abbiamo bisogno di manodopera e perché preferiamo un buon lavoratore vivo ad un Predone morto. Tu preferisci essere un Predone morto?"

La ragazza rise: "Certo che no! Ma preferirei essere un Predone vivo che un buon lavoratore vivo, come dici tu!"

"Ma ora la tua unica possibilità di scelta è questa: lavorare con noi e per noi e vivere, o rifiutare e crepare di fame. Che scegli?"

La ragazza guardò gli altri, poi il padre e non rispose.

"Bene," disse allora Trinkloh, "se non avete altro da chiedere domattina formeremo la carovana e partiremo. Noi saremo i primi e costruiremo i primi due blocchi di Vitanuova. Tra poco verranno qui i nostri Vigili. Uno per volta vi slegheranno, vi ripulirete, indosserete la vostra nuova divisa da vigilati e vi legheremo di nuovo per il viaggio. Potete dividervi a vostro piacere in gruppi di quattro, per famiglia o per amicizia. Ogni gruppo di quattro avrà un Vigile e un rieducatore o un Mastro d'Arte di guardia. Per qualsiasi problema potete chiedere di me, Trinkloh. A domani."

Se ne andò nel silenzio generale. Appena chiusa la porta si sentì un bailamme di voci, poi la voce tonante di Godebak impose il silenzio. Trinkloh raggiunse subito Mar, Pel e Liberato che avevano osservato tutta la scena grazie ad una microspia.

Mar lo abbracciò: "Sei stato grande, Trinkloh, sono certo di aver scelto l'uomo giusto."

"Ehi ehi, è solo l'inizio. Le vere grane cominceranno quando avremo lasciato il castello. Allora si vedrà... Che hanno detto quando sono uscito?"

"Di tutto. Alcuni erano convinti, pochi a dire il vero, solo cinque o sei. Altri incerti, altri confusi e alcuni contrari: si aspettano la fregatura. Ma come inizio non potevamo sperare meglio. Se con questi andrà bene, sarà più facile inserire gli altri a piccoli gruppi."

"Già, se tutto va bene, fra un paio di mesi possiamo far arrivare il secondo contingente..." disse Adlo.

"Speriamo." concluse Trinkloh.

Il mattino seguente la colonna di cento quarantasei uomini si mise in marcia verso Cittachiusa lungo la via costiera per evitare Belpoggio. Qui presero altri quattordici uomini per il personale e in centosessanta procedettero verso nord. Il dodicesimo giorno del quinto mese Mar ricevette la notizia che i primi due blocchi, con pochi incidenti, un tentativo di ribellione subito stroncato e tre tentativi di fuga presto sventati, erano terminati ed abitati. Vitanuova iniziava così la sua esistenza. Le iniziative intraprese progredivano con successo. Poco lontano da Vitanuova fu anche costruito un ostello, che fu chiamato "l'Ostello del Vigilato". Così era più facile e rapido far arrivare il materiale da costruzione ed il personale necessario, anche se le carovane dei vigilati dovevano comunque fare tutto il tragitto a piedi.

Il 3470 terminò con molte attività ma poche novità, a parte un'ulteriore vacanza di Vokka su Boar e di Tha che era andato in cerca di un altro bimbo da adottare. Inoltre Liberato si sposò con un rieducatore, Kolyn Eluhyn. Mar viaggiò molto, i primi mesi con Tha, per stringere migliori relazioni con gli altri castellieri del popolo Men.

Ci fu un'altra battaglia in campo aperto, contro una banda di Predoni, con pochissime perdite fra gli Armati. Su nove compagnie inviate da tre castelli, ci furono solo dodici morti e la banda di Predoni perse centosette uomini mentre altri trecento ventisei furono fatti prigionieri. Ad un anno dalla sua fondazione Vitanuova contava già settecento cinquantanove vigilati, trecento ottanta Vigili, novantaquattro rieducatori e novantasei Mastri d'Arte.

Con il consenso di Ketol ni Inkol, Mar fece aprire un nuovo Ufficio Reclutamento su Niuketol. Il Tecnarca aveva iniziato un giro di visite ufficiali sui vari pianeti e nel primo mese del 3422 t.s.u. si recò su Quaryel. In quell'occasione convocò anche Mar che vi andò con Vokka, ormai di sette anni, che aveva un periodo di vacanza.

Il Tecnarca parlò con Ayenzy e Mar: "Mi risulta che le cose su Quaryel vadano bene, Ayenzy. Se tutto continua così, fra pochi anni concederò a te e la tua sposa Ilay di fondare la vostra Famiglia, la nuova Famiglia di Quaryel."

Ayenzy arrossì di piacere di fronte al gran vecchio: "È principalmente merito di Mar, nonno."

Mar sorrise: "Avrei ben poco merito se Ayenzy non fosse un Governatore capace."

"Basta con i complimenti reciproci. Sono molto contento del vostro lavoro. A proposito, Swooney ni Mar, ho ricevuto quel bel libro su Bora..."

"Boar." corresse Mar. "E il nome indigeno di Ross, come certamente sai."

"Sì, certo... e ho letto la polemica dedica che vi hai scritto. Ma quel che è deciso è deciso. Non posso cambiare le mie decisioni solo sull'onda della simpatia... se lo facessi rischierei di cambiarle anche sull'onda dell'antipatia e ciò non sarebbe bene."

"Certo, ne convengo." rispose Mar, "Ma era mio dovere tentare..."

"Eh, Swooney, questa volta ti è andata male!"

Parlarono un po' di Quaryel, poi Wole disse: "So che c'è qui su Quaryel anche il tuo Primo, Swooney ni Vokka. Vorrei conoscerlo."

Mar andò a prendere Vokka che volle portare anche Nilko.

Mar li presentò: "Questo è il Primo Tecnarca Ketol ni Wole. E questo è il mio Primo, Vokka, con il suo attendente Nilko Fremlyn."

Wole ebbe uno dei suoi rari sorrisi per il bimbo: "Così tu sei il Primo degli Swooney."

"Sì. E tu sei il nonno di Sinyt?"

"Sì."

"Mi piacerebbe avere un nonno..."

"Hai un ottimo padre. Non ti basta?"

"Beh, sì... Tu sei molto importante, vero?"

Wole sorrise di nuovo: "Diciamo di sì."

"Basta che tu dici: lo voglio! e tutti ti obbediscono, vero?"

"Certo."

"Anche mio padre."

"Certo."

"E nessuno può dire a te: ma io non voglio!?"

"Diciamo che potrebbe dirlo... ma non servirebbe a niente."

"Accipicchia! Sei fortunato, tu."

Wole rise di cuore: "Dici? Ma a volte è difficile essere così importanti."

"È sempre difficile decidere, ma si deve fare." ribatté Vokka.

"È proprio così."

"Di', senti, allora ti devo chiedere una cosa..."

Mar subito lo interruppe: "No, Vokka, il Tecnarca non ha tempo da perdere..."

Wole fece cenno a Mar di tacere: "Dimmi, piccolo... un briciolo di tempo oggi ce l'ho..."

"Ecco, vedi, pa' si è sposato di nuovo..."

"Lo so."

"Sì, e si è sposato con un boariano. Vedi, pa' Mar, io, perfino la figlia di Tha che si chiama Selte, possiamo entrare e uscire da Boar. Tha invece non può. Non è giusto!"

Mar intervenne di nuovo: "Ma, Vokka, Tha lo sapeva e ha accettato."

"Sì, ma non è giusto."

"Ma è la legge, Vokka..."

"Sì, ma la legge la fa lui e se lui dice che anche Tha può uscire, nessuno può dire di no."

Mar fece per parlare di nuovo, imbarazzato, ma Wole, serio, lo bloccò: "Vedi, piccolo, io ti capisco. Ma se si comincia a fare eccezioni alle leggi, diventa sempre più difficile non farne e allora le leggi diventano inutili. Già il fatto che il tuo fratellino più piccolo, figlio di un esiliato, possa uscire, è quasi un'eccezione."

"Ma tu permetti che Selte esca e suo padre Tha no... che pa' Mar esca e il suo sposo no... io non sono d'accordo, ecco. Non è giusto."

Wole prese sulle gambe Vokka: "Ascolta, piccolo. Poco fa ho detto a Mar che se io cambiassi le mie decisioni solo per simpatia sarebbe pericoloso, perché allora potrei cambiarle anche per antipatia e questo sarebbe molto più ingiusto, lo capisci?"

Vokka annuì serio: "Ma allora, vedi, anche tu non puoi fare tutto quello che vuoi."

"Una persona seria ed onesta cerca di fare tutto quello che è giusto e non tutto quello che vuole."

"Ma tu, come sai se una cosa è giusta o no?"

"Non sempre è facile capirlo. Ci penso su e spero di decidere bene."

"Ma se sbagli? Ti puniscono?"

"No..."

"Beh, sei fortunato, tu... Ma io, se un giorno sarò Tecnarca, non lascerò nessuno chiuso su un pianeta... nessuno come Tha."

"Se un giorno avrai di questi problemi, piccolo mio, ti auguro di poterli risolvere bene."

Vokka scivolò giù dalle gambe del Tecnarca: "Tu non vieni su Boar per conoscere il mio nuovo papà, Tha?"

"No, piccolo. Non ne ho il tempo, ora. Chissà che un giorno... Ma quando incontrerai Tha, digli che il Tecnarca gli manda questo regalo." rispose Wole togliendosi dal polso un bracciale di perle radianti di Shunter e porgendolo al bambino.

Vokka scosse la testa senza prenderlo: "No, l'unico regalo che mi piaceva portargli è la libertà, che vale molto più di quel coso... Se non puoi, è meglio che non gli regali niente."

Wole annuì, poi guardò Mar, rimettendosi il bracciale al polso: "Terribile come suo padre... se mi dicessero che non è figlio tuo, che non è uno Swooney, non ci crederei!"

"Devi scusarlo, Tecnarca, è piccolo..." disse a mezza voce Nilko, mettendo una mano sulla spalla di Vokka in un istintivo gesto protettivo.

"No, non c'è nulla da scusare. In fondo ha ragione lui. Ora mi ritiro un po', anche un Tecnarca ha bisogno di riposo. Questa giornata scorre, amici miei." disse ed uscì.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
8oScaffale
scaffale 8
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008