Mar si trasferì su Quaryel per incontrare Ayenzy. Discussero alcuni problemi. Il pianeta ne creava sempre meno ma non era ancora del tutto tranquillo. Mar gli dette diversi consigli. Poi si trasferì su Niuketol per andare a trovare Vokka. Il piccolo aveva ormai quasi cinque anni, quasi sei se fosse stato su Boar. Rimasero assieme per due giorni, felici. Nilko raccontò a Mar come andava il piccolo: era ben inserito nella vita della famiglia Ketol, ma a volte voleva indossare la tunichetta grigia con Nilko per girare nei quartieri più poveri come aveva fatto con il padre.
Cresceva con un carattere riflessivo, taciturno ed incredibilmente franco. Di tutto chiedeva il perché, di tutto voleva rendersi conto. Dicevano i suoi insegnanti che sia mentalmente che come carattere dimostrava almeno due anni in più. Mar disse a Nilko che voleva che Vokka iniziasse a prepararsi alle prove dei nove anni che tutti i figli degli Armati dovevano superare. Decise perciò di mandare uno dei volontari-Armati su Niuketol per affiancare Nilko a questo proposito.
Quindi Mar, salutati i Ketol, tornò in Cenco. Di qui si recò all'ostello più vicino a Primcastello dove si fece raggiungere dal suo seguito e con le marruote proseguirono tutti assieme per Primcastello.
L'incontro con il Federal fu più formale che quello con il Presidente. Questi lesse il messaggio del Reggente, ascoltò le spiegazioni di Mar, fece alcune domande ma non si pronunciò. Mar si rendeva conto che quello che lui stava dicendo al Federal non era che l'esperienza, la scelta di uno dei cinquantanove popoli che costituivano le nazioni che formavano la federazione dei castelli... Lui era solo uno dei quasi mille castellieri del pianeta... non poteva aspettarsi molta più attenzione dal Federal.
Comunque, il giorno seguente il suo arrivo, un nobile di Primcastello lo avvicinò: "Ho udito parlare di te, Eke Sun e se mi concedi un po' del tuo tempo, avrei piacere di conoscerti meglio."
Mar annuì. L'altro si presentò come Eki Kilson Turkiz. Il nobile sembrò molto interessato alle esperienze ed alle idee di Mar. Gli pose domande intelligenti e lo guardava con estrema attenzione... come il Mascheraio o lo Shentist, pensò Mar. E dovette stare molto attento per non dire più di quello che era sua intenzione rivelare.
Quando si lasciarono, alcune ore più tardi, Turkiz gli disse: "Il Fondatore sarebbe certamente stato lieto di conoscerti... perché al ritorno non fai una piccola deviazione e non passi a Castelvecchio? Là ci sono gli scritti del Fondatore... dovresti leggerli, il Codice degli Armati, certo, ma anche certi scritti meno conosciuti quali le lettere al suo sposo... e la Memoria ai Posteri, un piccolo manoscritto sconosciuto ai più... Segui il mio consiglio, Eke Sun, me ne sarai grato..."
Mar lo guardò incuriosito: "Se stai cercando di suscitare la mia curiosità, ci sei riuscito. Ma perché dovrei leggere quegli scritti?"
"Se lo farai, lo capirai. Non evitare la via ampia solo per ignoranza, non sarebbe da te. Se ti si offre la chiave di una porta, non sottovalutarne l'importanza e soprattutto non tentare di entrare dalla finestra."
"Specialmente..." azzardò Mar, "specialmente se la porta è chiusa?"
Il nobile sorrise: "Già, vedo che hai afferrato. Non ne dubitavo. Ci rivedremo, Eke Sun!?" Era più un'affermazione che una domanda.
"Se la vita ci favorisce, Eki Kil."
Il giorno seguente Mar si accomiatò e lasciò le bianche mura del castello del Federal. Senza sapere perché, non aveva parlato con il Federal del suggerimento ricevuto di passare per Castelvecchio. Ma appena uscito ne parlò ai suoi uomini, e cercatane sulla mappa la via, vi si diressero.
La giornata era fredda e nello spingere la marruota l'ampio mantello da viaggio spesso lasciava scoperte le gambe facendo salire brividi gelidi su per il corpo. Mar pensò che si dovesse studiare un apposito indumento per la stagione fredda per chi viaggiava con la marruota. Dopo poco iniziò a cadere un'insistente pioggerellina gelata. Gli uomini di Mar tirarono su l'ampio cappuccio e lo serrarono attorno al volto con i legacci cosicché solo gli occhi restarono esposti. Il terreno si stava facendo scivoloso ed era sempre più difficile procedere velocemente.
Era già quasi la fine dell'anno, cioè il giorno ventisette del tredicesimo mese. Presto ci sarebbero stati i "Giorni Cancellati" cioè i tre giorni fra il trenta del tredicesimo mese ed il primo del primo mese. Questi tre giorni senza nome né numero erano festeggiati su quasi tutto il pianeta. Erano giorni in cui non si facevano contratti, in cui non si facevano crediti, non si credeva nelle promesse. I giorni in cui i minorenni potevano comandare ai maggiorenni, a parte poi le conseguenze in seguito, per cui era raro che ne approfittassero davvero fino in fondo, giorni in cui non esistevano più gerarchie.
Erano anche giorni in cui non si faceva l'amore, non si cucinava, non si lavorava... erano davvero giorni cancellati. Ogni tre anni c'era un giorno cancellato in più, in cui scoppiava la baldoria, in cui tutto era permesso. Quel giorno era chiamato "Giorno Pazzo" In quel giorno poteva anche essere sconsigliabile uscire di casa, a meno di avere un grosso spirito di avventura e di adattamento. Mar non aveva mai apprezzato molto quella usanza e non ne capiva a pieno l'origine, lo scopo, la ragione.
Pensava a questo continuando a spingere il proprio veicolo con cadenza regolare, tenendo duro. Pur essendo giorno pieno, l'aria era scura, quasi tetra. Se avesse fatto un po' più freddo sarebbe caduta al neve... Mar amava la neve, che aveva scoperto solo dopo aver lasciato il pianeta Terra. Su Terra infatti, come sui pianeti più evoluti, c'era il pieno controllo meteorologico... poteva essere utile, comodo, razionale... però Mar preferiva Boar.
Si fermarono per mangiare e cercarono, senza successo, di accendere un fuoco. La pioggerella sottile, gelida, proseguiva monotona, insistente, grigia, fastidiosa. Uno dei suoi uomini starnutiva a ripetizione. Mar aveva notato che tutti quelli che provenivano da fuori parevano più soggetti ai raffreddori che non gli indigeni, almeno per i primi anni.
Mangiarono scambiandosi poche battute, poi ripresero subito il cammino. Tra Primcastello e Castelvecchio non c'erano ostelli cosicché erano obbligati a percorrere la strada per intero. Da tempo Mar ed i suoi uomini non usavano più le cinture antigravità, se non i volontari impegnati in giri di esplorazione e che spesso usavano anche le piattaforme gravitazionali di cui era dotata Cenco.
Il buio calò prima del previsto. Mar dette ordine di fermarsi. Usando le marruote ed i mantelli a coppie formarono ripari provvisori in cui si stesero a riposare. Durante la notte cessò la pioggia ed il mattino un sole timido si fece intravedere. Dopo aver consumato il primo pasto ripartirono, i loro mantelli ancora appesantiti dall'acqua.
Finalmente si cominciò a vedere in lontananza la sagoma indistinta di Castelvecchio: era di un colore grigio rosato un po' più intenso del grigiore generale dell'ampio paesaggio. Tutto era solo sfumature dello stesso colore: era bello, anche se a qualcuno pareva monotono. Ma la ricchezza degli infiniti toni di grigio-rosa sfumato in ocra era incredibile. Sapere che quella natura spoglia si sarebbe presto arricchita delle esili tinte della prossima stagione di Primoverde, riempiva Mar di un senso di piacevolissima levità.
Per un po' Castelvecchio sembrò sempre della stessa dimensione, nonostante procedessero abbastanza veloci alla sua volta. Mar smise di guardarlo per concentrarsi sulla strada. Il suo pensiero si svolgeva ora pigramente su vari livelli. Il più superficiale era teso a scegliere la strada, a spingere la marruota, ad evitare le gelide polle fangose.
Un secondo livello pensava a Quaryel, ad Ayenzy, a Chanul... Poi un terzo livello, più raccolto, pensava allo scopo di quel viaggio, al Fondatore, agli Armati, all'enigmatico suggerimento del nobile di Primcastello e ne analizzava le parole, gli atteggiamenti, le implicazioni cercando di anticipare il risultato di quel viaggio fuori programma. C'era poi un ulteriore livello più intimo in cui aveva la preminenza Tha, i suoi tre figli ed il quarto che stavano per adottare. Era un livello di pensiero caldo, piacevole, che lo aiutava a superare i disagi di quel viaggio, di quella vita.
C'era infine un ultimo livello che quasi non emergeva allo stato di coscienza. Era fuoco puro, agitato da una brezza fresca e tonica, con un mare di ondate spumeggianti che invece di estinguere il fuoco parevano alimentarlo. Era la sua essenza più pura, era lui.. E su tutto quello aleggiava una presenza misteriosa, non identificabile, eterea, sconosciuta. Mar non se ne rendeva quasi conto, era raro che si avventurasse in questo livello se non per pochi istanti brevissimi, e ne riemergeva ogni volta più forte, sì, ma anche frastornato. A volte si diceva che avrebbe dovuto fermarsi ad esplorare questo quinto livello, se lo riprometteva ma poi non riusciva mai a farlo. Quando aveva tentato, non capiva se fosse lui ad abbandonare l'esplorazione o se fosse questo livello a ritrarsi da lui.
Guardò avanti e vide che Castelvecchio stava gradualmente acquistando un rilievo tridimensionale. Vi giunsero poco dopo la sosta del mezzogiorno. Mar aveva estratto dalla sacca il suo bracciale registratore e lo stesso aveva fatto fare ad alcuni dei suoi uomini.
Castelvecchio sorgeva su un grande terrapieno a forma di più quadrilateri uniti assieme per uno spigolo o per parte di un lato, sostenuti da imponenti muri di grosse pietre quasi regolari perfettamente incastrate le une con le altre. Su questi, quasi a continuare le mura, sorgevano costruzioni in legno dai grandi tetti concavi e spioventi, coperte da file di tegole semi-cilindriche alternate a file di tegole piatte, di cotto grigio scuro. Il legno delle costruzioni era rivestito da una vernice rosso cupo, bianca solo negli stipiti delle strette e lunghe finestre orizzontali.
Al loro avvicinarsi risuonò un ritmo dal timbro metallico, pieno di echi e di armoniche. A parte lo strumento che lo produceva e che Mar non riusciva ad immaginare quale fosse, riconobbe il classico segnale "forestieri alle porte". Presto il castello, dalla loro parte, pullulò di Armati semi-nascosti. Mar allora fece segno ai suoi uomini di fermarsi, si tolsero i mantelli da viaggio ed issarono i vessilli. Allora il ritmo si interruppe e cambiò in quello di "benvenuto al prezioso ospite".
Da un passaggio formato da due alte pareti parallele del terrapieno uscirono quattro nuclei di Armati guidati da un gonfaloniere. Questi riconobbe dallo stemma in oro pieno che era sul gonnellino di Mar di trovarsi di fronte ad un castelliere e lo saluto in modo formale con frasi arcaiche e speciali.
"Il Fondatore accoglie i suoi seguaci con cuore colmo di gioia."
Mar rispose: "È gioia per me e per noi tutti aver potuto compiere questo pellegrinaggio alla venerata radice del nostro tronco."
Poi, in modo semiformale, Mar chiese ospitalità per sé e la sua gente, spiegando che era venuto per vedere con i suoi occhi il luogo in cui aveva vissuto il Fondatore ed i suoi discendenti, per ammirare i suoi scritti ed onorare le sue reliquie.
Concluse, di nuovo in modo formale: "Non darò riposo alle mie membra, né cibo al mio corpo, né chiuderò le mie palpebre finché non avrò potuto rendere onore alle ceneri del Fondatore."
Il gonfaloniere rispose: "Il tuo cuore è generoso, la tua richiesta saggia, il tuo proposito nobile. Seguimi con i tuoi uomini e sarai esaudito."
Mar con i suoi seguì il gonfaloniere, poi i quattro nuclei di Castelvecchio chiusero il corteo. Il passaggio fra le due pareti di pietra piegava a destra ad angolo retto e saliva su una rampa, passando attraverso tre grandi portali di legno indurito dal tempo. Il passaggio girava poi in senso opposto. Passarono attraverso una quarta porta, salirono una seconda rampa ed infine, attraverso una quinta porta, giunsero su un ampio terrapieno. Raggiunsero una piccola costruzione, al centro della piana, circondata da una triplice fila di alberi. Era una costruzione in legno naturale, dalle linee semplici e lievi, che faceva quasi pensare ad un villino estivo. Il tetto era ricoperto di paglia.
Fu chiesto a tutti di deporre i loro bagagli e le armi, di pulirsi le gambe ad un bacino di pietra con acqua corrente, calda notò Mar sorpreso, asciugarsi ed entrare ad uno ad uno in fila indiana. Dentro c'era un unico ambiente immerso in una mistica penombra, scandito da colonne di legno. Sul muro di fondo c'era un'antica statua di legno naturale che rappresentava un Armato in atteggiamento di combattimento. Mar riconobbe una delle più difficili mosse di attacco del chushin.
Davanti, ai piedi della statua, su un basso tavolo, c'era una semplicissima scatola di nera lacca lucida con sopra una tavoletta che recava incisi e coperti di foglia d'oro strani segni che Mar non seppe interpretare.
Il gonfaloniere si inginocchiò e si prostrò, imitato da Mar e via via dagli altri uomini.
"Le ceneri del Fondatore..." sussurrò il gonfaloniere accennando lievemente verso la lucida scatola nera.
Mar chiese sottovoce, indicando con un lieve cenno del capo la statua: "È... lui?"
"Sì."
"Che cosa simboleggia quella posa?"
Il gonfaloniere sembrò illuminarsi: "È la posa della fiducia nel futuro."
Mar si stupì per la risposta: "Sembra quasi che stia attaccando un nemico secondo una qualche strana forma di lotta..." insinuò, era certo infatti dell'esattezza della sua interpretazione.
"No no, non è lotta. È fiducia. Vedi le mani aperte, senza armi, non protese a ghermire?"
"Ma sono tese, dure..."
"Appunto. Simboleggiano proprio che lui non ha bisogno di impugnare armi, di lottare."
"E quello sguardo acuto, tagliente, fiero..."
"No, è uno sguardo che non cerca nulla, non si guarda da nulla..."
"Ma i muscoli delle gambe sono tesi quasi stesse scattando, aggredendo..."
"Ma no, no, no... Sono gambe tese verso il futuro, in un cammino senza fine, che nulla potrà mai arrestare."
Mar si disse che, come supponeva, il chushin s'era perso in quegli ottocento anni di storia e che perciò le cose erano state interpretate creandovi attorno una suggestiva simbologia. Ma inventati, probabilmente, molti anni dopo la morte del Fondatore, molto tempo dopo che fu scolpita la statua che, forse, non rappresentava neppure il Fondatore...
Mar concluse dicendo: "È stupenda... emana una grande forza morale."
"Certo... è il Fondatore."
Lasciarono il mausoleo uscendo da un'altra porta, scesero una rampa dal lato opposto, passarono attraverso tre porte e infine si trovarono davanti ad una costruzione che pareva meno antica delle altre.
"Ecco, questo è il Castello degli Ospiti. Sistematevi, riposate. Domani sarete ricevuti al Castello degli Eredi, poi potrete visitare il Castello del Fondatore, in cui sono conservati i suoi cimeli ed i suoi scritti..."
Il gonfaloniere lasciò sulla porta un nucleo dei suoi Armati e se ne andò. Mar ed i suoi si sistemarono in un piano del Castello degli Ospiti, che avrebbe potuto comodamente alloggiare due compagnie. Mar sapeva che solo Primcastello e Castelvecchio avevano sedici compagnie anziché otto. Inoltre Castelvecchio poteva ospitare fino a quattro compagnie e Primcastello poteva ospitarne fino ad otto.
Sistematisi, si ripulirono usando l'ampio bagno comune di legno naturale con vasche di acqua corrente calda e fredda. Mar venne poi a sapere che il castello era stato costruito sul luogo di due grosse sorgenti contigue e che una versava ottima acqua potabile a quattordici gradi e l'altra, pur non lontana, acqua a quarantacinque gradi. Le due acque, opportunamente imbrigliate ed incanalate, servivano tutto il complesso.
Mangiarono cibi portati dai servi di Castelvecchio, poi riposarono in soffici ed ampi matersacchi. Mar da anni non dormiva più in un matersacco, e quelli della sua fanciullezza non erano così soffici ed ampi. Tutto l'arredamento era estremamente semplice, funzionale e raffinato. Mar sapeva che in quel castello non c'erano cariche elettive. Tutti i gonfalonieri erano figli o nipoti del castelliere, tutti i nobili erano suoi parenti. A Castelvecchio non usavano il complicato sistema di nomi degli altri castelli. Tutti si chiamavano Asa, a cui seguiva il nome personale. Al cognome Asa si aggiungeva solo un suffisso monosillabico che indicava il rango. Il gonfaloniere che li aveva accolti, ad esempio era Asaken Wyny. Il castelliere attuale era Asachin Breyan e così via.
Il mattino seguente, indossati abiti nuovi, mentre i servi lavavano quelli usati per il viaggio, Mar e tutti i suoi uomini furono ricevuti al Castello degli Eredi da Asachin Breyan, quarantanovesimo successore del Fondatore. Ebbe con lui un lungo incontro formale in cui non si dissero praticamente nulla di interessante o di importante. L'unica cosa fu il permesso accordato a Mar di prendere visione di tutti gli scritti del Fondatore ed ai suoi uomini di visitare il vecchio Castello del Fondatore in cue erano conservate le sue armi, le sue vesti e tutto ciò che aveva usato in vita.
Così Mar si fermò al castello fino al secondo giorno del nuovo anno. All'inizio aveva pensato di leggere gli scritti del Fondatore, ma poi due cose l'avevano dissuaso: la mole degli scritti ed il fatto che mentre alcuni erano scritti in logogrammi, perciò in modo comprensibile per Mar, altri erano scritti con segni strani, incomprensibili, simili a quelli della tavoletta vista nel mausoleo. Allora Mar, con pazienza e metodicamente, li registrò tutti con il suo bracciale. Ci mise cinque mezze giornate a sfogliare o srotolare tutto il materiale scritto, a registrarlo ed a rimetterlo a posto. Poi impiegò altre due giornate a registrare viste dell'interno del Castello del Fondatore.
Mentre registrava gli scritti aveva letto alcune frasi di quelli in locos... brani sparsi, qua e là, ed aveva capito che c'era molto materiale interessante. Avrebbe mandato tutto a Cenco chiedendone la completa trascrizione e chiedendo che cercassero di capire che cosa fosse la scrittura misteriosa usata nelle lettere personali e nel rotolo che recava solo il titolo in locos e qualche frase qua e là, intercalata a scritte con quei segni, intitolato "Memoria ai Posteri". Anche nel titolo, dopo il logogramma "posteri" compariva uno di quei segni misteriosi.
Mar era affascinato dall'aria di antica nobiltà che trasudava da quella costruzione. Nobiltà non nel senso di un titolo nobiliare, che pure c'era, ma nobiltà di sentimenti. Si capiva che chi aveva ideato, abitato, vissuto in quella costruzione doveva essere stata una persona eccezionale. Non c'era il lusso che Mar aveva visto nei Palazzi delle Famiglie della Galassia, né la ricchezza, né il senso monumentale, trionfalistico, celebrativo. Erano ambienti semplici, spogli, disadorni eppure vibranti di vitalità, armonia, sapienza. Erano ambienti che si ispiravano all'essenzialità ed invitavano alla meditazione.
Tutto era realizzato con materiali naturali, appena lavorati, con un accostamento di linee, forme, colori, ritmi pregni di vera armonia. Tutto era a dimensione umana ed anche l'illuminazione, naturale di giorno, fatta con lanterne di notte, era sapientemente graduata. C'era molto dello stile gedozen o meglio dello stile originario, il sabi. Mar ed i suoi uomini registrarono tutto con cura.
Infine si accomiatarono dal castelliere e dalla sua famiglia, passarono di nuovo al mausoleo, dove Mar lasciò un brucia-profumi prodotto da Moder, e si allontanarono da Castelvecchio con la sensazione di aver compiuto un vero e proprio pellegrinaggio. Dopo un breve viaggio raggiunsero un ostello e da qui passarono in Cenco per lasciare tutte le registrazioni effettuate. Mar chiese che gli mandassero al più presto la trascrizione dei testi del Fondatore e, se si riusciva, una traduzione dei testi scritti con quei simboli misteriosi. Quindi tornarono rapidamente al castello Sun.
Qui Mar trovò tutto tranquillo. Seppe che gli ultimi due castelli del popolo Men avevano aderito al "Nuovo Patto" su esplicito e pressante invito del Reggente e dei castellieri circonvicini.
Tha si stava preparando per girare in cerca di un neonato da adottare. Mar avrebbe voluto adottarlo su Quaryel come gli altri, ma Tha insisté per cercarlo su Boar. Così il venticinque del secondo mese del 3469 tempo locale, Tha trovò una neonata abbandonata dai genitori e la prese con sé: avevano trovato così Selte. Mar la portò quanto prima su Quaryel per registrarla come cittadino della Galassia perché un domani potesse anche lei, come gli altri suoi figli, uscire ed entrare in Ross.
Approfittò di quel viaggio per fermarsi un po' con Ayenzy. Ormai erano quattro anni che Quaryel faceva parte della Tecnocrazia e la saggia amministrazione di Ayenzy, che seguiva i consigli di Mar, iniziava a dare i suoi frutti. I quaryegni apprezzarono lo sforzo fatto per far risorgere il pianeta con le sue forze dai danni della guerra, e lo spirito di autonomia locale che era stato incoraggiato da Ketol ni Ayenzy stava riportando la serenità e facendo emergere un sano spirito costruttivo.
Prima di tornare su Boar, Mar chiese a Chanul i risultati delle analisi dell'elaboratore linguistico dell'Università di Quaryel sui manoscritti del Fondatore degli Armati. Non s'era trovato modo di capire che lingua o che scrittura fosse. Qua e là pareva che qualche segno fosse assimilabile all'antica lingua chaini, ma non era certo, e comunque non se ne traeva un senso compiuto. Mar allora suggerì di fare ricerche sul pianeta di origine del Fondatore, Kyora, chiamato anche Toshi.
Tornò su Boar, si fermò in Cenco ove gli fu data la trascrizione dei testi scritti completamente in locos, un voluminoso fascicolo stampato elettronicamente, e rientrò al castello Sun.
Tha non vedeva l'ora di riabbracciare Selte e Mar: "Mi siete mancati molto... sì, lo so, voi potete uscire fuori ed io no, e capiterà ancora... ma mi sentivo così solo..."
"Lo sai che la nostra vita è così..."
"Certo, certo, non era un rimprovero. Ma ora staremo assieme a lungo, vero?"
"Lo spero proprio, amore."
"Fra sette mesi si dovrà rieleggere il Reggente. Pensi di proporti come candidato?" chiese Tha.
"Non so ancora, ma non credo. Al momento attuale potremmo ottenere circa sette Reggenti sicuramente eletti fra i miei uomini, ed altri dodici possibili anche se non certi e fra questi ci sarei anche io... L'anno prossimo ci sarà anche l'elezione dei Presidenti... ma credo che sia meglio non cercare di bruciare le tappe. No, credo che questa volta sosterrò la candidatura del vecchio Reggente, che sembra ben disposto nei miei confronti. Quando, fra quattro anni, il Nuovo Patto comincerà a dare frutti e sarà adottato come spero anche da altri popoli e nazioni di Armati, allora ci si potrà pensare seriamente. Per ora è necessario che io piazzi altre pietre del nostro gioco. Mi assilla soprattutto il problema dei Templi di Shent. Quello sarà veramente un osso duro! Nelle comunicazioni fra il Daigo ed il Gran tempio si parla sempre più spesso, sia pure in modo indiretto e non cosciente, dell'Operazione 99..."
"Non cosciente? In che senso?"
"Nel senso che non hanno ancora collegato che alle spalle delle molte cose nuove o che stanno cambiando su Boar ci sono io, né che ci sia un unico disegno. Ma gli Shentist sono l'unica organizzazione veramente centralizzata su Boar, oltre il nostro Cenco, e loro sono in grado di raccogliere mille indizi e di metterli in relazione, e lo stanno facendo e si sentono incuriositi. Non ancora minacciati, è vero, ma non certo contenti che tante cose improvvisamente cambino senza il controllo e l'intervento di Shent... Prima o poi capiranno che nell'ombra c'è qualcuno che opera e che è in grado di confrontarsi con loro... Inoltre, benché il Gran Tempio non abbia mai parlato di me al Daigo, sento che stanno cercando di mettermi fuori combattimento... e temo che prima o poi riescano a collegare il mio nome con le cose che stanno accadendo. Eppure ci deve essere un mezzo per... Aspetta... Forse ho trovato una buona mossa..."
La espose a Tha. Da quel momento in poi qualsiasi novità doveva essere attribuita a Shent, con mezze parole, vaghe allusioni... in modo che questa voce raggiungesse il Gran Tempio e che questo cercasse al suo interno la causa di tanti cambiamenti... potevano così forse riuscire ad acuire la tensione fra il Partito della Porta e quello del Trono... Ne discussero, poi Mar inviò un promemoria a Doryt, il responsabile della propaganda che era a Cenco, perché mettesse a punto l'idea e la rendesse operativa.
Poi, nel quinto mese di quell'anno, accadde il primo grosso evento che mise alla prova il Nuovo Patto. Dal castello Krof giunse un messaggio al castello Olz che una banda di Predoni di circa seicento uomini si stava dirigendo in quella direzione. Poi giunse al castello Olz un secondo messaggio dal castello Ylen che annunciava che una banda di Predoni di circa quattrocento cinquanta uomini stava scendendo a sud, verso Cittachiusa. Olz chiese immediatamente ai due castelli di inviare loro Armati per aiutarli, infatti un attacco su due fronti di più di mille Predoni poteva essere molto pericoloso.
Così Krof inviò tre compagnie e Ylen ne inviò due. Mar ebbe notizia del fatto dal suo servizio segreto, tramite gli ostelli, e subito formò una compagnia che viaggiò con le marruote. Secondo i calcoli, le due bande di Predoni sarebbero giunte a Cittachiusa circa il ventuno del quinto mese, forse quella proveniente da nord anche un giorno più tardi. Il ventidue sarebbero dovute arrivare le compagnie Krof ed il ventitré quelle Ylen. Se tutto andava bene gli uomini di Mar, a tappe forzate, potevano giungere a Cittachiusa per il ventitré notte... Era importante per il suo piano che sia i Predoni che i rinforzi non arrivassero a Cittachiusa prima del ventitré: Mar ed i suoi uomini dovevano essere presenti alla battaglia.
Andò subito all'ostello e si mise in comunicazione con Cenco. Discusse la situazione con Ehmos Wyere, il responsabile dei castelli. Dopo una breve discussione prese forma il piano: le piattaforme gravitazionali, usate di notte a piena potenza, a pochi metri dal suolo, opportunamente manovrate, potevano sollevare un grosso vento e così provocare una vera e propria tempesta di polvere. Se ben manovrate le piattaforme potevano restare nascoste nella polvere sollevata così da sembrare trombe d'aria e quindi sconquassare i campi dei Predoni ed ostacolare le colonne di Armati rallentandone la marcia per il tempo necessario.
Ehmos promise che si sarebbe messo subito al lavoro per mettere a punto il piano nei minimi dettagli. Quindi Mar formò una compagnia e si mise in marcia. Portò con sé un microcomunicatore per seguire lo svolgersi dell'operazione. Uscirono dal castello Sun la sera del diciotto. Durante la notte Mar, mentre spingevano al massimo le loro marruote verso Belpoggio, seppe che la banda proveniente da sud era già in piena tormenta di polvere, che cessò a metà notte per spostarsi verso la colonna degli Armati Krof. Quando si allontanò poco prima dell'alba, i due gruppi erano fermi a cercare di riorganizzarsi, recuperare i loro bagagli scagliati lontano dal forte vento, rimettersi dall'emozione di quell'imprevisto vento furioso.
Mar così guadagnò mezza giornata sulle colonne provenienti da sud. Marciò per tutto il giorno seguente. Per accelerare i tempi Mar aveva fornito i due terzi dei suoi uomini di marruote semplici con rimorchietto. Un uomo spingeva una marruota sul cui traino c'erano i bagagli e le armi di tre uomini, un altro spingeva una marruota semplice con un terzo uomo sul suo trainetto che dormiva o mangiava. Poi il terzo prendeva il posto del primo che andava a riposare e mangiare, poi questi prendeva il posto del secondo e così via, riuscendo in questo modo a far procedere tutta la colonna senza sostare mai. Così il tempo di percorrenza della pista era ridotto a due quinti, sia grazie all'uso delle marruote che al sistema degli avvicendamenti. Il clima era dolce cosicché la fatica non era eccessiva.
Nella notte del diciannove la tempesta di polvere fu scagliata sui due gruppi provenienti dal nord con eguale successo. Nella notte del venti fu ripetuta sui due contingenti che salivano da sud; nella notte del ventuno si ripeté solo sulla banda di Predoni che venivano da sud; nella notte del ventidue solo sulle due bande di Predoni, sia quella che proveniva dal sud che quella che scendeva da nord.
Nel tardo pomeriggio del ventidue la banda di Predoni proveniente da sud si accampò in vista di Cittachiusa per passare la notte. Cittachiusa era da tempo in stato di allarme. Il mattino del ventitré le due compagnie Krof giunsero in vista dell'accampamento dei Predoni e si appostarono. Verso mezzogiorno giunse da nord la seconda banda di Predoni e le due bande si scambiarono segnali con gli specchi, poi cominciarono a scendere dirigendosi verso il muro della città. Nel frattempo, da Cenco, erano affluiti nell'ostello molti volontari travestiti da Mercenari per difenderlo da un eventuale attacco dei Predoni.
Verso l'una del terzo turno alcuni Predoni iniziarono alcune scaramucce contro le mura di Cittachiusa, mentre altri montavano e piazzavano grosse balestre lancia fuoco. Un'ora più tardi arrivavano anche le due compagnie di Armati Ylen. I Predoni non sospettavano, né si erano accorti, di essere stati seguiti. Il contingente di Mar era a poche ore di strada ormai da Cittachiusa.
Poco oltre il tramonto i Predoni lanciarono il primo attacco serio, in massa, con il lancio di balle di erbe secche e resina incendiate. I Krof e gli Ylen si avvicinarono cautamente alle spalle dei Predoni, protetti dalle tenebre incombenti, attenti a non farsi sentire. Gli uomini di Mar erano giunti a mezz'ora di strada alle spalle della retroguardia dei Krof. Cittachiusa si stava difendendo e in città gli abitanti stavano correndo sui tetti e per le strade a soffocare e spegnere le balle infuocate prima che potessero causare troppi danni.
Alle tre e sette minuti del terzo turno del ventitré, i Krof uscivano allo scoperto assalendo alle spalle i Predoni e dopo pochi minuti sbucavano fuori anche gli Ylen urlando e gettando scompiglio fra i Predoni, ormai presi su tre fronti. Nelle tenebre regnò presto un'incredibile confusione. La notte non aveva nessuna delle tre lune ed era perciò veramente buia. Poi giunsero sul luogo anche gli uomini di Mar che si allinearono ed accesero grandi torce.
Più che una vera battaglia, si stava svolgendo una grande mischia, fiocamente illuminata solo dai falò delle balle incendiarie dei Predoni non ancora lanciate e dalle fiaccole degli uomini di Mar. La compagnia guidata da Mar era formata da trentadue volontari su centoventotto Armati. Questi trentadue erano muniti di finte multibalestre che nascondevano potenti paralizzatori. Nella notte la linea formata dalla compagnia di Mar avanzò ed i trentadue paralizzatori nascosti furono sventagliati facendo cadere addormentati decine di uomini, soprattutto Predoni ma anche non pochi Krof ed Ylen, poiché nella mischia era quasi impossibile evitare questi ultimi.
All'una del primo turno del ventiquattro, tutto era finito. Gli uomini di Mar, Armati e scudieri, girarono per il campo di battaglia legando i Predoni ancora vivi, mentre Cittachiusa apriva le porte e ne uscivano gli Armati Olz che subito dettero manforte agli Ylen e Krof non raggiunti dai raggi dei paralizzatori e liquidavano le ultime sacche di resistenza dei Predoni.
Quando spuntò l'alba c'erano quattrocento ottantatré Predoni prigionieri, cinquecento cinquantadue morti, oltre a dodici Olz, settantadue Krof, ventisette Ylen e tre Sun morti. I feriti, più o meno gravi, erano molti. Il castelliere Olz ed il Reggitore di Cittachiusa uscirono a ringraziare gli Armati accorsi a dare manforte. Senza il loro aiuto molto difficilmente la città avrebbe potuto resistere ad un attacco così massiccio di tanti Predoni.
Mentre gli Olz preparavano le solenni cerimonie per la cremazione di tutti gli Armati morti, Mar chiese al castelliere Olz ed ai gonfalonieri Krof ed Ylen che intenzioni avessero riguardo ai quattrocento ottantatré Predoni presi prigionieri.
La risposta unanime fu: "Dopo le esequie, saranno uccisi."
Mar si oppose: "Perché tanto spreco di vite umane? Non ha senso ucciderli, ci possono essere utili!"
"Utili?" chiese il castelliere Olz, "In che modo?"
"Mah, per esempio vendendoli schiavi ai Mercanti. Sono tutti uomini forti e validi." propose uno dei gonfalonieri Krof.
"Potrebbe essere un'idea... ma la prima carovana di Mercanti è attesa fra tre cicli circa. Nel frattempo che ne facciamo? Dove li mettiamo? Dovremo nutrirli a nostre spese? E poi non credo che i Mercanti li comprerebbero tutti."
Mar lasciò proseguire la discussione per un po', poi disse: "Forse ho un'idea..."
Tutti tacquero e lo guardarono attenti.
"Di che si tratta?" chiese infine il castelliere Olz.
"Possiamo farli lavorare per noi. Innanzitutto possono riparare le case danneggiate in Cittachiusa. Poi, fatto quello, o anche contemporaneamente, possono rafforzare i due ponti di barche di Cittachiusa, o meglio rifarli in pietra e legna... Potrebbero poi essere destinati a lavorare per sistemare le strade fra le città da noi protette, liberandole dalle piante, allargandole, riempiendo le buche, spianando i tratti più impervi e magari pavimentandole in pietra in modo che possano essere percorse da mezzi più grandi delle marruote... da veicoli a quattro ruote per il trasporto delle merci che mi risulta siano già in progetto a Centramare, ma che lo stato delle attuali piste rende di difficile uso..."
Si riaccese la discussione.
"Ma sono Predoni, sono infidi, potrebbero ribellarsi e scappare..."
"Legati e tenuti d'occhio da Armati, divisi in piccoli gruppi, non sarebbero poi tanto pericolosi. Inoltre, al primo segno di ribellione sanno che rischiano di venire uccisi..."
"Ma dove li alloggiamo? Come li manteniamo?"
"Per gli alloggi, si possono far costruire da loro stessi dei semplici ripari... ed i lavori che faranno per noi ci ripagheranno bene del cibo che daremo loro."
"Ma chi farà loro da guardiano?"
La discussione continuò fino a mattina inoltrata, senza giungere ad una conclusione. Ma era già positivo che si discutesse su come sarebbe stato possibile utilizzarli piuttosto che sul come ucciderli. A mezzogiorno la discussione fu sospesa per dare inizio alle esequie. Gli abitanti di Cittachiusa offrirono denaro per i caduti degli altri castelli e donarono le urne per le loro ceneri.
Mar inviò uno dei suoi volontari all'ostello. Rynay Silyne, il Fratello Ostelliere, venne in città e durante la sosta serale delle esequie chiese di parlare con il Reggitore di Cittachiusa, fingendo di non conoscere Mar.
"Mi è giunta voce della discussione sulla sorte dei prigionieri. Se gli Armati ed il Reggitore sono d'accordo, vorrei fare una proposta. Io sono disposto a comprarli e mantenerli, se la città paga i costi dei materiali per rifare i ponti: anche per l'Ostello sarebbe un lavoro utile. Per i guardiani, ho un piccolo gruppo di Mercenari ospiti nel mio ostello con cui ho già parlato: li pagherei io e loro sorveglierebbero i prigionieri. Anche per alloggiarli potrei occuparmene io..."
Dopo una breve discussione la richiesta dell'ostelliere fu accettata. Quella notte stessa l'ostello pagò tre valori e nove pesi che furono distribuiti fra i quattro castelli in proporzione al numero di armati caduti, comprando così tutti i prigionieri. Allora uscirono dall'ostello la cinquantina di Mercenari, che in realtà erano uomini di Mar, che dividendoli a gruppi scortarono i prigionieri fino al recinto dell'ostello. Il giorno seguente nel giardino furono costruiti ripari provvisori per quelli che ormai venivano chiamati "schiavi".
Mar non era del tutto soddisfatto di aver reintrodotto la schiavitù, che d'altronde in parte già esisteva grazie al villaggio degli Accoglitori, in quella società ma quello era l'unico mezzo per non far massacrare i prigionieri.
Le esequie durarono quasi un ciclo, dato l'alto numero dei morti, benché le cerimonie per l'occasione fossero state semplificate. Nel frattempo Mar discusse con i suoi uomini e decisero di "comprare" dall'ostello una cinquantina di schiavi da portare con loro a Portosicuro. Altri furono messi subito all'opera per rifare i ponti, divisi in due gruppi di quaranta per ponte. Ogni gruppo doveva lavorare per un turno ed avere il cambio nel turno seguente. I restanti schiavi furono messi al lavoro per migliorare le strade circostanti.
Quando Mar ripartì, la marcia fu molto più lenta poiché avevano con sé i cinquanta schiavi, legati assieme per le caviglie, per la vita e per il collo in gruppi di dieci, guardati a vista dagli scudieri con le armi in pugno. Mar continuava a chiedersi se avesse fatto bene a fare quella proposta ed a realizzarla. Durante il viaggio ne parlò con Wynsten.
"Puoi sempre offrire loro la possibilità di riacquistare la libertà se si comporteranno bene. Non sarebbe una vera schiavitù, né definitiva, ma un modo per aiutarli, se lo vogliono, a reinserirsi nella società."
Mar annuì ma non era del tutto convinto né soddisfatto: "Bisognerebbe dare loro la possibilità di reinserirsi senza sfruttarli, in modo più umano, senza trattarli come bestie da mercato..."
"Ma loro, scegliendo di fare i Predoni, hanno scelto di essere bestie!" obiettò Wynsten.
"Forse bisognerebbe metterli in un centro, una città fatta apposta per loro in cui imparare un mestiere, cambiare, essere rieducati..."
"Scapperebbero e tornerebbero a fare i Predoni!" ribatté Wynsten.
"E d'altronde non si può costruire un secondo Boar dentro Boar..." aggiunse Mar. "Al tempo stesso, se questa soluzione prendesse piede... Quanti diverrebbero veri e propri schiavi... ed i loro figli sarebbero anche schiavi? Questo assolutamente non deve accadere."
"C'è però il rovescio della medaglia. Se questa idea si diffonde, gli Armati nelle battaglie cercheranno di uccidere meno e di fare più prigionieri... In questo modo si salverebbero parecchie vite..."
Mar annuì di nuovo: "Se... se gli schiavi fossero tutti in mano nostra, forse potremmo garantire loro una condizione più umana..." mormorò. "Devo dire a Cenco di introdurre in Boar un nuovo tipo di comunità: gli schiavisti... una cosa simile ai Mercenari, un gruppo seminomade... con una città in cui portare i prigionieri, prepararli per farli lavorare... e liberare i migliori di loro trovandogli un buon lavoro... Magari creandoli prima Mastri nel loro lavoro ed affiancandoli agli schiavisti per recuperare i nuovi prigionieri... Non li chiamerei schiavisti, però, e neanche Mercenari... Potremmo chiamarli... recuperatori, o guardiani, o forse vigili, educatori... No, Vigili può andare bene. E la città deve sorgere in una posizione centrale. Senza castello, basteranno i Vigili stessi... Sì, si può tentare. Una nuova città, la terza che fonderei... Prima Acquevive, poi Centramare, ora... Vitanuova. Che ne dici Wynsten?"
"È un bel nome."
"No, parlavo dell'idea! Avrei dovuto pensarci prima..."
"Può funzionare, Mar. Chi pensi di incaricare per occuparsene?"
"Adlo come responsabile in Cenco... e come capo della città... Liberato! Sì, Liberato Swooney, può essere la persona giusta. Lui poi sceglierà i suoi uomini, e magari lo faccio affiancare da Trinkloh... e da Pel? Tra l'altro, si sono poi sposati?"
"Sì, Mar, te l'avevo accennato."
"Non lo ricordavo. Meglio così. Appena siamo a Sun ne parliamo a Tha, poi riuniamo Adlo, Liberato Pel e Trinkloh... credo proprio che possa funzionare."
Mar si sentì subito più sollevato. Il viaggio proseguì lento. Arrivarono al castello Sun e furono accolti con grandi feste. Mar seppe che nel frattempo era giunta dal pianeta Kyora la traduzione integrale dei misteriosi manoscritti del Fondatore. Aveva visto giusto: erano scritti con gli ideogrammi usati dal piccolo popolo che aveva dato origine alla Famiglia di Kyora sul pianeta Terra, una Famiglia che risaliva a più di quattromila anni prima, forse la più antica fra tutte le Famiglie, originaria da una antica, mitica zona chiamata Yamato. La loro antica lingua ora morta ma non dimenticata su Kyora, il nihongo, era stata usata dal Fondatore per scrivere le parti più importanti e personali dei suoi messaggi e delle sue memorie. Mar si riservò di leggerle con attenzione in un secondo momento.
Mise al corrente Tha della sua idea per la nuova città e il suo sposo si disse d'accordo. Allora, con Wynsten e Tha si recò a Cenco dove aveva fatto convocare gli altri quattro. Era il diciotto del sesto mese quando avvenne l'incontro da cui nacquero Vitanuova ed i Vigili.