Tha svegliò il suo sposo: "Mar... Mar..."
"Sì? È il mio turno?"
"No, alzati, guarda!"
"Ci sono gli Sbandati?"
"No, laggiù, dritto davanti a me."
"C'è Cittachiusa."
"Sì, ma guarda più a destra."
"L'ostello!"
"Andiamoci. Ci dobbiamo cambiare, rimettere in sesto..."
"No, è troppo lontano e siamo ancora molto stanchi. Adesso dormi tu. Guarda, la luna azzurra è tramontata e quella gialla è sopra di noi. Riposiamo ancora fino all'alba, poi andremo al castello Olz."
"Riposa ancora un po' tu, Mar."
"No, Tha, io sto meglio. Adesso tocca a te. Svegliamo gli altri per il cambio di turno."
Fecero così. Tha e gli altri dopo poco dormivano profondamente. Mar esplorò tutto attorno con lo sguardo. Si alzò e si mosse per togliersi di dosso il fastidioso senso di bagnato. Le marruote erano al secco, ancora tutte legate fra loro. Qua e là i pochi bagagli che non erano andati persi formavano scure macchie geometriche. La notte era tiepida e senza un filo di vento.
Mar osservò le scure sagome degli uomini che vegliavano, le armi pronte, poi le ombre scomposte di quelli che dormivano e che facevano pensare a pupazzi disarticolati gettati via da un bambino capriccioso.
Pensò a Vokka, Frem e Tova al sicuro che dormivano tranquilli... Cioè, Vokka forse non dormiva... chissà che ora era su Niuketol? Se avesse avuto con sé il 4C avrebbe potuto saperlo, ma il suo 4C come quello di tutti gli uomini che agivano con lui segretamente su Boar era conservato in una stanza speciale alla Guarnigione.
Il rumore del fiume si sentiva appena e si mescolava al lontano grido del foratronchi notturno. In quella stagione il foratronchi stava preparando il profondo nido in cui avrebbe posto i suoi neonati ciechi che sarebbero usciti solo nella stagione di Attesa, voraci e litigiosi. Mar non amava molto il foratronchi che giudicava un animale arrogante. Eppure il suo pelo azzurrato, i suoi occhi vivaci, il suo corpo stretto e lungo, quasi sinuoso, facevano del piccolo predatore una specie di mascotte ricercata e amata su Boar. Ma per Mar era il simbolo della crudeltà...
Allora ripensò a Biker... sì, erano simili. E Irruhe! Chissà dove era ora? Ripensò ai due incontri avuti su Boar nell'arco di un anno circa e a questo ultimo incontro... Qualcosa scattò in Mar. Prima lo Shentist di Shent Radioso che lo metteva in guardia... in un modo che dapprima era sembrato misterioso ma che ora era trasparente, col senno di poi... Poi la frase detta da Irruhe: "Aveva ragione Shent il Temibile che ti avrei trovato"... Gli Shentist erano dunque sempre sulle sue tracce? Sapevano quali sarebbero stati i suoi movimenti... Ma ora agivano per interposta persona? Avrebbe dovuto aspettarsi altri attacchi, dunque!
Mar era perplesso. Si disse che avrebbe dovuto far approfondire le ricerche su Shent. Doveva creare un gruppo speciale e cercare di mettere all'opera tutti i suoi uomini infiltrati nei Templi. Verificare più a fondo le registrazioni delle trasmissioni fra il Gran Tempio e il Daigo. Uno dei satelliti artificiali di Boar avrebbe dovuto essere puntato sempre sulla zona in cui era nascosto il Daigo... Se Shent era contro di lui, lui doveva neutralizzarlo, prevenirlo se possibile... Ma non era semplice.
Se il Daigo era in mano al partito della Porta, poteva essere un suo alleato contro il Gran Tempio. Da molti indizi era chiaro che lui costituiva un pericolo per il partito del Trono e quindi per il Gran Luminare... Ma come entrare nel gioco fra i due partiti?
Mar si accorse che il cielo iniziava a trascolorare mentre la luna gialla iniziava a scendere. Le stelle si nascondevano a una a una nel cielo sempre più chiaro. Lievi striature di nubi gradualmente si illuminavano, basse e lontane. Tutto iniziava a colorarsi vagamente, ad assumere forma, profondità, rilievo. Tutto si stava risvegliando alla vita, al nuovo giorno. Era come quando si mette a fuoco un olovisore tri-d e se ne regola luminosità e contrasto.
Qualcuno degli uomini addormentati cominciava a muoversi, a svegliarsi. Mar allora fece dare la sveglia per tutti.
"Sleghiamo le marruote, recuperiamo le nostre cose e avviamoci verso Cittachiusa. Il vessillo, dov'è il vessillo?"
Wyn lo sfilò da sotto il suo abito: "È qui, ma non so dove sia l'asta... temo d'averla persa, là nel fiume..."
"Poco male, useremo un ramo. Quando saremo dagli Olz ci rimetteremo in sesto. Ora andiamo."
Uno dei servi dovette portare due marruote, anche quella di Fey. Il famiglio ferito al fianco era stato medicato alla meno peggio ed era in grado di usare la sua marruota. I loro panni erano ancora umidi, appiccicosi ma il movimento li fece sentire meglio. Mentre le mura di Cittachiusa ingrandivano e si avvicinavano, il sole si affacciò sulla piana e accese di barbagli le mura della città. Sugli spalti c'erano Armati di guardia che videro il gruppo di Mar avvicinarsi.
Quando riconobbero il rosso vessillo di sfida, ci fu movimento. Qualche Armato prese a correre verso il castello sull'isola e da lì, presto, si levò il ritmico suono del "benvenuto all'ospite gradito". Il gruppo di Mar era a poche centinaia di metri dal muro quando si aprì la porta e ne uscirono tre nuclei in formazione di parata, guidati da un gonfaloniere. Si incontrarono a una sessantina di metri dalle mura.
Il gonfaloniere iniziò: "Nobile sfidante, quale è la tua origine e quale..." si fermò, guardò sbalordito Mar e i suoi uomini e, persa la sua aria formale, chiese: "Ma che vi è successo?"
Mar si fermò sostenendosi al ramo da cui pendeva il vessillo di sfida: "Siamo stati attaccati da un gruppo di Sbandati, poco oltre il bivio per Montalto."
"Da Sbandati? Un nucleo di sfida attaccato da Sbandati? Ma come è possibile?"
"Metti in dubbio le mie parole?"
"No no, me ne guarderei bene. Ma è così... così..."
"Imprevedibile." disse Mar annuendo. "Sì, eppure è accaduto."
"Avete avuto perdite?" chiese il gonfaloniere contando con gli occhi il nucleo di sfida.
"Sì, uno scudiero come puoi notare e abbiamo un famiglio ferito. Chiedo il dovuto aiuto, ospitalità e protezione!"
"Ma certo, certo, siete nostri ospiti. Venite da Esh," disse guardando i colori delle uniformi, "ed andate a sfidare Sun." concluse guardando il colore dei due nastri che pendevano dal vessillo di sfida. "Olz vi apre le sue porte. Seguiteci." Poi abbandonò di nuovo il frasario formale a cui era involontariamente tornato: "Volete che portiamo noi i vostri bagagli?"
Mar si rizzò, fiero, come era nel suo ruolo fare e rispose con cortese formalità: "Esh sa giungere alla meta con le sue forze... con le sue ultime forze." aggiunse poi, sorridendo.
Il gonfaloniere annuì sorridendo a sua volta: "Seguiteci, dunque."
Il breve corteo si rimise in cammino. Sulla porta erano schierati due nuclei. Entrarono nella città, che Mar conosceva bene, piegarono a destra e imboccarono la rampa che portava sul muro. Poi, camminando sulla sommità di questo, passarono il ponte sul fiume entrando così nel castello.
Sulla porta del castello il castelliere e gli altri gonfalonieri li attendevano. Dopo il benvenuto di rito, furono finalmente soccorsi. Fu chiamato il Curatore dalla città che fortunatamente non era quello conosciuto da Mar. Furono rifocillati, si spogliarono e si lavarono, furono dati loro abiti asciutti in attesa che le loro uniformi fossero lavate e asciugate.
Il castelliere chiese a Mar di vedere il messaggio di sfida. Mar non ci aveva più pensato. Chiese la sua sacca, ne estrasse l'astuccio di legno e lo aprì. Era pieno d'acqua. Ne estrasse il foglio arrotolato che srotolò con cautela. La scritta era sbiadita ma ancora leggibile. Allora finalmente, controllato che tutto fosse in regola, fu chiesto a Mar di raccontare la sua avventura.
Mar fece notare la frase che l'aveva reso perplesso. Il castelliere ne sembrò colpito.
"Sei certo di aver udito bene quelle parole?" chiese.
"Certo. Le hanno udite tutti i miei uomini."
"È grave, molto grave. Shent e i castelli si sono sempre ignorati, ma rispettati. Il Federal deve sapere... è grave. Non possiamo permettere che Shent tocchi impunemente uno di noi!"
"Non a caso hanno scelto degli Sbandati. Possono sempre negare che ci fosse la loro mano alle spalle di quegli Sbandati."
"Sì, sono astuti. Ma non vedo perché quello Sbandato avrebbe dovuto inventare di sana pianta quella frase. Sia come sia, il Federal deve sapere. Gli invierò subito tre corrieri per vie diverse. Inoltre invierò un corriere a Krof perché ti vengano incontro e noi vi scorteremo fino a che incontreremo gli Armati di Krof di Belpoggio. Inoltre ti prego di scegliere uno scudiero fra quelli che sicuramente si presenteranno volontari per sostituire quello scomparso nel fiume... È un vero miracolo che abbiate perso un solo uomo, dal bivio di Montalto a qua. Il castello Esh può essere ben fiero di voi."
Riposarono per tutta la giornata. Mar inviò qualcuno all'ostello per avere alcune marruote nuove lasciando in cambio quelle che avevano usato e che l'umidità aveva in parte gonfiato e reso meno scorrevoli. La notte fu fatta una festa in loro onore, poi dormirono tutti profondamente. Il mattino seguente, rimessi a nuovo, con le loro uniformi pulite, scortati da tre nuclei degli Olz, ripresero la strada verso Belpoggio. Traversarono il fiume sul ponte di barche allestito per l'occasione dagli abitanti di Cittachiusa.
Rams e gli Introw erano sulla porta della città a salutarli, mescolati alla folla. Anche Rel, ora col vestito da maggiorenne, si sbracciò a salutarli. Il nucleo di sfida di Mar sfilò impettito. Per l'occasione anche i nuclei degli Olz che li scortavano erano forniti di marruote. Così il corteo si allontanò velocemente. Oltre ai ventiquattro uomini del nucleo di sfida, erano scortati da ventiquattro Armati e da altrettanti scudieri Olz. Mar si sentì molto più sicuro. Anche Tha aveva ritrovato un'aria più tranquilla e distesa.
Dopo due giorni di marcia incontrarono i tre nuclei Krof che stavano venendo loro incontro. Questi non avevano le marruote cosicché, quando gli Olz tornarono indietro, il viaggio procedette più lento. Nessuno degli uomini di Mar era mai stato a Belpoggio quindi per loro la strada era nuova. Mar, dopo un giorno di viaggio, vide ergersi sulla destra un Tempio di Shent. Cominciò a sentirsi teso... e la tensione aumentò quando vide che i vessilli erano neri: era un Tempio di Shent il Temibile. Non era detto che fosse quello di cui aveva parlato Irruhe. Il gonfaloniere che guidava gli Armati Krof era stato informato sullo strano pericolo che correva Mar.
"Quanto passa lontano la pista dal tempio?" chiese Mar.
"Circa ottocento metri."
"Non c'è una via diversa?"
"No, non comoda, per lo meno. Bisognerebbe camminare sul terreno libero e questo rallenterebbe troppo la nostra marcia."
Continuarono perciò a seguire la pista. Verso sera oltrepassarono il Tempio e non accadde nulla. Mar però ancora non si sentiva tranquillo, specialmente quando vide che dal tetto del Tempio si alzava un pallone aerostatico. Lo guardò preoccupato. Quando vide che si allontanava verso est, sperò che non si interessasse a lui.
Comunque chiese al gonfaloniere del castello Krof: "Possiamo proseguire la marcia anche durante la notte? Preferirei che riposassimo di giorno..."
"Come desideri, nobile sfidante."
Si fermarono solo per mangiare, mentre il cielo scuriva, guardando spesso verso il cielo. Poi ripresero la via.
"C'è un qualche punto ideale per un agguato?" chiese Mar.
"Sì e no... non ideale, forse, ma adatto..."
"A che distanza è da qui?"
"Circa sei ore di marcia."
"Quindi, se marciamo tutta la notte, domattina all'alba dovremmo esserci vicini."
"Sì."
"Bene. Preferisco arrivarci di giorno e con tutta la giornata davanti."
"D'accordo."
Marciarono, un po' più lentamente che durante il giorno, sia per la stanchezza che per il buio. Ma i Krof conoscevano bene il cammino. Mancava poco all'alba quando il gonfaloniere fece segno di fermare.
"Il luogo è a meno di mezz'ora di distanza."
"Fermiamoci qui, allora. Dormiremo a turno, veglieranno ventiquattro per volta, otto dei miei e sedici dei tuoi."
Fecero così. Quando tutti ebbero riposato un po', il sole era alto. Allora, avendo già mangiato durante i turni di guardia, ripresero il cammino. Dopo poco giunsero in un punto in cui la strada era un po' incassata fra due ripe alberate. Lo schieramento allora si dispose in linea su un vasto fronte in modo che le due ali, formate di uomini Esh alternati ad uomini Krof, passavano fra gli alberi.
Sorpassato il punto pericoloso senza problemi, ripresero la più comoda formazione in fila. Ormai non erano lontani da Belpoggio: la città sorgeva su una collina dal dolce profilo, all'orizzonte.
"Se acceleriamo il passo, dovremmo arrivarci per l'ora del tramonto." disse il gonfaloniere.
"Bene, allora cerchiamo di accelerare. Peccato che non abbiate le marruote anche voi..."
"Già. Chi le produce?"
"Si fabbricano a Portoscalo. Ma sono in vendita anche negli ostelli."
"Noi non abbiamo nessun ostello vicino. Il più vicino è quello di Cittachiusa."
Marciarono più svelti e abbreviarono le soste. Il caldo s'era fatto opprimente e tutti ruscellavano sudore che si mescolava alla polvere rendendoli a poco a poco irriconoscibili, grigi, striati sul volto, le braccia e le gambe di sporche linee di polvere e lucido sudore. Passarono accanto a un rio e la voglia di lavarsi era grande, ma non si fermarono per non perdere tempo. Incrociarono un gruppo di Liberi che li guardarono passare con un'aria di divertito compatimento sul volto. Mar notò che gli Armati li ricambiavano con sguardi di non celato disprezzo. Mar sorrise dentro di sé: ecco due gruppi che credevano, a vicenda, di essere superiori e migliori degli altri.
Ormai il profilo di Belpoggio era chiaro sullo sfondo del cielo che si accendeva del colore del sangue. Sul fianco del colle s'apriva una profonda ferita: erano le cave di silicio da cui gli artigiani vetrai ottenevano la materia prima per le loro opere. Da un lato c'era il bosco da cui ricavavano la legna e le grosse fornaci semiparaboliche delle carbonaie, su verso la città ma fuori dalle mura. Da alcune fornaci si levavano ondate di aria surriscaldata, visibili solo perché facevano tremolare il paesaggio dietro di loro.
Iniziarono a salire. Le gambe erano indolenzite per la lunga marcia a tappe forzate e per la pendenza della china. Ma l'avvicinarsi della meta rendeva gli uomini capaci di quell'ultimo dispendio di forze che si credeva non dovessero più esserci e che racimolavano qua e là negli angoli remoti dei muscoli giunti allo stremo. L'uomo spesso non conosce a fondo le proprie risorse, eppure in certe condizioni queste si manifestano insospettatamente.
Mar camminava quasi come un automa, mentre era immerso in queste riflessioni. Ora le mura torreggiavano sopra di loro, nascondendo alla vista la città e il castello. Sulla porta aperta attendevano quattro nuclei di Armati ed un folto gruppo di Artigiani. Entrarono in città fra due ali di gente silenziosa e attenta e giunsero al castello dove Mar presentò il cartello di sfida e furono accolti con gli onori loro spettanti.
Tha era esausto, sembrava svuotato, ma i suoi occhi, quando si posavano su Mar, lo carezzavano con immutata dolcezza. Dopo aver raccontato le avventure del suo viaggio, poterono finalmente lavarsi e stendersi a dormire. La marcia a tappe forzate aveva prosciugato tutte le forze di Mar e della sua gente e il sonno venne rapido e ristoratore.
Il mattino quando si svegliarono trovarono i loro abiti ripuliti. Furono riforniti di cibo. Mar si informò dal castelliere Krof sulle condizioni della strada fino a Portosicuro, con speciale riguardo per i punti maggiormente pericolosi. Krof disse loro che avrebbe potuto farli scortare solo per metà cammino o poco più, per non urtare la suscettibilità del castello Sun il cui castelliere Mar andava a sfidare.
D'altra parte era chiaro che non si poteva chiedere ai Sun di inviare una scorta incontro al nucleo sfidante del loro castelliere. Mar soppesò il pro e il contro e decise che forse era meglio non avere scorte del tutto, così avrebbero potuto usare le marruote e risparmiare tempo. Mancavano cinque giorni al solstizio lungo, o solstizio caldo come a volte era chiamato, e se tutto andava bene, con le marruote sarebbero giunti al castello Sun con tre giorni di anticipo. Sfidando due campioni al giorno, la sfida al castelliere sarebbe avvenuta esattamente nel giorno del solstizio.
Ripresero il cammino scendendo verso ovest. Avevano il sole alle spalle e spingevano le marruote con vigore. Avevano preso cibo solo per due giorni, per essere più leggeri, ma acqua per tre. Partirono in fila indiana. La parte in discesa fu la più difficile poiché le marruote tendevano a prendere velocità e frenare con i leggeri sandali era stancante e a volte anche doloroso. Ma ormai erano tutti bravi guidatori e sapevano seguire il tracciato migliore.
A turno, era un Armato ad aprire la fila. Questi aveva il compito più difficile, poiché doveva tenere d'occhio la strada con le sue asperità, buche e salti, in modo di decidere rapidamente come e quando sterzare o andare dritto. Gli altri seguivano la traccia lasciata dal primo. Formavano una fila lunga sui sessanta metri. Si alternavano anche perché gli ultimi si trovavano in una nube di polvere. Mar aveva fatto confezionare mascherine rettangolari di stoffa leggera, fissate alle orecchie con due laccetti, per proteggere bocca e naso dall'eccesso di polvere e il sistema arrecava un po' di sollievo.
Poco prima dell'ora di pranzo superarono un gruppo di Costruttori che provenivano dalla strada costiera e si recavano a Portosicuro per imbarcarsi e rientrare nel loro villaggio. Ormai la strada era più o meno pianeggiante e il percorso divenne più agevole. Si fermarono accanto a un folto di alberi che formava quasi un'oasi nell'estesa brughiera limitata lontano, sulla sinistra, da colli erti e boscosi e sulla destra dalle prime balze di basse rocce che digradavano verso il mare. Qualcuno prima di loro aveva sistemato fra gli alberi un cerchio di pietre e una fossa per il fuoco. Le pietre erano di forma e dimensioni giuste per sedercisi. Ce n'era una sessantina. Mangiarono e si riposarono per qualche minuto. Il sole era alto e scottava. Però c'era una lieve brezza, che giungeva da nord-est e si tuffava verso sud-est nel mare, che rendeva il calore più sopportabile.
La terra a tratti brulla riverberava il calore. Fra gli alberi un qualche uccello invisibile lanciava il suo lamento querulo e monotono, quasi volesse protestare per il caldo in aumento. Uno degli uomini di Mar lo imitò perfettamente. L'uccello tacque, poi riprese con una serie di borbottii seccati ed eccitati: doveva essere un animale territoriale e protestava per la presunta intrusione di uno della sua specie nella sua zona. Tutti risero divertiti.
Riposero il resto del cibo, inforcarono le marruote e ripresero la strada. Verso il tardo pomeriggio giunsero vicino a un gruppo di colonne abbattute. Lì aveva vissuto un gruppo di Disciplinati. Ma le grandi lanterne rotte e rovesciate a terra, erano vuote e in giro non c'erano corpi né ossa... che cosa poteva essere accaduto al gruppo di Disciplinati? Non avevano certo lasciato di loro spontanea volontà il posto, non lo facevano mai. Eppure non c'erano segni di battaglia.
Mar con i suoi si fermò a esplorare minutamente il sito. Nulla spiegava ciò che poteva essere accaduto. Mar decise di ripartire e presto il nucleo era di nuovo in marcia. A sera si fermarono in un canalone sulla loro destra, una specie di ferita lunga sui cinquanta metri nel terreno roccioso, poco lontano dalla strada. Mar dispose alcuni uomini sulla sommità del canalone, sui due lati, quindi fece accampare gli altri all'interno dello stesso. Mangiarono, a turno riposarono e vegliarono.
Tha raccontò a Mar alcune delle leggende degli armati, specialmente quelle sul Fondatore. Pareva che questi fosse stato maestro d'armi del Capo-Famiglia Nihon del pianeta Kyora, che allora era chiamato Toshi. Era stato esiliato su Ross perché aveva rifiutato di insegnare colpi mortali al Primo, che voleva usarli per uccidere lo sposo del suo amante. La leggenda diceva che esistevano colpi che potevano uccidere un uomo senza lasciare alcun segno, senza che se ne potesse scoprire la causa.
"Bastava premere un dito, e neanche con forza, su un certo punto del corpo e l'altro cessava di vivere, all'improvviso, così, come per magia..." disse Tha.
Mar sapeva che era vero. Nel chushin i più alti maestri si tramandavano i sedici punti mortali. Lo stesso Mar ne conosceva due.
Tha continuò a raccontare la leggenda. Il Primo allora accusò il Maestro di aver violentato suo figlio. Inutilmente il Maestro protestò la sua innocenza: si trovarono troppi testimoni prezzolati, persino fra i migliori amici del Maestro. Così questi, nell'anno 2899 dell'era terrestre, fu esiliato su Ross. Qui giunto il Maestro trovò presto alcuni seguaci e organizzò il primo castello. Benché non avesse insegnato loro le mosse mortali, i suoi allievi presto si dimostrarono così capaci che alcune città ne richiesero alcuni per difenderle. Così, gradualmente, nacque l'organizzazione dei castelli.
Mar ascoltava affascinato. In parte già conosceva alcune di quelle storie, ma gli piaceva riascoltarle e sentire nuovi particolari dalla voce di Tha.
Pareva che a Castelvecchio fossero conservati parecchi scritti autografi del Maestro, il Fondatore, tra cui il "Codice degli Armati". Il castelliere di Castelvecchio era l'unico che non potesse essere sfidato e che veniva nominato dal castelliere in carica fra i suoi discendenti. Persino il Federal poteva essere sfidato da un castelliere, ma il castelliere Asa, discendente del Fondatore, pur non potendo accedere a cariche più alte, non poteva né sfidare né essere sfidato.
Il mattino seguente ripresero il cammino. La giornata era meno calda, poiché banchi di leggere nubi, portate da un vento fresco, provenivano dal mare e si addensavano verso i monti, attenuando così i raggi del sole. Questa volta Mar si accostava a Portosicuro dall'interno. La linea di divisione tra la terra ferma e l'acqua cominciava a vedersi a tratti, dove il terreno formava ampi avvallamenti digradanti verso il mare, ma la città ancora non si vedeva.
Mar attendeva di vedere da un momento all'altro i caratteristici tetti rilucenti fatti di pasta di vetro, Si chiese se Pendory si trovasse in città. L'ultima volta che c'era stato, c'erano anche Njeiry e Vokka, con lui. Un senso acuto di nostalgia si impadronì di Mar. Ripensò a Vokka considerato dall'Accoglitore dei Navigatori come "bagaglio". Ripensò all'incontro con il mascheraio... poi di nuovo a Njeiry.
Era curioso: il ricordo di Njeiry stava diventando sempre più... un'immagine o meglio una sequela di immagini statiche. Gli faceva male pensare a Njeiry, eppure non riusciva a non pensarci. Era un po' come ripensare alla sua giovinezza: qualcosa che conosci bene, che hai vissuto intensamente, ma che sai che non torna più. A Mar pareva quasi ingiusto pensare a Njeiry ora che il suo sposo era Tha... eppure... Tha e Njeiry, così diversi fisicamente, come carattere...
"Per fortuna non li ho conosciuti contemporaneamente..." si disse Mar.
La colonna procedeva veloce, con andatura quasi regolare, mentre il paesaggio variava impercettibilmente. E con il paesaggio, i pensieri di Mar si svolgevano e passavano... Ma, mentre bastava soffermare lo sguardo su un punto del paesaggio per metterlo a fuoco, per vederlo più nitidamente, Mar si accorse che se soffermava il pensiero sui suoi ricordi questi parevano sfocarsi, diventare indistinti, confusi...
"Forse è bene che i ricordi non siano troppo vividi, si rischierebbe di restarne confusi, bruciati, forse. Quello che si ricorda diventa sempre più scarno, essenziale... semplice... Forse si trasforma, addirittura. Non si deve vivere di ricordi, non si può, d'altronde. Il passato è passato... Se adesso mi girassi a guardare alle mie spalle, rischierei di sbagliare strada, di cadere, di farmi del male. L'unico modo per poter guardare indietro è fermarsi... e io non voglio fermarmi, non posso... non ancora, comunque. Devo guardare qui, la strada che sto percorrendo e di tanto in tanto lontano, il futuro... è così! Il presente, solo il presente esiste. Il passato non c'è più, il futuro non c'è ancora..."
Mar continuava a muovere la gambe con vigore, ritmicamente, ai lati della marruota, sospingendosi avanti, sempre più avanti...
Poi uno degli uomini in testa alla colonna gridò: "Là, laggiù... quella deve essere Portosicuro!"
I primi uomini si fermarono e di mano in mano tutti gli altri si affiancarono per guardare. Mar riconobbe il luccichio dei tetti, il recinto dell'accoglienza, il castello con un fianco sul mare, due verso la città e l'ultimo verso il recinto.
Inalò a fondo e sospirò: "Ci siamo! Fermiamoci qui a mangiare, la vista è ottima. Riposiamoci un po', abbiamo tutto il tempo, la via scende e potremo andare veloci... Arriveremo prima di sera."
Scesero dalle marruote e le accostarono a due a due in modo che si sostenessero a vicenda. Nel porto c'erano alcune navi alla fonda e Mar vide anche una due alberi ma non poteva dire se fosse quella di Pendory. Guardando attorno Mar riconobbe anche la via che aveva seguito per giungere alla città nella sua precedente visita. Poi notò che a due terzi del cammino da dove erano ora, verso la città, un sottile nastro riluceva avvicinandosi alla pista che avrebbero seguito.
"C'è acqua, laggiù. Prima di entrare nel castello ci laveremo e spolvereremo bene abiti e veicoli. L'ultima parte della strada la faremo più lentamente in modo di non impolverarci di nuovo."
Gli uomini annuirono. Mar notò che Tha aveva l'aria stanca, più degli altri, anche se aveva un atteggiamento disinvolto per mascherare la sua stanchezza.
"Come va, Tha?"
"Bene, bene caro."
"Sembri stanco."
"Oh no... sarei pronto a rifare altrettanta strada."
Mar sorrise: "Sbruffone!"
Tha finse di offendersi: "Osi dare del bugiardo a me, un Armato?"
"Oh no, anzi... chiedo perdono..." disse Mar con aria di burlesco rispetto.
Risero tutti e due. Mar amava vedere il volto di Tha illuminarsi nel riso. Sembrava di colpo più giovane... e più desiderabile. Eppure c'era stanchezza su quel viso.
"Tha, davvero, che c'è?"
"Nulla, stai tranquillo, nulla."
"Siamo quasi arrivati..."
"Ti senti nervoso, Mar?"
"Io? Perché?"
"Beh, da domani inizierà la sfida... e non è come nelle gare, qui i colpi sono veri... anche se non sempre si combatte per uccidere l'altro, a volte capita. E a te non piace uccidere e questo è un grosso handicap nel caso di una sfida. Devi vincere i campioni, poi anche il castelliere. Tu sei bravo, sei eccezionale, è vero, ma non sarà semplice."
"Bell'incoraggiamento mi stai dando, Tha."
"E a questo punto non puoi più tirarti indietro, se non lasciando gli Armati... Io ti seguirei, sai?"
"Sì, lo so. Ma non mi tiro certo indietro. Ormai sono in ballo e devo ballare."
"Ballare? Combattere, piuttosto."
Mar sorrise: "È un vecchio modo di dire del mio pianeta d'origine."
"Che farai, questa volta, se non riuscirai?"
"Dipende dal castelliere... ammesso che io non sia morto prima."
"Sai, questa della sfida mi sembrava una buona idea, prima... ma ora..."
"Ehi, chi è nervoso, adesso?" disse Mar.
"Userai il chushin?"
"Sicuro... è la mia arma segreta."
"Chissà quali saranno i combattimenti scelti da loro... e chissà se la sorte sceglierà la loro prova o la tua?"
"Che importa. Mi sono preparato bene nelle loro specialità, mentre loro ignorano la mia. In un certo senso non è un combattimento leale."
"Quale combattimento è mai leale? C'è sempre uno dei due combattenti più forte, più valido, più preparato dell'altro e sempre uno dei due soccombe all'altro."
"Tha?"
Il giovane lo guardò, senza rispondere.
"Se... se dovesse andare male... se io morissi..."
"Ssst! Taci, non è bene dire queste cose."
Mar insisté: "Se... ho detto se, bada bene... mi prometti che ti prenderai cura di Vokka e dei gemelli?"
"Certo, non dovevi neanche chiedermelo."
"Bene. E continuerete l'Operazione 99. Medle prenderà il mio posto, finché Vokka non sarà maggiorenne."
"È già tutto stabilito, amore, e io farò del mio meglio perché sia rispettata la tua volontà... Ma ora parliamo d'altro... non mi piace pensare a questi se..."
Dopo poco ripresero la strada. Scesero verso la città che scomparve di nuovo alla vista. Gli alberi si facevano più folti, le nubi si erano addensate alle loro spalle ma il cielo di fronte a loro era sgombro e di un bel colore azzurro-malva. Sulla destra, appena visibile, la luna azzurra stava tramontando. Sembrava quasi trasparente, appena percettibile. Il sole la stava seguendo anche se l'ora del tramonto era ancora lontana.
Risalirono, rividero ancora per un poco Portosicuro circonfusa di un alone luminoso, scesero di nuovo perdendola ancora una volta di vista. Ora la strada si dirigeva verso la costiera parallela al crinale del colle che scendeva verso il mare e che nascondeva alla vista la loro meta. Finalmente raggiunsero il punto in cui un torrentello costeggiava il loro cammino. Fecero allora l'ultima sosta.
Si spogliarono, batterono con forza i loro abiti per togliere la polvere, con alcune frasche tolsero la polvere anche dalle marruote, poi si lavarono. Mar, ogni volta che poteva guazzare nell'acqua libera era felice come un bambino. Ricordava l'estrema penuria d'acqua sul pianeta Terra e la necessità di economizzarla, come pure sulla Sogno d'Acqua, la bella e lussuosa astronave su cui aveva prestato servizio. Quanto tempo era che non usava più un pelamolecole? Solo nelle Case dei Piaceri aveva trovato una certa abbondanza d'acqua. Ma lì era acqua trattata con profumi per rendere i corpi degli intrattenitori più freschi e desiderabili, e c'erano poi le creme, il trucco... Qui invece solo acqua, acqua pura, fresca, fredda forse ma tonica... e in quantità enormi.
Si asciugarono poi, secondo l'uso di quella zona di Boar, si sfregarono con manciate di rinvigorenti foglie di fruncia che crescevano sulle rive del torrente. Quindi indossarono le uniformi, risalirono sulle marruote e ripresero il cammino più lentamente e più distanziati in modo di non coprirsi di nuovo di polvere. Mar ora apriva la via, il rosso vessillo di sfida issato alto sulla stanga direzionale della sua marruota. Dopo un ultimo tornante, si trovarono sulla via costiera e Portosicuro era ormai vicina, con i suoi tetti scintillanti che parevano un lago di fuoco.
Il mare era appena mosso e le onde si frangevano sotto la via, sui bassi scogli, spumeggiando. Una tre alberi stava dirigendo al porto, ingrandendo a vista d'occhio. Il sole era basso e le vele della tre alberi parevano sfiorarlo a tratti, quasi cercassero di catturarlo... o forse era il disco del sole a voler catturare la nave...
Si avvicinarono alle mura di Portosicuro. Questa volta dovevano entrare dalla porta della città, non da quella del recinto. Quando raggiunsero la porta, chiusa, il sole era nascosto dalla città e dalle sue mura che parevano circondate da un fulgido alone di potenza e di gloria. Secondo il rituale che Mar conosceva, si fermarono a circa dieci metri dalla porta. Sopra, sul muro, c'erano alcuni Armati.
Uno di questi gridò: "Chi siete e che chiedete?"
Mar rispose, secondo il rituale: "Sono Esh-Mar, nobile sfidante, come indica il mio vessillo!"
"Perché al tuo vessillo sono appesi nastri con i nostri colori?"
"Perché rivendico la guida del vostro castello."
"Troppo presto, o nobile, hai legato i nostri colori al tuo vessillo. Prima devi dimostrare di esserne degno più del nostro castelliere!"
"Apritemi le porte e ve ne darò la prova. Questi uomini e voi sarete i miei testimoni."
"Il castelliere Sun non può perdere il suo tempo con il primo venuto che accampi pretese."
"È giusto. Ditegli dunque di scegliere i suoi campioni fra i suoi Armati, che mettano alla prova le mie capacità. Ma se vincerò i suoi campioni, non potrà sottrarsi alla mia sfida!"
"Bene, così sarà, come volle il Fondatore. Attendi, nobile Esh-Mar. Quando tutto sarà pronto, ti saranno aperte le porte e sarai accolto come si conviene."
Gli Armati scomparvero dietro il muro. Mar ed i suoi uomini, tre alla sua destra e quattro alla sua sinistra, attesero immobili. Dietro a ognuno attendevano i loro otto scudieri e dietro a questi, alternati, i quattro famigli e i quattro servi.
Il fulgore attorno alle mura sembrò aumentare mentre il cielo si scuriva. Quindi si udì risuonare il segnale "aprite le porte al nobile sfidante" e la grande porta della città si aprì. Allora Mar si mosse, seguito dal suo scudiero e dal suo famiglio con la marruota e i bagagli, quindi seguì Tha con lo scudiero e il servo e via via tutti gli altri. Il percorso era segnato da una fila di Armati Sun alternati ai loro nobili e ai loro gonfalonieri su un lato della via, e sull'altra parecchi abitanti curiosi. I Navigatori, ma anche gli Armati, scrutavano Mar cercando di capire se sarebbe stato vinto o se sarebbe stato il nuovo castelliere. I Sun non ricevevano sfide da un ciclo e un anno e comunque tutte le precedenti sfide avevano sempre visto vittorioso il castelliere Sun in carica. L'attuale capo Sun era in carica da ben quattro generazioni.
Mar, pur avendo un fisico piacevole alla vista, non era imponente, anche se cercava di avere un'aria fiera, non era impressionate e si rese conto che quasi tutti gli abitanti di Portosicuro lo davano già per sconfitto. Aveva voglia di sorridere, ma conservò un'aria imperturbabile. Giunto alla porta del castello, sulla piazza, trovò un gonfaloniere e alle sue spalle quattro Armati: erano i campioni del castelliere.
Mar allora, con il vessillo di sfida in mano, avanzò verso il gonfaloniere, lo sollevò in alto e con forza lo piantò a terra, in un cerchio di terra smossa già preparato allo scopo.
Quindi declamò: "Io, Esh-Mar, lancio la sfida al castelliere Sun. Avete ricevuto il mio cartello di sfida?"
"Sì, ma fami vedere la tua copia."
Mar estrasse dalla sua sacca l'astuccio ligneo e lo porse al gonfaloniere. Questi lo prese e lo passò al primo campione. Aperto l'astuccio, il campione ne lesse ad alta voce la frase rituale e lo passò ai sui compagni che lo controllarono. L'ultimo prese una spina e la piantò, con il foglio del cartello di sfida, sulla porta del castello.
"La tua sfida è accettata. Prima però di incontrare il nostro castelliere dovrai vincere i suoi campioni. Eccoli. Essi sono Sunfor Greyem, Sunlod Mekshel, Sunpak Ritye e infine Sunkirk Duhayt."
Mar notò che appartenevano a quattro diverse compagnie. S'inchinò lievemente come voleva il cerimoniale.
"Hanno scelto, i campioni, il tipo di lotta da loro preferita?"
Si fece avanti il primo. Era un armato imponente, grosso quasi il doppio di Mar: "Io ho scelto la lotta a mani nude. Sarà vincitore chi riuscirà a far toccare contemporaneamente spalle e culo dell'altro a terra."
Mar sorrise: era certo di vincere.
Poi si fece avanti il secondo: "Io scelgo la battaglia con due scurli a testa. Sarà vincitore chi farà scorre il primo sangue dell'avversario." Anche questo era robusto, ma più snello, e i suoi occhi erano attenti e penetranti.
Mar si inchinò e pensò che ben difficilmente sarebbe stato sconfitto da questo.
Il terzo, Ritye, avanzò a sua volta: "Io ho scelto la corsa con la balestra a colpo singolo, su un percorso fisso che farò approntare questa stessa notte. Vincerà chi per primo pianterà una sua spina in un qualsiasi punto del corpo dell'altro."
Mar annuì e si inchinò. L'avversario era agile, snello, il corpo del buon corridore. Poteva essere un avversario temibile... ma Mar era conscio della propria estrema agilità e non si dette pensiero.
L'ultimo avanzò: "Io scelgo la lotta con la testa d'uccello. Vincerà chi riuscirà ad impedire all'altro di proseguire al lotta... comunque ciò avvenga."
Questa era una chiara sfida all'ultimo sangue, ma poteva essere interpretata in un altro modo: un uomo svenuto non può più combattere. Mar volle sincerarsene.
"Posso chiedere un chiarimento?"
"Certo, è nel tuo diritto."
"È valida una sospensione temporanea del combattimento?"
"No, chi cessa di lottare ha perso, qualunque ne sia la causa."
Mar sorrise. L'altro pensava forse a stanchezza o a rinuncia. S'inchinò in segno di accettazione.
Allora il gonfaloniere chiese: "E tu, nobile sfidante, hai scelto la tua forma di lotta preferita?"
Mar annuì e avanzò di un passo: "Sì, per tutti e quattro sarà la stessa."
Alcuni Armati Sun commentarono a bassa voce: era raro che si scegliesse la stessa forma di lotta con più avversari, perché i seguenti il primo, se anche questi avesse perso, potevano scoprire lo stile di combattimento dello sfidante e trarne profitto. Mar però conosceva moltissime varianti del chushin, pur non essendo dei migliori della Guarnigione, ed era certo di non ripetersi, anzi, contava proprio su questo per ingannare i campioni.
Quindi proseguì: "Lotta a mani nude, usando qualsiasi parte del corpo, in un quadrato di tre metri per tre. Il primo che uscirà dal quadrato con entrambi i piedi o entrambe le mani a terra, avrà perso."
Forse gli altri si aspettavano una forma di lotta più cruenta, più violenta. Mar però sapeva il fatto suo e non voleva fare del male. I quattro campioni dovevano accettare la sua sfida. Vide che erano scontenti ma tutti e quattro si inchinarono.
Allora Mar con il suo nucleo furono accompagnati nel quartiere degli ospiti, dentro al castello. Finché non fosse stata conclusa la lotta con i quattro campioni, Mar e il castelliere non si sarebbero incontrati. L'ala degli ospiti era presidiata da quattro nuclei di Armati, all'esterno, in modo che nessuno potesse entrarvi o uscirne fino al momento delle sfide. Mar a sua volta fece presidiare l'ingresso dall'interno. Mangiarono, poi lui si mise subito a dormire.
Ormai fuori era buio. Nella piazza restava il rosso vessillo di sfida, appena mosso dal vento, e il cartello di sfida, attaccato alla porta ora chiusa.