Nei giorni seguenti Mar si sentì sempre più attratto da Tha, ma c'era ancora un punto che lo bloccava. Si fece sostituire per tre giorni dai suoi uomini nei suoi turni di guardia e, da solo, tornò a Cenco. Qui incontrò Lidje e gli raccontò di Tha e del sentimento che stava crescendo sempre più forte in lui.
"Ma mi sento così incerto, così indeciso..." concluse Mar.
"Perché?" chiese l'amico.
"La scusa che usavo nei confronti di Tha, e anche nei miei confronti, in fondo, è l'amore per Njeiry. Ma sento che è solo una scusa, ormai."
"E allora, qual è il vero motivo?"
"Lidje, non posso unirmi a Tha continuando a recitare con lui la parte dell'esiliato... dovrei dirgli tutto, ma ho paura."
"Di che cosa?"
"Che lui mi rifiuti."
"Dunque ne sei innamorato, se hai questa paura."
"Sì."
"E lui?"
"Anche, ma di un uomo diverso da quello che crede che io sia."
"Perché, con lui sei diverso che con me o con altri? Diverso, dico, come persona, diverso nelle cose che senti, in cui credi?"
"No, non esattamente. Ma i miei interessi, la mia vita è diversa da quello che lui crede. La mia vera vita è diversa da quella che pare, lo sai... Anche questo mio viaggio, lui non può neanche immaginarlo... e non posso sposarlo continuando anche con lui a condurre due vite, a mentirgli..."
"Certo, è giusto. Diventerebbe sempre più difficile e pesante, anche se non impossibile. E comunque ingiusto nei suoi confronti. Ma allora?"
"Devo lasciarlo, interrompere tutto, dirgli di no..."
"Non esiste un'altra soluzione?" gli chiese Lidje. Non voleva dare una risposta a Mar ma voleva che l'amico la trovasse da solo.
"Dirgli tutto... ma è pericoloso. Potrebbe non solo rifiutarmi, ma soprattutto smascherarmi..."
"Quale delle due cose ti ferirebbe di più?" chiese Lidje.
Mar si passò una mano sul volto: "Tutte e due, in modo diverso. Io sono quello che sento ma anche quello che faccio, quello in cui credo."
"Ma tu hai bisogno di questo Tha?"
"Sì, ma anche dell'Operazione 99..."
"E sono inconciliabili?"
"Non lo so..."
"Perché?"
"Dovrei chiederglielo, ma chiedendoglielo..."
"E potresti non chiederglielo?"
"Beh, sì... ma solo rinunciando a lui."
"Però tu hai bisogno di lui."
"Già. Se potessi parlargli ed essere sicuro che cercherebbe di capirmi, di non giudicarmi, di accettarmi... o almeno di non tradirmi..."
"Ti basterebbe che non ti tradisse, che non ti smascherasse, per usare un tuo termine, anche se ti lasciasse?"
Mar alzò le spalle: "Dovrei rassegnarmi."
"E allora... non ti sei già dato la riposta?"
Mar annuì: "Ma è una risposta difficile."
"Non ti sei mai fermato di fronte alle difficoltà, ai rischi. Vuoi cominciare ora? Dov'è finito il giocatore di Go?"
"Njeiry diceva che sono un buon giocatore, purché non ci sia di mezzo l'amore..."
Lidje sorrise: "Forse aveva ragione. Ma perché non tentare, non fare del tuo meglio? E poi... vada come vada."
"Tu ci proveresti?"
"Io non sono te!"
"Sì, lo so, ma ci proveresti?"
"Io sì."
"Grazie. Ci proverò, allora. Prega il tuo dio per me..."
Lidje sorrise: "Certo, ma guarda che anche se lo fai tu direttamente, funziona. Lui non ha bisogno di un Raccomandatore. La Tecnarchia pare che finalmente li abbia eliminati dalla Galassia, ma Io Sono li ha eliminati da sempre..."
Mar tornò al castello. Appena ebbe tempo libero, chiese a Tha di uscire con lui. Andarono al prato degli allenamenti, passarono accanto all'ostello, ormai quasi finito, e proseguirono.
"Tha?"
"Sì?"
"Devo chiederti una cosa."
"Sì?"
"Io ho un segreto e prima di decidere se fare il contratto di matrimonio con te, devo dirtelo. Però tu prima mi devi promettere che lo terrai per te."
"Ma certo!" rispose Tha.
"Vedi, è un segreto grande, difficile da tenere..."
"Beh, se deve restare tale, lo resterà."
"Pochissimi su Boar ne sono a conoscenza e solo persone estremamente fidate..."
"Non credi che io sia fidato?"
"Sì, certo, ma vedi... quello che voglio dirti potrebbe anche andare contro i tuoi ideali..."
"È possibile, Mar, ma... poco male. Se devo tenere un segreto, lo terrò."
"Anche se... anche se tu scoprissi che io posso essere... pericoloso per ciò in cui credi?"
Tha si fermò e lo guardò: "È dunque così grave?"
"Non lo so, ma potrebbe esserlo."
"Può impedire la nostra unione?"
"Potrebbe anche farci scoprire di essere nemici..."
"In che senso?"
"Nel senso che... può darsi che dopo che io te l'ho detto tu scopra che io voglio distruggere ciò per cui tu vivi... o viceversa. Che faresti in questo caso? Terresti ugualmente il segreto?"
Tha pensò a lungo, mentre continuavano a camminare.
Poi si fermò, lo guardò e disse: "Beh... mi spaventi un po'... però ascolta: se anche fosse come tu dici, o meglio come tu temi, ti giuro che probabilmente lotterò contro di te con tutte le mie forze... ma terrei il tuo segreto, perché questa è la condizione che metti per dirmelo."
Mar sorrise debolmente: "Non sarebbe più facile non farne niente e semplicemente lasciarci?"
"Non sposarci, vuoi dire?"
"Sì."
"Tu è questo che desideri?"
"No, anzi..."
"Cioè tu vorresti sposarmi?"
"Sì, ma solo dopo che saprai il mio segreto e solo se mi ripeterai che anche tu lo vuoi. Non potrei assolutamente sposarti tenendo questo segreto per me."
"Bene, allora dimmi questo segreto. Penso che valga la pena di rischiare."
Mar si fermò, sedette su una grossa pietra nel mezzo di un prato incolto e fece sedere Tha accanto a sé. Gli prese le mani e gli raccontò tutta la sua vita, tutti i suoi progetti, tacendo solo i dettagli tecnici della sua organizzazione quali l'esistenza dei transmen o l'ubicazione di Cenco.
Tha lo ascoltava, dapprima interessato, poi stupito, incuriosito, a volte quasi incredulo, interrompendolo con domande, poi affascinato, interessato, ancora stupito... Mar leggeva tutte queste varie emozioni sul volto di Tha. Parlò, parlò, parlò per quasi tre ore.
Alla fine Tha chiese: "E la prossima mossa è sfidare un castelliere?"
"Sì."
"E arrivare a essere il Federal?"
"Certo."
"Sei sicuro di riuscire?"
"Quasi certo."
"E fra novantacinque anni... Boar sarà libero, aperto di nuovo?"
"Certo."
Tha scosse la testa: "Devi darmi tempo, Mar... per abituarmi a questa idea. Tu sei... il padrone di Boar! Tu, un semplice Armato!"
"Padrone... è una brutta parola."
"Beh, Boar di fatto è nelle tue mani, la sua liberazione dipende da te e da te solo! Sembra incredibile!"
Mar annuì: "Anche a me, spesso, lo sembra."
"E il terribile segreto, è questo?"
"Sì, non ti sembra... enorme?"
"Certo, lo è, ma in un altro senso."
"Cioè?"
"Come puoi pensare che io... che io possa esserti nemico in questo?"
"Davvero?"
"Certo! Sono un po' intimorito, questo sì... La vita che farei con te... sarà ben diversa da quella che immaginavo. Ma adesso sono io che devo chiederti: sei ben sicuro di volermi al tuo fianco, di volermi come tuo sposo? Tu sei un Capo, o meglio 'Il Capo', io sono un semplice Armato!"
Mar rise: "Anche io sono un semplice Armato."
"No, tu sei solo vestito da Armato."
"Il vestito non conta, io sono Mar, prima di tutto. E Mar ti desidera, ti ama..."
"Mi vuoi davvero bene? Sei innamorato di me?"
"Sì!"
"E mi vuoi sposare?"
"Se tu sei disposto a condividere con me questa vita, questi progetti... sì!"
"Allora, che aspetti?"
Si abbracciarono e si baciarono a lungo, felici. Poi Mar si staccò da lui.
"Solo... ancora una cosa..."
"Dimmi."
"Vedi, l'ordine del Tecnarca è che nessun boariano lasci Boar fino all'anno 3516 del tempo standard universale... cioè molto oltre la nostra morte. Ma io dovrò spesso uscire, andare su altri pianeti, mentre tu..."
"Ti aspetterò."
"Non ti sarà difficile?"
"Spero di no."
Si baciarono ancora, poi Tha gli chiese: "Ma... Vokka?"
"Ti è affezionato."
"Sì, ma come amico."
"Bene. Se questo è l'ultimo problema, andiamo a parlargli."
"Sì, certo, andiamo."
"Però sappi, Tha, che io ho deciso. Comunque la prenda Vokka."
"Sì, ma cerchiamo di fargliela prendere bene, d'accordo?"
"Certo."
Tornarono al castello, presero Vokka con loro e si appartarono.
"Senti, Vokka, Tha ed io abbiamo una cosa molto importante da dirti prima che tu torni a scuola su Niuketol..."
Il piccolo guardò il padre aggrottando le sopracciglia: "Ma lui sa che io vado... fuori?"
"Sì."
"Ma tu hai detto che qui non si deve mai dire..."
"Tha lo sa. Gli altri non devono saperlo."
"Perché Tha sì?"
"È quello di cui ti dobbiamo parlare. Vedi, Tha ed io ci vogliamo molto bene."
"Anche io e Tha siamo amici."
"Sì, lo so e ne sono molto contento. Ma Tha e io, siccome ci vogliamo tanto bene e stiamo bene assieme, abbiamo deciso di sposarci."
Vokka guardò il padre: "Come tu e pa'?"
"Sì, proprio così."
"Volete darvi i bacetti?"
"Certo, anche."
"E allora Tha diventa come un nuovo pa'?"
Questa volta fu Tha a rispondere, prendendo una mano del bimbo: "Se tu lo vuoi, io ne sarei felice."
"E Tha, non si ammala?"
Mar sorrise: "Speriamo di no, tesoro, speriamo proprio di no."
"E rimane con noi?"
"Se va tutto bene, sì."
Tacquero.
Poi Mar chiese: "Allora, Vokka, che ne dici, tu?"
Vokka guardò Mar, poi Tha, poi li abbracciò e disse, sorridendo: "Così!"
Allora Tha e Mar, presi Vokka, Frem e Tova in braccio, andarono dal gonfaloniere della loro compagnia per comunicargli la loro decisione e chiedergli di celebrare la cerimonia per il contratto di matrimonio. Questi assicurò loro che si sarebbe fatta al più presto. Poi lo comunicarono a tutti, cominciando dagli uomini di Mar, poi ai due nobili Res e Wy, poi ai loro compagni di nucleo e via via a tutti gli altri. Furono giorni febbrili, felici. La cerimonia fu fissata per il giorno dell'equinozio di Fiorente. Mar e Tha dovettero anche discutere il cambiamento di nucleo. Poiché non volevano fare un matrimonio di gruppo, dovettero scegliere fra il nucleo Vye, il nucleo Jem ed il nucleo Fel. Scelsero quest'ultimo.
Poi Mar fece avvertire i Ketol del suo matrimonio, e comunicò che Vokka avrebbe ritardato il ritorno su Niuketol di cinque giorni.
Il nucleo Fel preparò la cerimonia. Nel periodo che mancava all'equinozio di Fiorente, Tha e Mar cercarono di sistemare la questione degli scudieri, dei famigli e dei servi. Infatti nel loro nucleo ogni coppia aveva diritto a due scudieri, un famiglio e un servo. Decisero che Wyn restasse con Mar ed Eduhin restasse come loro servo per badare ai piccoli. Tha chiese consiglio a Mar per prendere un nuovo scudiero e un famiglio fra i suoi uomini. Si accordarono con altri Armati e Mod divenne scudiero di Tha mentre Bek, un uomo di Mar infiltrato da tempo come famiglio, divenne il loro famiglio.
Mar era contento. Tha, passato il primo momento di stupore, passava lunghe ore con lui a parlare del suo progetto, eccitato. Pochi giorni prima della cerimonia, l'Ostello fu inaugurato. Mar allora vi portò Tha per presentarlo al Fratello Ostelliere Veshel e al suo sposo e primo assistente Boyle. Questi festeggiarono Tha e offrirono ai due un buon pranzo e una stanza.
Mar, entrando nella stanza, disse a Boyle: "Mi raccomando, non spiate anche noi."
Tha ridacchiò un po' imbarazzato. Quando furono nella stanza, si trovarono subito l'uno nelle braccia dell'altro.
"Sei una persona importante, Mar. Ho visto con che devozione e quanto rispetto ti trattano i tuoi uomini..."
"Ma per te, sono importante?"
"Certo, amore."
"Anche tu per me."
Si baciarono. A poco a poco crebbe l'intimità fra loro, i loro corpi si cercavano con crescente entusiasmo e desiderio, in un crescendo di emozioni e finalmente si unirono. Fecero l'amore con passione, a lungo.
Poi Mar portò Tha nella stanza segreta del transmen: "Vedi, questa è la porta per Cenco e per mille altri posti."
"Mille?"
"No, si fa per dire. Per ora sono meno di cento. Ma un giorno ci sarà una vasta rete e ci potremo spostare su Boar istantaneamente da un punto all'altro."
"Quando mi porterai a vedere Cenco?"
"Appena questo transmen sarà collegato. Allora ti farò conoscere i migliori dei miei uomini, la mia gente, i miei amici."
Tornarono al castello. I Fel stavano preparando la stanza per la nuova coppia nell'ala destinata al loro nucleo.
Tha chiese a Mar: "Quando farai la sfida al castelliere? Nella prossima stagione?"
"Vedremo. Sarà Cenco a farmi sapere."
"E in che castello farai la sfida?"
"Anche questo è da decidere."
"Mi porterai con te?"
"Certo, dopo aver vinto la sfida, come castelliere ho diritto a portare con me il mio sposo, i miei figli e i miei uomini."
"Sì, lo so, ma io vorrei venire ad assistere alla sfida..."
"Come vuoi."
"A te non va?"
"Sì e no... se perdessi, mi costerebbe di più alla tua presenza."
"Ma tu sei certo di vincere, no?"
"So di avere forti probabilità, ma c'è sempre l'imprevisto."
Finalmente venne il gran giorno. A differenza di ciò che accadeva nella Galassia, e anche nella Guarnigione o a Cenco per gli uomini di Mar, in cui la cerimonia di matrimonio consisteva nella pura e semplice registrazione del contratto, fra gli Armati, come nelle altre comunità di Boar, il matrimonio veniva celebrato con riti più o meno elaborati e solenni.
Il mattino presto gli Armati affluirono sul piazzale davanti al castello, alla spicciolata. Il nucleo di Tha era radunato da una parte e quello di Mar dall'altra. Quando il castelliere uscì, Tha e Mar corsero da lui gridando: "Oggi mi voglio sposare!" Prima che giungessero di fronte al castelliere, i Res bloccarono Mar e lo trascinarono via, mentre i Wy facevano lo stesso con Tha. Allora iniziò la prima parte del rito, "la dissuasione" cioè discussioni rituali in cui ogni nucleo cercava di convincere il proprio Armato a non compiere un simile passo.
"Resta con noi, non siamo stati bene assieme?" chiedeva uno degli Armati.
"Sì, ma ora so che starò anche meglio con Tha (o con Mar)." rispondeva l'interessato.
"Ah, non fare questo passo, non sai quello che ti attende..." insisteva un altro Armato, bloccando di nuovo il promesso sposo.
"No, so bene quello che mi attende, perciò voglio andare. Lasciatemi, ve ne prego. Tha (o Mar) mi aspetta!"
"No, no, pensaci bene. Un Armato non fa mai passi avventati!" insisteva un terzo.
L'altro si divincolava dicendo: "Ah, ci ho pensato anche troppo! Ora è tempo di agire!"
Così la discussione rituale proseguiva con abbozzi di fughe e catture. Gli altri Armati frattanto dovevano gradualmente spostarsi chi dalla parte dei non sposati chi dall'altra, cercando di facilitare o di ostacolare la fuga dei due (o più a seconda dei casi) che volevano sposarsi. Gradualmente si formava così una gran confusione.
Tha recitava le formule di rito con serietà e partecipazione. Mar all'inizio si divertiva nel ripetere le parole imparate a memoria, ma gradualmente si calò talmente nella parte che si accorse che stava cercando davvero di liberarsi dai compagni.
Qui iniziava la seconda parte del rito: "l'inganno". I due fingevano di cedere alle pressanti sollecitazioni dei compagni affinché rinunciassero a sposarsi.
"Mah, avete ragione, è meglio non fare questo passo. Lasciatemi solo andare a dire a Wytha (o a Resmar) che ho cambiato idea e che fra noi non ci può essere nulla..."
Così si avvicinavano l'uno all'altro fingendo di essere indifferenti. Nel frattempo i Fel, cioè gli Armati del nucleo di sposati in cui dovevano entrare, avevano circondato il castelliere e l'avevano portato, danzando per non farlo vedere, verso i due. I nuclei di sposati, favorevoli al matrimonio, si interponevano fra i promessi sposi e i nuclei di non sposati. Allora scoppiava l'ultima bagarre per bloccarli o per favorirli.
Mar e Tha si trovarono di fronte al castelliere, circondati dai Fel.
"Castelliere Esh, ti chiediamo formalmente di sposarci!" gridavano i due.
Mentre la bagarre proseguiva, il castelliere chiedeva: "Ne siete proprio certi?"
"Sì, ma fai in fretta, prima che i nostri nuclei ci separino di nuovo!"
Allora il castelliere li fece mettere alle proprie spalle e lanciò il segnale di adunata. Subito le lotte cessarono e tutti i nuclei si misero in formazione. Quando tutti i nobili fecero l'appello, i due nobili Wy e Res si presentarono al loro gonfaloniere denunciando l'assenza degli amanti che si volevano sposare. I gonfalonieri si presentarono al castelliere, quello dei Ly oltre a un altro, per denunciare l'assenza di Tha, Mar ed altri.
"Senza motivo sono assenti Wylen, Wytha e Resmar."
Uditi tutti i gonfalonieri, il castelliere indicò gli uomini alle sue spalle chiedendo: "Sono questi gli Armati che mancano?"
I gonfalonieri li osservarono attentamente e dissero: "Sì, sono loro."
Allora il castelliere chiese agli uomini alle sue spalle: "Perché mancate all'adunata?"
Tutti risposero: "Perché è nostra intenzione sposarci, perciò non c'è più posto per noi nel nostro nucleo, e non sappiamo dove andare."
Allora il castelliere disse loro: "A uno a uno presentatevi e dichiarate le vostre intenzioni."
Allora uno dopo l'altro, in ordine di compagnia e di nucleo, si presentarono.
Mar dichiarò: "Sono l'armato Mar, già del nucleo Res della compagnia Ly. Chiedo di sposare Tha del nucleo Wy della compagnia Ly."
Poi fu la volta di Wylen: "Sono l'Armato Len già del nucleo Wy della compagnia Ly. Chiedo di sposare i membri del nucleo Shot della compagnia Guz."
Toccò poi a Tha: "Sono Tha, già del nucleo Wy della compagnia Ly. Chiedo di sposare Mar del nucleo Res della compagnia Ly."
E così via fino agli Armati del nucleo Shot, che dichiararono: "Siamo il nucleo Shot della compagnia Guz. Chiediamo di sposare Len del nucleo Wy della compagnia Ly."
Allora il castelliere dichiarò: "Quanto mi avete chiesto incontra la mia approvazione. Perciò vi ordino di unirvi come richiesto!"
Così si formarono le coppie o si unirono i gruppi aperti. Il castelliere allora prese una tavoletta e su questa, con un pennello, scrisse le unioni avvenute. Poi prese la tavoletta e la sollevò alta.
"Guardate, o Armati! Questi sono i matrimoni che oggi si celebrano nel nostro castello. Chi vuole alzare la sua arma contro questa tavola delle unioni?"
Nessuno si mosse.
Allora il castelliere, sempre tenendo alta la tavoletta, recitò: "Ci disse il Fondatore: se due o più Armati si vogliono unire per godere assieme delle gioie del corpo e dell'anima e formare una famiglia, aperta o chiusa che sia, questo è bene, perché così si rafforza la coesione nel castello e lo si rende più unito di fronte alle avversità e ai pericoli!"
Tutti gridarono: "Così è scritto!"
Il castelliere proseguì: "Ci disse il Fondatore: che l'Armato sposi solo l'Armato, e scudiero lo scudiero, famiglio il famiglio, servo il servo. Se un Armato vuole convivere con uno scudiero lo faccia, ma non si sposi. Ma se dall'unione o dalla convivenza nascessero figli, non vi sia alcuna differenza fra questi!"
Tutti di nuovo gridarono: "Così è scritto!"
"Ci disse il Fondatore: fra conviventi prevalga il superiore sull'inferiore, ma fra sposi non ci sia chi prevale, neanche il castelliere sul semplice Armato per quanto riguarda la loro vita personale. E se un'unione deve sciogliersi, che sia fra sposi o fra conviventi, basta che uno qualsiasi degli interessati lo chieda pubblicamente al castelliere e questi dovrà sciogliere l'unione."
"Così è scritto!"
"Ci disse il Fondatore: se ci sono figli, in caso di scioglimento questi appartengono al nucleo. Ogni membro del nucleo li curerà come se fossero figli propri fino alla maggiore età, cioè ai due giri completati."
"Così è scritto!"
"Perciò io, castelliere Esh dichiaro: quanti sono scritti su questa tavoletta sono, da ora in poi, sposati!"
"Così è deciso!"
Allora abbassò la tavoletta e lesse: "Il nucleo Shot, con il suo nuovo sposo Len, torni nella compagnia Guz. E da ora tu sarai Eshly Shotlen. Andate!"
Poi, al loro turno, lesse. "Mar e Tha, sposi, entrino nel nucleo Fel della compagnia Ly con i loro scudieri, famigli e servi. E da ora tu sarai Eshly Feltha e tu Eshly Felmar. Andate!"
Così a poco a poco tutti rientrarono nella formazione.
Quindi il castelliere chiese ai gonfalonieri: "Sono tutti presenti, ora?"
I nobili controllarono i loro nuclei, dissero ai gonfalonieri che tutto era a posto e i sedici gonfalonieri si alzarono fra le fila. Il castelliere consegnò la tavoletta al suo scudiero che la portò di corsa nel castello. Quindi dette il segnale di adunata disciolta.
Allora i nuclei che avevano accolto i nuovi sposi, fecero una festa. Vokka con i gemelli e gli altri piccoli, i ritirati e i vecchi, avevano assistito a tutta la cerimonia da un lato.
Durante la festa Vokka chiese ad Eduhin: "Perché quelli là non volevano che pa' e Tha si sposavano?"
Eduhin sorrise: "Facevano solo finta. In realtà siamo tutti contenti che si sono sposati."
Vokka restò perplesso: "Allora sono stupidi! Se sono d'accordo, perché dicevano di no?"
Tha, che aveva sentito, spiegò: "Per vedere se noi due eravamo veramente convinti, sicuri."
"Ma l'avete detto a me, no? E allora basta." esclamò il piccolo serissimo.
"Certo, tesoro, per noi due bastavi tu. Ma per gli altri doveva essere chiaro e adesso lo è. Il castelliere l'ha anche scritto sulla tavoletta e l'ha detto a tutti."
Ma Vokka aveva ancora un problema: "Ma se tu e pa' un giorno vi separate, io divento del nucleo? Io non voglio, io sono solo di pa'..."
Mar lo abbracciò: "Certo, tu sei mio e nessuno ti toglierà mai a me. E anche Tha non ci lascerà e noi non lo lasceremo, d'accordo?"
Vokka lo guardò, sembrò rasserenarsi poi disse: "D'accordo. L'avete detto a me!"
Tha li abbracciò tutti e due.
Il nucleo in cui erano entrati, loro due compresi era ora formato di sei Armati, sei scudieri, tre famigli, tre servi, un anziano un ritirato e cinque piccoli compresi i tre di Mar, in tutto venticinque persone. Ogni coppia aveva a disposizione tre stanze: una per la coppia, una per gli scudieri, famiglio e servo e una per gli altri compresi i piccoli. C'erano poi due stanze comuni. Il nucleo aveva così ventisei stanze a disposizione, che occupavano il lato est dell'ala della loro compagnia, al terzo piano. Nonostante le gare, molti nuclei non erano ancora completi, poiché c'era stata una "cacciata" da pochi mesi.