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una storia originale di Andrej Koymasky


IL TERZO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 18
MAR DIVENTA UN ARMATO

Tornato su Boar, Mar decise che era ormai tempo di occuparsi personalmente dei castelli. Dedicò perciò molto tempo a prepararsi per le gare di ammissione e anche per le sfide ai castellieri. Dapprima studiò a lungo tutti i data-base, gli ologrammi tri-d e gli allenamenti per i vari tipi di lotta. Quindi dedicò il suo tempo prevalentemente agli esercizi fisici di forza, resistenza e di agilità.

Di tanto in tanto radunava i suoi stretti collaboratori per controllare l'andamento dell'Operazione 99 nel suo insieme, ma lasciava a questi ampia autonomia decisionale.

Nel primo mese dell'anno 3468 di Boar, Mar si presentò per le gare al castello Esh di Campoaperto, poiché dalle informazioni dei data-base risultava che questo era il castello in cui era più alto il numero degli ammessi per quelle gare, avendo il castello bisogno di un alto numero di Armati, poiché la città si stava espandendo e da poco era stata fatta una "cacciata".

Si recò al castello assieme al suo primo segretario Wynsten Arini che, se fosse stato ammesso, sarebbe potuto restare con lui. Dette il suo nome al Nobile addetto alla compilazione delle liste e fu ammesso nel cortile del castello dove erano stati rizzati i ripari per gli esterni. Mar seppe che per quelle gare c'erano quarantasette posti di Armato, ventuno di scudiero, sette di famiglio e dodici di servo. I concorrenti interni erano sessantotto, tutti avevano superato le gare dei nove, dodici e quindici anni. In quel giorno si iscrissero con Mar altri trentuno esterni, fra cui Wynsten e altri cinque uomini di Mar. Dei sessantotto interni, cinquantadue erano scudieri che avevano superato le precedenti gare e sedici erano servi.

Nei primi giorni gli esterni furono sottoposti a gare preliminari. Ognuno dei concorrenti doveva superare alcune prove, non troppo impegnative, volte ad eliminare i più incapaci. Per prima dovettero superare la prova di maneggio delle armi, facendo almeno la metà dei centri previsti su sagome fisse o mobili. Gli uomini di mar e Mar stesso, superarono brillantemente questa prova e ci furono tre eliminati che dovettero lasciare subito il castello. La seconda era una prova di resistenza: bisognava fare di corsa il giro delle mura del castello tre volte nel tempo che ci metteva una fiaccola a bruciare. Ci furono solo due eliminati. Anche la terza era una gara di resistenza: dovevano portare un grosso peso fino al punto più alto del castello entro un certo tempo: altri sette furono eliminati. Poi ci furono diverse prove di forza e ci furono altri eliminati. Finita la giornata erano tutti, chi più chi meno, stanchi.

Nessuno degli uomini di Mar era stato ancora eliminato. Avevano concordato di fingere di non conoscersi, e quella prima sera fraternizzarono con gli altri concorrenti. Il giorno seguente si fecero le prove di agilità. Durante la giornata furono eliminati altri esterni. Gli uomini di Mar erano tutti molto ben preparati e non rischiarono mai l'eliminazione. Il terzo giorno ci furono le prove atletiche e alla fine restarono in lizza solo quattordici esterni fra cui Mar e i suoi sei uomini. Il quarto giorno si riposarono.

Mar si sentiva tranquillo. Passò la giornata chiacchierando con gli altri esterni e con qualche Armato. Più di uno di questi, che avevano assistito alle prove, si congratulò con Mar.

"Sei quasi certo di riuscire a diventare per lo meno scudiero..." gli disse uno degli Armati.

Mar sorrise: "O Armato, o rinuncio!" rispose.

L'Armato lo guardò: "Miri in alto, tu!"

"E perché no?"

"Che facevi, prima di tentare qui?"

"Il Pensatore..."

"Da pensatore a uomo di azione... un bel salto!"

"Anche i pensatori spesso sono uomini di azione e anche un uomo di azione deve saper pensare, no?"

L'altro sorrise annuendo: "Come ti chiami?"

"Mar Swooney. E tu?"

"Io sono Eshly Wytha."

"Sei nato in questo castello?"

"Sì..."

Chiacchierarono ancora un po', poi Wytha chiese: "Se dovesse andarti in modo diverso da quello che speri, che farai?"

"Mi preparerò meglio e tenterò di nuovo."

"Sai che qui non potresti più..."

"Lo so, ma ci sono centinaia di altri castelli."

"Ah, non desisti."

"Certo che no."

"Perché hai scelto questo castello? Non sei un cittadino di Campoaperto, tu."

"No, ma mi piacciono i vostri colori."

Wytha rise: "Ma dai! Non può essere una risposta seria, questa!"

"Beh, quale risposta sarebbe stata seria?"

Wytha lo guardò: "Sai che sei un bel tipo, tu?"

"Grazie. Anche tu."

Risero.

Un altro Armato che si era unito a loro chiese: "Hai mai lottato con gli scurli?"

"Sì."

"Strano."

"Perché?"

"Sono usati in ben pochi castelli... come fai a conoscerli?"

"Sono costruiti dagli Armaioli di Monteforte, no?"

"Certo."

"Ho comprato uno scurlo da loro."

"Capisco. E lotta libera?"

"Direi di essere in gamba."

"Non sei un tipo modesto, eh?"

"Sarei forse migliore se negassi di avere due occhi?"

"Che vuoi dire?"

Wytha rise: "Ma è chiaro, Kolyen, vuol dire che è sciocco negare quello che è vero." Poi chiese: "È da molto che ti prepari?"

"Quel che basta, spero."

"Risposta enigmatica..."

"Beh, vedi, se mi va male non potete dire che sono un incapace, non sapendo quanto mi sono preparato, ma potete supporre che devo solo prepararmi meglio. Se mi va bene, non potete dire che sia solo fortuna, ma penserete che mi sono preparato a sufficienza."

"Risposta da Pensatore!" commentò Wytha.

"Da persona prudente." lo corresse Mar.

Il giorno seguente fu dato inizio alle gare vere e proprie. Il mattino presto tutti gli Armati uscirono dal castello in formazione. Parecchi abitanti della città erano già assiepati per assistere alle gare. Tutti i concorrenti furono radunati in un'area recinta di corde. Ognuno di loro doveva affrontare sedici combattimenti con armi smussate, uno per compagnia. Le sedici compagnie si disposero in modo di formare sedici grandi quadrati che costituivano il terreno degli scontri. Furono sorteggiati trentadue gareggianti, Mar non era fra questi e ne fu contento. A due a due furono accompagnati dai servi nei vari quadrati ed ebbero inizio le gare a eliminatoria.

Quando venne il turno di Mar, per prima prova dovette affrontare un servo usando la mazza. Le due mazze erano ricoperte da un panno bagnato con vernice fresca: a ogni colpo piazzato, pur non facendo veramente male, si era sporcati dal colore che così indicava la parte colpita. Grazie alla sua estrema agilità, Mar riuscì a schivare tutti i colpi dell'avversario e frattanto studiava il suo modo di attaccare. Quando ne capì gli schemi di azione, attaccò deciso e al terzo colpo "verniciò" il collo dell'avversario che fu dichiarato "morto" cosicché la vittoria fu di Mar.

Poi Mar fu chiamato per la seconda gara: questa volta fu una lotta con la balestra semplice. Invece delle spine avvelenate, le balestre erano caricate con bastoncini smussati e adesivi in punta. Anche in questa prova Mar se la cavò bene grazie alla sua grande agilità e prontezza di riflessi, finché sorprese l'avversario correndogli incontro mentre questi ricaricava la sua balestra e colpendolo da vicino dritto al cuore, al primo colpo. La sua tecnica sollevò molti commenti sorpresi, comunque fu dichiarato vincitore.

Quando affrontò la terza prova, dovette difendersi con lo scurlo contro un concorrente armato di otto corte picche. Mar riuscì a deviare la prima e schivare la seconda. Poi i due avversari si studiarono per un po' e Mar parò la terza che si piantò sul suo scurlo. Mar velocemente lo batté a terra per spezzarla, scoprendosi, e l'altro fece un affondo con la quarta picca. Mar, che se lo aspettava, afferrò la picca e tirò forte a sé togliendogliela e facendo perdere l'equilibrio all'avversario che cadde a terra prono. Gli saltò sopra, gli sfilò le altre quattro picche dal contenitore che aveva alle spalle e gli puntò il bordo dello scurlo sul collo. Mar fu dichiarato vincitore mentre gli Armati rumoreggiavano per la tecnica inconsueta ma efficace.

Anche la quarta prova fu vinta da Mar, che questa volta aveva invece le otto picche mentre l'altro imbracciava lo scurlo. Anche qui Mar usò una tecnica strana: lanciò la prima picca, facendola roteare, fra le gambe dell'avversario che cadde a terra e gli volò sopra con la sua seconda picca che gli puntò sul petto.

La quinta gara era il lancio delle bolas. Qui Mar rischiò di perdere, ma quando le bolas dell'avversario nonostante il suo agile salto gli si attorcigliarono attorno alle gambe bloccandogliele, senza però che i suoi pesi irti di punte, anche queste smussate e sporche di vernice, riuscissero a "ferirlo", un attimo prima di cadere a terra riuscì a lanciare le sue bolas dritte sul capo dell'altro che fu così dichiarato "morto".

La sesta prova per Mar fu un giochetto: era lotta libera, con una gamba legata con un'asta per simulare un arto ferito. Ma lui, grazie al chushin, riuscì a neutralizzare in fretta l'avversario. La settima gara era anche lotta libera ma senza handicap e Mar la vinse con estrema facilità. D'altronde nella settima gara tutti gli uomini di Mar riuscirono con facilità usando il chushin, pur basandosi solo sulle mosse più semplici.

Mar vinse poi anche la gara di lotta con il palo stando in bilico su di una stretta pietra, la gara di lotta con la frusta stando in equilibrio su uno stretto asse, Poi la decima, undicesima e dodicesima gara tutte di lotta libera con diversi handicap. Riuscì bene anche nella tredicesima gara, reputata da tutti la più difficile: difesa a mani nude contro un avversario armato.

La quattordicesima gara era una complicata lotta con più armi. Ma lui aveva una gamba bloccata a terra, inginocchiato, legata a due picchetti per simulare una frattura, mentre l'altro non aveva handicap. Combatté a lungo e bene, ma alla fine ricevette il suo primo "colpo mortale": una finta spina gli si appiccicò sul collo, in corrispondenza della vena giugulare. Poi Mar vinse la gara di lotta armata fra "fumi e braci". I fumi erano veri, le braci erano pietre sporcate di vernice. Lui non si sporcò mai ma riuscì a far rovinare l'avversario sui sassi pieni di vernice e in più lo colpì con la sua arma.

L'ultima gara fu un serrato duello: era legato con un corda corta alla vita al suo avversario e tutti e due avevano in mano una falsa spina piena di vernice. L'avversario era uno dei più abili che Mar avesse incontrato, il figlio di un nobile di quel castello. Per due volte Mar riuscì a bloccargli il polso all'ultimo momento mentre la mano calava rapida su di lui e la seconda volta a un pelo dall'essere colpito. Anche l'altro lo schivava e lo bloccava con bravura. Ma dopo quasi mezz'ora di lotta, entrambi in un bagno di sudore, Mar riuscì a menare con la mano libera un gran fendente al polso dell'altro facendogli volar via lontana la spina. Il suo avversario si difese ancora bene con le mani nude. Poi Mar riuscì a eseguire un velocissimo cambio di mano alla sua spina e lo colpì con la sinistra vincendo.

Quando tutte le gare furono finite, verso sera, Mar si trovò a essere secondo pari merito con uno scudiero e quindi fu ammesso fra gli Armati. Oltre a Mar tre dei suoi uomini furono anche ammessi negli Armati e gli altri tre fra gli scudieri. Mar ricevette le congratulazioni da molti Armati e anche da alcuni Nobili e Gonfalonieri. Tutti gli ammessi nei vari gradi rientrarono con gli Armati nel castello dove si lavarono, mangiarono e riposarono dalle lunghe fatiche.

Il giorno seguente fu confezionata per tutti i nuovi l'uniforme del castello mentre i neo ammessi si riposavano ancora e cominciavano a fare conoscenza fra di loro. Il giorno dopo fu celebrata la solenne cerimonia di ammissione ufficiale. Mar dovette scegliersi un nome. In realtà aveva poco da scegliere, poiché essendo stato ammesso nel castello Esh, nella compagnia Ly, riguardo al nucleo scelse quello dei non sposati e nella sua compagnia c'erano solo due di questo tipo, il Wyt ed il Res. Mar entrò nel Res a cui mancavano tre Armati. Cosicché il suo nome divenne Eshly Resmar.

Il giorno della cerimonia Mar e gli altri esterni indossarono i loro vecchi abiti, mentre gli interni misero quelli della loro precedente condizione. Il mattino furono chiamati a uno a uno seguendo l'ordine del punteggio che avevano ottenuto. Quando venne il suo turno Mar avanzò ponendosi di fronte al castelliere.

"Hai chiesto di diventare un Armato nel castello Esh. Hai superato con successo le prove previste risultando secondo. Quello che eri un tempo, non ci interessa, ma come non interessa noi, non deve più interessare neanche te. Dimostracelo!"

Mar si denudò completamente. Sulla fronte aveva dipinti i logogrammi del suo "vecchio nome" Mar Swooney. Si accostò a un grande bacile pieno d'acqua e se li lavò via.

Allora il castelliere gli chiese: "Chi sei?"

"Mar, degli Armati!"

"Quale compagnia scegli'"

"Quella che mi vorrà."

Allora il castelliere chiese, indirizzandosi ai suoi gonfalonieri: "Chi di voi chiede di avere questo Armato, Mar degli Esh, nella sua compagnia?"

Come d'accordo il gonfaloniere Ly abbassò il suo gonfalone in modo che questo coprisse le spalle di Mar.

"Bene, Mar degli Eshly, non resta che decidere il nucleo di cui vuoi fare parte."

"Poiché non ho uno sposo, chiedo di entrare nel nucleo Res."

Allora il gonfaloniere dei Ly chiese: "Il nobile Res accetta questo nuovo Armato?"

Il nobile avanzò con gli abiti e le insegne già pronte: "Sì, il nucleo ha espresso il suo rallegramento per la richiesta di Mar degli Eshly. Ecco le sue vesti e le sue insegne." e avvicinatosi a Mar lo aiutò a indossarle.

Il castelliere allora disse: "Eshly Resmar, benvenuto fra noi. La tua vita è ora per il castello e il castello è per la tua vita."

Mar, accompagnato dal nobile, prese posto fra gli Armati del suo nucleo. Poi si proseguì nelle cerimonie. Wynsten Arini fu ammesso fra gli scudieri e già erano d'accordo che sarebbe diventato lo scudiero di Mar, cosicché si chiamò Eshly Resmar Wynen.

Terminata la cerimonia si festeggiò fino a notte inoltrata. Quindi Mar fu ammesso nella camerata dei Res.

Il giorno seguente Mar chiese udienza al suo nobile: "Come ho già detto al castelliere, io non ho sposo, ma ho tre figli che sono ora affidati ad amici miei. Vorrei portare i due più piccoli, per ora, al castello con me..."

"Sì, ne abbiamo già discusso con il castelliere e non c'è nessun problema. Ma tu hai chiesto anche che chi ora si occupa dei tuoi figli sia ammesso al castello come servo. In questo momento ci mancano solo quattro servi, ma non nel nostro nucleo."

"Se due servi del nostro nucleo si potessero spostare..."

"È da vedere. Comunque tu non puoi avere più di un servo oppure di un famiglio, oppure potresti avere un servo e un famiglio, ma in comune con un altro Armato. Vedi che la questione è complessa. Comunque puoi andare a prendere i tuoi figli. Quanto tempo ti ci vuole?"

"Credo che in un ciclo, o al massimo sette giorni, posso andare e tornare."

"Bene. Domani puoi partire con il tuo scudiero. Nel frattempo vedrò se si potrà fare qualche cosa per i tuoi servi."

Mar allora uscì dal castello e cercò il Separato degli Agricoltori.

"Separato, qui nella città ci sono anche i Beyryl?"

"Ci sono, Armato. Perché ti interessa?"

Mar gli spiegò la questione dei suoi figli e dei servi: "Chiedo che, finché al castello non si trovi una soluzione, siano tutti e quattro ospiti dei Beyryl."

"È una cosa inconsueta. Che ragioni hai per sostenere questa tua richiesta?"

"Osserva bene il colore della mia pelle, Separato. Io sono stato uno sposo della terra..."

Il Separato lo guardò attentamente: "Sì, è vero. Bene, ne parlerò con il vecchio dei Beyryl. Quale è il tuo nome?"

"Swoo... no, scusa, ora mi chiamo Eshly Resmar."

"Ti farò sapere qualcosa prima che tu parta."

Mar tornò al castello e preparò con Wyn i bagagli e le armi. Poco prima di andare a riposare Mar fu chiamato alla porta interna del castello, quella che dava sulla piazza della città. Qui c'erano il Separato con il vecchio dei Beyryl.

"Perché l'hai chiesto a me?" gli domandò il Beyryl.

"Perché ero amico dei Beyryl di Campinuovi. Loro mi hanno accolto, anni or sono. Sento perciò di avere un legame speciale con i Beyryl."

"Vedo. Ebbene, i Beyryl di Campoaperto accettano di ospitare per cinque stagioni i tuoi figli e i tuoi servi, purché i tuoi servi, finché non sono ammessi nel castello, vengano a lavorare con noi."

"Grazie, Beyryl, il tuo patto mi sembra ragionevole."

Si lasciarono e Mar andò a dormire, soddisfatto.

Il mattino seguente Mar e Wyn lasciarono il castello. Si allontanarono a piedi e si diressero verso il bosco. A metà pomeriggio giunsero sotto al grande albero sulla cui sommità avevano nascosto, in un incavo, le loro cinture antigravità. Le indossarono sotto le uniformi, scesero di nuovo e mangiarono, attendendo il buio.

Nella notte si recarono a volo fino al più vicino ostello e usando il transmen segreto di questo, raggiunsero Cenco. Qui Mar e Wyn riposarono. Il giorno dopo, mentre Eduhin e Shehud si preparavano e preparavano i due gemelli, che ora avevano otto mesi di età, Mar e Wyn registrarono tutti gli ultimi avvenimenti. Inoltre, come già progettato, Mar dette il via per la costruzione di un nuovo ostello vicino a Campoaperto, che sarebbe stato chiamato "Ostello del Sostegno", e che fu affidato a due coppie di sposi, i Fyngen e i Syve.

Tre giorni dopo, riforniti di cinture anche gli attendenti di Frem e Tova, rifecero il percorso inverso. Giunti di notte nel bosco, nascosero le cinture e il comunicatore e attesero il sorgere del sole per entrare in città. Qui si recarono dai Beyryl dove per il momento furono ospitati i due gemelli con i loro attendenti. Poi Mar e Wyn rientrarono nel castello. Il nobile Res era riuscito a combinare qualcosa: uno dei servi Res passò ai Wy e fu così possibile ammettere Eduhin come nuovo servo Res. Inoltre Mar decise di rinunciare al suo "mezzo" famiglio per avere Eduhin in esclusiva per curare i due piccoli. Così nel pomeriggio, con una breve cerimonia Eduhin fu ammesso e si trasferì con i piccoli nello stanzone dei servi dei Res, cambiando il suo nome in Eshly Resmar Edu.

Il giorno seguente l'Armato Wytha andò a cercare Mar per vedere i suoi piccoli.

"Sono belli, Resmar... Come mai non hanno più la madre? Se ne è andata?"

"Li abbiamo adottati, il mio sposo era un maschio come me. Ma ora lui è morto."

"Per questo ora sei voluto entrare nel castello?"

"No. Se fosse stato vivo avremmo fatto le gare assieme. Già ne parlavamo da tempo."

"Ho sentito dire che hai anche un altro figlio, è vero?"

"Sì, si chiama Vokka, ha ormai quattro anni. Lui è il primo che abbiamo adottato."

"Perché non hai portato anche lui?"

"È in buone mani e non posso seguirne tre, per ora. Questi invece sono così piccoli... Ma spero di rivederlo presto. Non è difficile avere dei permessi per uscire dal castello, vero?"

"Se qualcuno si presta a fare i tuoi turni, no."

"Troverò chi li farà."

Parlarono ancora un po', poi Wytha propose a Mar di andare a fare un po' di allenamento assieme prima che venisse il loro turno di guardia. Da quel giorno Mar e Wytha fecero spesso allenamento assieme. Mar all'inizio trovava noioso fare i turni di guardia ai campi o sulle mura ma si adattò al suo nuovo ruolo con buona volontà. Era felice quando poteva passare il suo tempo con Frem e Tova o quando poteva allenarsi. Ormai si stava inserendo bene nella vita del castello.

Nel frattempo era arrivato il contingente degli uomini di Mar con i costruttori e aveva cominciato a costruire il nuovo ostello. Gli Armati si allenavano in un sito non lontano da quello in cui stava sorgendo l'ostello. Il prato era attrezzato con piste, fossi, salti, barriere, bersagli e tutto il necessario, cespugli sapientemente piantati per allenarsi agli agguati e così via.

Erano a metà della stagione di Primoverde. Mar con Wytha e altri si stavano allenando alla tecnica degli agguati. Quel giorno erano i Wy a dover tendere imboscate ai Res. Mar stava scivolando fra le erbe, al riparo di una macchia di cespugli, passando sotto un folto di alberi, quando sentì stormire le foglie. Guardò in su, vide qualcosa e rotolò sulla schiena per scansarsi, quando dall'albero gli piombò sopra Wytha cercando di immobilizzarlo. Mar si dette dello sciocco e ingaggiò la lotta. Presto fu un groviglio di braccia e di gambe. Mar avrebbe potuto liberarsi facilmente con una mossa di chushin ma senza sapere perché non la usò e fece una normale lotta.

Ma presto, al contatto con il corpo di Wytha, si sentì eccitato. Imbarazzato, cercò di sottrarsi, sempre però evitando di usare il chushin, ma Wytha raddoppiava gli sforzi per immobilizzarlo. Il contatto dei loro corpi era stretto, aderivano l'uno all'altro finché Mar, con una brusca mossa di chushin, si decise a far volar via l'altro.

Wytha lo guardò sorpreso: "Come hai fatto?" chiese.

Mar, sempre più imbarazzato, rispose: "Non lo so... ma adesso basta."

"Perché?" No no, uno di noi due deve vincere!" e si lanciò nuovamente su Mar.

Mar schizzò letteralmente via: "Wytha, basta, mi sto eccitando!" protestò.

"La lotta è eccitante..."

"Sessualmente, intendo! Mi è venuto duro, capisci?"

Wytha lo guardò e scoppiò a ridere: "Non era nelle mie intenzioni, credimi. Però mi fa piacere farti questo effetto."

Mar annuì e abbozzò un sorriso: "Va bene, ma adesso lasciami... raffreddare."

Quel giorno tutto finì lì. Ma Wytha cominciò a guardare Mar con altri occhi. Questi sembrò non accorgersene e continuò a trattare Wytha semplicemente da compagno, da buon amico.

Una sera, dopo che Mar aveva atteso con Wytha che i piccoli si addormentassero, l'amico propose: "Usciamo sugli spalti. Fra poco sorge la luna rossa... è un bello spettacolo, specialmente stasera che il cielo è velato di lievi nuvole."

Uscirono. La luna rossa cominciava a fare capolino fra i monti mentre quella azzurra era già alta nel cielo.

"Sorge e tramonta quasi subito... è la luna dell'amore... si affaccia timidamente, poi si nasconde..." disse Wytha.

Mar annuì. Wytha lo guardò negli occhi:" Senti, Resmar, sono molti giorni che ci penso... da quella volta dell'agguato giù nel campo... Non credi che sarei un buon compagno per te e per i tuoi piccoli?"

Mar annuì: "Sì, sei un buon amico."

"No, voglio dire... io e te potremmo fare un contratto matrimoniale, non credi?"

Mar lo guardò un po' sorpreso: "E me lo dici così, di brutto?"

"Certo, è inutile girarci intorno. Fisicamente, a quanto pare, ti sono tutt'altro che indifferente; e fra noi c'è ormai una forte amicizia. I tuoi piccoli mi piacciono e io piaccio a loro... Non pretendo di sostituire il loro padre morto, né per te né per loro... Ma tu mi piaci molto, mi sento molto attratto da te e penso che potremmo stare bene insieme."

Mar continuava a guardarlo e non diceva nulla.

"Allora?" insisté Wytha.

Mar gli prese una mano: "Sei caro, Wytha... ma ci sono molti problemi..."

"Quali? Parliamone..."

"Beh... uno è che non conosci ancora Vokka e che lui non conosce te."

"Lo conoscerò e lo conquisterò, vedrai."

"Sì, è possibile... Poi, vedi, il mio Njeiry è morto da poco tempo, da soli dieci mesi. Penso sempre a lui... non so se c'è già posto per un altro, in me."

"Già... ma potremmo vedere, provare..."

"E poi, per me sei solo un buon amico, ma niente di più..."

"Ma quella volta..."

"Vuol dire poco. Non basta amicizia e attrazione sessuale per fondare un'unione... ci vuole affetto, amore..."

"Questo può nascere, non credi?"

"Può darsi. Ma ora... non so... Tu che provi per me?"

"Mi piaci e mi attrai. Ti confesso che io non mi sono fatto tanti problemi..."

"Non voglio dirti di no, Wytha, ma non posso ancora dirti di sì, non sarebbe onesto. Lasciami tempo per riflettere, per conoscerci e capirci meglio."

"Certo. La mia proposta è stata... un po' come la luna rossa: ha fatto capolino e già tramonta. Ma ci sono anche le sere in cui trionfa nel cielo, sai? Io spero che capiti anche per me, per noi due."

Mar sorrise e gli strinse con più vigore la mano. Wytha allora lo attirò a sé e lo abbracciò, dandogli un lieve bacio.

All'inizio del terzo mese Nilko arrivò da Niuketol con Vokka. Anche lui fu ospite dei Beyryl mentre Vokka fu ospite al castello. Il bambino era appena giunto, che arrivò Wytha.

"Ecco qui il figlio più grande di Resmar!" disse con allegria.

Vokka lo guardò, aggrottò le sopracciglia, poi disse: "No, pa' si chiama Mar."

"Oh, scusami, hai ragione. Comunque tu sei Vokka, vero?"

"Sì. Come ti chiami tu?"

"Wytha. Ti piace il mio nome?"

"Così!"

Wytha gli scompigliò i capelli con una mano: "Sai che sei bello, Vokka?"

"Perché mi spettini?"

"Perché sei bello lo stesso."

Vokka si allontanò da Wytha e si strinse a Mar: "Dove sono i fratellini?"

"Adesso dormono. Dopo li vedrai. Sono cresciuti, sai?" disse Mar.

"È lui che li guarda?" chiese serio Vokka indicando Wytha.

"No, c'è Eduhin. Ti piacerebbe che se ne occupasse Wytha?"

"Non lo so." rispose il piccolo, serio.

Wytha allora si accoccolò davanti a Vokka: "Di' un po', io vorrei essere tuo amico. Tu vuoi?"

"Perché?" chiese il piccolo, sempre serio.

"Perché tu mi piaci. Io non ti piaccio?"

"Non so."

Wytha fece una buffa smorfia, stralunò gli occhi, si portò una mano al cuore e cadde indietro dicendo "Ohimé!" Vokka fece un risolino. Allora Wytha allungò una mano e gli fece solletico. Vokka rise e si rifugiò dietro a Mar.

"Se tu non mi vuoi come amico, io ti faccio solletico e ti faccio ridere!" disse Wytha con un'espressione buffa.

Vokka lo guardò da dietro le gambe di Mar. La sua espressione era seria, ma gli occhi gli ridevano: "Prendimi!" disse e scappò via.

Wytha fece finta di rincorrerlo, finse di cadere poi disse, facendo finta di avere il fiato grosso: "Sei troppo veloce, tu! Io sono un vecchio Armato pieno di acciacchi, sai!"

Vokka lo guardò con nuovo interesse: "Fai la guerra, tu?"

"Quando capita, se non sono troppo stanco." rispose il giovane facendo l'imitazione di un vecchietto artritico.

Vokka rise. "Fai la guerra con papà Mar?" chiese ancora il piccolo.

Allora Wytha si drizzò, prese un'aria solenne ed esclamò: "Con il tuo papà, sempre!"

"Allora puoi essere mio amico."

Wytha tese le braccia e Vokka non si ritrasse. Il giovane lo prese per la vita e lo sollevò in alto girando su se stesso.

"Evviva, allora siamo amici, adesso!"

"Un po'." rispose Vokka, poi sgambettò: "Tirami giù, però."

"Va bene, piccolo, obbedisco!"

Legarono in fretta. Wytha gli fece visitare il castello, gli spiegò l'uso delle armi e molte altre cose. Mar li guardava sorridente.

Quando la sera Vokka si addormentò accanto a frem e Tova, Mar chiese a Wytha: "L'hai fatto per me?"

"Sì e no. È davvero un caro bambino... molto serio, troppo, forse. Credo che gli manchi suo padre Njeiry."

"Sì, ma era così anche prima..."

"Mar, il vero problema, ora, sei tu..."

"Sì, lo so. In fondo sono sempre stato io... e i miei ricordi."

"È tutto come prima?"

"Sì, per ora."

"Per me è sempre più forte, invece."

"Più forte? Cosa?"

"Il desiderio di fare l'amore con te... ma non so se..."

Mar gli cinse le spalle: "Abbi ancora pazienza, aspetta ancora un po'..."

Wytha gli posò la testa su una spalla: "Sì... ma stammi vicino, Resmar... Posso chiamarti solo Mar?"

"Certo."

"E tu mi chiami Tha..."

"Sì..."

Restarono per un po' così, semiabbracciati.

"Beh, sai... ho una gran voglia di te, Mar, ma nello stesso tempo mi piace anche stare così, senza fare altro... A volte mi sono dovuto difendere da compagni un po' troppo... invadenti. Con te non c'è bisogno."

"Magari, invece, vorresti doverti difendere almeno un po' da me, no?"

Risero.

Nei giorni seguenti passarono molto tempo assieme tutti e sei, Mar, Tha, Vokka, Frem, Tova ed Eduhin. Poi la sera Mar e Tha passeggiavano da soli. I turni di sorveglianza passavano veloci. Quando erano soli parlavano a lungo. Mar, gradualmente, si lasciava andare. Stava veramente bene con Tha.

Era appena iniziata la stagione di Fiorente quando Mar invitò Tha a salire sulla torre: "Questa sera la luna rossa dovrebbe di nuovo fare capolino..."

"Sì... e tu?" chiese Wytha.

"Ti voglio molto bene, mi piaci, ma non so... Sento ancora un po' di incertezza..."

Tha lo abbracciò: "Mar... perché non provi a darmi un bacio?"

Mar lo guardò negli occhi e a poco a poco i loro volti si avvicinarono. Le loro labbra si sfiorarono, quasi timidamente. Poi Tha prese il capo di Mar fra le sue mani e lo baciò con forza. Mar ebbe un attimo di resistenza, poi dischiuse le labbra, i loro corpi si incontrarono, si abbracciarono stretti e il bacio divenne caldo e intimo. Sentirono le reciproche erezioni premere e sfregarsi l'una contro l'altra attraverso i panni, spia di quanto forte fosse il reciproco desiderio. Quando si staccarono Mar carezzò Tha su una guancia.

"Sì, Tha, c'è qualcosa, sai? Anche dentro di me qualcosa ha fatto capolino, non solo nel mio corpo..."

"L'ho sentito, Mar, che c'era anche altro."

"Perché mi vuoi, Tha?"

"Perché sei... forte e dolce. Perché sei caro, perché... perché ti amo, Mar."

"Io non lo so ancora. Con te sto bene, molto bene, e ti desidero sempre più, lo sai... Starti così vicino mi fa subito infiammare... ma questo basta?"

"Vedremo. Non c'è fretta, Mar, ora che il primo passo è fatto."


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