Il viaggio fino a Cittachiusa proseguì bene, anche se la stanchezza iniziava a pesare sempre più. Mar cercò di tornare sul discorso che gli aveva fatto lo Shentist giovane, ma questi divenne sempre più evasivo.
Solo quando furono alle porte della città, lo Shentist gli disse: "La vita è in te e tu sei nella vita... Buon cammino, Mar Swooney. La mia strada è diversa dalla tua, ma non sarai solo, non temere." Poi, con tono più formale, aggiunse: "Shent sa, Shent vede... Shent agisce!"
La formula era un po' diversa dalla solita, anche se era stata pronunciata con il solito tono solenne. Mar salutò gli Shentist e mentre questi proseguivano verso il mare, entrò in città con i suoi uomini.
Qui, giunto alla sua casa, chiamò gli Introw e consegnò loro i pacchi di carta acquistati a Paludosa. Quindi raccontò minuziosamente il loro lungo viaggio. L'unica parte a cui non accennò fu il colloquio di quella notte con il giovane Shentist. Anche gli altri fecero i loro racconti che, come quello di Mar, furono registrati.
Teskar gli comunicò che i transmen di Cittachiusa, di Portoscalo e quello della grotta del sommergibile nell'isola della Guarnigione erano finalmente collegati e funzionanti. Allora pianificarono una spedizione a Casevecchie e si decise di mettere a capo del gruppo Moder e Jenfer che si sarebbero stabiliti lì per studiare la situazione e prevedere una qualche attività lavorativa di copertura. Moder doveva anche pianificare con Teskar il sistema delle Case di Accoglienza.
Mar si trasferì via transmen a Portoscalo facendo bene attenzione di farsi vedere solo da Holyer e Bogany che nel frattempo s'era stabilito lì. Non avrebbe potuto infatti giustificare la sua presenza nella casa, visto che non era passato per le porte della città. Con loro discusse anche su un aumento della produzione delle marruote in vista del probabile arrivo della carovana degli Sperkol. Quindi tornò a Cittachiusa.
Qui si unì alla spedizione per Casevecchie e con loro uscì dalla città. Poi, con Njeiry, Vokka e un suo soldato che doveva tornare alla Guarnigione, si diressero verso i faraglioni. Nella notte richiamarono con il telecomando il sommergibile, vi fissarono la barca, s'immersero e partirono.
Tornati all'isola e rientrati nella Guarnigione, incontrarono subito Dake. Questi fece vedere loro gli elenchi degli esiliati passati durante la loro assenza. C'erano molti grossi nomi, fra cui anche parecchi Anje di Quaryel, la famiglia del Governatore Tani e altri ben conosciuti da Mar. Trovò inoltre una convocazione, giunta da poco, per Mar "e il suo seguito" per le celebrazioni della vittoria sull'UPO e per la grande cerimonia della fondazione dell'Impero Tecnocratico.
In realtà, come si poteva vedere sulla mappa galattica tri-d, non tutta la Galassia era nelle mani del Partito delle Famiglie. La Galassia era suddivisa in dodici raggi che comprendevano venti settori. L'UPO e le sue forze controllavano ancora i settori 15 e 17, il raggio 7 per intero, cioè i settori 9 e 20 ed infine il settore 18 nel raggio 6. Nel settore 20 era compreso il sistema della stella Sol in cui era il pianeta Terra, la patria di Mar.
In pratica però il territorio UPO era diviso in due tronconi senza alcun possibile collegamento fra loro. Dei dodici Generali di Raggio dell'UPO solo quattro controllavano ancora tutto o parte del loro territorio. A questi s'erano uniti altri tre Generali sfuggiti dalle zone occupate. I sette Generali superstiti avevano formato un "Governo Provvisorio della Libera Galassia", dopo aver destituito, imprigionato e condannato a morte il Gran Comandante Generale e tutti i membri del suo Governo d'Emergenza. Si diceva che il nuovo governo avesse stabilito la sua sede sul vecchio pianeta Terra.
Alcune Famiglie della Tecnocrazia avrebbero voluto proseguire la guerra a oltranza ma Ketol ni Wole aveva imposto la cessazione delle ostilità per poter organizzare il nuovo impero. In realtà nessuno, e tanto meno i documenti ufficiali, parlava di "impero", bensì semplicemente di "Tecnarchia". Non era stata firmata nessuna pace né armistizio, ma erano cessati tutti i contatti fra i due gruppi belligeranti. Si sapeva però che i confini fra i due territori erano attentamente pattugliati dalle forze delle due parti.
Il programma di festeggiamenti in seno alla Tecnocrazia iniziava con il "Primo Trionfo", proseguiva con le cerimonie di "Fondazione della Tecnarchia" e terminava con il "Secondo Trionfo". Le feste sarebbero durate quasi un mese s.u. e si sarebbero svolte sul pianeta Arom del sistema di Formalhaut che era stato scelto per diventare la sede del nuovo potere.
La data prescelta era il 3416/0.0.0 del calendario Standard Universale. Mancavano perciò pochi giorni. Mar, con l'aiuto di Njeiry e Dake, formò una delegazione di cento soldati della Guarnigione, scelti fra quelli che avevano partecipato alla battaglia di Quaryel. Tra i civili decise di portare con sé Bast, Tukyl, Chanul e Torich Dayen con il loro figlio e anche Vokka.
Tutti vestirono i colori di Mar, bianco e celeste, in belle uniformi e livree nuove. Comunicarono a Niuketol la composizione del loro gruppo e ne ricevettero il nulla osta. Tre giorni prima della data fissata per l'inizio delle cerimonie, passando per Niuketol, si trasferirono tutti su Arom via transtar. Qui furono accolti e sistemati in una antica costruzione adattata per ospitarli, fornita di tutte le comodità e del personale di servizio necessario.
Arom aveva un sole bianchissimo e fulgido e tutti i boariani (o rossiani, come erano ufficialmente conosciuti) dovettero munirsi di filtri a contatto per gli occhi. Bast, il cuoco, trovò splendido il fatto di essere, per una volta, servito e riverito e anche Tukyl il giardiniere si divertiva a fare il gran signore.
Il giorno precedente l'inizio dei festeggiamenti si presentò a "Palazzo Swooney", come era stata ribattezzata la loro residenza su Arom, un aiuto-cerimoniere che doveva restare a loro completa disposizione per tutto il mese per informarli e guidarli nelle complesse cerimonie. Questi illustrò loro a grandi linee il programma generale e in dettaglio lo svolgersi della prima giornata del calendario delle feste.
Mar si chiese quanti fra cerimonieri e aiuti ci fossero per quell'occasione e sorrise fra sé e sé, divertito. Tra le molte residenze dei vari gruppi partecipanti e i luoghi delle tre cerimonie erano stati istallati appositi transmen. Questi, in certi orari, funzionavano a ritmo continuo. La comunicazione era fissa e unidirezionale a seconda delle ore e del del programma. Il tutto era regolato da un "Centro Trasferimenti". In questo modo, in poco tempo, un gran numero di persone poteva essere trasportato da un luogo all'altro.
L'aiuto-cerimoniere fece presente che i piccoli di Mar e di Chanul potevano restare a Palazzo, affidati alle cure del personale. Solo dopo molte insistenze li convinse dell'opportunità di non portarli alle cerimonie.
Finalmente l'indomani, giunta l'ora stabilita, furono trasferiti al luogo del Primo Trionfo. Era un'amplissima spianata affollata da milioni di persone. Su tre lati, su appositi palchi a gradinate, erano istallate le rappresentanze di tutte le forze combattenti della Tecnocrazia, e ognuno dei palchi era decorato con i colori delle Famiglie dei pianeti di origine. Anche gli uomini di Mar ebbero il loro palco che recava a grandi locos rossi la scritta "Ross di Castor". Invece Mar, con Njeiry, Dake e il suo vice, erano nel grande palco delle autorità che chiudeva il quarto lato della spianata. A Mar era spiaciuto separarsi dai suoi uomini, ma così voleva il cerimoniale e dovette adeguarsi.
A mezzanotte in punto si spensero tutte le luci e una voce risuonò nel buio: "Cittadini della Galassia, il giogo dell'UPO è finalmente spezzato! La lunga notte dell'umanità è finalmente terminata! Le forze unite della Tecnocrazia hanno trionfato! Tutta la Galassia libera, in questa storica giornata, esprimerà la sua riconoscenza! Ecco a voi, in ordine alfabetico, le rappresentanze degli uomini a cui dobbiamo eterna, imperitura, profonda gratitudine."
In un silenzio calibrato si spense l'eco delle ultime parole. Poi la voce riprese, su una nota più alta: "Aasven di Epsilon Scorpi!"
Un palco si illuminò e tutti i suoi occupanti si levarono in piedi nelle loro lustre uniformi nero e magenta. Dalla grande spianata ancora al buio, milioni di gole scandirono all'unisono: "Gloria - Onore - Gloria!"
Mar, a quel boato, provò un fremito. La voce continuò a leggere l'elenco e a poco a poco tutti i palchi, meno quello delle autorità, s'accesero uno dopo l'altro e il loro chiarore presto superò quello del giorno.
Quando venne il suo turno e fu chiamato "Ross di Castor!" il fremito scosse Mar in modo più intenso e una grande commozione s'impadronì di lui. Si girò verso Dake e si strinsero un braccio. Anche Dake era commosso.
Infine, dopo quasi cinque ore s.u., l'appello giunse al termine. Era l'alba. Il sole stava sorgendo, fulgido e maestoso. Tutto era stato calcolato alla perfezione. Allora Mar si accorse che la folla nella spianata era composta di persone scelte e non di comuni cittadini come aveva creduto. Queste infatti erano perfettamente allineate e inquadrate. Una musica maestosa si levò nell'aria e sembrava provenire da ogni dove. La folla si mosse. I loro abiti erano stati studiati in modo che, a ogni singolo movimento, si vedeva la distesa della spianata fra i palchi cambiare colore. Iniziò una serie di ondeggiamenti e la distesa si trasformò in un grande disegno.
Uno dopo l'altro si formarono i locos: "Gloria - onore - gloria - agli - eroici - soldati - della - ... - Tecnocrazia" Poi le parole si dissolsero e comparve un disegno geometrico cangiante come un caleidoscopio. Il disegno si modificava, cambiava senza sosta seguendo il ritmo della musica. Mar guardava affascinato.
Si formò il disegno della Galassia, simbolo della Tecnocrazia, che esplose in una girandola vorticosa, poi si trasformò nell'immagine di un grande uccello in volo, in una sinfonia di colori. La musica gradualmente si attenuò fino a cessare e la grande spianata divenne di nuovo bianca. Il sole frattanto era salito, grande, di un bagliore abbacinante. Le luci dei palchi, ormai inutili, erano state spente.
Allora, nel palco d'onore, si alzò un uomo: era il Capo del Maggior Consiglio delle Forze Unite della Tecnocrazia. Fece un breve ma squillante discorso che echeggiò sull'immensa spianata immobile. Parlò poi il Governatore di Arom che ringraziò con parole alate e altisonanti la Tecnocrazia per aver scelto il suo pianeta quale sede del potere centrale. Infine parlò il decano dei Capi-Famiglia, Beyohwlf ni Ezelbold che tracciò la storia del Partito della Tecnocrazia. Il sole ora era a picco sulla spianata: erano passate altre cinque ore del pianeta, cioè quasi un turno s.u. Così finì la prima parte delle cerimonie.
La gente della spianata defluì in dodici lunghi e ordinati cortei mentre dai palchi laterali defluivano le rappresentanze dei combattenti. Nel palco d'onore si formarono vari crocchi e gli aiuto-cerimonieri iniziarono le presentazioni secondo un fitto carnet prestabilito.
Infine anche Mar e gli altri poterono rientrare a Palazzo Swooney. Durante il pomeriggio vi fu una manifestazione "spontanea" della gente del pianeta sotto le finestre del Palazzo. Quando i soldati di Ross si affacciarono alle finestre, si alzò una lunga ovazione, mentre la gente "improvvisava" danze di gioia.
Mar, che osservava da dietro una delle finestre, si chiese come potessero esistere tanti Palazzi (calcolò che ne fossero stati usati circa un migliaio fra quelli destinati alle rappresentanze e quelli destinati all'organizzazione) liberi per quell'occasione. Si chiese anche dove fossero stati trasferiti i vecchi abitanti e chi potessero essere. Quando provò a porre queste domande all'aiuto-cerimoniere, questi fu evasivo.
Mar riposò, poi partecipò a una nuova riunione organizzativa per studiare in dettaglio lo svolgersi delle cerimonie del giorno seguente. Infine, prima di ritirarsi a dormire con il suo Njeiry, dedicò tutto il tempo rimanente a Vokka.
Il secondo giorno la cerimonia iniziò all'alba. Ogni gruppo riprese il proprio posto sui palchi ma questa volta la spianata era quasi vuota: c'erano sì e no cinquantamila uomini nella loro uniforme bianca. La giornata era dedicata alla commemorazione dei morti.
Di nuovo la voce iniziò la cerimonia. Per prima cosa enumerò i totali delle vittime del personale civile e militare subite dalle forze della Tecnocrazia. Poi ricordò con parole vibranti il massacro del pianeta Pox di Beta Centauri, l'agguato del sistema di Spica, l'eccidio della luna si Sirken nel sistema di Lambda Ursae.
Quindi, mentre una marcia funebre lenta e solenne si diffondeva nell'aria, ogni rappresentanza fu chiamata. Questa volta l'ordine dell'appello era dato dal numero delle vittime avute. Ogni gruppo scese dal palco, prese un settore circolare di lucida pietra bianca sul cui spessore era impresso in oro il locos con il nome del pianeta e del sistema e il numero dei morti civili e militari e con l'aiuto di piastre antigravità lo portò al centro della spianata su un grande basamento già predisposto, sovrapponendolo e fissandolo al settore già posato in precedenza. Gradualmente si formò così una scala elicoidale che puntava verso il cielo a guisa di una bianca torre contrappuntata in oro. Anche il gradino di Ross fu messo al suo posto, verso la cima della torre.
Anche questa volta i tempi erano stati calcolati e rispettati scrupolosamente e quando fu montato l'ultimo settore, una bianca stele con lo scintillante simbolo della Tecnocrazia in cima, era esattamente il mezzogiorno locale, cosicché il sole era a perpendicolo sulla torre e questa quasi non proiettava nessuna ombra.
Allora la musica mesta e solenne si tramutò a poco a poco in una melodia più lieve e serena. Il contingente di comparse dalle candide uniformi iniziò a salire sull'alta scala elicoidale e di mano in mano che gli uomini giungevano sull'ultimo gradino, si libravano nell'aria senza soluzione di continuità, grazie a cinture antigravitazionali ben dissimulate sotto le uniformi. Salirono così a decine, centinaia, migliaia e librandosi nell'aria si disposero in modo tale che le nere suole delle loro scarpe formarono contro il cielo una scritta perfetta: "Gloria e onore ai caduti per la libertà. Riconoscenza eterna".
L'enorme scritta fluttuò immobile contro il cielo turchino pallido, poi si alzò allontanandosi e facendo cadere sulla spianata una pioggia di stelline di lucida plastica rossa mentre la solita voce fuori campo commentava dicendo: "... ed il loro sangue non è stato speso invano!"
Infine ci furono i soliti discorsi. L'unica cosa che Mar giudicò intelligente fu la notizia che ai familiari degli scomparsi sarebbe stato corrisposto un generoso vitalizio.
Terminata anche questa cerimonia, sul palco delle autorità ci fu un secondo giro di presentazioni. Fu in questa occasione che Mar si trovò di fronte il Capo-Famiglia dei Chavez. Questi lo salutò in modo formale. Mar, ricordando come questi si fosse opposto alla sua ammissione al Partito della Tecnocrazia, si sentiva lievemente imbarazzato.
"Governatore Mar Swooney, ho notato che il gradino che rappresenta il mio pianeta è contiguo a quello del tuo. In passato i nostri morti ci avevano diviso. Ora sono i nostri morti ad unirci. Così vanno le cose!"
Mar s'inchinò in segno di assenso: "Spero, Capo-Famiglia Chavez, che un giorno si possa dire che sia la vita ad unirci. Sarebbe un'unione molto più valida, non credi?"
Chavez annuì serio: "Sì, hai ragione. Comunque voglio profittare di questa occasione per dirti che più nessun debito ti oppone ai Chavez e che nessun membro della mia Famiglia mai più ricorderà quello che in passato ci divise."
"Ti ringrazio, Capo-Famiglia. Mi togli un greve peso dal cuore."
Finite le presentazioni, Mar tornò a Palazzo Swooney. La seconda giornata era conclusa.
La terza iniziò a metà mattina, sempre sulla solita spianata. Cominciò con uno spettacolo aereo in cui si simulò una battaglia spaziale fra le forse UPO e quelle della Tecnocrazia. Le piccole astronavi, forse modellini in scala ridotta come quelli usati per gli olo-film tri-d, danzarono a lungo nel cielo in uno spettacolo altamente acrobatico con figurazioni che simboleggiavano i più importanti scontri avvenuti nello spazio.
Poi ci fu una grande kermesse il cui centro fu una cerimonia simboleggiante la distruzione dell'UPO. Questa era rappresentata da un grande cubo di pietra nera che fu frantumato da un gruppo formato da due uomini prescelti in ogni rappresentanza dei pianeti. Quando quel formicolante gruppo di soldati con le loro policrome uniformi ebbe ridotto in minuti frammenti la grande massa nera con appositi attrezzi, la breccia risultante fu sparsa a formare un anello attorno alla grande torre bianca dei caduti. Allora, usando alcuni potenti laser, i frammenti vennero fusi assieme finché furono livellati a formare un lucido pavimento nero perfettamente liscio e circolare.
La solita voce commentò: "Sulle ceneri della nera corruzione dell'UPO s'erge ora bianca e svettante la forte torre della Tecnocrazia, costruita con le vite dei nostri martiri..."
La retorica disturbò Mar, non perché non ci fosse una parte di vero e di giusto in quei simboli, ma perché pensava che la morte di tanti uomini non dovesse essere così strumentalizzata. Si doveva trattare con maggiore rispetto e... pudore il dolore per la perdita di tutte quelle vite.
Ma, guardando quella nera spianata ancora fumante, Mar pensò che, in fondo, contro le intenzioni dei registi di quella cerimonia, erano così ricordate anche tutte le persone morte fra le file nemiche. Il nuovo impero aveva infatti come base anche tutti i morti dell'UPO. E pensò che, come c'era un gradino per Ross e per i suoi morti, c'era anche una parte della nera spianata dedicato a Quaryel e ai suoi caduti.
Finita la cerimonia ci fu la terza tornata di presentazioni. Mar sentiva che Njeiry si stava annoiando ma notò che stava dissimulando bene i propri sentimenti. Dake invece pareva un bimbo nel paese delle fate nel sentire tanti nomi celebri e nell'essere presentato a tutti.
Tornati a Palazzo, Mar trovò il tempo per fare un'uscita a piedi con Njeiry e Vokka. Dappertutto c'era animazione, una sottile aria di festa, la gente aveva un'aria spensierata e godereccia.
A sera l'aiuto-cerimoniere li riunì per spiegare loro il programma dei quattro giorni seguenti dedicati alle cerimonie della fondazione ufficiale della Tecnarchia. Gli uomini di Mar dovevano partecipare a sfilate, giochi, gare e feste con un calendario assai fitto. Invece Mar, Njeiry, Dake e il suo vice Boynyt, Chanul e Torich avrebbero partecipato alle solenni cerimonie.
Il primo giorno si recarono nel magnifico salone delle feste del Gran Palazzo della Tecnarchia. Mar calcolò che ci dovevano essere più o meno diecimila invitati. L'enorme salone, sul lato minore, si poteva aprire su una sala di circa dodici metri per dodici il cui pavimento era più alto di circa quaranta centimetri, la Sala del Consiglio. Questa a sua volta poteva essere messa in comunicazione con la Sala del Seggio, di circa sei metri per sei, a sua volta sopraelevata di altri quaranta centimetri. La comunicazione avveniva facendo scorrere via l'intera parete divisoria.
Quando iniziò la festa, le altre due sale avevano le pareti chiuse, quindi non erano visibili. L'inizio del programma era costituito da un'esibizione dei suonatori ciechi del pianeta Effex di Capella. Questi erano famosi in tutta la Galassia come insuperabili suonatori di trellix, detti anche "fischi a coulisse". Si trattava di uno strumento a fiato con una imboccatura e cinque canne parallele, ognuna fornita di una coulisse terminante con un anello comandato da una delle dita di una mano. Ogni coulisse poteva fermarsi in una posizione di muto o scivolare su un intervallo di circa cinque toni per tubo. Ogni tubo era sfasato di tre toni rispetto ai vicini. L'altra mano reggeva lo strumento e premeva i tasti degli effetti speciali: la sordina, il trillato, lo squillo, il ronzio e infine il vellutato. Ogni suonatore aveva il suo trellix accordato su una diversa altezza della scala.
Formare un'orchestra richiedeva in ognuno dei componenti grandi doti di coordinamento, tempismo perfetto e una notevole sensibilità. Per ottenere certi accordi o arpeggi, infatti, dovevano a volte intervenire fino a sette diversi suonatori perfettamente sincronizzati. Si diceva che non a caso i ciechi fossero i migliori suonatori di trellix.
Il concerto fu eseguito con rara maestria e sensibilità e conteneva brani di inusitato virtuosismo. Tutte le musiche erano originali, composte appositamente per l'occasione. Alla fine del concerto tutti espressero la loro entusiastica approvazione con lunghi fischi ben modulati. A ogni invitato fu donata una plasticarta con la registrazione dal vivo dello splendido concerto.
Quindi fu fatto scorrere il primo muro divisorio. Nella sala che così si offrì allo sguardo degli ospiti, erano riuniti i membri del Consiglio Segreto della Tecnocrazia, che Mar già conosceva: erano gli stessi che avevano votato per la sua ammissione nel Partito... ere ed ere prima, gli pareva.
Il Presidente Ketol ni Wole, nella sua consueta calzamaglia rossa (solo ora Mar si rese conto che fino ad allora Ketol non s'era ancora visto) con un lieve cenno della mano chiese silenzio. Il gran salone subito si zittì e tutti restarono fermi guardando verso di lui. Ketol si alzò in piedi, prese un grande foglio di vera carta e lesse ad alta voce.
"Oggi, nell'anno 3415, mese 9, giorno 8, turno 0 del calendario Standard Universale, Il Consiglio Segreto della Tecnocrazia, eletto da tutti i Capi-Famiglia delle Famiglie qui presenti, si riunisce per l'ultima volta. All'ordine del giorno vi è un solo punto: l'elezione del Gran Consiglio Costituente della Tecnarchia. Ognuno dei Consiglieri qui presenti ha proposto il nome di dieci candidati. Ogni Capo-Famiglia potrà esprimere il suo voto con il telecomando elettronico che gli inservienti stanno distribuendo.
"Compito del Gran Consiglio Costituente sarà quello di eleggere il primo Tecnarca, di insediarlo e di dare così avvio al nuovo sistema politico per cui tutti abbiamo lottato. Il Consiglio Segreto sarà di fatto sciolto e cesserà tutte le sue funzioni non appena sarà noto il risultato dell'elezione e il Gran Consiglio Costituente sarà insediato. Si dà ora lettura del nome dei candidati in ordine alfabetico. I nomi stessi compariranno sul grande schermo elettronico alla mia destra. Quando tutti i nomi saranno comparsi, si potrà dare inizio alle votazioni."
Wole fece una pausa e girò gli occhi sull'uditorio quasi aspettasse un qualche intervento o domanda. Poi riabbassò lo sguardo sui suoi fogli e iniziò a declamare i nomi dei Capo-Famiglia candidati precisandone il sole e il pianeta di residenza, la posizione di raggio e di settore nella Galassia e ogni volta si sincerava che tutto apparisse in modo corretto sul tabellone.
In tutto c'erano centoventisette nomi in lista e dovevano essere scelti tredici Consiglieri. Ogni votante poteva esprimere un voto positivo e uno negativo. L'elaboratore avrebbe istantaneamente sommato e sottratto tutti i voti, scritto il totale accanto al nome di ogni candidato e evidenziato i tredici eletti.
Terminata la lettura dell'elenco, Wole chiese: "Tutti hanno avuto il congegno di voto?" Ripeté la domanda per tre volte quindi fece un cenno a uno scrivano che aggiunse qualche cosa sul foglio che Wole aveva letto.
Allora Wole prese in mano il suo telecomando per votare, sedette e subito s'accese sull'alto del grande tabellone la scritta "Votare". Di fianco s'accese una nuova scritta: "Votanti: 000/697" che rapidamente cambiò in "249/697" e continuò a cambiare ancora. Si fermò un poco sul "534/697", riprese a crescere, ci fu un'ultima sosta su "671/697" e infine giunse al "697/697".
Allora la scritta "Votare" si spense e si accese una nuova scritta: "Votazione eseguita". Subito comparvero i risultati accanto ai centoventisette nomi, poi tredici di questi si illuminarono più intensamente fino a diventare bianchi mentre gli altri si attenuavano diventando blu, pur restando ancora leggibili. Lo scrivano continuava a scrivere sul grande foglio.
Allora Ketol ni Wole si alzò di nuovo in piedi, chiamò il più anziano degli eletti e gli chiese: "Beyohwlf ni Ezelbold, accetti la nomina a Consigliere del Gran Consiglio Costituente?"
Il vecchio Ezelbold, nel silenzio generale, rispose: "Sì, a nome delle Famiglie, accetto."
"Ti prego allora di salire qui accanto a me per proseguire l'appello in mia vece."
Il vecchio Ezelbold salì dal gran salone alla Sala del Consiglio e Wole gli cedette il suo posto al centro. Il vecchio proseguì nel suo appello.
"Feklut ni Woldo, accetti la nomina al Gran Consiglio Costituente?"
Dal salone una voce forte e sicura rispose: "Accetto, a nome delle Famiglie e della Tecnarchia."
"Vieni a raggiungerci, dunque."
Proseguì chiamando Ketol ni Wole che accettò e restò al suo posto. Dei vecchi consiglieri furono confermati Pike ni Joyra, Wolxey ni Shago e Manjober ni Manjo. I nuovi eletti furono Kwiny ni Dugeld, Meryen ni Ehmjes, Moyere ni Lenecks, Quanith ni Fatly, Shain ni Phalyv, Thareld ni Lemjuel e Xayoh ni Vejinja.
Quando tutti i neo eletti ebbero accettato e furono saliti, Ketol ni Wole riprese in mano il foglio e lesse: "Quale Presidente del Consiglio Segreto del Partito della Tecnocrazia delle Famiglie, a nome mio, del Consiglio medesimo e di tutte le Famiglie fino a ora da esso rappresentato, dichiaro disciolto il Partito della Tecnocrazia e tutti i suoi organismi. Sottoscrivo assieme a tutti i Consiglieri uscenti questo documento ufficiale. All'atto della firma, il neo-eletto Gran Consiglio Costituente assume i pieni poteri collegialmente fino all'elezione del Tecnarca e con ciò alla fondazione della Tecnarchia."
Ketol e gli altri Consiglieri uscenti firmarono il foglio che poi porsero a Beyohwlf ni Ezelbold quale membro anziano del nuovo Consiglio. I consiglieri non rieletti abbandonarono quindi la Sala del Consiglio tornando nel grande salone delle feste e mescolandosi agli altri, accolti da un coro di fischi modulati indicante apprezzamento verso di loro.
Mar aveva notato che Ketol ni Wole era risultato solo terzo nelle votazioni e che il primo era Wolxey ni Shago. Ne fu sorpreso, aveva immaginato infatti che Ketol dovesse riscuotere il più alto numero di consensi.
La festa proseguì fino a tardi, intervallata da presentazioni di bevande e cibi lussuosi e raffinati. Njeiry era incantato nel vedere i gioielli sfoggiati dai più ricchi Capi-Famiglia. Chanul e Torich trovarono un punto in cui appartarsi e chiacchierare fitto fitto di cose loro. Dake e Boynyt invece non facevano che parlare a tutti di Mar e delle sue gesta su Quaryel.
Il giorno seguente la cerimonia iniziò di nuovo con un concerto in cui fu presentata la "Sinfonia della Nuova Galassia", uno dei movimenti della quale era il pezzo prescelto come inno ufficiale della Tecnarchia. La sinfonia fu eseguita dall'orchestra della Famiglia Roffela di Niusa. L'orchestra usava antichi strumenti costruiti su progetti originali trovati da archeologi niusani sul pianeta Primus: si diceva che fossero gli strumenti usati dai primi esploratori spaziali, gli uomini della "Rendez-Vous" nel 2090 circa della vecchia era, cioè circa 1400 anni t.s.u. prima.
Sulle ultime note della sinfonia il muro scorrevole scomparve e si vide così la Sala del Consiglio con il Gran Consiglio Costituente istallato. Sul muro posteriore compariva il simbolo della Galassia Unita usato dalla Tecnarchia: una spirale a due braccia tempestata di pietre-luce che rappresentavano i soli dei sistemi abitati dall'uomo.
I membri del Gran Consiglio indossavano una lucida tunica nera, ampia, e sul petto il collare della Tecnarchia con la solita spirale doppia tempestata di diamanti. Ezelbold si alzò e il salone fu percorso da un fremito di attesa. Prese un foglio di carta e lesse, con voce incredibilmente chiara e forte.
"Noi, Gran Consiglio Costituente della Tecnarchia, in nome di tutte le Famiglie qui riunite, in nome di tutti i popoli dei liberi pianeti della Galassia, dichiariamo fondata la Tecnarchia!"
In quel momento il grande orologio digitale alla destra di Ezelbold segnava il 3415/9.9.9. Una forte tensione pesava nell'aria. I sistemi di ripresa tri-d puntavano tutti sul volto del Consigliere Anziano. Questi cessò di leggere, guardò davanti a sé e declamò: "Vi annuncio, in modo solenne e formale, il nome del prescelto per essere il primo Tecnarca: egli, che sarà nostra guida e signore, è..." L'orologio scattò sul 3416/0.0.0 ed Ezelbold dopo un'impercettibile pausa riprese: "... egli è Ketol ni Wole! Per decisione unanime."
Un coro di grida, fischi, voci eccitate esplose coprendo le ultime parole. I Consiglieri sedevano tutti impassibili. Dopo alcuni minuti Ezelbold alzò una mano e gradualmente tornò il silenzio.
"Ketol ni Wole, accetti l'elezione a Tecnarca della Galassia!"
Ketol si alzò lentamente, guardò a circolo con i suoi occhi penetranti gli altri Consiglieri, poi fece scorrere lo sguardo sulla folla nel salone. Quindi portò una mano al cuore e con voce alta e ferma esclamò una sola parola.
"Accetto!"
Una nuova ondata di voci eccitate si levò dagli astanti. Ezelbold fece di nuovo ceno di tacere.
"Da questo istante tutti i poteri della Galassia sono nelle tue mani, Tecnarca Wole. Il Gran Consiglio Costituente ha svolto il suo compito e cessa le sue funzioni, dichiarandoti la sua obbedienza."
I Consiglieri, a uno a uno, imitando Ezelbold, si alzarono, si inchinarono al Tecnarca e scesero nel salone. Ketol così restò solo.
Allora si aprì la parete della Sala del Seggio. Tutte le luci si attenuarono e solo il seggio fu investito da una forte luce. Il seggio era un semplice sedile ricavato da un unico blocco di legno scuro scolpito a mano, piazzato in cima a una piramide di tredici bassi gradini. Sul muro di fondo brillava il simbolo della Tecnarchia. Ketol ni Wole si aprì la nera tunica sul davanti e se la lasciò scivolare dalle spalle lasciandola cadere a terra.
Sotto indossava una tuta argentea con un collo morbido e alto che gli copriva parte del mento, sottolineando la sua bocca dritta e fine e mettendo in risalto gli occhi grigio-ferro che brillavano luminosi. Sul petto aveva un collare di platino con la doppia spirale di diamanti. Anche i capelli nero-blu spruzzati d'argento brillavano e quando ascese sul seggio e sedette, il simbolo alle sue spalle formò come un'aureola dietro al suo capo.
Il silenzio nel salone era totale nonostante le quasi diecimila persone presenti. Tutti gli sguardi e i sistemi di ripresa erano fissi su quella fulgida figura.
Mar rabbrividì involontariamente: "È il potere assoluto!" pensò con un senso di sgomento.
La voce del Tecnarca Wole si levò di nuovo: "La Tecnarchia è nata. Lunga vita alla Tecnarchia!"
Un boato di voci rispose e secondo il cerimoniale, tutti dissero: "Lunga vita al Tecnarca!"
Wole era impassibile, quasi che quella ovazione non lo riguardasse.
"Come primo atto del mio governo, confermo tutti i membri del Gran Consiglio Costituente nella loro carica, ma con il nome di Consiglio Privato del Tecnarca. Moderatore del Consiglio sarà... Wolxey ni Shago."
Mar pensò che era una mossa saggia ed astuta, visto che questi aveva ottenuto il più alto numero di voti nell'elezione del Consiglio.
Wole riprese: "Wolxey ni Shago, riprendi il tuo posto."
Questi risalì nella Sala del consiglio, si inchinò profondamente al Tecnarca e sedette al centro, nel posto che era stato per anni di Wole e per un solo giorno di Beyohwlf ni Ezelbold.
"Ed ora anche voi, Consiglieri, riprendete i vostri posti." aggiunse Ketol.
Tutti risalirono, a uno a uno si inchinarono a Wole e sedettero, Una sedia restava visibilmente vuota. Allora Wole soggiunse: "Yngrem ni Peshivel, tu sederai nel seggio che resta, in mia vece."
Nel salone ci fu un movimento, si formò un corridoio e un uomo giovane, sulla trentina s.u. salì, si inchinò e sedette. Era l'unico senza la tunica nera e risaltava nell'arco dei consiglieri.
Poi Wole proseguì: "Fino a nuovo ordine tutti i funzionari del disciolto Partito della Tecnocrazia, escluso il Consiglio Segreto, sia nell'organizzazione civile che militare, sono confermati nei loro ruoli."
Un mormorio di approvazione aleggiò nella grande sala.
"Domani e dopodomani terrò due udienze straordinarie per tutti voi e per alcuni in particolare, quindi non mancate. Amici, ora la festa continui!"
Wole si alzò. Scese i gradini, passò nella Sala del Consiglio dove volle salutare tutti i consiglieri a uno a uno e dove si chinò a raccogliere la tunica nera che si era tolta poco prima e la consegnò a Yngrem. Questi era emozionato, rosso in viso, e dovettero aiutarlo a infilarsela e a chiuderla. Quindi Wole, seguito dai tredici consiglieri, scese nel gran salone.
Mentre riprendeva la musica Wole si soffermò a salutare diverse persone. Mar si teneva in disparte. Wole, dopo essersi guardato attorno, sussurrò qualche cosa a Wolxey. Questi a sua volta parlò con diversa gente, finché un generale parlò a Dake. Questi trovò Mar.
"Il Tecnarca desidera vederti, Mar."
"Sì..."
Lentamente, facendosi largo fra la gente, aiutato da Dake e accompagnato da Njeiry, raggiunse Wole.
Questi, appena lo vide, tese un braccio in un gesto di invito: "Swooney, resta al mio fianco."
Mar annuì e lo seguì nei suoi spostamenti fra la folla degli invitati. Quando finalmente la festa giunse al termine, segnalato dal suono dell'inno della Tecnarchia, Wole si girò verso Mar.
"Dopodomani non mancare, è il giorno in cui manterrò le mie promesse."
"Grazie, Tecnarca."
Wole uscì dal salone e tutti cominciarono a lasciare il Palazzo.
Mar si sentiva un gran mal di testa e una grossa confusione dentro: "Il potere... il Potere si è affermato... Dio sconosciuto, non mi lasciare, ora..." continuava a ripetere dentro di sé in tono monotono, esasperato.
Tornò a Palazzo Swooney e si chiuse nelle sue stanze stendendosi, esausto, sul comodo idro-letto. Dopo poco Njeiry lo raggiunse portando con sé Vokka. Mar li abbracciò stretti a sé, senza dire nulla. Njeiry sentì il suo turbamento e rimase in silenzio.
Il giorno dopo, durante la prima udienza, il Tecnarca confermò tutti i Capo-Famiglia presenti affidando ad ognuno il governo dell'intero pianeta su cui risiedevano. Ognuno era così Capo-Famiglia e Governatore ereditario in nome del Tecnarca. Ognuno fece giuramento di fedeltà al Tecnarca. Quindi ci fu una gran festa con danze e concerti, rinfreschi e spettacoli d'alta classe. La festa si svolgeva nel gran salone e in una serie di splendide sale attigue.
Il giorno seguente il Tecnarca iniziò la seconda udienza speciale con un discorso. Alcuni pianeti erano restati senza Famiglia, o perché questa si era schierata a favore dell'UPO ed era perciò stata esiliata su Ross o sterminata, o perché l'UPO nelle alterne fasi della guerra era riuscito a impadronirsi del pianeta di una Famiglia fedele al Partito e ne aveva massacrato tutti i componenti.
Perciò il Tecnarca assegnò questi pianeti a membri di rami secondari delle Famiglie che erano stati Governatori UPO ma che avevano fin dall'inizio scelto il Partito della Tecnocrazia. Li staccò però dalle loro Famiglie di origine fondando così nuove Famiglie.
Fu dopo questa fase che accadde.