La notte passò tranquilla. Il mattino seguente, dopo che Mar ebbe dato il latte a Vokka, si rimisero in marcia. La sacca con il piccolo fu tenuta a spalle da Nilko. Lo spettacolo delle nere rocce, bagnate dal rosso sole di Boar, continuò per quasi tutto il mattino. A volte passavano sotto giganteschi archi naturali che parevano essere in miracoloso quanto precario equilibrio. Altre volte si trovavano in passaggi stretti fra due pareti lisce e dritte, ondulate in verticale.
Qua e là ciuffi di erbe rossastre con tenui e fragili fiorellini bianchi sembravano gioielli sparsi a caso. In un punto più largo c'era un grosso albero contorto, morto. Su questo vivevano però verdi muschi soffici con capolini rosso fiamma simili a piccole croci. Finalmente si trovarono al limite delle rocce e si cominciava a intravedere il nuovo panorama.
Ma la strada era bloccata da otto persone vestite in modo eterogeneo, armate di lunghe fruste. I sei amici si fermarono, perplessi.
"Perché passate sulle nostre terre?" chiese uno degli uomini con voce minacciosa.
Njeiry affidò Vokka a Pylek e fece un passo avanti: "Nessuno ci ha detto che queste terre fossero private, né è scritto da nessuna parte."
"Bene, ora lo sapete."
"D'accordo, chiediamo scusa..."
"Non serve. Dovete pagare il pedaggio."
"Quanto volete?" chiese allora Mar.
"Tutto quello che avete con voi, escluso il cibo. Non siamo disumani, noi."
Mar rispose: "No. Piuttosto torniamo indietro."
"Provateci, dunque!"
Mar si girò e vide che altri otto uomini, che sembravano apparsi dal nulla, bloccavano la ritirata. Nilko, con un gesto rapido, prese un'arma dalla sua marruota, ma un colpo di frusta ancor più rapido e preciso schioccò nell'aria e la frusta gli si arrotolò attorno al corpo. L'uomo dette un forte strattone all'indietro cosicché Nilko ruotò su se stesso e cadde. Questi non si diede per vinto, cercò di usare l'arma da terra ma un secondo colpo di frusta gliela strappò di mano.
Mar gridò: "Fermi tutti!"
"Bravo, cominci a ragionare." disse quello che pareva il capo.
Mar si rigirò sul dito l'anello laser pensando a cosa gli convenisse fare: "Ascolta, tu vuoi prenderci tutto ma io non voglio darti nulla. Facciamo così, ci battiamo tu ed io. Chi vince prende tutto."
Il capo rise: "Non dire sciocchezze. Perché dovrei lottare con te, uno contro uno, quando siamo sedici contro sei!"
Mar insisté: "Sei un vigliacco? Hai paura di lottare con me?"
"Pensa quello che ti pare. Io faccio solo quello che mi conviene."
Mar capì che era inutile insistere su quella via. La presenza di Vokka gli sconsigliava di ingaggiare battaglia. Ma Njeiry riprese in braccio il piccolo e si spostò al centro chiamando a sé Moder.
"Voi quattro attaccate con il chushin, noi due difenderemo Vokka con gli anelli, se necessario." sussurrò.
Mar annuì e senza girarsi disse: "Jenfer con me, gli altri dietro. Pronti?"
"Pronti!"
Allora Mar e Jenfer presero ad avanzare cautamente verso gli avversari. Il loro capo rise e sollevò la frusta. I due amici si immobilizzarono in tensione. La frusta schioccò verso Jenfer. Questi, pronto, scartò di lato, ne afferrò la cima e tirò con tutte le proprie forze. Il capo barcollò pesantemente in avanti, Mar saltò e con un colpo a piedi uniti, lo fece crollare di lato.
Subito gli altri cercarono di usare le loro fruste. Una riuscì a far cadere Mar, ma Jenfer s'era impadronito di altre due fruste e stava attaccando uno degli uomini che aveva disarmato. Mar riuscì a evitare un nuovo colpo e tirò a sé la frusta facendosi cadere addosso l'assalitore che bloccò sollevando i piedi in un salto tendendoli con un secco colpo di reni e facendolo così cadere addosso ad un altro.
Urla, grugniti, colpi secchi si alzavano dai due schieramenti. Mar aveva colpito con il piede di taglio i genitali di un altro che ora si torceva a terra. Jenfer aveva approfittato dello slancio di un assalitore per afferrarlo per un braccio e mandarlo a sbattere pesantemente contro la parete di roccia. Uno di quelli ancora in possesso della frusta fece per usarla contro Jenfer e Mar lo avvertì con un grido mentre in tre gli saltavano addosso.
Jenfer evitò la frusta e riuscì a sbilanciare anche quello, poi schizzò in aiuto di Mar. Questi fece carambolare uno che tentava di bloccargli le braccia da dietro, facendolo volteggiare sopra di sé e scagliandolo contro un altro assalitore. Poi si girò di scatto verso il terzo, ma questi aveva appena ricevuto un colpo di punta da Jenfer che con le dita gli spezzò la spina dorsale facendolo cadere stecchito.
Gli altri sembrarono impressionati da quella morte fulminea, ma poi caricarono Jenfer urlando, a mani nude, gli occhi carichi di odio. Jenfer saltò via appena in tempo e Mar riuscì ad atterrarne uno con un secco colpo di mano, di taglio, sulla nuca. Jenfer ne bloccò un altro affondandogli la mano tesa nella bocca dello stomaco e contemporaneamente colpendone un altro con la punta di un piede sotto il mento a facendolo rovinare pesantemente sulla schiena.
Udirono Moder gridare e si girarono indietro. Uno degli assalitori dello schieramento posteriore si stava avvicinando a Njeiry. Mar riuscì a sfuggire a un ennesimo assalto e stava per lanciarsi in soccorso, quando Moder sollevò la mano con l'anello e l'assalitore crollò esanime, stroncato dall'invisibile raggio del laser.
Mar cadde sotto l'attacco di due uomini e cominciò un corpo a corpo feroce per liberarsi. Uno dei due l'aveva afferrato al collo e stava stringendo. Mar infilò le sue braccia fra quelle dell'altro e le allargò di colpo, liberandosi. Poi con un ginocchio lo colpì violentemente all'inguine mentre con le mani afferrava i capelli del primo tirandone con violenza la testa a battere a terra.
Improvvisamente il capo lanciò un forte grido e gli assalitori fuggirono lasciando sul campo tre svenuti e due morti e quasi tutte le loro fruste. Nilko sanguinava dal naso, Pylek aveva un occhio pesto, Jenfer era intatto e Mar aveva la schiena indolenzita per un forte colpo ricevuto cadendo. Ma erano tutti salvi. Il piccolo piangeva spaventato. Mar prese una borraccia colma d'acqua, bevve e ne passò agli altri.
Moder li guardava, gli occhi spalancati: "Che tipo di lotta è? È... è incredibile! Due contro otto e ci siete riusciti!"
Mar sorrise: "Te la insegneremo. È il chushin, cioè il centro del cuore o vero centro. Deriva da antichissime tradizioni di una zona del pianeta Terra anticamente chiamata Chugoku o Ciaina."
"Straordinario, semplicemente straordinario! Sembrava che volaste e quegli omaccioni parevano sacchi di frutta marcia, nelle vostre mani. Tutti i tuoi uomini conoscono questo chu... questa forma di lotta?"
"Sì, Moder. Qui su Boar il chushin è indispensabile."
Njeiry intervenne: "Mar, che ne facciamo dei tre ancora vivi?"
"Leghiamoli con le loro fruste e lasciamoli qui. Con un po' di fatica riusciranno a liberarsi." Poi guardò Moder: "Dove hai colpito con il laser?"
"Non so. Ho mirato al cuore ma si stava muovendo..." Si chinò sul morto e ne esplorò il cadavere minuziosamente: "Ecco, è entrato qui..." poi ne girò il corpo, "... ed è uscito qui. Devo aver tranciato le vene e i nervi della spina dorsale..."
Mar rifletté: "Chi non conosce il laser non capirà mai come è morto... possiamo lasciarlo qui. La prossima volta sarà meglio che viaggiamo senza Vokka. Dobbiamo usare di più le microspie, e sarebbe bene avere dei paralizzatori."
Nilko obiettò: "Ma un paralizzatore è grosso e difficile da dissimulare."
"Studieremo il problema..."
"Comunque, io vorrei imparare il chushin." ribadì Moder mentre si rimettevano in viaggio.
Dopo due giorni giunsero su un'altura da cui si dominava una larga valle. Sul versante opposto videro una città che individuarono anche sulla mappa. Mar, che cominciava ad avere una certa esperienza, immaginò da come era costruita che si trattasse di una città mista, cioè non specializzata in un solo lavoro. A monte era dominata da un castello stretto e lungo, sui due fianchi era difesa da una doppia cinta di mura e a valle da uno strapiombo che pareva essere stato reso liscio e ripido ad arte. Sotto la scarpata rumoreggiava un torrente.
Seguendo la stretta pista di terra battuta, presero a scendere. Sulla destra, verso i monti, intravidero la caratteristica struttura cilindrica di un Tempio di Shent. Dai vessilli gialli si capiva che era dedicato a Shent il Curatore.
Proseguirono verso il torrente. La pista finiva in un guado e nonostante il carico delle marruote, grazie agli alfa, riuscirono a passarlo agevolmente. Quindi presero a salire verso la città. Giunsero alle sue porte che era quasi sera. Quattro Armati sbarravano la strada.
"Siete attesi in città?" chiesero.
"No, non ne sappiamo neppure il nome..." rispose Njeiry.
"Questa è Casevecchie, una delle più antiche su Boar. Che venite a fare qui?"
"Vorremmo visitarla..."
"Allora dovete chiederne il permesso al Reggitore, ma ora è tardi."
"Dove possiamo passare la notte?"
"Dove volete, ma fuori dalla città."
Il gruppo si allontanò e cercò un luogo in cui accamparsi. Quando il sole iniziò a calare dietro ai monti, dalle mura si levò un lungo suono intermittente, a un ritmo sempre più veloce, che sembrava prodotto da un qualche strumento a fiato. Due persone arrivarono di corsa ed entrarono in città. Il suono si interruppe. Si udirono tre lunghi squilli, i quattro Armati entrarono e la grande porta si chiuse con un tonfo.
I sei riposarono a turno. Quando spuntò il sole, un unico lungo squillo modulato si levò dal castello e le porte della città furono riaperte. Mar e gli altri, sistematisi, tornarono alla porta e fecero chiamare il Reggitore. Dopo poco questi giunse.
"Perché chiedete di entrare in Casevecchie?"
Mar rispose: "Pensiamo all'eventualità di stabilirci qui. Vorremmo comprare una casa."
"Le case non sono in vendita."
"Non ci sono case disponibili?"
"Sì, tre o quattro."
"Allora, non si può averne una?"
"Se diventate cittadini di Casevecchie potete sceglierne una e averla in uso esclusivo finché non perdete la cittadinanza."
"E come si fa a diventare cittadini?" chiese Mar.
"Ci sono due requisiti: primo, almeno uno della famiglia deve conoscere un lavoro utile alla città; secondo, ogni famiglia deve versare dieci valori."
"E come si fa a sapere se uno conosce un lavoro utile?"
"È semplice: si controlla sull'elenco dei mestieri se di quel lavoro ci sono posti liberi o no. Per esempio, non ci servono altri Curatori, ma ci servirebbe un carpentiere. Ma avete con voi dieci valori?"
"Ho sui cento pesi... Non si può avere una riduzione o fare un debito?"
"No. Dipende tutto dal lavoro, allora. Cosa sapete fare?"
Mar sorrise: "Quanti Pensatori avete in città?"
"Pensatori? Neanche uno."
"Bene, allora avrete certamente bisogno di noi."
Il Reggitore sembrò perplesso: "Ma che razza di lavoro è? Non ho mai sentito parlare di niente del genere."
"Un Pensatore è uno che risolve i problemi degli altri, ammesso che una soluzione esista. È un lavoro importante e ben pochi lo sanno fare bene."
Il Reggitore si grattò una spalla, si appoggiò su un piede, poi sull'altro: "Mah... non saprei... Forse un Pensatore in città potrebbe essere utile... Ma come posso esserne certo?"
Moder si fece avanti: "Reggitore, la tua perplessità mostra che sei un uomo assennato e prudente e che meriti a pieno la tua carica. Allora ascolta la nostra proposta: per ora accetta i nostri cento pesi e dacci in uso una delle case disponibili a nostra scelta, per un periodo di... diciamo otto giorni. Fai sapere in città che sono giunti dei Pensatori e che sono in prova. Se in questi otto giorni avremo saputo risolvere almeno la metà dei problemi proposti, ci accetterai lasciandoci la casa e dandoci la cittadinanza. Nel caso contrario terrai la metà dei pesi e noi ce ne andremo."
"Potrebbe andare bene. Ma se restate, entro un mese giallo mi verserete i tre valori e dodici pesi mancanti."
Mar rispose: "Certo. Ma per ogni problema che ci verrà presentato chiediamo il pagamento anticipato di due pesi."
"La vostra tariffa è alta!"
"La nostra tariffa normale è di pochi chiodi, ma in questo caso dobbiamo cautelarci. Se resteremo abbasseremo i prezzi."
Il Reggitore rifletté ancora: "Aspettatemi qui. Devo prima consultare i Consigliatori."
Attesero per circa due ore. Poi il Reggitore tornò con due Testimoni e stesero il patto. Entrarono in città scortati da otto Armati. Visitarono le case vuote e ne scelsero una a due piani con un minuscolo giardino a filo dello strapiombo. Non era delle più belle, ma andava bene. Un Gridatore nel frattempo percorreva la città annunciando la notizia del loro arrivo e del patto concluso. Nilko preparò un asse verticale con su scritto "Qui vivono i Pensatori di Mar Swooney". Lo stava ancora applicando accanto allo stipite della porta quando cominciò a formarsi davanti alla loro casa un capannello di curiosi.
Frattanto gli altri si stavano sistemando all'interno. Dopo circa un'ora il numero dei curiosi era aumentato ma ancora nessuno aveva richiesto la loro opera. Mar e gli amici mangiarono. Avevano appena finito che il brusio nella via aumentò. Njeiry guardò fuori: un cittadino allampanato, vestito in modo molto elegante, si stava facendo largo fra la gente, diretto alla loro porta. Mar uscì per accoglierlo.
L'uomo si fermò, guardò Mar, guardò la scritta, poi chiese: "Sei tu Mar Swooney?"
"Sì, cittadino. Chi sei tu?"
L'altro rise: "Pensaci!"
Mar scosse la testa: "Non sono un indovino, ma se vuoi tentare, prima paga."
La gente mormorò.
L'uomo si girò verso gli astanti e disse: "Che nessuno gli dica chi sono."
Frattanto Mar aveva sussurrato a Moder che era alle sue spalle: "Usate subito una microspia."
Moder obiettò: "In pieno giorno? Potrebbe essere vista!"
"Speriamo di no... Esegui."
Moder rientrò in casa. L'uomo s'era girato di nuovo verso Mar con aria soddisfatta: "E nessuno dei tuoi uomini mi seguirà. Intesi?"
"Intesi."
"Eccoti due pesi. Quando mi darai la risposta?"
"Domani a quest'ora."
"Molto bene. Vedremo."
Il tizio se ne andò tronfio e impettito come era arrivato. Per tutta la giornata non accadde altro. Moder e Nilko avevano fatto uscire la microspia da una finestra verso lo strapiombo, l'avevano fatta sollevare alta sulla città, avevano individuato l'uomo e ne avevano seguito i movimenti. Dopo molto giri, questi era entrato in una casa e vi era restato anche la notte. Mar fece scendere la microspia in un momento in cui la via era deserta e lesse la targa: "Kurimellyn Tichamborio - Giudicatore".
Il giorno seguente, all'ora fissata, davanti alla casa di Mar c'era mezza città. L'uomo si fece largo, con un gran sorriso sulle labbra.
Quando fu a pochi passi dalla porta, Mar gli fece un cenno di saluto e disse ad alta voce: "Sei veramente puntuale, Giudicatore!"
L'uomo si bloccò di colpo e tutti tacquero sorpresi.
"Un Pensatore non è un indovino, Giudicatore, ma sa capire cose che ai più sfuggono."
Kurimellyn avanzò verso la porta: "So per certo che nessuno di voi ha lasciato questa casa e che nessuno dei miei concittadini ha parlato con voi... come hai fatto?"
"Ti basti la mia risposta. Non posso svelare i metodi segreti della mia professione."
La gente mormorava eccitata.
"Sei soddisfatto, Giudicatore?" chiese Mar.
L'uomo aveva ripreso il suo atteggiamento: "Diciamo di sì, anche se non hai detto quale sia il mio nome."
Mar lo sapeva, ma per il momento finse di non esserne a conoscenza: "Tu non m'avevi chiesto di dirti il tuo nome, ma solo di dirti chi sei. È più utile sapere di ognuno quel che fa piuttosto che semplicemente come si chiama."
"È giusto. Comunque io sono Kurimellyn Tichamborio, il Giudicatore della città."
"Sono lieto di aver fatto la tua conoscenza, Ma un Pensatore, vedi, deve risolvere problemi di vita, di lavoro, non semplici giochini di curiosità. Perciò vorrei approfittare di questa occasione per dire a tutti voi: se avete problemi e non solo indovinelli da proporre, venite da noi e noi faremo del nostro meglio."
Il Giudicatore sorrise: "Certo. Cittadini, se avete problemi che altri non hanno saputo risolvere, vediamo se questi Pensatori fanno al caso nostro."
Il Giudicatore se ne andò. Allora un anziano cittadino avanzò verso Mar: "Posso esporti il mio problema?"
"Hai i due pesi?"
"Sì, eccoli."
"Allora entra."
L'uomo prese a esporre. Era un sarto e anche famoso. Ma da dieci mesi lunghi aveva perso l'uso di una mano per paralisi e né i Curatori né Shent l'avevano potuto guarire. Secondo la legge della città, fra tre mesi lunghi, e cioè allo scadere di un anno senza produrre, non avendo lui una famiglia che lo mantenesse, doveva lasciare la città. Ma lui, una volta espulso, non aveva più un futuro. Cosa poteva fare?
Mar gli disse di tornare dopo cinque giorni ché sperava di trovare una soluzione.
Poco dopo entrò un altro. Era un uomo sposato con un contratto chiuso triennale. Il contratto stava per scadere. Lo sposo non voleva rinnovarlo perché diceva che lui non era in grado di soddisfarlo. Ma lui ne era innamorato. Eppure, dopo aver raggiunto l'orgasmo, lui era sfinito mentre l'altro aveva ancora voglia... c'era un rimedio?
Anche a questo Mar disse di tornare.
Poi entrò uno scalpellino. La sua specialità erano opere fatte con uno speciale marmo che si trovava solo in un punto sulla montagna, lontano dalla città. Lui stava però diventando vecchio e la strada era lunga, il lavoro faticoso, la roccia dura da perforare...
Mar mise al lavoro i suoi uomini per cercare una soluzione mentre Pylek e Nilko accompagnarono subito lo scalpellino alla cava per capire meglio il problema.
A tarda sera scivolò in casa loro un ragazzo sui quattordici anni. Lui non aveva di che pagare, ma Mar, incuriosito, lo ricevette ugualmente. Il ragazzo voleva lasciare la città per correre il mondo. Il padre però non voleva e l'aveva fatto bloccare dagli Armati alle porte, più volte. Lui non voleva aspettare due anni fino alla maggiore età... c'era una soluzione al suo problema?
Mar gli suggerì di fare in modo di mandargli il padre o la madre per chiedergli un consiglio. Il ragazzo era perplesso. Mar gli spiegò che forse c'era una soluzione valida e gli chiese solo, se si fosse trovata questa soluzione, di dichiarare al reggitore che era stato risolto un caso in più. Il ragazzino uscì e scomparve nella notte.
Il giorno dopo arrivarono altri tre clienti, e tornarono lo scalpellino con Nilko e Pylek che si misero subito al lavoro e a sera avevano un progetto pronto.
Nei giorni seguenti giunsero altri cittadini che presentarono i più svariati problemi. Mar e gli altri prendevano nota e rimandavano le risposte a più tardi o le davano subito a seconda dei casi. Giunse il mattino dell'ottavo giorno. Su dodici richieste avute in totale, avevano già risposto in modo utile a quattro casi. Ne mancavano almeno altri due.
I quattro casi risolti erano quello del Giudicatore, quello dello scalpellino a cui insegnarono a costruire una rudimentale funivia per semplificare e sveltire la discesa delle pietre e una miscela di esplosivo controllato per rompere con meno fatica la roccia. Poi il caso del sarto e quello di una famiglia il cui figlio minore avrebbe voluto studiare l'arte del curatore, ma non si trovavano libri dai Mercanti e nessun Curatore della città voleva insegnargli perché preferivano passare l'arte ai propri figli. Mar propose al sarto di affiliare il ragazzo e di insegnargli il mestiere. In cambio gli avrebbe pagato i libri che Mar s'impegnava a trovargli e a mandare. Il ragazzo s'impegnava a fare il sarto finché fosse riuscito a diventare curatore, e avrebbe poi mantenuto il vecchio usandone la casa per il suo lavoro. Fu steso un contratto davanti ai Testimoni.
Non riuscirono invece a risolvere il caso del ragazzo che voleva fuggire e di suo padre. C'era poi il caso di un giovane intagliatore che avrebbe voluto vincere una gara cittadina che si sarebbe tenuta dopo cinque mesi rossi. I consigli datigli da Jenfer, che aveva come hobby la scultura, erano buoni, ma se ne sarebbe potuta verificare l'efficacia solo dopo cinque mesi.
C'era anche il caso di una ragazza innamorata di un Armato e da questi ricambiata. Ma nel loro castello vigeva la regola che un Armato poteva sposare o convivere solo con un altro Armato e la giovane era troppo debole per vincere le gare. L'Armato d'altronde non voleva lasciare il castello. Le soluzioni prospettate non riuscirono a convincere nessuno dei due interessati.
I casi che riuscirono a risolvere all'ultimo momento furono i seguenti: un cittadino aveva un debito di venti pesi con un Carpentiere ma non aveva mezzi per ripagarlo. Rischiava perciò di perdere tutto e di essere cacciato dalla città. Mar allora fece convocare il Carpentiere e gli propose di prendere una marruota come pegno per il pagamento, se ritirava la denuncia. Mar s'impegnò a pagare i venti pesi entro quattro mesi e avrebbe riavuto indietro la marruota. Il tizio invece s'impegnava a servire nella nuova casa di Mar per un anno. Anche di questo fu steso il contratto.
L'ultimo caso risolto, con cui ottennero la cittadinanza e la casa in città, fu quello di un ragazzo di venti anni che era stato sorpreso a rubare una scatola di legno. La legge voleva che fosse cacciato dalla città. La famiglia era disperata, non voleva perdere il ragazzo. Mar allora fece chiamare il Giudicatore.
"Kurimellyn, domani questo ragazzo deve essere cacciato dalla città, non è vero?"
"Certamente: questa è la legge."
"Me ne puoi recitare con esattezza il testo?"
"Sicuro, lo conosco a memoria. Ascolta: chiunque sia colpevole di furto, qualunque sia il valore dell'oggetto, che ci sia o no denuncia dalla parte offesa, deve essere preso e il Giudicatore farà cancellare il suo nome dagli elenchi dei cittadini e farà scrivere il suo nome nell'elenco di coloro che non possono più essere accolti in città, per sempre. Quindi sarà cacciato. Così sia fatto."
"Tutto qui?"
"Certo."
"Ebbene, adesso toglimi una curiosità: esiste nella vostra città la possibilità di adottare una persona?"
"Sì... sì, certo."
"Mi puoi recitare il testo della legge sulle adozioni?"
"Sì, ascolta: se due persone sono in accordo per cui una vuole adottare l'altra, se tutte e due maggiorenni o se d'accordo il tutore di quella minorenne, l'adottato e l'adottante devono dichiarare la loro intenzione davanti al Giudicatore, al Reggitore, al Registratore e a due Testimoni. Così l'adottato perde il suo nome e cognome, perde qualsiasi relazione legale con la sua famiglia d'origine, viene cancellato dagli elenchi, assume il nuovo nome e il cognome di chi lo adotta, appartiene alla nuova famiglia e viene automaticamente reinserito negli elenchi con il suo nuovo nome."
"Molto bene. Io voglio adottare questo ragazzo."
"Ma... ma..."
"Così il procedimento contro di lui deve cadere, poiché il suo nome viene cancellato e non si può cacciare qualcuno che... non esiste più."
"Ma non ha senso! È pur sempre lui, il ladro."
"Lo so. Ma così è la vostra legge e tu devi rispettarla e farla rispettare. Se mai, in seguito puoi far modificare la legge, ma per ora... Perciò, ora, subito, faremo così."
"Il... il ragazzo accetta l'adozione, evidentemente."
"Sì, certo!" esclamò l'interessato.
Il Giudicatore restò pensieroso: "Bene, Mar Swooney, hai vinto. In un certo senso, non mi dispiace. Ma hai aperto una falla pericolosa nelle nostre leggi. In questo modo i ladri ci possono sfuggire."
"No, la falla già c'era e il Pensatore ve l'ha solo fatta notare... e gratis!"
Il Giudicatore rise: "Comincio a convincermi che la città abbia davvero bisogno di un buon Pensatore. Venite, registriamo subito l'adozione, te la meriti. Poi dovrò immediatamente convocare i Consigliatori per rivedere la legge sui furti o quella sulle adozioni..."
Così, dopo aver adottato Liberato Swooney, questo fu il nuovo nome registrato, il ragazzo fu iscritto negli elenchi della città con il gruppo di Mar e la loro professione di Pensatori e fu definitivamente assegnata loro la casa.
Mar lasciò nella casa Liberato, che si rivelò per essere dopo tutto un buon ragazzo, e il servitore salvato dal suo debito, Merinantol Vikeroby, perché tenessero la casa aperta e pulita in attesa del nuovo contingente di Pensatori. Date loro tutte le istruzioni, lasciarono la città.
Scesero a valle e si diressero verso Cittachiusa. A metà cammino raggiunsero una carovana di Mercanti accampati di fianco alla pista. Quando questi videro le marruote, fecero loro segno di fermarsi. Erano eccitati e li coprirono di domande. Ne avevano sentito parlare dalla carovana dei Willykoh ma non ne avevano mai viste. Gli uomini di Mar cercarono di rispondere a tutte le loro domande e decisero di unirsi per qualche giorno alla carovana.
Erano gli Sperkol, una carovana formata da poco che contava trentotto teste: mercanti sposati da poco, qualche piccolo e un solo vecchio. Mar propose loro di variare il percorso in modo di passare per Cittachiusa, Portoscalo e magari anche Casevecchie e così smerciare e diffondere le marruote, i volumi degli Introw e gli eventuali altri prodotti che potevano essere fatti nella nuova casa di Mar a Casevecchie.
Il Conciliatore sembrò molto interessato e disse che avrebbe fatto il possibile per ottenere le necessarie autorizzazioni dalle altre carovane della zona. Mar consegnò al Conciliatore una lettera in cui chiedeva ai responsabili delle sue produzioni di favorire quella carovana. Il Conciliatore a sua volta dette a Mar una lettera in cui si impegnava a fare prezzi speciali per le sue case. Si lasciarono dopo un abbondante pasto che suggellò il patto appena concluso.
Ripresero la strada a passo più sostenuto dei Mercanti e presto li lasciarono alle loro spalle. Dopo altri due giorni di cammino, giunsero alle porte di un villaggio di agricoltori. Si trattava di Campoaperto, un grosso villaggio adagiato in una vasta pianura, non lontano da un Tempio di Shent del Solco, dai verdi vessilli.
Mar ed i suoi erano a corto di cibo e pensarono di comprarne al villaggio. Si fermarono a poca distanza dal confine dei terreni coltivati, recintati da alti muri di piantaspina di una varietà leggermente diversa da quella di Campinuovi e restarono in attesa, guardando ostentatamente verso il villaggio. Dopo poco giunsero quattro Armati con due Agricoltori. Mar espose il motivo della loro sosta. Uno degli agricoltori disse loro di attendere e tornò al villaggio mentre gli Armati e l'altro restavano con loro.
Mar ne approfittò per parlare con loro: "Sono amico dei Beyryl di Campinuovi... li conoscete?"
"I Beyryl ci sono anche qui, ma non sono mai stato a Campinuovi."
"Sono gli stessi Beyryl?"
"Sì, certo, sono della stessa radice."
"I Beyryl sono originari di qui?"
"Credo di sì... ma io non sono il Separato, non so queste cose."
"Sta arrivando la carovana degli Sperkol." disse allora Mar.
"Sì, l'aspettiamo. Prima di qui passavano i Tetlenjir..."
Poi Mar chiese a uno degli armati: "Quale è il nome del vostro castello?"
"Fok, come uno dei Compagni Fondatori."
"Allora il vostro castello deve essere uno dei più antichi."
L'Armato rispose con fierezza: "Certo che lo è. Viene solo dopo Castelvecchio e altri tre castelli. Il nostro Castelliere ha sempre il quinto posto, nelle grandi feste. E da noi vive anche un Capo-nazione."
Mar annuì e aggiunse: "Ho un caro amico nel castello Wal."
"A Portoscalo? Hai amici dappertutto, tu. Quale è il tuo lavoro?"
"Siamo tutti dei Pensatori."
"Ah! E un Pensatore viaggia molto?"
"Sì, certo."
"Come un Mercante?"
"Di più... direi come un Libero."
"I Liberi non sono uomini, non hanno neanche un lavoro! Certo, sono meglio dei Predoni o degli Sbandati... ma essere un Libero, puah!"
"Ma i Liberi hanno scelto uno stile di vita che non danneggia nessuno. Perché disprezzarli?"
"Certo, infatti noi li tolleriamo. Ma non sono utili a nessuno. E poi, che vita è la loro? Voi almeno siete... Pensatori. Non so in che cosa consista il vostro lavoro, ma certamente siete più utili dei Liberi. E poi si vede che siete gente a modo: avete roba, denaro, buoni vestiti e volete comprare cibo coltivato, non vi contentate di radici o erbe selvatiche. E avete armi con voi: siete gente civile!"
Mar sorrise. Capì che sarebbe stato inutile discutere, ma quell'ultima equazione l'aveva divertito, amaramente divertito. Chi ha più armi o armi migliori è dunque più civile?
Tornò l'Agricoltore: "Venite, il Saggio vi attende."
Si avviarono tutti in gruppo. Il villaggio sorgeva al centro dei campi e il castello, massiccio e anche un po' tetro, al centro del villaggio. Le case non erano molto diverse da quelle di Campinuovi. Sembravano solo più antiche come forma, pur essendo piuttosto nuove come materiali. Giunsero sulla piazza. Contrattarono con il Saggio l'acquisto del cibo necessario e alcuni prodotti locali caratteristici, elaborati, come alcune creme, tortine farcite e altre interessanti confezioni di cibo conservato. Ogni pacchetto era chiuso in artistici panierini di paglia intrecciata, o foglie cucite, o scatolette di legno scolpito.
Mar di nuovo restò ammirato per la bellezza dei manufatti, dei contenitori.
"È un peccato gettarli dopo aver consumato il cibo..." mormorò.
Moder annuì: "Alla tavola degli Anje o anche di Famiglie più ricche non ho mai visto cibo presentato in modo così artistico. Se è buono quanto bello, si può dire che siano piatti da gran signori. Se ne potessimo vendere nella Galassia, si farebbero affari d'oro!"
Mar sorrise: "Ci ho già pensato, anche riguardo ad altri prodotti locali. Un giorno forse si farà, vedrai." disse sottovoce per non essere udito dagli indigeni.
Pagato il cibo, chiesero di poter pernottare nel villaggio. Il Saggio annuì e indicò loro un pezzo di terreno dove potevano accamparsi.
"Ma temo che questa notte dormirete poco. C'è la Cacciata dal castello." disse.
Njeiry fu incuriosito: "Cacciata? Chi cacciano, che hanno fatto di così grave?"
"Niente. È solo il nome di una cerimonia. Quando in un castello si supera il numero di mille ventiquattro Armati, cento ventotto di loro devono andarsene, coi loro scudieri, famigli e servi. Formano una compagnia che si veste di bianco, senza stemmi, e che va a Castelvecchio... Ma gli Armati qui possono spiegarvelo meglio di me."
Njeiry guardò con aria interrogativa verso gli Armati.
Uno di questi allora continuò: "Sì, e quando a Castelvecchio ci sono almeno quattro compagnie, queste sono mandate a una città senza castello che abbia richiesto degli Armati, scelgono un nome, e fondano un nuovo castello."
"Ma ci sono città prive di castello?"
"Oh sì. In questo momento pare che ben sei abbiano richiesto l'arrivo degli Armati."
"Si può assistere alla cerimonia?"
"Di lassù potete vedere. Certo, non potete scendere fra di noi..."
"Quando comincerà?"
"Dopo il tramonto, quando sentirete il basken suonare."