Mar gradualmente recuperò le sue forze. Gli fu portato da mangiare, dormì un poco, poi parlò con Moder. Le ore passavano lente. Moder si procurò due spray-tute UPO e due livree di Tani e le fece indossare a suoi uomini, cosicché Mar riebbe la sua scorta formata, apparentemente, dagli uomini delle tre autorità.
Moder ormai non si allontanava più da Mar se non per poche rapide puntate al centro comunicazioni della villa. Attendevano con ansia la notizia ufficiale della firma della resa. Mancava una sola ora allo scadere dell'immunità garantita a Mar ed ancora non si sapeva nulla.
Giunse una chiamata dal Comando delle Forze di Sicurezza: annunciava che allo scadere dell'ora sarebbero giunti altri Agenti dell'UPO per arrestare Mar. Moder cercò di tergiversare affermando che l'arresto doveva essere eseguito dagli uomini del governatorato. Ma la riposta fu perentoria: dopo un'ora sarebbero arrivati per arrestare Mar!
Moder allora prese il transmen e si recò in un'altra residenza in cui erano ancora molti degli Anje. D'accordo con alcuni di loro, tornò con un folto seguito di Vigilanti, tutti armati con laser leggeri e potenti paralizzatori. Quindi tornò da Mar.
"Ancora nessuna comunicazione riguardo alla resa..." disse.
"Aspettiamo."
"Mancano pochi minuti al tuo arresto, Mar."
"Pazienza."
"Come puoi essere così tranquillo? È in gioco la tua vita!"
"Lo so... ma è inutile rodersi il fegato per qualcosa che sfugge alla nostra volontà, no?"
Moder si alzò irrequieto e fece per uscire, scontrandosi con uno dei suoi uomini.
"Anje ni Moder! È arrivata! La comunicazione è arrivata!"
"Ebbene?"
"Il Capo-Famiglia Anje ni Lusen ha comunicato che la resa è stata firmata."
Moder si illuminò: "Tra quanto sarà qui, Lusen?"
"Circa sette ore t.p."
"Troppo... troppo..." azionò il suo 4C. "Abbiamo solo dieci minuti e tre istanti... Mar, vieni al centro comunicazioni."
Uscirono scortati dai suoi uomini armati. Arrivarono al centro quasi di corsa.
"Isola completamente l'ala dei prigionieri!" ordinò Moder.
"Eseguito."
"Mettimi in comunicazione con tutte le altre stanze della villa."
"Fatto."
"Dammi il comunicatore." Assunse un tono ufficiale: "Qui è Anje ni Moder. Tutti gli uomini fedeli agli Anje all'erta. Chiudete completamente ogni accesso alla villa ed assicuratevi che nessuno entri o esca senza il mio permesso personale. Dovete difendere la villa da qualsiasi attacco esterno con ogni mezzo. Il Capo-Famiglia Lusen ha comunicato personalmente la firma della nostra resa. Da questo momento Quaryel è nelle mani delle forze della Tecnocrazia. Pertanto questa villa è nelle mani del Governatore di Ross, Mar Swooney, a cui mi arrendo ufficialmente a nome mio e vostro. I miei ordini precedenti possono essere perciò annullati solamente dal Governatore Swooney in persona." Si girò verso Mar e gli porse il proprio laser: "Mar... sono tuo prigioniero. Assumi il comando."
Mar lo guardò allibito. Dopo un po' accettò il laser di Moder. Il ragazzo si rivolse agli astanti.
"Obbedite a qualsiasi suo ordine, chiaro?"
Tutti annuirono. Mar si guardò attorno, poi prese il comunicatore.
"A tutti gli uomini degli Anje ora in ascolto: fino a nuovo ordine ognuno di voi conserverà il grado e la carica che ha. Così pure conserverà le armi che ha in dotazione. Le dovrete eventualmente consegnare a me personalmente oppure alle autorità della Tecnocrazia, quando vi saranno richieste. Confermo gli ordini dati fino ad ora da Anje ni Moder. Fine della comunicazione."
L'addetto spense il comunicatore.
Mar ordinò: "Bloccate immediatamente tutti i transmen di questa villa."
"Sì, Governatore." disse un uomo ed uscì di corsa.
"Ora bisogna liberare i miei uomini. Moder, prendi la mia scorta. Ad uno ad uno farai scendere i miei uomini con le loro scorte. Bloccherai i tre di scorta con i paralizzatori e consegnerai il laser degli Agenti UPO ai miei uomini. Io non mi muovo di qui. Fai attenzione che si eviti di usare i laser, in questa fase."
"Eseguo subito." disse Moder ed uscì svelto.
Poi Mar si indirizzò all'addetto alle comunicazioni: "Comunica al Comando UPO ed al governatorato che Moder, la mia scorta ed io, con il transmen, ci siamo trasferiti... vedi tu, in qualche posto lontano."
"Sì, Governatore."
Un Vigilante entrò di corsa: "Gli Agenti UPO sono qui fuori e chiedono di entrare."
"Rispondete loro che i prigionieri non sono più qui."
"Bene." Uscì ma dopo poco entrò di nuovo: "Insistono per entrare."
"Quanti sono?"
"Venti, compresi due ufficiali."
"Noi quanti siamo?"
"Sessanta Vigilanti, i servi ed i tuoi uomini."
"Come sono armati, gli Agenti UPO?"
"Laser pesanti."
"Hanno un perforatore?"
"No, non pare."
"Quanto può resistere una porta esterna ad un laser pesante?"
"Se colpita da vicino, una decina di minuti."
"Allora non fateli avvicinare. Chiamatemi Moder."
Dopo poco il ragazzo arrivò: "Otto dei tuoi uomini sono stati liberati senza incidenti."
"Molto bene. Ascolta, questa casa ha un qualche sistema di difesa automatica?"
"Non mi pare."
"Avete qui un muro di forza portatile?"
"Credo proprio di no, ma posso chiedere."
"No. C'è un'uscita secondaria, segreta o qualcosa del genere?"
"Aspetta, forse sì... Chiedo ad uno degli uomini della villa." Uscì e rientrò poco dopo con uno dei servi. "C'è un passaggio sotterraneo che conduce ai magazzini e di qui conduce all'esterno."
"Perfetto. Uno dei tuoi vigilanti vestiti da Agente UPO deve uscire e svelare che noi siamo ancora qui, dire che c'è la possibilità di prenderci di sorpresa e guidarli. Fai appostare molti dei tuoi nel magazzino con i paralizzatori, lungo il percorso. Se abboccano all'amo, quando gli agenti saranno entrati, potremo prenderli di sorpresa e paralizzarli."
Moder annuì: "Molto bene. Tu e tu, seguitemi."
Mar mandò a chiamare i suoi uomini già liberati. Dopo poco entrarono in otto.
"Bentornati, amici." li salutò Mar.
"Ma, Governatore, che sta succedendo?"
"È stata firmata la resa di Quaryel e Anje ni Moder s'è arreso personalmente a me."
"Sì, ma... hanno tutti ancora le loro armi, anche se ne hanno date a noi... non riusciamo a capire..."
Mar spiegò tutta la situazione e concluse: "Ci stiamo difendendo dagli Agenti UPO venuti per arrestarci... Perciò, almeno per ora, gli uomini degli Anje conservano l'uso delle armi."
"Dove sono gli altri tre di noi?"
"Ancora sotto la scorta mista. Tra breve saranno liberati come voi. Per ora non muovetevi da qui."
"Siamo salvi, allora."
"Non ancora, le Forze di Sicurezza dell'UPO cercano ancora la mia testa. Ma se sapremo agire bene, forse ce la caveremo."
Tornò Moder: "La trappola è pronta, speriamo che scatti... Vado a liberare i tuoi altri uomini, Mar?"
"Sì, grazie."
Moder uscì di nuovo. Mar aveva tutti i sensi all'erta. Negli olo-film storici le armi degli antichi ad ogni tiro facevano grandi sibili e botti rumorosi e spettacolari. Ma le armi moderne erano silenziose. Perciò nulla poteva indicare se la trappola stesse funzionando o no.
Un Vigilante entrò: "Governatore, gli Agenti UPO hanno lasciato pochi agenti di guardia alla villa e si stanno dirigendo verso il magazzino."
"E i due ufficiali?"
"Anche loro stanno venendo qui."
"Quanti sono restati fuori?"
"Otto, se non ho visto male."
"Bene, non ci resta che aspettare." Mar controllò il suo 4C. "Ancora sei ore circa."
L'addetto alle comunicazioni attirò la sua attenzione: "Richiesta di collegamento dal governatorato."
"Quanto tempo ci vuole, senza transmen, da là a qui?"
"Non saprei, dipende da che mezzi hanno a disposizione. Credo da un minimo di mezz'ora ad un'ora e mezzo t.p."
"Bene, comunicazione rifiutata, senza motivazione."
Le chiamate si ripeterono per circa quindici minuti, poi cessarono.
Frattanto arrivò Moder: "I tuoi uomini sono tutti liberi e stanno venendo qui."
"Moder, puoi chiedere ai membri della tua famiglia di..."
Entrò di corsa un Vigilante: "La trappola ha funzionato. Dieci agenti e due ufficiali UPO sono nelle nostre mani, paralizzati. Tra noi un ustionato grave per un colpo di laser di striscio."
"Cercate di far curare subito il ferito. Gli Agenti indossano cinture antigravità?"
"Sì."
"Ottimo! Toglietegliele e fornitele ai miei uomini. Sembra il destino, ne abbiamo giusto dodici." Poi si rivolse ad uno dei suoi: "Tu, Rekor, metti gli altri tre al corrente dei fatti. Hai tu il comando del contingente rossiano. Prendete le cinture e fatevi dare dei paralizzatori. Dovete cogliere di sorpresa, dall'alto, gli otto Agenti UPO che sono qui fuori dalla villa e paralizzarli."
"No, Mar, per i tre o quattro dietro la villa forse è possibile, ma per gli altri no, dalla tua nave può essere visto l'attacco."
"Giusto. Comunque fate quello che potete, poi tornate qui con le loro cinture antigravità. Dimmi, Moder, quanti uomini ci sono a presidio della mia nave?"
"Dodici, cioè quattro per tipo."
"Cioè solo quattro dei tuoi?"
"Sì, è così."
"Quindi in tutto restano circa nove Agenti UPO e quattro uomini di Tani."
"Sì."
"Vorrei evitare uno scontro aperto. Ma se non c'è altro mezzo, attaccherò con i miei undici uomini."
"Ci sarebbero anche i miei..."
"No, Moder. Anche alla nave ci sono quattro tuoi uomini e non voglio che i tuoi abbiano da combattere fra di loro."
"Ma saranno undici contro dodici, contando anche i miei uomini!"
"È un rischio da correre."
"Ma loro sono tutti armati di laser pesanti!"
"Lo so, ma non vedo altre solu..." Mar si interruppe, "La villa ha un comunicatore esterno amplificato, vero?"
"Sì..."
"Bene! I miei uomini usciranno passando per il magazzino e facendo un lungo giro e si recheranno in prossimità della mia nave cercando di non farsi vedere. Abbiamo dodici cinture, perciò..."
"No, Mar, se riescono a paralizzare anche solo uno degli Agenti UPO qui fuori, abbiamo la cintura in più che ci serve."
"La cintura in più?"
"Sì, certo. Io sono tuo prigioniero, ricorda, non della Tecnocrazia... perciò vorrei venire con te."
"Ma... ma io faccio parte del Partito della Tecnocrazia."
"Sì, ma di te mi fido."
"Dovrei consegnarti alle autorità della Tecnocrazia."
"Farai quello che crederai più opportuno."
Mar rifletté: "Affronteremo in seguito questo problema. Adesso attendiamo i miei uomini."
Dopo pochi minuti gli uomini di Mar tornarono: "Siamo riusciti a paralizzarne cinque."
"Avete le loro cinture?"
"Eccole."
"E gli Agenti?"
"Immobilizzati e rinchiusi con gli altri, sorvegliati dagli uomini di Anje."
"Ottimo. Allora date una cintura anche a Moder ed una anche a qualcuno della villa che conosca molto bene i dintorni e che ci possa guidare. Fra cinque minuti l'addetto alle comunicazioni lancerà all'esterno l'allarme dicendo che nella villa c'è un tentativo di reazione armata da parte dei prigionieri e di loro complici. Se gli uomini di presidio alla nave non si allontanassero, ordinerà ai quattro Vigilanti Anje di venire a dare manforte qui. A quel punto noi attaccheremo quelli rimasti: saremo quattordici contro otto ed in più avremo il fattore sorpresa. Dovremmo riuscire."
Moder annuì.
"Tu guidaci," aggiunse Mar rivolto al servo, "dobbiamo volare bassi al riparo delle chiome degli alberi ed aggirare il prato. Nel frattempo è bene che i dodici di presidio alla nave siano attratti a guardare verso la villa... Se è necessario incendiate un'ala della villa. Dovrebbe bastare. Andiamo!"
La loro guida indossò la cintura antigravità e fece loro un gesto: "Per di qua, venite."
Mentre emergevano dalla porta del magazzino, il comunicatore amplificato fu acceso: "Allarme, allarme! Un tentativo di rivolta armata è in atto. I prigionieri Tecno stanno impegnando battaglia. A tutti gli uomini armati, accorrete. Allarme, allarme!"
Il messaggio echeggiò tutto attorno. Il gruppo dei fuggiaschi, frattanto, s'era già tuffato fra gli alberi. Il pomeriggio inoltrato era pieno di lunghe ombre che in parte facilitavano la fuga. Il gruppo non vedeva ancora la nave né gli uomini di presidio. Continuavano a spostarsi variando continuamente velocità, direzione ed altezza dal suolo, fermandosi di colpo al riparo della chioma di un albero e schizzando improvvisamente dietro ad un altro riparo. La voce stentorea ripeteva il suo allarme. Dal primo piano della villa cominciavano ad uscire dense volute di fumo.
Erano circa ad un terzo del loro percorso. La voce amplificata continuava a ripetere monotona, irritante il suo falso allarme. Ora il gruppo poteva procedere più veloce. In breve si cominciò ad intravedere fra gli alberi la parte alta della Raggio. Cominciò l'ultima parte dell'avvicinamento, con maggiore cautela.
La voce iniziò a lanciare ordini: "Tutti i Vigilanti Anje subito alla villa, ordine di Anje ni Virkoy!" Il nuovo messaggio fu ripetuto più volte. Mar capì che fino ad allora il contingente di presidio alla nave non si era mosso. Sperò che almeno i quattro Vigilanti obbedissero. Il gruppo si sollevò alle spalle della nave, alto, la superò e piombò sul presidio: erano rimasti solo otto uomini. Questi non ebbero il tempo di rendersi conto di nulla e caddero a terra immobilizzati da una decina di paralizzatori.
Mar tirò un sospiro di sollievo. Scesero, disarmarono gli otto uomini, aprirono il portello della nave e vi entrarono veloci. Ognuno degli uomini di Mar andò subito al suo posto di manovra e si prepararono al decollo.
Mar si rivolse alla loro guida: "Se vuoi, puoi tornare indietro, ora."
Il servo guardò Moder che disse: "Sì, vai, torna alla villa. Ma ricorda, io non sono in questa nave!"
L'uomo annuì, riaccese la cintura ed uscì velocemente. Mar guardò l'amico.
"Perché questo ultimo ordine?"
"Non lo so, l'ho detto d'istinto..."
Mar fece spallucce: "Pronti per il decollo?"
"Pronti."
"Contatto!"
La Raggio iniziò a vibrare ed il portello si chiuse. Mar condusse Moder nella sua cellula dove si fissarono l'uno sulla cuccetta e l'altro sul piano anatomico.
"Grazie, Moder."
"Ho fatto il mio dovere."
"Ma ci hai liberati."
"Non avrei potuto farlo, se non fosse stata firmata la resa."
"Davvero? Ne sei sicuro?"
Moder non rispose subito, poi a bassa voce disse: "No, Mar, non ne sono sicuro. Ma così è stato più facile per me decidere."
Mar sorrise: "Grazie, comunque."
La voce del primo navigatore giunse attraverso l'interfonico: "Cinque attimi al decollo, quattro, tre, due, uno, via!"
La Raggio vibrò più forte, Mar si sentì schiacciare violentemente contro la cuccetta. Chiuse gli occhi e fu scosso da un qualcosa di mezzo fra una risata ed un singhiozzo, subito bloccato dalla pressione crescente dell'antigravità. La Raggio sfrecciò veloce verso il cielo aperto, verso lo spazio di Quaryel, mentre la nave con a bordo Anje ni Lusen, Tani e Fukaph, oltre alla rappresentanza delle truppe di occupazione, scendeva non lontano dalle rovine della capitale.
Il comunicatore della Raggio annunciò il ritorno di Mar ma su ordine di questi tacque sulla presenza di Moder. Il Primo Amirò e Dake vollero complimentarsi con Mar. Questi uscì dalla sua cellula e si recò sul ponte di comando.
Il Primo Amirò era compiaciuto: "Governatore Swooney, permettimi di farti i miei complimenti e le mie congratulazioni a nome della Tecnocrazia e mie personali. Questa vittoria in gran parte ti appartiene. Ci vedremo su Quaryel. Presumo che tu ora abbia bisogno di un buon riposo."
"Grazie, Primo Amirò, grazie."
"Ah, e... c'è qui il mio secondo, Ketol ni Ayenzy che chiede l'onore di parlarti."
"Certo, volentieri."
L'immagine del Primo Amirò fu sostituita da quella del suo secondo: "Mar... sei grande. Sei straordinario e non so come ringraziarti... sai a che cosa mi riferisco."
Mar sorrise: "Quella, di battaglia, non è ancora vinta, lo sai."
"Sì, è vero. Ma con te al mio fianco, mi sento un altro. Grazie, Mar."
"Sì, Ayenzy. Ci vedremo su Quaryel oppure su Ketol..."
"Tutti qui non fanno che parlare di te... ed anche altrove, tra breve: Mar Swooney, l'eroe di Quaryel!"
Mar sorrise, arrossendo un poco: "Non esageriamo. A presto, Ayenzy."
"A presto, amico mio!"
Poi fu messo in comunicazione con Dake: "Che sollievo! Bentornato fra i vivi, Governatore!"
Mar rise: "Ehi, ehi, mai avuto intenzione diversa..."
"I tuoi uomini sono in delirio. Siamo fieri di te, siamo fieri di essere gli uomini del Governatore Swooney. Ti aspettiamo con impazienza per festeggiare."
"Dake?"
"Sì?"
"Volete fare qualcosa per me?"
"Ma certo, qualsiasi cosa."
"Allora lasciatemi due giorni di riposo, ne ho veramente bisogno. Poi faremo baldoria tutti assieme, promesso."
Dake rise: "Tutto qui? D'accordo, Governatore."
"Avete potuto soccorrere la Stella Verde?"
"Non ancora, ma per ora non hanno bisogno di nulla. La nave è ferma ma la vita a bordo procede normalmente. La soccorreremo in seguito, quando la resa di Quaryel sarà effettiva."
"Va bene. A presto, allora. Prepara tutto per il trasbordo e per il ripristino degli armamenti della Raggio."
"Già tutto pronto, Governatore."
"E piantala di chiamarmi Governatore quando non siamo in cerimonie ufficiali."
"Certo... Mar."
Terminata la comunicazione Mar chiamò Moder: "Gli unici che sanno della tua presenza a bordo siamo noi, qui. Se lo sapesse qualcun altro dovrei per forza consegnarti alla Tecnocrazia, e tu non sembri desiderarlo. D'altronde non posso lasciarti libero se non su Ross..."
"Certo, è chiaro." rispose Moder.
Allora uno degli uomini di Mar intervenne: "Governatore, potremmo proporgli di andare su Boar coi nostri... in fondo gli dobbiamo la nostra vita e questo è il minimo che possiamo fare per lui."
Mar rifletté: "Sì, forse." disse e spiegò a Moder il suo progetto per Ross-Boar.
Alla fine l'amico chiese stupito: "Davvero vorresti che io collaborassi con te per l'Operazione Boar?"
"Certo, non è granché, è pur sempre un esilio che ti propongo..."
Moder sorrise: "Accetto di cuore, non potevo sperare in niente di meglio."
"Allora sei dei nostri, Anje ni Moder?" chiese uno degli uomini.
Moder sorrise di nuovo: "Certo, ma se sono veramente dei vostri, sono solo Moder Anje."
La Raggio giunse in prossimità delle altre tre navi rossiane. I tredici uomini si trasferirono sulla Stella Gialla. Non pochi furono sorpresi per la presenza di Moder. Mar spiegò loro quello che aveva deciso a questo proposito.
Dake allora lo prese in disparte: "Quello che hai deciso... è deciso. Ma sei certo di poterti fidare di lui? È pur sempre un nemico e ne vuoi fare un tuo collaboratore su Boar? Hai riflettuto bene?"
Mar annuì: "Certo. Moder è un caro amico, al di là delle vicende che ci hanno visti schierati in campi opposti. Inoltre, vedi, ho giocato a lungo a Go con lui. Quando giochi con qualcuno così a lungo puoi renderti conto a fondo del suo valore e delle sue qualità. Ebbene, chi è onesto nella vita lo è anche nel gioco e chi è disonesto nel gioco lo è anche nella vita. So di poter contare su di lui."
Dake annuì: "Mi fido del tuo giudizio. Nessuno di noi farà mai cenno alla sua presenza qui."
"Bene, Dake. Adesso abbiamo bisogno di un buon riposo tutti e tredici."
A Moder fu assegnata una cellula contigua a quella di Mar. Dake ordinò a tutti di riferirsi a Moder usando il nome di uno degli uomini caduti in battaglia, un certo Melk Arwen. Quando Moder si svegliò gli fu data un'uniforme da soldato rossiano.
Tutte le navi ebbero ordine di atterrare su Quaryel. Moder-Melk fu consegnato a bordo. Gli undici compagni di Mar s'erano accordati con questi sulla versione che dava Moder per scomparso nella fase di avvicinamento durante la fuga verso la Raggio.
Su Quaryel Mar ebbe grandi festeggiamenti da tutto il corpo ufficiali della flotta Tecno. Poi chiese il permesso di tornare su Ross. La Raggio partì con a bordo Mar, Moder-Melk ed altri trentasei uomini. Dopo un viaggio di due giorni e mezzo s.u. furono sopra la Guarnigione. Con segnali luminosi si fece riconoscere e l'ombrello protettivo fu spento. Subito giunse una chiamata dalla Guarnigione.
"Mar... oh, Mar... Mar!" disse Njeiry, visibilmente commosso.
"Sono tornato, amore mio."
"Sì, finalmente. Credevo di impazzire. Sapessi quante volte mi sono sentito tentato di chiudere l'ombrello per entrare in contatto con te, per avere notizie. Come è andata, amore?"
"Abbiamo vinto. Abbiamo perso la Fulmine col suo equipaggio. Sono morti circa dodici milioni di quaryegni... è stato terribile."
"Non vedo l'ora di... Ti amo, Mar, ah, sapessi quanto ti amo!"
Atterrarono su Ross e tutto il personale della Guarnigione era schierato ad attenderli. L'inizio ebbe una parvenza di cerimonia ufficiale ma poi gradualmente si trasformò in una manifestazione spontanea di entusiasmo. Mar riuscì a stento a sottrarsi alla gioia dei suoi uomini e finalmente poté ritirarsi nella sua Residenza dove riabbracciò Njeiry e Vokka.
Nei giorni seguenti fu messo al corrente riguardo a Boar. A poco a poco tornarono gli uomini da Quaryel e le altre cinque navi.
Poi, un giorno, giunse una chiamata da Ketol ni Wole. Mar si recò subito a Niuketol portando con sé Njeiry e Vokka. Il segretario di Wole li attendeva alla porta del transtar.
"Questa giornata scorre, Governatore Swooney. Benvenuti a Palazzo Ketol. Il Capo-Famiglia ha detto di introdurvi subito alla sua presenza. Seguitemi."
Mar si accorse che non li stava conducendo nello studio dello statista, ma nell'ala degli appartamenti privati. Furono fatti accomodare in un salotto arredato in modo semplice ed essenziale secondo il gusto di Ketol ni Wole. Dopo poco l'uomo entrò e per la prima volta Mar lo vide senza la sua calzamaglia rossa ma con un semplice tunicella dello stesso colore.
"Benvenuti nella mia casa, amici. Ho saputo delle tue imprese e devo ringraziarti, Mar. In seguito avrai anche i giusti riconoscimenti ufficiali. Ma ora vorrei essere il primo fra i Capi-Famiglia della Tecnocrazia ad esprimerti il mio profondo apprezzamento. Permettimi perciò di offrirti un segno concreto della mia stima. Se c'è qualcosa che posso fare per te..."
Mar si inchinò lievemente: "Ecco, Ketol ni Wole... ci sarebbe una cosa che ti vorrei chiedere... so di forzarti la mano e spero che tu mi perdonerai se... se oso tanto..."
Un sorriso fugace aleggiò per un istante negli occhi di Wole: "Chiedi, al massimo rischi un no di risposta."
"E non ti offenderai?"
"Se è quello che immagino, penso di no."
Mar lo guardò incuriosito: "Immagini?"
"Certo. Ho un ottimo servizio informazioni. Ci sono poche cose che mi interessano personalmente che io non sappia."
Mar guardò perplesso Njeiry che gli fece un cenno di incoraggiamento.
"Tu una volta mi dicesti che non volevi che io mi intromettessi in ciò che riguarda la tua Famiglia..."
"Sì... Continua."
"Per un'ultima volta, invece, vorrei farlo. Ti chiedo formalmente di concedere la tua autorizzazione al matrimonio di Ketol ni Ayenzy con Ilay Swooney."
Di nuovo un sorriso fugace guizzò negli occhi di Wole: "Sei astuto, Mar Swooney. Ma se io rifiutassi?"
"Sei tu il Capo-Famiglia dei Ketol e la tua parola è legge per la tua Famiglia."
"Ilay è pur sempre un servo, anche se ora si chiama Swooney."
"Certo, così come io sono pur sempre un ragazzo di borgata di oscure origini e con il passato poco onorevole che tu conosci, anche se oggi mi si chiama Governatore."
Ketol sorrise: "Ma oggi sei l'eroe di Quaryel."
"Ed oggi Ilay è affiliato all'eroe di Quaryel." rispose Mar sereno, ed aggiunse: "Eppure l'eroe di Quaryel ed il ragazzo sfruttato, come ben sai, sono la stessa persona. Non credo che sia così importante l'etichetta, ma il contenuto."
"Giusto. Ma allora perché hai dato il tuo nome, un'etichetta in fondo, a questo Ilay?"
"Perché pensavo che tu dessi più peso alle etichette che ai contenuti... senza offesa, Capo-Famiglia."
"Non smetterai mai di sorprendermi, Mar. Ti offro un segno concreto del mio apprezzamento per la vittoria di Quaryel... e tu mi chiedi qualcosa che non ti dà nulla... se non forse la soddisfazione di aver piegato il Capo-Famiglia dei Ketol. Un altro al tuo posto avrebbe chiesto un monte di crediti, o cariche, o beni, o che so io... onori! A meno che questo sia solo per veder legato il nome degli Swooney a quello dei Ketol."
Mar arrossì: "Non è certo per questo, non ci avevo neanche pensato, ti prego di credermi!"
Ketol sorrise divertito: "Ti credo, ti credo... ma comunque, come mi spieghi questo tuo interessamento ad Ayenzy e ad Ilay?"
Njeiry prese la parola: "Permetti che sia io a rispondere, Ketol ni Wole..."
"Certo, dimmi dunque."
"Mar, nonostante le apparenze, è un istintivo. Quando qualcuno gli è simpatico, fa del tutto per vederlo felice. Se invece qualcuno gli è antipatico, semplicemente lo ignora; non farebbe mai del male volontariamente. La sua felicità consiste nel vedere le persone attorno a sé felici... È un romantico, il mio Mar, anche se un romantico con i piedi per terra. La sua forza sta proprio nel fatto che non desidera niente per se stesso. Per questo lo amo, per questo i suoi uomini gli sono tanto affezionati. È un romantico e quando vede che due si amano, desidera, cerca la loro felicità. Solo in un campo è però un ingenuo: nel campo dei suoi affetti. È abile nel manipolare la gente che non stima, i nemici. Ma è incapace di manipolare una persona che stima o che gli è amica."
Ketol lo interruppe: "Sì, sono d'accordo con te. Ma il tuo sposo non mi ha ancora dato un buon motivo per far sposare Ayenzy con Ilay."
Mar scosse il capo: "L'unico vero buon motivo è che la loro non è una... tresca, come dicesti tu un giorno, ma vero amore. E due che si amano, perché non dovrebbero sposarsi?"
"Molti matrimoni cosiddetti d'amore, poi falliscono. Molti matrimoni cosiddetti d'interesse, poi si rivelano solidi."
"Forse è vero... Ma la scelta dovrebbe riguardare solo i due diretti interessati, non le persone loro attorno. Comunque, Ketol ni Wole, io ho esposto la mia richiesta alla tua generosa offerta... attendo ora una tua cortese risposta."
"Oh oh, il nostro eroe sta diventando brusco!"
Njeiry strinse un braccio a Mar: "No, Capo-Famiglia Ketol, Mar sa bene di non poter accampare nessuna pretesa su di te. Ti chiediamo scusa per il disturbo..."
Ketol si alzò ed anche Mar e Njeiry.
"Questo è il vostro Vokka, vero?" chiese Wole.
"Sì, il nostro primo figlio."
"Se volete accettare un piccolo dono... vorrei che quando sarà in età giusta, venisse a studiare nella scuola di Famiglia dei Ketol."
Njeiry abbozzò un sorriso e guardò Mar. Questi sembrò confuso.
"È un onore, Capo-Famiglia..." mormorò Mar.
"Accettate?"
Fu Njeiry a rispondere: "Sì, certo. Grazie."
"Ora io devo andare. Se volete attendere qui ancora un attimo... c'è ancora una formalità da compiere."
Wole uscì. Dopo poco entrò il suo segretario.
"Governatore Swooney, c'è un membro della Famiglia Ketol che chiede udienza."
"Sono ospite dei Ketol. È il benvenuto."
Il segretario allora aprì la porta e fece un cenno. Entrò Ayenzy.
"Ayenzy!"
"Mar... Njeiry... grazie di cuore, grazie di tutto."
Njeiry scosse la testa: "Abbiamo tentato, Ayenzy, abbiamo fatto del nostro meglio..."
"Lo so e grazie a voi ora posso venire su Ross per prendere il mio Ilay e portarlo su Niuketol senza sotterfugi. Fra tre giorni sarà steso il nostro contratto di matrimonio!"
"Sarà... fra tre giorni? Ma Wole... sembrava che..."
"Prima di convocarvi mi aveva già dato l'autorizzazione a sposarmi, però mi aveva imposto di non dirvelo, di non farvelo sapere."
"Ma allora, perché..."
"È fatto così. Si voleva divertire a sentire come avreste cercato di convincerlo."
Si abbracciarono e il piccolo Vokka sentì l'aria di festa e rise.
Tornarono tutti su Ross ed Ayenzy riportò su Niuketol Ilay ed il fratello Nymy. Mar poi parlò con i prigionieri UPO che aveva su Ross e propose loro l'alternativa: essere esiliati in Boar o essere trasportati su Quaryel e consegnati alle autorità di occupazione della Tecnocrazia. Quasi tutti scelsero di tornare su Quaryel. Là, nel frattempo, il Primo Amirò stava riorganizzando il pianeta. Furono sequestrate tutte le armi e furono imprigionati tutti i più grossi nomi del pianeta, in totale circa seimila persone. I meno importanti furono esiliati su lontani pianeti, i più importanti furono inviati su Ross in piccoli gruppi.