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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 21
LA RESA DI QUARYEL

Finita la comunicazione Mar tornò sul ponte di comando. Dake gli comunicò che il Raggio era quasi pronto e trentasette volontari erano pronti ad accompagnarlo. Mar ringraziò ma chiese di ridurre al minimo indispensabile l'equipaggio: ognuno di loro infatti rischiava un viaggio senza ritorno. Dopo molte proteste da parte dei volontari, l'equipaggio fu ridotto ad undici uomini. Mar era commosso per l'affetto e l'entusiasmo dei volontari.

Tornò nella cellula, registrò diversi messaggi ufficiali e personali, li sigillò, chiuse la cellula e ne affidò il congegno di apertura a Dake. Poi chiese che tutti gli uomini indossassero quanto di più simile ad un abito civile si potesse trovare a bordo e si trasferì con i volontari sul Raggio, ora completamente disarmato. Si assicurò che a bordo non ci fosse assolutamente nessuna arma, neanche un anello laser o un paralizzatore. Quindi dette l'ordine di partenza.

Dopo poche ore atterrarono nel luogo indicato da Tani. Era un grande prato limitrofo ad una residenza di riposo degli Anje, una villa lontana da qualsiasi centro militare, industriale o civile.

Una voce risuonò nel comunicatore: "Quanti uomini ci sono a bordo?"

"Dodici in tutto."

"Aprite il portello principale di sbarco ed uscite tutti in fila, completamente nudi, le mani alzate, palmi disgiunti e dita aperte. Muovetevi lentamente. Per primo esca Mar Swooney."

"Ricevuto. Eseguiamo."

"Vi avverto: se restasse un solo uomo nella nave, verrà ucciso. Nello stesso modo, se uno solo di voi compirà un gesto sospetto, verrà ucciso immediatamente."

"D'accordo."

Mar si denudò e con lui gli altri undici. Poi lentamente, le mani alzate, si presentò sul portello aperto. Dopo pochi istanti fu avvicinata una macchina semovente con una lunga scala telescopica. Mar prese a scendere. Dietro di lui intravide il primo dei suoi uomini seguirlo. Giunto a terra, si guardò attorno, incerto. Dalla villa giunse una voce amplificata.

"Camminate verso la casa, sempre in fila per uno e ben distanziati."

In quella parte di Quaryel era già l'inizio della quarta stagione ed il clima era ancora discreto, cosicché nonostante la nudità Mar si sentiva bene. Avanzò tranquillamente, anche se le braccia alzate cominciavano a pesargli. Quando fu ad un centinaio di passi dalla villa, udì di nuovo la voce.

"Fermi tutti!"

Mar aveva voglia di girarsi per vedere i suoi compagni, ma pensò più prudente non farlo. Una delle grandi porte a diaframma della villa si aprì e ne uscirono diversi uomini in fila per tre. Ogni fila era composta di uomini del Governatore Tani in livrea grigio ed arancio, Vigilanti degli Anje in spray-tuta celeste e finiture nere e Agenti UPO in spray-tuta nera. Tutti erano armati di laser pesanti, non un solo uomo aveva in mano un paralizzatore. Era chiaro che alla minima incertezza sarebbero stati uccisi.

Ogni gruppo di tre uomini circondò uno dei volontari di Mar. Anche questi fu circondato, ma da sei uomini. Uno di questi gli premette il laser sulla schiena.

"Avanti, lentamente."

Così entrò nella villa. Fu perquisito e verificato minuziosamente con complessi rivelatori a raggi. Quindi una voce disse: "Siedi. Tra poco ti sarà portato un abito."

Sedette e si guardò lentamente attorno. I sei uomini non lo perdevano di vista un attimo, i laser sempre pronti. Notò nei loro occhi le espressioni più diverse: freddezza, curiosità, determinazione, ma non trovò né ostilità né amicizia. Certo, sarebbe stato strano leggervi amicizia. Ma gli sembrò curioso che in nessuno ci fosse ostilità. Lui era pur sempre un nemico, un traditore, un massacratore, per loro.

Dopo poco entrò un servitore degli Anje recando una tunicella bianco-panna. Era un abito civile che non indicava nessun rango né ruolo particolare né funzione. Non era né ricco né povero. Un abito neutro, in un certo senso. Gli fece piacere: non volevano né onorarlo né disprezzarlo: era un buon inizio.

Appena si fu vestito, il servo uscì. Entrarono allora tre persone che si qualificarono: il segretario di Tani, il segretario del Capo-Famiglia Anje ed il secondo del Comandante. Sedettero di fronte a Mar.

Questi chiese subito: "Che ne è dei miei uomini?"

"Per ora godono dell'immunità come te. Sono confinati nell'ala della villa che ti è assegnata per il tempo che resta, sempre sorvegliati a vista. Restano al tuo servizio per questo tempo, poi si vedrà. Seguiranno più o meno la tua sorte, qualunque essa sia." rispose il segretario degli Anje.

"Grazie. Ed ora vogliamo parlare di questi due giorni standard che ci restano?"

"Certo. Hai chiesto tu questo incontro, dunque a te fare le proposte."

Mar annuì: "Sì. Chiedo di incontrare subito le persone che rappresentate per esporre con chiarezza il motivo della mia visita e concordare l'eventuale prosecuzione dei colloqui. Chiedo inoltre, per la mia e la loro tranquillità, che tutto quanto detto negli incontri sia registrato in quattro copie. Ciò potrà aiutarci ad evitare equivoci e malintesi. Non ho altro da chiedere."

"Non puoi anticipare a noi gli argomenti che tratterai?"

"No. Non per sfiducia, ma solo perché se avessi voluto parlare per interposta persona non sarebbe stato necessario che venissi su Quaryel."

Il segretario di Tani annuì: "Mi sembra logico. Non ci resta che andare a riferire. Ti preghiamo di attendere."

I tre si alzarono ed uscirono. Dopo pochi minuti Mar fu scortato in un altro ambiente: era uno studio ben arredato e luminoso. Dietro una grande scrivania di legno scolpito ed intarsiato, erano seduti Tani, Lusen e Fukaph. Da un lato c'erano i loro tre segretari con quattro apparati di registrazione digitale di suoni ed immagini. Mar fu fatto accomodare su una sedia al centro della stanza ed i sei uomini armati si disposero contro la parete dietro di lui.

"Bene, Swooney, siamo pronti ad ascoltarti." disse Tani.

"Grazie, cittadini. Non speravo tanto, quando ho tentato. Il fatto di essere qui mi sembra già un buon inizio. Sarò breve, conciso. La battaglia di Quaryel non è stata favorevole alle vostre forze, benché vi siate battuti con onore, perizia e determinazione. Credo che nella vostra situazione anche io avrei reagito nello stesso modo. Ma ormai, lo sapete bene, l'unica arma che vi resta è la vostra vita, contro una flotta ancora in piena efficienza.

"Il Primo Amirò della flotta della Tecnocrazia vi ha offerto la resa e sarebbe sua intenzione non sacrificare altre vite, specialmente fra la popolazione inerme di Quaryel. Ma di fronte alla vostra decisione di resistere fino all'ultimo uomo non gli resterebbe altra soluzione che annientare tutta al popolazione di Quaryel... fino all'ultimo uomo. Ma che senso avrebbe? Ogni guerra costa molte vite umane, troppe... perché alzarne il prezzo senza alcuna contropartita?

"Vedete, io, venendo qui, rischio coscientemente la mia vita. Nello stesso modo la rischiano tutti e undici gli uomini venuti con me, Ma è stata una scelta nostra, libera, infatti sono tutti volontari. Se ne erano presentati trentasette, ma ho chiesto di ridurre al minimo il loro numero per non rischiare vite inutilmente. Questo è il succo del mio discorso: cerchiamo di non giocare neanche una vita in più di quelle che già sono state spente."

Un lungo silenzio seguì le parole di Mar.

Poi Fukaph prese la parola: "Non è l'UPO ad aver voluto questa guerra. Noi e solo noi siamo nella legalità."

"Non sono venuto per discutere di questo, non è compito mio. Evidentemente, per lo stesso fatto di essere da parti opposte, abbiamo un diverso concetto riguardo alla legalità..."

Fukaph insisté: "Non mi interessa conoscere il concetto di un traditore..."

Mar l'interruppe: "Ti prego, Comandante Generale. Non è neanche la mia persona l'oggetto di questo incontro. Ci sono, credo, cose ben più importanti che non l'ideale politico e la valutazione del singolo, qui. Qui stiamo discutendo sulla vita di centinaia di milioni di persone!"

Tani annuì: "Sì, vi prego, amici, cerchiamo di sorvolare, almeno per questi due giorni, sulle idee politiche e sulle vicende personali. Ho accettato questo incontro e credo anche io che sia importante discutere piuttosto sul destino dei quaryegni ancora in vita. Se le Potenze Eterne ci assistono, è almeno il novanta o il novantacinque per cento della popolazione che ancora non sa quale sarà il suo destino. Devo ammettere che il nemico, in questa battaglia, ha attaccato essenzialmente obiettivi militari e non civili, a parte pochi inevitabili errori. Cerchiamo perciò di centrare il problema."

Lusen taceva. Fukaph riprese la parola: "Io ho giurato fedeltà all'UPO, non alla popolazione civile di Quaryel!"

Mar alzò un sopracciglio: "Ma... scusami, che cosa è l'UPO? Se ricordi bene il significato della sigla, è l'Organizzazione dei Pianeti Uniti. E tutte le autorità dell'UPO, nessuna esclusa, se non vado errato, hanno sempre affermato di agire a nome ed a vantaggio dei popoli uniti dei pianeti della Galassia. Come puoi ora affermare di essere fedele all'UPO e disinteressarti della sorte del popolo che ne è parte essenziale? È assurdo, non credi?"

Fukaph si agitò a disagio: "Non si tratta qui della popolazione della Galassia, ma solo di una piccola parte..."

"C'è poi molta differenza? Voi siete responsabili proprio di questa piccola parte, non di tutta la Galassia. Il vostro dovere è proprio verso gli abitanti di Quaryel."

Finalmente prese la parola Lusen: "Swooney, cerchi di insegnarci la morale? Proprio tu?"

"Se quello che dico è giusto, anche se chi lo dice fosse un traditore, diventa forse per questo meno giusto? Se un uomo retto affermasse che tu sei un maschio ed invece un uomo corrotto dicesse che tu sei una femmina, non sarebbe pur vero che l'uomo retto questa volta mente ed il corrotto per una volta dice la verità?"

"Ma gli Anje non possono arrendersi al nemico: preferiscono morire in battaglia."

"Nobili parole, Lusen. Ma... vorrei che me le dicesse ognuno degli Anje, ed anche ognuno degli uomini legati agli Anje. E saremmo comunque ancora ben lontani dalla totalità degli abitanti di Quaryel. Chi sei tu, Lusen, per decidere sulla vita e sulla morte di centinaia di milioni di persone? Sei forse Dio, tu? No, Lusen, non prendere queste mie parole come un'offesa. Non sono qui per offendere, non ne ho né diritto, né volontà, né interesse."

Tani sorrise amaro: "È strano che il nemico di Quaryel si erga ora a suo difensore."

Mar rispose pronto: "Infatti, è ben strano. Dovreste essere voi a difendere la vita di questo pianeta e non solo con le armi finché ne avevate, ma con ogni altro mezzo. Difendere fino all'ultimo uomo perché viva, non perché muoia. Inoltre, permettimi Governatore Tani: chi vi parla non è affatto un nemico di Quaryel, né degli Anje, né di Tani o di Fukaph... è solo un nemico di un sistema che non amava e che perciò non ha né rispettato né difeso... È diverso, mi pare. Ma sto ricadendo su valutazioni personali e ve ne chiedo scusa."

Un altro lungo silenzio.

Poi Mar riprese: "Ascoltatemi, non vi chiedo una risposta immediata. Ci restano due giorni standard scarsi. Riflettete su quanto vi ho detto. Se lo reputate opportuno, potrei parlare con i membri della Famiglia Anje e con lo Stato Maggiore delle Forze di Sicurezza di Quaryel, e con te ed i tuoi Consiglieri, Tani... Cerchiamo di fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma evitiamo una inutile strage."

Lusen lo guardò duramente: "Non si può rinunciare ai propri ideali solo per la voglia di vivere."

"Già. Ma non si può neanche difendere senza frutto i propri ideali spendendo milioni di vite che non ci appartengono! Prova, Lusen, a chiedere ai tuoi uomini, ai più umili lavoratori, se preferiscono morire per gli Anje o vivere sotto un governo nemico... Ma non chiederlo come Capo-Famiglia. Travestiti da lavoratore, chiedilo a chi non ti riconosce... e medita. Io vengo dal basso, Lusen. Io ho sofferto e credo di sapere quale sarebbe la risposta.

"Uno dei tuoi ex dipendenti è ora un mio collaboratore su Ross. Certo, è leale e fedele agli Anje perché hanno sempre difeso la sua esistenza, la sua vita, la sua famiglia... Ma non accetterebbe di essere usato come una pietra da spendere e perdere ad occhi chiusi per un ideale che forse non condivide. Lusen, rifletti, per favore. Sono certo che se ci fosse qui Moder, capirebbe quello che intendo dire, anche se è ancora giovane."

Lusen scattò: "Anche lui è pronto a morire piuttosto che arrendersi!"

Mar sorrise: "Bene. Vuoi chiamarlo qui, ora?"

Lusen sorrise sarcastica: "Come credi, anche se è una cosa del tutto secondaria. Ma mi diverte l'idea di smontare la tua sicumera." disse e premette un pulsante: "Rintracciate Anje ni Moder che venga qui al più presto. Priorità assoluta su tutti i transmen di Famiglia."

Mar si guardò attorno. I segretari e gli uomini armati erano impassibili. Tani giocherellava con un plastiglietto arancione. Fukaph aveva le labbra serrate, un pugno appoggiato sul piano della scrivania, gli occhi bassi quasi chiusi e stava immobile. Lusen si appoggiò al sensi-schienale, che gli si adattò subito alla schiena, e guardò Mar con intensità.

Mar allora guardò di nuovo Tani: "Governatore, tu sei il rappresentante civile dell'UPO su Quaryel... in un certo senso sei l'intermediario fra i quaryegni e le strutture dell'UPO. La tua fedeltà all'UPO è fuori discussione, infatti sei ancora il Governatore di Quaryel. In questa situazione tu che cosa decidi?"

Tani posò il plastiglietto e guardò Mar: "Un governatore, come tu sai bene, non è un potente: è solo un burocrate. Suo compito è garantire l'applicazione della legge, non prendere decisioni politiche. Comunque il mio parere come cittadino, e ripeto, non come Governatore di Quaryel, è che si debba trattare una resa onorevole, cercando di salvare il salvabile."

Fukaph lo guardò sorpreso. Tani sorrise: "Sì, Comandante Generale. E se questo basta per accusarmi di... di tradimento, ti dirò che ormai per me non ha più molta importanza soccombere ai tuoi uomini o a quelli del nemico. Morto per morto, o prigione per prigione, non fa molta differenza."

Mar insistette: "Ma, Governatore, tra i tuoi doveri non è compreso quello di garantire che tutta la popolazione possa godere a pieno dei suoi diritti?"

"Sì, in un certo senso è così."

"E nella Carta Fondamentale dell'UPO non è scritto che il primo inviolabile diritto di ogni cittadino è il diritto alla vita? Per questo infatti fu soppressa in tutta la Galassia qualsiasi forma di condanna a morte, se ben ricordi."

"È giusto, è proprio così."

"E puoi ora assistere ad una vera e propria condanna a morte di un intero pianeta, del pianeta di cui sei Governatore, senza reagire? Non mancheresti al tuo dovere se lasciassi eseguire una simile condanna a morte, una simile violazione della Carta Fondamentale senza almeno tentare di evitarla?"

Seguì un ulteriore silenzio carico di tensione. Fukaph stava per parlare quando fu annunciato l'arrivo di Moder.

"Fatelo entrare subito!" ordinò Lusen.

S'aprì la porta. Moder era fermo in piedi e subito il suo sguardo incrociò quello di Mar. Questi cercò di leggere in quello sguardo dritto e fermo una qualche emozione, ma non vi riuscì. Moder avanzò nella stanza, guardando ora la Capo-Famiglia.

"Eccomi, Lusen, ho fatto più in fretta possibile."

"Grazie, Moder. Qui c'è Swooney, che conosci bene. Deve rivolgerti una domanda: ti prego di rispondergli in tutta franchezza."

Moder guardò di nuovo Mar: "Questo pomeriggio scorre, Mar."

Era il primo, su Quaryel, a salutarlo con la consueta formula di cortesia.

Mar accennò un sorriso: "Sì, ancora scorre, Moder. Ascoltami con attenzione: le forze della Tecnocrazia e Quaryel hanno giocato le loro mosse. Conosci bene la situazione attuale. Il Primo Amirò delle forze a voi nemiche ha chiesto a Quaryel la resa. Tu che faresti, se la decisione dipendesse interamente da te?"

Moder ebbe un lieve ammiccamento per far capire a Mar che aveva colto la sottile analogia con una partita di Go.

Poi disse, a voce bassa: "Perdo in tredici mosse!" Quindi aggiunse con un tono normale: "La partita è vinta dalla Tecnocrazia, è chiaro. Non servirebbe a nulla proseguirla: la sconfitta è certa e non può essere alleviata. Dipendesse da me, dichiarerei la resa immediata."

Lusen sembrò sbiancarsi in volto, non si capiva se più per la sorpresa o la rabbia.

Moder continuò: "Ma la decisione non è in mano mia. Se il Capo-Famiglia decide di continuare la partita fino all'ultima pietra, non sta a me rifiutarlo. Gli devo lealtà ed obbedienza e sono pronto a spendere la mia vita... anche sapendo che è del tutto inutile."

Così dicendo fece un breve inchino verso Lusen e tacque.

Mar guardò Moder, poi Lusen, poi disse: "Questa è la risposta che mi attendevo da Anje ni Moder ed è degna di lui e di un Anje. In sostanza è quello che ti dicevo: lui, come persona, vede inutile lo spargimento di sangue che hai in mente. Rifletti, Lusen, segui il mio consiglio. Riunisci il Consiglio di Famiglia prima di ribadire la tua decisione."

Allora Tani si alzò: "Propongo di riunire i nostri consiglieri, discutere nei tre gruppi separati la questione, con o senza la presenza di Swooney come meglio ci pare, poi riunirci di nuovo per prendere una decisione definitiva."

Anche Fukaph si alzò: "Sono d'accordo. Diamoci un termine, però."

"Possiamo ritrovarci fra... diciamo cinque ore tempo locale?"

Lusen si alzò a sua volta: "Va bene." Poi si rivolse agli uomini armati: "Accompagnate Swooney nella stanza a lui riservata. A parte i suoi uomini e sempre alla vostra presenza, non deve parlare con nessun altro, a meno che sia uno di noi tre a convocarlo."

I sei uomini armati si avvicinarono a Mar che a sua volta si alzò in piedi.

Moder allora chiese: "Capo-Famiglia Lusen, ti prego di concedermi di parlare con Swooney per alcuni minuti."

Lusen corrugò la fronte: "Va bene, concesso. Sempre alla presenza della scorta armata, però."

"Grazie, Lusen."

Mar fu accompagnato al secondo piano e Moder lo seguì. Giunti nella sua stanza, Mar sedette e fece cenno a Moder di accomodarsi.

"Mar, è una sorpresa rivederti... ora."

"Davvero?"

"Beh... in parte."

"Cosa volevi dirmi, Moder?"

"Ascolta: quello che stai facendo è nobile, anche se un po' pazzo. Qualunque sarà la risposta, tu rischi di essere arrestato, tradotto davanti ad una corte marziale e condannato. Sai che in tempo di guerra, per i traditori, è ristabilita la pena di morte... e se anche si dichiarasse la resa... prima che sia firmata faranno in tempo ad eseguire la sentenza. Nessuno ti può salvare... Io devo obbedienza alla mia Famiglia e non posso fare nulla per te... e me ne dispiace molto. Ecco, volevo solo che tu sapessi questo."

Mar scosse il capo sorridendo: "Lo so, Moder, e ti ringrazio. Non mi aspetto nessun aiuto per quanto riguarda la mia vita. Sapevo e so che quasi certamente l'avrei persa. Ma tu hai già fatto molto per me dicendo quel che hai detto a Lusen. Cerca di fare in modo che, se la mia vita sarà presa, non sia inutilmente."

"Certo, Mar, farò del mio meglio. E... Mar?"

"Dimmi."

"Grazie per questa ultima, bellissima lezione. Finché avrò vita, ti giuro, non la dimenticherò."

Moder uscì precipitosamente dalla stanza per non far vedere la commozione che si era impadronita di lui. Mar chiese allora di incontrare i suoi uomini. Li mise al corrente sull'accaduto e chiese loro come fossero stati trattati. Parlarono per un po', quindi decisero di riposare per qualche ora.

Mar si era addormentato da poco quando fu scosso e risvegliato.

"Il Governatore Tani ed il suo Consiglio ti attendono."

Mar si alzò prontamente e scese con la sua scorta. Tani era in una saletta del pian terreno con i suoi quattro consiglieri ed il segretario. Dalle finestre si vedeva il cielo incupirsi e la luna sorgere, pallida e rosata.

"Swooney, la nostra riunione è stata breve. Abbiamo discusso due temi: la resa e la tua situazione. Riguardo alla prima siamo tutti d'accordo che è nostro dovere in questo frangente accettare la richiesta di resa. Perciò, per quanto potrà pesare il mio parere, sarà nel senso da te proposto."

"Grazie, Governatore Tani."

"Già. Riguardo alla tua persona..."

"È un argomento secondario. Non ho nulla da chiedere per me. Chiedo solo che i miei uomini non debbano seguire la mia sorte. Sono qui solo perché senza di loro io non sarei potuto venire."

"Per loro vedremo che cosa si può fare. Riguardo a te, dicevo, scaduta l'immunità promessa... dovrò ordinare il tuo arresto e la formazione di un tribunale speciale. L'unica cosa che posso tentare è chiedere clemenza, tenendo conto di questa tua missione... ma non so se potrà servire. In altre condizioni ci sarebbe forse la possibilità di evitare una condanna a morte. Ma non condannarti a morte, se si accetta la resa, equivarrebbe a non condannarti del tutto. D'altronde se non si accettasse la resa, il non condannarti a morte equivarrebbe al farti morire con noi per opera della flotta della Tecnocrazia. Vedi che la situazione è senza via d'uscita."

Mar annuì.

"Prima di lasciarti, comunque, permetti che ognuno di noi ti saluti... Governatore Swooney."

Mar lo guardò sorpreso: da che era sceso su Quaryel era la prima volta che qualcuno gli riconosceva il suo rango.

"Perché mi chiami Governatore?" gli chiese a mezza voce.

"Finché non sarai giudicato, il tuo rango ti compete di diritto. E non ho altro mezzo, ora, per esprimerti la mia stima."

Mar fu riaccompagnato nella sua stanza.

Moder nel frattempo aveva raggiunto Lusen che stava radunando il Consiglio di Famiglia. Quando furono tutti presenti, fece ascoltare la registrazione del colloquio con Mar. Qualcuno fece notare che il suggerimento di Mar di ascoltare la gente comune poteva avere un senso. Qualcun altro rispose che, quand'anche fosse sensato farlo, ne mancava il tempo materiale. Inoltre un semplice sondaggio di opinione fatto su un piccolo campione non poteva essere considerato probante.

Moder si accorse che nel Consiglio non stava emergendo nessuno schieramento netto e preciso. Anche chi dichiarava la sua scelta lo faceva con tali e tante sfumature, con motivazioni così diverse, che pareva impossibile giungere ad una decisione unanime. Moder allora si appartò con alcuni membri del Consiglio che parevano più vicini alla sua idea.

"Dobbiamo chiedere che Swooney venga qui... lui sa parlare bene, sa essere convincente..."

Così, dopo un breve dibattito la proposta fu messa ai voti ed accettata. Mar fu di nuovo svegliato e convocato. Lusen gli dette la parola. Mar si concentrò un attimo, poi prese a parlare. Parlò per quasi un'ora, con tono calmo, misurato ma appassionato e sincero. Usava un tono rispettoso ma sicuro di sé ed a volte crudo. Tenne un contegno dignitoso, ma semplice. Smontò le obiezioni ad una ad una di mano in mano che si presentavano. Pose domande ed interrogativi, fece esempi, insisté su alcuni punti chiave.

Infine concluse: "Come Famiglia, è chiaro, non posso dirvi nulla che vi possa convenire. Se non vi arrendete, gli Anje cesseranno di esistere assieme a Quaryel. Se vi arrendete, quasi sicuramente sarete esiliati su Ross. In un caso o nell'altro è la fine della Famiglia Anje nella Galassia. Vorrei potervi presentare un'alternativa migliore, ma mentirei se ne avanzassi una. Ma, vi chiedo, siete qui per decidere sulle sorti della Famiglia e dei suoi mille seicento anni di storia, o sulle sorti di decine e decine di milioni di quaryegni che hanno servito fedelmente gli Anje? Volete forse affermare che la vita di un solo Anje vale la vita di quasi un milione di quaryegni? Il problema è tutto qui. Se siete convinti che la vita di uno di voi vale tanto, ebbene... spero che gli Anje siano sterminati. Se no... a voi la conseguenza. Se non avete altro da chiedermi, io non ho altro da aggiungere. Ormai non farei che ripetermi."

Un silenzio greve cadde nella sala.

Poi Giakish, uno dei più vecchi, chiese la parola: "Dicci, Swooney, cosa ci guadagneresti tu dalla nostra resa?"

Mar lo guardò sorpreso: "Io? Guadagnarci? Non lo so, onestamente. Non ci ho pensato. Ho pensato a quello che rischiavo venendo qui, è naturale. Ma non a cosa ci potevo guadagnare. Forse... forse la soddisfazione di concludere la mia vita da uomo... forse l'illusione di essere così veramente un essere umano e non una semplice componente di un sistema, non un semplice numero in codice... ma non so. Forse di avere la stima di chi mi conosce, ma soprattutto di avere il rispetto di me stesso. Ogni giorno, svegliandomi, mi sono chiesto se potevo avere stima per me stesso. C'è stato nella mia vita un periodo in cui la domanda mi bruciava e credevo che la risposta fosse un no. Ma da un certo tempo la risposta è sì... ed anche ora. Certo, la stima degli altri è importante, ma l'autostima è essenziale. Non so se c'è altro che posso guadagnarci, oltre ad una morte certa."

Lusen lo incalzò: "Ma non è seducente sentirsi martiri di una giusta causa?"

Mar sorrise: "Sì, e tu me lo insegni, Lusen. Ma è una seduzione a cui bisogna cercare di sfuggire con tutti i propri mezzi!"

Lusen distolse lo sguardo, imbarazzata. Un forte brusio di voci percorse la sala in un crescendo di toni. Lusen si alzò.

"Basta. Silenzio. Swooney ci ha detto quanto aveva da dirci. Sia riaccompagnato nella sua stanza. Noi prenderemo la nostra decisione."

Mar, accompagnato dalla scorta, si gettò sfinito sul letto, ma presto fu svegliato di nuovo.

"Sono passate le cinque ore..."

Mar riaprì gli occhi arrossati dalla stanchezza. Nello studio erano tutti già riuniti. All'arrivo di Mar si accesero i registratori e la seduta ebbe inizio.

Lusen prese subito la parola: "Io, Capo-Famiglia Anje ni Lusen, ascoltato il consiglio di Famiglia, dichiaro di essere pronta a trattare la resa con le autorità della Tecnocrazia."

Tani annuì: "Io, Governatore Estee Tani, uditi i miei collaboratori, dichiaro di essere pronto a firmare la resa senza condizioni!"

Lusen lo guardò sorpresa: "Senza condizioni?"

"Certo: non abbiamo armi per porre condizioni, siamo realisti!"

Fukaph era impassibile. Senza muoversi, a voce bassa, disse: "Le Forze di Sicurezza non accettano nessuna resa. Vi ricordo che in tempo di guerra tutto il potere è in mano ai militari e che pertanto le decisioni prese da Tani e dagli Anje non hanno alcun valore legale."

Lusen e Tani scattarono in piedi.

Tani protestò veementemente: "La mia carica di Governatore è tutt'ora valida, io rappresento il Governo Centrale a cui l'autorità militare è sottoposta. Perciò il mio parere non può essere privato del suo valore legale e legittimo! Questo è un vero e proprio abuso! Inoltre era tacito accordo, nel momento in cui ci siamo riuniti per ascoltare il Governatore Swooney, che la decisione sarebbe stata presa da noi tre a maggioranza!"

Lusen aggiunse: "È millenaria consuetudine che gli Anje facciano pesare le loro decisioni nell'amministrazione del pianeta Quaryel. Se il Comando disconosce questa consuetudine, sarà la guerra civile!"

Mar notò che i sei armati stavano guardandosi fra di loro indecisi e preoccupati. Allora, senza muoversi dalla sua sedia, intervenne ad alta voce.

"Scusate! Non è questo il momento di mettersi a litigare fra voi! Fukaph, tieni presente che in questa villa e in questa stanza di fatto sei a due laser contro quattro! Cerchiamo di calmarci e di ragionare!"

Fukaph era restato seduto, apparentemente sicuro di sé. Ma un lieve guizzo ritmico dell'angolo delle labbra tradiva la sua tensione: "I miei uomini, sia qui dentro che su tutto il pianeta, sono pronti a morire per far rispettare i miei ordini." disse.

Mar scosse la testa: "Possibile che si debba continuare a parlare di morte e non di vita? Certo, ammesso che tu abbia ragione, hai qui due uomini disposti a morire contro quattro uomini che lotteranno per vivere. Chi lotta per vivere ha il doppio di energia di chi sa che comunque deve morire. Ma non è questo il punto. La debolezza dell'UPO, caro Fukaph è proprio nella sua divisione interna, è proprio nel fatto che tratta di vita e di morte con la stessa leggerezza con cui si gioca con gli 1 e gli 0 nella logica binaria. Sai perché la maggior parte degli Agenti UPO di stanza su Ross ha abbandonato i suoi ufficiali e si è unito ai miei uomini? No? Non te lo sei chiesto? Ma i tuoi Agenti qui forse se lo stanno chiedendo.

"La risposta è semplice: gli ufficiali UPO li trattavano come numeri, i miei ufficiali come esseri umani, come persone. Tu chiedi ai tuoi uomini di morire per un ideale astratto ed una paga. I miei, al piano di sopra, sono venuti qui con me, pronti a morire, per una loro libera scelta, per un loro ideale personale. Questa è la differenza. A questo punto, Fukaph, voglio giocare la mia ultima pietra: dai ordine ai tuoi uomini di uccidermi, di uccidere Tani e Lusen. Ordinalo, così, a freddo, nello stesso modo in cui, a freddo, hai deciso la morte dei tuoi uomini e di tutta Quaryel!"

Fukaph sibilò: "Non ho motivo per dare ordini così assurdi. Non provocarmi!"

"Sei tu a forzare la situazione, Fukaph. Sei tu che hai già deciso di dare questo ordine, di fatto. Alcuni morti con qualche ora di anticipo, che differenza fa? Ah, capisco: in un caso puoi sempre dire che è la crudeltà del nemico ad ucciderci... sì, è un comodo alibi..."

Mar con la coda dell'occhio spiava le reazioni dei sei uomini armati. I due Agenti UPO erano incerti, il laser spianato ma puntato chissà dove, contratti, pronti a sparare su chissà cosa. Gli altri quattro invece avevano i laser spostati in direzione dei due Agenti, anche se non puntati. Mar vide che anche Fukaph aveva notato quel cambiamento. Come avrebbe reagito?

Poi notò che Lusen sedeva nuovamente, con lentezza, appoggiava le mani su lucido ripiano del tavolo, le dita distese, bene in vista, quasi stesse carezzando gli intarsi del ripiano. Poi d'improvviso le sue mani si mossero nervosamente, impercettibilmente e tutte le dita premettero con forza. Mar vide il lampo di un laser e perse la conoscenza.

Si risvegliò sentendo un formicolio su tutto il corpo. Cercò di mettere a fuoco la vista e vide Moder chino su di lui e diversi Vigilanti degli Anje alle sue spalle.

Con voce impastata riuscì a chiedere: "Moder?"

"Sì, Mar, sei ancora vivo."

"Cosa... cosa è successo?"

"Lusen ha azionato un sistema nascosto di paralizzatori e siete caduti tutti, lei esclusa. Fukaph è nostro prigioniero. Lusen e Tani hanno trasmesso alla flotta della Tecnocrazia un messaggio di resa. Attendono una nave Tecno che li prenda a bordo. Io ho l'incarico di sorvegliarti. Non so perché Lusen abbia scelto proprio me... proprio me..."

"E le forze UPO?"

"Per il momento sono tranquille, non sanno ancora dell'accaduto anche se da due ore non hanno più notizie del loro Comandante. Anche lui sarà imbarcato sulla nave."

"Fra quanto arriverà?"

"Fra un'ora, tempo locale."

"Io resterò qui?"

"Si, purtroppo, ma..."

"Ma?"

"Niente, Mar, non chiedermi altro, ti prego."

"Va bene, Moder. Puoi aiutarmi ad alzarmi?"

"Sì, certo." disse Moder e cingendogli la vita con un braccio, l'aiutò.

"Come va, Mar?"

"Bene, a parte la debolezza." Mar sorrise stancamente. "Forse gliel'abbiamo fatta, Moder. Quanto manca ancora allo scadere dei tre giorni standard?"

"Hai ancora quindici ore t.p. di immunità, Mar."

"Ancora quindici ore abbondanti di vita, perciò... ti andrebbe di fare un'ultima partita a Go con me?"

Moder scosse il capo: "Non ora, Mar... non riuscirei..." rispose con un nodo alla gola.


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