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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 20
LA BATTAGLIA DI QUARYEL

Quasi tutti i soldati della Guarnigione volevano presentarsi volontari per la battaglia di Quaryel. Il Comandante Dake incaricò gli ufficiali di scegliere gli uomini più adatti per formare i contingenti per le loro navi, le tre supercorazzate da battaglia, Stella Verde, Gialla e Blu ed i tre incrociatori veloci Raggio, Saetta e Fulmine.

La Stella Gialla fu usata come ammiraglia della formazione rossiana. L'ammiraglia della Tecnocrazia era la Grande Spina. Al comando c'era il generale dei Vigilanti di Ketol e come secondo Ketol ni Ayenzy. Il generale aveva assunto il titolo di Primo Amirò delle forze unite della Tecnocrazia. Mar era a bordo della Stella Gialla anche se il comando effettivo era nelle mani di Dake. La flotta Tecno doveva sfiorare il sistema di Klinjer cercando di evitare lo scontro con le forze UPO.

Mar era già in orbita e seguiva sul canale Tecno i bollettini sulle fasi di avvicinamento della flotta, mentre le sue altre navi spiavano la situazione su Quaryel. Appena la flotta Tecno entrò nel settore di Klinjer, fu segnalato l'inizio delle azioni di disturbo della flotta UPO. Come si aspettavano, non ci fu uno scontro frontale. La flotta Tecno fu fortunata: durante il suo passaggio a velocità massima, furono colpite e distrutte solo cinque navi fantasma. Le forze UPO invece ebbero due navi distrutte e tre danneggiate.

Quaryel ricevette subito l'allarme: un centinaio di navi nemiche dirigevano sul suo sistema. Si ebbe una reazione immediata: le sette navi, di nuovo tutte in grado di navigare, si disposero in formazione cubica attorno al pianeta, usando la luna come uno dei vertici. Era la formazione di minimo rischio perché ogni nave era in vista di altre cinque o sei e copriva quasi interamente un emisfero del pianeta. Ogni punto di Quaryel era così protetto da almeno quattro navi. Chiaramente era una posizione difensiva.

Eppure, credendo che fossero in arrivo un centinaio di navi vere, era chiaramente una difesa disperata. Gli Anje evidentemente non avevano intenzione di arrendersi, pensò Mar. Aveva sperato in una resa senza spargimento di sangue... ma doveva aspettarselo. Anje ni Neto era una delle poche persone oneste e convinte in seno all'UPO e non avrebbe mai ceduto senza combattere.

Una conferma indiretta venne da una comunicazione planetaria intercettata dalla Stella Verde: Anje ni Neto aveva fatto avvertire tutta la popolazione civile di allontanarsi dagli obiettivi militari: le fabbriche di armi, i quartieri delle forze UPO, gli arsenali, gli astroporti, la capitale... Mar rabbrividì: questo significava difesa ad oltranza.

La flotta Tecno si stava sganciando da Klinjer e si avvicinava rapidamente a Castor, il sole di Ross e Quaryel. Mar cominciava di nuovo a sentirsi teso. Erano nello spazio da tre giorni s.u. I satelliti di Ross avevano tutti i mezzi di avvistamento puntati verso lo spazio esterno e trasmettevano alla Stella Gialla le informazioni in tempo reale.

Per altri quattro giorni s.u. lo spazio sembrò vuoto, a parte le sei navi di Ross in formazione vicino al loro pianeta e le sette di Quaryel in posizione nel suo spazio. Poi fu possibile iniziare ad avvistare la flotta Tecno grazie ai sofisticati sistemi subelettronici. Mar, benché sapesse che solo diciotto delle navi erano vere, fremette nel vedere comparire un centinaio di puntini sullo schermo direzionale. Ormai anche Quaryel doveva aver avvistato la flotta nemica...

Un centinaio di navi: sembra poco quando ci si pensa, ma sembrano troppe quando riempiono uno schermo di puntini fluorescenti. L'avvicinamento durò nove giorni s.u. Era un tempo spaventosamente lungo. Ormai Mar ed i suoi uomini vivevano da circa quindici giorni s.u. sulle navi. La vita a bordo non era scomoda ma la tensione aumentava.

All'interno di un sistema planetario le astronavi non potevano usare la propulsione a distorsione spaziale ed il viaggio diveniva relativamente lento. Nella migliore delle situazioni non potevano superare gli otto decimi della velocità della luce. Nello spazio fra i sistemi, invece, potevano spostarsi anche a velocità molto maggiori di quella della luce senza pericoli e senza esaurire le riserve di energia.

Mar comunicava spesso con Njeiry sulla linea schermata. Il suo sposo stava bene e così Vokka. Mar guardò le distese di Boar sotto di lui: i boariani erano ignari del dramma che si stava preparando nel sistema di Castor. Da Boar, Quaryel non era che un puntino nel cielo... nulla più di un puntino.

Quando la flotta Tecno avesse raggiunto l'orbita di Ross, la Guarnigione avrebbe acceso l'ombrello di forza sul suo cielo, isolando così completamente il pianeta dallo spazio. Mar attendeva quel momento con ansia: avrebbe segnato il suo distacco da Nje e da Vokka, per chissà quanto tempo... forse per sempre.

La flotta Tecno era ormai ad un giorno dall'orbita di Ross. Su Quaryel sembrava non capitare nulla. Per i quaryegni doveva essere un'attesa snervante, specialmente per le forze armate: era l'attesa della morte! Mar rabbrividì fino alle radici dei capelli, a questo pensiero. Lui avrebbe saputo resistere nell'attesa di una morte quasi certa? si chiese. La risposta sgorgò spontanea, senza nulla di eroico né di fanatico: sì!

Dopo questa scoperta, sentì i suoi "nemici" più vicini. Lui come loro, loro come lui, non desideravano la morte, anzi! ma la aspettavano e la accettavano. Pensò a Vecchio e risentì le sue parole: "Due cose sono importanti per l'uomo: l'esistenza di un dio e l'amore... e non se ne parla mai..."

Allora Mar guardò il sottufficiale addetto allo schermo rilevatore: "Tu sei Catyle Veton, vero?"

"Sì, Governatore."

Mar esitò un poco, poi chiese: "Credi che esista un qualche dio?"

Il sottufficiale sembrò sorpreso dalla domanda: "Beh... io... credo di sì."

"Ma un dio che s'interessa all'uomo?"

"Certo, sennò perché dovrei interessarmi io a lui?"

Mar sorrise. "Un dio in particolare?"

"Cioè?"

"Ha un nome, il tuo dio?"

"Si chiama Godd."

"E... hai voglia di parlarmi di lui?"

Il sottufficiale si passò le punte delle dita su un sopracciglio: "Non saprei... non sono abituato a parlarne..."

"Ci pensi, a volte?"

"Sì, certo, anche se non spesso."

"Quando?"

"Beh... quando ho qualche problema... o qualche dolore..."

"Ma segui una religione particolare, un culto di questo Godd?"

"Più o meno, sì."

"E perché credi in lui? Che prova hai che esiste?"

"Nessuna."

"Ma ci credi."

"Certo."

"Perché?"

"Beh, me lo sono chiesto spesso. Ecco, più o meno è perché... o esiste o non esiste, giusto?"

"Sì, e allora?"

"Se non esiste e non ci credo, non c'è nessun problema, no?"

"Logico."

"Se non esiste e ci credo... beh, non ci rimetto niente e ci guadagno una certa serenità mentre vivo. Giusto?"

"Abbastanza."

"Oppure esiste. Esiste e, poniamo, io non ci credo. Allora sarebbe una bella fregatura, dopo la mia morte. Me lo trovo davanti e lui mi rifiuta come l'ho rifiutato io in vita. Non ti pare?"

"Può darsi. Sembra logico."

"Ma se esiste e io ci credo, va tutto bene."

"Sì."

"Allora, tira le somme: se ci credo mi va bene nei due casi, sia che esista o no. Se non esiste può andarmi male oppure non perderci né guadagnarci nulla a seconda dei casi. Perciò è meglio crederci, no?"

Mar sorrise: "Pare che funzioni, più o meno. Ma non mi sembra sufficiente per decidere di crederci."

"Certo. Infatti prima viene la fede in dio, poi questa riflessione che ti fa vedere che vale la pena continuare a credere e a non rifiutare la fede che senti in te... Questa è la mia conclusione."

Mar rifletté su questa teoria semplice e piana: "Io non me ne intendo di religione, Catyle. Ma in questo momento sento che un qualche dio deve pur esistere. Ma se esiste, lui, cosa penserà di questa guerra? La vuole? Non la vuole? Non gliene importa nulla? Se esiste, perché non ci fa capire quale è il suo parere?"

"Dio, in qualche modo, parla all'uomo... è l'uomo che non sa capire. Vedi, Governatore, quando tu parli al tuo figliolo, tu sei come un dio: tu sei, capisci, speri, pensi, sai... e parli al tuo bimbo. Ma lui non capisce, non sa, non può capire, lui vive la sua vita come se tu non ci fossi... a parte che il solo sentire che ci sei gli dà sicurezza. Noi siamo così di fronte a dio: dei lattanti incapaci di capire. Ma sentire che c'è, anche senza sapere quello che ci dice, ci è di conforto, di sicurezza."

"Già... siamo solo dei lattanti... ma dei lattanti pericolosi... armati."

"Oh, ma anche tuo figlio lo è, a modo suo. Si sporca e sporca le cose attorno a sé, come noi sporchiamo la vita. Rompe quel che gli viene a tiro senza neppure rendersi conto dei danni che fa, come noi facciamo del male solo per affermare la nostra esistenza... Noi siamo dei lattanti terribili ed incapaci, solo che ci crediamo chissà chi, magari perché stiamo parlando di dio o perché sappiamo radunare una flotta da guerra..." Tacque, poi riprese: "Scusami, Governatore, non volevo mancarti di rispetto."

Mar sorrise: "No no, non temere. Quello che hai detto è giusto, in qualche modo. Ma perché non parliamo mai di dio, noi? Perché un discorso come questo deve essere così... così raro fra gli uomini?"

"Mah, non lo so. Forse è perché sappiamo solo ciangottare, non sapremo mai veramente parlare di qualcosa di così grande, troppo grande per noi."

"Eppure il mio Vokka non si vergogna di ciangottare!"

"Già, ma lui non si crede ancora un uomo, un essere adulto. Il nostro punto debole è questo: ci crediamo sempre chissà chi, chissà cosa e per non perdere la faccia non parliamo mai di cose veramente importanti. Sai, è la prima volta da quando ero piccolo che parlo di queste cose così... così personali."

"Ti è dispiaciuto?"

"No, anzi!"

Un segnale interruppe la loro conversazione.

"La flotta sta entrando in fase con noi."

Mar chiamò subito Ross. Mandò un ultimo saluto a Njeiry e dette ordine alla Guarnigione di isolarsi: ormai stava iniziando la fase critica. Njeiry rispose, dette i necessari ordini e la sua immagine scomparve all'improvviso dal monitor: Ross si era chiusa nel suo guscio protettivo.

La Stella Gialla entrò in comunicazione con la Grande Spina.

"Primo Amirò, benvenuto nello spazio di Ross."

"Grazie, Governatore. Ti prego di mettere il comunicatore nella posizione di conferenza sul canale speciale schermato. Iniziamo la verifica dei piani."

Mar sentì la tensione abbandonarlo gradualmente. Stava iniziando la partita e la calma stava tornando in lui. Era nel suo elemento, ora.

"Dio, se ci sei fai in modo che io non faccia troppe sciocchezze... che non faccia troppo del male... che non sporchi tutto. Qualunque sia il tuo nome, aiutami! Io non ti conosco, ma se ci sei, tu mi conosci... Sono solo un lattante presuntuoso... aiutami, se puoi."

Terminata la sua silenziosa preghiera, Mar si accinse a giocare bene le sue pietre. La conferenza prese poco tempo: come piano iniziale fu confermata l'operazione 1.1. Mar intravide Ayenzy alle spalle del Primo Amirò e si scambiarono un lieve cenno di riconoscimento. Non c'era tempo ora per le cose private. In uniforme, il ragazzo pareva cresciuto, più maturo, più serio. Non aveva perso la sua aria raffinata, ma ora sembrava più deciso e più sicuro di sé. Forse era la situazione a dare quell'impressione, o forse era vero... chissà?

Iniziarono subito i controlli, gli ordini. Voci si intersecavano nell'aria. Mar si accorse che il suo cervello aveva preso a funzionare su piani diversi. Un livello era teso alla prossima battaglia, agli ordini, alla partita che stava giocando. Uno rifletteva su ciò che vedeva e lo circondava nell'astronave. Un terzo livello pensava a Ross ed ai suoi cari. Un quarto livello pensava a se stesso ed alla sua vita.

Ma ora la partita incalzava e Mar entrò in concentrazione immanente allontanando da sé i pensieri dei tre livelli inferiori ed amplificando quelli del primo livello. Raggiunse il Comandante sul ponte di comando.

"Pronti, Dake?"

"Sì, Governatore. Tutto è in funzione regolarmente. Attendiamo solo il via dal Primo Amirò. Accomodati qui, potrai seguire tutti i dettagli comodamente."

Mar sedette, si fissò al piano anatomico e cominciò ad assorbire i vari segnali dei monitor, degli strumenti e degli schermi. Su un piccolo visore c'era la duplicazione della situazione della flotta come appariva in plancia della Grande Spina. La flotta Tecno si stava spiegando come un grande ventaglio, anzi come una gigantesca rete, in direzione di Quaryel.

Le formazioni agli estremi si muovevano velocemente per chiudere l'accerchiamento a distanza del pianeta nemico. Le formazioni sulla rotta di congiungimento Ross-Quaryel avanzavano invece con estrema lentezza. Su uno schermo tri-d si vedeva la scena dall'esterno, trasmessa dai satelliti artificiali di Ross. La flotta Tecno sembrava ora un'enorme mano protesa a ghermire Quaryel, quasi la mano di un bambino che voglia afferrare una biglia per giocare... per giocare un gioco di morte e di distruzione.

Di mano in mano che la flotta Tecno compiva indisturbata l'accerchiamento di Quaryel a distanza di molti diametri, il grande schermo tri-d di ogni nave metteva a fuoco il pianeta con il suo satellite e si accendevano i puntini rappresentanti le sette navi di Quaryel.

Poi, ad un comando della Grande Spina, il simulatore rimpicciolì l'immagine e proiettò anche i puntini rappresentanti le navi della flotta Tecno. Mar guardava affascinato quel gioco di di punti luminosi.

Completato l'accerchiamento, la flotta prese a ruotare in modo che ogni formazione venisse a trovarsi allo zenit del suo obiettivo. La formazione rossiana era alta sulla capitale di Quaryel quando la flotta Tecno arrestò la sua rotazione. Allora, conservando la sua posizione azimutale, ogni formazione iniziò il lento e prudente avvicinamento.

L'elaboratore segnò con una fitta rete di coordinate la zona di azione di ogni formazione Tecno e la zona di protezione di ogni nave UPO. Segnali in codice piovevano ritmici ed insistenti dall'elaboratore di situazione e dal simulatore. Le sette navi UPO iniziarono a spostarsi. Tra non molto sarebbero state a portata di tiro. La tensione aumentava percettibilmente nelle navi. Finalmente da alcune navi Tecno partirono le prime bordate. Le navi UPO scartarono lievemente ed intercettarono i proiettili Tecno facendoli esplodere nel vuoto.

Mar rifletté: nei film spaziali le navi sfrecciavano veloci ed i colpi giungevano lenti ma inesorabili in un'attesa spasmodica e piena di tensione. Nella realtà era esattamente l'opposto: ogni nave, per quanto veloce, si muoveva con apparente lentezza e calma, con tempi lunghi, troppo lunghi, mentre i colpi partivano e giungevano veloci ed imprevisti, in tempi brevissimi che non lasciavano spazio alla paura e che l'uomo non avrebbe mai saputo evitare o intercettare senza l'ausilio di sofisticati elaboratori.

Era iniziata una scaramuccia di colpi fra le due parti. Il pianeta ancora taceva. Il Primo Amirò ordinò la variante 1.2. Subito ogni formazione attaccò la più vicina nave UPO con manovra avvolgente. Ogni nave quaryegna diresse a tutta forza verso lo spazio esterno, cioè verso il nemico, lanciando salve di missili e di raggi all'impazzata. Ora anche da terra partivano ondate su ondate di missili.

All'improvviso fu il caos. Centinaia e centinaia di fiori di morte s'accendevano qua e là nello spazio intersecato da sfolgoranti raggi violetti, verdi o bianchi. Grappoli di piccole esplosioni purpuree e grossi fiori di fiamme giallo viola sbocciavano. Se non fosse stata una danza di morte, Mar ne sarebbe stato affascinato. Era uno spettacolo bello, pericolosamente bello... il bello-orrido che turba ed attrae al tempo stesso.

Una delle navi UPO stava sfondando verso la formazione di Ross.

"Non deve salire... non deve salire!" gridò Dake.

I tre incrociatori leggeri si lanciarono subito incontro alla nave nemica con un veloce moto a spirale asincrona mentre le tre supercorazzate ne anticipavano la traiettoria cercando di bloccarla con un intenso fuoco di sbarramento. Frecce verdi e fiori bianchi esplosero in un pericoloso bouquet. La nave nemica sembrava passare indenne fra quei fuochi, quei colpi e rispondeva feroce e frenetica. Poi ebbe un sussulto: era stata colpita su una delle sezioni motrici. Ma non si dava per vinta.

Mar vide che tirava con determinazione, ora concentrando tutta la sua potenza di fuoco su una delle supercorazzate, la Stella Verde. Questa riuscì a schivare sia la prima che la seconda bordata. La nave UPO fu di nuovo colpita di striscio dalla Stella Blu ma lanciò una terza bordata che immobilizzò la Stella Verde, pur non distruggendola. Poi si lanciò da un lato, verso la Stella Gialla.

Mar vide la massa della nave nemica avvicinarsi roteando impazzita ed ingrandire sullo schermo. La Stella Gialla deviò dalla traiettoria lanciando diverse bordate. Ma il roteare della nave nemica rendeva difficile puntare le armi contro di lei, anche se rendeva impossibile la stessa operazione alla nave UPO.

Ad uno ad uno i tre incrociatori leggeri si avventarono sulla nave usando i lunghi raggi viola dei loro superlaser. La nave sembrò sussultare, ferita, ed interruppe le rotazioni. Uno degli incrociatori tornò deciso sulla preda che improvvisamente s'impennò ed infilò la rotta di collisione con l'aggressore.

Erano troppo vicine e veloci perché l'incrociatore potesse deviare, così ineluttabilmente si scontrarono e scomparvero in un silenzioso ed immane olocausto di fuoco. L'ondata d'urto scosse la Stella Gialla e le altre navi. Mar aveva chiuso gli occhi, non per l'intensità della luce, ma per la violenza delle emozioni. Quando li riaprì, le navi superstiti di Ross si stavano mettendo in formazione a quadrato, lasciando dietro di sé i detriti del disastro e la Stella Verde, viva ma immobilizzata.

Ripresero così la loro posizione sulla capitale, aspettando ordini dalla Grande Spina. Mar allora guardò sulla rappresentazione tri-d dell'elaboratore di situazione. Delle sette navi di Quaryel solo una resisteva ancora, decisa. Le altre sei non esistevano più. Mar cercò di calcolare le perdite della flotta Tecno dall'ologramma tri-d. In un primo momento sembravano poche, poi cominciò a notare qua e là buchi nello schieramento.

Anche la luna di Quaryel ancora resisteva dando battaglia e tenendo a distanza le tre formazioni Tecno a lei vicine.

Mar accese il comunicatore: "Primo Amirò, qui il Governatore Swooney. Propongo il piano 2.5."

"Qui il Primo Amirò. Ancora una nave da eliminare, poi vedremo."

Mar osservò la parte dell'ologramma su cui l'ultima nave quaryegna era gradualmente stretta da una morsa formata da quattro navi Tecno con il loro corteo di fantasmi. Apparentemente erano ventiquattro navi contro una. Ma la nave nemica non dava segno di volersi arrendere. La scaramuccia durò pochi minuti, ma prima di svanire nel fuoco la nave quaryegna riuscì a far esplodere ben sei fantasmi ed una nave-madre. Poi tutto tacque. Le sette navi UPO avevano immobilizzato due navi Tecno ed otto fantasmi e distrutto tre navi e ben sedici fantasmi.

Restava da neutralizzare la luna e poi le difese a terra ancora quasi completamente intatte. Il piano 2.5 riguardava appunto l'azione contro la luna. Ma il Primo Amirò aveva fatto verificare l'orbita della luna di Quaryel. In conseguenza decise di applicare piuttosto il 3.2 che fu accettato e messo in opera. Tutta la flotta Tecno si portò in opposizione alla luna ed iniziò una serie di massicci bombardamenti sugli obiettivi militari della superficie del pianeta opposta alla luna.

A turno, una delle formazioni scendeva verso il pianeta sganciando il suo carico dirompente, mentre tutte le altre intercettavano e neutralizzavano i tiri di risposta da terra. L'orribile danza continuò per ore. Di mano in mano che il pianeta ruotava sotto di loro, lasciavano ampi crateri e nere nubi di distruzione in una mappa irregolare di mortali ferite. Di tanto in tanto qualche colpo da Quaryel andava a segno, provocando danni alle formazioni Tecno.

Nel volgere di una giornata di Quaryel, quasi tutte le difese a terra e gli obiettivi strategici furono distrutti e la flotta Tecno aveva perso solamente altre sei navi fantasma ed una nave-madre, oltre ad una seconda nave-madre immobilizzata. Allora fu dato l'avvio all'operazione contro la luna di Quaryel. Prima di attaccare le basi lunari, il Primo Amirò offrì la resa, ma la luna rifiutò sdegnosamente. Fu sferrato l'attacco. Questa volta agirono solo le diciassette navi Tecno ancora in grado di manovrare, lasciando nello spazio le loro navi fantasma immobili e vuote.

L'attacco fu rapido ed agile. La luna in breve fu ridotta al silenzio ed una sola nave Tecno fu lievemente danneggiata. Allora le sedici navi ripresero la loro posizione attorno a Quaryel. Il Primo Amirò inviò un'ultima richiesta di resa. Mar udì nel comunicatore la voce stanca eppure fiera della Prima degli Anje.

"Venite giù a prenderci, o distruggeteci tutti. Combatteremo con le mani e le pietre, se necessario, ma non ci arrenderemo."

Mar rabbrividì. Si chiese perché non avesse risposto il vecchio Neto... che fosse morto? Lusen, la Prima, era dunque la nuova Capo-Famiglia? E che ne era di Fekas, il terzo e di Moder, il nipote e di tutti gli altri? Mar chiese all'elaboratore di situazione una vista ravvicinata della capitale che non era più sul suo azimut. Chiese poi alcune zumate: da Palazzo Anje si levavano grandi volute scure in un cielo immoto e greve. Le costruzioni del quartiere generale UPO erano rase al suolo. Grandi crateri deturpavano la città sconvolta e vuota. Chiese una visione della zona in cui sorgeva la sua Residenza: il giardino con i suoi alberi di latza sembrava intatto ma la costruzione pareva in rovina.

Udì la voce del Primo Amirò uscire dal comunicatore: "Ogni nave si prepari per eseguire il piano 5.9."

Mar si scosse e rabbrividì, s'impadronì del comunicatore e gridò: "No! Primo Amirò, aspetta!"

Un breve silenzio, poi la voce del Primo Amirò rispose: "Sì, Governatore Swooney?"

"Sospendi la 5.9 per favore, almeno per ora."

"Qui il Primo Amirò a tutte le navi: sospensione temporanea delle azioni." Poi la sua voce disse a qualcuno: "Linea schermata con la Stella Gialla."

Mar si sentiva il cuore battere all'impazzata.

"Allora, Governatore Swooney?"

"Scusa, Primo Amirò, ma a che serve distruggere sistematicamente il pianeta, sacrificare milioni di vite umane?"

"Hai sentito la risposta, no? Hanno dichiarato che resisteranno fino all'ultimo uomo... perciò, quando non ci saranno più uomini su Quaryel, cesserà anche la resistenza. Questa soluzione era prevista, lo sai."

"Sì, ma attendi, te ne prego. Io ho vissuto a lungo su Quaryel. Gli Anje e le Forze di Sicurezza dell'UPO forse vogliono davvero resistere fino all'ultimo uomo. Ma il resto dei quaryegni, non sono né Anje né Agenti dell'UPO."

"Ma la popolazione non si è mai ribellata agli Anje, è fedele alla Famiglia."

"Certo, ma aspetta, lasciami compiere un tentativo. Non è giusto che tutta la popolazione paghi per la decisione di uno o di pochi. Inoltre gli Anje, pur essendone la Famiglia residente, non sono i padroni del pianeta. C'è il Governatore Tani... lui è l'autorità legale. Poi ci sono le Imprese ed il Comando UPO. Lasciami tentare prima un'altra via. Ti chiedo tre giorni s.u. per compiere un ultimo tentativo..."

"Spiegamelo. Se mi saprai convincere..."

"Ascolta: io scendo su Quaryel con uno dei miei incrociatori, disarmato. Se fra tre giorni non sarà dichiarata la resa, puoi dare inizio alla 5.9 o fare quanto meglio credi."

"Tu vuoi scendere ora? Disarmato?"

"Sì, voglio tentare."

"Come vuoi, non ho autorità su di te, però..."

"Però come capo militare puoi bloccarmi. Bene, per una volta trattami da civile ed attendi. Non hai nulla da perdere, dopo tutto. Rischi solo una delle mie navi ed un pugno dei miei uomini."

Il Primo Amirò non rispose subito. Poi chiese a Mar pochi minuti ed interruppe la comunicazione. Mar prese a camminare su e giù per il ponte di comando. Dake lo guardava in silenzio, con attenzione. Poi giunse la chiamata dalla Grande Spina.

"Governatore Swooney, ti concedo tre giorni s.u. a partire da questo preciso istante. Auguri... E chiaro che la Tecnocrazia non si assume nessuna responsabilità riguardo alla tua incolumità."

"Sì, è chiaro."

"E che fra tre giorni, se non avrò la resa, sarò libero di fare ciò che credo più opportuno, anche se tu rischiassi di soccombere su Quaryel assieme alla popolazione del pianeta."

"Chiaro anche questo."

"Buona fortuna, allora, Governatore Swooney."

"Grazie."

Mar interruppe la comunicazione.

"Dake, fai attraccare il Raggio alla Stella Gialla e fallo disarmare completamente. Nel frattempo cerca di formare un equipaggio di volontari per il Raggio, spiegando bene la nostra missione ed il rischio di non tornare vivi. Il tutto nel più breve tempo possibile. Cerca anche di entrare in contatto con il Governatore Tani, con quanti più membri possibile degli Anje e con il Comando di Settore delle Forze di Sicurezza. Ogni volta che ottieni un contatto, passamelo nella mia cellula."

Dake prese pochi appunti ed assentì. Mar lo guardò.

"Non ti ho chiesto che cosa ne pensi di questo mio tentativo..."

Dake rispose serio: "Va fatto e tu sei la persona più indicata per farlo... Hai tutto il mio appoggio, Governatore." Poi si guardò attorno, scrutò le espressioni dei presenti sul ponte ed aggiunse: "Hai tutto il nostro appoggio, Governatore!"

Mar ringraziò e fece per ritirarsi nella sua cellula. Poi si girò verso Dake: "Da questo momento fino al mio eventuale ritorno hai la delega di tutti i miei poteri. Se non tornassi più... quando andrai su Ross sarà Njeiry che prenderà a tutti gli effetti il mio posto. Nella mia cellula troverai le necessarie registrazioni ufficiali e personali... aprile solo quando sarai certo della mia... della mia morte."

Si girò di nuovo e se ne andò. Dopo poco arrivò il primo collegamento con Quaryel. Era il Governatore Tani.

"Solo poche parole: desidero scendere su Quaryel, con pochi amici, disarmato, per poter parlare con te e con altri. Mi accetti come parlamentare?"

Tani lo studiò a lungo: "In che veste vieni?"

"Personale."

"Sai che su Quaryel sei considerato un traditore e che c'è l'ordine di prenderti, vivo o morto?"

"Lo immagino. Ti chiedo solo un salvacondotto di tre giorni s.u. poi, se è il caso, sarò nelle vostre mani."

"Chiedi tre giorni di immunità?"

"Sì, per parlare con te e con altri. Ripeto, la mia nave sarà disarmata ed io ed i miei uomini anche. Se credi potrai farmi sorvegliare a vista notte e giorno dai tuoi uomini, purché mi lasci libero di incontrare e di parlare con chi chiederò. Ho tre giorni s.u. da ora, poi... o si giungerà ad una soluzione onorevole o sarò massacrato assieme a voi ed a tutta Quaryel. Allora, che siate voi a passarmi per le armi o no, non avrà più importanza."

Tani si grattò il mento: "Bene, Swooney. Da parte mia avrai tre giorni di immunità. Ma non posso garantire né per gli Anje né per il Comando di Settore. Dove atterrerai?"

"Decidi tu dove."

"Ti manderò le coordinate quanto prima. Ci saranno miei uomini armati ad attenderti. Ti scorteranno da me. Ti avverto però che farò requisire il tuo mezzo."

"Va bene, accetto."

Mar aveva registrato tutta la conversazione ed era certo che anche Tani aveva fatto altrettanto. Poi ci fu il secondo collegamento: era un Anje.

"Qui Anje ni Kubal."

"Ah, noi ci conosciamo appena, Kubal. Sono Mar Swooney."

"Sì, che vuoi?"

"Avrei preferito parlare con la Capo-Famiglia, con Lusen."

"Già, ma Lusen non intende parlare con te. Io sono il suo portavoce, per ora."

"Bene, Anje ni Kubal, ascolta. Tra breve atterrerò su Quaryel con un incrociatore disarmato, ripeto, completamente disarmato. Scenderò con pochi uomini e saremo tutti disarmati. Vengo a titolo personale, non ufficiale, per parlare con Tani, gli Anje ed altri. La flotta della Tecnocrazia mi ha concesso tre giorni s.u. durante i quali non ci saranno ostilità. Chiedo che gli Anje, per quei tre giorni, mi assicurino l'immunità. Poi sarà quel che sarà. Chiedo di parlare con voi Anje per un'ultima volta..."

"Che senso ha tutto questo? Lusen ha già risposto chiaramente, mi pare."

"Sì. Ma vorrei ancora parlare di persona con lui e con voi. Neto non avrebbe rifiutato di ascoltarmi."

"Voi avete ucciso Neto."

"Sì, e con lui migliaia di altri quaryegni. Vorrei evitare che la strage continui."

"Davvero? Tu vorresti... dopo Shingou?"

"Ascolta, Kubal, non serve discuterne ora a distanza. Vorrei solo una risposta: mi concedete di atterrare e mi rispetterete per questi tre giorni scarsi?"

"Non posso risponderti ora..."

"Certo. Parlane con Lusen e con gli altri Anje. Poi mi darai una risposta."

"Bene. Richiamerò al più presto." disse e chiuse la comunicazione.

Mar era teso: "Dio sconosciuto, datti da fare! Io da solo non so se potrò riuscire, ma se ti dai da fare tu... chissà! Io non so come si parla ad un dio... se tu fossi un uomo saprei come tentare... ma spero che tu mi ascolti..."

La sua muta preghiera fu interrotta da un terzo collegamento: "Qui il Comandante di Settore."

"Oh, Generale Fukaph! Sono Mar Swooney."

"Hai almeno in buon gusto di non usare il titolo di Governatore."

"Ti parlo da privato cittadino, infatti."

"Non ho tempo da perdere con un traditore. Se avessi saputo che eri tu ad aver chiamato..."

"Lascia perdere. Ascolta, piuttosto. Ho chiamato per avere il permesso di atterrare su Qua..."

"Sei tu il vincitore, no? Che bisogno hai di chiedere permessi? Sappi solo che ci difenderemo fino..."

"Lascia perdere, ti ho detto! Chiedo di scendere disarmato. Mi metto nelle vostre mani, perché c'è qualcosa di molto più importante della mia o della tua vita! Cerca di capire. Chiedo di essere ascoltato da voi del Comando, dagli Anje e da Tani. Se si concluderà qualcosa, bene. Sennò, sarò nelle vostre mani e farete di me quel che vorrete. Ma prima vorrei essere ascoltato. O forse hai paura di un uomo inerme?"

Fukaph strinse nervosamente una mano a pugno: "Che verresti a fare, qui? Sai quel che ti attende: finché uno di noi sarà vivo, sarai trattato da traditore. Che speri di ottenere da noi?"

"Tre giorni, ormai scarsi, di dialogo. La mia vita non conta, te l'ho detto. Dopo farete di me quello che vorrete. Tre giorni di colloqui, chiedo. Per tre giorni non puoi dimenticare di avere di fronte un traditore? Credo che tu abbia ben più alti doveri, oltre a quello di arrestare i traditori, no?"

"Vuoi insegnarmi quale è il mio dovere?"

"No. Ma non voglio che le tue decisioni siano offuscate dal tuo odio per me."

"Non ti odio. Non c'è nessun fatto personale. Ma tu sei e resti un traditore."

"D'accordo, d'accordo. Il traditore si consegnerà alle autorità fra tre giorni... ma prima ascolta l'uomo..."

Fukaph si mordicchiò il labbro inferiore: "Dove atterrerai?"

"Non lo so. Aspetto che Tani mi comunichi il luogo. Chiedilo a lui."

"Ah... ti ha garantito l'immunità, lui?"

"Sì, ma non da te né dagli Anje."

"E gli Anje?"

"Non lo so ancora, attendo una loro risposta. Ascolta, Fukaph: la mia nave sarà sequestrata, all'arrivo, da Tani, perciò una volta sbarcata la mia sorte è legata a quella di Quaryel. Se il nostro colloquio potrà salvare il pianeta, io sarò comunque nelle vostre mani. Se non servirà... moriremo tutti assieme. Che ti costa concedermi questi tre giorni di immunità?"

"Perché fai questo? Che ci guadagni?"

Mar sorrise: "Non lo so... forse ci rimetto... ma sento che devo farlo. Accetti, dunque?"

"Per quanto mi riguarda, accetto."

"A titolo personale o quale Comandante delle Forze di Sicurezza?"

"A titolo ufficiale. Ma passati i tre giorni, sarai di nuovo trattato come un traditore e deferito alla corte marziale."

"D'accordo."

"Sei d'accordo?"

"Ti meraviglia?"

"Sì. Ma contento tu..."

"A presto, spero, Comandante Fukaph."

"A presto."

Mar interruppe il contatto e si abbandonò sul piano anatomico. Poi giunse la chiamata di Kubal: gli Anje erano pronti a riceverlo. Infine Tani gli comunicò le coordinate del punto di atterraggio. Gli comunicò inoltre che lui ed ognuno dei suoi uomini sarebbe stato scortato da tre uomini armati: uno del personale di Tani, uno dei Vigilanti degli Anje ed un Agente UPO. Mar accettò. Anche la nave sarebbe stata sequestrata e presidiata da uomini delle tre autorità. Mar accettò di nuovo.


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