Era immerso da tempo nelle sue riflessioni quando la porta fu riaperta. Credeva che fosse di nuovo lo Shentist con la tunica gialla dei Curatori, ma notò subito che era azzurra. Guardò incuriosito e la curiosità si trasformò in sorpresa: era Phyujel!
"Stanno adoperando tutte le loro armi... Chissà che discorso mi farà, adesso... devo stare attento, non dovrei ricordare nulla dell'interrogatorio di prima..."
Phyujel gli si avvicinò scrutandolo attentamente: "Come stai, Mar?"
"Ho fame..."
"Lo immagino. Fra poco ti porteranno qualcosa." Sedette sul letto accanto a lui. "Devi riprendere le forze... sei con un amico, ora."
"Come mai questo cambiamento?"
"È stato tutto uno sbaglio."
"Quando tornerò libero?"
"Appena sarai in forze. Dopo il rito di dimissione. Adesso mangerai, poi faremo quattro passi."
"Quattro passi?"
"Certo, devi fare del moto."
Phyujel si alzò e batté i bastoncini. Subito accorse un servo.
"Comanda?"
"Porta del buon cibo, leggero ma nutriente. Svelto!" Il servo uscì. Phyujel disse a Mar: "Torno subito..." ed uscì rapido. Dopo pochi istanti rientrò: "Non c'è nessuno in ascolto ma non ti tradire. Ti aiuterò, tu continua a fingere. I tuoi amici sono nascosti qui vicino." sussurrò veloce.
Mar lo guardò perplesso: era un nuovo tranello? L'altro sembrò leggere in lui.
"Fidati, non è una trappola. Chakra non è riuscito ad ipnotizzarti ma non se n'è accorto. Ma tu devi fuggire..." si interruppe, poi proseguì ad alta voce, "Devi capire che dovevamo essere sicuri nei tuoi riguardi..."
Il servo rientrò con un piatto di legno ed una scodella e li depose sullo sgabello, poi uscì.
"Mangia e bevi quello che ti senti, ma non esagerare; devi riabituare lo stomaco a poco a poco. Torno presto..." disse Phyujel ed uscì.
Mar mangiò parte del cibo e sorbì il brodo di bacche e carne. Frattanto rifletteva. "Posso fidarmi, questa volta? Come posso sapere se è davvero mio amico o no?"
Spostò il coccio che aveva nascosto sotto la gamba e che lo infastidiva un po' e lo fece scivolare fra il letto e il muro. Phyujel rientrò accompagnato da due servi armati.
"Vieni, appoggiati a me."
Mar si alzò: "Posso camminare da solo..."
"No, sei ancora troppo debole." gli disse lo Shentist stringendogli forte un braccio, quasi volesse fargli un segnale. Poi si girò verso uno dei due servi: "Vagli a prendere un abito da labass, fuori comincia a fare un po' fresco." Mar guardò il servo uscire. "Appoggiati a me, prova a muovere qualche passo."
Mar eseguì, docile. Fecero pochi passi verso l'altro servo poi si girarono per tornare indietro. Lo Shentist gli porse l'altra mano come per aiutarlo e gli fece scivolare in mano qualcosa. Mar ebbe la tentazione di guardare ma capì che Phyujel aveva fatto in modo che il servo non vedesse, perciò non fece nulla. Cercava di sentire che cosa potesse essere. Sembrava un quadratino di legno... ma di che si trattava? Lo Shentist lo guidò fino al letto.
"Siedi di nuovo, poi riproviamo a camminare."
L'aiutò a sedersi e così facendo si interpose fra Mar ed il servo. Mar allora guardò nella propria mano: sul quadratino era inciso il loco di un nome: Vokka. Mar sussultò e guardò Phyujel. Questi sorrise e gli tolse di mano il pezzetto di legno che fece sparire nella manica.
Nel frattempo era tornato l'altro servo con uno scapolare rosso e oro. Phyujel aiutò Mar ad indossarlo e gli annodò la cinta.
"Andiamo."
Mar si rialzò. Lo Shentist lo sorresse ponendogli un braccio attorno alla vita.
"Dobbiamo salire un po' di scale, fino al tetto." disse, poi si girò verso i due servi: "Voi camminate uno davanti e uno dietro di noi. Poi, quando saremo sul tetto, sorvegliate la porta."
I due annuirono ed il piccolo corteo si avviò. Mar faticava a camminare più di quel che avesse previsto, ma lentamente, col sostegno dell'altro, giunse sul tetto. Il sole stava scendendo; il cielo era appena pennellato di qualche nuvola filiforme splendente di rosso. Il tetto del Gran Tempio era circolare, come tutti gli altri, ma molto più vasto. Su una parte più alta, recintata e sorvegliata da altri due servi armati, c'era un pallone frenato. Il resto del tetto era un vasto giardino pensile, molto bello. Si avvicinarono lentamente al limitare del tetto e sedettero accanto al parapetto.
"Adesso ti fidi di me?" gli chiese a bassa voce Phyujel.
"Credo di sì... ma perché mi aiuti, tu?"
"Te l'ho già detto quando eri al mio tempio: la vita è in te e tu sei nella vita. Boar ti attende... arriverai in alto, hai già dato prova di esserne capace."
"Che sai tu di Vokka?"
"Niente. I tuoi amici mi hanno dato quel nome da mostrarti per avere la tua fiducia."
"E di me, che sai?"
"Poco e molto. Leggo in te cose interessanti e perciò ti aiuto."
"Leggi in me?"
"Sì. Gli esseri umani sono per me un libro aperto."
"Come?"
"Chi più chi meno, tutti leggiamo negli altri. Ma io più di altri grazie ad un mio speciale studio ed allenamento."
"Tutti gli Shentist sono come te?"
"No, solo la setta dei... ma sì, sento che posso fidarmi di te. Io, oltre a fare lo Shentist, sono un Physiognomista. Noi sappiamo leggere negli uomini e la nostra missione è favorire e sostenere quelli che hanno le doti per accelerare il progresso della società. Il minimo gesto, la forma del corpo, le fattezze del viso, il modo di atteggiarsi e di reagire... sono tutti segnali che ci dicono come sia e quel che valga chi ci è di fronte. Noi non dobbiamo intervenire esplicitamente ma solo favorire, restando nell'ombra.
"Aiutandoti ora sto un po' tradendo i nostri principi, ma sono talmente certo che tu sei l'uomo che attendevamo che... Certo, ora che sai, non potrò più seguirti, prendermi cura di te. Ma altri lo faranno al posto mio, altri della nostra setta, persone insospettate ed insospettabili. In tutta la Galassia ci sappiamo mimetizzare bene... a volte uno straccione è uno dei nostri grandi sotto mentite spoglie... Ma ora veniamo a noi. Questa notte, dalla finestra della tua cella entrerà una microspia volante..."
"Sai anche questo?"
"Sì, era necessario. Ma stai tranquillo, come tu non parlerai a nessuno di noi Physiognomisti, così io non dirò a nessuno che tu sei di fuori e vai e vieni a tuo piacimento. Puoi fidarti di me."
Mar annuì serio: "Sì, certo, e tu di me."
"Bene. Allora, dicevo: entrerà dalla finestra anche una cintura telecomandata. Prendila. Azionandola tu, potrai uscire dalla finestra e ti dirigerai verso quel grande albero laggiù. Lo vedi? Là ti attenderà uno dei tuoi uomini. Prendi questo foglio e lascialo sul tuo letto prima di andartene. Quasi certamente noi non ci vedremo più. Auguri, Mar e... che Dio, in cui ancora non credi, ti assista ugualmente."
Mar gli strinse una mano: "Grazie, a nome anche di Vokka, che è il figlio che sto per adottare col mio sposo. Forse un giorno li conoscerai... chissà. Ma dimmi, se tu non mi avessi aiutato, che ne sarebbe stato di me?"
"Non t'avrebbero certamente lasciato andare: o riuscivano a farti parlare poi t'avrebbero ucciso, o ti uccidevano e basta. Non sanno chi sei, ma ti temono, perché ti circondano troppi misteri e costituisci una minaccia al loro potere. Il Potere difende se stesso con ogni mezzo."
"Ma poi non mi cercheranno ancora? Non sarò sempre in pericolo?"
"Sì e no. Cercherò di dirottare eventuali ricerche, finché potrò. La tua idea di quel Medam... sì, è stata buona. Ci lavorerò su. Comunque dovrai sempre stare attento ma adesso che sei sul chi vive, ti sarà più facile evitare pericoli e difenderti."
Mar annuì: "E... mi puoi spiegare come hai fatto ad apparirmi nella cella della Voce di Shent e poi scomparire?"
Phyujel sorrise: "Ti ho già detto anche troppo; non posso svelarti altri segreti di noi Physiognomisti."
"Già. Scusami."
"Adesso andiamo, è già molto che siamo seduti. Passeggiamo ancora un po', poi ti farò riaccompagnare alla tua cella. Non dimenticare il foglio..."
"Che c'è scritto?"
"Qualcosa che li metterà fuori pista, almeno spero, e che comunque darà loro da pensare a lungo."
Ripresero a camminare, poi Phyujel lo affidò ai due servi che lo riaccompagnarono in cella. Mar si sdraiò, veramente sfinito. Ormai il sole stava tramontando e dalla finestra entrava appena un barbaglio di luce. Poteva intravedere il cerchio della finestra ed il chiarore era sempre più fioco. Sentì una gran sonnolenza impadronirsi di lui ma non voleva addormentarsi per non rischiare di non essere pronto quando fosse arrivata la cintura antigravità. Si scosse e spalancò gli occhi, ma presto stava di nuovo cedendo al sonno. Si alzò e fece qualche passo, poi si sdraiò di nuovo. Il tempo sembrava scorrere lento.
Ripensò alle parole di Phyujel: "Il potere difende se stesso con ogni mezzo"... Era vero, ma era un bene o era un male? Esiste un potere giusto? E se esiste, ha il diritto di usare "ogni" mezzo, anche mezzi ingiusti? In fondo anche lui non stava lottando per raggiungere il potere? E i mezzi che usava, erano sempre giusti?
"Mah, continuerò per sempre a pormi interrogativi e a non trovare risposte? Se una risposta esistesse, devo cercarla; ma se non esistesse starei perdendo inutilmente il mio tempo e le mie energie. Chiunque lotta contro un potere, in fondo, non fa che favorirne un altro... Allora tanto vale che scelga quale appoggiare, cioè di quale entrare a far parte... Si può lottare veramente contro tutti i poteri, compreso il proprio? Ma la lotta, in fondo, non è già un esercizio di potere?"
Cercò di smettere di pensare: tanto sentiva che quella notte non ne sarebbe venuto a capo.
"Per ora, Mar, cerca di usare il potere che hai nel modo più onesto e giusto che puoi..." concluse dentro di sé.
Ad un tratto ebbe l'impressione che qualcosa si stesse muovendo dentro la sua cella. Si alzò a sedere. Vide allora che dalla finestra stava entrando un anello a pena visibile: era la cintura antigravità. Mar allungò le braccia e la afferrò. Questa resistette a mezz'aria per un attimo, poi di colpo fu inerte fra le sue mani. Il cuore prese a battergli velocissimo. Con gesti febbrili prese il foglio sotto il suo scapolare e lo posò sul letto.
Quindi aprì la cintura e se la serrò attorno alla vita. Ne individuò i comandi e si librò lieve fino all'altezza della finestra; manovrò in modo di mettersi in orizzontale, poi premette i comandi con decisione schizzando fuori veloce. La punta di un piede batté contro il bordo della finestra provocandogli dolori lancinanti, ma non gridò.
Si fermò e riprese la posizione verticale: a causa della forte velocità di fuga aveva oltrepassato il grande albero. Manovrò fino a portarsi all'altezza della sua chioma. Scrutò fra le fronde e vide una minuscola luce lampeggiare.
S'abbassò e chiamò in un sussurro: "Anjil?"
"Sono Gaithe." rispose una voce, e questi venne fuori librandosi a mezz'aria: "Mar, finalmente... come stai?"
"Bene... si fa per dire. Andiamo?"
"Seguimi."
Gaithe si alzò un po' e sfrecciò via verso sud-ovest. Mar lo seguì immediatamente. Volarono per un po' dritti, poi deviarono compiendo un'ampia curva, quindi proseguirono in linea retta alla massima velocità. Erano preceduti dalla spia volante e Mar vedeva di tanto in tanto il lucore del piccolo visore che l'amico aveva in mano e su cui controllava il terreno circostante.
Volarono a lungo. Lo scapolare di Mar svolazzava fra le sue gambe. Il cielo era coperto in gran parte di nubi che attenuavano la luce delle lune.
"Una notte ideale per una fuga." pensò Mar. "È solo fortuna o, chissà, c'è davvero un dio che mi assiste?"
Il volo proseguiva veloce ed il terreno sfuggiva sotto di loro. Si alzarono per superare una bassa montagna. Al di là Mar vide il vago lumeggiare del mare. Da un punto davanti a loro sorse un sottilissimo raggio di luce. Diressero da quella parte scendendo gradualmente. Il viaggio era durato diverse ore. Atterrarono su una spiaggia: qui li attendeva Anjil.
"Puntuali! Come stai, Mar?"
"Stanco morto. Solo l'aria fredda mi ha tenuto sveglio."
"Venite, la barca è pronta. Al largo ci aspetta Holyer con il sommergibile."
Saliti in barca Anjil accese la propulsione a razzo. Scivolarono veloci sull'acqua, la spia sempre alta su di loro. Appena Mar si sdraiò si sentì sprofondare nel sonno troppo a lungo trattenuto.
"Mi sto addor..." mormorò, e crollò.
Non si accorse del sommergibile che emergeva, né quando gli amici lo imbarcarono di peso stendendolo su una cuccetta, né quando si immersero. Holyer si mise alla guida. Durante il viaggio Mar si svegliò.
"Amici!" disse.
Tutti e tre si girarono verso di lui.
"Mar, come stai?" gli chiese di nuovo Anjil.
"Così così... molto debole. Dove stiamo andando?"
Rispose Holyer: "Riportiamo Anjil a Cittachiusa, poi Gaithe a Portoscalo, poi io ti posto su Ross."
"Perché Gaithe non rientra su Ross?" chiese Mar accigliato.
"La tua assenza è durata a lungo. Gaithe ha fatto la gara per entrare fra gli Armati ed è riuscito. Ora è un Armato, vedi i suoi abiti? Non può assentarsi troppo a lungo senza insospettire il suo gruppo."
"Quant'è che manco da Ross?" chiese allora Mar con voce incerta, "Ho perso il conto dei giorni..."
"Quasi quattro mesi."
"Quattro! Come sta Njeiry?"
"Bene. Ti aspetta."
"Come avete fatto a trovarmi, ad entrare in contatto con Phyujel?"
"Ti racconteremo tutto poi. Adesso mangia qualcosa e riposa ancora un po'." rispose Holyer.
"Elkar che fa?"
"Lavora a Cittachiusa. Ti racconterò poi."
"E il piccolo che abbiamo salvato?" chiese allora rivolgendosi ad Anjil, ma aggiunse subito: "Mi racconterete poi, ho capito!"
Risero tutti e quattro. Mar mangiò qualcosa e ripiombò nel sonno. Quando si svegliò di nuovo, Anjil era già sbarcato e si stavano avvicinando a Portoscalo. Mar si sentiva ancora debole ed alternava brevi veglie in cui si nutriva, con lunghe dormite. Gaithe sbarcò mentre Mar era sveglio.
"Hai fatto a modo tuo, contro i miei ordini..."
"Tu tardavi e c'erano le gare... Se vuoi che ora io venga a Ross... sei tu il capo." disse Gaithe con voce sommessa.
Mar sorrise: "No, hai fatto per il meglio. Ne riparleremo al mio prossimo viaggio. Buona fortuna, Gaithe."
Ripresero il viaggio in immersione e finalmente giunsero nella grotta dell'isola della Guarnigione. Mar si sentiva meglio e sbarcò da solo. Con Holyer si trasferì via transmen nel tunnel d'accesso. Qui chiamarono tramite la luce laser e subito arrivarono due soldati. Mar si meravigliò che non ci fosse Njeiry ad accoglierlo e chiese subito sue notizie.
"Sta bene, sta bene. Ma proprio ora è in riunione e non abbiamo potuto avvertirlo del tuo arrivo."
Mar tirò un sospiro di sollievo. Si trasferirono alla Residenza. Mar fu accolto dal personale del sotterraneo con manifestazioni di sollievo e di gioia che lo commossero. Nel sotterraneo stesso si lavò a lungo, si fece tagliare capelli e barba che aveva piuttosto lunghi e si rivestì con gli abiti da governatore.
Medle, il segretario, gli disse che forse era meglio attendere Njeiry là sotto e risalì nell'ufficio di Mar. Questi sedette su un comodo piano relax.
"Adesso, Holyer, devi raccontarmi tutto nei dettagli."
Questi, che s'era rivestito con l'uniforme, raccontò.
Anjil aveva acceso il fuoco e stava guardando il ragazzino che rinvenne e si guardò attorno stupito: "Non sono morto?" chiese.
Anjil rise e gli spiegò che l'aveva salvato. Il ragazzino parve dispiaciuto: "E adesso, che faccio?" chiese imbronciato.
Anjil gli disse che l'avrebbe riaccompagnato al suo villaggio. Il ragazzino disse che non voleva. Anjil allora gli chiese perché e chi fosse e da dove venisse. Il ragazzetto rispose che si chiamava Rel e basta, che era un "nato" degli Armati di Castelvecchio e che stava facendo le prove triennali. Ma avendo fallito queste, non sarebbe mai potuto diventare un Armato e che perciò, piuttosto che fare il servo per tutta la vita, preferiva non tornare affatto. Anche perché i suoi genitori e fratelli si sarebbero terribilmente vergognati di lui.
Stavano parlando quando il ragazzino indicò eccitato sopra le chiome degli alberi: aveva visto il pallone degli Shentist scendere. Anjil notò che stava scendendo più o meno dove era andato Mar. Disse a Rel di accudire il fuoco e sorvegliare la roba ed andò verso l'ansa del fiume. Vide che Mar parlava tranquillo ma pensò che forse era meglio non farsi ancora vedere.
Quando però saltarono addosso a Mar, corse fuori cercando di andare in suo aiuto. Ma non aveva con sé l'anello laser con cui tagliare il pallone e fermarli, così vide portar via Mar senza poter fare nulla. Cercò di seguirli da terra ma il pallone andava troppo veloce e presto lo perse di vista. Allora tornò agitato alla radura. Prese la roba e decise di tornare a Cittachiusa il più rapidamente possibile per entrare in contatto con Holyer e vedere che cosa si potesse fare per Mar. A tappe forzate, aiutato da Rel che non voleva lasciarla ("un posto vale l'altro per me; tienimi con te per favore!" gli aveva detto) in otto giorni fu a Cittachiusa.
Qui si consigliò con Elkar. Lasciato Rel con lui, prese il sottomarino e si recò direttamente su Ross. Njeiry, che pure era visibilmente scosso e preoccupato, decise che era inutile inviare una spedizione di soccorso se prima non si individuava la prigione di Mar. Anjil così tornò su Boar con altri tre volontari ed andò a Portoscalo per avvertire gli altri.
Là, nel frattempo, era giunto uno Shentist, Phyujel, mandato da Elkar. Lo Shentist sapeva del rapimento di Mar e diceva di volerlo aiutare. All'inizio gli uomini di Mar non sapevano se potevano fidarsi di lui oppure no. Lo Shentist allora descrisse loro l'acquisto di Mar, il tempo passato assieme e quel che lui aveva visto in Mar. Spiegò poi come gli Shentist si fossero insospettiti nei confronti di Mar. Infine, per convincerli, accettò di essere sottoposto al siero della verità.
Così alla fine, capito che potevano fidarsi di lui, con l'aiuto di Njeiry che si era anche recato a Portoscalo, pur senza rivelargli in dettaglio i loro piani, gli parlarono dei mezzi che potevano usare per liberare Mar. Phyujel non sembrò sorpreso. Assieme stesero un piano. Pensarono anche che Mar, come i suoi uomini all'inizio, potesse non fidarsi dello Shentist e rifiutasse così il suo aiuto. Perciò Njeiry gli aveva dato il quadratino di legno con su scritto il loco di Vokka che a quel punto solo Njeiry e Mar conoscevano...
Mar ascoltò tutto il racconto ed annuì: "Già, infatti ha funzionato. Grazie a voi tutti sono ancora vivo e libero. Raccontami adesso che cosa è successo a Portoscalo ed a Cittachiusa durante la mia assenza."
"A Portoscalo io mi sono inserito bene nel lavoro della marruota. Ne abbiamo vendute una decina guadagnandoci bene. La nuova casa con l'annesso laboratorio è già in costruzione. Abbiamo anche trovato un giovane apprendista che sta imparando in fretta. Galety sembra ringiovanito di dieci anni almeno. Gaithe, come sai, ha partecipato alle gare al castello e, seppure di stretta misura, è stata accettata. Adesso si chiama Walpek Bogai. Sta mandando molte notizie utili ed interessanti.
"A Cittachiusa Elkar continua a lavorare da Oskol, ed ora che ha Rel in casa, gli sta insegnando a poco a poco i trucchi del mestiere e le nostre nuove idee riguardo ai libri. Rel pare un ragazzino intelligente e volenteroso, impara in fretta e si è affezionato ad Anjil ed Elkar. Altre novità rilevanti non ci sono."
Mar si informò ancora su alcuni dettagli. Il suo bracciale era già stato riportato su Ross da Anjil al suo primo rientro ed i tecnici stavano lavorando su tutte le registrazioni. Stava ancora chiedendo altre notizie, quando arrivò Njeiry.
Mar saltò in piedi e si precipitò ad abbracciarlo. "Amore... come stai?" chiese.
"Bene... bene, adesso che ti vedo. Ma tu, piuttosto?"
Gli altri si ritirarono discretamente lasciandoli soli. Mar raccontò al suo amato tutta l'avventura passata. Njeiry gli teneva una mano e la stringeva, senza perdere una sola parola.
Poi Mar gli chiese di metterlo al corrente sulle novità in Ross e nella Galassia.
Njeiry gli raccontò gli ultimi avvenimenti. Alla Guarnigione le cellule segrete avevano fatto un buon lavoro. Gran parte degli Agenti era ormai più o meno apertamente contro l'UPO e le sue strutture, in aperta ammirazione del sistema in vigore nella Guarnigione, tanto che le cellule avevano dovuto insistere con gli Agenti più entusiasti che nascondessero meglio i propri sentimenti. Qualcuno degli Agenti UPO aveva persino chiesto a qualche ufficiale della Guarnigione come si doveva fare per passare fra gli effettivi stabili dei soldati di Mar. Avrebbero anche rinunciato volentieri alla paga più alta. Gli ufficiali rispondevano che non era ancora possibile, almeno per il momento.
Gli ufficiali UPO, perciò, erano sempre più isolati e reagivano diventando sempre più arroganti. Njeiry ne aveva persino dovuto punire uno ed il Vice-governatore aveva protestato violentemente anche con il Gran Comandante Generale di Quaryel. Ma sorprendentemente questo, in attesa di Mar, aveva confermato le decisioni di Njeiry.
La lunga assenza di Mar era stata notata così Njeiry aveva fatto sapere che il Governatore era malato e non voleva ricevere visite. Di tanto in tanto avevano usato il trucco delle chiamate registrate di Mar per far vedere che era su Ross. Il Vice-governatore aveva più volte chiesto di incontrare Mar o almeno di parlargli per videofono ed era irritato per i molteplici rifiuti avuti.
Nella riunione appena avuta con gli ufficiali, Njeiry aveva affrontato la proposta di Kubilach di riorganizzare i turni e le équipe di lavoro. Tutti gli ufficiali UPO s'erano schierati dalla sua parte, ma tutti gli altri contro. Nonostante Njeiry avesse così la maggioranza, Kubilach aveva preteso di avere una presa di posizione motivata da parte del Governatore. Per fortuna Mar era tornato, giusto in tempo.
Mar allora decise di mettersi a letto e di parlare con Kubilach tramite il videofono. Prima però volle essere informato anche sulla situazione nella Galassia. Teskar aveva mandato da Quaryel diverse informazioni e documenti registrati che Mar volle visionare immediatamente.
La tensione nella Galassia si stava acutizzando. I Roffela di Niusa avevano rifiutato di liberare il Governatore dell'UPO. Il Governo Centrale allora aveva mandato una spedizione di astronavi armate contro Niusa. Le astronavi erano in viaggio da un mese e si stavano concentrando nel sistema di Sirio a cui apparteneva il pianeta Niusa.
Ketol aveva protestato presso il Segretario Generale UPO a nome del Gran Consiglio delle Famiglie. Questi aveva respinto la protesta con la scusa che alla riunione del Consiglio mancavano troppi Capi-Famiglia perché le sue decisioni potessero avere un valore formale. Ketol aveva chiesto allora di incontrare di persona il Segretario Generale per discutere il problema. Questi non aveva né accettato né rifiutato l'incontro, e tergiversava al suo solito.
A questo punto Ketol aveva minacciato di mandare tutte le astronavi delle Famiglie verso Niusa per bloccare, con uno sbarramento senza armi, l'avanzata delle Forze di Sicurezza dell'UPO. Decine e decine di astronavi da carico e da trasporto erano già in viaggio.
Questa era la situazione e tutto era appeso ad un filo.
Mar inviò una comunicazione urgente a Teskar chiedendogli di informarlo immediatamente alla minima novità. Quindi risalì alla Residenza, si mise a letto e chiamò per videofono Kubilach. Njeiry era accanto a Mar e così il suo segretario su Ross, Medle.
Kubilach era fuori dai gangheri: "Alla buonora!" esclamò appena vide Mar sullo schermo.
Questi lo guardò con durezza: "Ti spiace ripetere?"
"È molto che ti cerco, Governatore, e temevo di non aver più la grazia di vederti. La tua, diciamo, malattia in un momento in cui..."
"Intendi dare del bugiardo a me o al Comandante, Kubilach?"
Questi esitò: "No, certo, ma come dicevo..."
"È in pericolo la sicurezza esterna del pianeta, forse?" lo incalzò Mar.
"No, piuttosto è in pericolo la sicurezza interna..."
"Davvero? Non mi risulta."
"Certo. Prima scompari nello spazio per le tue crisi mistiche, poi ti rinserri nella Residenza per le tue malattie! Neanche il Gran Comandante Generale ha avuto la possibilità di mettersi in contatto..."
Mar l'interruppe con duro sarcasmo: "Non sapevo che per le mie pratiche religiose oppure per ammalarmi dovessi chiedertene prima l'autorizzazione. Dove è scritta una cosa del genere? Mi è forse sfuggita?"
Kubilach sembrò ancora più esitante, poi sbottò: "Ma ti rendi conto! Se fosse arrivato un ordine da Quaryel..."
"È arrivato?"
"No, ma..."
"E allora non perdiamo tempo in stupide congetture. Sai bene che in caso di attacco esterno, ma solo in questo caso, il comando passerebbe a te, no? Quindi dov'è il problema? Comunque questo caso non si è verificato, perciò smettila! Se hai cose serie da dirmi, parla, se no..."
"Qui si sta creando una situazione insostenibile fra la truppa ed i miei ufficiali."
"I tuoi ufficiali? I tuoi ufficiali? Non sapevo che qui su Ross ci fossero ufficiali tuoi."
Kubilach si corresse, stizzito: "Intendo dire gli ufficiali delle Forze UPO venuti su Ross con me..."
"Ah, adesso è più chiaro e... più corretto. Dici che c'è un problema tra gli ufficiali UPO ed i miei soldati?"
"Non solo, ma anche con gli stessi Agenti UPO. Mi risulta che alcuni Agenti vorrebbero arruolarsi nella Guarnigione: è un atto di sfida intollerabile! Finché non avranno concluso il loro periodo di ferma..."
"Infatti non mi risulta che Agenti UPO siano stati arruolati fra i miei soldati, per ora. E se, finita la loro ferma, intendessero farlo, non vedo come questo ti possa riguardare. Ma già, per uno come te che pretende di dare l'autorizzazione al suo superiore per ammalarsi... Non ho altro da aggiungere, Generale. Quanto prima voglio a rapporto te e tutti gli ufficiali UPO. Ti farò sapere quando e dove." disse seccamente e, prima che Kubilach avesse tempo di aggiungere una sola parola, Mar chiuse la comunicazione.
Njeiry sorrise: "Per essere malato, Mar, avevi un po' troppe energie..."
"Sto guarendo, Nje, sto guarendo." rispose Mar con aria sorniona. Scese dal letto: "Adesso ho fame. C'è qualcosa di pronto?"
Medle si alzò: "Vado subito a vedere." disse ed uscì.
"Ketol s'è più fatto vivo?"
"Una sola volta, ma ho risposto che tu non c'eri. Non ha chiesto altro."
Si recarono all'ufficio. Qui Mar dette un'occhiata ai bollettini degli ultimi quattro mesi nel sito della "Informatrice Galattica".
"Per quando è previsto l'evento?" chiese Mar continuando a far scorrere le schermate sul monitor.
"Quale evento?"
"L'adozione e l'arrivo di Vokka, no?"
Njeiry rise: "Oh, credevo che parlassi di eventi galattici."
"Per me lo è!"
"Entro questo mese."
"Allora, è bene che ti sostituisca come Comandante. Quando arriverà Vokka dovrai dedicarti a lui, specialmente quando io non ci sono. Inoltre tu hai la mia delega come Governatore, quindi il lavoro non ti mancherà di certo."
"Mar, per me..."
"No no. Ti sei già affaticato più di quel che dovresti, per causa mia. Che ne dici se nomino Comandante facente funzione Joote Dake? Mi pare il migliore fra i nostri alti ufficiali."
"Sì, mi piace. Bisogna vedere se lui se la sente."
"Fallo venire qui."
Mar stava andando a vedere se Medle aveva provveduto per il cibo quando ronzò il videofono. Tornò indietro e lo abilitò.
"Chiamata schermata da Quaryel." annunciò l'operatore.
"Bene. Scherma anche questa linea e stabilisci il collegamento."
Il video si coprì di righe trasversali poi si schiarì e comparve il classico bordo nero delle comunicazioni schermate. Era Teskar.
"Ben tornato, Mar. Meno male che ci sei."
"Che succede?"
"Due brutte notizie. Non so da dove cominciare..."
"Dalla peggiore... no, anzi, dalla meno brutta, forse è meglio."
"Il Segretario Generale era in viaggio verso Shunter per una riunione urgente del Governo. La sua astronave è stata intercettata da astronavi armate senza contrassegno ed è stato rapito."
"Rapito? Da chi?"
"Ufficialmente non si sa ancora... ma mi pare evidente..."
"Comincia il ballo! Reazioni del Governo?"
"Un laconico comunicato sul fatto e la minaccia di colpire senza pietà i criminali che hanno osato..."
"E le truppe inviate contro Niusa?"
"Hanno avuto l'ordine di fermarsi e di attendere istruzioni."
"Bene. Chiudete la Residenza e gli Uffici di arruolamento e venite subito tutti su Ross. Ma non dite nulla a nessuno e fatevi notare il meno possibile. Portate tutti i documenti, non lasciate niente. Se su questo non c'è altro, passiamo alla seconda notizia."
"Ecco... Mantice..."
"Mantice? Che gli è successo?"
"Ha avuto un brutto attacco cardiaco ed i Curatori non sono riusciti..."
"È... è morta?"
"Sì, purtroppo."
Mar impallidì: "Quando?"
"Poco fa."
"Portatela con voi, la voglio seppellire qui. Come sta Vecchio?"
"È... distrutto, puoi immaginarlo. Soprattutto perché è stato così improvviso. Vecchio in questi ultimi tempi ci aveva dato qualche preoccupazione con la sua salute. Mantice sembrava in forma, e invece..."
"Già. Darò ordine che parta il cargo in anticipo. Abbiamo una buona scusa, purtroppo: i funerali di Mantice. Potete partire alla luce del sole, quindi, ma in forma privata. Non deve salire nessun estraneo sul cargo, neppure i nuovi arruolati... ordine mio. C'è altro?"
"No."
"Vi aspetto fra dieci giorni di Quaryel. Questa giornata scorre, amico mio."
"Sì, scorre, Mar."
Mar fece chiamare subito Njeiry e Medle.
"Joote sta arrivando. Ma... cos'è successo?" chiese Njeiry.
Mar li mise al corrente.
Dal sotterraneo salì uno dei volontari: "Governatore, un messaggio da Ketol ni Wole..."
Mar prese il foglietto su cui era scritto "Qui, ore 9,7,0 t.s.u.". Azionò il suo 4C e controllò: "Ho ancora dieci minuti locali. Joote è arrivato?"
"Sì, è qui fuori."
"Fallo entrare."
L'ufficiale entrò e salutò.
"Joote, ti prego di accettare la nomina a Comandante facente funzione. Njeiry avrà troppo da fare nei prossimi giorni. Accetti?"
Joote fece un breve inchino: "Se è necessario, farò quanto mi chiedi."
"Bene, grazie. Adesso ho un impegno che si protrarrà per un'ora o forse più. Ti prego di restare alla Residenza. Se mi cercasse Kubilach o qualcuno da Quaryel, dite di richiamare fra un'ora. In ogni caso non fate chiudere l'ombrello senza mio ordine, assolutamente. Per ora nessuno deve sapere della nomina di Joote. A più tardi."
Mar si trasferì nei sotterranei e da qui, via transtar, su Niuketol. Il segretario di Ketol lo attendeva. Dopo pochi istanti fu introdotto da Wole.
"Ho saputo che sei stato male, Governatore. Va meglio, adesso?"
"Sì, grazie."
"Ci siamo, Governatore Swooney. Tra sei ore s.u. dichiarerò decaduto l'UPO. Devi essere pronto."
"Il Segretario generale è nelle tue mani?"
"Sì, anche se non ufficialmente."
"Che posso fare io, adesso?"
"Per ora nulla. Dopo la dichiarazione, appena puoi, fai pubblicamente la tua scelta. Quale è la situazione alla Guarnigione con le forze dell'UPO? Puoi fare la tua dichiarazione fra sei ore?"
"L'unica incognita è costituita dalle astronavi con a bordo equipaggio misto. Tre sono comandate da ufficiali e sottufficiali UPO. Ma penso di potermi muovere in fretta. Se non entro sei ore, certamente assai presto saranno in mano mia."
"Non agire finché non sei sicuro. Quelle sei navi ci saranno certamente utili prima o poi. Quaryel è vicina e sarà un osso duro per noi, è ben difeso."
"D'accordo, Capo-Famiglia Ketol ni Wole."
Si lasciarono e Mar tornò subito su Ross. Qui trovò nel suo ufficio Joote, Medle e Njeiry.
"Fra circa cinque ore e mezzo t.s.u. Ketol dichiarerà decaduto l'UPO e perciò sarà la guerra. Fra tre ore voglio una riunione di tutti gli ufficiali UPO a terra, compreso Kubilach. Mettete subito in preallarme tutte le cellule."
Mar si sentì subito meglio: era iniziata un'ennesima grossa partita. Cominciò a stendere un piano d'azione col suo sposo, Joote e Medle e di mano in mano che questo si delineava, cominciò a dare ordini ed a preparare le necessarie mosse.