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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 15
IL RAPIMENTO DI MAR

Il giorno seguente ripresero il cammino. Sentivano il bisogno di lavarsi, di fare un bagno. Se non avessero dovuto allontanarsi in fretta da Castelvecchio avrebbero profittato del ruscello. La gente su Boar non si lavava spesso. Mar si sentiva a disagio con gli abiti impolverati e la pelle sporca. Per fortuna non faceva caldo, cosicché non sudava.

Quando si fermarono per mangiare, estrasse la mappa e cercò di capire dove fossero. Se non aveva fatto errori, continuando in quella direzione avrebbero dovuto incontrare un torrente. Un qualche animale stava cantando lontano.

Anjil mangiava con appetito: "Il cibo qui su Boar è proprio buono. L'unica cosa che mi manca è la carne. Se ne trova di rado."

"A me non manca, sono tendenzialmente un vegetariano, io." rispose Mar riponendo la carta e prendendo la sua porzione di cibo.

Di fronte a loro la vegetazione si andava diradando ed il terreno scendeva lentamente facendosi più scuro. Sulla sinistra si ergevano alte montagne frastagliate, quasi cumuli di torri di pietra scura, pressoché nera, con chiazze che sfumavano dal verde-azzurro cupo al rosso ruggine. Mar si chiese se quelle variazioni di colore fossero dovute alla vegetazione oppure alla composizione della roccia.

Quelle forme impervie, scabre e dure, maestose, avevano un che di affascinante e misterioso. Sembravano un castello di ciclopi e non si sarebbe meravigliato di vedere un gigante fare capolino da dietro alle cime. In fondo l'uomo ha sempre avuto bisogno di fantasticare, si disse. Non per nulla, pensò, c'erano fiumi di letteratura di fantascienza che parlavano di vite aliene in altre Galassie.

L'uomo ha bisogno di conoscere, di esplorare, ma quanto più conosce più s'accorge di aver bisogno anche del mistero, dell'inspiegabile, del diverso. Allora inventa mondi nuovi, alieni, civiltà strane con cui confrontarsi. Il giorno in cui l'uomo sarà sparso anche nelle altre Galassie, per tutto l'universo, il giorno in cui la realtà non lasciasse più posto alla fantasia né nel microcosmo né nel macrocosmo, allora l'uomo morirebbe di noia, di inedia intellettuale. Mar era assorto in questi pensieri e concluse che a lui, di certo, non sarebbe capitato mai di morire di noia.

Salirono sulla marruota e ripresero il cammino. In breve si trovarono a traversare una sterminata distesa desertica di sabbia viola-nera disseminata di pietre. Dovettero scendere e proseguire a piedi tenendo a turno la marruota a mano. Il sentiero ora non era più visibile ma di tanto in tanto c'erano alti coni di sassi sovrapposti che indicavano il cammino da seguire.

Anjil notò che qua e là spuntavano ciuffetti di una bassa erba biancastra con minuscoli fiorellini rossi.

"Guarda, Mar, la vita resiste e continua anche nei deserti più aridi."

Mar si chinò a guardare: erano macchie grandi come il palmo di una mano composte da centinaia di foglioline aghiformi con una specie di piumetta dello stesso colore in cima. I fiorellini erano composti da un lungo tubicino che s'apriva bruscamente in un anello. Dal tubicino usciva un esile stelo terminante, al centro dell'anello rosso, in una sferetta gialla. Mar li videoregistrò.

Il cammino era lungo e monotono, il paesaggio immutabile. Di tanto in tanto si fermavano per aggiungere qualche sasso ai coni più bassi. In fondo, se si poteva seguire il cammino senza perdersi, era grazie al fatto che, per secoli, migliaia di viaggiatori avevano pensato a chi sarebbe venuto in seguito.

"Chissà chi ha cominciato a mettere questi sassi? Se avessero avuto il transmen non sarebbe stato necessario tutto ciò, i viaggi sarebbero stati più anonimi, non ci sarebbe stata questa sensazione di collaborazione nei secoli fra migliaia di sconosciuti..." disse Mar.

Anjil lo guardò: "Ma anche il transmen è il frutto di piccole conquiste, di piccoli lavori aggiunti secolo su secolo da migliaia di uomini."

"È giusto. Ma la differenza è qui: nel deserto, o comunque quando devi compiere lunghi percorsi lentamente, hai il tempo di pensare, di riflettere, di ringraziare tutti gli sconosciuti che ti hanno reso possibile il cammino. Col transmen tutto avviene in un attimo, non hai tempo neanche di pensare al viaggio stesso."

Così, fra pensieri e scambi di idee, passarono le ore e scese la notte. Il cielo era terso e milioni di stelle occhieggiavano tremule. Mar cercò disegni conosciuti, costellazioni note. Il cielo di Boar era per lui un libro aperto, sì, ma scritto con caratteri sconosciuti. Solo un gruppo di stelle gli era familiare: il Piangente con la sua Lacrima. Lo mostrò ad Anjil.

Le lunghe giornate passate assieme stavano facendo nascere un forte senso di amicizia fra i due, mettendo in evidenza le loro molte affinità. Inizialmente per Anjil, era chiaro, Mar era il Governatore, il suo superiore. Ma gradualmente i due si stavano aprendo l'uno all'altra.

Anjil raccontò la sua vita di ragazza dei sobborghi, le sue esperienze, le sue idee, le sue aspirazioni. Mar non si sentiva ancora di raccontare la sua vita, specialmente le sue prime tristi avventure. In un certo senso gli dispiaceva: gli sembrava di indossare una maschera, di non mostrare il suo vero volto. Così si limitava a parlare dei suoi ideali, dei suoi progetti per il futuro sul piano personale e familiare. Sentiva, da una parte, l'impulso di raccontarle tutto, sia le sue esperienze antecedenti alla nomina a Governatore, sia la sua vita come Governatore, i contatti con Ketol, i piani più segreti. Ma dall'altra parte, sapeva di non poterne parlare.

"Potrò mai avere un vero amico, io? Uno che conosca anche gli angoli più segreti della mia vita e dei miei pensieri?" si chiedeva Mar.

Sì, c'era stato Lidje. Ora c'erano Vecchio e Mantice, anche se erano lontani. Ma perché non Chanul o Teskar o Anjil? Perché anche Njeiry non aveva voluto sapere nulla del suo passato? La sua era solo prudenza, pudore, o mancanza di coraggio? Paura di essere giudicato e forse anche di essere rifiutato? Eppure con quegli sconosciuti del Consiglio segreto non aveva avuto remore a raccontare tutto... ma quelli non erano che estranei anonimi, mascherati...

"Sei pensieroso." notò Anjil.

"Mhmh!"

"Triste?"

"No, non proprio." Mar si stese a terra. "Com'è bello guardare le stelle e le lune che passano infaticabili. Vedi, quella è della fortuna... quell'altra della forza. A volte si vedono, a volte no; a volte sono piene o stanno crescendo o calando; sorgono e tramontano, proprio come nella vita. Ognuna ha il suo ritmo, la sua diversa presenza e forza."

"Tu ci credi, Mar?"

"No, ma sono simboli scelti bene. Tutto qui su Boar invita alla riflessione. Qui regna il simbolo."

"Tutto invita alla riflessione ovunque, per chi vuole riflettere. A volte pare che la gente non voglia o non sappia pensare."

"Chi pensa deve mettersi in causa e non sempre è comodo, Anjil. Ne so qualcosa io..."

"Eppure tu pensi molto."

"Chi non riflette sulle cose, sulla vita, è vecchio, qualunque età abbia. Qualunque cosa faccia, è... morto."

"Hai paura della morte, tu?"

"Non lo so, Anjil. Penso di no, ma forse solo perché sembra così lontana, ora. Se uno sapesse che cosa c'è dopo, forse sarebbe più facile accettarla o rifiutarla, cercarla o sfuggirla, aspettarla serenamente o temerla. Ma io non so cosa c'è dopo."

"Per me è più facile pensare serenamente alla mia morte che a quella di una persona a cui voglio bene."

"E vero, Anjil, è proprio vero."

Anche quella notte passò in un sonno tranquillo e senza sogni. Mar s'era ormai abituato a dormire in terra con solo un telo per ripararsi dal fresco della notte. Non gli capitava più di svegliarsi indolenzito, anche perché sapeva scegliere i punti del terreno più adatti per stendersi.

"Certo, Anjil, c'è una bella differenza con le gite che si facevano alla Guarnigione; là si partiva equipaggiati: pneumotende, matersacchi da viaggio, cibi pronti e fornelli ad ultrasuoni... tanto c'erano le piattaforme antigravità che trasportavano tutto seguendoti docili come un cagnolino... Già, voi di Kubi forse non avete cani sul pianeta. È un..."

"Sì, ne ho visti allo zoo della mia città. E anche il Segretario Sindacale ne aveva due nel suo giardino."

"Tua madre era Rappresentante Sindacale su Kubi, vero? Com'è che ti sei arruolata nella Guarnigione?"

"Mah!"

"Se non ti va di parlarne..."

"No, non importa. Mio padre ci lasciò che ero piccola, perché era finito il contratto di matrimonio e mia madre voleva sposare un sindacalista. Io avevo un'ammirazione grande per mia madre. Era una persona affascinante, sempre molto ricercata nelle feste e nei salotti, ascoltata nelle riunioni sindacali. Man mano che crescevo, mia madre, che stava facendo carriera nel Sindacato, mi introdusse nell'ambiente. Non so se su tutti i pianeti il Sindacato funzioni nello stesso modo, ma presto mi sono accorto che su Kubi agiva in modo strano. Era mantenuto dai lavoratori della Famiglia ed era arricchito dai doni della Famiglia stessa... almeno i pezzi grossi. Ricevevano da destra e da sinistra. Ricordo quando mia madre venne a casa e disse:

"Il Capo-Famiglia dice che i lavoratori si stanno innervosendo e cominciano a rendere meno. Mi ha chiesto di organizzare la protesta dei lavoratori e di farla sfociare in un giorno di sciopero illegale, perché i tre giorni di sciopero legale sono già stati usati, in modo che si possano arrestare i più scalmanati e pericolosi. In cambio pagherà lui la multa del Sindacato, con i fondi segreti. Poi darà ai lavoratori un giorno di ferie in più ed aumenterà i turni di lavoro di un primo al giorno. Bisognerà preparare bene l'azione e se tutto andrà come vuole il Capo-Famiglia, ci regalerà i biglietti per una crociera spaziale di un mese standard!

"Io in quei giorni stavo studiando un vecchio testo: 'Storia del Sindacalismo pre-Familiare' e mi stavo rendendo conto che il Sindacato era nato su basi molto diverse. Obiettai a mia madre che in quel modo tradivamo i lavoratori. Ma lei rise e mi disse che i lavoratori, non sapendo nulla, sarebbero stati contenti.

"Così io, gradualmente, persi la stima e la fiducia nel Sindacato... ed anche in mia madre. Iniziò un periodo di litigi in casa. Oltretutto mia madre passava da una relazione all'altra, da un'avventura all'altra. In fondo sono affari suoi, mi dicevo. Ma non di rado quelli pretendevano di mettere il naso anche nelle mie faccende personali. Per me erano solo degli estranei e così reagivo in malo modo e i litigi in casa aumentavano.

"Allora, quando si fece quella crociera in tre, e non solo mia madre e io come mi aveva promesso, quando passammo per Quaryel io feci i miei piani. Su Quaryel non salii più sulla nave ma mi presentai al Comando Generale delle Forze di Sicurezza UPO. Ma là scoprii che per essere arruolata avrei dovuto fare un cospicuo regalo sottobanco all'ufficiale arruolatore. Rifiutai, così la mia domanda fu respinta. Allora sentii parlare di Ross. Mi presentai all'Ufficio... ed eccomi qui."

Il deserto stava gradualmente cedendo il passo ad una terra meno arida. Qua e là c'erano cespugli di pianta assassina, di altre piante e anche qualche raro albero stentato. Sulla terra compatta e polverosa era di nuovo visibile la pista. La marruota lasciava dietro di sé una lunga linea doppia, intrecciata. Controllarono nuovamente la loro carta geografica ricavata dalle foto dei satelliti.

"Se non sbaglio ora siamo qui. Vedi là quel monte alto e tondeggiante... deve essere un vulcano spento. Se proseguiamo in questa direzione in mezza giornata di viaggio dovremmo arrivare a questo torrente. Poi lo possiamo seguire finché si getta in questo fiume che è quello che passa a Cittachiusa. Se tutto va bene potremmo essere là fra cinque-sei giorni e quindi posso essere di ritorno su Ross tra otto-dieci giorni secondo i programmi.

"Abbiamo percorso un grande arco, con questa breve deviazione. Potremmo proseguire verso Primcastello, che dovrebbe essere questo agglomerato qui, ma ci porterebbe via troppo tempo. Ci si andrà un'altra volta, forse. Si dovrebbe trovare un qualche mezzo per spostamenti rapidi in superficie... Ma la cintura antigravità è troppo voluminosa e non è facile nasconderla."

Anjil annuì: "Se solo si potessero istallare dei transmen!"

"Il transmen? Bisogna portarlo, istallarlo, collimarlo, il tutto senza farsi vedere. Non è facile. Già ci sono abbastanza problemi per cose molto più piccole come le microspie e gli alfa... Non è ancora pensabile. Un giorno, forse, potremmo collegare le varie case fra loro e sarebbe un grosso passo avanti. Ma per ora è impossibile. Probabilmente in questa fase è meglio affidarsi al sommergibile e costeggiare solamente, facendo solo poche e brevi puntate all'interno."

Anjil si disse d'accordo: "Tanto più, Mar, che dalle foto aeree risulta che la maggiore concentrazione di centri abitati è lungo le coste ed i grandi fiumi."

Proseguirono lungo la pista con la marruota. Sul terreno cominciavano a vedersi profonde spaccature, quasi piccoli canyon, farsi sempre più frequenti e grandi. Grosse falde erano sprofondate ed il terreno ora digradava in grandi terrazze irregolari. La pista si faceva contorta ed a volte si interrompeva. Per superare quei salti di basalto stratificato in verticale, quasi fasci di colonne esagonali, dovettero spesso calare la marruota legandola. I cespugli si infittivano ed il terreno era sempre più coperto di erba. Stavano scendendo verso una stretta valle e qua e là fra gli alberi s'incominciava ad intravedere l'argenteo nastro del torrente.

"Finalmente potremo lavarci," disse allegra Anjil, "ne sento proprio il bisogno."

"Forse potremmo anche pescare e mangiare un po' di cibo fresco." aggiunse Mar.

La discesa ora era meno difficoltosa, benché dovessero ancora proseguire a piedi. Gli alfa, rendendoli più leggeri, permettevano loro di compiere passi e balzi che normalmente sarebbero stati pericolosi. Giunsero ad un boschetto di backum e già si sentiva l'acqua rumoreggiare. Lasciarono il sentiero e arrivarono in riva al torrente. L'acqua scorreva rapida frangendosi contro le rocce.

"Qui la corrente è troppo forte." gridò Mar cercando di sovrastare il fragore dell'acqua. "Dobbiamo scendere più a valle, in un punto più calmo."

Continuarono a scendere lungo la riva, sui massi bagnati dagli spruzzi d'acqua fredda. A volte c'erano piccole cascate spumeggianti da cui si sollevavano leggeri veli di goccioline d'acqua che li avvolgevano. Dopo un po' erano completamente bagnati e questo era già per loro un piccolo sollievo. Dovevano stare attenti, però, poiché i massi erano sdrucciolevoli. Si passavano la marruota con cautela.

"Forse è meglio allontanarci dal torrente finché le rive non siano più praticabili." gridò Mar.

"No... è così bello, qui! Proseguiamo, ne vale la pena." gridò in risposta Anjil.

"Va bene, ma dobbiamo stare molto attenti. Se ci cade la marruota nel torrente perdiamo tutto!"

Finalmente il torrente parve calmarsi e scendere meno rapido e fragoroso.

"Andiamo ancora avanti?" chiese Anjil.

"Sì, cerchiamo un punto pianeggiante e tranquillo in cui asciugarci, mangiare e riposare."

Ad un tratto videro alcuni ragazzini sulla riva opposta del torrente. Erano una quindicina, avevano una piccola fascia blu sulla fronte, una corda attorno ai fianchi e niente altro. Erano tutti sui dodici anni e procedevano velocemente in direzione opposta alla loro, in fila, silenziosi ed assorti. Si arrampicavano di roccia in roccia con agilità ma con visibile sforzo. Si fermarono a guardarli. Con loro non si vedeva neanche un adulto.

Anjil, in silenzio, indicò più in là. Uno dei ragazzini era in difficoltà, ormai distanziato dagli altri, ed arrancava scivolando per superare un grosso masso viscido.

"Perché non aggira l'ostacolo?" chiese Mar più a se stesso che all'amica.

"Perché gli altri sono passati di lì." rispose Anjil.

"Ma non gliela fa, ed è pericoloso!"

Il ragazzino era riuscito ad arrampicarsi a metà, sembrò incerto su dove appoggiare il piede, poi salì ancora di qualche centimetro e si aggrappò ad un ciuffo d'erba bagnato per superare l'ultimo tratto della roccia. Il piede destro gli scivolò e si trovò appeso. A poco a poco anche le mani persero la presa. Mar gridò: il ragazzino aveva ceduto, tentando invano di trattenersi, era rotolato sulla roccia sottostante ed era caduto gridando nell'acqua. I suoi compagni proseguivano imperterriti nel loro cammino.

Anjil, che in quel momento aveva le mani libere, si calò rapidamente in acqua. Il suo corpo fu afferrato dalla corrente ma si avvicinava a quello del ragazzino che annaspava terrorizzato, sballottato qua e là dai flutti. Mar stringeva con forza la marruota, il fiato sospeso. Anjil era sempre più vicina al ragazzino che però stava perdendo le forze.

Mar sussurrò: "Fai presto... fai presto... non gliela fa più..."

Anjil allungò un braccio e riuscì ad afferrarlo per i capelli e tirarlo a sé. Con l'altra mano cercava di trattenersi sui massi per rallentare la corsa. Mar si scosse, lasciò la marruota appoggiandola ad una roccia e prese a scendere rapidamente. Anjil si stava allontanando, trascinata dalla corrente, sorreggendo il ragazzino che ora non s'agitava più. Mar volò letteralmente, scivolando più volte ma senza mai cadere, grazie anche all'alfa. Riuscì a superare i due e si guardò attorno per vedere se ci fosse qualcosa da tendere all'amica. Più oltre un albero si protendeva sul torrente. Mar corse e, con l'anello laser, lo tagliò alla base. L'albero rovinò per traverso nella corrente, rotolò due o tre volte poi s'incastrò fra due massi. Anjil aveva visto e cercò di spostarsi in modo che la sua traiettoria fosse intercettata dal tronco.

Mar scese in acqua e si protese verso l'amica finché riuscirono ad afferrarsi per una mano. Si sentì trascinare. Avrebbe dovuto spegnere l'alfa in modo di essere più pesante, ma non ne aveva il tempo. Si trovarono tutti e tre contro il tronco a cui i due giovani si aggrapparono. Mar prese il ragazzino per le ascelle. Pian piano, tenendosi al tronco che oscillava pericolosamente, raggiunsero la riva.

"Ha bevuto... bisogna togliergli l'acqua dai polmoni..."

Non sapevano come fare, non s'erano mai trovati in simili situazioni. Mar prese il ragazzino per le caviglie e lo sollevò: "Dagli dei colpi sul petto, comprimilo, chissà che l'acqua esca."

Per fortuna il ragazzino aveva bevuto poco, era svenuto più per lo shock che per altro. Un piccolo fiotto d'acqua uscì dalla sua bocca e cominciò a tossire. Mar lo depose di nuovo sull'erba e si girò verso Anjil.

"Vai a prendere la marruota e portala giù passando lontano dalla riva. Io resto qui con lui."

Anjil partì subito. Il piccolo ora respirava normalmente. Aveva perso la fascia blu che aveva attorno al capo ed i suoi lunghi capelli neri gli coprivano in parte il volto. Mar glieli scostò con un gesto tenero. Avrebbe voluto avere un panno asciutto per coprire il ragazzino ed asciugarlo. Nel frattempo Anjil era tornata.

"Ho lasciato la marruota in una piccola radura qui vicino."

"Bene. Accendi un fuoco e vediamo di asciugare qualcosa per coprire il piccolo."

Lo trasportarono nella radura. Qui Mar si spogliò e strizzò i suoi panni: "Io torno al torrente. Vedo di pulirmi e anche di prendere qualche pesce, se ci riesco. Poi vengo a darti il cambio." Gli lasciò il talismano, l'anello laser e l'alfa. "È meglio che li nascondi tu qui. Così nudo l'alfa si noterebbe subito, se arrivasse qualcuno."

Anjil stava già accendendo il fuoco con la pietra focaia. Mar guardò il ragazzino che ora pareva stesse riposando sereno, benché ancora avesse la pelle d'oca.

"Deve aver freddo. O forse è solo la reazione inconscia alla paura che ha avuto. Vedi di essergli vicino, quando rinviene."

Tornò verso la riva e scese ancora un po' più a valle dove la corrente era meno forte. Già pregustava il lungo bagno, l'abbraccio delle onde. Il torrente compiva due ampie curve e gli alberi diradavano. Tra le due anse c'erano lingue di sabbia asciugata dal sole. Mar passò sulla sabbia calda e saggiò l'acqua. Era fredda e veloce, ma meno rapida di prima. Si immerse fino alla vita e cominciò a sfregarsi vigorosamente il corpo, usando anche manciate di sabbia e acqua per pulirsi meglio. Lo sfregamento della sabbia e le grandi manate d'acqua erano come un massaggio rinvigorente.

Sedette e l'acqua gli arrivò alle ascelle. Con altra sabbia si sfregò sott'acqua anche le gambe ed i piedi. Sotto ai piedi aveva ormai uno spesso callo, quasi una suola naturale, così spesso da non sentire neanche lo sfregamento dei granelli di sabbia. L'acqua fredda lo faceva rabbrividire ma gli dava un senso di benessere. Quando pensò di essersi lavato bene, tornò all'asciutto e si stese sulla sabbia calda per asciugarsi al sole.

Socchiuse gli occhi in modo di schermare l'astro fiammeggiante nel cielo. Il senso di benessere era accentuato dal rumore dell'acqua, dalla purezza dell'aria immota e tiepida. Ripensò al ragazzino che avevano salvato. Chissà chi era e da dove veniva? Se non ci fossero stati loro, sarebbe certamente affogato. I piccoli sanno sempre cacciarsi in situazioni pericolose, pensò Mar.

Cercò di ricordare: sulla mappa, lì vicino, non risultavano esserci villaggi. Il centro più prossimo doveva essere Primcastello, che pure distava qualche giorno di strada dal torrente. Che stesse andando proprio lì? Ma da dove proveniva? Appena asciutto sarebbe tornato alla radura: forse il piccolo era già rinvenuto, e...

Mentre stava pensando a queste cose, si accorse ad un tratto di trovarsi in ombra.

"Una nuvola?" si chiese meravigliato.

Eppure il cielo gli era sembrato sgombro. Si alzò a sedere aprendo gli occhi. Davanti a lui stava scendendo un pallone aerostatico. Era una grossa sfera a striscie colorate con vistose decorazioni in oro. Riconobbe i colori del Gran Tempio. Sotto c'era appesa una cesta di fini rami intrecciati e più su era sospesa la coppa con il fuoco. Nella cesta c'era uno Shentist con tre servi armati. Il pallone scendeva lentamente e stava per atterrare a pochi metri da Mar.

Questi restò seduto a guardare, incuriosito. Quando la cesta sfiorò il terreno, uno dei servi saltò giù agilmente e piantò a terra un lungo piolo uncinato con una grossa mazza. Su questo legò una corda che pendeva dal centro del pavimento della cesta. Altri servi frattanto alimentavano il fuoco sotto al pallone.

Lo Shentist aprì un lato della cesta, scese a terra e si avvicinò a Mar: "Shent ti illumini" disse.

Mar si alzò lentamente in piedi. Era strano, era stato salutato come se lui fosse ancora un labass. Rispose quasi automaticamente con la formula rituale.

"La luce di Shent è in lui."

Nel frattempo anche i tre servi gli si erano avvicinati. Mar si sentì inquieto.

"Mi conosce, Shentist?" chiese incerto.

"Non sei tu il labass Swooney?" chiese l'uomo alzando impercettibilmente un sopracciglio.

"No, sono l'ex-labass Mar Swooney. Ma come può conoscermi, visto che io non conosco lui?"

Lo Shentist sorrise: "Shent vede, Shent sa. Tu appartieni ancora a Shent, poiché non hai fatto la cerimonia di dimissione."

"Non mi è stato possibile, sono stato assalito dai Predoni."

"Erano solo Sbandati, lo sappiamo bene. Il corriere ci ha raccontato della tua fuga."

"Fuga?"

"Sì. Comunque ora ci si è ritrovati e si può andare a celebrare il rito."

"Come poteva lui sapere dove trovarmi?"

"La sapienza di Shent guida i suoi fedeli."

"Ah! Ma come?"

"Che importa? Ora vieni con noi perché si possa fare il rito."

"No, non è necessario. La mia vita oramai ha preso un'altra strada."

Lo Shentist smise di sorridere: "Già, una strada ben curiosa, Pensatore Mar Swooney, inventore della marruota, mago per i Mercanti, sognatore per i Curatori..."

Mar lo guardò allibito: "Non m'avete mai perso di vista! Come mai tanto interesse per me?"

Lo Shentist sedette sulla sabbia sistemando accuratamente le ampie pieghe della sua tunica: "Siedi, labass Swooney."

Mar sedette guardandolo. Con la coda dell'occhio notò che i servi erano ancora in piedi e gli stavano girando alle spalle. Guardò innervosito attorno, poi sbirciò in direzione della radura: un sottile filo di fumo si levava sopra le chiome degli alberi ma non si vedeva nessuno. Si chiese se fosse meglio chiamare Anjil o no. Sentiva vagamente di essere in pericolo, benché non ne capisse il motivo.

Lo Shentist sembrava cordiale, ma a Mar non erano piaciute le allusioni alle sue attività su Boar. Ad un certo punto aveva persino temuto che potesse alludere anche alla sua carica di Governatore di Ross, ma l'uomo non ne aveva fatto parola.

"Ti vedo pensieroso, labass. Qualche problema?"

"Non... non so."

"Non sai? Allora ascoltami bene. Da questo incontro possono nascere per te grossi problemi oppure grosse fortune..."

"Due alternative drastiche, mi pare. Da che dipendono?"

"Da te. Il Gran Luminare di Shent ha dato ordine di rintracciarti. Tutti i Templi hanno fatto ricerche su di te e come vedi ti abbiamo trovato."

"Quello che ancora non capisco è perché prendersi tanta pena per me. E poi come hai fatto a trovarmi a colpo sicuro senza avermi mai incontrato prima?"

Lo Shentist sorrise: "Quante domande! Vieni al Gran Tempio ed avrai tutte le risposte."

"E se non venissi?" chiese Mar.

"Saresti sciocco. Chi non collabora con noi è nostro nemico e può essere pericoloso essere nostri nemici."

Ora lo Shentist aveva assunto un tono duro e non sorrideva più.

Mar si alzò in piedi e lo Shentist s'alzò a sua volta, sistemandosi le pieghe dell'ampia tunica rosso oro. L'aria era carica di tensione. I tre servi non perdevano di vista il minimo movimento di Mar. Questi guardò negli occhi lo Shentist.

"Non mi interessano le tue proposte ed ancor meno le tue sciocche minacce!"

Nessuno si mosse.

Lo Shentist, a voce bassa ma chiara, disse: "Rifletti! Ti do un'ultima possibilità... Non sfidare l'ira di Shent!"

Mar rise, cercando di scaricare la tensione che si era insinuata in lui: "Non sfido quello che non esiste, né lo temo. Raccontate le vostre fiabe ai bambini o agli ingenui. Se sto sfidando qualcuno, è solo un pugno di uomini, non un dio. Non ho paura degli uomini... anche se spesso sono più perfidi gli uomini che gli dei."

"Io ti ho avvertito, non puoi negarlo. Adesso non hai altra scelta."

Fece un cenno col capo ed i tre servi balzarono su Mar. Questi cercò di fuggire ma fu preso. Reagì violentemente e cominciò a gridare con quanto fiato aveva in gola. La lotta fu breve, non tanto per la sproporzione delle forze, ma perché lo Shentist spruzzò una polvere sul viso di Mar che cadde inerte fra le braccia dei servi, senza però perdere i sensi.

Mentre lo caricavano nella cesta, Anjil giunse di corsa. L'ultimo servo saltò nella cesta e sciolse la corda d'ancoraggio. Il pallone s'alzò rapidamente nell'aria. Mar sentiva Anjil chiamarlo, ma quella voce amica si allontanava inesorabilmente.


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