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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 13
MAR E LA TECNOCRAZIA

Mar tornò su Ross. Mise subito Njeiry al corrente sul colloquio avuto con Wole e discusse con lui la linea di condotta da seguire.

Il giorno dopo atterrò il cargo con i quadri delle forze UPO accompagnati da un funzionario del Comando Generale con le credenziali. Questi presentò a Mar tutti gli ufficiali e sottufficiali ed il generale Strek Kubilach, il nuovo Vice-governatore di Ross.

Kubilach era un uomo sulla cinquantina, capelli cortissimi color grigio ferro, sopracciglia bianche, occhi taglienti, naso grosso e piatto, labbra carnose, viso tondo con doppio mento. Il corpo era possente, il seno gonfiava vistosamente l'uniforme. Aveva dita tozze ma ben curate. A Mar fu istintivamente antipatico. Lo salutò con cortesia formale.

Kubilach gli sottopose il calendario di arrivo delle sei navi, del lancio dei quattro satelliti e dell'arrivo del contingente di Agenti. Mar prese nota ed approvò. Quindi il generale annunciò a Mar l'istallazione di una linea privata e schermata di videofono fra il suo ufficio su Ross ed il Comando Generale su Quaryel. Mar ne fu decisamente seccato.

"Ti avverto, generale Kubilach, che non accetterò nessun ordine dal Comando che non riceva io personalmente da Quaryel." disse Mar gelido.

Il generale lo guardò sorpreso, sembrava volesse incenerirlo con gli occhi: "Me ne ricorderò." rispose con voce priva di emozione.

"Inoltre ti consiglio di non emettere ordini senza la mia approvazione preventiva. Potrei essere costretto a revocarli..."

"Ricorderò anche questo."

"Infine, in mia eventuale assenza, il personale della Guarnigione sarà agli ordini del Comandante Njeiry Leje e non tuoi, malgrado il tuo titolo di Vice-governatore. Tu potrai dare ordini al contingente di truppe UPO solamente in caso di necessarie azioni difensive in seguito ad attacchi dall'esterno."

"Va bene. Hai altre puntualizzazioni da fare?"

"Per il momento no." disse Mar.

Poi guardò gli ufficiali UPO ad uno ad uno: "Studierò quanto prima i vostri incartamenti. Ricordate che siete ai miei ordini, allo stesso livello degli ufficiali della Guarnigione di pari grado. Per qualsiasi malinteso o incidente con il personale della Guarnigione, vi rivolgerete al Comandante."

Gli ufficiali si guardarono fra loro, poi guardarono Kubilach, che era restato impassibile, quindi un po' alla volta assentirono.

"Il sottufficiale Bogany ora vi mostrerà i vostri alloggiamenti. Se desiderate entrare in contatto con me, prendete un appuntamento con il mio segretario. Ricordate che non ricevo mai chi non ho convocato. Questo vale per tutti voi, chiaro?" concluse guardando fisso Kubilach.

Quindi uscì e tornò alla Residenza. Restò su Ross per tutto il tempo dell'arrivo degli scaglioni del contingente UPO, ma rimase chiuso nella Residenza e lasciò curare tutto a Njeiry. Questi dispose le cose in modo di mescolare gli Agenti e gli ufficiali UPO con i soldati e gli ufficiali della Guarnigione. Come avevano previsto, Kubilach chiese subito udienza a Mar tramite il segretario. Mar fissò un incontro per tre giorni dopo.

Quando finalmente ricevette il generale, questi era impassibile come sempre, solo gli occhi tradivano la sua rabbia: "Governatore, gli ufficiali hanno vivamente protestato con me per le disposizioni ricevute dal Comandante riguardo al fatto di formare equipe miste di nostri Agenti e tuoi soldati. Devo..."

"Generale, quali ufficiali? Quelli della Guarnigione, forse?"

"Ma no, quelli dell'UPO!"

"Oh oh! E per questa sciocchezzuola mi hai fatto tanta fretta?"

"Certo! Questa disposizione non era prevista! Avevi assicurato al Gran Comandante Generale in persona che non avresti modificato gli organici!"

"Forse qualcuno degli Agenti UPO è usato per incarichi diversi dalle sue competenze o mansioni?"

"No, ma..."

"Allora forse qualcuno non ha un posizione o un ruolo corrispondente al suo grado militare?"

"Ma no, ma no, però non era prevista questa... mescolanza. Le equipe erano già formate e..."

"Vorresti dire che ai tuoi uomini fa schifo lavorare con noi?" gridò Mar abbandonando improvvisamente il suo atteggiamento calmo e sorridente.

L'altro sussultò vivamente: "Ma no, non ho detto questo, solo che non era previsto e perciò..."

Mar lo interruppe con aria seccata: "Mi stai dicendo che avete dei problemi a causa della tua imprevidenza... mi dispiace, ma non so proprio che cosa farci... non ti ho scelto io per ricoprire il posto che occupi..."

Kubilach avvampò, ma si contenne: "Governatore, non vedo l'utilità di queste disposizioni del Comandante e perciò a nome degli ufficiali e della truppa..."

"Attento! Ti ricordo che stai commettendo una grave infrazione al regolamento che vi avevo dato da leggere e che siete tenuti ad osservare..."

"Non vedo..."

"O hai poca memoria, o fingi di non capire. Comunque... Primo: c'è scritto chiaro e tondo che tutti i dipendenti dell'UPO devono essere allo stesso livello di quelli della Guarnigione ed è anche precisato che non devono formarsi gruppi distinti o peggio antagonisti su Ross. Quindi il provvedimento del Comandante è pienamente giustificato. Secondo: c'è scritto che per un qualsiasi problema riguardante i rapporti fra il personale ci si deve rivolgere al Comandante. Vedo invece che si sono rivolti a te! Se la cosa si dovesse ripetere sarei costretto a prendere provvedimenti disciplinari per insubordinazione. Per questa volta lascerò correre, ma un cosa che non tollero è di parlare al vento. Hai altro da dirmi?"

"No, Governatore." disse seccamente il Generale alzandosi in piedi.

"Non ti ho ancora congedato, generale Kubilach!"

Questi sedette di nuovo, sempre imperturbabile.

"Spero vivamente che ti farai parte diligente per appianare ogni difficoltà. È nel comune interesse. Capisco che ti può pesare dipendere da un civile, ma non sono io ad avere chiesto la vostra venuta su Ross, così come non siete voi ad aver scelto di venire su Ross. Spero che la situazione non si protragga più del necessario, ma finché durerà non voglio che qui su Ross si creino tensioni. Se non hai altro da dirmi, ora puoi andare."

Kubilach si alzò rigido, salutò ed uscì. Mar si passò una mano sugli occhi e si rilassò. Poi visionò la registrazione del colloquio avuto.

"Non lo invidio. Non deve essere piacevole per un militare di carriera anziano essere tenuto a bada da un civile, per di più giovane." pensò Mar.

Dopo i primi giorni di tensione i capicellula riferirono che gli Agenti dell'UPO si stavano ambientando e che i loro rapporti con i soldati stavano diventando, se non cordiali, per lo meno normali. Gli ufficiali UPO stavano ancora molto sulle loro. Poi gli Agenti cominciarono a notare la diversità di comportamento fra i loro ufficiali e quelli della Guarnigione. I primi erano scostanti, a volte arroganti. I secondi invece li trattavano... come uomini. Le differenze si accentuavano in modo speciale durante i turni di libertà. A poco a poco alcuni Agenti UPO iniziarono a fare confronti, parlando con i colleghi della Guarnigione e qualcuno cominciò anche a criticare e lamentarsi del comportamento degli ufficiali UPO.

Njeiry allora ordinò ai capicellula di iniziare a lavorare sugli Agenti UPO più sensibili in modo di tirarli gradualmente dalla loro parte e contro l'UPO. Era un lavoro lento e delicato. Fra i soldati di Mar e gli Agenti UPO si cominciò a sussurrare riguardo alla situazione politica nella Galassia. I soldati, con la loro serenità ed affiatamento, erano guardati sempre più con invidia dagli Agenti. Gli ufficiali UPO si resero conto della situazione e se ne lamentarono con Njeiry.

Ma non c'erano elementi concreti su cui accusare gli Agenti, solo sensazioni, cosicché Njeiry ebbe buon gioco nel dire che non ci poteva fare nulla ed anzi li accusò di essere loro i primi responsabili del malcontento degli Agenti. Gli ufficiali UPO così non ottennero soddisfazione ma invece di cambiare atteggiamento divennero più rigidi e pignoli, aumentando così il malcontento fra le truppe UPO.

Mar, al corrente di tutto questo, vedeva che le cose evolvevano secondo i suoi piani. La situazione cambiava lentamente, impercettibilmente ma sicuramente a favore del progetto di Mar. Njeiry consigliò ai capicellula di non forzare i tempi e di fare in modo che i soldati avessero sempre un comportamento più che corretto nei confronti degli ufficiali UPO.

Mar spendeva gran parte del suo tempo nei sotterranei della Residenza, dove curava la preparazione dei volontari, sottoponendosi personalmente a gran parte dei loro allenamenti. I contingenti di prigionieri continuavano ad affluire regolarmente su Ross, ma il loro numero era lievemente aumentato.

Via transtar giunse l'invito di Ketol a Mar di presentarsi alla riunione del Consiglio Segreto del Partito della Tecnocrazia. Mar si preparò, salutò Njeiry con un lungo abbraccio e si trasferì su Niuketol.

Lo attendeva Ketol ni Wole: "Governatore Swooney, questo pomeriggio scorre."

"Questo pomeriggio scorre, Capo-Famiglia Ketol."

"La riunione sarà fra un'ora standard. Prima però c'è il Capo-Famiglia Manjober che desidera parlarti."

"È qui?"

"Sì, ti attende nel mio studio. Seguimi."

Wole gli fece strada. Quando Mar entrò vide uno sconosciuto sui sessantacinque anni, piuttosto pingue. Indossava una rovescia di seta libbiana fissata sulle spalle ed ai fianchi da grosse borchie di platino. Guardava Mar con attenzione, quasi scrutandolo e studiandolo.

Mar, sorpreso, disse: "Scusa, credevo di trovare Manjober ni Raspo..."

"Già, avrebbe dovuto esserci lui, ma purtroppo... Io sono il nuovo Capo-Famiglia, Manjober ni Manjo. Mia madre, prima di lasciarci, ci ha parlato molto di te. Quando s'è resa conto che non avrebbe potuto prendere parte a questa riunione, mi ha chiesto di assicurarti la protezione incondizionata dei Manjober."

"Raspo è morta?"

Manjo sembrò sgradevolmente colpito da quella parola: "Ci ha lasciati, sì."

"Quando?"

"Cinque giorni standard or sono. Mi ha dato questo scritto per te... tieni."

Mar prese il plico sigillato e lo aprì.

"Caro Governatore Mar Swooney, qui su Embel è primavera, ma per me sta giungendo l'inverno. Sicuramente non potrò essere alla riunione e me ne spiace. Sarei stata lieta di incontrarti di nuovo. Sento grandi cose su di te e non me ne stupisco, anzi, in un certo senso, so di essere stata una delle pietre che ti ha permesso di diventare quello che sei, e questo mi fa piacere. Manjo, il mio Primo, che sarà al mio posto mentre leggi questa, farà per te tutto ciò che avrei fatto io. Non è un buon giocatore di Go come il mio Karch, ma è molto in gamba e puoi contare su di lui: è un bravo ragazzo.

"Sono contenta che tu abbia scelto il nostro Partito: è una scelta degna di un buon giocatore quale tu sei ed è una vera fortuna per noi. Ho piazzato qualche buona pietra in tuo favore, ma stai attento, qualcuno sta cercando di formare un doppio occhio a tuo danno. Manjo ti spiegherà. Pekka e Karch ti salutano, come pure ti saluto io. Manjo ha anche un piccolo dono per te in ricordo della nostra amicizia. Ti lascio, questa volta per sempre. Raspo"

C'erano poi due poscritti:

"Ho giocato tutte le mie partite, non ho più pietre da piazzare. Anche le partite più belle, prima o poi giungono alla fine."

Poi ancora:

"Il tuo ex capo ufficio è sistemato per le feste. Ha cercato di fare il furbo a mie spese, come avevi previsto. Ora fa il pulitore di pelli: è un lavoro sporco e nauseante, come lo è lui."

Mar chiuse il plico e lo infilò nella sua sacca: "Capo-Famiglia Manjober ni Manjo, è così inatteso che Raspo ci abbia lasciati..."

"Sì, è accaduto in pochi giorni, nessuno di noi se lo aspettava. Mi ha detto di consegnarti questo, in suo ricordo."

Gli porse una scatoletta di legno, molto pesante. Secondo la consuetudine Mar ringraziò e la ripose senza aprirla.

Sedettero, poi Manjo disse: "Mia madre ci teneva moltissimo al tuo ingresso nel Partito. Aveva sondato qua e là ed aveva scoperto che i Chavez sono contrari, ma non è riuscito a capirne il motivo. Chavez ni Torkyd ha detto che si sarebbe spiegato alla seduta, cioè oggi. Raspo mi ha detto di avvertirti appena ti avessi visto, in modo che tu potessi essere preparato."

Mar annuì, poi guardò Ketol.

Questi lo guardava con gli occhi socchiusi: "Swooney, hai idea di che cosa possa trattarsi?" chiese.

Mar annuì di nuovo: "Certo. È una parte della mia vita che avrei voluto dimenticare ma che purtroppo continua a tornare..." disse e raccontò tutta la sua storia, soffermandosi sull'omicidio e il furto compiuto da Felwoz ai danni dei Chavez.

Poi raccontò del suo lavoro come meccanico spaziale, la sua partita con Raspo, l'inizio del suo impegno come Governatore di Ross. Raccontò anche di Biker e del complotto degli ufficiali. Tacque solo quanto riguardava le sue visite su Boar.

Manjo e Wole ascoltarono attenti tutto il suo racconto.

Manjo scosse la testa: "Non può dire nulla contro di te... Non vedo come..."

Mar lo interruppe: "Dirà semplicemente che lui si oppone all'ingresso nel Partito di un intrattenitore delle Case, sposo di un ladro omicida. Metterà in dubbio la mia moralità. Mi presenterà come un arrivista che non bada a mezzi pur di..."

Wole annuì: "Certamente questa è la sua intenzione. Ma tu hai idea su come parare il colpo?"

Mar rifletté, poi tirò un grosso sospiro: "Chi presenterà la mia candidatura al Consiglio Segreto?"

"Tu stesso dovrai fare la tua richiesta. Poi parlerà uno in tuo favore ed uno contro, quindi si aprirà il dibattito. Poi tu sarai fatto uscire ed sarà presa la decisione."

"Bene, allora credo che la migliore cosa da fare sia che io dica tutto ciò che potrebbe dire Chavez per screditarmi. Così gli spunterò, almeno in parte, le armi. Non so ancora esattamente come parlerò né quello che dirò... preferisco improvvisare a seconda della situazione. Male che vada, io non ho nulla da rimetterci. Mi dispiacerebbe solo per Ross... Ma non mi arrenderò facilmente."

"In caso di un voto negativo, che farai? Passerai dalla parte dell'UPO?" chiese Manjo.

Mar lo guardò sorpreso: "Io? No! non mi passa neanche per il capo. Giocherò la mia partita da solo. Non è una mano persa che significa la sconfitta. Tua madre m'avrebbe capito."

Ketol insisté: "Ma da solo contro tutti, che potresti fare?"

"Non lo so, ma non mi arrenderei al primo ostacolo. D'altra parte, nel conflitto che si prepara, non è possibile restare neutrali. E nessuno può impedirmi di prendere posizione al momento opportuno."

Nei corridoi del Palazzo risuonò un grosso gong.

Ketol si alzo: "È ora di andare. Ah, tra l'altro, io come Presidente del Gran Consiglio delle Famiglie e Tecnocrate del Partito, non potrò parlare in tuo favore. Ma sono già d'accordo con Manjober che farà lui l'intervento a favore. Andiamo."

Uscirono dallo studio, traversarono una vasta anticamera e giunsero alla porta della Sala del Consiglio.

"Attendi qui. Tra poco sarai chiamato."

Ai lati della porta c'erano Vigilanti delle varie Famiglie armati di tutto punto. Ketol e Manjo entrarono. Passarono alcuni minuti, poi mezz'ora, poi un'ora. Mar era ritto in piedi, immobile, immerso in concentrazione vuota. Lo chiamarono. Un ufficiale dei Vigilanti di Ketol lo accompagnò nella sala e lo lasciò.

Era un vasto ambiente con al centro un tavolo a forma di parabola, aperto verso di lui, di legno apparentemente in un solo pezzo. Al vertice della parabola sedeva un uomo su un seggio più alto degli altri. Alla sua destra ed alla sua sinistra sedevano nove persone per parte. Alle loro spalle, su una parete completamente dipinta di un nero vellutato, campeggiava una grande spirale rappresentante la Galassia, stilizzata e composta di miriadi di puntini vagamente luminosi.

Le due pareti laterali, divergenti, erano bianco opache. Apparentemente l'unica porta della stanza era quella da cui era entrato Mar. Il soffitto splendeva di un chiarore uniforme che quasi non produceva ombre. Il pavimento, soffice, era dello stesso nero della parete di fondo. Il grande tavolo non aveva zampe: probabilmente era sorretto da un campo antigravitazionale.

Ogni membro del Consiglio aveva di fronte a sé un notes molecolare ed un vasetto traslucido, probabilmente contenente una qualche bevanda. Erano tutti vestiti di una sobria calzamaglia argentea a collo ampio ed alto, ed erano mascherati. Fra tutti spiccava l'uomo al centro, con una calzamaglia rossa senza decorazioni, che doveva essere il Capo-Famiglia Ketol.

Il Capo-Famiglia seduto alla sua destra si alzò: "Consiglieri, questi è il Governatore Mar Swooney, del pianeta Ross. Ha una richiesta formale da sottoporci. Governatore, a te la parola."

Mar fece un breve inchino. Parlare in piedi, da solo, di fronte a diciannove persone sedute, anonime... era psicologicamente difficile. Mar lo notò e si disse di tenerlo ben presente. La sua prima impressione era stata quella dell'allievo davanti ai suoi esaminatori, o dell'accusato davanti ai suoi giudici. Certamente questa era la sensazione voluta dai Capi-Famiglia. Ma anche l'insegnante che spiega a scuola sta in piedi davanti ai suoi allievi; il generale che illustra i piani di battaglia sta in piedi di fronte ai suoi ufficiali; il predicatore di molte religioni di fronte ai suoi fedeli. Stava a lui invertire gradualmente le parti, se gli riusciva.

Restò ritto, in silenzio, per alcuni istanti. Poi cominciò a parlare con voce chiara, senza alzare il tono, in modo che tutti lo udissero distintamente e facessero attenzione a quello che diceva.

Con estrema calma, cominciò: "Questo pomeriggio scorre, Consiglieri. Credo che ben pochi fra voi mi conoscano. Permettete perciò che mi presenti: sapete il mio nome ed il mio grado. In seguito vi spiegherò in dettaglio come e perché sono diventato Governatore di Ross. Ora permettetemi di dire piuttosto perché sono qui davanti a voi. A tutti voi è ben nota la situazione galattica. Il Governo dell'UPO è giunto ad un punto tale di inettitudine e di corruzione che sta portando rapidamente la civiltà nel baratro della decadenza. Anzi, sapete bene che siamo già in un periodo di crescenti tenebre.

"L'umanità ha già più volte toccato periodi di minimo, bui. Ma è grazie ad alcuni uomini che hanno avuto il coraggio di rischiare in prima persona che ogni volta si è risollevata a nuovi massimi di splendore ed ogni massimo ha sovrastato quelli precedenti. Uomini grandi. Ma a fianco di questi grandi c'è sempre stato uno stuolo di minori che hanno dato il loro sostegno, rendendo possibile il risorgere della civiltà. Ora, voi siete gli 'uno' del nuovo sistema. Io e molti altri siamo gli 'zero'. Un uno resterà sempre un uno, ed uno zero uno zero. Ma un uno seguito da uno zero raddoppia il suo valore, pur restando lo zero sempre uno zero.

"Ognuno di voi, di fatto, domina uno o più mondi ed un ramo della tecnologia del nostro universo. Io non domino nulla. Ma sento di dover mettere il mio zero al servizio dei vostri uno. Logicamente però le persone sagge, prima di accettare con loro uno sconosciuto, vogliono sapere chi sia il nuovo arrivato, che cosa faccia, che cosa voglia. Se avrete la pazienza di ascoltarmi, risponderò a questi tre quesiti.

"Chi sono. Sono nato su Terra esattamente ventiquattro anni, due mesi e tre giorni standard universali or sono. Mia madre era un funzionario di tredicesimo livello dell'ONU e perciò io sono il suo unico figlio. Mio padre, prima di ammalarsi, lavorava come magazziniere in una impresa di lavorazione del lumivetro. A sedici anni iniziai la ricerca del lavoro. Però non avevo un Raccomandatore, poiché i miei sono gente di nessuna importanza. Non trovai lavoro, perciò, e caddi nella rete di un trafficante di uomini, uno di quelli che comprano i figli illegali e che imbrogliano ragazzi ingenui quale ero io per venderli alle Case dei Piaceri.

"Nel mio caso fece in modo che contraessi un grosso debito e che non potessi mai pagarlo e mi cedette alla Casa dei Piaceri sita su Merryval a Porto, appartenente alla Famiglia Merryen. Lì lavorai per circa un anno come 'intrattenitore' cioè come prostituto. Forse molti di voi non hanno idea di che cosa significhi vivere in una Casa. Per me era il colmo della degradazione. Essere usati come oggetti, usati ed abusati, senza avere alcun diritto. Essere trattati come subumani a servizio delle più oscene voglie dei ricchi e dei potenti. Non potersi opporre, non poter scegliere. Ma quel che è peggio, capire che quello è il destino che ci terrà prigionieri per tutta la vita.

"Non ci sono che due soluzioni, si diceva là dentro: suicidarsi o rinunciare ad essere uomini. Ma io non sapevo rassegnarmi. Mi sentivo, nonostante tutto, un essere vivo, un essere umano e non intendevo rinunciare a questo. Né mi sembrava possibile il suicidio: sarebbe stata una fuga, una resa senza combattere. Dovevo uscire di lì. Tentai la fuga ma peggiorai la mia situazione. Allora giocai d'astuzia.

"L'unico bene, l'unica ricchezza che mi rimaneva era me stesso, il mio corpo. Feci in modo che uno dei miei clienti si innamorasse di me, pagasse il mio debito e mi portasse così fuori di lì. Purtroppo il più umano, il più sensibile dei miei clienti non era ricco, anche se io non lo sapevo. Il mio piano riuscì, lui pagò il mio debito e mi sposò. Ma per pagare il mio debito aveva ucciso un portavalori della Famiglia Chavez, per derubarlo. Così, usciti dalla Casa e giunti all'astroporto, fu ucciso dai Vigilanti della Famiglia Merryen.

"Io ero sconvolto. È vero, non lo amavo, ma lo rispettavo e gli ero grato per avermi salvato. Pensai che i Vigilanti cercassero anche me. Mi nascosi in un cargo. I proprietari mi trovarono a viaggio iniziato. Mi accolsero con umanità, mi assicurarono che non ero un ricercato e mi aiutarono. Scesi a Lybby dove mi trovarono un buon lavoro come meccanico spaziale di quinta classe. Finalmente avevo un lavoro pulito, onesto, tranquillo, su una bella astronave da crociera. A bordo mi trovai bene.

"Qui, il Capo-Famiglia Manjober ni Raspo che voi tutti avete certamente conosciuto, cercava qualcuno da sfidare a Go. L'Amirò mi chiese di accettare la sfida. Giocammo ed io vinsi. Nella posta del gioco c'era anche la nomina a Governatore di Ross, in bianco.

"Molte volte, pensando alle ingiustizie che avevo subito, alle ingiustizie che molta gente di umili condizioni, molti zero come me devono subire quotidianamente, avevo pensato di essere impotente perché ero troppo in basso nel meccanismo della società. Ma un Governatore, ai miei occhi di ragazzo, poteva considerarsi ad un gradino più alto, poteva fare qualche cosa.

"Mi feci allora intestare la nomina ed a venti anni circa divenni Governatore. Mi trovai così tuffato in pieno nel mare di corruzione che caratterizza l'ordine dell'UPO. Allora cominciai a lottare per fare un po' di pulizia almeno là dove mi trovavo. Questo non poteva certo risanare la situazione dell'intera Galassia, né poteva ridare dignità e libertà ai miei ex-colleghi delle Case. Ma era pur sempre qualcosa di giusto che andava fatto. E feci del mio meglio.

"Forse qualcuno è al corrente dello scandalo Biker o del tentativo di omicidio compiuto ai miei danni dagli ufficiali della Guarnigione di Ross. Ma la fortuna mi assistette e sono così riuscito a sanare la situazione su Ross, il pianeta affidato alla mia responsabilità.

"Ora voi avete la possibilità di fare qualcosa di molto più grande, di più radicale che io non avrei neanche osato sognare. È naturale perciò che io mi offra per questa nuova impresa. Non vedo i vostri volti, ma immagino che alcuni di voi si stiano chiedendo: possiamo fidarci di un ex prostituto? Dello sposo per interesse di un ladro omicida? Possiamo accettare al nostro fianco una persona dal passato così squallido e sporco? Certo, voi siete Capi-Famiglia ed io non sono nulla. Inoltre, che cosa posso portare alla vostra causa? Ben poco. Non ho armate né potere economico, non ho ricchezze naturali né tecnologiche. Non solo, ma anche Ross, dopo tutto, non è mio.

"C'è da fidarsi? Posso essere utile? Non sta a me rispondere, ma a voi. Infatti ogni uomo pensa di essere degno di fiducia e di rispetto, ogni uomo si illude di valere qualche cosa, quindi la sua risposta su questi punti non ha valore. Ora sapete chi sono e che cosa faccio. Ma che cosa voglio?

"Offro poco e chiedo poco: alla fine del futuro conflitto con l'UPO, se ancora ci sarà nella Galassia un pianeta chiamato Ross ed un uomo chiamato Mar Swooney, chiedo che questo uomo resti Governatore di Ross a nome del nuovo Governo. Non so se ho detto tutto e se ho saputo esprimermi correttamente. Ma sono a vostra completa disposizione per ogni chiarimento riteniate opportuno."

Mar smise di parlare. Nessuno parlò o si mosse ma tutti erano rivolti verso di lui. Le maschere nascondevano le loro espressioni e Mar se ne sentì sconcertato.

Ketol guardò i Consiglieri: "Chi vuole parlare a favore della richiesta del Governatore Mar Swooney?"

Due Capi-Famiglia si alzarono in piedi, si guadarono poi uno sedette.

"Io parlo a favore." Mar riconobbe la voce e la mole di Manjo. "Quella che è stata la sua vita passata non solo non ha ombre, poiché infatti si è trovato coinvolto in cose da lui non desiderate ma brutalmente impostegli. Nessuno ha né diritto né motivo di rimproverargli nulla. Non ci sono sbagli da parte sua. Comunque, se anche vi fossero stati, quanti di noi potrebbero affermare qui, onestamente, di non aver mai sbagliato? Quello che importa è che si è sempre comportato correttamente, quello che conta è che arde in lui una forza positiva, costruttiva ed è di simili uomini che ha bisogno il nostro Partito. Mi spiace che non ci sia qui mia madre che lo ha conosciuto personalmente e lo ha sempre stimato moltissimo.

"Io dico che se rifiutassimo uomini come il Governatore Mar Swooney, il nostro Partito sarebbe destinato a fallire. Dice che ha poco da offrire e perciò poco da chiedere: è vera solo la seconda affermazione. Chiede pochissimo. Ma ha molto da offrire, si sottovaluta: ha da offrire molto più di quello che chiede. Non si tratta di armi o di potenza, è vero, comunque non dimenticate che ha sei astronavi da guerra ai suoi ordini. Si tratta del suo valore, della sua intelligenza, della sua abilità. Ha da offrire una vita giovane e promettente e soprattutto onesta. Vorrei che al suo posto sapessero parlare così tanti dei nostri Primi!" disse Manjo e sedette mormorando: "Peccato che non ci sia qui mia madre!"

Ketol guardò di nuovo tutti i presenti: "Chi vuole ora parlare contro la richiesta del Governatore Mar Swooney?"

Si alzò un uomo dal corpo solido e muscoloso, con un che di maestoso e dignitoso nel portamento: "Io parlerò contro." annunciò con voce bassa e calda.

Mar fremette: era un avversario pericoloso, lo sentiva con intensità. Si chiese chi fosse: forse proprio Chavez?

"Il Governatore ha parlato bene, molto bene. Sa vendere la sua merce. Dovrebbe fare il rappresentante di un'Impresa invece che il Governatore. È vero, ci ha detto, la mia merce è un po' avariata, vale poco, ma costa anche poco... e poi, gente ricca come voi può anche permettersi di sprecare qualche soldo. Ha fatto l'intrattenitore, è vero, ma voi al suo posto che avreste fatto? Anzi, addirittura, sia pure in modo elegante, ci ha detto che siamo noi a volere che esistano gli intrattenitori, noi, non lui! Lui, poverino, era a servizio delle oscene voluttà dei ricchi e dei potenti. Ora, siccome noi siamo ricchi e potenti, lui era di fatto il nostro schiavo! Lui, semmai, provava stima e gratitudine per quel povero capitano che ha rubato ed ucciso per amor suo. Quanto più degno di stima un omicida ed un ladro che un ricco e un potente!

"Sembra quasi il messaggio di uno di quei fuorilegge krishtan... che lo sia anche lui? Ma lasciamo perdere. Poi, onestamente 'vince' una nomina a Governatore. L'UPO gli fa schifo, è vero, ma lui accetta di lavorare per l'UPO. Tanto poi può rivoltarglisi contro, può ingannare l'UPO come ha ingannato quel 'povero' capitano omicida... e come un domani potrà ingannare noi se gli daremo la nostra fiducia. Lui ha strisciato, tradito, barato ed ora si atteggia a candido eroe di onestà e rettitudine. Ha persino al suo attivo un presunto tentativo di assassinarlo: di che farne anche un martire, no?

"Il Consigliere mio collega, poco fa, ha detto che il passato non conta. Ma una costruzione con cattive fondazioni è destinata a crollare, altro che non contare il passato! In lui c'è una forza positiva, certo, quella di arrivare ad essere anche lui, un giorno, un 'uno', quella di poter sedere fra i potenti per poter dire loro: hai visto? Sono arrivato! E credete che si fermerebbe? No! Un uno vale tanto più quanti più sono gli uno o gli zero che lo seguono. Accettatelo nel Partito, così un giorno dovremo strisciare ai suoi piedi!" disse e sedette.

Mar fremeva, avrebbe voluto rispondere ma sapeva di non poter parlare se non interpellato.

Ketol riprese la parola: "Abbiamo sentito un'opinione favorevole ed una contraria. Qualche Consigliere ha domande da porre al Governatore prima che si passi alla votazione?"

Si alzò un nuovo Consigliere: "Il nostro collega che ha parlato contro ha usato tale sottile violenza e logica da impressionare tutti. Certamente il fatto che il capitano di cui si è parlato abbia ucciso un suo uomo giustifica l'acredine..."

Ketol l'interruppe: "Non dobbiamo discutere sugli interventi, ora ma sulla richiesta del Governatore Swooney e chiedergli eventuali delucidazioni. La discussione avverrà poi, in assenza del candidato, prima della votazione."

"Chiedo scusa. Faccio allora una domanda. Governatore Swooney, che cosa significa per te lealtà?"

Mar sorrise: "Non ho mai provato a definirla, così ti risponderò di getto quello che sento. È mantenersi fedeli a ciò in cui si crede, essere cioè coerenti, pagando di persona, se necessario."

Si alzò un altro conigliere: "Se il capitano non fosse stato ucciso, saresti rimasto con lui?"

Ketol intervenne di nuovo: "Non è in questione la vita privata del Governatore. La domanda esula dal motivo di questa riunione. Il Governatore può non rispondere."

Mar scosse la testa: "Chiedo scusa, ma a me pare che la domanda sia pertinente, infatti mi permette di spiegare meglio il mio concetto di lealtà. Premesso che la storia non si costruisce con i 'se', avendo fatto con il capitano un contratto monogamico quadriennale, certamente sarei rimasto con lui, cercando di essere un buono sposo almeno per quattro anni, anche senza amarlo. Era il minimo che potessi fare per ripagarlo. Scaduti i quattro anni, chi sa, forse sarei stato lieto di essere libero da quell'impegno o forse invece sarei rimasto ancora con lui. Non posso saperlo, non ne ho la più pallida idea."

Un altro consigliere si alzò: "Poniamo per ipotesi che noi si decida di accettarti, resterai sempre fedele al Partito?"

"Sempre è una parola... lunga. Chi di voi può garantire che sarà 'per sempre' fedele alle scelte che sta facendo? La vita è lunga, è continua evoluzione e riserva molte sorprese. L'unica cosa che posso garantire è che, finché troverò nel Partito la migliore soluzione per far progredire la società e la civiltà, nonostante gli inevitabili difetti che qualsiasi organizzazione umana può avere, resterò fedele al Partito, pur lottando contro quelli che a me possono sembrare difetti. Ma se un giorno per ipotesi trovassi una diversa possibilità che mi sembri possa garantire meglio, o più a lungo, o più rapidamente la lotta contro l'ingiustizia, allora quel giorno seguirei quella nuova possibilità, lasciando il Partito."

Il consigliere che Mar pensava fosse Chavez, senza alzarsi, chiese: "Non è opportunismo, questo?"

"No, è coerenza. Può più facilmente essere opportunismo restare nel Partito solo per poter conservare la propria posizione di potere. Ogni cambiamento comporta un rischio per chi lo provoca. La conservazione dà sicurezza e tranquillità a chi già le ha. In fondo, come meccanico di quinta classe avevo sicurezza e tranquillità, ma non potevo realizzare i miei ideali e quindi avrei dovuto prima o poi metterli a tacere. Ho avuto la possibilità di cambiare e se non l'avessi seguita avrei tradito me stesso ed i miei ideali. In seguito, come Governatore di una Guarnigione corrotta, potevo ricavarne denaro ed onori, ma non la stima in me stesso. Ora ho una Guarnigione composta da uomini onesti, che mi stimano e mi rispettano e, credo, mi amano. Ho uno sposo meraviglioso e presto avremo il nostro primo figlio. Ma se non tentassi questa nuova possibilità, un giorno potrei vergognarmene di fronte a mio figlio."

Più nessuno chiese la parola.

Ketol chiese: "Qualcuno ha ancora qualcosa da dire?"

Nessuno parlò.

"Governatore Mar Swooney, hai qualche cosa da aggiungere?"

Mar avrebbe voluto dire ancora molte cose. Ma poi non avrebbe potuto sentire le reazioni ad un suo ulteriore discorso e preferì tacere.

"No, Presidente."

"Bene. Allora ti prego di attendere in anticamera. Ora il Consiglio Segreto discuterà la tua richiesta e prenderà una decisione."

Mar uscì. Sentiva la necessità di mettersi a passeggiare su e giù per calmare il nervosismo che lo pervadeva, ma si mise ad una finestra, come per guardare fuori e si immerse nuovamente in concentrazione vuota. Quando un ufficiale lo fece rientrare, Mar vide che ora i Consiglieri si erano tolte le maschere e capì quale fosse il verdetto.

Ketol si alzò in piedi: "Governatore Mar Swooney, la tua candidatura è stata accettata con tredici sì, due no e quattro astensioni. Il Consiglio ha inoltre deciso che quando sarà stabilito l'ordine della Tecnocrazia, sarai confermato Governatore di Ross e ti sarà raddoppiata la dotazione. Inoltre non è escluso che tu possa ricevere altre ricompense in base ai tuoi futuri servizi. Prendi questo collare e questo anello: sono i simboli della tua appartenenza al Partito della Tecnocrazia."

Mar prese il collare di platino e l'anello con il simbolo a spirale della Galassia e li indossò. Ringraziò tutti ed uscì di nuovo. L'ufficiale lo guidò allo studio di Ketol. Dopo poco entrò Wole.

"Governatore, i miei complimenti e le mie congratulazioni."

"Grazie... ma ho avuto paura. Sono stato accettato per poco. Non credevo di riuscire a convincerli. Chavez (era lui, vero?) ha parlato molto bene contro di me."

"È vero."

"Che cosa li ha convinti?"

"Dovresti dire chi. Tu ed un'appassionata difesa di Wengel ni Buke."

"Wengel? I Wengel di Neldje delle Case?"

"Sì, lui. Neldje era un suo avo. Ha anche fatto presente che se qualcuno nel votare avesse tenuto conto del tuo passato nelle Case, l'avrebbe presa come un'offesa gravissima arrecata alla sua Famiglia."

"Dovrei ringraziarlo..."

"Non occorre. Ora torna su Ross. Quando avremo bisogno di te, ti chiameremo."

"Scusa, Ketol, una cosa ancora."

"Sì?"

"Vorrei avere notizie dei Belmen."

"I Belmen?"

"Sì, la famiglia del tecnico transtar che hai inviato come prigioniero su Ross."

"Ah. Perché ti interessano?"

"Ho promesso a Belmen che li avrei cercati e mi sarei occupato di loro."

Ketol fece spallucce: "Va bene, li farò cercare e ti metterò in contatto con loro."

"Grazie. Buona strada, Capo-Famiglia."

"Buon cammino, Governatore."

Mar tornò su Ross. Era mattina inoltrata. Raccontò gli avvenimenti a Njeiry, poi iniziò subito i preparativi per il suo terzo viaggio su Boar e fece preparare i tre nuovi volontari: Anjil Quolem ed Elkar Introw che avevano studiato il problema dei libri antichi e Holyer Luwex che si era formato sui problemi di meccanica dei veicoli primitivi.

Fece preparare un grande quantitativo di moneta boariana, le nuove mini-cinture antigravità che furono battezzate "alleviatori di fatica" ma che tutti avevano abbreviato in "alfa" nome di un antico simbolo matematico e, pareva di antichi tipi di scrittura terrestre.

Pianificarono un viaggio di circa un mese e mezzo e partirono all'imbrunire. La navetta di Mar partì per lo spazio con a bordo un soldato truccato in modo di somigliare a Mar, per un "digiuno restauratore" di circa due mesi.

Njeiry li accompagnò fino alla grotta sottomarina, dove si imbarcarono sul sommergibile.

"Ecco," Mar pensò fra sé e sé, "l'intrattenitore delle Case, il meccanico di quinta classe, il Governatore di Ross, il congiurato della Tecnocrazia che torna a fare il Pensatore su Boar!"


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