Mar ricevette dal Gran Comandante la conferma che le sue condizioni erano state accettate e la comunicazione che navi, satelliti supplementari e contingente di Agenti sarebbero giunti su Ross non prima di tre mesi e non oltre quattro.
Dopo aver comunicato ai suoi di Quaryel i vari colloqui avuti e le novità circa il nuovo contingente di Agenti, scese con Njeiry su Ross. Qui convocò subito tutti gli ex-capicellula, cioè ufficiali e sottufficiali, gli unici che fossero a conoscenza dei suoi viaggi su Boar.
Comunicò il prossimo arrivo su Ross degli Agenti e chiese loro di preparare gli animi degli uomini della Guarnigione. Spiegò anche le condizioni che aveva posto. Disse loro che era necessario ricominciare ad organizzare le cellule segrete fra gli Agenti in arrivo, sempre tenendo lui e gli alti ufficiali fuori dalla cosa, in modo di attrarne il più possibile dalla parte delle Famiglie.
Inoltre era necessario fare in modo che nessuno degli Agenti potesse neanche lontanamente sospettare dei suoi viaggi su Boar. Per prima cosa fece trasferire la sala degli allarmi delle entrate segrete nella sua Residenza. Poi andò ad ispezionare il porticciolo per il sommergibile. Era stata scavata una piccola grotta sotterranea semisommersa sul fianco di uno dei monti dell'isola che scendeva a picco sul mare, scavando un tunnel a cinquanta metri di profondità che portava in mare aperto.
Nella grotta sotterranea era stato montato un transmen con pile atomiche autonome con un terminale in uno dei tunnel precedentemente scavati. Dall'altra parte del muro di forza fu istallato un altro transmen collegato con la Residenza. In questo modo era possibile andare dalla Residenza al sommergibile senza fare neanche un passo allo scoperto sull'isola. Mar si congratulò per il lavoro con gli uomini.
Infine incontrò il gruppo di volontari che si era allenato secondo i suoi ordini per eventualmente accompagnarlo su Boar. Erano dieci soldati, tutti erano stati controllati con il gas ed il siero della verità ed erano risultati assolutamente sicuri.
Mar decise che fossero trasferiti nella Residenza come personale fisso. In questo modo potevano proseguire gli allenamenti anche dopo l'arrivo degli Agenti, senza essere visti. Fece perciò scavare sotto il giardino della Residenza alcuni locali segreti da usare come palestre, laboratori ed archivi per poter continuare i lavori al sicuro da sguardi inopportuni. Il tutto doveva essere pronto entro tre mesi, cioè prima che arrivasse il contingente UPO.
Tra i volontari Mar ne scelse uno a cui propose di tentare un primo esperimento. Sarebbe stato rilasciato su Boar come prigioniero. Mar si sarebbe trovato al villaggio degli Accoglitori per comprarlo. Il soldato, una ragazza che si chiamava Gaithe Lojen, accettò con entusiasmo. Mar le dette istruzioni affinché durante la festa dell'accoglienza guadagnasse pochi punti in tutte le gare ma un po' più in quelle di forza fisica, pur senza esagerare per non insospettire nessuno.
In particolare le dette istruzioni per la "notte". Infatti Mar si sarebbe presentato al villaggio nelle vesti di Artigiano per cercare una amante-aiuto. Gaithe iniziò subito a prepararsi sulle registrazioni fatte da Mar. Quindi Mar si immerse nello studio delle mappe di Boar e con Njeiry stese una bozza di viaggio.
Infine si accinse alla partenza. Accompagnato dallo sposo si recò con il transmen al tunnel d'uscita poi da solo alla grotta del sommergibile. Qui, con il suo nuovo "talismano" fece alcune prove di telecomando di immersione ed emersione del sommergibile e di aggancio e sgancio della barca attrezzata. Quindi entrò nel sommergibile e partì.
Viaggiò in immersione per circa dodici ore, controllando di tanto in tanto in superficie l'eventuale presenza di barche o altri natanti. Ne incontrò due e li osservò da vicino, non visto. Era quasi notte quando giunse ad un isolotto al largo di Portoscalo, il porto in cui aveva comprato la barca. Qui controllò di nuovo che non vi fossero natanti facendo uscire una spia volante e si assicurò anche che non ci fossero uomini sulla riva e nelle vicinanze.
Quindi emerse, liberò la barca e vi trasferì cibo, vesti e beni da commerciare poi, col telecomando, fece inabissare il sommergibile. Remò fino a riva, tirò a secco la barca e la capovolse facendone un riparo per la notte. Sotto alla barca il propulsore era invisibile ad un occhio non esperto: l'avevano ben dissimulato dentro al costolone centrale e ne avevano nascosto l'ugello di uscita con una parte mobile.
Una delle placche del suo bracciale era una sveglia, che regolò in modo di essere svegliato all'alba. Quindi si stese a dormire tranquillo. Certamente questo secondo viaggio era cominciato in condizioni notevolmente migliori del primo.
Il mattino seguente si alzò e si vestì con il perizoma e la tunica azzurra che aveva alla fine del primo viaggio. Rimise tutta la sua roba nella barca, la spinse in acqua e si mise a remare. A metà mattina era vicino all riva di Portoscalo. Remò parallelamente alla riva finché individuò la spiaggia dei carpentieri.
Ritrovò il palo con su scritto "Galety Etoh". C'era ancora legata la barca a vela e tre nuove barchette di modelli diversi. Spinse la sua barca fino a riva, la tirò a secco e cercò con gli occhi il vecchio Galety. Non lo vide e chiese di lui. Gli dissero che era in casa. Traversò la spiaggia, giunse alla capanna di Galety e si affacciò all porta.
"Gumonin Galety. Posso entrare?"
"Chi sei?"
"Ti ricordi di me?"
Galety si avvicinò alla porta e lo guardò socchiudendo gli occhi: "No. Chi sei?" chiese di nuovo.
"Qualche mese fa un mio amico ed io abbiamo comprato una barca da te e tu ci hai insegnato ad usarla ed a stare a galla... ricordi, ora?"
Il vecchio sembrava diffidente: "Sì... non va bene la barca?"
"Al contrario, va benissimo..."
"E allora?"
"Posso entrare? Ti vorrei parlare..."
"Entra."
Rispetto all'ultima volta la casa era più squallida e povera, se possibile. Un tramezzo era scomparso e così pure diverse suppellettili ed utensili.
"Come va, Galety?"
Il vecchio si guardò attorno: "Non vedi?"
"Già, piuttosto male, pare... non vendi?"
"Troppo poco. Ormai sono alla fine. Ma tu, che vuoi?"
"Diverse cose. Innanzitutto che tu mi dia ospitalità. Pagando, si capisce. Vuoi?"
"Si potrebbe fare, se ti accontenti di questo buco."
"Allora aiutami a scaricare la barca. Poi ti dirò il resto."
Scaricarono la barca e portarono alla capanna del vecchio i cibi, i beni e gli attrezzi di Mar.
"Ho fame. Vuoi condividere il mio cibo?" chiese Mar.
Il vecchio non rispose ma prese due scodelle e le pose su una specie di vecchio tavolino. Mar le riempì e ne spinse una verso il vecchio. Mangiarono in silenzio, poi il vecchio le lavò. Mar aprì uno dei suoi involti.
"Devo vendere questa roba e fare degli acquisti. Hai idea come posso fare?"
"Puoi andare alla piazza del mercato e barattare la tua merce coi Mercanti o vendergliela."
"Non mi va... Non posso venderla direttamente ad altri?"
"Sì, certo."
"Potrei pagare uno stallo al mercato ed esporre la mia merce, no?"
"No. Gli Armati non lo permetterebbero. I Mercanti, se un estraneo vendesse in piazza, per ritorsione non verrebbero più a Portoscalo e questo sarebbe per noi un grosso danno."
"Senti, se tu mi aiuti a vendere questa roba, io ti do il dieci per cento del ricavo. Ci stai?"
"Si può provare."
"Allora andiamo."
Presero la merce e si inoltrarono con passo svelto nel dedalo delle viuzze della città. A poco a poco le case diventavano più belle e più grandi. Sbucarono in una piazza concava con file di sedili di pietra torno torno ed una pedana di pietre esagonali al centro. Su un lato della piazza, sotto una tettoia, stava mangiando un gruppo di Artisti.
"È la piazza degli spettacoli?" chiese Mar.
"Ora sì. Un tempo, quando io ero ragazzo, era ancora la piazza del Consiglio dei Mestieri. Poi hanno costruito una casa per il Consiglio e da allora la piazza è usata per feste e spettacoli."
Si avvicinarono agli Artisti e riuscirono a piazzare parte della merce per un totale di un peso ed un grano.
Prima di lasciarli Mar chiese: "Conoscete un mascheraio di nome Guzlek?"
"Guzlek e poi?"
"Non ricordo. È giovane e qualche mese fa deve essere passato da qui."
Tutti scossero la testa: "Se ci fosse anche un mascheraio nel nostro gruppo, forse lo conoscerebbe..."
Mar ed il vecchio salutarono e Galety lo guidò alla casa di un ricco Artigiano. Qui ricavarono cinque chiodi e cinque grani. Continuarono a girare finché Mar ebbe venduto quasi tutto: dopo aver pagato al vecchio la sua percentuale, ne aveva ricavato sei pesi, sette chiodi ed otto grani. Regalò quello che non era riuscito a vendere a Galety. Poi al mercato comprò due abiti da Artigiano ed alcuni vecchi abiti fantasia che potevano farlo passare per un Libero.
"Tra poco ti devo lasciare, Galety."
"Quanto hai speso per quegli abiti?"
"Nove chiodi e quattro grani."
"Ti hanno fregato!" borbottò il vecchio.
"Pazienza. Ascolta, ora io devo andarmene, come ti ho detto. Per qualche tempo il denaro che ti ho dato ti può bastare, ma poi..."
"Oh, poi si vedrà."
"No, ho un'idea. Tu sei abile a lavorare il legno. Ho in mente un aggeggio che potresti costruire e vendere bene."
"Un aggeggio? Non è una barca?"
"No."
"Ma io so costruire solo barche, non ho fatto altro per tutta la mia vita."
"Puoi provare a cambiare..."
"Non lo so. Alla mia età... Ma di che si tratta?"
Mar prese una scheggia di legno e si mise a disegnare sul pavimento di terra battuta della capanna.
"Questa è una ruota. Ne hai mai costruite?"
"No, ma ci potrei provare."
"Ecco, vedi, è composta di un anello esterno fatto di sei spezzoni incastrati tenuto ognuno da tre bastoncini che si infilano in un cilindro centrale..." e continuò a spiegare il modello dell'antico biciclo di legno da spingere con i piedi. Concluse dicendo: "Con questo aggeggio si può correre più veloci che a piedi, con meno fatica, ed anche trasportare pesi."
Il vecchio Galety guardava affascinato: "Può funzionare, sì, può funzionare... Ma tu che sei, un Meccanico o uno Shentist?"
"Nessuno dei due, ma forse un po' di tutti e due."
"Perché mi sveli un segreto così... utile?"
"Voglio che tu impari a costruirne, che tu ne venda molti, che ti costruisca una nuova casa con un bel laboratorio in una zona migliore della città, che ti scelga dei bravi lavoranti."
"Sì, ma che chiedi in cambio?"
"Due di questi aggeggi quando li saprai fare bene, e che tu riceva me ed i miei in casa tua tutte le volte che passerò per Portoscalo."
"Anche più di due, se vuoi. Spero proprio di riuscire e se avrà successo, la chiamerò marruota in tuo onore. Oh, Mar, mi hai dato un motivo per vivere! E ricordati, casa mia è casa tua, comunque vada."
Quando Mar volle partire, Galety lo accompagnò fino alla spiaggia, lo aiutò a sistemare la roba nella sua barca ed a spingerla in acqua. Si salutarono e Mar remò fino all'isolotto, dove attese la notte. Aprì una placca del suo braccialetto e controllò la data: fra due giorni Gaithe sarebbe stata inoltrata al villaggio degli Accoglitori e fra tre sarebbe stata venduta all'asta.
Giunta la notte fece emergere il sommergibile, vi trasferì la sua roba, vi fissò la barca su un fianco, entrò e si immerse. Dormì in immersione a trecento metri di profondità. Il giorno seguente navigò fino alla grotta. Si trasferì alla Residenza e lasciò alcune monete dei tre diversi valori perché fossero analizzate e ne fossero fabbricati altri esemplari uguali. Si trattenne un poco con Njeiry e quando gli comunicarono che Gaithe era entrata su Boar come esiliata, ripartì.
Il giorno seguente si presentò al villaggio come acquirente, nelle vesti di un Artigiano. Nel frattempo Gaithe era "ospite" al villaggio. Il giorno prima aveva partecipato a feste e gare. Secondo le istruzioni di Mar aveva fatto la parte della tonta buona. Aveva infastidito tutti i maschi che gli capitavano a tiro, aveva ottenuto solo due punti alle gare di astuzia e di intelligenza. Aveva ballato male, ma ne aveva approfittato di nuovo per metter le mani su tutti i maschi vicino a cui passava. Aveva vinto tre punti nelle gare di abilità e destrezza. Aveva mangiato e bevuto in allegria e s'era piazzata seconda nelle gare di forza e resistenza guadagnando ben diciannove punti, piazzandosi così diciottesima sui ventisei "ospiti".
Quando la portarono alla casa e le offrirono compagnia per la notte, scelse tutti i figli maschi della casa e fu una sarabanda incredibile per tutta la notte, finché si addormentò di schianto. Si svegliò legata, protestò debolmente ed insultò i suoi partner della notte poi si chiuse in un mutismo imbronciato.
Nel frattempo Mar era giunto alle porte del villaggio, ancora chiuse. C'era già una piccola folla composita in attesa. Non riconobbe nessuno degli acquirenti di quando lui era "merce". In caso di domande, aveva preparato una storia, ma ognuno parlava solo con i suoi compagni di viaggio e fu ignorato da tutti. Dopo poco la porta fu aperta.
Mar fece in modo di trovarsi a metà del gruppo di acquirenti in modo di poter osservare come si comportavano gli altri. Riconobbe il Capo Eletto ma questi non sembrò far caso a lui.
Giunti sulla piazza tutti sedettero a terra meno il Capo che cominciò: "Gumonin amici, e benvenuti. Siete fortunati, questa volta abbiamo un buon gruppo di esemplari ben assortiti. Siamo al solito a disposizione per le informazioni preliminari e se nel frattempo avete sete, ci sono anfore sotto l'albero: sono state ben lavate e l'acqua è fresca e pulita."
Mar si guardò attorno. Ai bordi della piazza erano assiepati quasi tutti i membri del villaggio. Cercò con gli occhi i Kaber. Dopo un po' riuscì a vedere Fabe. Poi, da un'altra parte, vide il resto della famiglia. Quando il Capo fischiò il segnale, tutti i possessori di un "ospite" si avvicinarono ai compratori seduti.
Anche a Mar se ne avvicinò uno: "Artigiano, forse ho quel che fa per te."
"Dimmi."
"È un maschio maturo, esperto nel lavorare con le mani, faceva il riparatore di impianti. Ha vinto dieci, diciassette, dieci. Non è granché di notte, ma..."
"No, non credo... a me interessa qualcuno molto forte e molto bravo di notte."
"Capisco. Allora ti mando Nemi che forse ha qualcosa adatto a te." e si allontanò.
Stava giungendo un altro e Mar pensava di alzarsi per andare da Fabe, ma aveva notato che nessun compratore si muoveva dal suo posto, perciò si trattenne.
L'Accoglitore gli si avvicinò e gli si accocolò davanti: "Gumonin, Artigiano. Devi venire a vedere il mio ospite: è giovane ma è esperto... Qual è la tua specialità?"
Mar improvvisò: "Sono carpentiere."
"Sì, può andare bene, allora. Era un costruttore di scene e sa lavorare il legno. Ha un punteggio di otto, venti, dieci..."
"Mah... non so... come è di notte?"
"Ottimo, pieno di fuoco!"
"È una femmina?"
"No, un maschio."
"Non mi interessa, allora."
"Capisco. Forse allora Tuchim ha qualche cosa per te." e fece per andarsene.
Mar lo trattenne: "Mi puoi mandare qui Fabe?"
"Fabe? Ma il suo ospite può andare bene solo per un artista, se ricordo bene, ed è un maschio. Non va bene per te."
"Non importa, vorrei solo parlargli."
"Come vuoi. Aspetta."
Si allontanò in direzione di Fabe, gli disse qualcosa ed indicò in direzione di Mar. Il giovanotto si girò e lo guardò vagamente sorpreso, ma gli si avvicinò.
"Gumonin, Artigiano... non credo di avere un ospite adatto a te..."
"Siedi qui con me per un attimo, Fabe."
Sentendosi chiamare per nome, Fabe lo guardò meglio, accoccolandosi a terra: "Mi conosci?"
"Sì, ed anche tu dovresti conoscermi."
"Hai forse già fatto affari con la mia famiglia?"
"No, direi piuttosto che è la tua famiglia ad aver fatto affari con me."
"Non capisco..."
"Vedo che sei un adulto, ormai, e che hai già suonato il tuo tamburo."
"Sì, da quattro mesi. Ma tu chi sei?"
"Il mio nome non ti direbbe molto, con tutta la gente che passa qui. Prima che tu suonassi il tuo tamburo, l'avevi appena cominciato a preparare, credo, sono stato vostro ospite. Avete guadagnato bene con me. Uno Shentist azzurro ha pagato ben 2, 1, 4 per me."
"Ma sì, ora mi ricordo! Non avevi una faccia nuova, infatti. Ti trovo bene. Ora sei un compratore e questo significa che hai avuto fortuna."
Mar si stupì per la naturalezza con cui l'altro lo trattava, quasi non fosse stato proprio lui a contribuire a farne una mercanzia.
"E tu, hai già figli?" gli chiese.
"No, ma ce n'è uno in arrivo. Questa volta sono stato fortunato. È il mio terzo ospite ed è ottimo: si è piazzato quinto. Ma non credo che ti possa interessare..."
"No, non credo. Io cerco una femmina giovane, molto vivace a letto, dico molto, capisci? Ma anche molto forte e tranquilla. Sai se ce n'è una così in giro?"
Fabe pensò un po' aggrottando le folte sopracciglia, poi scosse la testa sorridendo e la sua alta raggiera di capelli ondeggiò: "Credo proprio di sì. Ce ne sono due o tre, penso. Adesso ti mando Pikol e Tuchim... e magari anche Jorenye. Gumonin, Artigiano!" disse e se ne andò tranquillo.
Dopo poco si avvicinò un nuovo Accoglitore: "Mi hanno detto di venire da te..."
"Chi sei?"
"Mi chiamo Tuchim."
"Come è la tua ospite?"
"Niente male. Ha un bel corpo, solido e robusto, ben fatto. Non è granché abile né astuta, purtroppo: ha avuto sei, otto, quindici... capisci quel che voglio dire. Però non è ribelle e la notte pensa che ha voluto due dei miei figli..."
"È femmina, vero?"
"Sì, è femmina."
"Verrò a vederla..."
Mentre parlavano erano giunti altri due e Mar promise che sarebbe andato a vedere anche la loro ospite. Continuarono le presentazioni, poi arrivò Otono a salutare Mar.
"Ho saputo da Fabe che sei qui. Ti trovo in ottima forma. Ah, devi ringraziarmi che ti abbiamo venduto bene. Uno Shentist è l'ideale, l'ho sempre detto, io!"
Mar sorrise, ringraziò e chiese notizie della famiglia. Otono volle a tutti i costi offrirgli da mangiare e chiamò il resto della famiglia a salutarlo. Mar si sentiva fra il divertito e lo sconcertato: quella gente non provava il minimo rimorso. Era il loro lavoro e lo svolgevano con coscienza. Mar rifletté su quanto potesse essere elastica ed adattabile la coscienza della gente!
Finalmente ebbe inizio il primo giro. L'ospite di Jorenye non era Gaithe e neppure quella di Tuchim. Mar si sentiva già un po' preoccupato ma finalmente la trovò da Pikol. Gaithe aveva una magnifica aria imbronciata. Al suo turno, Mar si avvicinò al letto e palpò il corpo di Gaithe sentendone la sodezza poi, come gli altri, le rovesciò le palpebre, le sollevò le labbra e controllò denti e gengive.
Gaithe non fece nessun segno o movimento. Mar e gli altri compratori poi fecero alcune domande mentre Pikol e la sua famiglia decantavano le lodi della loro ospite, specialmente i quattro figli maschi.
Mar tornò nella piazza. Dopo poco giunse anche Pikol e Mar con altri quattro compratori gli furono attorno. Pikol sedette con loro.
"Quale è la quotazione base?" chiese un Mercante.
Pikol li guardò: "Beh, in tutto ha ventiquattro punti, è un tipo mansueto ma è vivace e forte sia nel lavoro che a letto e ha un corpo davvero invidiabile. Perciò chiedo di cominciare con sei chiodi e cinque grani."
Il Mercante alzò un sopracciglio: "Io propongo quattro chiodi esatti."
"Ma ha passato la notte con tutti e quattro i miei figli maschi, che sono giovani e validi, e li ha stancati tutti e quattro. E avrebbe voluto farlo anche con il mio sposo se non fosse crollata addormentata dalle droghe! Almeno sei chiodi ed un grano."
Il Meccanico propose: "Partiamo da quattro e cinque."
"Ma no, ma no, è poco. Siate leali... Tu, Artista, hai già comprato da me e sai che non do fregature. Non è buono l'altro che ti ho venduto un mese fa?"
"Sì, è per questo che sono tornato. Propongo cinque chiodi."
Mar ascoltava attento. Alla fine si accordarono tutti sulla proposta dell'Artista. Allora tornarono nella casa di Pikol. Uno dei figli tirò fuori la scacchiera ed iniziarono le offerte. Gaithe era in piedi con la classica corda al collo, mani e piedi legati.
Mar giocò pesante e dopo sei offerte si aggiudicò Gaithe per un peso ed un chiodo. Chiese di sciogliere piedi e mani al suo nuovo acquisto, salutò ed uscì con lei dal villaggio.
A mezza voce gli sussurrò: "Ancora un po' di pazienza..."
Gaithe annuì e conservò la sua aria imbronciata. Giunti sulla spiaggia Mar la sciolse e le fece indossare l'altra tunichetta da Artigiano che aveva con sé. Presero la barca e Mar si mise a remare allontanandosi dalla riva.
"Fai remare anche un po' me, sono tutta anchilosata a forza di stare stesa legata su quel letto."
"Come ti senti, Gaithe?"
"Nonostante fossi preparata, non proprio bene. Soprattutto la maratona notturna è stata pesante. Niente più sesso per almeno un mese!"
Mar rise: "Ma a parte quello?"
"Sembri un curatore! Ehi, ammalato, stai perdendo la vista, hai il cancro ad una gamba, il cuore va in malora, il fegato è da cambiare... ma a parte questo, va tutto bene, no?"
Mar rise di nuovo: "Almeno tu sapevi cosa ti aspettava. Pensa agli altri poveracci!"
"Sì, ci ho pensato. Ma loro non hanno avuto l'ordine di fare le ninfomani a letto!"
"Proprio non me lo perdoni?"
"Sì, certo, dopo tutto sono io che mi sono offerta volontaria e che ho accettato di farlo. Ma una cosa è deciderlo a freddo, una cosa è poi farlo. E quei quattro non si stancavano mai... per fortuna m'ha fermata la droga!"
"Poteva andarti meglio, è vero..."
"O anche peggio. Pensa che durante le feste ho visto una famiglia con otto figli maschi..." rise Gaithe. "C'è solo una cosa che non mi va giù..."
"E cioè?"
"Mi hai pagato solo la metà di quello che avevano pagato te!"
Risero tutti e due. Si alternarono ai remi e quando giunsero agli scogli era già quasi notte. Fatto risalire il sommergibile vi imbarcarono i bagagli, fissarono la barca e si immersero.
"Riposati, Gaithe. Adesso andiamo a Portoscalo dove ti lascerò da Galety per un mese. Lo aiuterai e farai quella ricerca sugli Armati di cui abbiamo parlato. Io proverò a costeggiare il continente verso sud. Tra un mese circa passerò a riprenderti e torneremo su Ross."
Giunsero in vista di Portoscalo e, attesa la notte e nascosto il sommergibile, remarono fino a riva. Arrivarono alla casa di Galety che ancora non era sorto il sole. La porta era sbarrata e Mar bussò forte, più volte. Dopo un po', da dentro, si levò la voce impastata di sonno del vecchio.
"Chi è? Che volete?"
"Sono Mar. Apri."
Si sentì trafficare poi si aprì uno spiraglio.
"Ah, sei tu! Entra... entrate."
Il vecchio accese un lume. Mar gli presentò Gaithe.
"È una mia... è una nuova che ho comprato al villaggio degli Accoglitori. Vorrei lasciarla qui con te perché ti aiuti e ti faccia compagnia. Credo che sia adatta per diventare un buon Armato. Vorrei perciò che tu la mettessi in contatto con quel tuo figlio Armato in modo che la aiuti a prepararsi per le gare."
Galety li guardò e scosse la testa: "Davvero non ti capisco: l'hai appena comprata e la vuoi perdere subito facendone un Armato? Che senso ha?"
"Ho alcuni miei piani... e avere un amico negli Armati può servirmi."
Il vecchio scosse di nuovo il capo: "Chi entra negli armati è... perso. Come il mio Nudju. Non è più mio figlio, ormai. Entrato nel castello, prende il nome del Clan e non ha più nulla in comune col suo mondo d'origine."
"Non mi dirai che se tu chiedessi qualcosa a tuo figlio..."
"E chi lo sa? Potrebbe anche rifiutare. Io ora per lui sono un qualsiasi abitante della città. Ma posso sempre provare. Il mio Nudju era un buon ragazzo e non credo che me l'abbiano cambiato troppo. Piuttosto, vieni qui a vedere. Ho cominciato a lavorare al tuo progetto. Ho già costruito quasi mezza ruota."
"Ti ci trovi, in questo nuovo lavoro?"
"Mah, ho trovato qualche difficoltà, ma penso di riuscire. Guarda qui, vedi? Qui faccio entrare le colonnine, qui si incastra con il pezzo vicino, questo è il cilindro centrale, ma gli devo ancora forare l'asse... Certo che se avessi attrezzi migliori, più adatti... Ah, se riuscissi a vendere ancora qualcuna delle mie barche!"
"Ascolta, io adesso parto per un viaggio. Se potrò, al mio ritorno ti lascerò qualche chiodo, così, almeno..."
"Ah no! Devo riuscire da solo. Se questa ragazza... come hai detto che si chiama?"
"Gaithe Lojen."
"Ecco, se Gaithe mi darà una mano, potrò lavorare meglio e più in fretta."
"Ricorda il nostro patto. Anche a me interessa che tu faccia un buon lavoro e mi interessa avere un punto d'appoggio da te."
"Casa mia è casa tua, lo sai. Non so chi tu sia veramente, ma di sicuro è stato Fidh a mandarti."
"Chi è questo Fidh?"
"È il dio dei carpentieri, il Primo Carpentiere. Gli dei delle stelle lo esiliarono su Boar per gelosia ed allora lui insegnò agli uomini la carpenteria, perché un giorno possano costruire una nave che galleggia nel cielo per punire gli altri dei. Solo che morì prima di poter spiegare come si doveva fare. Ma sul punto di morte lui assicurò noi Carpentieri che di tanto in tanto avrebbe mandato suoi messaggeri per aiutarci. Vedi, io cominciavo a dubitare della sincerità della promessa di Fidh, ma ora vedo che esiste e che continua ad occuparsi di noi."
Mar sorrise e scosse la testa: "Non so se è stato Fidh a mandarmi. Certo è che un giorno anche la gente di Boar avrà navi che volano in cielo e potrà volare libera fra le stelle. Forse quel giorno non saremo né tu né io a vederlo, ma verrà..."
"E saremo solo noi Carpentieri a volare!"
"No, questo no. Saranno tutti gli abitanti di Boar che potranno volare dove vogliono... almeno lo spero."
Poi Mar si appartò con Gaithe: "Credo che qui starai bene ed al sicuro. Non metterti in mostra ma cerca di raccogliere più notizie che puoi. Ogni volta che passeranno degli Artisti a Portoscalo, chiedi informazioni di Chuik e se lo trovi, vedi di dargli appuntamento qui fra un mese. Buona strada, Gaithe."
"Buona strada, Governatore."
"No, ricorda che qui io sono solo Mar, un ex labass degli Shentist, un po' Meccanico, un po' Artigiano, un po' Libero... ma solo Mar. Non usare mai quel termine qui su Boar."
"Va bene."
Si lasciarono a metà mattina. Mar prese la sua barca e si recò lentamente al luogo del sommergibile. Benché il sole stesse calando, era ancora chiaro. Si tuffò e nuotò a lungo. Non era granché come nuotatore ma stava gradualmente migliorando. Al tramonto tornò alla barca, si asciugò e mangiò. La natura si stava colorando di sfumature viola, lilla e pervinca. Tutto era più rosso che nei tramonti su Terra, ma era quasi uguale a quelli su Quaryel, poiché ruotavano attorno allo stesso sole.
Un vento leggero prese a soffiare e cominciava a fare freddo. Col registratore di immagini del suo bracciale Mar aveva effettuato alcune riprese al villaggio degli Accoglitori ed anche in Portoscalo. Ora registrò quel bel tramonto. Gli venne in mente una poesia per Njeiry ed azionò anche il registra-suoni.
"Luce d'autunno
su questo mar ch'è solo:
diverso è il tramonto!"
ed aggiunse la dedica: "Al mio Nje che mi manca tanto."
Ormai era buio. Le lune gialla ed azzurra dovevano ancora sorgere e quella rossa era al primo quarto. Chiamò il sommergibile e riprese il viaggio. Dopo un po', leggendo gli strumenti di bordo, calcolò che doveva ormai essere all'altezza del Tempio di Shent il Gran Meccanico. Si sollevò a dieci metri di profondità, fece uscire una spia volante e vide sullo schermo le bianche scogliere. Dopo una breve ricerca individuò anche il Tempio. Richiamò la spia, scese di nuovo a maggiore profondità e proseguì il viaggio controllando sulle mappe tri-d il percorso.
Aveva deciso di giungere fino alla foce di un grande fiume. A nord c'erano faraglioni che dovevano essere la fine della cordigliera bianca. I centri abitati più vicini erano una città a monte del fiume, grossa almeno per Boar, distante circa venti chilometri dal mare, ed un villaggio in riva al mare ad una trentina di chilometri più a sud.
Il fiume era largo e poteva essere navigabile, ma certamente non con il sommergibile. Spostandosi di notte con la barca avrebbe potuto azionare il propulsore e percorrere quei chilometri senza affaticarsi. Avrebbe dovuto però farsi precedere dalla spia volante per essere sicuro che non ci fosse nessuno sulle rive che potesse notare la strana velocità del suo mezzo. Forse era più prudente non far superare alla barca la velocità che sarebbe stata possibile ad un buon rematore. Fece come aveva pensato ed era piena notte quando risalì il fiume tenendosi al suo centro.