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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 9
UTILI CONOSCENZE SU NIUKETOL

Il plasmatore di ambienti si annunciò. Dopo un'ora esatta il transmen ronzò. Mar lo abilitò: si aprì e ne venne fuori un tipo alto, snello e giovanissimo. Dal 4C si capiva che era maggiorenne, benché dimostrasse solo sui quindici anni s.u.

"Sono Ketol ni Ayenzy, plasmatore di ambienti. Il Governatore Swooney?" chiese guardando alternativamente Njeiry e Mar.

"Sono io. Questo è il mio sposo, Njeiry."

Ayenzy avanzò di un passo e si inchinò: "Sono lieto di conoscervi. In che cosa posso esservi utile?"

Njeiry fece un gesto circolare con la mano: "Tutto questo. Ci sarebbe da trasformare casa e giardino in stile gedozen naturalistico."

Ayenzy disse che sarebbe stato lieto di accettare e gli occhi gli brillavano. Aveva movenze ed espressioni da ragazzino, ma uno stile di eloquio ed un modo di esprimersi da adulto. Era un contrasto piacevole. Fecero un giro assieme per vedere gli ambienti. Ayenzy prendeva rapidi appunti su un notes molecolare.

Njeiry lo studiava senza farsi vedere: era elegante ma semplice, indossava un kilt con mantellina entrambi in palpivel, sandali, cintura e sacca in lumifibre regolate ad una luminescenza appena percettibile. Un velo inconsistente di trucco rivelava il suo desiderio di fare bella figura senza però essere troppo appariscente. Njeiry pensò che forse questo veniva da un senso di insicurezza dovuto anche alla sua giovane età e che il fatto di trattarlo da adulto esperto e maturo poteva essere una mossa abile per guadagnarne la simpatia e la stima.

Ayenzy aveva un'espressione seria e professionale, ma sembrava che un sorriso fosse in agguato dietro la sua maschera da uomo fatto. Ad un certo punto il ragazzo si informò su quanta servitù avessero assunto. Mar fece presente che dovevano ancora assumerla, poiché erano appena arrivati e disse che cercava due o tre persone con contratto a termine, dato che avrebbero usato quella casa molto di rado e che non potevano permettersi una spesa troppo alta. Ayenzy prese nota anche di questo, cosa che stupì Mar e Njeiry.

"Chiedo scusa per la domanda poco delicata, ma... quanto avreste intenzione di spendere?"

Mar rispose che pensavano ad una somma massima di mezza obbligazione.

Ayenzy si lasciò sfuggire un "Peccato!" ma si scusò subito per la gaffe, arrossendo.

Mar sorrise: "Perché pensi che sia un peccato?"

Ayenzy sembrò ancora più confuso, poi disse: "Questa casa mi piace, la sento... avevo in mente qualcosa di speciale, ma la spesa sarebbe quasi doppia..."

"Se dovessimo usarla di frequente, non esiteremmo, ma capisci che..."

"Quanto pensate di usarla?"

"Al massimo un mese ogni anno e probabilmente anche meno."

"Anno standard?"

"No, anno di Quaryel, cioè..." disse Mar, prese il suo 4C, vi inserì una scheda e calcolò. "una volta ogni nove mesi di Niuketol."

"Capisco. È un peccato che una casa così bella venga usata tanto poco. Io avrei voluto comprarla, quando avevo saputo che era in vendita, ma allora ero ancora un Giovane e... Oh, scusate!" terminò rendendosi conto della nuova gaffe.

"Di nulla. Mi spiace di essere arrivato prima di te." disse Mar con un sorriso.

"Oh no, poi forse Wole, il Capo-Famiglia, non mi avrebbe mai autorizzato a comprare proprio questa casa..."

"Ah no? E perché?"

"Sapete perché fu costruita questa casa?"

"Ho sentito dire che era la casa di un amante di un qualche Ketol, circa duecento anni fa..."

"Esatto. Il nostro Wole è un puritano e guai se sapesse che uno di noi... segue le orme di quell'antenato. Oh, non che io abbia amanti in ogni angolo del pianeta come il costruttore di questa casa, ma... Beh, scusate, questi sono argomenti troppo personali e vi sto annoiando."

Il cervello di Mar ragionava rapidamente mentre continuavano a fare il giro della casa per deciderne l'ambientazione. Dopo un po' Ayenzy se ne andò dicendo che sarebbe tornato il giorno dopo alla stessa ora con un primo abbozzo di progetto. Lo accompagnarono al transmen e si accomiatarono.

Restati soli, Mar guardò Njeiry: "Amore, non dirmi che sono un mostro, ma..."

"Dovrei?"

"Adesso no, ma dopo che ti avrò detto cosa mi sta frullando in capo..."

"Sentiamo, allora."

Mar gli espose le sue idee. Secondo lui il ragazzo aveva un amante con cui aveva difficoltà ad incontrarsi all'insaputa del duro Wole. Questo amante doveva essere il chiodo fisso del ragazzo, tanto che aveva dovuto pensare che era un peccato che lui non potesse usare quella bella casetta per i suoi incontri amorosi, in cui già aveva immaginato un ambiente adatto a ciò. Ora, se fossero riusciti a far sbottonare il ragazzo fino a fargli fare una certa proposta... Njeiry lo ascoltava assorto.

Alla fine disse: "Potrebbe funzionare e questo ci porterebbe ad avere una casa sempre aperta ed una persona grata e riconoscente a Palazzo Ketol. Ma credi di riuscire a far sì che sia lui a fare la proposta?"

"Se mi aiuti tu, sì. Vieni qui che prepariamo il copione..."

Si misero a lavorare tutti e due, spesso mettendosi a ridere, provando le "scene" e correggendo il tiro. Prepararono due tracce, una per il caso in cui l'amante di Ayenzy fosse un personaggio importante e l'altra per il caso in cui fosse una persona di umile classe sociale.

Il giorno seguente, quando Ayenzy arrivò, iniziarono lo "spettacolo" a suo uso e consumo. Cominciarono con il fargli esporre la sua idea originale, "così, tanto per sentire". Man mano che il ragazzo la esponeva si fecero vedere entusiasti e questo non costò loro fatica, poiché l'idea era veramente valida. Il ragazzo si infervorò a tal punto da lasciarsi sfuggire espressioni del tipo: "qui poi a me piacerebbe avere..."

Abilmente lo incoraggiarono e lo fecero parlare, parlare e parlare. Di tanto in tanto Njeiry e Mar si abbracciavano felici, e in modo sempre più disinibito. Ad un certo punto dissero che cominciavano a cedere alla tentazione, che quasi quasi erano disposti a spendere anche l'obbligazione necessaria.

Il ragazzo era raggiante, come d'altronde è sempre felice un plasmatore di ambienti quando riesce a far accettare a pieno il suo punto di vista da un suo cliente.

Njeiry allora cominciò a dire che però era un peccato che qualcosa di così bello dovesse essere usato così di rado... inoltre era impossibile lasciare un giardino gedozen naturalistico senza cure per tanti mesi e così le altre parti viventi della casa... avrebbero trovato tutto morto e secco... Se avessero avuto qualche amico su Niuketol che si prendesse cura della casa in loro assenza... ma non conoscevano proprio nessuno...

Mar cambiò prontamente discorso mettendosi a parlare dei materiali, dei volumi, dei colori. Intanto il seme dell'idea era stato gettato in Ayenzy. Poi Mar tornò per pochi istanti sull'argomento dicendo che certamente anche per un plasmatore doveva essere penoso vedere la propria opera deteriorarsi a poco a poco... e cambiarono di nuovo argomento. Così passò quel giorno e ne seguirono altri densi di incontri.

Gradualmente Ayenzy si fece coraggio e propose, dapprima vagamente, poi, sottilmente incoraggiato, più esplicitamente, di occuparsi lui della casa in loro assenza. Si dissero subito entusiasti per l'idea.

Erano già lì da cinque giorni ed ancora non avevano assunto personale. Dissero al ragazzo che avrebbero voluto trovare una o due persone fidate che sapessero mantenere bene la casa anche in loro assenza, specialmente quando era usata da Ayenzy. Lo pregarono perciò di aiutarli a trovare le persone adatte.

Da alcune parole e da vaghe allusioni erano quasi certi che l'amante di Ayenzy fosse un giovane di umili condizioni e pensavano che il ragazzo ne avrebbe approfittato. Ayenzy infatti si offrì di pagare lui gli stipendi, visto che dopo tutto avrebbero lavorato più per lui che per i padroni di casa.

Il giorno dopo il giovane Ketol arrivò con due fratelli che avrebbero potuto prendere servizio in casa di Mar se a lui ed al suo sposo andavano bene. Njeiry notò che uno dei due giovani sembrava sfuggire lo sguardo di Ayenzy e che invece il ragazzo lo guardava spesso di sottecchi. I due giovani si chiamavano Ilay e Nymy Treyve. L'amante del giovane Ketol doveva essere Ilay.

In un momento in cui nessuno li sentiva, Njeiry si avvicinò ad Ayenzy e gli disse sottovoce: "Ilay mi piace, deve essere un tipo in gamba, si vede subito. Sono contento che possiate frequentarvi in pace, qui."

Ayenzy sussultò, sbiancò e con voce strana disse: "Non... non capisco..."

Njeiry finse di essere confuso: "Oh, scusami, non vorrei... forse ho sbagliato, ma mi era sembrato... non vorrei averti offeso... ma io sono un romantico e vederti così contento... Ti chiedo scusa."

Ayenzy arrossì e scosse la testa: "No, hai colto nel segno, è inutile che io lo neghi, ormai. Ma... si vede così tanto?" chiese incerto.

Njeiry dentro di sé sorrise, ma rispose serio: "No, non credo... e poi qui, fra quattro mura, che importanza ha? Siete tutti e due adulti, avete diritto alla vostra vita. Mi perdoni, Ayenzy, per averti messo in imbarazzo?"

Il ragazzo sorrise timido, cercando di ritrovare la sua sicurezza: "No, non sei tu a dover chiedere perdono, se mai è il contrario. Vedi, non ho saputo resistere alla tentazione di approfittare dell'occasione che mi si presentava. In fondo non avrei dovuto pensare di usare casa vostra per i miei incontri a vostra insaputa... Ora, visto che lo sapete, mi sento meno colpevole..."

Njeiry, con fare ingenuo, disse: "Ma non so se Mar abbia capito, se lui sa..."

Ayenzy sembrò perplesso, poi allarmato: "Potrebbe spiacergli, forse?"

"No, non credo, lo conosco bene. Ecco, però credo che sarebbe opportuno che fossi tu a dirglielo e non io. Credo che lo apprezzerebbe molto e che avrebbe un motivo in più per acconsentire."

"Ma... non so... è così difficile dire certe cose..."

"No, vedrai, non con Mar. Oh, eccolo. Coraggio!" sussurrò Njeiry.

Senza essere visto, fece a Mar un cenno d'intesa.

Questi si avvicinò a loro e disse: "Molto bene, allora adesso abbiamo anche il personale per la casa. Quando possiamo iniziare i lavori?"

Ayenzy sembrò esitare: "Ecco, anche domani, ma prima, Governatore... Prima dovrei mettere in chiaro alcune cose riguardo ai nostri accordi..."

Mar sembrò sorpreso: "Ma il progetto va bene, è splendido..."

"No, mi riferisco al fatto che io usi la casa in vostra assenza..."

"Non ci sono problemi. Se ti fa piacere anche invitarci i tuoi amici, a me va bene, penso proprio di potermi fidare, dopotutto sei un Ketol, no?"

"Sì, certo, ma... vedi, il fatto è che io... anche riguardo ai Treyve..."

"Ho parlato con loro e mi sembrano gente a posto. E comunque garantisci tu per loro."

Ayenzy sembrò perso: "Ecco, Governatore Swooney..."

"Oh, chiamami per nome!"

"Sì certo, Gov... Mar. Solo che prima devo confes... dirti una cosa che non so se a te..."

"Ebbene?"

"Ecco... Ilay è il mio... amante e qui non verrebbero miei amici, ma solo io per incontrarlo..." disse tutto d'un fiato.

Tacquero tutti. Poi Mar prese il ragazzo per un braccio.

"Tutto qui il problema? Dal momento che tu sei ospite gradito in casa mia, la tua vita privata non mi riguarda. Quindi non vedo nessun problema."

Ad Ayenzy ora brillavano gli occhi: "Grazie, grazie... ecco io... vorrei mostrarvi la mia riconoscenza... ecco... la plasmazione vi costerà solo i materiali e la manodopera, e vi costerà molto meno di un'obbligazione. Cominciamo domani, va bene?"

Njeiry sorrise annuendo. Mar disse: "Sì, bene. Solo... c'è una cosa. Sarà un po' imbarazzante per me farmi servire dal tuo amante..."

"No, anzi, sarà felice di essere a tua disposizione... ne abbiamo già parlato fra noi. E adesso che sapete, sarà più facile anche per lui..."

Così iniziarono i lavori. Ayenzy era spesso a casa loro per dirigerli e controllarli.

Mar voleva trovare il modo per entrare in contatto con Ketol ni Wole. Si era fatto descrivere il Capo-Famiglia da Ayenzy in modo di conoscerne un po' il carattere e sapere come affrontarlo.

Wole era una persona austera, abituata al comando. Disdegnava i damerini, i fannulloni, la gente fatua e tutte le mondanità. Era un uomo di potere e credeva nella tecnica come nell'unica cosa che potesse salvare la Galassia dalla decadenza. Era un uomo di una sola parola ed apprezzava quelli come lui. Nutriva un profondo disprezzo per i funzionari dell'UPO, corrotti, contorti e doppiogiochisti, e con loro anche per il Segretario Generale che chiamava Coso Tentenna per la sua poca energia e le sue troppe incertezze.

Credeva nella tradizione per quanto riguarda i costumi, ma nell'avvenire per quanto riguarda tecnica e politica. Era molto colto, non solo in campo tecnico ma anche umanistico. Ateo convinto, disprezzava tutte le religioni ed i religiosi. Teneva e guidava la Famiglia e anche il Gran Consiglio col pugno di ferro. Badava soprattutto all'efficienza ed era un buon valutatore di uomini. Di poche parole, non mandava mai a dire quello che pensava. Era temuto e rispettato ovunque, anche dai suoi nemici.

Mar si disse che un tipo così era veramente eccezionale, anche se doveva essere sgradevole viverci accanto o lavorarci assieme.

Ne discusse con Njeiry e conclusero che il migliore approccio poteva solo essere quello diretto. Anche Ayenzy fu d'accordo, ma aggiunse che era molto difficile giungere al Capo-Famiglia, a causa dello stuolo di segretari e consiglieri che facevano da diaframma fra lui e gli altri.

Mar decise di tentare ugualmente. Inviò a Palazzo Ketol una richiesta scritta per un'udienza con Wole. Come immaginava, ricevette un appuntamento dal terzo segretario. Rifiutò ed insistette di essere ricevuto da Wole. Non ricevette più risposta.

Allora chiese ad Ayenzy come avrebbe potuto raggiungere Wole direttamente. Non capitava mai che passeggiasse per la città o che si recasse in luoghi pubblici?

Ayenzy rifletté: "È molto raro ed è comunque sempre circondato da una scorta esperta nel bloccare chiunque tenti di avvicinarlo. Se vuoi, potrei recapitargli io la tua richiesta..."

"No, temo che sia un metodo che mi metterebbe in cattiva luce ai suoi occhi. Ho una mezza idea... senti, c'è un laboratorio di luci volanti, qui?"

"Sì, certo, ma non vedo..."

"È semplice, ascolta..." e gli spiegò il suo piano.

Ayenzy lo guardò e scoppiò a ridere: "Potrebbe funzionare con Wole... e comunque non può certo nuocerti."

Mar si recò al laboratorio indicatogli da Ayenzy ed ordinò un lancia-luci ed una serie di cartucce con scritte diverse. Il proprietario del laboratorio sembrò sorpreso ma non fece commenti. Due giorni dopo era tutto pronto.

Mar allora si vestì in modo formale e si recò davanti a Palazzo Ketol. Ogni mattina alle sette in punto Wole entrava nel suo studio al quinto piano, depolarizzava la finestra da solo, guardava fuori per un attimo, poi sedeva alla scrivania ed iniziava il suo lavoro della giornata.

Mar era al di là dell'ampia piazza, da dove aveva una buona visuale della finestra in questione, il lancia-luci regolato a cinquanta metri con la prima cartuccia già pronta. Alle sette in punto la finestra iniziò a schiarirsi. Mar premete il pulsante e la cartuccia partì con un lieve sibilo ed esplose al centro della piazza a circa quindici metri dal suolo. Si accese un bagliore e per pochi istanti comparve la scritta "Capo-Famiglia leggi" che poi si dissolse in una cascata di piccole scintille che si spensero prima di toccare terra.

Mar aveva inserito e lanciato la seconda cartuccia: sibilo, piccolo botto, poi la scritta "Sono un Governatore". Poi subito la terza "Chiedo udienza" poi la quarta "Aspetto qui." Quindi Mar restò in attesa.

Diverse persone si erano fermate dopo il primo botto a guardare, sorprese. Al terzo lancio, dal Palazzo erano usciti di corsa alcuni Vigilanti ed avevano raggiunto Mar appena questi aveva lanciato il quarto.

"Ehi, tu, basta! Vattene subito di qui!"

Mar restò immobile: "Perché?"

"Non infastidire il Capo-Famiglia. Chi credi di essere, tu?"

"Ho forse violato qualche legge? Non mi pare."

Curiosi si avvicinarono.

"Non puoi disturbare la quiete..."

"Non disturbo nulla. Se volete vi consegno il lancia-luci, non mi serve più. Ma di qui non mi muovo."

Dal Palazzo era arrivato anche un ufficiale dei Vigilanti: "Che succede qui? Via tutti, disperdete l'assembramento!" gridò.

Mar, imperturbabile, non si mosse né rispose. I curiosi si allontanarono lentamente, controvoglia.

"Ehi, anche tu, via di qui, ho detto!"

"Con quale autorità parli?" chiese Mar gelido.

L'ufficiale avvampò: "Ho detto che te ne devi andare di qui, e subito!"

Mar rispose tranquillo: "No." e pensò che, in un certo senso, stava adottando l'atteggiamento dei Liberi di Boar.

L'ufficiale sollevò lentamente e minacciosamente il paralizzatore e glielo puntò contro.

Mar soffiò gelido: "Non fare sciocchezze, abbassa subito quell'arma!"

L'ufficiale era indeciso: non s'aspettava una simile reazione. Era abituato ad essere temuto ed obbedito subito da chiunque. Nel frattempo Wole era rimasto alla finestra: Mar ne indovinava la sagoma dietro i riflessi del vetro. Un civile con la livrea a righe bianche e rosse dei Ketol uscì di corsa dal Palazzo e raggiunse il gruppetto di Vigilanti che circondava Mar.

"Fermi!" gridò.

Quelli si girarono sorpresi ma, riconosciutolo, lo fecero passare.

"Il Capo-Famiglia Ketol ni Wole chiede di qualificarti e fargli sapere che cosa chiedi."

Mar lo squadrò: "Non lo vedo, qui. Non vorrei che fosse nuovamente uno dei trucchi di un qualsiasi ennesimo segretario per impedirmi di parlargli." Mentre diceva così notò che il suo interlocutore aveva un videofono a bracciale. Allora alzò il tono: "Fa' sapere al Capo-Famiglia Ketol ni Wole che controlli dal terzo segretario che ho già inviato due volte richiesta formale di udienza e che mi è stata rifiutata. Comunque, questi sono i miei dati." disse, ed acceso il suo 4C lo girò verso il bracciale.

L'ombra dietro alla finestra era scomparsa. Dopo pochi istanti dal bracciale scaturì una voce forte e decisa, attenuata solo dal piccolo mezzo di comunicazione.

"Fatelo entrare nella sala di attesa diciotto e chiedetegli di farsi identificare. Là riceverà la mia risposta."

Il civile abbozzò meccanicamente un inchino (verso la voce, pensò divertito Mar) poi si girò: "Seguimi."

Entrarono nel Palazzo. Mar fu introdotto in una stanza luminosa ma spoglia, contenente solo un basso tavolo lucido e vuoto e quattro cuscini con il marchio dei Ketol ricamato in centro. Su una parete lampeggiava una presa per 4C e vicino c'era un binoculare. Mar fece il necessario per essere identificato poi sedette in attesa. Dopo pochi istanti si aprì una porta ed un altro civile in livrea entrò, seguito da due Vigilanti.

"Permetti che eseguiamo un controllo di sicurezza, Governatore."

"Certo, fate il vostro dovere."

Lo controllarono accuratamente con un infravisore portatile.

"Non ha armi né oggetti sospetti indosso." dichiarò uno dei due Vigilanti.

Il civile in livrea annuì: "Bene. Se vuoi seguirmi, Governatore..."

Si avviarono ad un trasferitore, poi fu fatto entrare nello studio di Wole. Era una stanza perfettamente cubica, tutta con lumi-pareti traslucide da cui emanava un fioco chiarore. Una semplice scrivania in plasmetallo brunito con una sedia dietro ed una uguale davanti, un videofono e carte, registrazioni, documenti sul ripiano. In terra un morbido tappeto di sirpa che attutiva i rumori. Vicino alla finestra una splendida composizione di piante esotiche era l'unico elemento piacevole della stanza.

Dietro alla scrivania sedeva un uomo asciutto, alto, i corti capelli bianco-grigi, due occhi grifagni, un naso pronunciato, vestito di un'aderente tuta di tessuto bianco e rosso.

Mar, entrato, avanzò di due passi e si inchinò: "Capo-Famiglia Ketol ni Wole, questa mattina scorre."

"Siedi, Governatore Mar Swooney. I tuoi metodi per chiedermi udienza sono davvero inconsueti, devo dire."

"Non ne ho individuati altri che non potessero essere bloccati dai tuoi segretari, altrimenti avrei agito in modo più... ortodosso."

"Adesso tutti gli sfaccendati che vogliono parlarmi lanceranno luci volanti davanti alle mie finestre!"

"Non ne ho colpa, se questo accadrà. Comunque te ne chiedo scusa."

"Molte cose io ho delegato ai miei segretari e se hanno rifiutato di fissarti un appuntamento con me, avranno avuto validi motivi."

"Certamente saranno convinti di averne. Ma se ho rischiato di rendermi ridicolo davanti a tutta la città ed alla tua gente, devi ammetterlo, ciò significa che anche io sono convinto di avere buoni motivi per non parlare con altri che con te."

"Non ho tempo da perdere..."

"Ed allora cessiamo questa inutile schermaglia!"

Wole lo guardò accigliato: "Non ti manca la lingua, Governatore."

"Vorrei usarla per cose più produttive. Non hai ancora chiesto il motivo della mia visita."

"Ebbene, sentiamo."

Mar tacque per un attimo per riordinare le idee, poi iniziò: "La situazione in tutta la Galassia sta rapidamente deteriorandosi. La quasi totalità delle Famiglie, circa l'ottanta per cento, per ora, è sempre più insofferente nei riguardi del Governo Centrale dell'UPO e questo a sua volta è sempre più sospettoso nei riguardi delle Famiglie."

"Non mi stai dicendo nulla di nuovo."

"Né pretendo di saperne più di te, sull'argomento. Ma io sono il Governatore del pianeta Ross..."

"So anche questo."

"Sai anche come sono diventato Governatore?"

"No, ma lo posso immaginare e comunque non vedo come potrebbe interessarmi."

"Non giudicare prima di avere in mano tutti gli elementi, non è degno di te. Ho vinto la carica al gioco. Già, infatti l'UPO è giunto a tale livello di sfascio e di corruzione che si giocano pesino le cariche ufficiali. Io non sono di origini elette. Sono un qualsiasi meccanico spaziale. Ma qualunque lavoro io abbia svolto fino ad ora, ho sempre cercato di fare del mio meglio per eseguirlo bene. Così, da circa un anno lavoro duramente per compiere questo mio nuovo dovere. Gradualmente ho potuto eliminare la gente corrotta che era alle mie dipendenze. Ora la Guarnigione è composta solo di gente onesta e seria, oltre che capace."

"Un vero paradiso!"

"No, semplicemente un luogo pulito, più di quelli generalmente nelle mani dell'UPO o di tante 'rispettabili' Famiglie della Galassia."

"A che alludi?"

"Non faccio allusioni, affermo semplicemente fatti di cui sono a conoscenza."

"Anche della mia Famiglia vorresti fare il censore? Per questo sei qui?"

"Biker. Ti dice qualche cosa, questo nome?"

"Vagamente. Dovrebbe?"

"Forse. Era il Comandante della Guarnigione su Ross. Era un sadico, un corrotto ed un corruttore. Ha ucciso con le sue mani decine di persone per il proprio piacere sessuale. Ebbene, il suo difensore al processo era pagato dai Ketol."

Wole si irrigidì: "Non ne sapevo nulla!"

"Ti credo. Se la cosa ti interessa, informati. Ma non è per questo che sono qui, oggi. Te l'ho detto solo per ricordarti che nessuno mai è perfetto, in special modo nessun gruppo, o organizzazione, o... Famiglia."

"D'accordo. Allora?"

"Teoricamente, essendo un Governatore nominato e pagato dall'UPO, in caso di scontro aperto fra il Governo e le Famiglie, dovrei schierarmi dalla parte dell'UPO..."

"Teoricamente?"

"Certo. Infatti non vedo come ci si possa aspettare lealtà da chi ricopre una carica vinta al gioco."

"Logico... Allora?"

"Credo che presto si arriverà ad uno scontro aperto, diretto e mortale fra UPO e Gran Consiglio delle Famiglie."

"Tu lo dici..."

"Certo. Non mi aspetto né che tu me lo confermi, né che mi dica come o quando. Ma sono certo che andrà così. In questo caso io non starò con l'UPO."

"Potrei denunciarti per tradimento..."

"Ma non lo farai perché non ci guadagneresti nulla. È vero che non hai molto da guadagnare neanche da una mia offerta di alleanza, sono una pedina troppo piccola. Ma Quaryel è vicina a Ross, e Quaryel sarà un osso duro per le Famiglie..."

"Sei sempre tu che lo dici."

"Certo. Se oggi io mi schierassi apertamente dalla parte delle Famiglie, l'UPO mi farebbe fuori in quattro e quattro otto, poiché non ho le spalle coperte. Il giorno in cui ci fosse da fare una scelta chiara di parte, io avrò in casa, cioè su Ross, sei navi da guerra. Se dipenderanno da me o dall'UPO... può dipendere anche da te." (Il vecchio sta cominciando ad interessarsi, pensò Mar) "Pochi giorni fa il Gran Comandante Generale mi ha convocato su Quaryel per comunicarmelo. Pensano che su Ross, tra breve, potrebbero essere esiliati molti membri di importanti Famiglie. Non ti dice nulla, tutto ciò?"

Wole rifletté un attimo: "Perché mi racconti tutto questo?"

"Perché credo che ti interessi."

"Parliamoci chiaro: qual è lo scopo vero di questa tua visita?"

"Anche a me piace la chiarezza, anche se troppo spesso non si può dire chiaramente quel che si pensa, se non si è protetti. Comunque so quando è il momento di rischiare e non ho paura del rischio. Perciò ascoltami. In quel che posso, finché posso farlo senza rimetterci tutto il mio lavoro inutilmente, ti farò pervenire tutte le informazioni che giungono in mio possesso. Come potrò e finché potrò, aiuterò il Gran Consiglio. Il mio peso è poco e non potrà certo far variare l'esito dello scontro in un senso o nell'altro. Ma sono convinto che l'UPO è troppo corrotto per durare ed il Segretario Generale troppo indeciso e debole per poter cambiare lo stato delle cose.

"Troppe ingiustizie, troppi abusi, troppa corruzione pesa sull'umanità semplice ed umile da cui provengo. Non mi illudo che le Famiglie siano in grado di trasformare la Galassia in un paradiso. Anche un eventuale governo delle Famiglie avrà i suoi difetti e le sue ingiustizie, ma è l'unica speranza di miglioramento che abbia oggi la Galassia. Perciò mi schiero dalla parte delle Famiglie, benché io non ne faccia parte."

"Ammesso che questo tuo quadro fantapolitico si avveri, e devo dire che ne hai di fantasia, qual è la contropartita che chiederesti? Infatti non conosco nessuno che faccia qualcosa per nulla."

"Hai ragione. Ci sono due contropartite. La prima è che tu ora faccia qualcosa perché il nuovo contingente che sarà inviato su Ross sia alle mie dirette dipendenze, comprese navi ed armamenti. Questo conviene anche a voi. La seconda è che, dopo la vostra vittoria, mi sia conservata la carica di Governatore di Ross e che sia aumentata sia la mia dotazione che il salario dei miei uomini. Come vedi, è vero che posso offrire poco, ma chiedo anche poco."

"Ammesso che tutto accada come tu dici, chi garantisce le Famiglie della tua lealtà?"

Mar sorrise: "Mi hai nelle tue mani. Non hai già infatti registrato tutta la nostra conversazione?"

"E chi garantisce te che le Famiglie ti ripaghino con quello che chiedi? La mia è solo una domanda accademica, capisci, ma mi incuriosisce sapere se hai previsto tutto o no."

"Tu sei la mia garanzia. Non ne ho altre e non me ne servono altre."

"E chi mi dice che tu non sia una spia dell'UPO?"

"Nessuno. Ma se non hai un buon servizio segreto che possa tenermi d'occhio, allora ho sbagliato tutto!"

"E... dovrei darti una risposta, naturalmente."

"Naturalmente, ma non ora. Se mi denuncerai all'UPO, quella sarà già una risposta. Diversamente, quando vorrai, mi farai sapere che cosa hai deciso. Una cosa ancora: se vorrai entrare in contatto con me, dovrò essere ben sicuro che sia veramente un tuo emissario. Prendi questo grano di collana. Chi me lo mostrerà avrà la mia fiducia. Questo vale anche nel senso opposto. Se qualcuno ti mostrerà un grano come questo, saprai che viene veramente da parte mia. Non ho altro da dirti. Se non hai nulla da aggiungere tu, tolgo il disturbo." disse Mar e tacque.

Wole si mordicchiò il labbro inferiore, guardandolo col capo lievemente inclinato: "Devo dire una cosa, Governatore Swooney: hai uno stile interessante. Bene. Non c'è altro da dire. Questa mattina scorre, Governatore."

"Questa giornata scorre, Capo-Famiglia."

Mar uscì. Aveva un mal di testa lieve ma insistente. Tornato a casa riferì tutta la discussione a Njeiry. Questi si mostrò preoccupato.

"Tu hai scoperto tutte le tue carte e lui neanche una."

Mar sorrise stanco: "Non potevo fare diversamente. Lui conta per tre quarti della Galassia, io per un millesimo e per di più secondario. Ma non credo di aver sbagliato. Certo, è un rischio ma, male che vada, non possono fare altro che esiliarmi su Boar... e dopo tutto non è poi così male. Specialmente se ci sarai tu con me."

Njeiry gli scompigliò i capelli: "Certo, puoi contarci, fuorilegge!"

Nel pomeriggio Ayenzy arrivò a casa di Mar. Era esilarato.

"Ehi, hai fatto centro, Mar! Ti ha ricevuto!"

"Era seccato?"

"No. A pranzo ha detto poco, ma non era affatto seccato."

"Cosa ha detto, esattamente?"

"Il Governatore del pianeta Ross farà strada, sì, farà strada. Non ha detto altro, ma l'ha detto quasi come se sarà per merito suo. Di che avete parlato?"

"Oh, nulla di speciale..."

"Scusami, capisco, non puoi parlarne... Sono stato avventato a chiedertelo."

Mar e Njeiry si trattennero su Niuketol per quasi un mese. La casa fu arredata in modo splendido e si rammaricarono di poterla godere così poco.

Per giustificare l'incontro con Ketol, decisero di passare anche su Kinsitz dalla Famiglia Bisfil. Questa infatti, assieme agli Anje ed ai Ketol, teneva i cordoni della borsa dell'UPO e poteva influire sulla decisione del Consiglio di Sicurezza che lo interessava. Presero perciò il volo per Kinsitz. Qui giunti Mar chiese udienza al Capo-Famiglia Bisfil ni Chinke. La ottenne più facilmente di quel che pensasse.

A Chinke spiegò il suo problema con il Comando Generale e lo pregò di intervenire per aiutarlo. Precisò che aveva già interessato anche Anje ni Neto e Ketol ni Wole e che, se anche lui avesse interposto i suoi buoni uffici, forse tutto sarebbe andato per il meglio. Chinke gli assicurò che avrebbe fatto il possibile e lo congedò con cortesia formale. Questa mossa diversiva poteva essere sufficiente per confondere le idee sul vero motivo del suo contatto con Wole. Comunque Mar più di così non poteva fare. Quindi proseguirono il viaggio per Quaryel.

Tornato su Quaryel chiese subito udienza al Gran Comandante Generale. Questi lo ricevette dopo alcuni giorni.

"Governatore, hai alti appoggi e ti sei dato da fare. Sei davvero infaticabile. Ma forse non era necessario che tu spendessi tanto tempo e tante energie per un così piccolo affare. Comunque..."

"Scusa, ma quello che a te sembra essere solo un piccolo affare rappresenta per me qualcosa di molto importante, per me ed anche per i miei uomini. Non potevo restare con le mani in mano. E se la risposta sarà negativa, ti garantisco che mi muoverò ancora finché o sarò esaudito o sarò esautorato."

"Ti stavo dicendo che, comunque, il Collegio di Sicurezza si è riunito ed ha accettato gran parte delle tue... richieste. L'intero contingente sarà alle tue dipendenze, purché tu accetti un Vice-governatore scelto da noi fra i generali del nostro Stato Maggiore e purché tu non muti i gradi e la gerarchia dei quattrocento ottanta nuovi soldati."

Mar lo guardò: "Sembra ragionevole. Ma prima di accettare o rifiutare devo vedere l'organico proposto."

Il Gran Comandante gli mostrò sullo schermo del computer una serie di tabelle. Mar le lesse attentamente. Prese il suo notes molecolare e fece alcuni calcoli.

"Ecco, va quasi bene. Ma penso che per un buon inserimento dei nuovi soldati nella mia Guarnigione sarebbe necessario apportare alcune modifiche. Elevare il totale degli uomini a quattrocento novantacinque, modificando così i contingenti ed i gradi: quattrocento quarantotto soldati invece di quattrocento trentaquattro, quarantotto graduati invece di ventisei, dieci sottufficiali invece di quindici, quattro ufficiali invece di cinque ed un solo alto ufficiale.

"Con la vostra proposta sarebbe difficile far sentire gli uomini su un piano di parità, viste le differenze di organizzazione. Logicamente tutte le nomine saranno eseguite da voi e se fosse necessario cambiarle sarete voi a deciderlo oppure, se volete il mio... Vice-governatore. Inoltre è chiaro che sia gli Agenti che il Vice-governatore resteranno su Ross solo finché ci sarà la situazione di emergenza. È chiaro anche che, a meno di vostri ordini originati da un effettivo e concreto pericolo esterno, tutti questi uomini dovranno obbedire ai miei ordini, in quanto non contrari con la finalità della loro presenza su Ross."

"Governatore, non la finirai mai di porre condizioni?"

"La finirò quando non ci saranno più problemi!"

Il Gran Comandante guardò le tabelle stese da Mar mentre questi parlava, guardò le sue, poi disse: "Non vedo cambiamenti sostanziali. Consulterò i miei consiglieri e ti darò quanto prima una risposta. Ah, e... non è necessario che ti precipiti a muovere di nuovo le acque."


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