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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 8
RITORNO ALLA GALASSIA

Il viaggio di ritorno di Mar fu lungo ma senza storia. Ormai non c'erano più centri abitati sulla collana di isolotti lungo il percorso. Il tempo non fu mai brutto e l'unico problema fu la stanchezza. Raggiunse l'isola a nord del villaggio degli Accoglitori e la circumnavigò in modo di portarsi alle spalle della zona su cui era istallata la Guarnigione.

Mar aveva chiara in mente la mappa dell'isola. Trovò un punto di approdo e tirò in secco la barca. Poi si stese a dormire, sfinito. Quando si svegliò iniziò la marcia verso il varco segreto per la Guarnigione. Nonostante fosse ormai abituato a camminare a piedi nudi, il terreno sempre più aspro e roccioso poneva a Mar qualche problema.

"Ecco il famoso Governatore Mar Swooney, vestito come un primitivo, scalare le montagne a piedi scalzi!" ironizzò dentro di sé. "Mi vedessero ora Moder o il Governatore Tani, chissà come storcerebbero il naso!" continuò fra sé e sé.

Il cammino era faticoso e difficile ma non pericoloso. Inoltre il fatto di riavvicinarsi a Njeiry gli raddoppiava le energie. Aveva portato con sé quello che gli restava del cibo. Il talismano gli dondolava al collo infastidendolo un poco. Se lo tolse, lo aprì, infilò l'anello laser al dito, poi se lo legò alla cintola.

Riprese a camminare finché si trovò su un piccolo altopiano. Si rese conto di non essere molto lontano da uno dei passaggi segreti. Doveva traversare l'altopiano, poi scendere un poco e si sarebbe trovato al punto giusto.

I piedi erano indolenziti, specialmente la caviglia sinistra, perché era scivolato più volte storcendola un poco. Sedette e si massaggiò piedi, caviglie e polpacci. Quindi si sdraiò per riposare. Gradualmente, senza rendersene conto, scivolò nel sonno.

Si svegliò all'improvviso sentendosi tirare per i capelli. Si alzò a sedere di colpo, allarmato, sentì un profondo "boha!" ed un animaletto gli volò davanti cadendo e rotolando sul terreno. Qui si fermò, intontito, e subito Mar gli fu sopra bloccandolo con le mani. Era un piccolo animale con il corpo fusiforme, quattro zampette corte terminanti in manine, il muso a punta con due occhi a fessura, la bocca a trombone, il pelo rossastro corto e liscio e lievemente oleoso.

Di colpo l'animaletto sembrò scuotersi e con un nuovo "bo-ha!" stizzito si divincolò e gli scivolò via dalle mani. Rapidissimo corse via e si nascose. Mar notò che pareva più scivolare sul terreno che non correre. Rise divertito, si alzò e riprese il cammino.

Quando giunse in fondo all'altopiano il sole era allo zenit. Abbordò la discesa rocciosa e scese rapidamente saltando di masso in masso e guardandosi attorno per individuare la roccia pivottante. Quando i punti di accesso erano stati preparati, li aveva osservati bene, ma ora, dall'esterno, la prospettiva gli sembrava diversa.

Continuò a scendere finché, all'improvviso, cozzò contro il nulla e cadde a terra: era giunto al muro di forza. Guardando bene, infatti, vide a terra la sottilissima spaccatura nera che correva in linea leggermente curva.

Si rialzò, indolenzito. Era stata una bella botta, completamente inaspettata. Si appoggiò con una mano all'invisibile muro e stette lì a guardarsi attorno cercando di individuare la roccia pivottante. Doveva essere buffo vederlo lì, appoggiato al vuoto, pensò. Credette di riconoscere la pietra e si avvicinò. Cercò con le dita in una fessura e sentì le placche metalliche della serratura ad impronte. Le premette nella giusta sequenza e la pietra girò su se stessa rivelando il tunnel.

A Mar batteva il cuore. Entrò. Dall'altra parte si vedeva la luce dell'uscita. Fece richiudere la pietra alle sue spalle, cercò la pila laser nella nicchia e, trovatala, l'accese. Avanzò lentamente fino a sentire il muro di forza. Dall'altra parte vide la cellula fotoelettrica e vi diresse il raggio polarizzato. Nella sala controllo della palazzina di Comando doveva essersi acceso l'allarme e risuonare la sirena. Mar spense la pila e sedette a terra, in attesa.

Cercò di immaginare i preparativi... ora che era giunto, stranamente, Mar sentiva addosso un'agitazione ed una fretta incredibili. Si alzò e cominciò a camminare su e giù.

"Se esco forse li vedo arrivare... ma magari loro entrano mentre esco così non ci vediamo... è meglio restare dentro..." Su e giù, su e giù. "Magari il segnale non ha funzionato... forse non ho centrato bene la cellula fotoelettrica..."

Tornò alla nicchia ed allungò la mano per riprende la pila laser. Con la coda dell'occhio vide un movimento in fondo al tunnel, dall'interno. Si avvicinò di nuovo al muro di forza e vi si appoggiò con entrambe le mani: vide avanzare alcune ombre... eccoli!

Vide Njeiry arrivare di corsa, rallentare, guardarlo, avvicinarsi lentamente, sorridergli poi poggiare le mani sul muro di forza, in corrispondenza delle sue. Gli sembrò strano non sentire nulla.

"Njeiry, amore mio!" gridò.

Dall'altra parte vide le labbra del suo amato muoversi me nessun suono giungeva a lui... Poi vide entrare i suoi uomini con il foramuro portatile che piazzarono al centro del tunnel e misero in posizione con un collimatore di precisione. Gli fecero cenno di allontanarsi ed anche Njeiry si tolse dal raggio di azione del foramuro. A terra fu posto un cerchio di plastica fluorescente di un metro e mezzo di diametro, adiacente al muro: indicava la zona di sicurezza. Al centro del cerchio erano disegnate due impronte di piede in nero. Si accese una luce rossa. Non accadde nulla di visibile ma quello era il segnale che il foramuro era entrato in azione e che il varco era aperto.

Nel silenzio generale, Mar avanzò lentamente. Non incontrò ostacoli e giunse al centro del cerchio, pose i piedi sulle orme e restò ritto. La luce rossa si spense e Mar si trovò fra le braccia di Njeiry. Ora parlavano tutti assieme. Solo i due sposi non si erano detti una parola. Si staccarono e si guardarono negli occhi.

"Bentornato..." sussurrò Njeiry.

"Sì." rispose Mar con semplicità.

Tutti vollero congratularsi con Mar per essere tornato sano e salvo.

"Se non ci sono novità importanti, ora vorrei ritirarmi nella Residenza per rimettermi un po' in sesto." disse Mar.

"Niente che non possa aspettare. Vieni, Mar, abbiamo portato una cintura antigravitazionale anche per te." gli disse Njeiry con un sorriso.

Uscirono, si allacciarono le cinture antigravitazionali e si librarono in direzione della Residenza. Qui giunti Mar si spogliò e fece un lungo bagno tonificante, aiutato da Njeiry.

"Mi sei mancato tantissimo, Nje..."

"Anche tu, anche tu. Ti ho pensato sempre."

"Sì, lo so. Qualche volta ho guardato la luna rossa pensando a te e sperando che tu la stessi guardando in quello stesso momento..."

"Perché proprio quella rossa?"

"Su Boar è la luna dell'amore."

"Su Boar?"

"Sì, è il nome di Ross per gli indigeni."

"Stai bene, Mar?"

"Certo. E tu?"

"Adesso anche io."

"Sei stato in pensiero?"

"Non proprio, ma..." disse Njeiry e lo guardava e riguardava. "Ti si è scurita la pelle."

"Non ti piace?"

"Sì, ti sta bene, sei più bello di prima... e anche più robusto."

"Sono ingrassato?" chiese Mar.

"No no, sei più... più solido, ecco."

Mar uscì dal bagno e Njeiry iniziò ad asciugarlo. Si abbracciarono e Njeiry lo tirò giù sul pavimento di legno.

"Qui?" domandò Mar sorridendo."

"Sì, qui, adesso!"

Dopo si recarono nella loro stanza e si stesero sul letto. Mar cominciò a raccontare le sue avventure su Boar. Njeiry faceva domande ed ascoltava attento. Mar raccontò tutto, anche la notte che aveva dovuto passare con Germ e spiò la reazione di Njeiry. Questi non cambiò espressione, era sempre attento ed interessato.

Alla fine Mar gli chiese: "Ti dispiace per... per quella notte con Germ?"

Njeiry lo guardò negli occhi, sorridente: "Mi ami, tu?"

"E me lo chiedi?"

"Sì."

"Certo, non ci sei che tu, nel mio cuore."

"E allora, cosa dovrebbe dispiacermi? Finché mi ami, il resto non conta."

"Davvero?"

"Certo, amore mio."

Quella notte Mar dormì profondamente, soddisfatto e tranquillo per avere finalmente il suo amato di nuovo a fianco.

La mattina, quando si alzarono, Mar tirò a sé Njeiry.

"Senti, amore, che ne diresti se avessimo il nostro primo figlio?"

"Ne sarei felice..."

"Anche se io torno su Boar?"

"Certo, specialmente perché tu tornerai su Boar. Avrei una parte di te sempre vicina."

"Ho parlato del 'primo' figlio. Sei d'accordo?"

"Mh-mh. Mi piacerebbe poterne avere quattro, non troppo vicini. E a te?"

"Io pensavo a tre, ma anche quattro va bene, se tu sei contento."

"C'è tempo per parlarne. Adesso vediamo di mettere in cantiere il primo. Dobbiamo consultare il Curatore. Hai già pensato al nome?"

"Io no, e tu?"

"Sì."

"Sentiamo."

"Non so se ti piace... io pensavo a Vokka."

"Vokka Swooney... o Vokka Leje... o tutti e due?"

"Tutti e due."

"Vokka Leje Swooney, allora. Approvato. Ma adesso dimmi, cosa è successo qui e su Quaryel in questi quattro mesi?"

Njeiry cominciò a raccontare. Tutto procedeva bene. La Guarnigione si stava affiatando e lavorava con serietà e serenità. Qualche attrito personale dovuto soprattutto a differenze di carattere o di opinione su cose secondarie si stava eliminando a poco a poco. Njeiry non s'era mosso da Ross per paura di non esserci al ritorno di Mar, ma ora Vecchio, ora Mantice, ora Teskar avevano viaggiato fra Quaryel e Ross per tenere i contatti. Sarebbe bastato il videofono, ma Njeiry sospettava che l'avessero fatto per non farlo sentire troppo solo.

Chanul aspettava un figlio da due mesi e la notizia rese felice Mar che volle subito videofonargli per fargli i rallegramenti. Mantice s'era sentito poco bene ma ora s'era rimesso del tutto. Il vecchio Anje ni Neto era in cattivi rapporti con i Ketol ed altre Famiglie per l'atteggiamento di queste nei confronti dell'UPO ed era clamorosamente uscito dal Gran Consiglio. Ma così questo era sempre più saldamente nelle mani dei Ketol e stava assumendo un atteggiamento sempre più sprezzante nei confronti del Governo Centrale dell'UPO.

Ultimamente c'erano stati diversi scontri fra il Governo e il Gran Consiglio e poiché le Famiglie avevano in mano gran parte del potere tecnologico ed economico, erano spesso queste a spuntarla. Anche tra i Vigilanti dei vari pianeti, alle dipendenze delle Famiglie, e le Forze di Sicurezza dell'UPO c'erano stati diversi incidenti spiacevoli, fortunatamente senza mai giungere a scontri aperti.

Moder aveva cercato più volte Mar. Non era stato pensato a come giustificare la sua lunga assenza, ma Vecchio aveva trovato una spiegazione: Mar era in crociera con la sua navetta spaziale...

Nel pomeriggio Mar ricevette gli ufficiali e si intrattenne con loro. Raccontò della situazione su Boar, per quel poco che aveva potuto vedere. Il più grosso problema erano i trasporti, disse. Dovevano trovare il modo di permettergli di spostarsi rapidamente sul pianeta ma senza dare nell'occhio: data la tecnologia di livello primitivo che c'era su Boar, era un problema di difficile soluzione. Pregò gli ufficiali di studiarlo e di fargli le loro proposte. Chiese inoltre di avere mappe molto dettagliate del pianeta.

Infine decise che si sarebbe isolato per alcuni giorni in concentrazione immanente per ricordare e dettare al computer tutta la sua esperienza nei minimi dettagli. Poi il testo sarebbe stato visionato da esperti che lo avrebbero studiato. Tutto questo rendeva necessario modificare gradualmente la costituzione del personale della Guarnigione in modo di formare i necessari servizi per affiancare Mar nel suo nuovo lavoro. Bisognava arruolare fra la truppa anche giovani usciti dalle università di sociologia, psicologia, filosofia, antropologia eccetera, oltre a qualche esperto cartografo. Sciolta la riunione, ogni ufficiale aveva una mole di indicazioni ed incarichi su cui lavorare.

Mar passò la serata con Njeiry senza pensare ad altro, poi nella notte uscirono all'aperto da soli e si immersero nella natura che restava la cornice più bella per i loro scambi di amore.

Il mattino seguente Mar si mise al lavoro. In una decina di giorni dettò al computer una quantità incredibile di file con i suoi ricordi. Poi andò a visitare le nuove costruzioni che stavano sorgendo nella Guarnigione secondo i piani fatti prima che lui partisse. Circa un terzo del lavoro era già stato eseguito, usando come manodopera gli stessi soldati arruolati nella Guarnigione.

Indisse infine una nuova riunione con gli ufficiali per discutere assieme le proposte per il suo secondo viaggio. Innanzitutto gli mostrarono una serie di carte geografiche ricavate dagli elaboratori grazie ai rilievi fotografici forniti dai satelliti. Erano carte molto chiare e dettagliate che Mar si ripromise di consultare più tardi.

Affrontarono poi la questione degli spostamenti sul pianeta. Fu escluso il pallone aerostatico: era troppo visibile, inoltre era appannaggio degli Shentist. Esclusi anche mezzi di trasporto rapido di superficie, poiché su Boar non ne esistevano e sarebbero stati troppo appariscenti. Qualcuno suggerì un antichissimo mezzo di trasporto, il biciclo di legno spinto con i piedi inventato da Drais. Mar non ne aveva ancora visti su Boar ma pensò che, se già non esistevano, avrebbe potuto essere introdotti. Dette ordine di iniziare una ricerca e di produrne alcuni prototipi sperimentali che avrebbe potuto eventualmente usare ed introdurre in uno dei seguenti viaggi.

Restavano tre proposte: un piccolo razzo dissimulato sul fondo di una barca, da usare quando in mare non c'erano altre imbarcazioni o coste vicine da cui potesse essere notata la velocità del natante. Una cintura antigravità che poteva essere facilmente dissimulata sotto abiti ampi, ma che avrebbe dovuto essere usata solo in notti buie o in tratti disabitati per evitare il pericolo di essere visto in volo. Infine un minuscolo sommergibile telecomandato. Fu deciso di inviare fuori una pattuglia per recuperare la barca di Mar per attrezzarla anche come base di appoggio del sommergibile.

Poi fu affrontato il problema della moneta. Era facile fabbricare alla Guarnigione rondelle come quelle usate su Boar, però Mar questa volta non aveva potuto portare con sé qualche campione, perciò fu deciso di rimandare la cosa al ritorno dal viaggio successivo. Decise di portare con sé, invece del denaro, articoli facilmente commerciabili su Boar.

Mar consegnò al laboratorio il suo amuleto perché ne costruissero altri simili e variamente attrezzati, soprattutto come comunicatori. Consegnò anche il suo anello laser perché lo rivestissero con un sottile strato di vero legno perché non attirasse l'attenzione. Poi dette ordine di costruirgli un bracciale di placche di legno contenenti attrezzature per filmare e registrare. Fu infine deciso di trasformare l'entrata segreta a mare in modo che vi fosse una caverna semisommersa come base d'attracco del mini-sommergibile.

Chiese anche di organizzare uno speciale nucleo di soldati della Guarnigione. Dovevano essere allenati perfettamente nelle varie arti marziali di attacco e difesa a mani nude, all'uso delle armi bianche proprie ed improprie che di volta in volta egli avrebbe trovato su Boar, ed agli sport di abilità e resistenza.

Dovevano inoltre essere istruiti bene sugli usi e costumi di Boar studiando i testi delle memorie di Mar ed in seguito delle sue registrazioni. Dovevano essere tutti volontari, disposti ad affiancare Mar nelle sue visite, disposti a rischiare e con un forte spirito di adattamento.

Divisi i compiti ed organizzato il lavoro, Mar decise di prendersi un periodo di vacanza con Njeiry tornando su Quaryel. Nominò perciò vice-comandante uno degli alti ufficiali, fece preparare la sua navetta e finalmente partirono per Quaryel.

Qui giunti, si recarono subito alla Residenza. Furono accolti con grandi effusioni da tutto il personale. Mar dovette ripetere il racconto delle sue avventure su Boar. Ormai fra di loro parlavano del pianeta prigione come di Ross se si riferivano all'enclave della Guarnigione e come Boar se si riferivano al resto del pianeta.

Discussero poi su come giustificare i suoi prolungati periodi di irreperibilità, che ora si sarebbero moltiplicati con le sue visite su Boar. Infatti Mar non voleva e non poteva far sapere alle autorità dei suoi viaggi, in quanto era illegale qualsiasi contatto o apertura fra la Guarnigione ed il resto del pianeta.

Incaricò Mantice e Teskar di tenersi sempre bene informati sull'evoluzione della situazione politica nella Galassia: "Penso, o meglio sento, che potremmo avere presto grandi cambiamenti ed è meglio essere ben preparati per fare le scelte giuste al momento giusto." disse loro.

Mar decise di passare parte del suo tempo su Quaryel prendendo lezioni di nuoto e di atletica leggera. Poi si fece annunciare a Palazzo Anje.

Rams, nel frattempo, aveva trovato una scusa per le future assenze di Mar. C'era nella Galassia un culto, poco diffuso ma abbastanza conosciuto, che richiedeva ai suoi adepti lunghi periodi di totale isolamento per il "digiuno restauratore". Era la setta dei "Puristi", che non aveva gerarchie religiose ma aveva Templi qua e là su vari pianeti: anche su Quaryel ce n'era uno, sito nella città di Sast. Mar, fatto verificare che l'adesione alla setta non gli imponeva nulla di spiacevole né di pericoloso, decise di dare la sua adesione ufficiale.

Quando si recò a Palazzo Anje, fu subito ricevuto da Moder: "Mar, finalmente! Dove ti eri cacciato?"

Mar gli raccontò la versione della Setta dei Puristi e disse che si era ritirato per meditare per decidere se entrare a farne parte o no, e che alla fine aveva deciso di aderirvi.

L'amico lo ascoltò, poi gli disse: "È strano, Mar. Tu m'eri sempre sembrato uno spirito libero, non avrei mai immaginato che tu potessi entrare in una setta religiosa."

Mar sorrise: "Non ho affatto rinunciato alla mia libertà. Ma prima o poi viene per tutti il momento della conversione. Forse anche le vicende di Biker e dei miei ex-ufficiali mi hanno spinto a questo passo."

"Sì, capisco... Può darsi..."

"Tu, piuttosto, che cosa hai fatto in tutti questi mesi?"

Moder raccontò come aveva passato quel periodo. Raccontò anche la posizione presa da Neto ed appoggiata da tutta la Famiglia Anje, in favore dell'UPO e contro le Famiglie.

"È vero che il Governo è sempre più debole e che il Segretario Generale è un tipo troppo indeciso, ma questo se mai deve impegnarci a sostenerlo con più forza perché la situazione migliori." concluse Moder.

Mar gli chiese se altre Famiglie sostenessero l'UPO.

"Poche, meno del venti per cento. Oltre a noi ci sono i Berin di Shunter, i Kresh di Redof, I Wengel di Strend ed i Wengel di Lybby, i Rohms di Jyssy ed altre che forse tu non conosci. Ma solo noi Anje abbiamo preso finora una posizione netta e chiara uscendo dal Gran Consiglio. Non so come andrà a finire. Temo che il Gran Consiglio tenti prima o poi un colpo di forza così ho proposto di rafforzare i contingenti delle Forze di Sicurezza dell'UPO sui pianeti e di potenziare la flotta. Ma io sono fra i più giovani membri della mia Famiglia e mi hanno messo a tacere dandomi dell'esagerato e del pessimista. Dovrebbero imparare a giocare a Go, e allora forse capirebbero che cosa significa prepararsi ad un confronto." concluse Moder sorridendo.

Poi gli chiese notizie di Njeiry e si congratulò con lui per il bel matrimonio fatto. Mar allora gli chiese se anche lui non avesse già qualche affetto in vista. Moder sembrò rabbuiarsi.

"Stava nascendo qualcosa con un membro dei Chavez, ma questi sono alleati dei Ketol, così tutto si è dovuto raffreddare..."

"Ma non ha senso. Se vi volete bene..."

"No, purtroppo. Noi membri delle Famiglie non possiamo mai anteporre i nostri interessi, desideri o affetti personali agli interessi della Famiglia. Se non fosse così, in breve la Famiglia si sfascerebbe. Chi non condivide questo principio è meglio che esca dalla Famiglia e cambi nome. Neto vorrebbe che sposassi un Wengel di Lybby: questo rafforzerebbe la nostra posizione. Non me l'ha ancora ordinato, perciò spero di poterlo evitare. Non mi piace Chakuchi, è troppo sofisticato e vuoto."

Mar pensò di essere fortunato a non essere nato in una Famiglia. Lui, piuttosto di sposare una persona che non amava... poi si ricordò di Felwoz e ci rimase male. Com'è facile giudicare gli altri, si disse.

Giocarono a Go, poi Mar tornò alla Residenza.

Nel frattempo Teskar gli aveva fissato un appuntamento richiesto dal Gran Comandante Generale per il giorno dopo. Mar si chiese se ci fosse qualche problema ma né lui né i suoi amici furono in grado di capire di cosa si potesse trattare.

Fece prenotare due posti sull'astronave per Niuketol che partiva pochi giorni dopo. Voleva recarsi là con Njeiry, approfittando della casa che aveva acquistato nella capitale di quel pianeta.

Il giorno dopo si presentò al Comando Generale. Il Gran Comandante in persona lo attendeva. Iniziò con il complimentarsi con Mar per la vitalità dimostrata nel riorganizzare la Guarnigione.

"Finalmente abbiamo su Ross un Governatore efficiente, onesto e sicuro. Non che il pianeta prigione ci abbia mai posto problemi fino ad ora, ma potrebbe cominciare a porcene..."

Mar lo guardò sorpreso: "Potrebbe cominciare? Non capisco a che cosa ti riferisci, Gran Comandante Generale. Ti posso garantire che..."

"No no, non mi riferisco a problemi derivanti dall'attuale Guarnigione, né tanto meno da te. Parlo di problemi esterni."

"Problemi esterni? Ma i sistemi di sicurezza sono ben..."

"Sicuro, per tempi normali. Certamente sai che nella Galassia si sta creando una tensione che potrebbe esplodere da un momento all'altro. È perciò prevedibile che prima o poi, forse prima di quanto si possa prevedere, sarà necessario rinchiudere su Ross... personalità influenti e ben protette. In questo caso non ci sarebbe da meravigliarsi se qualcuno tentasse un colpo di mano su Ross per liberarli."

Mar si mostrò stupito: "Siamo a questo punto?"

"Sì. Ripeto, non sono altro che previsioni ma ho avuto ordini e fondi per potenziare la sicurezza attorno a Ross nonché alla prigione di passaggio qui su Quaryel. Il Collegio di Sicurezza ha già studiato a fondo il problema ed ha deciso che si deve intervenire sollecitamente. Innanzitutto saranno aumentati i satelliti artificiali orbitanti attorno a Ross da otto a dodici e saranno potenziati i loro armamenti. Inoltre, sulle tre lune di Ross saranno fatte stazionare sei astronavi da combattimento, e cioè tre pattugliatori super-rapidi e tre fortezze spaziali da sbarramento pesante. Tutti e sei questi mezzi saranno alle dirette dipendenze di questo Comando."

Mar era sbalordito: "Ammettendo che queste misure siano necessarie, e questo i vostri esperti sono certamente qualificati per deciderlo, non capisco il perché del secondo punto. Non vi fidate di me o non credete nelle capacità degli uomini della Guarnigione?"

"Ma no, non è questo il punto. È solo questione di rapidità di intervento in caso di emergenza."

"Sarà come dici tu. Ma questa ha tutta l'aria di un'offesa che né io né i miei uomini siamo disposti a tollerare. Sarebbe diverso se tutti gli uomini ed i mezzi in più che invierete fossero alle mie dipendenze. Potete sempre inviare su Ross un ufficiale di collegamento che potrà comunque garantire rapidità ed efficienza in caso di emergenza. Ma devi capire che i miei uomini non accetteranno di lavorare a fianco di estranei, sapendomi praticamente esautorato. Piuttosto, se lo vuoi, posso pensare alla possibilità di dare le dimissioni assieme a tutti i mille uomini della Guarnigione per lasciarvi così la più ampia libertà di azione..."

"Ma no, ma no, Governatore Swooney, non è il caso di drammatizzare..."

"Ascolta, Gran Comandante, sai bene che, sia io come Governatore sia i miei uomini, siamo fra i peggio pagati fra i dipendenti dell'UPO. Sai che un vostro Agente prende il cinquanta per cento in più di un mio soldato, e che io stesso prendo la metà di quello che prende uno qualsiasi dei tuoi segretari. Stiamo facendo il nostro lavoro con serietà ed impegno. Ma ora, la prospettiva di lavorare con gente nuova e sconosciuta, ma soprattutto pagata meglio, ma non facente parte della Guarnigione, e che certamente assumerà quell'aria di strafottenza e di superiorità di chi è trattato meglio, questo, ripeto, non lo posso accettare!"

"Non avevamo considerato la cosa sotto questo punto di vista... d'altronde..."

"D'altronde per te è solo una questione di numeri su un monitor, ma per me è questione di uomini. Facciamo un esempio: quanti Agenti lavorano in quest'ala del Comando?"

"Bah, circa ottocento, credo."

"E tu quanti ne conosci personalmente?"

"Non vedo..."

"Pochi, penso. Io ho mille sottoposti e li conosco tutti. Questo non toglie nulla alla disciplina, anzi la rafforza, perché io so che posso contare su ognuno di loro come ognuno di loro può contare su di me, infatti mi stimano, mi conoscono e mi rispettano. Capisci quello che voglio dire? Non esiste l'anonimato, fra di noi. Sono tutti gruppi di lavoro ben affiatati e perciò sia efficienti che sicuri. Ognuno dei miei soldati rende il doppio di quello che può rendere un sottoposto anonimo, uno che è solamente un numero in un data-base. Ora, non posso accettare che tutto questo cambi per l'inserimento su Ross di una serie di numeri anonimi. Sei navi in più, oltre a quattro satelliti, può voler dire circa cinquecento persone in più..."

"Esattamente quattrocento ottanta." lo corresse il Gran Comandante.

"... persone che dovrebbero passare il loro tempo libero nella Guarnigione. No no! I casi sono tre: o non metteranno mai piede nella Guarnigione, visto che dipendono da Quaryel; o saranno alle mie dipendenze; o infine prendi tutto in mano tu e ti cerchi mille Agenti per sostituire i miei soldati e richiedi un nuovo Governatore per sostituire me. A te la scelta."

Il Gran Comandante Generale, quando Mar terminò di parlare, tacque per un poco, riflettendo.

"Non è assolutamente possibile, in questo momento, trovare altri mille Agenti per sostituire i tuoi uomini: gente che conosce bene la Guarnigione ed il suo funzionamento, gente che hai scelto e formato con molta cura, lo so bene. Riguardo al fatto di non far scendere gli Agenti nella Guarnigione, è impensabile. Non si può ogni volta trasportarli su Quaryel, sarebbe troppo costoso e porterebbe via troppo tempo. Perciò discuterò con il Collegio la tua... proposta alla prossima riunione, anche se ha più l'aria di un ricatto."

"No, non è un ricatto. Cerca di capire le mie preoccupazioni... io non intendo metterti i bastoni fra le ruote, voglio solo poter continuare a garantire l'efficienza della Guarnigione e quindi la sicurezza di Ross. Non posso assumere la responsabilità di situazioni che non sono nelle mie mani e che perciò mi sfuggirebbero."

Si lasciarono così. Mar si fece subito annunciare a Tani e prese appuntamento con Neto. Con loro si lamentò della possibilità di essere scavalcato ed esautorato e rinnovò la minaccia di dimettersi se non fosse stato accontentato. Tani non si sbilanciò, ma Neto gli assicurò il suo pieno appoggio.

Comunque fosse andata, rifletté Mar, doveva rivedere parecchi dettagli sull'organizzazione della Guarnigione. In attesa di una risposta del Comando Generale, si recò con Njeiry su Niuketol.

Si istallarono nella casetta di Mar che era sita accanto al Palazzo del Gran Consiglio. Le stanze erano quasi vuote come le aveva lasciate e piene di polvere. Mentre Mar ripuliva il tutto alla meglio, Njeiry chiese all'elaboratore dell'Ufficio del Registro l'elenco dei plasmatori d'ambienti disponibili in città. La stampante del videofono sfornò una lunga lista.

Per ogni nome era segnalato lo stile e l'elenco delle opere eseguite. Un nome gli saltò subito agli occhi: Ketol ni Ayenzy, terzo figlio del Cadetto del Capo-Famiglia. Era giovane, lavorava in stile gedozen, aveva eseguito soprattutto interni a Palazzo Ketol, al Palazzo del Gran Consiglio e in due o tre case di Presidenti di Impresa.

Mar pensò che potesse essere una buona carta da giocare per avvicinare i Ketol e sperò che non fosse uno dei soliti vacui giovani di Famiglia. Gli spedì una richiesta di incontro tramite videofono. La risposta arrivò quasi subito: in giornata sarebbe arrivato, annunciandosi in anticipo. Mar pensò che questo significava che al momento il giovane non era occupato e che, avendo risposto con tanta sollecitudine, non era il tipo a cui piaceva giocare alla "persona importante". Pensò anche che gli poteva costare caro, ma che il gioco sarebbe valsa la candela. Njeiry, a cui disse queste cose, concordò con lui.


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