logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 6
L'INCONTRO CON I LIBERI

Dopo due giorni giunsero al villaggio dei Meccanici. Anche qui c'era il castello, ma esattamente nel centro. Le case, aperte verso il castello, avevano un muro di pietra verso l'esterno, con sopra un camminamento.

Mar, ancora immerso nei suoi pensieri, restò estraniato dalle contrattazioni, né si informò sui Meccanici e sulla loro vita. Pernottarono vicino al villaggio ed il giorno dopo ripresero il cammino. Dopo altri due giorni giunsero nella zona dei Liberi. Era gente di provenienze diverse. Alcuni erano figli di Liberi, altri erano usciti da città o comunità le più svariate.

I Liberi vivevano in semi-nomadismo in gruppi variabili da poche unità a qualche centinaio. Si cibavano dei prodotti di raccolta di piante selvatiche, caccia, pesca. Non avevano un lavoro o un'attività fissa, non avevano occupazioni. Si diceva che non avessero neppure un nome. Non avevano neppure il concetto di famiglia, non c'era matrimonio fra di loro ed i figli restavano con chi si prendeva cura di loro, finché ne avevano voglia.

Avevano leggerissime "case" di una sola stanza, montate su quattro ruote, che si costruivano da soli. Quando due o più decidevano di vivere assieme, accostavano le loro stanze e le univano, finché durava l'unione. A parte la stanza mobile non possedevano quasi nulla, comunque nulla di valore. Per questo non erano mai assaliti dai Predoni o dagli sbandati.

I Liberi conoscevano un'infinità di leggende, perciò erano sempre i benvenuti presso molte comunità. Anche perché non s'era mai sentito dire che un Libero avesse rubato o danneggiato la proprietà altrui.

Mar passò quasi tutto il tempo della sosta con loro: era affascinato dal loro stile di vita. A volte facevano qualche lavoretto per qualcuno, ottenendone in cambio cibo o tela per cambiare un abito troppo consunto. Ognuno vestiva e si acconciava a modo suo. Non avevano organizzazione, capi, religione, nulla che li accomunasse se non il loro stile di vita. Si aiutavano l'un l'altro quando ce n'era necessità e se ne avevano voglia ed accoglievano fra di loro chiunque volesse diventare un Libero, aiutandolo a cominciare.

Quando si spostavano ognuno prendeva la sua stanza e la trainava grazie ad una lunga stanga. La stanza, o casa, che loro chiamavano "guscio", era di forme diverse ma più o meno era un cubo di due metri di lato. A volte però era anche a forma di cilindro, di piramide, di sferoide secondo il ghiribizzo del costruttore. La struttura era costituita da un leggero telaio di canne, o altro materiale molto leggero, con foglie o carta o simili materiali incollati sopra con resine.

Il tutto era impermeabile e leggerissimo ma abbastanza resistente. In caso di vento forte bloccavano ruote ed asta di traino con pietre mettendo tutti i gusci uno contro l'altro. In caso di grandine coprivano il tetto con frasche o muschio per attutirne i colpi. Dentro c'era un telo per dormire, una ciotola, due o tre rozzi utensili e niente altro.

In estate si spostavano verso i poli ed in inverno scendevano verso l'equatore, se ciò loro piaceva. Insomma, erano veramente e pienamente liberi. Certo che la loro vita era misera, spesso pativano il freddo o la fame, eppure sembravano felici.

Mar provò a presentare loro le mille difficoltà e controindicazioni che una simile vita poteva comportare: "Ma quando non avrete più la forza fisica per fare questo tipo di vita?"

"Qualcuno provvederà."

"E se nessuno provvede?"

"Tanto peggio."

"Ma se qualcuno vi assale per derubarvi?"

"E di che?"

"Mah, che so io... del guscio, della ciotola, della veste..."

"Deve essere ben povero per farlo."

"Ma se lo facesse?"

"Glieli lasceremmo prendere poi cercheremmo il modo di rifarcene un altro."

"E se qualcuno vi assalisse per farvi del male?"

"Scappiamo."

"E se vi raggiungesse?"

"Lo lasciamo fare."

"Ma non ha senso!"

"Perché? Se uno più forte e più potente di te ti vuole fare del male, non lo fa senza che tu possa opporti? Non ti è mai successo?"

"Sì, è vero... però..."

"E allora, vedi, non c'è differenza. Se puoi, eviti, sennò subisci. Anche per te è lo stesso."

"Ma se qualcuno vi obbliga a fare qualcosa che non volete fare?"

"Non è possibile."

"Ma sì che è possibile!"

"Fai un esempio. Prova a farci fare cose che non vogliamo fare."

"Mah, per esempio, se io vi dicessi, fate questo e quello oppure io distruggo tutta la vostra roba."

"Noi risponderemmo: no."

"E allora io distruggo tutto e..."

"E noi non abbiamo fatto quello che volevi. Perciò non ci guadagni niente."

"Ma se uno dice: fai questo o io ti ammazzo!"

"Noi diciamo: ammazza. È proprio come prima, io forse perdo la vita, ma l'altro non ci guadagna nulla."

"Ma se vi dicessero: fai questo o uccido il tuo figlioletto."

"Non cambia nulla."

"E lascereste uccidere un vostro figlio?"

"Se è il caso, sì. Vale di più la morte in libertà che la vita in schiavitù. Ma non è mai successo, forse anche perché si sa che non cambierebbe nulla. Vedi, chi possiede è debole, ha paura, è attaccabile, ma chi non possiede nulla, neanche la vita... di che può avere paura?"

Mar era frastornato. Tutto ciò gli pareva impossibile, assurdo, eppure l'aveva lì, davanti ai suoi occhi. Fece comunque un ultimo tentativo.

"Ma se vi dicessi: vi do tutto quello che potete desiderare, tutto, denaro, metalli, case, tutto, se fate quello che voglio io."

Si misero a ridere: "Ma non ha senso, non capisci? Noi non vogliamo niente..."

Il ragionamento filava eppure Mar non era convinto. Discussero ancora a lungo finché Mar, stanco, andò a dormire con un feroce mal di testa.

Il giorno seguente la carovana ripartì. Mar avrebbe voluto restare con i Liberi più a lungo, ma il desiderio di rientrare alla Guarnigione, di ritrovare Njeiry, era troppo forte. Si ripromise però di passare un lungo periodo con loro in un prossimo viaggio per conoscerli meglio.

Il commento di Chuik all'incontro con i Liberi fu laconico: "Quelli sono pazzi!"

I due amici cominciavano ad essere affaticati ma la meta del loro viaggio era ormai vicina: a tre giorni di strada c'era il grande porto in cui avrebbero lasciato i Mercanti ed avrebbero ottenuto la barca promessa.

Mar stava pensando a come comportarsi con Chuik. Sperava che l'amico lo lasciasse al porto, poiché più si fossero avvicinati assieme alla Guarnigione più la situazione sarebbe diventata imbarazzante. Non poteva infatti portarlo con sé nella Guarnigione. Pensò che forse la soluzione era di portarlo con sé sull'isola, poi lasciargli la barca ed invitarlo a tornare indietro da solo. Ma se l'amico avesse voluto seguirlo a tutti i costi? Mar cominciò a fare progetti ed a scartarli uno dopo l'altro perché nessuno gli pareva abbastanza sicuro.

Forse la cosa migliore era sondare Chuik per vedere che intenzioni avesse. Così, senza averne l'aria, buttò lì qualche domanda. Ma Chuik era evasivo: ancora non s'era posto il problema e non aveva le idee chiare.

Il sole era sorto da poco quando giunsero in vista del porto. Lo specchio d'acqua era un incendio di riflessi di luce arancio-dorati così fulgido che in quel punto era impossibile distinguere la linea di separazione fra cielo e mare.

Verso le colline c'era una leggera nebbiolina che i raggi sempre più forti del sole facevano lentamente sollevare ed evaporare, svelando a poco a poco le dolci curve del paesaggio. Qua e là si intravedevano villaggi e Templi, ora arroccati sui crinali dei colli ora adagiati a valle accanto a corsi d'acqua. Alle loro spalle le rocce bianche risplendevano di riflessi rosati ed alla destra, in lontananza, le scure montagne si stavano ammantando della nuova luce del sole.

Mar osservava quel panorama vario, ampio e splendente, con aria assorta. Lo sguardo poteva scorrere libero in ogni direzione e perdersi nell'infinito. I colori, ancora tenui, si stavano ravvivando a poco a poco. Uno stormo di paillon si levò contemporaneamente, fischiando, ed iniziò a planare e sollevarsi, per un po' quasi a ritmo, per poi disperdersi in ritmi e direzioni diverse.

Il porto si stendeva sulla riva della baia ed era l'agglomerato più vasto che Mar avesse visto in questo suo primo viaggio su Boar. Era composto di un migliaio di case sparse quasi a caso su un'area grosso modo triangolare con l'ipotenusa concava lambita dal mare. Sul lato minore sorgeva un gruppo di costruzioni poderose circondate da mura disposte in un perfetto schema geometrico. Era l'immancabile castello, composto da un centinaio di piccole costruzioni e da alcune più grandi lungo il perimetro interno.

L'insieme della città aveva un indefinibile color ocra con macchie grigio-azzurre e nere ed il castello era di chiara pietra grigio-azzurra, uniforme, a parte una costruzione candida sull'angolo delle mura tra la città ed il mare. Alla rada, decine di imbarcazioni di dimensioni, forme e colori diversi. Fra tutte torreggiava una nave grande e snella, un quattro alberi con vele candide bordate d'oro, che si stava allontanando maestosa dal porto. Mar chiese di chi fosse quella nave.

"È del Federal degli Armati."

"E chi è?"

"È il capo supremo di tutti gli Armati di tutto Boar. Si dice che il nuovo Federal era il Capo-nazione residente in quel castello. Ora sta certamente andando ad insediarsi a Primcastello. Su quella nave ci dovrebbero essere tutti i Capo-nazione di Boar. Se fossimo arrivati qualche giorno prima potevamo certamente combinare buoni affari."

Scesero verso il porto. Qui giunti non attesero fuori dalla città come erano soliti fare, ma vi entrarono. Mar si guardava attorno. Le vie erano fiancheggiate da file di case basse ad uno o due piani, molte con una stanza completamente aperta verso la strada, in cui gente lavorava svolgendo le attività più varie. Tutte le case, di fianco e nel retro, avevano giardini più o meno ampi. La gente vestiva con fogge e colori diversi.

I rumori dei lavori, un chiacchierio animato, qua e là qualche voce che cantava, odori diversi, si alternavano lungo il percorso. Molti sospendevano le loro occupazioni e si affacciavano sulla via per veder passare i Mercanti. Questi proseguivano il loro cammino occupando quasi tutta la strada.

Finalmente giunsero in una piazza circondata da bassi portici divisi in stalli. Al centro vi era un gruppo di tre alberelli ed un pozzo. Ogni Mercante si sistemò in uno stallo assieme al suo difensore ed i suoi accompagnatori e con la propria merce. Un gruppo di Armati passò con un bossolo di legno ed ogni gruppo versò due grani per lo stallo più un grano a persona.

Mar e Chuik si avvicinarono al Conciliatore: "Qui le nostre vie si dividono. Pagaci e dacci il denaro necessario a comprarci una barca."

Il Conciliatore annuì, si sfilò la collana di monete dal collo, l'aprì, ne contò un chiodo ed otto grani, li sfilò e li porse a Mar.

"Ecco la vostra paga. Comprateci pure la barca."

Mar aggrottò le sopracciglia: "Scherzi? Questa è al massimo la parte per uno di noi. Inoltre tu devi comprarci la barca. Questi erano i patti, abbiamo fatto il pasto e ci sono i testimoni!"

"No, perché voi avete ben mangiato con noi, il nostro cibo, per tutti questi giorni."

"Questo già si sapeva, era inteso che fosse così. Tieniti pure il denaro, comunque, ma compraci una barca. Oppure, se preferisci, dacci almeno altri cinque chiodi."

Il Conciliatore si mise a ridere e a ridere: "No no, o prendete il chiodo e gli otto grani che vi sto offrendo, oppure non vi do niente. E se insistete vi faccio bastonare dalla carovana."

Mar strinse in una mano il suo amuleto e, senza farsi vedere, ne spostò i due ricci in modo di mettere l'anello laser in esso nascosto in condizione di sparare.

"Per l'ultima volta, Conciliatore, o ci paghi cinque chiodi in più... o te ne pentirai."

Frattanto attorno a loro s'era formato un capannello di Mercanti e tutti si misero a ridere ed a prendere in giro Mar. Chuik era spaventato.

Sussurrò a Mar: "Lascia perdere, prendi quello che ti dà ed andiamocene."

Mar lo guardò e scosse la testa. Poi disse: "Allora, Conciliatore?"

L'uomo si sfilò la palandrana e la appese ad un cavicchio su una colonna. Poi si girò, prese in mano uno dei pali da tenda e cominciò a sollevarlo con aria minacciosa e divertita. I Mercanti lo incitavano ridendo.

Mar parlo con durezza: "Non fare sciocchezze, Conciliatore. Ho con me un potente talismano che può provocarti guai seri, se insisti. Ed ora quello che ci devi è ora aumentato a sette chiodi!"

Tutti risero sguaiatamente e fecero spazio perché il Conciliatore potesse colpire con libertà. Questi stava continuando a sollevare lentamente il bastone ed ora l'aveva ritto sul capo, pronto ad abbassarlo con forza. Mar premette un terzo riccio e mosse impercettibilmente il talismano in modo di sventagliare il raggio del laser poco sopra il capo dell'uomo. Avendolo regolato sul diametro minimo, non si vide uscire il raggio ma il bastone crollò a terra tranciato netto a pochi centimetri dalle mani del Conciliatore.

Di colpo la piazza piombò nel silenzio. Il Conciliatore abbassò lentamente le mani, guardò con occhi sbarrati il troncone rimasto, tagliato di netto, sbiancò e lo lasciò cadere. Mar guardò la palandrana. Fra questa e lui non c'erano ostacoli. Premette di nuovo il ricciolo muovendo il talismano dall'alto in basso. Nessuno aveva notato il suo movimento e la palandrana pendeva ancora apparentemente intatta.

"Conciliatore, guarda!" disse Mar. Tese un dito in direzione della palandrana e lo mosse dall'alto in basso. "L'ho tagliata in due. Ora discutiamo, se non vuoi che tagli tutto il tuo carico a fette... o se non vuoi che tagli a fette anche te."

Tutti tacevano. Il Conciliatore s'avvicinò alla palandrana e la tolse dal piolo. Un "Oh..." di meraviglia si levò da cento bocche. L'indumento era tagliato di netto in verticale ed era tenuto assieme solo da pochi centimetri di stoffa. Le merci contenute in alcune tasche, che pure erano state tagliate, nel movimento caddero a terra, alcune pure tagliate in due. Il conciliatore si girò, terreo in volto, verso Mar.

Con voce roca chiese: "Sei un mago, tu?"

"Forse. Ho certi poteri che tu non hai. Questo è tutto."

Chuik non era meno stupito degli altri. Il Conciliatore si sfilò nuovamente dal collo la collana e ne trasse altri sei chiodi.

"Ecco la vostra parte. Ma andatevene lontani da noi, non vogliamo avere più nulla a che fare con te."

Chuik tese la mano e prese tutte le rondelle poi, assieme a Mar, si allontanò. Girarono a caso per le vie della città finché giunsero in riva al mare. Chuik non parlò finché si fermarono.

"Senti, Mar, ma sei un davvero un mago, tu?"

Mar sorrise: "Ma no, è il talismano che tu mi hai fatto, unito al mio, che mi ha protetto."

"Ma io non ho mai visto nessun talismano agire con tanta potenza e così direttamente."

"Beh, sai... sui pianeti liberi ci sono... Shentist molto abili, come t'ho detto. Comunque ora abbiamo i nostri sette chiodi e possiamo comprare una barca discreta... a meno che tu voglia restare qui."

"No, non adesso. Se i Mercanti mi trovassero lontano da te, si vendicherebbero. Credo che sia la prima volta che devono cedere su un contratto e non penso che lo dimenticheranno tanto facilmente."

Camminarono lungo la spiaggia finché due Armati li fermarono.

"Siete forestieri." disse uno di questi.

Non era una domanda ma neanche una costatazione: sembrava quasi un'accusa. Mar li guardò e non rispose, anzi strinse con una mano il polso di Chuik che stava per parlare. Il gesto non passò inosservato.

L'altro Armato incalzò: "Perché girate da queste parti?"

Mar rispose: "È forse proibito stare qui?"

L'Armato riprese: "Che ci fate nella nostra città?"

Mar rispose: "Perché tutte queste domande?"

L'altro borbottò: "Smettila di fare domande e rispondi alle nostre!"

Mar sorrise: "Volentieri, se vi rivolgerete a noi con un tono diverso."

I due Armati si guardarono, perplessi: "Chi sei tu per parlarci con tanta sicumera? Non sai che potremmo cacciarti dalla città?"

Mar sorrise di nuovo: "No, non lo farete! Io sono l'inviato del Gran Foz di Dewaley!"

Gli armati ora erano indecisi: "E... perché ti ha inviato?" chiese uno di loro con tono più cortese.

"Semplice. Devo vedere le barche che fabbricate nella vostra città per decidere se comprarle qui o altrove."

I due Armati annuirono con aria compresa, poi uno chiese: "E quante ne comprerebbe?"

"Per ora solo una, per provarla. Se poi ne è soddisfatto, ne vorrebbe centosette." rispose Mar con aria indifferente.

Allora l'altro armato, in tono ora ossequioso, disse: "Se volete seguirci, vi conduciamo al quartiere dei carpentieri. Non è distante da qui."

Mar ringrazio, asciutto ma cerimonioso e con Chuik seguì i due.

Il ragazzo guardò Mar e gli chiese, in un sussurro: "Ma chi sei, tu?"

Mar sorrise: "Ti spiegherò poi..."

Giunti al quartiere, gli Armati si accomiatarono. I due amici cominciarono a girare fra gli artigiani che lavoravano sulla spiaggia.

Mar frattanto spiegò all'amico: "Ho inventato tutto. Con quella gente basta mostrarsi sicuri, importanti, e ti rispettano. Diversamente ti trattano da miserabile." disse ridendo.

Chuik sgranò gli occhi: "Ma se non funzionava?"

"Ho sempre il talismano, no? comunque ha funzionato."

Continuarono a girare, ridendo e scherzando. Ad un certo punto videro un vecchio che stava lavorando da solo, contrariamente agli altri carpentieri che lavoravano in gruppetti, probabilmente nuclei familiari. Lo guardarono lavorare. Maneggiava gli utensili con gesti precisi, secchi e veloci, ottenendo risultati che avevano dell'incredibile, data l'estrema semplicità degli utensili che usava. Di tanto in tanto il vecchio si asciugava il sudore dalle mani su una specie di grembiule di spessa tela grigia, sempre sullo stesso punto, sulle cosce, cosicché lì la tela era quasi annerita e lucida per il gesto ripetuto infinite volte.

Il vecchio aveva un volto glabro ed un'aureola di capelli ricci un tempo biondi. In mezzo all'aureola il cranio era pelato e lucido. Il corpo asciutto era un fascio di nervi guizzanti e di muscoli rinsecchiti. La pelle pareva di cuoio conciato. Due sopracciglia bianche, lunghe e cespugliose, gli riparavano gli occhi dal sole. Il naso piuttosto corto ed affilato, pareva piantato a forza sul volto spigoloso. Dagli occhi partiva una raggiera di piccole rughe e due rughe profonde partivano dalla radice del naso e scendevano agli angoli della bocca. Questa era dritta, larga, con labbra pallide e sottilissime.

Lo osservavano da tempo ed il vecchio continuava a lavorare senza guardarli. Mar fece un passo avanti.

"Lavori bene, vecchio."

L'uomo continuò a lavorare con lo stesso ritmo e, senza muovere gli occhi, rispose: "Conosco il mestiere. Ma ormai la mia tecnica è superata. Lavorare bene serve a poco, gli affari vanno di male in peggio. I giovani," e sollevò una mano indicando attorno a sé con un rapido gesto conciso per riportarla subito al suo lavoro, "hanno tecniche più rapide e tante braccia e forze fresche... Quando i miei figli erano con me le cose andavano meglio."

"Ed ora, dove sono i tuoi figli?"

"E chi lo sa? Uno ha voluto fare le gare ed è al Castello, credo. Due sono sposati in città e l'ultimo a cui ho dato la luce è morto in mare... così ora sono solo."

"Ma quelli che vivono in città, non vengono a trovarti?"

"Sì sì, verrebbero, ma io non li voglio più. Se il mio lavoro, che è quello dei miei genitori e dei miei avi, non li interessa più, bene, facciano la loro strada."

Mar scosse il capo. Non poteva certo parlare di amore filiale lui che aveva quasi dimenticato i propri genitori, o Chuik che li aveva appena abbandonati.

"E... di' un po', vecchio, non avresti una buona barca da venderci?"

Il vecchio sollevò lo sguardo e smise di lavorare: "Perché la chiedi a me, con tutte le barche che puoi scegliere qua attorno?"

"Non lo so, ma mi piace come lavori. Tu ami il tuo lavoro e penso che le tue barche siano forti e sicure."

"Oh, di questo puoi stare certo!" rispose il vecchio con orgoglio.

"Vedi," continuò Mar, "né io né il mio amico sappiamo nuotare, né abbiamo mai portato una barca, perciò ne desideriamo una che sia sicura."

Il vecchio li guardò socchiudendo gli occhi: "Non avete mai portato una barca, non sapete nuotare e volete mettervi in mare? È una grossa imprudenza. E dove vorreste andare, se posso chiedervelo?"

"All'isola degli Accoglitori."

"È lontano... Avete fretta?"

"Beh, abbastanza."

"Forse ho quel che fa per voi, ma se posso darvi un consiglio, prima dovreste almeno imparare a maneggiare i remi ed a tenervi a galla."

"Ci vuole molto?"

"Non so, dipende da vostro impegno e dalle vostre capacità. Se non avete paura dell'acqua, sarà più facile."

"E chi ci può insegnare?"

"Io stesso, per un piccolo compenso."

"Non abbiamo molte rondelle con noi e dobbiamo anche comprarci delle provviste..."

"Vediamo allora di fare le cose una alla volta. Volete prima vedere le barche? In questo momento ne ho tre completate ma credo che una sola è veramente adatta a voi. Venite."

In acqua, poco distante, le tre barche erano legate ad un palo con su dipinto un nome: Galety Etoh.

"È il tuo nome?"

"Sì."

"Il mio è Mar Swooney e lui è Chuik dei Beyryl."

Il vecchio fece un cenno affermativo con il capo, poi disse: "Ecco, questa non è adatta a voi perché va a vela ed è difficile da manovrare. Questa è troppo snella ed instabile, va bene per fare corse, ma bisogna essere molto esperti. Perciò vi consiglio quella lì. È larga e sicura, anche se non veloce. E poi costa meno delle altre."

"Quanto chiedi?"

"Tre chiodi e sette grani."

"Io ho sette chiodi e otto grani. Basterà quello che resta per pagare le tue lezioni e comprarci le provviste necessarie per il viaggio?"

"Se vi contentate di poco, sì, può bastare."

Chuik intervenne: "Ma io..."

Mar lo bloccò con un'occhiata: "Se ti diamo cinque chiodi, ci daresti la barca con le provviste necessarie e c'insegneresti a manovrarla ed a nuotare?"

Il vecchio rifletté un attimo: "Si potrebbe fare..."

"Inoltre, nei due o tre giorni che resteremo qui per imparare, se ci ospiti noi potremmo fare dei lavori per te."

"Anche questo si può fare. Ma non so se in tre giorni riuscirete..."

"Bah, ci proveremo." rispose Mar.

"Prima di concludere, non volete guardare altrove se trovate di meglio?"

"No, a noi sta bene così, vero Chuik?"

Si sistemarono a casa di Galety. Nei tre giorni impararono a manovrare la barca decentemente e, se non proprio a nuotare, per lo meno a tenersi a galla. Il vecchio parlava molto, quasi avesse bisogno di aprirsi con qualcuno, e narrò ai due amici tutta la sua storia e storie sulla città. Questa era, almeno al dire del vecchio, una delle più antiche di Boar. Era nata come nucleo di Pescatori ma poi si era ingrandita e vi erano confluiti gruppi diversi, tanto che ormai quasi non c'erano più Pescatori. Il Castelliere era anche il Capo della città, ma un rappresentante di ogni mestiere lo affiancava per tutte le decisioni più importanti.

Giunti alla fine del terzo giorno, Galety procurò loro le provviste e li aiutò a sistemarle nella barca ed a fissarle.

"Siete sicuri di voler cominciare il viaggio di sera? Non giungerete alla prima isola che in piena notte. È vero che ci sono tutte e tre le lune e che il mare è calmo... ma se partiste domattina?"

"No, abbiamo già speso anche troppo del nostro tempo. Grazie di tutto, Galety. Gudivin."

"Gudivin, ragazzi. Ricordatevi di alternarvi spesso ai remi in modo di non farvi venire le bolle alle mani. E se tirasse vento, allontanatevi dalle rocce, stendetevi nel fondo e vuotate svelti l'acqua che entra. Cercate sempre di costeggiare le isole e non andate troppo al largo se il cielo è nero. Mangiate e bevete il minimo e sulle isole più grandi cercate bacche ed acqua... e... beh, gudivin, ragazzi."

Mar e Chuik salirono sulla barca e si allontanarono dalla riva. Chuik cominciò il primo turno ai remi. Il vecchio rimase a guardarli dalla riva finché non si confusero con le ombre lontane. Chuik remava con buon ritmo, il mare era un olio, le tre lune erano già sorte e si specchiavano pigramente sul mare rompendosi in miriadi di vaghe scintille colorate. L'unico rumore era lo sciabordio dei remi nell'acqua. L'aria era fresca e c'era una lievissima brezza.

Mar si stese per riposare un poco prima di dare il cambio all'amico. Non aveva voglia di dormire e guardava il cielo trapuntato di stelle. Nella sua posizione vedeva solo una delle tre lune, quella rossa. "La luna dell'amore..." pensò e tornò in lui la nostalgia acuta del suo Njeiry. "Starà andando a dormire, in questo momento?" si chiese.

Il cerchio della luna rossa era perfetto, pieno. In realtà non era veramente rossa ma rosa-arancio pallido con macchie grigie, le ombre dei monti o forse dei crateri. Le macchie ora erano di color chiaro e dai contorni confusi. Quando la luna era al suo terzo quarto erano più nette e scure e la gente di Boar diceva di vederci due amanti uniti. A lui sembrava piuttosto di vederci un uomo a cavallo, ma su Boar non c'erano cavalli, perciò gli indigeni non potevano vedercelo...

"Può anche essere uno a cavallo che corre dal suo amato..." pensò pigramente.

Non aveva mai faticato tanto come su Boar, né aveva mai visto tante cose strane e diverse in così poco tempo. Ma si sentiva veramente bene.

"Se qui ci fosse il mio Nje invece che Chuik, come sarebbe bello! Forse anche Nje sta guardando la luna rossa in questo momento e così i nostri sguardi si incontrano..."

Chuik chiese: "Mi dai il cambio?"

"Certo."

Cambiarono posto muovendosi con prudenza. Mar afferrò saldamente i remi e prese a spingere. Chuik si sdraiò ed in breve si addormentò. Mar aveva l'impressione che la sua pelle non fosse più dello stesso colore di quella del ragazzo, ma che si stesse schiarendo un poco. Guardò l'amico. Quando dormiva sembrava più giovane e più indifeso di quel che già non fosse. Avrebbe potuto essere un suo fratello minore...

"È brutto essere figli unici. Se Nje è d'accordo, adotteremo almeno tre figli..."

Chuik si agitò nel sonno. Mar prese un telo e lo coprì sentendo tenerezza per il ragazzo. Sentì che, se non fosse stato così innamorato di Nje, avrebbe anche fatto la corte a Chuik, quel ragazzo gli piaceva davvero.

Ora anche la luna gialla era più alta mentre quella azzurra sembrava costeggiare l'orizzonte.

"Forza, amore e fortuna. Si rincorrono ogni giorno, sorgono e tramontano... è la vita. È molto raro che brillino tutte e tre piene ed alte nel cielo..."

Mar pensò a Chuik. Non aveva ancora trovato il modo migliore per separarsi da lui.

"Arrivati sull'isola, devo trovare il modo di rimandarlo indietro con la barca. Ci riuscirò? Devo trovare un sistema..."


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
8oScaffale
scaffale 8
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008