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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 5
IL VIAGGIO CON CHUIK

L'accampamento dei Mercanti era poco distante dall'ultimo confine dei campi. Era formato da una serie di teli uniti a due a due in modo di formare un riparo, disposti a cerchio. All'interno di ogni cerchio, davanti ad ogni tenda, erano stese le mercanzie. Tra tenda e merci sedevano i piccoli ed i vecchi. Da un lato c'era il Mercante e dall'altro il suo difensore. Al centro di ogni cerchio ardeva un fuoco sovrastato da un cavalletto a cui erano appese le marmitte. Il tutto era disposto in una specie di ordine approssimativo e casuale.

Gli Agricoltori entrarono nei vari cerchi e cominciarono a girare per vedere le merci esposte. Quando un articolo li interessava, offrivano qualche loro prodotto in cambio ed iniziavano le contrattazioni. Dopo poco un animato vocio si levava dal campo dei Mercanti.

Chuik aveva ottenuto dal suo gruppo qualche prodotto e qualche manufatto da vendere. Con Mar, che osservava il tutto affascinato, cominciò a girare e ad offrire i suoi prodotti, chiedendo in cambio denaro e non merce. In breve aveva venduto tutto e ne aveva ricavato tre chiodi e sei grani. Tutto attorno le contrattazioni ed i baratti proseguivano incessanti. Ogni volta che si definiva una transazione si mettevano a terra gli articoli da scambiare, quindi ognuna delle due parti chiamava due testimoni per il "pasto" cioè il contratto. Il Mercante offriva una ciotola piena d'acqua ed una foglia di milenth. Ognuno dei due contraenti e dei testimoni staccava e masticava un pezzetto della foglia e beveva un piccolo sorso d'acqua. Il contratto era così concluso ed ognuna delle parti diveniva proprietaria della merce acquistata o scambiata.

Le contrattazioni stavano volgendo al temine, quando Mar fermò uno dei Mercanti che passava accanto a loro: "Ehi, scusa, chi di voi è il capo?" gli chiese.

Il Mercante si fermò, lo squadrò da capo a piedi e rispose: "Non abbiamo nessun capo, noi."

Chuik intervenne: "Lui voleva sapere chi è il vostro Conciliatore."

"Ah, è quello laggiù."

"Quel Mercante che sta contando le scatole di sementi?"

"No, il suo difensore."

Mar e Chuik si avvicinarono alla persona indicata: "Scusa, Conciliatore, possiamo parlarti?"

"Di che si tratta?"

"Se non ti spiace venire un attimo fuori da questa confusione..."

"Aspettate, dopo questo pasto vengo da voi."

Mar ed il suo amico si allontanarono di qualche passo. Dopo poco il Conciliatore li avvicinò.

"Dunque, che c'è, lamentele?" chiese con diffidenza.

"No no. C'è un contratto un po' diverso dal solito da discutere."

Il Conciliatore, ancora un po' diffidente, si pizzicò il lobo di un orecchio: "Sentiamo..."

Mar guardò Chuik, poi prese a parlare: "Noi due vorremmo andare verso il mare, ad un qualche porto in cui si vendano barche. Vorremmo fare il cammino con la vostra carovana. Vi offriamo di darvi una mano per tutta la durata del viaggio e chiediamo in cambio le rondelle necessarie per comprarci una barca."

"È tutto?"

"Sì."

"È una richiesta inconsueta... e poi una barca costa cara... e non c'è poi tanta strada da qui al mare... il più vicino porto è a sei giorni..."

"È grande, il porto?"

"No, è piuttosto piccolo."

"E quanto dista un porto grande?"

"Diciotto giorni di strada."

"Per diciotto giorni del nostro lavoro, non si potrebbe concludere?"

"In due potete portare poco, neanche un carico intero... dovreste fare qualcosa in più, per esempio qualche servizio, come cercare acqua e far legna per i fuochi, montare e smontare almeno dieci tende, pulire il vasellame del cibo di almeno venti persone..."

Chuik rise forte: "E magari anche soffiarvi il naso per strada! Chiedi troppo. Al massimo potremo accudire ai fuochi, montare e smontare quattro tende e pulire il vasellame per sei persone."

"No no, così ci rimettiamo! Almeno..."

Continuarono così a contrattare a lungo finché si accordarono, fecero il pasto e conclusero l'affare. Frattanto gli Agricoltori, avendo finito le contrattazioni, se ne erano andati. Mar aveva trasformato quel che restava del suo telo in una tunichetta e Chuik ne indossava una da Agricoltore.

Aiutarono a smontare il campo, quindi il Conciliatore fece un fagotto equivalente a poco meno di un carico e lo affidò ai due amici. Questi non erano in grado di trasportarlo in bilico sul capo come facevano i Mercanti, ma si erano procurati un lungo bastone a cui lo appesero e che si caricarono a spalla.

Il Conciliatore aveva affidato le armi da difensore al suo compagno ed indossato la palandrana. Comunicò a tutti l'ordine di marcia, si fece issare sul capo il carico e partì, col suo difensore a sinistra e gli accompagnatori a destra. Seguivano gli altri Mercanti in fila indiana, il difensore una volta a sinistra e l'altra a destra e gli accompagnatori dalla parte opposta.

Mar e Chuik erano stati messi a metà carovana. Davanti avevano un Mercante anziano con un difensore della sua età e senza accompagnatori. Dietro avevano un Mercante d'età matura con un difensore suo coetaneo e come accompagnatori un vecchio e tre piccoli. In tutto la carovana era composta di un centinaio di coppie e quasi altrettanti accompagnatori per un totale di circa quattrocento persone fra piccoli, vecchi, portatori ed armati. Camminavano a circa un metro l'uno dall'altro cosicché la carovana si snodava per almeno cento metri di lunghezza e quattro o cinque di larghezza.

Procedevano tutti a passo regolare, svelto e sicuro. Mar notò la loro peculiare andatura: sollevavano di poco i piedi da terra e li posavano di piatto facendo passi non lunghi ma rapidi, sicché sembravano quasi scivolare sul terreno. Provò ad imitarli. All'inizio gli fu difficile e più volte da dietro gli gridarono di muoversi. Ma a poco a poco riuscì e trovò che era una camminata più facile e sicura.

Di tanto in tanto c'era una breve sosta durante la quale portatore e difensore si scambiavano di ruolo, aiutati dagli accompagnatori. I due amici ne approfittavano per sgranchirsi i muscoli e cambiare di spalla l'asta con il peso. Giunsero ad un luogo di tappa. Sulla sinistra, non lontano, torreggiava il Tempio in cui aveva vissuto Mar e poco più avanti si vedevano le rocce a strapiombo sul mare. Si montarono le tende.

Per la notte queste erano raggruppate in cerchi più stretti. Dopo la cena, lavate e riposte le masserizie, si riunirono tutti attorno ad un grande fuoco per chiacchierare e cantare, Poi a poco a poco si ritirarono sotto le tende, accanto al loro fagotto delle merci. Uno dei Mercanti vegliava per la prima parte della notte, poi il compagno gli dava il cambio così poteva dormire fino al mattino. In questo modo c'era sempre un centinaio di difensori svegli tutto attorno al campo.

Mar e Chuik dormirono all'aperto, poiché non avevano una loro tenda. Prima di addormentarsi parlarono a lungo. Chuik gli raccontava la sua vita, i suoi sogni, i suoi desideri... Mar faceva domande, parlava delle sue impressioni, a volte raccontava a Chuik della sua vita sui pianeti, delle astronavi e delle altre meraviglie della tecnica.

Chuik era affascinato soprattutto dall'idea del transmen e del transplanet. Non riusciva a capacitarsi che un corpo umano potesse essere "letto", dissociato, trasmesso e poi "ricostituito" in un tempo infinitesimale a distanze incredibili. Faceva domande su domande, anche se spesso non capiva le spiegazioni troppo tecniche date da Mar.

Spesso concludeva con un: "Se lo dici tu!" che faceva sorridere l'amico.

Un'altra cosa che affascinava Chuik erano i racconti sulla vita e le avventure dei mitici esploratori spaziali e sulla scoperta dei pianeti.

Erano già in viaggio da cinque giorni, sempre costeggiando il mare, quando cominciò ad intravvedersi da lontano il porticciolo presso cui la carovana doveva incontrarne altre per lo "scambio". Era un'insenatura naturale molto stretta verso il mare, più larga verso l'interno. Da un lato la roccia bianca finiva quasi a strapiombo per poi digradare fino ad una spiaggetta dolce che si protendeva in un promontorio lungo e stretto.

Sulla punta del promontorio c'era una piccola città di circa duecento case. Verso terraferma il villaggio era sbarrato da un piccolo castello di pietra bianca. Per entrare nell'agglomerato bisognava passare sotto il castello attraverso una serie di arcate difese ai lati e dall'alto. Le case erano costruite su alti pali che emergevano dal mare. Sotto le case, fra i pali, erano legate alcune barche a scafo doppio: uno più largo, uno stretto e lungo. Mar, mentre si avvicinavano, osservava interessato tutti i particolari.

Il villaggio formicolava di attività. Dal castello si elevava un'alta torretta di legno su cui tre Armati stavano di vedetta. Uno di essi stava soffiando in un lungo tubo traendone un suono vibrato e lamentoso. Non lontano dal castello c'era un grosso campo di Mercanti già istallato. Dalla direzione opposta alla loro si stava avvicinando un'altra carovana.

Il Conciliatore dette il segnale di accelerare il passo per giungere prima dell'altra carovana e scegliere così il posto migliore per piazzare il campo. Quella in cui erano Chuik e Mar non si fermò neppure per il pranzo e giunse per prima. Montarono subito le tende nei consueti cerchi ma questa volta non esposero le merci. Nell'aria ferveva un'insolita animazione. Un gruppo andò al vicino torrente per lavare le tuniche di tutta la carovana. Per la prima volta Mar vide tutti i membri della sua carovana disfarsi la treccia ed andarsi a bagnare. Era curioso vedere tutta quella gente con i lunghissimi capelli discinti fluttuare nell'acqua, che se li lavava con particolare attenzione.

Tornati a riva, a due a due si pettinavano l'un l'altro con cura, lisciando i capelli con pettini di legno profumato e bagnandoli con un liquido odoroso contenuto in eleganti flaconi di vetro colorato. A poco a poco riunivano i capelli sulla nuca passando e ripassando con il pettine, quindi rifacevano la treccia. Qualche giovane assieme ai capelli intrecciava anche alcuni fili rossi. La lunga treccia era lasciata pendere alle spalle, libera.

Asciugate le tuniche al sole, le indossarono e le strinsero a vita con speciali cinture di stoffa di vari colori: alcuni bianco, rosso quelli che avevano i fili rossi fra i capelli, i piccoli nera e tutti gli altri gialla. Il Conciliatore aveva, unico, una cintura intrecciata dei quattro colori e fili degli stessi colori erano intrecciati fra i suoi capelli. Alcuni Mercanti avevano trecce che arrivavano fino ai calcagni. Qualche vecchio, avendo ormai pochi capelli, aveva intrecciato con i capelli lunghi fili di lana per poter mantenere alla treccia lo spessore e la lunghezza necessarie.

Giunta la sera, anche la terza carovana si era istallata. Nei tre accampamenti si fecero canti e danze, si narrarono leggende, si mangiò e si bevve con particolare allegria. I Mercanti, danzando, roteavano il capo facendo sollevare la treccia e facendole compiere una serie di ampi cerchi sempre più veloci.

In piena notte i tre Conciliatori si incontrarono sotto ad un grosso e vecchio albero contorto e spelacchiato che s'elevava imponente nel vicino prato. Parlarono animatamente dandosi vigorose pacche sulle muscolose braccia e ridendo. Poi tornarono ai loro accampamenti.

Il Conciliatore chiese silenzio e comunicò alla sua carovana il programma: "Noi abbiamo dieci singoli pronti, i Baetz dodici e gli Herkes otto. Perciò ognuno dei nostri può dare sette preferenze con quattro punti massimi ciascuna, col solito sistema."

Continuò spiegando gli accordi presi. Alla fine tutti esplosero in grida di gioia. La notte fu piena di fuochi e di grida e quasi nessuno dormì.

L'indomani, mentre solo i difensori restavano agli accampamenti, tutti gli altri formarono un gran cerchio attorno al vecchio albero, sedendo in terra. Anche molti Pescatori e qualche Armato del vicino villaggio erano giunti per assistere e facevano cerchio torno torno, in piedi.

I Conciliatori si portarono sotto l'albero. Ognuno dei tre versò un'anfora di liquore sulle radici cantando "Bevete, vecchi Mercanti, unitevi alla nostra festa." quindi ruppero le anfore a terra.

Tutti i Mercanti allora iniziarono a cantare la "Saga del Mercante". I piccoli si alzarono in piedi e cominciarono a danzare formando un lungo serpente guidato dai tre più vecchi di ogni carovana. Gradualmente il lungo serpente, sempre a passo di danza, si avvicinò all'albero. Di tanto in tanto uno dei vecchi prendeva un piccolo per la treccia e lo portava fuori dalla lunga fila per presentarlo ai tre Conciliatori. Questi lo facevano stare eretto e gli passavano la treccia su una spalla tendendola verso il basso sul davanti. Se la punta della treccia toccava l'ombelico o passava oltre, dal coro si levava un grido. Al piccolo veniva tolta la cintura nera e sostituita con una gialla: era ufficialmente un Mercante. Gli veniva allora sistemata la treccia sul capo in modo di formare una ciambella e si metteva in piedi dietro al suo Conciliatore.

Quando tutti i piccoli furono passati, i neo-mercanti vennero caricati di un grosso pacco quindi furono fatti danzare. Dovevano cercare di tenerlo in equilibrio sul capo senza farlo cadere e senza aiutarsi con le mani. La danza divenne sempre più frenetica e rapida e continuò in crescendo finché uno solo restò col suo carico sul capo. Ottenuta così una graduatoria, ognuno dei presenti fece ai neo-mercanti alcuni doni: il vincitore ottenne la dotazione più grande e l'ultimo la più piccola, sufficiente comunque per cominciare a commerciare.

Finita quella parte della festa si alzarono i giovani con la cintura rossa: erano quelli in età di fare lo "scambio" cioè sposarsi. Tra i Mercanti il matrimonio era esogamico e seguiva un lungo rituale.

Di corsa ognuno dei giovani si recò al proprio campo e prese il carico della propria merce. Con il grande involto in bilico sul capo, tornarono al cerchio. Iniziò allora una danza con movenze rapide e difficili: era un vero e proprio numero di acrobazia. Nonostante la danza fosse sempre più scatenata, a nessuno cadde il carico. Quando uno dei giovani compiva una movenza particolarmente difficile e pericolosa senza che il carico cadesse, tutti urlavano in segno di gioia e di approvazione. I giovani sudavano ma continuavano imperterriti.

Ad un tratto la danza cessò. Ad ogni giovane fu consegnato un bastone ed iniziò una scaramuccia. Ognuno doveva cercare di far cadere il carico di quelli delle altre carovane senza far cadere il proprio. Era la chiara simulazione di un attacco di Predoni. Chi perdeva il carico diventava subito difensore dei propri compagni. Quando esattamente la metà dei carichi fu fatta cadere, il gioco finì ed iniziò una gara di corsa ad ostacoli, sempre con i carichi in bilico sul capo.

Ognuno faceva il tifo per i propri campioni urlandone il nome con quanto fiato aveva in gola. Pescatori ed Armati si divertivano e commentavano ad alta voce le gare, facendo anche scommesse fra di loro.

Infine i giovani furono lasciati sotto l'albero perché iniziassero a fare la conoscenza con quelli delle altre due carovane. Mangiarono, bevvero e chiacchierarono per tutto il pomeriggio, mentre nei tre accampamenti si svolgevano scambi e contrattazioni fra i membri delle tre carovane. Anche la gente del villaggio portò i propri prodotti ed effettuò scambi.

Venuta la sera furono montate quindici tende per i giovani e furono disposte di fianco all'albero nel solito cerchio. I tre Conciliatori si posero al centro e sorteggiarono i posti per metà dei giovani che entrarono ciascuno in una tenda. L'altra metà si mise in piedi, uno accanto ad ogni tenda. I Conciliatori si misero a battere un ritmo con bastoni cavi. Quelli fuori si infilarono sotto le tende: iniziava così la serie degli "incontri".

Quando i Conciliatori smettevano di suonare, ogni giovane cambiava di tenda, la metà girando in senso orario e la metà in senso antiorario. Gli incontri durarono per tutta la notte a ritmo tale che ogni giovane potesse passare un breve periodo con tutti quelli delle altre carovane.

Mar chiese ad un Mercante che cosa accadesse dentro le tende.

"Questa volta ben poco. Si dicono il nome, si parlano, si carezzano un po' se ne hanno voglia... Cominciano a conoscersi, a valutarsi. Il bello viene in seguito..." concluse l'uomo ridacchiando.

Il mattino seguente ebbe luogo il "vanto". Ogni giovane a turno aprì il suo carico e mostrò agli altri giovani le sue mercanzie, spiegando a volte come le avesse ottenute. Era una gara per mostrare la propria abilità e perizia come Mercanti. Benché assistessero anche estranei, parlavano delle astuzie usate senza problemi, infatti era impossibile per gli estranei capire. Parlavano per metafore, con parole di gergo ed allusioni.

Ad esempio suscitò fra i Mercanti molto scalpore e vigorosa approvazione quando un giovane si vantò di aver ottenuto uno dei suoi articoli da uno Shentist, "col metodo dei due gettoni". Ogni giovane ammirò gli articoli degli altri e, Mar ne era sicuro, ne calcolò mentalmente il valore. Uno dei giovani mostrò una forbice di metallo ben forgiato, che molti chiesero il permesso di toccare, con alti gesti di meraviglia.

Il "vanto" portò via tutta la mattinata e buona parte del pomeriggio. Tutti erano eccitati. Mar all'inizio era incuriosito ma gradualmente perse interesse e si mise a chiacchierare con uno dei Pescatori, informandosi sul valore di una barca. Seppe così che il prezzo oscillava fra i due ed i sette chiodi a seconda delle dimensioni e della robustezza. Si fece anche spiegare a lungo i requisiti di una buona barca ed i difetti.

Dopo poco aveva attorno a sé diversi Pescatori incuriositi dal fatto che un Agricoltore, che tale lo credevano a causa del colore della pelle e della foggia dei capelli nonostante la sua tunica fosse azzurra, si interessasse ad un simile soggetto. Presto tutti gli davano pareri ed indicazioni.

Durante la notte ci fu la seconda rotazione degli incontri, questa volta più lenta. Il terzo giorno ebbero inizio i "dispetti". Ogni carovana presentava i suoi giovani a turno cantandone le lodi e le qualità. Quelli delle altre carovane rispondevano, sempre cantando, criticando e mettendo in risalto i difetti di ogni giovane. A volte c'erano anche allusioni pesanti che Mar giudicò di cattivo gusto, ma che parevano divertire tutti.

Nel pomeriggio i giovani tornarono nei loro accampamenti e dormirono, per recuperare le due notti perse, mentre i membri delle carovane si incontravano informalmente per fare lunghe chiacchierate.

Nella notte proseguirono gli incontri a rotazione, con tempi ancora più lunghi delle due volte precedenti. Il giorno seguente si riunirono di nuovo tutti sotto il grande albero. Ogni Conciliatore distribuì ai giovani delle due altre carovane le liste con i nomi dei propri giovani. Ognuno si trovò così due liste in mano. Poi i giovani furono chiamati ad uno ad uno per nome mentre il Conciliatore, per ogni giovane chiamato, ripeteva la formula: "Guardatelo bene, per poter fare la vostra scelta!"

Fra i Mercanti correvano commenti a bassa voce. Poi ogni giovane si allontanò verso l'interno, appartandosi. La consuetudine voleva che nessuno, per nessun motivo, poteva avvicinarli mentre avevano le liste in mano.

I Mercanti rimasti intonarono canti a botta e risposta il cui tema era la continuazione dei "dispetti" del giorno prima, ma questa volta fra le carovane. Dopo il pranzo i giovani furono richiamati da un coro comune a tutti i membri delle tre carovane. Ad uno ad uno i giovani deposero le proprie liste in un cesto ai piedi dei tre Conciliatori. Su ogni lista avevano scritto il proprio nome e segnato punti da uno a quattro accanto a sette nomi in tutto. Quando anche l'ultimo fu tornato, si contarono i fogli.

"Ci sono tutti. Andate agli accampamenti ed aspettate."

Mentre i Mercanti tornavano ai campi, i giovani spostarono le proprie tende mettendole a triangolo attorno all'albero. I Conciliatori leggevano le liste, spuntavano i nomi e sommavano i punteggi, confrontando i risultati. Infine compilarono un nuovo elenco e bruciarono tutte le liste. Quindi radunarono tutti i giovani e comunicarono loro i risultati. Quando si era combinato un accoppiamento, ne chiedevano agli interessati la conferma.

Quelli che non erano risultati accoppiati smontarono le loro tende e tornarono agli accampamenti. Chuik si meravigliò che questi ultimi non fossero tristi, oppure scocciati, ma uno dei Mercanti gli spiegò che era bene così, infatti era meglio non sposarsi che sposarsi male. Il fatto che non avessero trovato un compagno in quello "scambio" non significava che non fossero adatti a sposarsi, ma solo che non avevano trovato il partner giusto. Sicuramente l'avrebbero trovato in altre occasioni.

Mar intervenne: "E se qualcuno non trova mai lo sposo adatto o perché ha gusti troppo difficili o perché non piace a nessuno?"

"È molto raro, ma capita, a volte. In quel caso può comprarsi un compagno dagli Accoglitori, oppure se preferisce resta solo."

"Ma così non ha né difensore né accompagnatori." obiettò Mar.

"No, c'è sempre qualcuno nella carovana che lo affianca per qualche tempo. Nessun Mercante resta mai solo in una carovana."

Dopo un po' risuonò il richiamo dei Conciliatori: una serie di forti fischi lanciati dai tre contemporaneamente. Tutti accorsero. I Conciliatori lessero la lista delle coppie formatesi. Subito si levarono fragorosi commenti. Stava per scendere la notte ed i giovani stavano vicini ad una tenda pronta, in coppia. Molti saltarono addosso alle coppie e li legarono assieme, seduti di spalle, quindi li infilarono sotto le tende.

Avevano tutta la notte per parlare, e solo per parlare, per il cosiddetto "ripensamento". La mattina seguente furono sciolti e fu chiesto loro se erano ancora ben decisi a sposarsi. Tutti confermarono. Mar chiese se era veramente ancora possibile dire di no e gli fu risposto che a volte era successo.

Allora si dette inizio ad un grande pasto che suggellò le unioni. Mangiare assieme dallo stesso piatto, per i Mercanti, equivaleva ad una sanzione ufficiale di un contratto. Il pasto prese gran parte della giornata, inframmezzato da giochi, scherzi, canti e danze.

In quell'occasione i Pescatori fecero buoni affari, vendendo ceste su ceste di pesce fresco. Verso sera tutti erano sazi e contenti ed ogni coppia fu accompagnata a sistemarsi nelle tende montate sotto l'albero sacro. Quindi i Conciliatori si accordarono sulla destinazione delle nuove coppie. Nella carovana in cui era Mar, su dieci giovani che si erano presentati per lo "scambio" sei avevano trovato lo sposo, quindi tre di loro dovevano lasciare la carovana e gli altri tre vi avrebbero portato il proprio partner.

Il Conciliatore della carovana Baetz, che contava già più di quattrocento teste, cioè di Mercanti validi, aveva suggerito di fondare una nuova carovana, ma il Conciliatore Herkes, avendo solo cento otto teste, rifiutò perché loro avevano ancora bisogno di crescere. Propose piuttosto ai Baetz di sdoppiarsi ma questi non erano ancora pronti. I Conciliatori discussero poi la possibilità di variare i percorsi delle carovane, ma anche di questo non se ne fece nulla. Il giorno seguente sia i Baetz che gli Oster, cioè la carovana in cui era Mar, tolsero le tende e partirono. La terza carovana restò un giorno in più.

Nella carovana in cui era Mar, le tre nuove coppie ebbero i primi posti dopo il Conciliatore, com'era usanza, posto che avrebbero conservato per un mese, finché cioè si sarebbero tolti i fili rossi dai capelli.

Ripresero a costeggiare il mare, prendendo un sentiero più largo. Durante il tragitto, al quarto giorno, uno degli accompagnatori più vecchi si sentì male. La carovana si fermò. Uno dei Mercanti visitò il vecchio: non era un curatore ma quanto di più simile ci fosse nella carovana.

"È finito?" chiese il Conciliatore.

"Credo di sì."

"Ne sei sicuro?"

"No, ma..."

"Può camminare?"

"No."

Il Conciliatore di girò verso il capannello di Mercanti: "Chi si offre di trasportarlo?"

Uno dei Mercanti osservò: "Per due giorni, fino al villaggio dei Meccanici."

"Bah," osservò un altro, "i Meccanici non lo accoglieranno. Bisognerebbe trasportarlo per quattro giorni, fino alla zona dei Liberi. Se ci sono ancora, quelli lo tengono. Ma se non ci fossero?"

"Allora, chi si offre di trasportarlo?" chiese ancora il Conciliatore.

Nessuno si mosse.

Questi si chinò sul vecchio: "Hai il compagno del buon passaggio, Sterry?"

Il vecchio annuì a fatica.

"Buon passaggio, allora."

Mar guardava sbalordito: "Che significa?" chiese ad alta voce.

Uno rispose: "Si riunisce alla Grande Carovana."

"Vuoi dire che lo lasciate morire qui? Che non fate niente per lui?"

"No no, ha il compagno del buon passaggio con sé."

"Chi è questo compagno?"

"Non chi, ma cosa. È una polvere... quando noi partiremo, lui la prenderà e passerà senza soffrire."

"Ma... ma è mostruoso! Possibile che fra tanti che siete nessuno lo voglia aiutare?"

Nessuno rispose.

"Ma è uno di voi! Un domani potrebbe capitare a chiunque..."

"Non ha più la treccia, ormai, non porta più carico."

"E che significa questo! Voi... voi non potete... non potete buttarlo via come un oggetto usato!"

Nessuno disse una parola ed anzi ricominciarono a formare la carovana.

"Lo state uccidendo voi, siete responsabili della sua morte se non lo aiutate."

Cominciarono ad allontanarsi tutti in colonna. Solo Mar e Chuik erano restati accanto al vecchio che rantolava a terra. Mar si chinò sul vecchio.

"Non temere, noi restiamo qui con te..."

Il vecchio aprì gli occhi. Erano chiari, quasi slavati e già un po' appannati. Alzò lentamente una mano e cercò di avvicinarla alla bocca. Mar lo fermò.

"Aspetta! Non hai capito? Noi ti aiuteremo..."

Il vecchio scosse la testa e una lacrima gli scivolò dall'angolo dell'occhio giù verso l'orecchio.

"Noi non ti lasciamo, hai capito?" gli disse Chuik.

Il vecchio scosse di nuovo la testa, corrugò la fronte come facendo uno sforzo, aprì le labbra e rantolò: "Toglietevi dai coglioni, stronze teste rapate!"

Mar guardò incredulo Chuik, poi di nuovo il vecchio: "Ma... ma tu vuoi morire?"

Il vecchio sembrò boccheggiare, poi a fatica disse: "Ho... ho finito. Non rompere... lasciami in pace..."

Mar si alzò e guardò di nuovo Chuik, quasi come per chiedergli consiglio, poi gli disse: "Tu te la sentiresti di trasportarlo, oltre al carico?"

Chuik, che stava guardando il vecchio, con il capo lo indicò all'amico. Mar si girò: una polvere bianca ne sporcava le labbra, la mano con un piccolo bossolo di legno ancora vicina alla bocca, un sorriso soddisfatto gli palpitava in volto. Mar restò impietrito. Il vecchio ebbe un lungo tremito, rovesciò gli occhi e si immobilizzò. Mar si chinò a sentirgli il cuore: non batteva più.

Si rialzò lentamente. La carovana era già per metà in marcia. Mar allora prese un'estremità del palo con aria abbattuta, Chuik l'altra, se lo caricarono in spalla e ripresero posto nella carovana. Senza girarsi, tutti riprendevano il cammino. Mar era scosso. Camminava in silenzio, a ritmo con gli altri. Pensava alla vita ed alla morte: che senso avevano? Si poteva essere così indifferenti di fronte alla morte? Nessuno aveva versato una lacrima. Erano ancora uomini, quelli? E come poteva il vecchio sorridere, mentre moriva?


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