logoMatt & Andrej Koymasky Home
una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 4
MAR E CHUIK LASCIANO CAMPINUOVI

Quando si svegliò era mattina e non si trovava più nella casa del Separato ma in quella del Vecchio Beyryl. Era sdraiato dentro ad una grossa ciambella ellittica fatta di sottili rami elastici intrecciati. Tra la ciambella elastica ed il suo corpo c'era un morbido telo. La testa, le spalle e le braccia erano appoggiate sui bordi. Il sedere poggiava a terra all'interno della ciambella. Le gambe erano a cavallo del bordo, con i polpacci ed i piedi che sporgevano all'esterno e con i calcagni poggiati a terra.

Girò il capo: in una ciambella uguale alla sua dormiva il Vecchio ed in terra, su un telo ripiegato, Chuik. Mar pensò che quello era un modo inconsueto di dormire, ma tutt'altro che scomodo. Si alzò a sedere e vide che le sue braccia e le sue gambe erano dello stesso colore del corpo degli Agricoltori. Con un dito provò a grattar via il colore ma non ci riuscì. Comunque la pelle non bruciava più, anzi si sentiva fresco e riposato.

La voce del Vecchio si levò: "Adesso sembri proprio uno di noi. Bisogna solo sistemarti i capelli e sarai perfetto."

"Oh, non dormivi?"

"Alla mia età si dorme poco."

"Questa tinta andrà via la prima volta che mi laverò..."

"No no, non c'è acqua che lo possa togliere."

"Resterò sempre di questo colore?"

"Per quel che ne so io, sì. Questo è il nostro colore, noi apparteniamo alla terra, non al sole."

Mar ci restò un po' male. Riprovò con un po' di saliva ma poi si arrese: non aveva previsto di cambiare il colore della pelle. Pensò al suo Nje: come avrebbe reagito nel trovarsi uno sposo che era partito con la pelle chiara e che gli tornava di un altro colore? Si guardò di nuovo il corpo, poi guardò la pelle di Chuik; erano proprio dello stesso colore. Non era brutto, anzi, aveva un che di sano, di bello e persino di sensuale.

Il Vecchio si alzò ed andò a scuotere Chuik: "Svegliati, ragazzo. Bisogna preparare il cibo per la giornata, poi si torna al lavoro. È già suonato il primo segnale."

Chuik si stirò voluttuosamente, poi guardò Mar: "Come ti senti?"

"Benone... e colorato."

Chuik ridacchiò, alzandosi: "Oggi dobbiamo fare un lavoro un po' più difficile. Con la zappetta dobbiamo allargare la terra attorno al fusto dello stramedhie e togliere tutte le erbacce. Vecchio, puoi prestare la tua zappetta a Mar?"

"Sì, certo, oggi non la uso."

Prepararono il cibo, mangiarono il primo pasto, poi, appena suonò il segnale, si avviarono al campo. Chuik insegnò a Mar come usare la zappetta e lo mise in guardia contro il pericolo di spezzare le radici. Accoccolati a terra e bilanciati sulle piante dei piedi, iniziarono il lavoro. Chuik andava molto più veloce di Mar. Questi stava finendo la prima pianta che l'amico già iniziava la quarta.

Il Vecchio arrivò quasi subito e controllò attentamente il lavoro di Mar: "Non c'è male. Ma se tieni la zappetta così e colpisci più in diagonale, ecco, vedi? fai prima e meglio."

"Grazie. Proverò."

Chuik era già in fondo alla sua fila e Mar ne aveva fatta poco più di un terzo. L'amico iniziò la terza fila dal fondo. Si incrociarono.

"Tutto bene, Mar?"

"Spero. Ma sono così lento..."

"Non importa. È la prima volta e non puoi fare meglio. L'importante è che tu faccia un buon lavoro, la velocità non conta. Per quanto tu vada piano, finiremo sempre prima che se lavorassi da solo. Ho un sacco di cose da chiederti..."

Proseguirono, allontanandosi di nuovo. Mar questa volta sudava di meno. Alzò gli occhi al cielo: c'erano due o tre gruppi di nubi leggere.

"Gli amanti del sole sono destinati a perdere lo spirito." pensò. "Non ho mai sentito dire niente del genere, prima. Però ieri sera stavo male e oggi no. Questa gente non ha nessuna delle comodità e delle tecniche che ha la Galassia, ma non può dirsi incivile. Dà delle risposte strane ai problemi che incontra, ma le risposte che dà funzionano! A parte le scritte sugli stipiti, che mostrano che sanno leggere e scrivere, non ho ancora visto un testo, un foglio scritto, nulla..."

Mar proseguiva il suo lavoro con cura ed ebbe l'impressione di star gradualmente migliorando. Chuik, quando riposavano fra un turno e l'altro, aveva mille cose da chiedergli e lo ascoltava affascinato e felice. Anche Mar stava ricavando dal giovane amico interessanti notizie sulla vita degli Agricoltori.

Si alzò e mentre si sgranchiva i muscoli delle gambe, guardò verso il castello. Sul suo tetto si ergeva un'alta piattaforma da cui un Armato sorvegliava i dintorni. Alle entrate dei campi, coppie di Armati facevano la sentinella mentre gruppi ben intervallati di quattro facevano la ronda attorno al perimetro dei campi e della città. Eppure Mar in quei quasi tre giorni non aveva ancora visto nessun estraneo avvicinarsi.

La mattinata trascorse e salirono al villaggio per mangiare. Durante quel secondo pasto uno dei Foltz e due dei Beyryl chiesero al Vecchio ed a Chuik il permesso di portare il loro cibo e di condividerlo, per poter parlare con l'ospite. Il Foltz portò anche un pezzo di legno di belm per Mar, perché ci si potesse fare un talismano.

"L'ho tagliato quando le tre lune erano in congiunzione, perciò è pieno di poteri." spiegò.

"È un dono prezioso!" affermò Chuik, poi aggiunse: "Se permetti, Mar, sarò io a scolpirlo per te, questa notte stessa."

Parlarono a lungo, finché fu ora di tornare al lavoro. Al passaggio di Mar ancora molti si alzavano a guardarlo, ma ora qualcuno cominciava ad abbozzare un cenno di saluto o di riconoscimento. Forse per il fatto che lavorava come loro, forse perché ora aveva la pelle del loro colore, sembrava che lo considerassero un po' meno un estraneo. Lo distingueva solo il perizoma azzurro ed il buffo rialzo dei capelli fra la fronte e la nuca.

Ma quella sera stessa dopo cena, su sua richiesta, il Vecchio glieli tagliò, pareggiandoli. Ora aveva una capigliatura uniforme, anche se cortissima. Sbrigate le pulizie degli utensili e delle case, preparata parte del cibo per l'indomani, Chuik prese l'involto degli attrezzi per scolpire, Mar il suo pezzo di legno di belm ed uscirono.

"Bisogna scolpirlo di notte, in un luogo adatto, altrimenti perde i suoi poteri. Questa notte c'è solo la luna gialla, quella della fortuna. Perciò il tuo talismano accentuerà la tua fortuna."

Lasciato il recinto del villaggio passando oltre le sentinelle, scesero verso il fiume. Mar da molto non si lavava a fondo e sentì il bisogno di farlo.

"Chuik, facciamo un bagno al fiume, prima?"

"Sì e così laviamo anche i nostri perizomi."

Si stavano sciogliendo i perizomi quando Mar si ricordò dell'anello laser che vi aveva nascosto dentro. Si fermò a metà.

"Chuik?"

"Sì?" rispose il ragazzo che frattanto s'era già denudato.

"Aspetta. Prima di fare il bagno, devo parlarti."

"......"

"Siedi qui. Vedi, io ho un segreto che ti vorrei dire, se tu mi prometti di non parlarne mai a nessuno..."

Chuik si pose le due mani sui genitali: "Possa diventare sterile io e la mia terra se aprirò mai bocca!" esclamò solenne.

Mar sorrise: "È un giuramento, questo?"

"È il più solenne giuramento che ci sia."

"Bene. Ascolta, allora. Io ho un prezioso talismano. È così prezioso che non lo faccio mai vedere a nessuno per paura che me lo rubino."

"È un talismano della fortuna, della forza o dell'amore?"

Mar restò un po' interdetto: l'idea di parlare dell'anello laser come di un talismano gli era appena venuta... "Un talismano della forza. Vorrei che tu mi scolpissi il nuovo talismano in modo che io possa nasconderci dentro il mio. Puoi farlo?"

"Forse sì, dovrei però prima vedere il tuo, se è possibile."

Mar annuì. Finì di togliersi il perizoma e ne liberò l'anello.

"Eccolo." gli disse porgendoglielo.

Chuik lo osservò, lo soppesò, poi sgranò gli occhi: "Acci... ma è di metallo! È veramente prezioso. È un anello strano, a vederlo pare di legno e invece... Deve essere un talismano veramente potente."

"Sì, lo è. Ecco, vedi, tu dovresti scolpire un talismano cavo ma ben chiuso in modo che nessuno possa sospettare che dentro c'è quest'altro talismano. Inoltre..." disse e continuò ad illustrargli come farlo, in modo che lui potesse azionare il laser anche senza toglierlo da dentro il nuovo talismano e senza rovinarlo. Logicamente non disse a Chuik che quell'anello era in realtà un'arma, ma ne parlò sempre e solo come di un talismano molto potente e concluse dicendo: "Questo mio piccolo talismano può essere molto utile, ma può anche essere molto pericoloso."

Chuik annuì serio: "Certo. Tutti i talismani, più sono potenti più sono pericolosi. Questo di legno che ti costruirò sarà anche molto potente, vedrai. Questa sera c'è la luna della fortuna e se tu gli aggiungi dentro quello della forza... Peccato, però. Se ci fosse anche la luna dell'amore, sarebbe veramente un talismano completo e perfetto. Se vuoi possiamo aspettare di avere una notte serena in cui ci siano tutte e due le lune..."

"No, va benissimo stasera. Ma qual è la luna dell'amore?"

"Quella rossa."

"Allora quella azzurra è quella della forza?"

"Esatto."

"Bene. Facciamo il bagno, ora."

Si immersero nell'acqua fredda e cominciarono a sguazzare spensierati come due ragazzini, sfregandosi forte per pulirsi e per attenuare il freddo e spruzzandosi l'un l'altro giocosamente. Poi lavarono accuratamente i loro perizomi e dopo averli ben strizzati li stesero sull'erba ad asciugare. Mar guardava il corpo nudo del suo amico e pensò che era desiderabile...

Chuik osservò il cielo: "Si sta coprendo, ma avremo abbastanza schiarite per lavorare."

"Ci si vede anche quando la luna è coperta, le nubi sono molto leggere."

"Sì, ma se la luna è coperta non potenzia il talismano."

Chuik prese il blocchetto di legno variegato e lo pose sopra una grossa pietra piatta. Di fianco a questo allineò in bell'ordine tutti gli utensili. Poi guardò a lungo il pezzo di legno, girandolo e rigirandolo fra le mani. Finalmente lo piazzò di nuovo sulla pietra, tornò in riva al fiume, prese un po' d'acqua con le mani e la spruzzò tutto attorno alla pietra, poi sugli utensili ed infine sul blocchetto di belm, mormorando parole e formule magiche.

Mar, seduto su un'altra pietra, si rigirava l'anello sul dito ed osservava in silenzio. Chuik prese un utensile e cominciò a scolpire con vera perizia. Ogni volta che una nube velava la luna, smetteva di lavorare, prendeva altra acqua e ripeteva il rituale magico.

L'oggetto prendeva gradualmente forma. Era una specie di basso cilindro coperto da una selva di riccioli ad altorilievo che formavano un intrico di forme simili ad anelli compenetrantisi. Finì il suo lavoro in un tempo notevolmente breve, il che dimostrava quanto Chuik fosse esperto in quel genere di lavoro.

"È finito?" chiese Mar.

"Quasi. Adesso devo lisciarlo e lucidarlo, poi fissarlo col fuoco. Aiutami a raccogliere un po' di queste erbe secche, ora."

Mar guardò e cominciò a cercare. Si trattava di tubicini gialli, secchi, fatti a segmenti, con l'esterno finemente rugoso. Chuik ne appallottolava due o tre segmenti e con questi sfregava le superfici del legno sollevando un'impalpabile polverina grigia.

Dopo un po' disse: "Ecco fatto."

Prese altra acqua e vi asperse abbondantemente il talismano di legno. Poi cercò un lungo ramo verde, lo spezzò e lo infilò sotto uno dei ricci.

"Adesso dobbiamo accendere il fuoco."

Mar l'aiutò a far legna e Chuik prese una pietra da terra, ne tolse una scintillante dalla tasca degli attrezzi, le batté ripetutamente assieme traendone scintille finché caddero sull'esca che aveva preparato e la legna prese fuoco. Quando la fiamma fu forte, vi pose il talismano tenendolo con il lungo ramo e facendolo girare lentamente. Dal legno di belm si levò un lieve fumo acre.

"Ehi! Ma sta bruciando!" disse Mar allarmato.

"No, si sta solo fissando."

"Cioè?"

"Cioè alla fine non sarà più legno tenero e sarà quasi impossibile lavorarlo ancora. E poi le venature di colore saranno intense e ben visibili, vedrai. Diventerà più bello."

Quando infatti lo tolse dal fuoco, il talismano era di bellissimi colori dal giallo all'arancio, dal marrone al verde a seconda delle venature. Allora Chuik sfilò lunghi fili dal perizoma di Mar e li intrecciò formando un cordoncino che fece passare sotto uno dei ricci e che legò su se stesso. Quindi prese a farlo girare vorticosamente in aria cantando sottovoce una nenia.

"Aria, acqua e fuoco ti diano energia, efficacia e durata." ripeteva a mo' di ritornello.

Infine lo porse a Mar. Questi lo prese e lo ammirò a lungo.

"È veramente molto bello, grazie."

Chuik gli insegnò come aprirlo e richiuderlo. Mar vi infilò l'anello laser dopo averne regolato il raggio al diametro minimo, facendo in modo che l'uscita del raggio coincidesse con il forellino predisposto sul talismano di legno, e che il pulsante di funzionamento fosse a contatto con il ricciolo mobile che a sua volta aveva una specie di sicura. Richiuse quindi il talismano e lo bloccò, poi ne mise al collo il cordoncino. Desiderò provare il funzionamento del laser ma non voleva farlo in presenza dell'amico.

"Grazie, Chuik, è veramente splendido."

Il ragazzo guardò l'amico con un sorriso soddisfatto. Poi sollevò lo sguardo verso il cielo.

"Abbiamo fatto tardi e le nuvole aumentano. È meglio tornare su ed andare a dormire. I nostri perizomi sono ancora umidi, ma non importa. Vieni, prendi il tuo ed andiamo."

Tornarono al villaggio nudi come erano ed andarono a riposare. Nella notte i loro perizomi si finirono di asciugare.

Il giorno seguente furono in molti a guardare il nuovo talismano di Mar. Chuik gli spiegò che loro indossavano i talismani solo in giorni speciali o di festa.

"Forse è bene che tu lasci il tuo in casa, quando andiamo a lavorare." suggerì.

"Non vorrei che qualcuno..."

"Nessuno lo toccherà, stai tranquillo. Porta male toccare un talismano all'insaputa o contro la volontà del proprietario. Sugli estranei fa l'effetto opposto e nessuno ci prova."

Mar sorrise: era una sciocca superstizione, pensò, ma in questo caso non si poteva dire che non fosse comoda.

Lavorarono fino all'ora di pranzo. Il cielo si stava coprendo di nubi sempre più fitte e scure. Il Vecchio Beyryl guardava in su, preoccupato.

"Odore di tempesta!" dichiarò, storcendo il naso.

Mar sorrise di nuovo. Ecco un'altra stranezza: l'odore di tempesta! Finito il riposo, tornarono ai campi per il lavoro pomeridiano. L'aria si stava facendo fredda. Ora erano in molti a guardare sempre più spesso e sempre più preoccupati al cielo.

Ad un tratto dal castello giunse un profondo suono lamentoso accompagnato da brevi suoni acuti ripetuti a ritmo veloce. Tutti avevano interrotto il lavoro e si erano girati verso il castello. Chuik raggiunse di corsa Mar.

"Hanno avvistato una banda di Predoni!" gli gridò.

Mar guardò lontano, ma non vedeva nulla. Il suono profondo ed il ritmo acuto continuavano con urgenza. Poi giunse anche il ritmo del suono della sfera di legno dalla piazza del villaggio.

"Si dirigono verso di noi. Dobbiamo tornare subito alle case."

"Ma come, se attaccano, non dobbiamo..."

"Ci pensano gli Armati. Sono qui per questo, si stanno preparando. Vieni."

Risalirono in fretta e tutti gli Agricoltori stavano rientrando velocemente. Dal castello cominciarono ad uscire gli Armati che scesero in direzione opposta alla loro. Gli Agricoltori giunsero alle case, ma non vi entrarono: si ammassarono tutti sotto i portici della prima fila e si misero a guardare in silenzio verso la valle.

Una turba variopinta di uomini si stava avvicinando da lontano. Qualcuno chiuse le imposte delle case. All'improvviso cominciò a piovere e con la pioggia scesero anche piccoli chicchi di ghiaccio. Acqua e grandine turbinavano in improvvisi nembi violenti e si rovesciavano su tutto con una acuto rumore secco e crepitante, mentre tuoni profondi rotolavano fra le nubi. La grandine rimbalzava sul terreno e sui tetti delle case formando come una cortina di alti schizzi d'acqua.

Il vento portava nubi di minutissime goccioline ghiacciate sotto le verande, contro le pareti e le imposte chiuse, e contro i corpi della gente ammassata. Ma nessuno era corso al riparo, tutti continuavano a guardare in direzione della colonna di Predoni anche se ora non si vedeva più nulla già a pochi metri dalle case. Qua e là si udiva qualche commento borbottato fra i denti.

"Viene a vento..."

"Sembra la fine del mondo..."

"Senti che tuoni, tremano anche le case!"

Mar ascoltava i commenti e rabbrividiva sotto gli impietosi assalti del temporale. Lo scroscio proseguiva assordante.

"Chissà se i Predoni sono scappati..."

"Secondo me dura poco..."

"Se non smette farà grossi danni ai campi..."

"Meglio la grandine che i predoni..."

La grandine per fortuna cessò presto, ma la pioggia continuava a cadere violenta. Mar cercò di asciugarsi il viso con una mano.

"In fondo è bello..." gli sussurrò Chuik in un orecchio, "A me viene voglia di correrci in mezzo, ma poi mi pigliano per matto più di quello che già pensano." aggiunse e ridacchiò.

Anche Mar rise: "Capita spesso?" chiese.

"Che mi pigliano per matto?"

"No, che grandini."

"No, per fortuna. L'ultima volta è successo alla mia festa per la maggiore età. Forse è perché sono diverso che anche la mia festa è stata diversa." commentò sorridendo Chuik.

Com'era venuta d'improvviso, di colpo la pioggia cessò. Poterono così vedere di nuovo: gli Armati erano fermi ai vari passaggi e lungo la siepe di erba-spina, grondanti di acqua come se fossero appena usciti dal fiume. Dei Predoni non c'era traccia.

"È finita..."

"No, possono tornare."

"Ma erano lontani prima che scoppiasse il temporale e ora non si vedono più."

"Staremo a vedere."

"Dal castello non hanno segnalato il cessato pericolo."

Il vento spazzò via in fretta le nubi e gradualmente ricomparvero i raggi del sole, dapprima timidi poi sempre più sfolgoranti. Dal castello risuonò un segnale ed allora gli Agricoltori corsero ai campi per constatare i danni. Poche foglie spezzate, qualche bacca a terra ma come aveva giustamente previsto Chuik, non c'erano grossi danni.

L'aria era ancora fredda e Mar rabbrividì. Si sporcò di fango fin sopra le ginocchia: la terra sembrava volerlo trattenere ad ogni passo, aderendo ai suoi piedi come una ventosa. Ogni volta che ne sollevava uno si sentiva il rumore del risucchio a cui faceva da contrappunto il rombo lontano del tuono. Ora cadeva un velo sottile di pioggerella silenziosa ma c'era anche il sole che la faceva brillare come se fosse la più preziosa delle lumi-tende.

Gli Armati restavano tutti ai loro posti, imperturbabili. Gli Agricoltori continuavano a controllare l'entità dei danni. Dopo pochi minuti dal castello riprese il suono basso ed il ritmo acuto.

"Tornano! Tornano!" esclamò Chuik allarmato.

"Ma col terreno così bagnato e scivoloso sono in difficoltà."

"Anche gli Armati lo sono, però."

Il richiamo dalla piazza risuonò per la seconda volta e tutti affluirono nuovamente al villaggio.

"Per fortuna la grandine ha fatto pochi danni."

"Sempre che i Predoni non riescano, questa volta."

"Guardate, sono tantissimi."

"Sono più dei nostri Armati!"

"Ma gli Armati sono più abili..."

"Speriamo..."

Le frasi ed i commenti si intrecciavano mentre la banda dei Predoni si avvicinava sempre più. Dovevano essere circa trecento, calcolò Mar.

Allora chiese: "Quanti sono gli Armati?"

"Centotré o centoquattro, non so."

"Ma allora non potranno resistere all'attacco!"

"Hanno armi migliori e sono più allenati."

"Sì, ma perché non combattiamo anche noi? Siamo più di mille, possiamo..." disse Mar.

Tutti tacquero e guardarono ostentatamente altrove.

Chuik disse ad alta voce: "Non c'è offesa, fratelli... il mio amico è straniero..." poi aggiunse sottovoce a Mar, "Un Agricoltore non combatte, noi siamo gente civile! E poi gli Armati si offenderebbero e ci abbandonerebbero. Ad ognuno il suo compito!"

Mar lo guardò stupito: "Ma perché? è illogico!" rispose agitato in un sussurro.

Chuik annuì: "Forse non hai del tutto torto, ma così stanno le cose. Ognuno deve fare il suo lavoro. È come se io volessi fare il Separato, o che so io... Come se un maschio volesse partorire o dare il latte!"

Mar scosse la testa incredulo. Gli Armati attendevano immobili, raggruppati ad otto ad otto accanto ai passaggi nella siepe. Mar si sentiva sempre più agitato. Se la banda avesse attaccato tutta su un solo punto, sarebbero stati otto Armati contro trecento attaccanti. Mar non sapeva quale tecnica di combattimento usassero, comunque la proporzione era assurda.

Dal castello giunsero altri segnali.

"È una banda unica." tradusse uno degli Agricoltori.

Tutti gli Armati, meno due per ogni varco, lasciarono i loro posti ed avanzarono verso la banda dei Predoni formando gradualmente un fronte a cuneo, costituito da un'ottantina di Armati. Mar guardava affascinato, mordicchiandosi un labbro. D'un tratto i Predoni iniziarono a correre all'assalto urlando ed agitando nodosi bastoni e mazze. Gli Armati sollevarono armi simili a quelle dei servi di Shent, mirarono e cominciarono a lanciare ondate di micidiali spine. Una prima fila di Predoni cadde urlando.

Gli altri continuarono ad avanzare sul terreno scoperto. La parte posteriore della banda dei Predoni deviò di corsa iniziando una manovra di accerchiamento. Gli Armati non potevano vederli, ma dal castello partì una serie di segnali squillanti. Il fronte degli Armati retrocedette rapidamente, formando un cerchio. I Predoni, usando fionde a stringa, iniziarono a lanciare piccole pietre. Nella foga colpivano di rado ed ancor più di rado in punti vitali, ma qualche Armato iniziò a cadere.

Un nuovo segnale giunse dal castello e gli Armati si misero ad urlare all'improvviso tutti assieme e si diressero di corsa contro i Predoni. Riuscirono a rompere l'accerchiamento e, superata la schiera dei nemici, si girarono verso il villaggio mettendosi in riga, distanziandosi e facendo roteare lunghe corde con al fondo grosse pietre.

I predoni, che s'erano girati per fronteggiare gli Armati, dovettero retrocedere, pur continuando a lanciare sassi con le fionde. Ad un certo punto si accorsero che venivano sospinti a ridosso della siepe di erba-spina. Allora, brandendo i loro bastoni, cercarono di intercettare a volo le pietre e le corde roteanti per fermare l'avanzata degli Armati. Fra gli Armati che facevano roteare le pietre, frattanto, s'erano infilati altri con lunghi bastoni acuminati in una mano e una specie di pugnale nell'altra. Non appena una delle pietre roteanti veniva fermata, questi ultimi balzavano in piedi e si lanciavano addosso ai Predoni. Presto iniziarono feroci corpo a corpo.

Mar guardava e si sentiva al tempo stesso raccapricciato ed affascinato. Indubbiamente gli Armati erano più abili e soprattutto meglio coordinati e cadevano più predoni che difensori. Ma fra gli Armati a poco a poco il numero dei morti e dei feriti non più in grado di combattere, aumentava. Mar stimò che dovevano già essere stati eliminati una ventina di Armati ed una settantina di Predoni: quasi cento fra morti e feriti gravi in pochissimo tempo.

Nella Galassia la guerra era stata eliminata da secoli, ma non in questo angolo dimenticato. È pur vero, pensò Mar, che nella Galassia è stata eliminata la guerra ma non la violenza. Al posto di una guerra fra popoli, nella civile Galassia c'era una guerra invisibile ma quotidiana fra individui.

Che cosa è peggio, si chiese, un veleno mortale bevuto concentrato e in un solo sorso, o lo stesso bevuto goccia a goccia, attimo dopo attimo? Nulla: tutti e due conducono a morte certa.

Ma quello che più turbava Mar era che, contemporaneamente al disgusto razionale per la violenza, stava provando anche una sorta di fascino nel vedere quegli uomini lottare senza quartiere.

"Come posso essere affascinato da questi orrori? Com'è possibile questo controsenso?" si chiese.

Guardò ancora verso il luogo della battaglia. Gli Armati stavano lentamente prendendo il sopravvento, sospingendo sempre più i Predoni verso la siepe d'erba-spina. Qualcuno dei Predoni delle ultime file, quelli più vicini alla siepe, vedendo diminuire il terreno di manovra presero la rincorsa e tentarono di balzare al di là dell'erba-spina, dentro i campi. Su tre che provarono solo uno riuscì a cadere all'interno. Gli altri due caddero sulla siepe e restarono trafitti dalle lunghe spine micidiali.

Mar distolse lo sguardo.

Accanto a lui qualcuno disse con voce tranquilla: "Dobbiamo allargare le siepi..."

Quello caduto dentro si rialzò e si guardò attorno. Da solo, là dentro, era in trappola. Se fossero stati in molti avrebbero potuto forzare uno dei passaggi e mettersi in salvo. Cominciò ad urlare e gesticolare verso i compagni. Qualcuno si girò a guardare e sembrò indeciso. Ma dai passaggi vicini accorsero alcuni armati che tirarono su quell'unico predone stendendolo al suolo, per poi tornare tranquilli ai loro posti.

Nel frattempo i Predoni, visto che stavano finendo inesorabilmente contro la siepe, in un ultimo disperato tentativo reagirono urlando, ammassandosi e forzando su un solo punto. Qualcuno riuscì a spezzare l'accerchiamento ed a fuggire, abbandonando le armi, a gran velocità. Molti però furono nuovamente ingaggiati in corpo a corpo furiosi. Gradualmente fu chiaro che gli Armati avevano preso il sopravvento. Finché ci fu un solo Predone vivo, la battaglia continuò spietata.

Poi dal castello suonò un nuovo segnale e tutto cessò. Gli Agricoltori tornarono al lavoro, indifferenti, come se nulla fosse accaduto.

"Chuik, io... io vado là... forse c'è ancora qualcuno vivo, forse..."

"No, non andare. Quelli che non sono fuggiti, fra i Predoni, sono morti tutti, di sicuro... E gli Armati penseranno agli Armati. Vieni a lavorare, che è meglio."

Mar seguì l'amico e cercò di immergersi nel lavoro, tentando di non pensare. Ma mentre curava quelle pianticelle non poteva fare a meno di considerare che il cibo che ne sarebbe stato ricavato era non solo frutto di cura, fatica, sudore come aveva sempre pensato, ma anche prezzo di sofferenza, sangue, violenza, morte. Tutto quello che usa la gente ogni giorno, in tutta la Galassia, è ottenuto a prezzo di cure e di tecnica, di lavoro fisico o della mente, ma anche a prezzo di ingiustizie, violenza, sofferenza ed a volte anche morte, sia pure per un incidente sul lavoro. E chi si accorge di questo? Chi ci pensa mai?

Il pomeriggio passò. Mar vide piccoli e vecchi degli Armati uscire dal castello, recarsi sul luogo della battaglia, accumulare legna e formare una grande catasta. Nel frattempo gli Armati ancora validi soccorrevano i loro compagni feriti e li portavano su al castello. Poi vi trasportarono anche i loro compagni morti.

Finita la catasta, i corpi dei Predoni furono spogliati di tutto e gettati su di essa. Poi fu dato fuoco alla legna. Si alzò un'alta colonna di fumo denso ed acre, nero, che risalì in diagonale verso il cielo, dispersa a poco a poco dalla brezza leggera, e che si univa alle ultime nuvole scure che si allontanavano verso levante. La roba tolta ai Predoni fu selezionata e ciò che non serviva fu gettato nel fuoco. Il resto venne messo in grandi teli e portato su al castello.

Mar continuava a lavorare e sentiva l'umidità penetrargli addosso, ma anche dentro al cuore.

"È un pianeta di condannati..." pensò quasi a mo' di scusante, poi aggiunse, "ma non è peggio del resto della Galassia."

La giornata finì e Mar era cupo. Chuik e il Vecchio se ne resero conto ma non riuscivano a capirne il perché, né Mar lo spiegò loro.

"Non possono capire," pensava, "per loro è sempre stato così, non vedono alternative, non ne possono vedere e forse per ora non ne hanno... ma questo potrebbe essere il mio ruolo qui su Ross. Fare in modo che un giorno abbiano alternative e possano scegliere per il meglio. Ma posso riuscire? Io da solo che valgo, chi sono? Già, sono il 'Governatore di Ross' tutto scritto in caratteri magenta... eppure sono solo un uomo... sono un uomo solo! Non ho visto che una minima parte del pianeta e quante cose strane... brutte. Belle anche... ma così diverse! Può un uomo solo cambiare il volto ad un pianeta? Certo, se... Ma anche se potessi dire 'da oggi...', in fondo non farei che sostituire la mia violenza ad altre violenze... esiste una qualche soluzione?"

Quella sera Chuik rispettò il silenzio di Mar. Capiva che era meglio lasciarlo solo.

Mar uscì e camminò fino al luogo della battaglia e della pira. Ai varchi c'erano le solite coppie di sentinelle, ritte nella notte fredda, immobili come sempre. La pira era stata battuta ed ora sembrava una specie di enorme braciere. Mar ne assorbiva le ondate di calore. Restò a lungo fermo lì, gli occhi fissi nella brace rosseggiante. Ad un tratto sentì una presenza accanto a sé. Si voltò: era Chuik.

Il ragazzo gli sorrise, quasi timidamente: "Vieni, è tardi, andiamo a riposare."

"Sì, è meglio. La vita continua... almeno per noi."

Mar poteva sentire il calore dell'amicizia del ragazzo, il suo silenzio attento, e gliene fu grato.

Il sonno dette sollievo a Mar, che la mattina seguente si sentiva un po' meglio. Si recò al lavoro con l'amico. Il ragazzo sembrava lieto nel vederlo più sereno. Durante la mattinata dal castello si levarono suoni e lenti canti, poi salì al cielo una serie di pennacchi di fumo che continuarono per tutta la giornata e la notte, sempre accompagnati da canti e tristi suoni. Mar seppe che erano morti trentasette Armati e circa duecentoventi Predoni.

Il giorno seguente partirono dal castello cinque corrieri in direzioni diverse: andavano agli altri castelli vicini per trovare nuovi armati per rafforzare le difese. Il Saggio ed i Vecchi avevano accolto le richieste del castelliere di elevare il numero totale degli Armati a centoquaranta. Passarono altri giorni.

Mar pensò che fosse tempo di andarsene e ne parlò all'amico. Chuik non sembrò sorpreso né addolorato.

"Aspetta ancora due giorni, Mar. Dovrebbero arrivare i Mercanti e potremmo andare via con loro. Sarà più sicuro."

"Potremmo, hai detto?" chiese sorpreso Mar.

"Sì... ci ho pensato per tutti questi giorni. Qui non sto bene, non mi va di rimanere. E tu mi piaci molto. Perciò, se vuoi, penso di venir via con te."

Mar lo guardò: "E che pensi di fare, fuori di qui?"

"Non lo so... e tu?"

"Neanche io. So solo che voglio tornare all'isola degli Accoglitori."

"Un posto vale l'altro. Mi vuoi con te?"

"Sei libero di fare come credi. Non sta a me dirti di sì o di no."

"Ma... non ti dà fastidio se faccio la strada con te?"

"No, penso di no. Ma i Mercanti ci vorranno con loro?"

"Se ne vedono la convenienza, sì."

"Ne hai già parlato al tuo gruppo o al Vecchio?"

"No, gliene parlerò stanotte stessa. Tu stammi vicino. Vuoi?"

"Sì, va bene."

Giunta la sera, dopo aver fatto tutto quello che gli competeva, Chuik parlò al Vecchio.

"Dopodomani arrivano i Mercanti, vero?"

Il Vecchio guardò fuori, verso le stelle: "Sì, dovrebbe essere fra due giorni."

Chuik annuì: "Vecchio, Mar e io andremo via con loro."

"Anche tu? Ci hai pensato bene?"

"Sì."

Il Vecchio Beyryl tacque a lungo, giocherellando con un filo d'erba fra le dita, assorto in chissà quali pensieri.

"Chuik, prima che tu decida definitivamente di andartene, e che lo comunichi anche al gruppo, vorrei che tu mi ascoltassi attentamente..."

"Ma io..."

"Potrei dire cose che ti fanno cambiare idea."

"Forse..."

"Mi vuoi ascoltare, allora?"

"Certo."

Il Vecchio accese un lume: "Venite. Tutti e due."

Uscirono e lo seguirono fin sulla piazza. Il Vecchio si accostò ad uno dei volti di pietra.

"Questo siamo noi Beyryl." disse, più rivolto a Mar che a Chuik, ma era chiaro che stava parlando per il ragazzo. "Sopra alla sua testa c'è un foro e dentro ci sono le ceneri di tutti i passati del nostro gruppo. Tra pochi cicli ci saranno anche le mie. Allora un altro dovrà diventare il Vecchio del gruppo al posto mio. Quando ero giovane ero come Chuik: questa città mi stava stretta e scomoda. Vedevo tutti i miei coetanei che, già al passaggio alla maggiore età, si sedevano, si adeguavano, perdevano la loro naturale curiosità, la loro voglia di cambiare tutto, di rifare tutto da capo: diventavano diversi. No, non ero io ad essere diverso, come dicevano gli altri, ma loro. Non si chiedevano più il perché delle cose... È il nostro tipo di vita che porta a questo, il nostro lavoro e forse è giusto che sia così.

"Pensai di andarmene... magari addirittura con i Predoni, pur di cambiare. Io, forse, ero persino più scomodo di Chuik, per il gruppo, e davvero pensavo di non poter resistere. Ma il Vecchio dei Beyryl di allora mi chiamò un giorno e mi disse di andare a parlare con il Separato, che mi aspettava. Io, meravigliato, andai. Questi mi raccontò una lunga storia e mi fece capire molte cose. Se una città di Agricoltori può vivere, questo era il succo del suo racconto, era perché c'è un Separato che è sempre un tipo diverso, strano, matto forse secondo il metro comune, ma la cui parola pesa nella vita del singolo Agricoltore più di quella di chiunque altro. Ma solo questo non basterebbe. Per la vita della città, per le decisioni fondamentali, la parola del Separato non pesa nulla. Hai visto anche tu: lui ha la bilancia, ma non le sfere. C'è bisogno allora che fra i Vecchi ci sia sempre un buon numero di 'diversi'.

"E lui, il Separato, aveva deciso che io sarei potuto diventare un buon Vecchio, utile al gruppo ed alla città, il giorno in cui il nostro Vecchio di allora fosse passato. Mi chiese perciò di avere pazienza, di aspettare, di resistere, di scaltrirmi nel dire le cose nel modo giusto e al momento giusto, non prima e non dopo. Quando il Vecchio si sente vicino al passaggio, chiede al gruppo di fare dei nomi per il suo successore. Il Vecchio ha sempre, fra i capi, almeno uno che lo stima. Allora può chiedere a questi di fare un certo nome. Poi l'elenco viene portato al Separato che fa incantesimi e fa decidere alla sorte il nome che deve uscire. Ma lui, il Separato, conosce mille trucchi e può far uscire un certo nome. Di solito sono nomi adatti.

"Così restai. Quando il Vecchio passò, il mio nome era compreso nell'elenco. Non si meravigliò nessuno, poiché avevo imparato a tacere ed a comportarmi 'bene'. Poi si fece il rito e si sorteggiò, in presenza di tutto il gruppo, seguendo il complesso cerimoniale del caso... ed uscì il mio nome. Ecco. Io vorrei che tu fossi il prossimo Vecchio, ne ho già parlato con il Separato ed anche lui è d'accordo. Ma se tu vai..." concluse rivolto a Chuik guardandolo negli occhi.

Il ragazzo taceva. Mar guardava tutti e due.

"Posso parlare anche io?" chiese Mar. I due annuirono. "Il Vecchio ha ragione. Mi sto rendendo conto anche io che se si vuole cambiare qualcosa bisogna farlo dall'interno. Ma è anche necessario che si abbia questa volontà, sennò è meglio lasciare tutto ed andarsene..."

Il Vecchio annuì: "Già, anche questo è giusto. Rifletti, Chuik, e domani mi darai una risposta."

Tornarono a casa e si misero a dormire.

Il giorno dopo Chuik confermò la sua decisione di partire e la comunicò al gruppo. Nessuno sembrò sorpreso, nessuno cercò di fargli cambiare idea.

Quando fu solo con Mar, Chuik gli disse: "Non me la sento, sai, di fermarmi. Il Vecchio è paziente e saggio... io no, non ancora per lo meno, ma credo che non lo sarò mai. Mi disapprovi, Mar?"

"No, forse fai bene. Comunque non serve, una volta presa una decisione, pensare ai se. Cerca di fare la tua strada meglio che puoi e poi... vada come vuole andare. Anche io non so ancora come andrà, ma vado avanti. Sbagli? Ne facciamo tutti e ne faremo sempre. L'importante, credo, è solo cercare di non farne."

Passò quella giornata e la seguente ancora. I Mercanti giunsero con un giorno di ritardo. La colonna fu segnalata dal castello. Si fermò fuori dal villaggio e si accampò. Cinque Mercanti disarmati si presentarono ai limiti di Campinuovi ed invitarono gli Agricoltori al loro campo per l'indomani.

Il giorno seguente i Vecchi ed i capi, accompagnati da uomini carichi di ceste di cibo e vari manufatti, scesero fino all'accampamento dei Mercanti, scortati da un gruppo di Armati.

Mar e Chuik li seguirono.


Pagina precedente
back
Copertina e indice
INDICE
8oScaffale
scaffale 8
Pagina seguente
next


navigation map
recommend
corner
corner
If you can't use the map, use these links.
HALL Lounge Livingroom Memorial
Our Bedroom Guestroom Library Workshop
Links Awards Map
corner
corner


© Matt & Andrej Koymasky, 1997 - 2008