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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL SECONDO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 3
LA CITTÀ DEGLI AGRICOLTORI

Il sole dardeggiava implacabile sulla piazza di Campinuovi. Il bianco delle pietre ed il marrone scuro del legno delle case formavano un quadro surreale. Mar si era messo in concentrazione vuota ed attendeva, immobile. Quando il sole fu allo zenit si sentì rimbombare una serie di suoni profondi: era simile al rombo di un grosso tamburo ma il suono era più secco e più variato.

Gli uomini nei campi lasciarono il loro lavoro ed abbandonarono i propri posti risalendo verso il villaggio. Nelle case incontrarono i Vecchi che parlarono loro del forestiero e mentre si disponevano a tavola per il pranzo, in tutte le case iniziò la discussione sull'opportunità o meno di ospitare lo sconosciuto.

In una delle case dei Beyryl la discussione era accesa. Il Vecchio aveva fatto pesare la sua decisione per accogliere Mar nella città ed ora insisteva con il suo gruppo sull'opportunità di ospitarlo in una delle loro case. Ma i vari capi-famiglia non sembravano ben disposti ad ascoltare il suo parere.

Solo il giovane Chuik continuava ad insistere che si accogliesse il forestiero, che era sciocco perdere una simile occasione e che se non si sbrigavano altri sarebbero arrivati prima... Ma Chuik era conosciuto da tutti come un tipo strano, un sognatore, e non era molto ascoltato. Anzi, se non fosse stato per la sua perizia nel lavoro e per la protezione del Vecchio, da tempo l'avrebbero allontanato dal gruppo.

Quella di Campinuovi era una società chiusa e statica che aveva raggiunto un suo equilibrio interno e che cercava di eliminare, o almeno neutralizzare ed evitare, qualsiasi novità che potesse turbare la stabilità del gruppo stesso. Chuik era sentito da molti del suo gruppo un po' come una minaccia. Il giovane infatti sembrava adattarsi male alle tradizioni e continuava a porre sempre domande, a fare proposte, a discutere su tutto con tutti.

Sua madre aveva più volte commentato il suo comportamento con severità: "È un sognatore, un letterato... ma con le parole non si mangia!"

Il Vecchio lo difendeva e lo teneva spesso presso di sé, cosicché nessuno aveva il coraggio di andargli contro troppo apertamente. Ma a poco a poco Chuik veniva isolato sempre più.

Mangiavano e discutevano sul forestiero con calma e con ponderazione, ma il ragazzo non stava più nella pelle. Ad un tratto si alzò, prese la sua ciotola di cibo e fece per uscire. Il capo Kribet balzò in piedi e bloccò col proprio corpo la porta.

"Quello che vuoi offrire non è il nostro cibo, perciò non vale." esclamò in tono deciso.

Chuik socchiuse gli occhi: "Possibile che nessuno di voi capisca quello che perdiamo? Se non sapete decidere voi, decido io!"

Il Vecchio alzò una mano: "Kribet ha ragione. Perciò, se tu vuoi offrire il tuo cibo, sarà ospite tuo e non del gruppo. Ciò significa che dovrai dividere con lui il tuo cibo, il tuo letto, il tuo spazio, il tuo tempo contro il volere del gruppo e ciò non è bene."

Il giovane annuì e cercò di nuovo di uscire.

Ma si alzò anche il fratello di Chuik: "Ehi, non puoi introdurre un estraneo nella nostra casa senza la nostra approvazione, anche se decidi di fare a metà di tutto con quel forestiero che fra l'altro né tu né nessuno di noi conosce. Come puoi dire di sapere che è bene averlo fra di noi, Chuik, senza neppure conoscerlo?"

Il giovane rifletté: "Ma non possiamo conoscerlo senza ospitarlo e tu dici che non possiamo ospitarlo senza conoscerlo. Così non si risolve nulla. Stiamo diventando come la pianta-spina che cresce su se stessa e si isola minacciando tutto e tutti con le sue spine!"

Il Vecchio approvò col capo: "Chuik in questo ha ragione, ma anche voi ne avete, di ragione... Ebbene, a questo punto dovete scegliere: o tutti e due o nessuno dei due!"

Il giovane capì che ora era stata messa in questione anche la sua permanenza nel gruppo. Prima o poi sarebbe dovuto accadere, lo sentiva, ed in un certo senso era lieto che fosse avvenuto per un qualcosa che, ai suoi occhi, era così importante. Certo però che, se il gruppo avesse deciso di allontanarlo, gli sarebbe anche sfumata la possibilità di conoscere lo straniero.

Perciò prese subito la parola: "Lasciatemi fare una prova. Se va bene, non ne sarete scontenti; se va male, me ne andrò dal gruppo col forestiero. E poi, per tutto il tempo che resterà in una delle nostre case, non vi costerà nulla, visto che sono deciso a dividere io la mia parte con lui."

Vecchio sorrise appena, guardandolo negli occhi. Poi si rivolse ai capi-famiglia.

"Mi sembra una proposta sensata. Non avete nulla da perdere e forse qualcosa da guadagnare, comunque vadano le cose. Io faccio pesare il mio parere positivo alla proposta di Chuik alzandomi in piedi. Adesso a voi far pesare i vostri."

Chi era d'accordo si alzò in piedi e chi non lo era sedette o restò seduto. Il Vecchio contò ad alta voce chiamandoli per nome.

"Bene, Chuik, ora puoi andare. Ma prima, aspetta, aggiungo il mio cibo al tuo. Ecco. Nessun altro vuole aggiungere il proprio cibo?"

Solo uno dei capi presenti porse la propria ciotola. Chuik uscì e corse il più velocemente possibile verso la piazza. Lo straniero era ancora seduto là, immobile e la sua ciotola era ancora vuota. Il giovane si fermò ansimante e lo guardò: lo straniero gli parve molto bello, aveva la pelle chiara, i capelli castani e lisci più lunghi al centro, che mostravano chiaramente l'acconciatura da labass; le sopracciglia erano fini e ben separate; gli occhi, leggermente a mandorla, erano color nocciola con pagliuzze d'oro; il naso era fine, le labbra dritte, il volto ben modellato con il mento leggermente segnato in centro.

A Chuik piacque subito. Gli si accoccolò davanti e vuotò il contenuto della sua ciotola in quella di Mar. Questi alzò gli occhi, incontrò lo sguardo vivace e sorridente del ragazzo e rispose al suo sorriso.

"Il mio nome è Mar Swooney... grazie..."

"Io sono Chuik, Chuik dei Beyryl. Sono contento di incontrare... Lui?" chiese incerto sul pronome da usare.

"No, non più, non sono più uno del Tempio, ormai."

"Oh, sì... di incontrarti, allora."

In quel momento altre due persone giunsero quasi contemporaneamente nella piazza, con una ciotola di cibo in mano.

Chuik si alzò e gridò, allegramente: "Siete in ritardo voi Foltz e anche voi Eriss. Lo straniero sta coi Beyryl!" I due si fermarono e Chuik proseguì: "Ma tu, Thon dei Foltz e tu, Joryst degli Eriss, sarete i benvenuti se qualche volta vorrete venire a parlare con lo... con Mar Swooney."

I due fecero un cenno di assenso ed uno gridò in risposta: "Grazie, Chuik, lo ricorderò."

Mar si alzò e il ragazzo gli fece cenno di seguirlo. Fianco a fianco si inoltrarono fra le case. Dalle finestre molti occhieggiavano in silenzio. Chuik si assestò il perizoma con aria di importanza, poi si rivolse a Mar.

"La gente del nostro gruppo potrà sembrarti strana, ma il Vecchio ed io saremo lieti di aiutarti in quello che possiamo. È tanto che non passa uno straniero da queste parti, se si eccettuano i Mercanti e qualche Artista. Ma io ho anche viaggiato un po', sai? Tu vieni da lontano?"

"Sì, da molto lontano."

"Molto bene! Avremo tempo per parlarne, se vorrai. Ho preso l'impegno col gruppo di dividere tutto il mio con te, perciò avremo tempo per stare assieme. Beh, per te forse sarà un po' scomodo perché non avrai una parte solo per te, ma... Ecco, da qui sono tutte case del nostro gruppo... Noi ora andiamo alla casa del Vecchio dove ci sono anche tutti i capi riuniti, oggi. Sei nuovo di queste parti?"

"Sì, e dovrete scusarmi se, non conoscendo le vostre usanze, spesso sbaglierò."

"Non ti preoccupare, ci sarò sempre io con te. Ma di', da dove vieni?"

"Dal Tempio di Shent il Meccanico, qui vicino..." Chuik lo ascoltava attento, "Ma là ho vissuto solo un mese. Prima..."

"Prima, che facevi?" gli chiese il ragazzo, interessato.

"Beh, prima ero nel villaggio degli Accoglitori e..."

"Allora sei un Accoglitore? Ma si dice che quelli non..."

"No no, io sono appena entrato. Gli Accoglitori mi hanno venduto agli Shentist."

"Ma allora sei uno nuovo, tu!"

"Sì..."

"Allora vieni da là fuori. Vieni davvero da lontano, tu!"

"Certo..."

"Per la terra fertile! Questa sì che è fortuna." esclamò sottovoce Chuik. Poi si accorse della gaffe: "Oh, scusa... per te è diverso... certo avresti preferito restare fuori da qui... non volevo..."

"Non importa, è la vita! Adesso comunque sono qui e va bene così."

"Va bene? Vuoi dire che non ti dispiace che ti hanno rinchiuso qui su Boar?"

Mar annuì: "Sono qui e... è tutto."

"Eppure dicono che i nuovi sono sempre scontenti. Tu sei diverso."

"Ognuno di noi è diverso, in qualche modo. E poi..."

"Sì, hai ragione. Anche io, dicono, sono diverso e perciò ti capisco. A volte è scomodo essere diversi ma a me non importa, non importa proprio. Sai, penso che staremo bene assieme, tu ed io."

"Sì, lo spero anche io."

Si fermarono davanti ad una delle case e Mar riconobbe sulla porta uno dei Vecchi che aveva visto sulla piazza, quello che per primo aveva votato per lui.

"Ecco lo straniero. Il suo nome è Mar Swooney." disse Chuik con una certa fierezza.

Il Vecchio annuì: "Ci siamo già visti. Questa è la mia casa, forestiero. Forse è l'unica aperta a te, qui a Campinuovi..."

"Oh no, anche i Foltz e gli Eriss stavano per invitarlo, ma abbiamo fatto prima noi!" disse Chuik allegro.

Il Vecchio abbozzò un sorriso: "Meglio così. Entra, dunque. Ah, Chuik, ho pensato che è meglio se tu porti il tuo letto qui da me, almeno finché lo straniero resta con noi. Ho già parlato con i tuoi e sono d'accordo. Vai subito a pendere la tua roba e sistemati da me. Tu, straniero, entra."

Chuik partì a freccia e Mar seguì il Vecchio nella casa. Era un ambiente unico, con un alto pilastro centrale che sorreggeva la punta del tetto ed otto altri, più bassi, torno torno, che reggevano le pareti. Dal centro della parete opposta alla porta fino al pilastro centrale c'era una bassa tramezza di leggere assicelle intrecciate.

Molta gente era seduta a terra attorno ad un lungo tavolo basso pieno di grosse ciotole e cesti colmi di cibo ed ognuno aveva davanti a sé una piccola ciotola da cui stava mangiando. Quando entrò Mar tutti smisero di mangiare e si girarono a guardarlo, senza alzarsi dal tavolo.

Mar pensò di salutare ma non conosceva le loro forme di cortesia perciò improvvisò: "Che la terra del vostro gruppo sia sempre fertile."

Uno dei presenti guardò verso gli altri e con ironia disse: "Che strano modo di salutare."

Il Vecchio intervenne subito: "È un saluto inconsueto ma molto bello e gentile. Questo uomo si chiama Mar Swooney e per qualche tempo dividerà il mio tetto. Ora, Mar, siedi con noi, posa la tua ciotola e ristorati. Dopo ci racconterai la tua storia."

Mar ringraziò ma vide che attorno al tavolo non c'era nessun posto libero e restò in piedi, indeciso. Un uomo di mezza età si scostò un poco. Mar ringraziò e fece per sedere ma vide che il Vecchio era ancora in piedi e si fermò guardandolo.

"Se spostate un po' i vostri culi pesanti, potrò sedere anche io!" tuonò il Vecchio.

Quello che s'era spostato rispose, con la bocca piena: "Questo posto è per te."

Il Vecchio non si mosse: "Swooney, siedi, ti cedo il mio posto."

Mar non si mosse: "Posso anche mangiare qui... siedi tu."

Il Vecchio tuonò ancora: "Caschi il tetto sulle vostre zucche! Tutti in piedi, allora!"

Si girarono tutti a guardarlo poi, ad uno ad uno si alzarono incerti. Il Vecchio prese la sua ciotola dal tavolo: "La mia ciotola è vuota, vedete, io ho già avuto la mia parte. Chi di voi vuole ancora abbuffarsi col mio cibo si riempia la ciotola e torni alla sua casa!"

Qualcuno si servì e tutti uscirono in silenzio. In quel mentre Chuik tornava, carico delle sue cose. Attese meravigliato che tutti fossero usciti ed entrò.

"Che succede, Beyryl?" chiese stupito al Vecchio.

"Niente. La casa era troppo piena, sono tornati a mangiare nelle loro case. Sedete, adesso, finalmente c'è posto per tutti e tre."

Mangiarono in silenzio, poi il Vecchio si alzò: "Abbiamo ancora poco tempo prima che sia dato il segnale di lavoro. Quando noi saremo nei campi, ti consiglio di restare qui in casa, Swooney. Se qualcuno entra lascia che faccia quello che deve fare e se ti parla rispondi solo se te ne va. Tu sei ospite di Chuik e mio e lui, e solo lui, risponderà per te. Sono scortesi, ma non cattivi e nessuno ti farà del male o ti disturberà. Non sono abituati agli estranei e in un certo senso non li amano, ma non hanno motivo di trattarti male, visto che sei stato accolto ufficialmente dai Beyryl. Al massimo ti potranno ignorare... tu fa' lo stesso."

Mar annuì e ringraziò.

Chuik parlò al Vecchio: "Se devo andare al lavoro, però, avrò ben poco tempo per parlare con lui..."

"Chuik, non puoi saltare il lavoro. Quel che è il tuo compito deve essere svolto da te."

"Sì, lo so. Ma solo per qualche giorno..."

"Un giorno o tanti, non cambia nulla. Il gruppo ti mantiene ed ha il diritto di pretendere che tu faccia la tua parte di lavoro. Certo che..."

"Che?" chiese subito Chuik.

"Beh, se il nostro ospite ti aiutasse a svolgere le tue mansioni, tu finiresti prima ed allora saresti libero e nessuno avrebbe nulla da ridire."

Il giovane guardò Mar con una muta richiesta negli occhi.

Questi rifletté un poco: "Voi mi date cibo ed alloggio e in qualche modo devo ripagarvi. Purtroppo non so nulla del vostro lavoro e non so se davvero sarò capace di aiutare... Ma se mi insegnate..."

Chuik s'alzò, felice: "Non è difficile, vedrai. Anzi, andiamo prima che suoni il segnale, così ti mostro quello che puoi fare. Tu, Beyryl, sei d'accordo?"

"Certo, certo, andate. Ci vediamo stasera, ragazzi."

I due giovani uscirono. Chuik, gli attrezzi di lavoro in mano, scese con Mar fino al suo posto di lavoro.

"Ecco, oggi io devo potare questo appezzamento di stramedhie. Io taglio, perché è più difficile, e tu raccogli i rami tagliati e li metti in questo cesto, bene in ordine, uno vicino all'altro. Stai solo attento a non spezzare dei rami, muovendoti con questo tuo strano vestito ingombrante."

Mar annuì. Le piante però erano molto vicine una all'altra.

Allora Mar propose: "Sarebbe forse meglio se mi tolgo questo telo di dosso. Solo che sotto non ho un perizoma, e..."

Chuik prese un coltello di ossidiana dal cesto: "Te ne posso fare uno tagliando una striscia dal tuo vestito, se vuoi."

Mar annuì. Sciolse la sacca che gli faceva da cintura e si sfilò il telo dalla testa restando nudo. Il suo corpo pallido contrastava con quello abbronzato del giovane Agricoltore, ma in quanto a muscoli non aveva nulla da invidiargli. Chuik ripiegò un lembo del telo azzurro e ne tagliò una striscia larga un palmo per tutta la lunghezza.

Ne porse un estremo a Mar: "Tieni ferma questa parte col mento contro il petto."

Mar eseguì. Chuik gli fece passare la striscia fra le gambe con una mano mentre con l'altra gli sistemava i genitali. Mar ebbe un lieve soprassalto al fresco ed intimo contatto di quella mano, per altro piacevole. Da quando era stato nella Casa dei Piaceri era la prima volta, a parte Chanul, poi il suo Njeiry, che uno del suo o dell'altro stesso sesso gli toccasse il membro, ma Chuik procedeva con tale spontanea semplicità che Mar si dette dello sciocco e si rilassò.

Il ragazzo gli passò la striscia di tela dietro e prese ad attorcigliarla, quindi la sollevò, gliela fece passare su un fianco, attorno alla vita e la infilò di nuovo dietro sotto la parte attorcigliata tirando ed intrecciandola. Poi fece ricadere giù la parte tenuta col mento, passò anche questa fra le gambe di Mar, ne attorcigliò l'estremità e la bloccò di dietro intrecciandola con l'altra.

"Ecco fatto. Ora hai anche tu un perizoma come il mio. Adesso piega il telo e mettilo con la sacca in fondo al cesto. Possiamo cominciare."

Il ragazzo iniziò a potare le piantine di stramedhie, una dopo l'altra, con piccoli e secchi gesti esperti. Mar lo seguiva col cesto e vi metteva dentro i rametti in ordine come gli era stato spiegato. Curvi sulle piante, andarono su e giù per il vasto campo. Erano già alla terza fila quando suonò l'inizio del lavoro e dal villaggio sciamarono verso i campi tutti gli Agricoltori con i loro attrezzi in una mano e ceste o brocche nell'altra ed ognuno si recò al suo posto ed iniziò a lavorare.

I due giovani progredivano affiancati, a ritmo sostenuto. Mar faceva molta attenzione a come si muoveva per non rovinare le piante. Chuik invece procedeva con movimenti sicuri, senza mai sfiorare per errore una sola pianta, benché fossero fitte. Mar cominciò a sudare. Erano a metà dell'ottava fila e già sentiva le reni indolenzite per la posizione curva a cui non era abituato. L'altro procedeva instancabile. Mar resistette e continuò il suo lavoro.

Di tanto in tanto guardava i campi che digradavano verso il fiume. Vedeva uomini e piante tremolare per l'effetto dell'aria calda che s'alzava dal terreno. Il sudore, sempre più copioso, gli scorreva fra le sopracciglia e gli irritava gli occhi; poi colava lungo il naso e sulle guance, giù per il mento, il collo ed il corpo. Era una sensazione fastidiosa ma lui continuava, passandosi di tanto in tanto il dorso di una mano sulla fronte e sulle sopracciglia. Sembrava quasi che Chuik non sudasse: una sola goccia gli brillava nelle basette.

Giunti alla diciottesima fila, Chuik si rizzò: "Aspettami qui, vado a prendere la nostra porzione di veltik."

Si allontanò a grandi passi, saltò il canaletto di irrigamento e prese da una pietra una brocca. Tornò da Mar e sollevò la brocca.

"Apri la bocca e non farne cadere. Ho diritto a quattro versate, perciò due sono per te e due per me."

"No, bevi prima tu, così vedo come si fa."

Chuik annuì, girò il pomello tondo verso di sé, inclinò la brocca poi la drizzò di nuovo. Dal foro sotto il pomello scaturì un getto di liquido verde trasparente che cadde dritto nella bocca aperta del ragazzo. Questi deglutì tre volte poi ripeté l'operazione.

"Ecco fatto. Adesso tocca a te. Io verso, tu sta' pronto."

Mar rovesciò la testa indietro ed aprì la bocca. Un getto liquido gliela riempì e bevve. Aveva un gusto forte e lievemente frizzante.

"Che cos'è?"

"Veltik. Fa bene, disseta e dà energia."

"Sì, ma cos'è?"

"È succo di vellen fermentato. Non ne hai mai bevuto?"

"No. Se se ne beve molto, fa male?"

"Se uno vuota la brocca da solo e in fretta può anche far male. Gira la testa e si fanno cose strane, a volte viene da vomitare, si resta svegli per più giorni con dolori di stomaco e di testa... Ma la dose giusta invece fa molto bene. Dai, bevine un altro getto!"

"Non so... Forse è meglio che lo beva tu. Io non ci sono abituato, forse è meglio che io beva acqua al rivo."

"Oh no, l'acqua è solo per le piante e gli animali e poi fa sudare. Un uomo beve altro... sennò tutti lo prendono in giro."

"Beh, non importa. Io per ora non bevo più."

Chuik fece spallucce e bevve un terzo getto, poi riportò la brocca a posto. Mar notò che diverse persone li stavano osservando.

"Forse hanno paura che beviamo più di ciò che spetta a Chuik..." pensò.

Infatti, appena il ragazzo posò la brocca, gli altri si chinarono di nuovo dedicandosi al loro lavoro.

Il liquido cominciava a fare effetto su Mar, che si sentì un po' meglio. Il ragazzo tornò e ripresero il lavoro. Le file si susseguivano alle file e sembravano interminabili. Il sole continuava nella sua corsa e le ombre giravano a poco a poco. Mar si voltò a guardare il lavoro già fatto. Il Vecchio Beyryl stava controllando fra le piante, chinandosi di tanto in tanto a guardare più da vicino. Mar riprese a raccogliere i rametti tagliati e ad infilarli nella cesta, ormai piena per metà.

Pensò che, alla sua età, aveva già cambiato diversi lavori e sorrise all'idea: era già al sesto. Ad un tratto la luce diminuì. Alzò sorpreso lo sguardo al cielo: una singola, piccola nube aveva coperto il sole e risplendeva come un gioiello di lumivetro sul fondo violetto limpido del cielo. La nube solitaria si spostò ed il rosso sole di Boar riapparve, fulgido. Mar riprese il lavoro di buona lena.

Era piacevole lavorare immersi nella natura, anche se era fisicamente pesante.

"È un bel lavoro, questo." disse a mo' di conclusione dei suoi pensieri.

Chuik continuò a lavorare e senza guardarlo chiese: "Dici? A me sembra sempre così uguale, così monotono. Vorrei cambiare... ma questo è il mio lavoro, il solo che so fare bene."

Mar pensò che forse a lui quel lavoro piaceva più per la novità che per altro e si chiese se dopo un mese o un anno o una vita sarebbe ancora stato dello stesso parere. Guardò le mani del ragazzo muoversi sicure in piccoli gesti identici, poi guardò il suo bel volto. Sembrava felice, o per lo meno sereno.

"Eppure sembra che questo lavoro ti piaccia..." insisté allora.

"Beh, né sì né no. Va fatto e lo faccio. È tutto."

Mar annuì e continuò a raccogliere i rametti. "Ma tu fai solo questo, o fai anche altri lavori?" gli chiese.

"Dipende... il lavoro cambia con le stagioni. Nella stagione morta si devono aggiustare attrezzi, si deve aiutare a riparare le case o a farne una nuova, tessere la tela, preparare le provviste da conservare... beh, un sacco di cose diverse, insomma. A me piace molto scolpire."

"Tutti tessete e scolpite?"

"No, ognuno è specializzato: c'è chi tesse, chi scolpisce, chi modella vasi... ognuno fa qualcosa di diverso, solitamente."

"E come vi dividete i lavori?"

"Quello che serve e che uno sa fare meglio, più o meno. Ma adesso vediamo di finire il lavoro di oggi, poi potremo parlare finché vuoi."

Ripresero la potatura. A Mar ora le reni facevano veramente male.

"Ehi, Chuik, il cesto è pieno..."

"No, spingi in giù. C'è la tua roba in fondo che prende spazio. Dobbiamo ancora fare quelle file e poi, per oggi, possiamo smettere. Col tuo aiuto finiremo abbastanza prima."

Mar guardò il pezzo di campo indicato dal ragazzo e si sentì male: gliel'avrebbe fatta? Spinse in fondo i rametti ed il livello nel cesto si abbassò. Tese i muscoli del torso due o tre volte.

"Stanco?" gli chiese il ragazzo guardandolo.

"Un po'... andiamo avanti, comunque."

Continuarono. Mar sentiva l'odore pungente della linfa che s'accumulava sui tagli dei rami, l'odore piatto della terra, quello acre del suo corpo sudato. Erano odori nuovi, come tutto per lui su Ross, ma non sgradevoli.

Fecero una seconda sosta per bere il veltik e questa volta Mar ne accettò due getti e ne approfittò per tendere e rilassare tutti i muscoli del corpo ad uno ad uno. Il liquido era veramente un tonico e Mar riuscì a portare a termine il suo lavoro con Chuik.

"Ecco fatto. Fino all'ora di cena siamo liberi. Dopo dobbiamo solo pulire le case poi siamo liberi fino a domani mattina. Dammi il cesto, che torniamo."

Risalirono al villaggio, passarono fra le case, traversarono la piazza e furono davanti alla grande costruzione centrale. Qui Chuik prese uno dei rametti e lo depose su una pietra concava, sopra ad un mucchietto di foglie, frutta, radici e bacche secche, quindi guardò verso il cielo, poi verso terra e batté tre volte le mani. Entrarono nella costruzione. Dentro c'erano file e file di grandi ceste, cassette di legno e capaci vasi di coccio.

Chuik tolse il contenuto del loro cesto e lo sistemò a mazzetti compatti in un grosso bacino di pietra dove già c'erano altri rametti appassiti o secchi, pareggiando il tutto con le mani. Quindi coprì il bacino con un asse di legno lavorato ed uscirono di nuovo.

"A che servono quei rametti?" chiese Mar.

"Per fare palle di backal."

"Cos'è e a che serve?"

"Si fanno seccare bene i rametti di stramedhie come quelli che abbiamo portato, poi si tritano con una macina, poi si mescola la polvere che si ottiene con resina di backum e si fanno sfere grosse come un pugno che si mettono a seccare all'ombra. Quando sono secche sono un ottimo combustibile per cuocere i vasi di terra, per cucinare e per riscaldare le case in inverno."

"È per questo che coltivate lo stare..."

"Lo stramedhie? No no, non solo. Fa anche dei frutti molto buoni, per questo bisogna potarlo bene prima che fiorisca. Il frutto è molto apprezzato e i Mercanti lo comprano volentieri. Se è una buona annata ci si guadagna bene, se non è distrutto dalla grandine o dai virchi."

"Cos'è la grandine e cosa sono i virchi?"

"Da dove vieni tu non ci sono?"

"Non lo so, non li ho mai sentiti nominare."

"La grandine sono chicchi di ghiaccio che cadono dal cielo."

"Ghiaccio? Dal cielo?"

"Sì, come pioggia gelata, ma molto più grossa. Non c'era pioggia sul tuo pianeta?"

"Sì, quando l'ufficio meteorologico decide che cada, i satelliti la fanno cadere. Ma ghiaccio, poi! A che serve?"

"Vuoi dire che sul tuo pianeta piove solo quando volete voi?"

"Su tutti i pianeti civili è così: cade quando e dove serve, logicamente."

"Ma va, mi prendi in giro!"

"No no, ti assicuro. È la tecnologia, capisci?"

"Mah, sarà la tecnomagia come dici tu..."

"Tecnologia, non magia. E i virchi?"

"Oh, quelli sono insetti che nascono nella stagione calda e che sono ghiotti di stramedhie e di alcune altre piante. Arrivano a volte a migliaia e migliaia, strisciando, e se non si sparge la polvere di pelt tutto attorno ai campi, il raccolto è perso in poche ore."

"Ma con la polvere che hai detto si possono fermare, no?"

"Sì, ma costa cara e non sempre riusciamo a comprarne abbastanza dal Tempio di Shent. Adesso pare che gli Shentist stanno studiando un modo per non far più nascere i virchi... fosse vero! Ma gli Shentist parlano, parlano... oh, scusa, tu eri uno di loro..."

"Non fa nulla. Ero, appunto."

Erano tornati nella casa del Vecchio Beyryl. Mar aprì il suo telo e si stese a terra, sfinito.

"Stanco?"

"Sì. È che non sono abituato a questo tipo di lavoro."

"Allora forse non hai tanta voglia di parlare, adesso..."

"No, sono stanchi muscoli e ossa, ma lingua e cervello no!" rise Mar.

Chuik gli sedette accanto e continuarono a parlare. Mar raccontava della Galassia e Chuik del suo villaggio e delle loro usanze.

La pelle di Mar era arrossata e sentiva uno strano calore addosso.

"Mar, quando sei arrivato qui avevi la pelle bianca come quella di un Mercante, ora invece è rossa come quella di un neonato... è strano."

"Già! E mi sento tutto caldo come se avessi la febbre... e mi sento a pezzi, sfinito. Ma a parte tutto quello che non va... sto bene."

Chuik rise e gli posò una mano sulle spalle che erano più arrossate: "Ma tu scotti davvero! Sarà meglio che andiamo dal Separato. Vieni, forse lui sa cosa hai e se si deve fare qualcosa."

Chuik prese dal suo sacco un manico da coltello di legno scolpito ed uscirono. Quando giunsero sulla piazza, il Saggio stava battendo la fine del lavoro su una grossa sfera di legno cava, tagliata per mezza circonferenza da una larga fessura, con due bastoni con una estremità coperta di corda intrecciata. A seconda di dove batteva ne traeva note diverse, tutte basse e prolungate. Era quello il suono simile ad un rullo di tamburo che Mar aveva già udito.

Si recarono ai piedi della scaletta che saliva alla piattaforma della casa del Separato.

Chuik batté le mani e gridò: "Chuik dei Beyryl chiede ascolto ed aiuto!"

Dall'interno della casa giunse una voce strana: "Che offri perché io esca?"

"Un manico da coltello che ho scolpito io stesso."

Una figura uscì dall'ombra della casa: era l'apprendista del Separato, un ragazzo dell'età di Chuik, vestito con il classico perizoma marrone, ma con la corona di bacche rosse sul capo.

"Il Separato tornerà presto. Sali ed attendilo sulla piattaforma."

"Siamo in due, apprendista."

"Ma hai portato un solo dono?"

"Sì, perché la domanda sarà una sola."

L'apprendista si grattò la testa: "Non è il forestiero, quello?"

"Sì, è proprio lui."

"Salite, poi si vedrà."

Si arrampicarono su per la scaletta verticale, salirono sulla piattaforma e sedettero sul bordo, le gambe penzoloni in fuori. Mar ne approfittò per guardare meglio la casa del Separato. Le colonne erano scolpite, come al solito, ma con disegni più fitti e minuti e non colorati. Sugli stipiti invece non vi erano decorazioni ma solo caratteri incisi.

Mar lesse: "Bokerry I, 3 giri e due anni - Starmel II, 2 giri e un anno - Vortha III, 5 giri e un anno - Pukaly IV, ..............."

Si rivolse a Chuik e chiese: "Pukaly è l'attuale Separato?"

"Sì, certo."

"E da quanto è qui?"

"Da quasi due giri."

"Ma allora, centodiciotto anni fa non c'erano Separati?"

"No, certo."

"E perché?"

"Non c'era neanche la nostra città."

"E come fu fondata?"

"Come tutte le altre. Un'altra città era troppo piena, stava già per arrivare ai diecimila abitanti, allora ne sono usciti dieci gruppi, sono andati a Primcastello a chiedere Armati, poi hanno cercato un buon terreno incolto e si sono fermati."

"Dieci gruppi? Cioè quante persone?"

"Nel nostro caso erano esattamente novantasette adulti, senza contare i piccoli che erano trecentoventuno, se ricordo bene le storie."

Continuarono a parlare della storia del villaggio, finché arrivò Pukaly il Separato. Questi accettò l'offerta di Chuik, poi esaminò la pelle di Mar.

"Non sei malato, ma sei in pericolo." sentenziò.

"In pericolo? Perché?"

"Il sole ti ha messo gli occhi addosso, si è invaghito di te e ti vuole fare suo. Perciò stai diventando rosso anche tu e caldo. Se non vuoi che rapisca il tuo spirito, hai due sole soluzioni: o nascondi il tuo corpo in modo che non possa vederlo, carezzarlo, come fanno i Mercanti ed altri, o lo rendi sgradevole al sole. Vedi, i corpi di noi Agricoltori non piacciono al sole perché sono del colore della terra fertile. Perciò, se vuoi, posso aiutarti, ma devo farti un incantesimo per farti appartenere alla terra."

Mar annuì. Non credeva ad una sola parola di quanto detto dal Separato, ma era curioso di vedere che cosa avrebbe fatto. Congedato Chuik, il Separato fece entrare Mar nella casa. Questa era un ambiente unico, costruita con i soliti nove pali ma senza la bassa tramezza interna e con una sola porta ed una sola finestra. Alle pareti c'erano file e file di mensole colme di scatole, vasetti, ciotole, anfore e contenitori di ogni sorta. Strani odori contrastanti e penetranti impregnavano ogni cosa. Sul pavimento c'erano casse di legno incastrato e scolpito, con strani oggetti appoggiati sui coperchi.

Il Separato prese un grosso telo della solita tela marrone e lo stese in terra.

"Togliti il perizoma e sdraiati qui." disse.

Pose tutto attorno al corpo nudo di Mar nove ciotole piene di un denso liquido oleoso, giallastro. In ogni ciotola mise a galleggiare un dischetto di legno con sopra inciso il simbolo del sole e con un foro attraversato da un pezzetto di corda. Quindi prese una doppia placca di legno incernierata e la chiuse con un colpo secco facendone scaturire alcune scintille con cui accese la cordicella di una delle ciotole. Una dopo l'altra, con lo stesso sistema, accese anche tutte le altre.

Quindi fece scendere una pesante tenda che chiuse sia la porta che la finestra. Le fiammelle tremule riempivano tutta la stanza di misteriose ombre guizzanti.

"Tu sei circondato dal sole, sei minacciato, non puoi fuggire." spiegò il Separato.

Iniziò allora un canto su una nota altissima. Era una serie di parole apparentemente prive di senso, ritmate e tremule. Il Separato iniziò a muoversi lentamente con ondeggiamenti sempre più ampi e veloci al di fuori del perimetro di tremule luci. Gradualmente fu tutto un parossismo di note e di movimenti. Mar guardava, affascinato. D'un tratto il Separato si tolse la tunica e la gettò in un angolo della casa, nel buio. Si avvicinò allora strisciando ad uno dei lumini e con uno scatto rapido, con indice e pollice, lo spense, ritraendosi poi veloce.

Prese un vaso di pietra, vi versò una specie di terra nera che tolse da un sacco. Prese la ciotola spenta, ne tolse il dischetto con il carattere del sole che chiuse in una scatola di legno e versò il liquido oleoso nell'ampio vaso. L'apprendista prese il vaso fra le gambe e le braccia, accovacciandosi a terra ed il Separato, con un bastone dal capo arrotondato, iniziò a pestare e mescolare il tutto fino a raggiungere un'omogenea consistenza cremosa.

Mentre pestava a ritmo sussurrava una nenia lenta con note bassissime, contrappuntata da bassi eco emessi dall'apprendista. Poi posò il vaso al posto della ciotola che aveva spento, riprese il primo canto su note alte e la danza, mentre l'apprendista si ritraeva nell'oscurità. Ripeterono tutto il cerimoniale, esattamente come prima, fra parossismi di danza e note acute, e basse nenie lente, finché anche l'ultima ciotola fu spenta e si trovarono nel buio più completo.

Mar li sentì vicino a lui. Nonostante fossero al buio, poté sentire i loro occhi fissi sui suoi.

La voce del Separato chiese: "Sei certo di non voler appartenere al sole?"

Mar si sentì sussurrare, con voce strana: "Sì, vai avanti."

Il Separato allora iniziò a recitare strane formule e Mar sentì le punte delle dita dell'uomo spalmargli il corpo e massaggiargli la pelle con la fluida crema, con gesti misurati e precisi, quasi ci vedesse perfettamente. Ogni gesto era accompagnato da brevi formule cantilenate in una strana lingua incomprensibile.

Mar provò subito un immediato senso di benessere e di refrigerio sui punti trattati e massaggiati ma anche una certa eccitazione sessuale impadronirsi di lui a quei toccamenti. Il Separato continuò infaticabile, centimetro dopo centimetro. Mar si sentì sprofondare gradualmente in un senso di irrealtà e di sospensione. Gli sembrava di star levitando, di fluttuare nell'aria, quasi come quando si è in caduta libera nello spazio.

Il Separato girava, voltava il suo corpo in modo di non lasciare scoperto neanche un millimetro della sua pelle. Poi sentì i corpi nudi del Separato e del suo assistente sfregarsi contro il suo e le loro erezioni premergli addosso. Si sentì al tempo stesso imbarazzato ma eccitato, non sapeva che fare e decise di rimanere immobile.

Il rito durò a lungo. Quando cessò e l'assistente tolse la pesante tenda, dalla porta entrò solo la luce delle lune. Allora l'assistente prese un'anfora cilindrica, vi versò acqua e la chiuse con un grosso tappo di legno traversato da un'asticciola. Mosse dentro e fuori l'asticciola più volte, poi tolse un minuscolo tappo sul davanti dell'anfora e con il marchingegno delle scintille batté una sola volta. Improvvisa s'accese una lunga fiamma bianchissima, simile ad un dito abbagliante. La casa era ora ben illuminata. Mar batté le palpebre per abituarsi a quello strano bagliore sibilante.

Il Separato prese un bruciatore, lo accese e vi versò una polvere. Subito si alzarono dense volute di fumo bianco fortemente odoroso. Il Separato ed il suo assistente si accoccolarono accanto al brucia-profumi ed iniziarono a cantare un inno a botta e risposta con parti a due voci, mentre prendevano grandi manciate del fumo profumato e lo sospingevano con gesti lenti e solenni sul corpo di Mar.

Questi non vedeva nulla scendere dalle mani dei due ma i movimenti erano eloquenti. Il profumo era via via più intenso e Mar ne respirò ondate sempre più fitte. I due continuavano imperterriti e Mar si sentì sprofondare nel sonno.


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