Appena Lo Shentist fu uscito, nella casa scoppiò un gran bailamme.
"È andata bene, è andata bene!"
"Fai toccare... 2.1.4. più del doppio!"
"Sì, ma adesso devo comprare dal Mercante per 1.0.10." borbottò scontento Otono.
"Beh, abbiamo bisogno di tante cose, e poi il cibo per quelli dietro la Porta e comunque ne restano 1.0.10 per noi. Siamo stati fortunati, stavolta!"
Mar li guardava divertito.
Germ gli si accostò: "Anche tu sei fortunato. Con gli Shentist si sta bene, dicono. Mi sarebbe dispiaciuto se ti avesse comprato il Mercante."
Mar lo guardò: "Quando si è comprati, un padrone vale l'altro."
"Oh no! Se lo Shentist ha speso tanto per te, vuol dire che non ti farà fare il servo. Che poi anche i servi stanno bene, nei Templi. I Mercanti invece sono astuti e duri... e non mi piaceva come ti guardava quello. Poteva forse andarti meglio se ti comprava l'Artista, ma quelli sono pitocchi."
"Dimmi, è lontano il Tempio in cui mi porterà?" chiese Mar.
"Non ne ho idea."
"E dimmi... perché con lo Shentist parlavate come se fosse un'altra persona?"
"Cosa vuoi dire?"
"Sì: invece di dire tu, dicevate lui, come se parlaste di un altro."
"Così si usa. Dicono che uno Shentist non è uno come noi, che diventa un altro... perciò, penso, si dice lui e non tu. Ma io non lo so."
In quel mentre tornò lo Shentist seguito da un uomo vestito dello stesso tessuto cyan, ma che indossava solo uno scapolare lungo fino a metà coscia, fissato alla vita da una cintura dello stesso colore.
"Scioglietelo." ordinò lo Shentist.
Mar fu liberato e di nuovo si sgranchì le gambe. Il servo dello Shentist gli si avvicinò e lo rivestì con uno scapolare uguale al suo, gli cinse i fianchi con una cinghia, poi gli pose di nuovo la corda al collo, lasciandogli però mani e piedi liberi e lo condusse con sé. Lo Shentist li seguì.
Mar guardò ancora i membri di quella strana famiglia che l'aveva ospitato e venduto.
Li salutò con un timido: "Gudivin a tutti." come aveva sentito fare.
Tutti scoppiarono a ridere ma risposero con un coro di allegri: "Gudivin."
Giunsero fino alla piazza. Qui c'era una confusione di gente di tutti i tipi che parlava animatamente e di Mercanti con le loro merci esposte. Lo Shentist arrivò al centro della piazza dove c'erano altri due servi. Con un cenno li chiamò e questi si posero subito ai fianchi del loro padrone. Questi due avevano appeso alla cintola uno strano aggeggio di legno duro, a forma di tanti tubi sovrapposti nel senso dei loro diametri, con scanalature a lato. Ad una estremità c'erano alcuni bastoncini dritti, di un legno diverso, legati alle due estremità da una cordicella che passava attraverso le scanalature. Mar pensò che potessero essere strumenti musicali.
I cinque si diressero verso l'uscita del villaggio. Qui giunti si fermarono e gli Accoglitori aprirono uno stretto passaggio nella porta. Usciti dal villaggio, lo Shentist estrasse due bastoncini da una manica e li batté uno contro l'altro più volte in uno strano ritmo. Dalle siepi sbucarono subito fuori altri otto servi: due di questi portavano una specie di mezzo cesto con dentro alcuni cuscini e due lunghe aste ai lati. Lo Shentist vi sedette dentro e gli posero sopra un altro grande cesto capovolto con una serie di piccoli fori tutto attorno, che lo ricopriva completamente.
A Mar venne voglia di ridere nel vedere quell'uomo messo in quella specie di scatola, ma restò serio. La corda al collo di Mar fu fissata ad una delle due aste. Poi quattro uomini sollevarono il cesto prendendolo per le aste. Gli altri si disposero ai due lati e quello che aveva accompagnato Mar apriva il corteo. Dal cesto provenne un secco colpo dato con i bastoncini e tutti partirono a passo di corsa.
Mar per poco non ricevette uno strattone al collo e subito si mise al passo con gli altri anche se procedeva con una certa fatica. Presto furono lontani dal villaggio. Gli alberi si diradavano e Mar poté vedere che stavano scendendo verso la riva del mare. Qui c'erano diversi natanti in attesa, alcuni grandi e robusti, altri piccoli, ancorati in tante insenature naturali. Un'imbarcazione di media grandezza aveva due vele cyan, dello stesso colore dell'abito dello Shentist e dei suoi uomini e Mar capì che doveva trattarsi della barca su cui sarebbero saliti.
Era un piccolo due alberi dalla linea snella ed affusolata. A bordo si vedevano muovere altre piccole figure azzurre. Mar pensò che anche i suoi uomini nella Guarnigione, nelle sue due Residenze e nell'Ufficio usavano una livrea azzurra e bianca, questo azzurro era però più intenso.
A Mar, a causa del passo svelto e senza calzature, cominciavano a far male i piedi. Gli uomini dello Shentist sembravano non avvertire minimamente le asperità del terreno. Mar notò anche che la cesta non dondolava e procedeva senza sobbalzi, con un che di morbido. Gli uomini erano tutti con il capo completamente rasato ed il volto glabro. Sulla fronte recavano un segno cyan a forma di cerchio.
La strada ora scendeva in stretti tornanti, digradando verso la spiaggia. Due tornanti più sotto di loro c'erano cinque uomini con le ampie palandrane che stavano discutendo animatamente, accompagnati da altri cinque con la loro stessa acconciatura ma con una corta tunica ed un complicato bastone appoggiato su una spalla. Questo bastone da una parte aveva un grosso nodo con acuminate punte sporgenti a semisfera, una delle punte più lunga e robusta delle altre, e dall'altra parte del nodo sporgeva qualcosa di piatto a forma di triangolo isoscele, piantato per la punta nel nodo e con il lato esterno visibilmente affilato. Nel complesso pareva un'arma temibile.
Inoltre portavano a tracolla due corde arrotolate: una era legata ad un bastoncino, l'altra aveva legate alle due estremità due grosse pietre forate. Mar si chiese se anche quelle fossero armi e come potessero essere usate. Accanto a loro erano posati cinque grossi fagotti e c'erano due schiavi ben legati. Mar rifletté che per girare così ben armati, il cammino non doveva essere tanto sicuro.
Li superarono, sempre a passo di corsa, mentre i Mercanti si facevano di lato per lasciarli passare e si inchinavano. Mar notò che, benché fossero tutti grassocci, i corpi di quelli senza palandrana apparivano robusti e solidi, forse un po' tozzi ma non veramente grassi.
Superarono poi un tizio isolato vestito con serie di teli di vari colori legati ad un anello attorno al collo. Questi si tirava dietro uno degli esiliati, con la corda al collo e le mani legate dietro ma con i piedi liberi. Mar riconobbe in lui un giovane sui diciotto anni standard, di bella presenza, che aveva cantato e danzato molto bene il giorno prima durante la festa. Il giovane aveva un'espressione sconvolta e seguiva il suo padrone come un cane bastonato. Mar lo guardò e ne provò pena.
Procedettero per il loro cammino. Ormai erano quasi sulla riva del mare. Mar respirò a fondo e guardò con gli occhi socchiusi il riverbero del sole sull'acqua. Era una sinfonia di colori incredibili, striature tinta pastello che andavano dal color malva vicino alla riva ad un turchese che sfumava gradatamente in rosa poi in viola scuro al largo. Il tutto era animato da miriadi di riflessi d'argento, da scintille palpitanti. Man mano che scendevano le tinte del mare si fondevano, le scintille s'infittivano e si univano, formando un unico, luminoso nastro.
Il gruppo in cui era Mar si stava avvicinando all'imbarcazione che si stagliava ora controluce. A bordo si vedevano rapide silhouette passare indaffarate nei preparativi della partenza. Piccole onde si rincorrevano lambendo il fasciame e frangendosi sulla riva. Dalla nave risuonò un ritmo di legnetti battuti ed alcuni uomini si fermarono e guardarono verso la riva. Vista la portantina dello Shentist, si precipitarono a poppa e calarono fino a riva una lunga passerella rinforzata, che cadde con un tonfo sulla sabbia umida.
Poco dopo il piccolo corteo imboccava, sempre a passo svelto, la passerella e saliva a bordo. Mentre questa veniva tolta, Mar si passò la pianta di un piede sul polpaccio dell'altra gamba cercando di lenire l'indolenzimento dovuto alla rapida marcia e si guardò attorno.
Non aveva mai visto un natante come quello, interamente costruito in legno giallastro, con le giunture perfettamente connesse e rifinite. Notò che tutto era stato costruito ad incastro, senza usare un solo chiodo. L'impiantito, liscio e lucido, pareva quasi uno specchio.
Gli uomini della nave si erano disposti su tre file davanti alla portantina ancora chiusa ed uno di loro, con lo scapolare lungo fino alle caviglie ed una striscia di corti capelli dalla fronte alla nuca, batté due legnetti. Due uomini ai fianchi della portantina sollevarono la parte superiore del cesto e lo Shentist s'alzò in piedi.
Tese le braccia unendo le mani a libro e tenendole alte, intonò: "Shent vi illumini e vi protegga."
Tutti allora portarono le mani a libro sulla fronte e risposero in coro: "La luce di Shent è in lui."
Una leggera brezza faceva sventolare le vele e gli scapolari degli uomini, provocando un senso di sfarfallio di tutta quella tela cyan.
Lo Shentist si indirizzò all'uomo con lo scapolare lungo: "Eccoci tornati a bordo, labass Klune. Dai ordini ai servi per la partenza. Poi dai da mangiare a questo servo, rasagli il capo e portalo da me."
"Come Lui comanda, Shentist Phyujel."
Lo Shentist si avviò a passo svelto verso il centro della nave e scomparve scendendo una scaletta. Quello chiamato Klune prese due legnetti che gli pendevano dalla cintola e cominciò a battere una serie di ordini. Subito gli uomini si misero al lavoro, tesero le vele, tirarono a bordo una grossa pietra legata ad una gomena e la nave lentamente cominciò ad allontanarsi dalla riva.
Quindi Klune fece un cenno a Mar che lo seguì e scesero per un'altra scaletta parallela a quella imboccata dallo Shentist. Giunsero in un'ampia sala con due pareti dritte, una curva in verticale ed una curva in orizzontale. Sulla parete curva in verticale c'era una serie di feritoie in alto, protette da robusti vetri, da cui filtravano raggi di sole. Sulle due pareti dritte c'erano quattro porte e su quella curva in orizzontale una quinta porta.
Il labass disse a Mar, indicando un basso sgabello a tre piedi divaricati: "Siedi ed attendi." ed uscì da una delle porte della parete dritta di fronte alla scaletta.
Dopo poco rientrò seguito da un servo. Questi tolse la corda dal collo di Mar, poi gli spalmò una crema gialla sui capelli, ci versò poche gocce d'acqua e cominciò a sfregarli con le dita. Mar lasciava fare, incuriosito. La sua sorpresa aumentò quando s'accorse che dai capelli gli stava scendendo sulla fronte una morbida schiuma bianca. Poi il servo aprì un bell'astuccio di legno istoriato e ne trasse una lunga lama di vetro nero che portò sul capo di Mar. Questi sentì una lieve pressione, poi sentì la lama scorrere leggera sulla pelle della sua testa come se non ci fossero capelli, e li vide cadere a ciocche assieme alla schiuma. In breve la sua testa fu completamente rasata.
Il servo prese un panno bagnato ed asportò tutta la schiuma rimasta sulla sua testa. Mar vi passò una mano e sentì, al posto dei capelli, una calotta di pelle liscia. Il servo ripulì tutto, ripose gli attrezzi ed uscì.
Il labass Klune nel frattempo s'era seduto di fronte a Mar. "Hai fame?" gli chiese.
"Sì, è da ieri sera che non mangio."
"Fra poco potrai sfamarti."
"Scusa... ti chiami Klune, vero?"
L'altro aggrottò le sopracciglia, poi sorrise: "Tu vieni da fuori, perciò sei scusato. Ma ricorda: ai tuoi superiori di grado devi sempre dare del Lui e chiamarli con il loro grado prima del nome. Perciò a me avresti dovuto dire: scusi, Lui si chiama labass Klune, credo. Hai capito?"
Mar annuì: "E... scusi, cosa significa labass?"
"Un labass è l'assistente di uno Shentist."
"Capisco. E Lui è anche schiavo dello Shentist? Oh, scusi, schiavo significa..."
"So cosa significa. Gli Shentist non hanno schiavi. Hanno servi, e labass e lettori."
"Ma io sono stato comprato, perciò sono uno schiavo."
"No, tu per ora sei un servo. Ma poiché lo Shentist Phyujel non mi ha ordinato di disegnarti il cerchio sulla fronte, significa che forse ha intenzione di fare di te un labass."
Mar cercava di riordinare le idee: "Che differenza c'è qui da voi, fra uno schiavo ed un servo?"
"Molta. Un servo non può essere rivenduto, può sposare chi vuole, purché fra i servi, e dopo un periodo di onorato servizio può sia restare come servo sia chiedere di andare... anche se molto pochi lo fanno. Inoltre un servo può essere punito ma non battuto. E quando decidesse di lasciare il Tempio, riceverebbe un piccolo dono in beni o in danaro, a seconda della sua anzianità e buon servizio. Come vedi c'è molta differenza."
"Ma se io volessi andarmene ora, potrei?"
"Sì, certo, ma te lo sconsiglio, perché non avresti nessun premio e nessuno ti darebbe ospitalità a parte forse i Predoni o i Disciplinati."
Mar aveva voglia di chiedere chi fossero questi Predoni e Disciplinati, ma si disse che aveva parecchio tempo per imparare tutte queste cose e che non poteva chiedere tutto e subito.
I raggi del sole avevano cambiato direzione, il che indicava che la nave aveva virato. Il rollio era minimo e non vi era beccheggio. Un servo era entrato portando un piano sostenuto da tre alte zampe con sopra del cibo. Mar guardò verso Klune.
"Posso mangiare, labass Klune? Lui mangia con me?"
Klune scosse la testa: "Si mangia assieme solo fra pari. Ma tu puoi mangiare. Fai solo svelto, ché lo Shentist ci attende."
Sul pianale c'erano cinque scodelle di legno polito, una con un brodo verde, una con strani vegetali nerastri, una contenete fette quadrate grigie, una con fette rotonde bianco e verde e l'ultima con palline giallo aranciate. Mar assaggiò un poco da ogni scodella: erano cibi dal gusto semplice ed inconsueto, ma gradevole. Poi guardò di nuovo Klune.
"C'è un modo o un ordine speciale per mangiare questo cibo?"
Il labass sorrise: "La tua è una domanda intelligente, che mostra come tu sia un buon acquisto." disse e gli spiegò il modo di mangiare.
Era quasi un rito e Mar fece del suo meglio per eseguirlo nel modo indicato. Mangiò rapidamente e man mano che vuotava una scodella, la capovolgeva per indicare che non ne voleva più. Quando ebbe finito, il labass si alzò in piedi e batté i bastoncini. Dall'ambiente limitrofo giunsero alcune battute di risposta.
"Lo Shentist ci attende. Vieni."
Varcarono la porta sulla parete curva orizzontale e si trovarono in un ambiente rotondo. Al centro, su una piattaforma anch'essa rotonda, sedeva Phyujel. La sua cappa drappeggiata con eleganza nascondeva il basso sedile. Lo Shentist sembrava immerso in profondi pensieri, lo sguardo dritto davanti a sé verso il basso, gli occhi socchiusi, il torso eretto ed immobile, le mani raccolte in grembo a forma di libro.
Klune fece un breve inchino e, senza parlare, uscì. Mar restò in piedi davanti allo Shentist in silenzio, attendendo di essere interpellato. Il tempo passava veloce ma nulla accadeva, non un gesto, non un rumore, Se non fosse stato per il lieve movimento, appena percettibile, della respirazione profonda e ritmica dello Shentist, Mar avrebbe pensato di trovarsi di fronte ad una statua. Cominciò a sentirsi a disagio, ma restò anche lui immobile, lo sguardo fisso sulle mani dell'altro, le braccia abbandonate lungo i fianchi.
Il tempo continuava a scorrere ma ora pareva quasi rallentare. Mar cominciò a pensare al suo Nje ed a poco a poco si astrasse dalla situazione irreale in cui si trovava. Nel locale rotondo faceva fresco: Mar rabbrividì leggermente tornando presente a se stesso. Lo Shentist continuava a restare immobile ed in silenzio. Per Mar era sempre più difficile restare fermo, in piedi. Sentiva però vagamente che era importante resistere.
Si chiese se quella stanza fosse stata insonorizzata ad arte per far sì che vi aleggiasse quel senso di quiete e di forza al tempo stesso. Si sentiva come affascinato, sentiva che quell'uomo davanti a lui aveva una carica di energia e di conoscenza profonde. Ma il corpo di Mar cominciava a cedere. I muscoli dei suoi polpacci cominciarono a tremare leggermente. Non era sicuro di poter resistere più a lungo in quella posizione, immobile.
Quasi avesse letto in lui, lo Shentist parlò: "Siedi. Possiamo iniziare il nostro dialogo, ora."
Le parole scivolarono via quiete e si dispersero nel nulla. Mar non le afferrò subito, cioè udì e capì, ma i suoi riflessi parevano rallentati. Poi finalmente sedette sul lucido impiantito.
"Tu saresti un buon labass, forse potresti addirittura essere un buon lettore o anche... Tu non eri un semplice intrattenitore delle Case e un modesto meccanico spaziale come hai detto ai Kaber... tu sei certamente nato per ben più alti destini. E forse è un bene che tu sia venuto qui su Boar, un bene sia per te che per noi..."
Mar lo ascoltava, restando di stucco. L'uomo proseguì: "Ma tu non sarai mai neppure uno Shentist, no... Il tuo cammino è più arduo e più alto, ed è un duplice cammino, lo vedo... Con noi passerai solo una parentesi che ti potrà anche servire... Tu sei abile, molto abile..."
Mar lo ascoltava, sempre più meravigliato.
"Hai molte domande da fare, ma non le farai ancora. Ogni cosa a suo tempo." Era più una costatazione che non un consiglio o un ordine. "No, non pensare che io sia un profeta. Sono solo un Servo di Shent il Gran Meccanico. La tua opera potrà essere utile al Tempio... per qualche tempo. E la vita nel Tempio ti potrà essere utile per dare migliori fondamenta alla tua opera, in futuro. Cerca di dare tutto quello che hai e di prendere tutto quello che ti manca."
Phyujel tacque di nuovo a lungo. Mar restò ancora immobile ed in silenzio ma dentro di lui ora s'agitavano frotte di pensieri.
Poi lo Shentist riprese: "Ricorda sempre una cosa. È scritto: nessuno può salvarsi da solo! Adesso vai. Sarai ospite di Klune, che ti ha preso in simpatia. Sarà lui la tua guida: segui il suo insegnamento con intelligenza."
Phyujel estrasse da una manica i due bastoncini e batté una rapida successione di colpi aritmici. Subito entrò Klune che si inchinò allo Shentist e guardò Mar.
"Alzati e seguilo." disse Phyujel.
Uscirono e si ritrovarono nella stanza di prima. Mar si sentiva frastornato.
Klune gli sorrise: "Il colloquio è stato positivo!"
"Ma io non ho detto una sola parola."
"Tu credi che sia così, ma il nostro Shentist ti ha ascoltato a lungo, poiché avevi molto da dirgli. Ora vieni che ti mostro il tuo spazio. Starai accanto alla mia cella per tutta la durata del viaggio."
A Mar fu consegnato un morbido telo ripiegato, per dormire, cinque scodelle, un rotolo di carta bianca ed uno stilo. Klune passò molto tempo con Mar insegnandogli i rituali e le convenzioni, i segnali e le formule in modo che potesse giungere al Tempio preparato. Mar seppe che sarebbe divenuto un labass anche lui e che parte del suo lavoro sarebbe consistito nel leggere i testi di meccanica conservati nel tempio e nell'aggiornarli con le nozioni in suo possesso ancora mancanti.
Gli Shentist compravano, a qualsiasi prezzo, tutti gli scienziati ed i tecnici esiliati, in modo di essere sempre al corrente sulle evoluzioni e sui progressi delle scienze umane e tecnologiche nel resto della Galassia.
"Solo così un giorno Boar potrà entrare nel regno di Shent." gli spiegò Klune.
Ogni Shentist doveva studiare e conoscere a fondo una parte dei testi della biblioteca del Tempio. Doveva poi trarne tutti gli insegnamenti atti a rendere la vita su Boar meno dura e meno primitiva. Certo, specialmente in alcuni campi della scienza, una gran parte delle nozioni non era applicabile, data l'estrema povertà di metalli sul pianeta e quindi di opportuni apparati tecnologici.
Ma dai Templi uscivano sempre suggerimenti, consigli, proposte utili per far progredire la civiltà. Per questo la popolazione di Boar venerava e rispettava gli Shentist e faceva cospicue offerte per mantenere i Templi.
Durante tutto il viaggio Mar non incontrò più lo Shentist. Spesso si recava sulla tolda e guardava l'ampia distesa del mare. Da pochi giorni l'isola della Guarnigione era scomparsa all'orizzonte e non si vedeva nessuna nuova terra, a parte una lunga teoria di isolette semideserte che si snodava come i grani di un conta-preghiere. A volte incrociavano in lontananza altre navi, alcune grandi in alto mare, altre, dei veri gusci d'uovo, che bordeggiavano le isolette.
Finalmente all'orizzonte sorse una lunga linea grigia, frastagliata. Klune disse che era il continente verso cui erano diretti e che il Tempio di Shent il Gran Meccanico sorgeva su quella terra, su un'alta roccia a picco sul mare. Mar alternava le sue ore fra l'insegnamento di Klune, chiacchierate con i servi e la contemplazione del mare e della terra che si stava avvicinando.
La striscia ingrandiva a vista d'occhio e già si distingueva nettamente il profilo della terra ferma. Le isolette ingrandivano ed erano di mano in mano più fertili, ma la nave se ne discostò, lasciandole sulla sinistra. Su una di esse Mar ebbe l'impressione di vedere alcune case e Klune gli confermò che erano abitate da pescatori. Il mare, a parte poche chiazze rosa, era di un viola intenso striato a volte dalle lunghe frange di schiuma delle onde. A Mar piaceva guardarle rincorrersi incessantemente. A volte sotto l'acqua saettavano ombre sinuose, altre volte frotte di puntolini rosso-argento.
Nel cielo, gruppetti di nubi rosate o ocra chiaro a volte velavano per breve tempo il sole. La luna rossa e quella azzurra erano distanti fra loro e la loro distanza aumentava notte dopo notte.
Finalmente si trovarono ad un solo giorno di navigazione dalla costa. Il vento che aveva sospinto la nave per tutto il viaggio sembrò scemare, ma era ancora sufficiente per far avanzare la nave verso l'approdo. I monti si ergevano a picco sul mare con bianche muraglie scoscese, macchiate a volte da ciuffi di cespugli. Su una di quelle bianche piattaforme si ergeva un'alta costruzione fatta della stessa pietra della montagna. Era un cilindro perfetto, forato da aperture rotonde, poste a distanze uguali, più piccole verso la base e più ampie verso la sommità. Il tetto non si vedeva. Sul cornicione c'era un alto palo con in cima una lunga striscia azzurra ondeggiante nel vento. Anche tutti i contorni delle finestre erano dipinti di cyan.
La nave giunse a ridosso della montagna ed il Tempio scomparve alla vista. Nella ripida muraglia di pietra c'era una stretta ed alta fenditura e la nave vi si infilò. A Mar pareva impossibile che la nave potesse passarvi senza toccare le sponde, ma con rara perizia questa filò dritta nell'insenatura. Sbucarono in uno slargo di mare quasi circolare con una grossa barca ad una sola vela alla fonda ed una mezza luna di spiaggia di finissima sabbia bianca. Attorno, su tutti i lati, torreggiava l'alta montagna scoscesa formando come un pozzo con una sola apertura verso il mare aperto.
Mar si rese conto che dall'alto era facilissimo difendere quel porticciolo. Non vedeva però nessuna via per cui salire. Pensò che sarebbe stato possibile arrampicarsi, ma con molta difficoltà e pericolo.
La loro nave attraccò ed ammainò tutte le vele. Poi Klune prese i suoi bastoncini e li batté ripetutamente. L'eco svanì verso l'alto. Subito si affacciarono alcune teste. Un altro suono simile rispose da sopra. Dalla nave scesero tutti a terra e questa volta lo Shentist scese a piedi. Dall'alto apparve un lungo traliccio che ruotando fu fatto sporgere a sbalzo. Da questo scese un oggetto che si rivelò essere una grande cesta cilindrica con una porta e diverse finestre, appesa a solide funi.
La cesta atterrò sulla spiaggia, vi entrarono dentro, poi prese a risalire lentamente, dondolando. Mar, tenendosi stretto al bordo della finestrina, guardò la spiaggia e la nave allontanarsi inesorabilmente e, data l'apparente fragilità dell'insieme, ebbe paura. Poi guardò gli altri calmi e distesi e cercò di rilassarsi. Davanti ai suoi occhi la ripida muraglia di bianche rocce sfilava monotona.
Quando furono su, il traliccio pivottò e la cesta toccò terra. Quando Mar scese, le gambe gli tremavano leggermente e fu felice nel sentire nuovamente la terra solida sotto i propri piedi. Il Tempio s'ergeva candido e maestoso davanti ai suoi occhi.
Il giorno dopo il suo arrivo, Mar fu condotto in presenza del Decano del Tempio, un anziano Shentist di nome Ussin. Questi lo interrogò in presenza di Phyujel. A Mar sembrò di essere tornato all'università, agli esami di laurea. Dopo quasi un'ora di domande, il Decano approvò l'acquisto. Infatti Mar aveva conoscenze utili, anche se non rivoluzionarie, per poter aggiornare i sacri testi del Tempio. Dette perciò a Phyujel l'incarico di organizzare la cerimonia di ammissione di Mar al primo grado degli interni, cioè al grado di labass.