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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PRIMO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 16
PREPARATIVI PER UNA GRANDE PARTITA

Si avvicinava la data della nuova partenza del cargo per Ross. Tra gli esiliati c'erano anche i sei complici di Biker. Durante tutto il periodo intercorso fra l'arresto del Comandante e la conclusione del processo, Mar aveva dato ordine di sospendere gli arruolamenti delle nuove guardie, necessarie per effettuare i cambi alla Guarnigione.

Prima di dare ordine di riaprirli Mar fece una riunione con il personale della Residenza.

"Manca meno di un mese alla partenza del cargo per Ross. A causa del blocco degli arruolamenti, su duecento diciassette nuovi soldati che devono essere inviati alla Guarnigione, ne mancano ancora sessantotto. Ho pensato che sarebbe un grosso colpo se potessimo mandarne giù sessantotto fidati in una sola volta. I ragazzi che avete organizzato per l'operazione Biker hanno fatto un ottimo lavoro, mi pare. Inoltre mi avete detto che erano quasi tutti presalariati in cerca di lavoro... che ne dite?"

Adlo, il valletto, citò subito le cifre esatte: "Abbiamo impiegato in tutto, per periodi più o meno lunghi, quarantasei persone di cui trentadue sono effettivamente dei presalariati."

Torich, il cameriere, aggiunse: "Io ne conosco personalmente molti e mi pare che siano persone in gamba, di cui ci si può fidare."

Teskar obiettò: "Già, ma come fare a spiegare loro la questione dei sequestri, il trattamento che subiscono i prigionieri e la corruzione che regna laggiù, senza scoprire il nostro gioco? Infatti non credo che a Mar convenga dire tutto, come ha fatto con noi, a troppa gente. Inoltre, se cercano un lavoro eppure non sono già andati ad arruolarsi per fare i soldati su Ross, significa che a loro non interessa o non piace questa eventualità."

Mar annuì: "Anche questo è vero e non è un ostacolo da poco."

Chanul prese la parola: "Ma niente affatto. La cosa, a meno che io sia un grande ingenuo, è molto più semplice di quello che sembra. Attraverso i soliti canali li informiamo che l'operazione continua ma che l'obiettivo ora si sposta su Ross. Devono perciò arruolarsi, mescolandosi agli altri senza dare nell'occhio, senza comunicare fra di loro anche se già si conoscono, a meno che siano parenti stretti. Dobbiamo avvertirli di non stupirsi per quel che di marcio troveranno laggiù e di restare in attesa di ordini che riceveranno da persone che sono già sul luogo e che si riveleranno usando un certo codice di segnali segreti. Laggiù Mar darà ai capi-cellula l'elenco delle persone da contattare e spiegherà loro questi segnali in codice, così potranno essere agganciati per formare nuove cellule segrete. I capi-cellula diranno loro quello che c'è da dire. Noi così ne saremmo ufficialmente ancora fuori."

Mar accettò questo suggerimento: "Peccato però che siano solo quarantasei... restano ancora ventidue posti disponibili... Se avessimo altra gente..."

Allora prese la parola Torich: "Ne abbiamo impiegati quarantasei perché erano sufficienti per coprire i servizi di cui avevamo bisogno e per limitare le spese, infatti ora siamo quasi al verde. L'operazione Biker ci è costata molto. Ma parecchi di loro, se necessario, sono in grado di trovare altri elementi fra i loro amici. Questi quarantasei, pur non sapendo chi li ha pagati per il lavoro svolto, e pur non avendo un'idea chiara di tutto quanto è successo, ne hanno afferrato abbastanza per mettercisi dentro con entusiasmo. Hanno dimostrato di saperci fare e sono fidati. Molti di loro hanno capito di essere stati in un modo o in un altro coinvolti nel caso Biker ma secondo le istruzioni ricevute nessuno ne ha fatto parola né in casa né con gli amici. Noi ragazzi dei sobborghi abbiamo la riservatezza nel sangue. La vita ci ha abituati a questo, per poter sopravvivere nella giungla della metropoli."

Mar annuiva, riflettendo che, nonostante anche lui fosse di umili origini, conosceva poco degli ambienti più diseredati. Forse su Terra la gente era più chiusa e più diffidente che non sui pianeti più giovani. Lui non avrebbe saputo né potuto organizzare qualcosa di analogo su Terra, se gli fosse stato richiesto. Inoltre Mar si stava abituando allo stile di vita degli ambienti di élite, benché provasse una forte nostalgia per la vita semplice che aveva condotto, per esempio, quando era solo un meccanico spaziale. La Residenza, per Mar, era come un'oasi di pace ed il personale, più che servi, era per lui sempre più un gruppo di cari amici con cui poteva essere veramente se stesso.

"Fino ad ora sono stato fortunato," si disse, "ma durerà? Io stesso non sto forse cambiando? Dal ragazzo ingenuo e pulito che ero, non sto forse diventando un essere tortuoso e doppiogiochista? Con gli amici, qui, non lo sono, è vero... che sia questa la mia ancora di salvezza?"

Gli altri notarono che Mar era immerso in profondi pensieri e per un po' nessuno parlò. Poi Chanul, da vero Maestro di Casa, richiamò ognuno al proprio lavoro e la riunione si sciolse.

Quando finalmente giunse il giorno della partenza per Ross, il contingente di soldati era al completo, compresi anche i sessantotto uomini che avrebbero lavorato per Mar, pur senza saperlo. Per la prima volta dopo anni il cargo partiva senza il Comandante a bordo. Durante il viaggio Mar restò quasi sempre chiuso nella sua cabina.

Atterrati su Ross, c'erano Phorgas e gli altri ufficiali ad attenderlo. Mar si informò subito su Ymar: era stato chiuso in una cella, secondo gli ordini ricevuti. Mar dette ordine che vi restasse fino alla partenza del cargo per Quaryel. Poi doveva essere narcotizzato ed imbarcato. Tutte le proprietà di Biker e di Ymar su Ross dovevano essere sequestrate, catalogate, poste in contenitori sigillati e messe sul cargo.

Mar comunicò che per il momento Phorgas avrebbe conservato il suo posto di Vice-Comandante e che fino alla nomina del nuovo Comandante lui, Mar, ne assumeva le funzioni. Quindi si recò alla Residenza.

Qui Njeiry con gli altri lo attendevano. Mar provò forte l'impulso di abbracciarlo, di rivelargli finalmente il proprio amore, ma si trattenne. La vita rude della Guarnigione aveva reso ancora più bello il corpo di Njeiry. La sua pelle vellutata ed odorosa era rinvigorita, i capelli, cortissimi a causa dell'uso quotidiano del pelamolecole, sottolineavano il volto fine e delicato del ragazzo, sul cui volto però stava nascendo un'espressione sempre più sicura e decisa. Il petto ampio e le larghe spalle erano sottolineati dai riflessi della spray-tuta, così i fianchi stretti e le gambe ben tornite... Mar si beava di ogni particolare. Njeiry lo accolse con un sorriso luminoso e Mar si sentì sciogliere per l'emozione.

"Governatore Swooney, bentornato fra noi!"

"Anche io sono lieto di essere di nuovo qui con voi. Come procedono le cose?"

"Bene. Siamo giunti a dieci cellule con un effettivo di sessantatré uomini. Purtroppo si deve ancora andare a rilento per essere ben sicuri prima di ammettere nuovi elementi nelle cellule. Comunque mi pare che si stia procedendo bene. Fino ad ora non abbiamo avuto problemi per far considerare la divisione del bottino ai nostri uomini solo come un'assegnazione provvisoria. Tutti si sono dichiarati pronti a rendere i beni ed il denaro ricevuti nelle spartizioni, appena ne avranno l'ordine. Riguardo poi agli abusi sessuali sui prigionieri, credo che tutti abbiano seguito il consiglio di comportarsi come meglio credono, cioè di avere o non avere rapporti sessuali, purché mai contro la volontà del prigioniero. Questo però è il punto più difficile da verificare. Più di questo non abbiamo potuto fare, per ora."

Mar approvò. Comunicò la lista dei suoi nuovi uomini ed i segnali segreti per contattare i sessantotto ragazzi del nuovo contingente che Mar poteva garantire. Njeiry era contento, poiché in questo modo i soldati fedeli alla causa salivano a circa il 15% del totale. Fino a quel momento, però, c'era solo un ufficiale, cioè Njeiry, tre sottufficiali e dodici graduati fedeli.

Mar pensò che non erano ancora abbastanza forti per prendere decisamente le cose in mano. Se avesse fatto un passo falso poteva anche portare la Guarnigione all'ammutinamento e non era detto che le Forze di Sicurezza dell'UPO avrebbero appoggiato Mar. Comunque pensò di rendere la vita nella Guarnigione meno attraente, nella speranza che qualcuno degli ufficiali, sottufficiali e altri soldati corrotti fosse spinto a chiedere il congedo.

Così convocò Phorgas e gli altri ufficiali alla Residenza. Comunicò loro che, dato che le sue spese erano aumentate, aveva deciso di ritoccare le quote di spartizione del bottino. Ognuno avrebbe avuto il 10% in meno di quello che normalmente riceveva, a vantaggio di Mar. Gli ufficiali, compreso Njeiry logicamente, manifestarono il loro malcontento, però Mar fu irremovibile. Inoltre li informò che aveva riformato i turni di servizio, pur lasciando immutato l'organico. A Njeiry assegnò il Servizio Comunicazioni ed il Servizio Armamenti.

Diminuì però il numero di soldati assegnati ad ogni servizio, in modo che chi restava doveva fare turni di lavoro più lunghi ed avere meno tempo per il riposo. I soldati così distolti dai servizi, li mise a lavorare "per abbellire la Guarnigione" inventando una serie di lavori pesanti, dal rifare le strade all'allargare il giardino della Residenza, al farsi costruire un rifugio sui monti. Dispensò Njeiry dal servizio alla Residenza (e questo gli costò caro) e scelse uno dei sottufficiali a lui fedeli per quella incombenza. Sciolta la riunione, che fu piuttosto burrascosa, Mar trattenne Njeiry per il passaggio delle consegne.

Restati soli, guardò l'amato: "Mi dispiace non averti più qui nelle brevi ore in cui posso stare su Ross..."

"Anche a me spiace, Governatore, ma capisco che è necessario. Gli altri mi guardano con sospetto perché è sempre più evidente che la mia carriera così rapida è frutto di un tuo favoritismo."

Mar annuì: "Già... ma tutto sarebbe più semplice se avessero la certezza che tu sei il mio amante. Sono abituati a questo tipo di favoritismi, no?"

Njeiry annuì a sua volta: "Sì, potrebbe essere una soluzione... potremmo dar loro elementi perché credano che davvero tra te e me..."

Ma lo guardò e facendosi forza, gli chiese: "Solo fingere?"

Njeiry assunse un'aria piuttosto sorpresa: "Non dovrebbe essere solo una finzione?"

Mar non rispose subito, lo guardò, poi disse: "Dipende da te..."

"È una proposta... o è un ordine?"

Mar arrossì (e si maledisse per la sua incapacità di nascondergli i propri sentimenti): "Come potrebbe essere un ordine? Io ti stimo e ti rispetto. Ma io... io ti desidero, anche." disse precipitosamente.

"Provi solo desiderio, per me?"

"Cioè?"

"Sì... mi stai chiedendo di... di avere un rapporto sessuale con te, così, tanto per divertirci?"

Mar saltò su: "No, no, certo. Io ti amo... è da tanto che lo sento, che desidero dirtelo... solo che non ci riuscivo perché... perché non sono sicuro di quello che tu provi per me."

Njeiry si alzò in piedi: "Ti stimo. Ti ammiro. Anche io mi sento attratto da te. Ma ci conosciamo ancora così poco. Dammi tempo, Mar."

"Ma avremo ben poco tempo per conoscerci, Njeiry. Lo vedi, possiamo passare assieme solo poche ore ogni tre mesi... E la lontananza è così lunga, così pesante..."

"Mar, un giorno tutto questo finirà. Comunque tra non molto avrò diritto ai miei tre mesi di licenza su Quaryel e potremmo forse passarli assieme, conoscerci meglio. Allora forse potrò darti una risposta. Comunque... riguardo agli altri, non ho problemi a farli credere che siamo già amanti."

"Quindi per ora dobbiamo solo fingere?"

"Vedi, se tu non fossi innamorato di me potremmo anche stare davvero assieme, fare l'amore e poi far morire tutto lì. Ma tu sei innamorato e magari pensi ad un matrimonio, se non ho capito male. Ma se poi le cose non funzionassero fra noi due, sarebbe dura separarci dopo essere stati assieme, specialmente per te. E poi sarebbe difficile, convivendo, capire fino a che punto il nostro è solo desiderio fisico o veramente amore."

"Potremmo fare un contratto di matrimonio biennale..."

"No, Mar, non ancora. Io non sono all'antica, credo nel rapporto libero, almeno finché non si parla di amore. Ma credo anche nell'amore e se se ne parla, voglio essere sicuro che ci sia davvero, da tutte e due le parti. Se fra noi ci sarà davvero qualcosa... voglio che sia un matrimonio serio, non uno di prova."

Mar frugò nella sua sacca e ne tirò fuori l'anello che aveva con sé da tempo: "È da quattro mesi che lo porto con me per dartelo. Può essere utile per dar forza alla nostra... alla nostra finzione. Ma anche per ricordarti che io ti aspetto. Se un giorno capirai che non vuoi unirti a me, fammelo semplicemente riavere ed io capirò. Se invece... se invece ti decidessi... allora me ne darai uno tuo. Va bene?"

Njeiry annuì, si mise al dito l'anello ed uscirono assieme dallo studio.

I quattro giorni trascorsero veloci. Mar si era chiuso in un mutismo mesto, ma non disperato. A volte pensava di aver fatto bene a parlare, a volte se ne pentiva. Da quando era uscito dalla Casa dei Piaceri Mar aveva avuto più rapporti sessuali, non li aveva sfuggiti. Ma per la prima volta, con Njeiry, sentiva che avrebbe voluto averne, perché lo amava. Si disse anche che, se Njeiry gli avesse dato delle speranze, doveva confidargli tutte le sue esperienze passate, per onestà. Temeva che così Njeiry potesse rifiutarlo, ma le parole di Lidje gli davano una speranza: la verginità non è una cosa fisica, ma interiore.

Anche il più sfrenato erotomane poteva ritrovare la sua verginità interiore, specialmente se era l'amore a purificarlo. Ma Njeiry l'avrebbe pensata allo stesso modo? È proprio vero che il passato non conta più? Se così fosse stato, pensava Mar, perché lui evitava persino solo di passare davanti ad una Casa dei Piaceri?

Tornato a Quaryel col cargo, Teskar gli annunciò che il giorno dopo sarebbe giunta l'astronave con Mantice e Vecchio. Erano infatti riusciti ad abbreviare il viaggio cambiando a Niuketol.

Il giorno dopo Mar si recò per tempo alla torre d'attesa, con Teskar, Chanul e Rams, il segretario di casa, nelle loro uniformi più nuove. L'astronave era già entrata in orbita attorno a Quaryel e l'elaboratore le stava trasmettendo i dati per l'atterraggio. La torre era piena di curiosi, come ad ogni arrivo di una nave interstellare, e di persone in attesa di qualcuno. A Mar, in qualità di Governatore, era stato riservato un separé.

Il Controllo Centrale comunicò il tempo che mancava per l'atterraggio. Mar si sentiva eccitato e nervoso come un ragazzino che per la prima volta metta piede in un astroporto. Guardava in cielo, dove ancora non si vedeva nulla, poi il suo cronografo, poi di nuovo in su...

Ad un tratto un piccolo fiore di luce comparve sullo sfondo color malva del cielo completamente sgombro di nubi. Il fiore di fuoco dei sistemi di frenatura ingrandiva lentamente scendendo verso di loro.

Una voce annunciò: "Piastra antigravità in funzione."

"Li hanno già agganciati?" chiese Mar...

Il fiore di fuoco ora aveva anche un lungo gambo argenteo: la nave. Gradualmente i getti infocati diminuirono di intensità e si spensero del tutto. La nave argentea restò sospesa nello spazio, trattenuta dallo stretto fascio di potentissime onde antigravitazionali, poi prese a scendere dolcemente, ingrandendo a poco a poco.

Mar guardava lo spettacolo, affascinato. L'aveva già visto molte volte, ne conosceva bene il funzionamento eppure ogni volta gli pareva di assistere ad un miracolo. Forse era il fatto che lui era cosciente che quell'elegante cilindro argenteo quasi etereo era in realtà un pesantissimo mostro di plasmetallo che nelle sue viscere trasportava sui tremila passeggeri, oltre al personale ed a stive cariche di merci.

La grande nave interstellare, in un silenzio irreale, si librò a fianco della piastra d'atterraggio parallela alla torre di attesa e vi aderì delicatamente. Quindi fu spenta l'antigravità e si sentì il tipico risucchio dell'aria che si precipitava nello spazio precedentemente tenuto vuoto dalle onde gravitazionali. Era il caratteristico "whosh" che indicava che ci si poteva avvicinare alla piastra senza correre il pericolo di essere scagliati su nel cielo.

Subito i corridoi a ganascia uscirono dalla torre di attesa e si fissarono automaticamente sui portelli dei diversi livelli della nave. Mar fece per precipitarsi verso le uscite ma Teskar lo fermò.

"Lascia che vada Rams. Tu sei un Governatore, non devi precipitarti così e diventare lo zimbello di tutta Quaryel..."

Mar sbuffò: "E che mi importa!"

Chanul s'intromise: "No, ha ragione Teskar. Resta qui, quando verranno nel separé potrai agire con maggiore libertà, senza temere che la vostra commozione sia vista e derisa."

Mar sedette nervosamente: "Forse avete ragione voi... ma vi giuro che in questo momento vorrei proprio non essere un Governatore."

L'attesa sembrò interminabile. Quando infine la porta del separé si aprì e Mantice e Vecchio comparvero nel riquadro della porta, l'emozione esplose.

Mar balzò in piedi: "Vecchio! Mantice!"

"Bruscolo... finalmente..."

"Lasciati guardare, Piccolo! Quanto sei bello! Come stai, di', come stai?"

Si guardarono commossi. Vecchio aveva i due ciuffi di capelli sulle orecchie di un bianco argenteo. Era molto dimagrito e l'ampia tunica copriva pietosamente il suo corpo stanco ed invecchiato. Ma il suo volto era radioso. Mantice si stava rumorosamente soffiando il naso. Anche lei indossava un'ampia tunica. Sul collo e sulle mani si vedevano le pieghe della pelle ricadere floscia sul corpo un tempo rotondo e sodo.

Mar li prese per mano e con gli amici si recarono al transmen sì che in un attimo furono tutti alla Residenza. Cominciarono subito a raccontarsi nei minimi dettagli tutto quanto era accaduto da quando s'erano lasciati. Mantice mostrò a Mar l'olocubo.

"Sapessi quante volte l'abbiamo acceso in questi tre anni per vedere il tuo viso, per ascoltare la tua voce... Ma ora ti sei fatto più maturo e più bello."

Il personale della Residenza andava e veniva silenziosamente preparando il pranzo. Si misero a tavola tutti assieme e Mar ne approfittò per fare le presentazioni.

"Questi sono i miei più cari amici su Quaryel: senza di loro avrei potuto fare ben poco." concluse Mar.

Mangiarono e parlarono di molte cose.

Verso la fine del pranzo Vecchio fece una domanda: "Ci avevi detto che hai bisogno di noi. Eccoci qui, Brus... Mar. Dicci di che si tratta."

Mar allora spiegò loro che da un giorno all'altro, grazie all'aiuto di Manjober ni Raspo, il Capo-ufficio si sarebbe licenziato.

"Quel giorno voglio che voi due ne prendiate il posto. Dobbiamo gradualmente liberarci di tutti i vecchi impiegati sostituendoli con gente nuova ed onesta. Poi bisogna cambiare il sistema di arruolamento. Non più gente che viene a caso e che si arruola senza darci garanzie ma gente sicura e preparata, scelta da noi ed appositamente allenata per inserirsi nella Guarnigione. Non è un lavoro da poco, come vedete, e mi è necessario il vostro aiuto, per riuscire."

Mantice sorrise: "Mah, credo che saresti riuscito a fare tutto questo anche senza di noi. Ma ormai siamo qua e cercheremo di darti una mano..."

Vecchio si sporse sulla tavola: "E... di' un po', non c'è nessuna novità riguardo al cuore?"

Mar arrossì, guardò i compagni e si chiese se ne dovesse parlare.

Dopo un po', cercando di assumere un tono normale, rispose: "No, niente di concreto, ancora..."

"Ma allora qualcosa c'è!" insisté Vecchio.

Mantice percepì l'imbarazzo di Mar: "Sei un ficcanaso, Vecchio! Sono cose che non ti riguardano, no? Scusalo, Mar, ma è il solito..."

"No, Mantice, anzi... Un giorno ve ne parlerò, ed anche a voi, amici. Ma per ora preferisco tenerlo chiuso dentro di me, almeno finché non ci vedrò più chiaro. Scusatemi."

Alzatisi da tavola, andarono a passeggiare nel giardino.

Nel frattempo Manjober ni Raspo aveva fatto la sua parte. Per prima cosa aveva fatto svolgere discrete indagini sul Capo-Ufficio, in modo di trovare il migliore sistema di agganciarlo. Pochi giorni dopo l'arrivo di Mantice e Vecchio, un emissario di Raspo, che da tempo s'era introdotto nel giro delle conoscenze del Capo-ufficio, lo contattò con fare circospetto.

Gli propose un buon lavoro in cui guadagnare molto, facilmente ed in fretta, in cambio di un favore. Il Capo-ufficio fiutò subito l'affare ma volle sapere di che cosa si trattasse. L'emissario disse che alla sua padrona interessava entrare in possesso di alcuni microchip di memoria contenenti tutti i dati personali ed i file segreti riguardanti tutti gli ufficiali della Guarnigione di Ross, perché aveva degli interessi da curare in previsione della condanna di un suo parente... e doveva trovare il punto debole della Guarnigione per metterlo in salvo prima che venisse esiliato.

Il Capo-ufficio all'inizio rifiutò, terrorizzato, ma l'altro fu così tenace e soprattutto così convincente che alla fine capitolò. Perciò il Capo-ufficio duplicò tutti i microchip e, su suggerimento dell'emissario, montò le cose in modo che, se si fosse scoperta la violazione del segreto d'ufficio, ne fossero incolpati due dei suoi impiegati. Quindi si licenziò, spiegando a Mar che gli era stato offerto "un più alto incarico" su un altro pianeta.

Mar, che da giorni attendeva la mossa di Raspo, capì. Fece le sue congratulazioni al Capo-ufficio ed al suo posto immediatamente nominò Vecchio. Lo stesso giorno gli fu consegnato un pacchetto contenente i microchip duplicati ed un biglietto autografo di Raspo: "La mossa è fatta. Buona partita."

Mar visionò i microchip ed immaginò subito che cosa fosse accaduto. Piombò nell'ufficio e chiese a Vecchio di condurre un'indagine. Risultò che erano colpevoli due impiegati che protestarono, stupiti, la loro innocenza. Vecchio li mise di fronte all'alternativa: o si licenziavano e lasciavano il pianeta entro cinque giorni, o lui li denunciava per tradimento. I due si licenziarono.

Mantice e Vecchio allora iniziarono a sottoporre i sette impiegati rimasti ad ogni sorta di vessazioni, a scompigliare il loro lavoro, a far rifare infinite volte le cose, a dare ordini contrastanti e contrordini gettando in pochi giorni l'ufficio nel caos. Continuarono così per più giorni finché alcuni degli impiegati rimasti decisero di licenziarsi.

Nel frattempo Mantice mise a punto il nuovo sistema di arruolamento che si basava soprattutto sulla propaganda fatta dai soldati fedeli venuti in licenza. Gli aspiranti, oltre ai check-up fisico-medici, furono sottoposti a test attitudinali e caratteriali. In questo modo sarebbero stati inviati su Ross soldati più validi e preparati. Durante il periodo passato nella Guarnigione ogni soldato sarebbe stato valutato dal vivo dagli uomini di Mar e se dava prova di essere il tipo adatto, gli sarebbe stata proposta la ferma.

In questo modo avrebbero avuto gradualmente una Guarnigione tutta composta di specialisti di provata onestà e fedeltà. Mar approvò il piano entusiasticamente. Ormai sentiva che in poco tempo avrebbe avuto tutta la Guarnigione in mano. Allora avrebbe potuto veramente essere e fare il Governatore.

Il più grosso ostacolo restavano i ventuno ufficiali e sottufficiali di stanza nella Guarnigione da prima del suo arrivo. Molti di questi avevano ancora amici ed appoggi importanti, per cui in caso di uno scontro diretto Mar non era ancora certo di riuscire a spuntarla. D'altronde avevano tutti un ingaggio a tempo illimitato, perciò per licenziarli Mar doveva avere motivi molto gravi... e non ne aveva.

Mantice gli chiese: "Ma tu hai le prove che ognuno di loro ha preso una parte dei beni confiscati illegalmente agli esiliati."

"Certo, ognuno quando riceve la sua parte firma una ricevuta su un registro segreto che teniamo su Ross."

"Beh, allora li puoi denunciare."

"No, su quei registri c'è anche la mia firma, che ho dovuto mettere per non farli insospettire. Se quei registri arrivassero nelle mani delle autorità, ci andrei di mezzo anche io..."

"Potresti far scomparire tutti i registri. Chi li ha in consegna?"

"Phorgas. Ma non vedo che cosa ci guadagneremmo. Senza registri non posso accusarli, e con i registri neppure perché danneggerei anche me stesso... è un 'eterno', come nel Go."

"E non potresti denunciarli per le pratiche degradanti a cui sottopongono i prigionieri prima di isolarli sul pianeta?"

"Non ci sono prove di questo."

"Si potrebbero ottenere. Gli ufficiali fanno portare i prigionieri prescelti nelle loro ville, no?"

"Sì."

"Bene. Puoi far istallare delle microspie."

"Dopo il caso Biker stanno in guardia. So che hanno fatto arrivare da Quaryel gli apparati per controllare se ci sono microspie. Non credo proprio che si possa riuscire."

La situazione sembrava realmente senza vie d'uscita: un vero "eterno", per l'appunto. Mar decise di accantonare il problema, almeno per il momento, e di recarsi di nuovo su Ross per discuterlo anche con Njeiry ed i capi-cellula. Chissà che laggiù non potessero avere una qualche idea.

Il pensiero di Njeiry lo fece sentire subito più sereno. Adesso, pensò, avrebbe anche potuto fermarsi su Ross per tre mesi senza problemi. Su Quaryel la situazione era migliorata e tutto era comunque in buone mani. Soprattutto non c'erano più né il Comandante né il Capo-ufficio che lo controllassero.

Njeiry... Njeiry... Al solo pensare al suo nome Mar si sentiva diverso. Chiudeva gli occhi e ne rivedeva il bel corpo virile e le fattezze dolci. Provava il desiderio di prenderlo con sé e di fuggire lontano, buttandosi alle spalle tutti i problemi. Ma sapeva che non avrebbe potuto farlo. Avrebbe voluto portargli un regalo, coprirlo di regali... avrebbe voluto restare per sempre con lui... e riposare un poco.

Mar si sentiva stanco. Era ormai quasi un anno che la sua vita era cambiata radicalmente. Si era trovato ad affrontare una serie di partite, una più difficile dell'altra. Ogni volta che ne aveva vinta una scopriva che ne restavano da combattere almeno altre due... Mar aveva compiuto ventuno anni s.u. Quanto gli sembrava ormai lontano il giorno in cui si era sentito fiero di aver compiuto i sedici anni, e maggiore età e qualifica di Cittadino erano finalmente a portata di mano.

Mar scese su Ross e subito convocò, ad uno ad uno, gli ufficiali responsabili dei vari settori e servizi, per ascoltarne le relazioni. Quando venne il turno di Njeiry, Mar era agitato, al solito, da sentimenti contrastanti. Lo vide entrare e ne spiò l'espressione cercando di leggervi una risposta ai suoi interrogativi, alle sue speranze. Njeiry era sereno ma sul viso aveva un'espressione con un che di impenetrabile. Mar guardò allora all'indice della mano destra: l'anello era ancora al suo posto.

Si comunicarono le ultime novità. I soldati fedeli erano ora duecento e sette, divisi in quaranta cellule. Mar gli raccontò quale fosse la situazione nell'Ufficio Reclutamento dopo l'arrivo di Mantice e Vecchio. Quindi affrontò il problema degli ufficiali corrotti. Espose all'amico le varie idee che avevano avute ed il perché le avessero scartate e ne chiese il parere.

"Ci ho riflettuto a lungo anche io. Fino ad ora ho trovato una sola possibile soluzione... ma... ma esito a parlartene." rispose Njeiry.

"Perché? Qualsiasi idea può essere buona. Di che si tratta?"

"Tutti ormai si sono resi conto, come volevamo, che noi due siamo amanti. Di conseguenza l'atteggiamento degli altri ufficiali nei miei confronti è mutato. Mi trattano, almeno apparentemente, con maggiore cortesia ma tendono ad escludermi. Sono scontenti del tuo modo di gestire le cose e credo che, almeno nel subconscio, sentano che tu sei un loro nemico. Di conseguenza per loro anche io ora sono un potenziale nemico.

"Ma ho pensato che un amante rifiutato può diventare un temibile avversario di chi l'ha lasciato e perciò il loro migliore alleato. Specialmente se questi, per vendicarsi, rivelasse agli altri che si sta tramando ai loro danni. Quale potrebbe essere la loro reazione venendo a sapere che un pericolo reale li sta minacciando? Prima, ma poco probabile per quel che li conosco, mettersi in salvo prima che tu li colpisca. Seconda: preparare delle difese e stare a vedere. Ma quali difese potrebbero mettere in opera? Dipende dal tipo di attacco che si aspettano. Comunque, in questo caso, tutto rimarrebbe più o meno come è ora. Terzo: potrebbero cercare di eliminare la causa prima del loro pericolo, cioè te. Specialmente se fossero sicuri che, eliminato te, cesserebbe ogni forma di pericolo per loro. In questo caso, è chiaro, dovrebbero eliminarti facendo in modo che, se ci fosse un'inchiesta, tutto sembri accaduto per disgrazia.

"Se decidessero di eliminarti, dovrebbero farlo qui su Ross, perché su Quaryel non dispongono di un'organizzazione sufficiente per poter montare la disgrazia. Ora, se tu scoprissi in tempo il loro tentativo di eliminarti, se tu potessi pararlo in tempo e se loro si fossero esposti, tu li avresti tutti in mano: li potresti far arrestare e condannare per tradimento e tentato omicidio. Ma come vedi ci sono troppi se e tu correresti in prima persona un rischio troppo grande. Perciò non credo che la mia sia una buona idea."

Mar tacque a lungo rivedendo mentalmente tutti i punti del ragionamento di Njeiry.

Alla fine concluse: "Sì, è vero, ci sono molti se. Ma facendo le mosse opportune, ognuno di quei 'se' può diventare un 'devono'. Si tratta di non lasciar loro alternative accettabili. Si tratta di preparare il terreno, predisporre tutto nei più minuti particolari così da poter conoscere sempre in anticipo le loro mosse. Fare in modo che, se non facessero anche una sola di quelle mosse, si troverebbero comunque persi. Non so ancora se sarà veramente realizzabile un simile piano, ma è un'idea sulla quale vale la pena di lavorare. Male che vada non se ne farà nulla e si tratterà solo di cercare altre soluzioni. L'importante comunque è che vedano solamente ciò che noi vogliamo fargli vedere..."

Mar passò tutta la notte a lavorare sull'idea di Njeiry. Sul suo notes molecolare cominciò a scrivere su due colonne una serie di domande a fianco delle quali scriveva le risposte di mano in mano che le trovava. Ogni risposta a sua volta suscitava nuove domande. Mar pensava, scriveva, cancellava. Gradualmente lo schema si delineava sempre più preciso e chiaro.

Mar si stava eccitando e riusciva a ragionare in modo sempre più lucido. Ogni "partita" che aveva disputato gli era sembrata più bella delle precedenti. Questa era di gran lunga la più impegnativa e difficile, ma la strategia che stava nascendo la rendeva affascinante. Per ogni sua mossa preventivava tutte le possibili reazioni degli avversari e subito pensava alle mosse diversive necessarie perché questi scegliessero la reazione voluta da Mar.

La luna azzurra stava tramontando e quella gialla era alta nel cielo, quando sorse il sole. Mar non aveva chiuso occhio per tutta la notte. Guardò il cielo rischiararsi e passare dal nero al violetto, le poche nubi tingersi di color malva. Il sole s'alzava sulla linea che divideva il cielo dal mare e sull'acqua comparve un nastro di turchesi scintillanti.

Mar respirò a fondo e si stirò. Il piano gli sembrava perfetto. Lui non correva praticamente nessun rischio e gli ufficiali erano completamente nelle sue mani. Chiamò Njeiry e gli sottopose il suo piano. Il giovane lesse attentamente le sue note. Alla fine alzò gli occhi su Mar e ne incontrò lo sguardo.

"È perfetto. Non può non funzionare. Hai una mente diabolica, da far paura..."

Mar sussultò: "Non mi approvi?"

Njeiry sorrise: "No, no, va bene così. Dico solo che quando vuoi ottenere qualcosa... non conosci ostacoli."

"Eppure c'è una cosa che non so come fare ad ottenere... sai a che mi riferisco..."

"Sì, lo so. Ma se tu volessi, so che potresti vincere anche questa partita."

"Ma non è una partita, questa, e perciò sono disarmato. Tu non sei un avversario da vincere, da piegare... così non mi resta che aspettare, non ho altro mezzo..."

Njeiry sorrise di nuovo: "Mi fa piacere sentirti dire questo, mi fa sentire più tranquillo."

In giornata Njeiry fece una riunione con i capi-cellula avvertendoli di far stare all'erta tutti i soldati fedeli: presto sarebbe cominciata una serie di importanti operazioni a cui ognuno avrebbe dovuto dare il proprio contributo.

Mar fece una chiamata schermata a Teskar, gli spiegò in dettaglio il piano e gli spiegò tutto quello che si sarebbe dovuto fare su Quaryel per il suo buon successo. Quindi cominciò a piazzare ad una ad una le "pietre" della nuova partita.

Nel giro di pochi giorni fece diverse chiamate a Phorgas per videofono. Ogni volta gli faceva una serie di domande ed osservazioni in modo che questi pronunciasse determinate frasi e registrò il tutto. Alla fine uno dei soldati fedeli a Mar, un tecnico molto esperto, tramite un apposito computer estrasse le risposte o brani di queste e le montò secondo il copione fornitogli da Mar, alternandole con pezzi appositamente registrati da Mar. Una volta eseguito e verificato il montaggio, corretti con speciali software alcuni difetti o salti di tono, il montaggio fu ritrasmesso su un videofono e registrato nuovamente. Tutto il materiale usato per eseguire il montaggio e tutte le registrazioni originali furono distrutte nell'atomizzatore dei rifiuti. Nessuno avrebbe potuto provare che si trattava di un montaggio e non di una registrazione dal vivo.


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