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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PRIMO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 12
LA PRIMA VISITA SU ROSS

Mar fece circolare la voce che si sarebbe assentato per ventidue giorni (cioè otto per andare, cinque di sosta e nove per tornare, in quella posizione astronomica), per dare un'occhiata al "suo" pianeta Ross.

Partì equipaggiato come un ricco turista in vacanza, sentendosi un po' ridicolo, ma anche questo faceva parte del suo gioco. A bordo del cargo gli fu riservata una cellula fra quelle del primo pilota e del Comandante. Il primo pilota si adattò a condividere la cellula con il secondo pilota. Le due grosse stive erano usate una dai soldati, alloggiati in serie di cuccette messe in fila su tre piani attorno ad un locale mensa-soggiorno e l'altra, simile, occupata completamente dai prigionieri narcotizzati e piena dei bagagli sia loro che della truppa.

In quel viaggio c'erano cento novantasette reclute, nove sottufficiali e due ufficiali. I prigionieri erano cento ottantadue, meno della media per ogni viaggio. Mar passò gli otto giorni dell'andata leggendo i file degli esiliati. La quasi totalità era stata condannata per reati gravi, spesso tremendi. Ma qua e là c'erano anche sentenze che insospettirono Mar. C'era anche un ragazzo di sedici anni s.u. condannato per aver torturato ed ucciso tutta la propria famiglia. Ma c'era anche uno scienziato di sessantotto anni s.u. condannato per "comportamento antisociale" (aveva distrutto tutti i dati ed i risultati di una sua ricerca su un "variatore di personalità").

Mar si sentiva male: l'umanità avrebbe mai saputo amministrare la giustizia? E lui, avrebbe mai potuto fare qualcosa? Non certo subito... forse mai... Ma non poteva restare uno spettatore, doveva almeno tentare di fare qualcosa.

Atterrarono su Ross. La guarnigione era stata avvertita del suo arrivo: lo attendeva schierata in perfetto ordine e lustra. Mar si fece portare subito alla Residenza. Era una palazzina pulita ed elegante, circondata su tre lati da un ampio giardino e da un alto muro. Sorgeva a circa venticinque chilometri dal Comando, a tredici dalla riva del mare ed a più di cinquanta dal nucleo delle villette riservate agli ufficiali. Queste distanze, grazie ai transmen, erano di fatto annullate pur permettendo un pacifico isolamento.

Da mille piccoli particolari capì che la Residenza era normalmente usata dal comandante Biker nelle sue brevi ma periodiche visite su Ross. Lo pregò quindi di essere suo ospite. L'uomo acconsentì di buon grado.

I prigionieri furono sbarcati e trasferiti in grandi capannoni a circa settantacinque chilometri dal piccolo astroporto, nella zona in cui sorgevano anche gli alloggiamenti della truppa.

Il comandante convocò gli ufficiali e li presentò a Mar. Il giovane aveva assunto la sua aria di uomo di mondo e chiese al Comandante di organizzare una festa per tutti gli ufficiali, offerta evidentemente dal Governatore.

Ora doveva mettere in atto il suo piano per essere "obbligato" a sostare su Ross. Aveva già fatto in modo che Biker avesse su Quaryel un impegno assolutamente irrinunciabile, così lui poteva restare da solo su Ross.

Poco prima della festa Mar aveva ingoiato una delle droghe che aveva portato di nascosto con sé. Questa provocava una forte aritmia al cuore di chi l'assumeva, facendola però durare solo per alcuni giorni, per poi scomparire senza danneggiare l'organismo. Una persona soggetta ad aritmia non poteva assolutamente affrontare un viaggio spaziale, le accelerazioni l'avrebbero uccisa, e d'altra parte il cargo non poteva ritardare la sua partenza altrimenti avrebbe avuto difficoltà enormi nella rotta per Quaryel, già programmata.

Durante la festa Mar si comportò in modo fatuo e superficiale, dando a tutti l'impressione di essere un damerino interessato soltanto al divertimento. La droga, ad un tratto, iniziò a fare effetto. Mar aveva in mano un elegante flauto di cristallo pieno di acqua-di-vita quaryegna. Impallidì, si fermò a metà parola, barcollò, si lasciò sfuggire di mano il flauto ed emise un lieve gemito strozzato. Immediatamente i due ufficiali con cui stava parlando lo sorressero.

Mar si riprese: "Non è nulla, scusate. Posso avere un altro flauto?"

Durante la festa ebbe altri tre accessi, finché il Comandante lo costrinse a farsi visitare dall'ufficiale curatore. Mar cedette malvolentieri, cercando di minimizzare l'accaduto. L'ufficiale lo visitò e diagnosticò l'aritmia.

Biker impallidì: "Ne sei certo?"

"Sì, assolutamente."

"Questo significa che il Governatore... non può ripartire per Quaryel."

"È evidente."

Mar si alzò ridendo: "Uh, quante storie. È stato solo un piccolo malessere da niente. Certo che io parto, non ho proprio nessuna voglia di restare qui."

L'ufficiale curatore scosse la testa: "No, Governatore. Mi spiace, ma in questo caso la legge prevede che un curatore deve impedire la partenza del soggetto ammalato."

"Ma io non sono ammalato. Sarà solo un po' di stanchezza..."

"Ai fini del viaggio spaziale l'aritmia è considerata sufficiente per proibire l'imbarco, perciò tu non partirai, Governatore." insisté deciso l'ufficiale curatore.

"Questo è ancora da vedere!" protestò Mar bizzoso.

Il battibecco continuò. Mar, con tono sempre più isterico, arrivò a minacciare di licenziare l'ufficiale curatore. Questi gli fece presente che nulla sarebbe cambiato, poiché la legge prevedeva che sia il Comandante che il primo pilota del cargo avrebbero dovuto impedire la partenza di Mar. Così ancora una volta, sia pure controvoglia, Biker dovette "convincere" Mar, che alla fine si "rassegnò" a restare su Ross.

Mar abbandonò la festa con aria seccata, mugugnando. Il giorno seguente Biker fece caricare a bordo parte dei beni sequestrati agli esiliati, da vendere su Quaryel. Poi si imbarcarono i duecento nove soldati che avevano finito la ferma ed i tredici che avevano diritto a tre mesi di riposo su Quaryel. Mar salutò il Comandante con aria imbronciata e gli chiese di avvertire Anje ni Moder del contrattempo e di presentargli le sue scuse.

Lo lasciò dicendogli: "Tu Biker mi costringi sempre a fare quello che non ho voglia di fare. Non mi piace proprio per niente, sai!"

"Ma è sempre e solo per il tuo bene, Governatore." ribatté l'altro, seccato.

Il cargo ripartì, puntuale. Mar andò a chiudersi nella Residenza, di dove mandò via i soldati messivi da Biker per il servizio. Poi convocò il Vice-comandante.

"Alto ufficiale Draed Phorgas a rapporto!"

"Comodo, comodo Phorgas. Durante questa mia spiacevole permanenza mi è necessario del personale per far andare avanti la Residenza. Diciamo una decina di soldati."

"Ma c'erano già quelli scelti dal Comandante, tutte persone..."

"No, no. Li ho mandati via. Non mi piacevano proprio per nulla e poi erano troppo vecchi. Il più giovane aveva la mia età! Fammi avere i file personali dei soldati più giovani, così faccio la mia scelta. Falli inviare subito qui."

Phorgas si inchinò: "Governatore, non è il caso che tu ti prenda questo disturbo. Sarà mia premura sceglierli in modo che..."

Mar assunse un'aria irritata: "Phorgas! Ho detto che voglio scegliere personalmente. Tu che ne sai dei miei... diciamo gusti. Durante questa forzata permanenza non voglio certo perdere l'occasione di divertirmi un po'... a modo mio!"

"Non capisco, Governatore. Io conosco bene i miei uomini, tu no. E ti posso garantire che effettuerò una scelta..."

"Phorgas, basta così! O sei scemo o fai lo scemo." Disse, poi, con un tono insinuante aggiunse: "Mica è con te che devono passare la notte, no? Quindi non sei certo tu che potrai scegliere al posto mio."

Phorgas lo guardò stupito, poi s'irrigidì: "Ma i soldati sono tutti liberi Cittadini e nel contratto, fra le loro prestazioni, non è compresa..."

Mar sorrise lascivamente (o almeno sperò che il suo sorriso sembrasse tale): "Questo è un problema che mi vedrò da solo. Tu non ti preoccupare."

"Chiedo scusa, Governatore, ma..."

Mar s'era abbandonato sullo schienale della sedia pneumatica e fece un gesto lieve nell'aria con una mano: "Basta, questa conversazione mi sta annoiando."

"Insisto, Governatore! Per i tuoi divertimenti puoi benissimo scegliere fra i prigionieri, com'è consuetudine qui nella guarnigione. Loro non possono certo opporsi ai tuoi desideri, avendo perso la cittadinanza non hanno più diritti, e fra di loro ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti..."

Mar si sentì sgomento. Così, gli esiliati, oltre a venir derubati dei beni personali che la legge garantiva loro, dovevano anche sottostare a questa ultima umiliazione! Senza dare a vedere i propri sentimenti e sempre in tono annoiato, Mar rispose al Vice-comandante.

"Phorgas, Phorgas! Ma quanto sei banale! Che gusto c'è nel portarsi a letto chi non ha altra scelta? È molto più eccitante piegare la volontà di un libero Cittadino, non ti pare? Convincerlo a poco a poco, farlo cedere, vederlo arrendersi al tuo desiderio, usarlo per il tuo godimento e infine lavarsene le mani! Ah, ma tu non puoi avere la mia classe... sei solo un militare, dopo tutto. Vai, ora. Aspetto entro breve i file che ti ho richiesto. È un ordine, se non l'hai ancora capito."

Phorgas, impettito, fece l'inchino formale ed entrò nel transmen. Dopo poco giunse alla Residenza un soldato con i microchip dei file. Mar lo accomiatò, inserì un microchip nel proprio computer e prese ad esaminare rapidamente i file. Aveva già in mente i nomi da richiedere. Solo con la motivazione che aveva dato a Phorgas poteva scegliere le persone che aveva segnato sul suo notes molecolare senza insospettire nessuno.

Erano tutte giovani reclute che aveva notato su Quaryel al momento del reclutamento. Non si illudeva certamente che fossero tutti adatti a costituire il nucleo che aveva in mente, ma doveva pur cominciare in qualche modo. Fece un elenco di una ventina di nomi e ne copiò i file sul suo computer personale, aggiungendovi i propri appunti. Poi fece venire qualcuno a prendere il microchip. Quindi fece annunciare che per il giorno seguente voleva un'adunata generale davanti al comando.

All'ora fissata, soldati ed ufficiali erano tutti schierati. Mar giunse in ritardo. Si affacciò ad una finestra del primo piano. Accanto a lui volle che ci fosse Phorgas.

"Sono tutti presenti, Vice-comandante?"

"Tutti, esclusi una quarantina che non possono lasciare il proprio posto."

Mar si mostrò seccato: "Avevo detto tutti, Phorgas!"

"Ma, Governatore, non è possibile lasciare sguarniti i pannelli degli allarmi, la centrale delle comunicazioni ed i sistemi di sicurezza."

"Bah, non me ne intendo, ma soprattutto non mi interessa. Li voglio tutti qui e subito."

Phorgas fremette: "Ma... i regolamenti..."

"Chi ha scritto questi regolamenti?"

"I precedenti Governatori e Comandanti..."

"Bene. Ora il Governatore sono io! Avanti, li voglio tutti qui, svelto!"

Phorgas azionò il comunicatore da polso e dette pochi ordini secchi.

"Quanto ci vorrà, Phorgas?"

"Non più di due primi..."

"Di Ross? Quanto dura un primo di Ross?" chiese Mar annoiato.

"Circa un base e due primi s.u., Governatore."

"Ah, pazienza. Quando ci saranno tutti, fammi avvertire. Adesso voglio bere qualcosa!"

Quando finalmente furono tutti schierati fino all'ultimo uomo, Mar chiamò i primi dodici nomi del suo elenco, li fece salire accanto a lui e se li guardò bene da vicino. I soldati stavano impalati, sull'attenti, chiedendosi il perché di quella chiamata. Phorgas era visibilmente imbarazzato.

Mar si indirizzò a quei dodici soldati: "Da questo momento voi siete al mio servizio esclusivo e... personale. Riceverete ordini solo ed esclusivamente da me." Poi si girò verso il Vice-comandante: "Phorgas, fai pure tornare gli altri alle loro occupazioni, non mi servono più, per ora."

"Ma, Governatore, far radunare tutti gli uomini solo per..."

"È una critica, amico mio?"

"No, certo, ma... Ma credevo che tu volessi anche parlare agli uomini."

"Ah, capisco." Mar si affacciò di nuovo alla finestra: "Soldati della guarnigione di Ross, mi fa piacere vedervi... tutti così ben allineati, con quest'aria di efficienza. Bravi, cari, mi congratulo con voi e con i vostri ufficiali..."

Si girò verso l'interno della stanza. I dodici da lui scelti erano impassibili. Phorgas era quasi paonazzo.

"Non va bene, Phorgas? Io non sono abituato a fare discorsi marziali. Adesso io e questi bei ragazzi andiamo alla mia Residenza. Fai mandare lì tutti i loro bagagli." Si affacciò di nuovo alla finestra: "Il vostro Vice-comandante ora vi farà un bel discorso. Ascoltatelo bene, cari. Io adesso me ne devo andare con quelli che mi sono scelto. Questa giornata scorre... cari." Poi si girò di nuovo verso Phorgas che stava visibilmente fremendo: "Non m'ha risposto nessuno, che maleducati! Bah, vai tu alla finestra, su, dì loro qualcosa di... marziale."

Mar si recò al transmen, lo collegò alla Residenza e vi fece entrare i dodici soldati uno alla volta, quindi si trasferì anche lui. Giunto alla Residenza, lo spense, sì che nessuno potesse usarlo.

I dodici soldati erano tutti di nuovo sull'attenti.

"Riposo, riposo. Vedo che siete tutti armati... bene. Cercatevi un cuscino e sediamoci qui, in cerchio. Odio le sedie, io."

Li organizzò in turni di guardia e di servizio. Dette loro ordine di non far entrare nella Residenza nessuno per nessun motivo senza un suo preciso assenso. Quindi, dopo che furono mandati i bagagli dei soldati ricollegando per un po' il transmen, sistemò ognuno di loro in una diversa stanza con la scusa che così ognuno poteva sorvegliare meglio anche l'esterno dalle finestre.

Dopo la cena, Mar si istallò nel suo studio e tirò fuori le altre droghe che aveva portato con sé da Quaryel. Una di queste era un siero della verità che, se inalato nel sonno, faceva rispondere il soggetto a tutte le domande rivoltegli. Quando questo si svegliava, non ricordava assolutamente nulla. Era però necessario che gli altri, mentre Mar faceva inalare la costosa droga ad uno dei soldati addormentati, non fossero in grado di rendersi conto di quel che Mar stava facendo. Perciò s'era anche procurato del sonnifero, un liquido insapore ed incolore che poteva mettere nel cibo o nelle bevande.

Restava il problema dei tre che dovevano vegliare e fare la sentinella, ma si sarebbero trovati tutti e tre a pian terreno mentre lui avrebbe agito al primo piano, ed avevano la consegna di non muoversi, cosicché Mar poteva considerarsi al sicuro.

Iniziò quella sera stessa. Si recò nel salone e preparò dieci bicchierini di liquore. In otto mise il sonnifero. Quindi chiamò i nove non di sentinella ed offrì loro da bere, servendoli personalmente e facendo bene attenzione a chi dava il bicchiere senza sonnifero. Poi si mise a chiacchierare del più e del meno con i soldati. Chi prima chi dopo, ad uno ad uno, iniziarono a crollare per il sonno. Si scusavano e chiedevano il permesso di andare a riposare. Quando finalmente restò solo, Mar ritornò nel suo studio. Si infilò nelle narici un filtro respiratore, prese la bomboletta del gas della verità e si recò nella stanza del soldato prescelto, a cui non aveva dato il sonnifero.

Entrò in punta dei piedi, si assicurò che stesse dormendo poi gli spruzzò il gas sul volto. Il soldato dette un paio di colpi di tosse ma non aprì gli occhi. Mar attese pochi istanti che il gas facesse effetto ed iniziò l'interrogatorio.

Come prima cosa si assicurò che non fosse stato mandato da qualcuno per spiare. Poi, seguendo una traccia che aveva preparato da tempo, iniziò con una lunga serie di domande. Mentre proseguiva, registrava il tutto in modo di poterlo poi riascoltare con calma.

Ogni sera sottopose al trattamento un diverso soldato. Alla fine la situazione era questa: due erano pienamente fidati, perché persone di una notevole dirittura morale. Quattro incerti o perché a volte facili a fare compromessi o perché di carattere debole; i sei rimanenti erano sospetti, perché pronti a tutto pur di fare carriera. Uno dei sei, anzi, era decisamente pericoloso.

A questi sei, durante l'interrogatorio, aveva anche chiesto quali esperienze sessuali ritenessero più degradanti, umilianti o repellenti. Così nei giorni seguenti, usando quel tasto, aveva fatto in modo di metterli in imbarazzo finché questi gli chiesero di essere sostituiti.

Si fece mandare da Phorgas altri sei della sua lista segreta. Alla fine del mese, con questo sistema, aveva trovato cinque elementi fidati e sette incerti. Ma aveva anche esaurito le sue scorte di gas. Fra i cinque c'era anche il soldato Njeiry. Mar, che si era sentito conquistato da lui fin dall'intervista a cui l'aveva sottoposto su Quaryel, lo nominò sottufficiale dandogli la responsabilità del personale della Residenza.

Quindi riunì quei cinque soldati fidati e svelò loro i suoi piani, chiedendo loro di collaborare. Njeiry ed un altro accettarono subito entusiasticamente. Gli altri tre si dissero fondamentalmente d'accordo ma espressero qualche dubbio sulla possibilità di realizzare effettivamente i piani di Mar.

Il giovane Governatore fece presente che il suo piano avrebbe richiesto tempo, molto tempo, forse anche più anni. Era perciò necessario fare due cose: ognuno di loro avrebbe dovuto chiedere il rinnovo della ferma e, di fronte agli altri, dovevano comportarsi come la media dei firmaioli, anche se ciò a volte poteva metterli in contrasto con la loro coscienza.

"Anche io, a volte, devo forzare il mio codice morale e fare cose che non mi piacciono. Ma se vogliamo riuscire, non abbiamo altra strada. Se vuoi parlare con il cane, che è un animale del pianeta Terra, devi saper abbaiare. Comunque, se qualcuno fra voi non se la sentisse di continuare nel doppio gioco oltre certi limiti, deve solo farmelo sapere ed io, in qualche modo, provvederò. Voi cinque dovrete costituire la prima cellula segreta di questa mia partita.

"Questo significa che, se accettate, dovrete essere disposti a pagare di persona quanto faremo. Non vi sto offrendo una vita facile, ma questo è l'unico modo che io vedo per tentare di drizzare, di rimettere a posto le cose. A voi la decisione, ora."

Discussero ancora un po' fra di loro ed infine tutti e cinque accettarono di collaborare con Mar. Allora questi prese la collana di Felwoz, spiegò loro che ognuno di quei grani avrebbe rappresentato la sua autorità nelle comunicazioni segrete e ne dette uno a Njeiry. Quindi chiese ad ognuno di giurargli fedeltà.

Terminata la piccola cerimonia si riprese la normale vita della Residenza. Portando ogni volta con sé sei degli uomini della sua scorta, Mar visitò in largo ed in lungo la parte dell'isola dedicata alla guarnigione e delimitata dal muro di forza. Ogni volta organizzava un pic-nic a cui invitava due o tre ufficiali. Il gruppo era guidato da un uomo esperto del territorio, fornitogli da Phorgas.

Quando scalarono il monte Vaggy, Mar vide un villaggio al di là del muro di forza e chiese che cosa fosse. Gli spiegarono che era il villaggio degli Accoglitori, l'unico stanziamento di esiliati che si potesse vedere dalla guarnigione. Quell'insediamento esisteva da circa cinquecento anni. Gli Accoglitori scambiavano con la guarnigione cibo fresco in cambio di parte del materiale sequestrato agli esiliati. I beni più richiesti erano libri, stoffe e liquori.

Mar allora chiese come avveniva lo scambio dei beni ed anche l'immissione dei prigionieri nel pianeta. Gli spiegarono che era stata costruita una tripla stanza in una galleria inserita nel muro di forza, a cui era stato dato il nome di Porta. La prima stanza si apriva verso la guarnigione, l'ultima verso il villaggio degli Accoglitori e la terza, in centro, era collegata alle altre due. Ogni stanza aveva due barriere, piccoli muri di forza, congegnati in modo che solo uno dei due alla volta potesse venire aperto. Le tre stanze erano completamente spoglie e costruite di materiale assolutamente indistruttibile con mezzi meccanici o chimici: solo un potentissimo raggio laser avrebbe potuto averne ragione.

Per lo scambio dei beni, prima si apriva la porta esterna della prima stanza e vi entrava una rappresentanza dei soldati che indossavano solo un succinto perizoma, senza armi né oggetti metallici indosso. I soldati portavano con sé la "merce da scambiare". Chiusa la prima porta, si apriva la seconda ed i soldati entravano nella stanza centrale. Allora si apriva la porta verso il villaggio ed entrava un gruppo di Accoglitori, che dovevano essere completamente nudi, e che portavano il cibo. Entrati tutti, veniva chiusa la porta esterna ed aperta quella che dava nella stanza centrale.

Gli Accoglitori entravano nella stanza centrale ed allora si chiudeva anche quella porta. Nella stanza centrale avvenivano le contrattazioni e gli scambi. Quindi venivano fatti uscire gli Accoglitori. Quando questi erano usciti e le porte dalla loro parte erano entrambe chiuse, anche i soldati facevano il percorso inverso tornando nella guarnigione.

Mar chiese se gli Accoglitori non avessero mai tentato di prendere in ostaggio i soldati, oppure anche solo di truffare negli scambi, fornendo cibo avariato o peggio avvelenato. Gli fu risposto che era avvenuto solo due volte: la prima circa trecento venti anni prima e la seconda solo sessantatré anni prima, ma che tutte e due le volte dalla guarnigione avevano incenerito il villaggio per rappresaglia. Non ci avevano provato mai più.

Mar si sentì male pensando alle centinaia di persone bruciate vive nei due incidenti, ma si sforzò di ridere divertito come stavano facendo gli ufficiali.

Poi gli spiegarono come si faceva per inviare gli esiliati al di là del muro di forza. Questi venivano raggruppati in scaglioni di meno di cinquanta persone: tante ne entravano al massimo in una volta sola nella prima stanza. Quando questa veniva chiusa, venivano fatti entrare nella stanza centrale. Allora questa veniva isolata dalla prima stanza ed aperta verso l'ultima. Passati tutti in questa, veniva chiusa la porta alle loro spalle ed aperta quella verso il villaggio degli Accoglitori. Quando erano usciti tutti, si chiudeva anche l'ultima porta.

Mar chiese: "E se qualcuno rifiutasse di uscire, che fate?"

L'ufficiale rise: "Mandiamo nella stanza scariche elettriche sempre più forti e lo facciamo ballare finché si decide ad uscire. Tutti si convincono, ad un certo punto, a meno che il loro cuore non ceda prima. In questo caso bisogna isolare di nuovo le stanze dalla parte del pianeta e si mandano i soldati a prendere la carogna per buttarla nell'inceneritore dei rifiuti."

"Le avete pensate proprio tutte, vero?" mormorò Mar, senza più riuscire a ridere.

Pensava che quegli esiliati erano trattati peggio, molto peggio, degli schiavi delle Case dei Piaceri, peggio del bestiame. Aveva ragione Lidje...

Tutto questo doveva assolutamente cessare e al più presto, pensò Mar, sconvolto. Anche Njeiry era sconvolto, notò Mar, e non riusciva a nasconderlo, anche se taceva.

Quando erano nella Residenza, Mar e Njeiry passavano molto tempo parlando assieme, oppure passeggiando nel giardino. Il giovane sottufficiale gli piaceva sempre più sia come personalità che fisicamente. Si accorse di esserne attratto ma non riusciva a capire se l'altro, oltre alla sicura fedeltà, provasse per lui una simile attrazione o no.

I tre mesi passarono.

Mar aveva fatto in modo di non far pesare la sua presenza, non mettendo mai il naso nel Comando o nelle villette degli ufficiali né nei quartieri dei soldati. Ma grazie ai pic-nic, senza averne l'aria, aveva accumulato una serie di utili notizie.

Mancava un solo giorno all'arrivo del cargo, quando Mar adunò di nuovo i suoi cinque uomini nel suo studio.

"Quando tornerò qui, voi cinque sarete di nuovo alla Residenza con me. Ma per i prossimi tre mesi, se non più, dovrete stare di nuovo con gli altri. Cercheranno di fare del tutto per sapere qualcosa su di me. Parlate pure, raccontate tutto quello che si può e se è il caso lamentatevi di me o prendetemi in giro. Ricordatevi che il motivo ufficioso per cui vi ho scelti è per portarvi a letto con me... fate capire che è successo, se è il caso. Dovete adattarvi almeno in parte all'atmosfera che regna attualmente nella guarnigione. Specialmente per te, Njeiry, sarà dura perché ormai sei un sottufficiale.

"Se in questo periodo trovate altri elementi che vi sembrano validi, cercate di portarli dalla vostra, di far loro chiedere di rinnovare la ferma. Ma ricordate di non parlare mai con nessuno né di me né dei miei piani. Ognuno di voi deve agire come se l'idea fosse esclusivamente sua, e non sapesse nulla degli altri. Se uno di voi, per qualche motivo, venisse scoperto, deve fare in modo che non si possa assolutamente risalire agli altri.

"Ripeto che, se proprio non riusciste a resistere, se non riusciste ad attendere il mio ritorno, che potrebbe anche tardare parecchio, potete chiedere di tornare su Quaryel col primo cargo. In questo caso fatevi vivi con me alla mia Residenza.

"Tu, Njeiry hai un grano della collana di Felwoz. Se qualcuno lo riconoscesse, ma è difficile, raccontagli, con l'aria di prendermi in giro, delle folli notti d'amore passate con me, e di come te l'ho dato per gratitudine..."

Njeiry arrossì visibilmente e gli altri quattro soldati risero.

Mar proseguì: "So che vi sto chiedendo molto, ma vi ricordo il giuramento che avete fatto. Se il mio tentativo fallirà, è possibile che ognuno di voi debba pagare per avermi aiutato. Ma se riuscirà, la gioia di essere riusciti e la mia ricompensa personale vi ripagheranno abbondantemente di tutto. Buon cammino, amici miei."

Uscirono tutti e Njeiry per ultimo. Si girò verso Mar e gli disse: "Ci mancherai molto, Governatore." ed uscì lui pure.

Mar di nuovo si chiese se fosse una dichiarazione di lealtà, di amicizia o di affetto... Njeiry gli piaceva sempre più e gli pesava lasciarlo su Ross. Ma anche a lui erano richiesti sacrifici per quell'impresa.

Il giorno seguente atterrò il cargo con il cambio dei soldati ed i nuovi esiliati. Il comandante Biker era sbarcato visibilmente nervoso, ma dopo aver parlato con Phorgas e con gli ufficiali, era altrettanto visibilmente sereno.

Mar gli disse che "dopo tutto" era stata un'interessante e divertente vacanza, ma che comunque non vedeva l'ora di tornare finalmente in un "mondo civile".

Tornato su Quaryel, Mar si recò subito alla Residenza. Chanul s'era dato da fare ed aveva una lista con parecchi nomi da sottoporgli per completare il personale. Il ragazzo aveva messo in evidenza sette di quei nomi, facendo anche attenzione che fossero persone adatte ad eseguire i vari lavori necessari nella casa.

Uno di questi era un suo cugino, di nome Teskar, appena laureatosi in segreteria generale ed applicata. Mar, uno alla volta, li volle incontrare tutti e sette. Confermò in pieno le scelte di Chanul e li assunse.

Teskar, era un tipo estroverso e disinvolto ma al momento opportuno sapeva anche essere riservato e discreto. Un altro doveva essere un tipo che piaceva molto a Chanul, anche se, almeno in pubblico, aveva un atteggiamento estremamente corretto. Poi c'era un compagno di scuola di Chanul, un suo amico d'infanzia, il fratello di questi ed infine un compagno di scuola di Teskar.

Queste relazioni contribuivano a fare del gruppo un insieme affiatato ed omogeneo. Erano tutti molto giovani, appena laureati o presalariati. Mar, dopo averli regolarmente assunti, li riunì. Spiegò a tutti i motivi delle sue scelte, parlò loro dei suoi piani e quando tutti accettarono di collaborare con Mar al di là del lavoro per cui erano stati assunti, chiese anche a loro il giuramento. Anche a Teskar consegnò un grano della collana di Felwoz.

Assieme al suo personale, Mar scelse l'uniforme di rappresentanza: un gonnellino liscio bianco con rifiniture, cinta, sandali e sacca, azzurre da portare in casa e in più una mantellina azzurra per l'esterno. Mar lasciò ognuno libero di indossare quello che voleva quando non era in servizio, ma Chanul insisté perché non indossassero mai altro, "come usa per il personale delle Famiglie".


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