Andava spesso a Palazzo Anje dove era sempre ben accolto, specialmente dal giovane Moder. Mar, a questo punto, pensò che si doveva trovare un Segretario e del personale per la Residenza. Dovevano essere persone assolutamente fidate in modo che, almeno a casa sua, potesse stare tranquillo. Cercò allora di rintracciare Lidje ed alcuni giorni dopo riuscì a mettersi in contatto con lui. Era ancora sulla Sogno d'Acqua, ora in navigazione fra Cossi e Redof. Chiese la linea schermata, a cui come Governatore aveva diritto, in modo di essere sicuro di non essere intercettato.
Quando si rividero, erano felici tutti e due. Mar, dopo aver raccontato all'amico per sommi capi quanto era accaduto, chiese a Lidje di diventare suo Segretario. Questi rifiutò, dicendogli che se la stava cavando bene da solo e che perciò non doveva cercare appoggi nel suo passato.
"Devi guardare in avanti, Mar. Trovati un buon Segretario lì, su Quaryel. Su un intero pianeta troverai certamente almeno una persona onesta di cui fidarti e che possa lavorare con te, no?"
Parlarono ancora un po', poi si salutarono. Mar era dispiaciuto e forse anche un po' deluso per il rifiuto dell'amico. Ma in fondo, ad essere sincero, se l'era anche aspettato. Mar era preoccupato perché temeva che se si fosse saputo che si stava cercando un Segretario e del personale, il Comandante o qualcun altro avrebbe cercato di infiltrargli qualche sua pedina in casa. Pensò di rivolgersi ad un'Agenzia ma scartò subito l'idea.
Eppure non aveva amici a cui chiedere una mano ed anche con la Famiglia Anje non era ancora in rapporti sufficientemente stretti per potersi fidare di un loro eventuale consiglio. Mentre considerava questi problemi, Mar passeggiava a caso per la città. Pensò anche di cercare Mantice e Vecchio. Ma si rese conto che, col loro vagare fra pianeta e pianeta, la ricerca gli avrebbe portato via troppo tempo. Inoltre quanto gli aveva detto Lidje era giusto: non doveva continuare ad appoggiarsi a qualcuno.
La persona chiave era proprio il Segretario, perciò doveva essere molto cauto nella sua scelta. Si fermò colpito da una considerazione: quando non era nessuno era stato meno complicato trovare un amico. Se non altro perché, se si fosse sbagliato, avrebbe corso un rischio molto minore. Era anche vero però che quando non era nessuno era del tutto indifeso dai nemici: lui ne sapeva qualcosa.
Eppure un uomo ha bisogno di avere a fianco almeno un amico, qualcuno con cui confidarsi, con cui aprirsi senza timore di essere rifiutato, scartato... o almeno qualcuno da cui esser sicuri di non doversi difendere... I Potenti potevano avere veri amici? Se sì, come facevano a trovarli?
Ogni volta che Mar andava a Palazzo Anje o ne tornava, come pure dagli uffici, faceva lunghe camminate a piedi. Ogni volta cercava itinerari diversi, perciò gradualmente si trovò a fare percorsi sempre più lunghi. Pian piano cominciò ad uscire dalla zona elegante della città ed a passare per i sobborghi. Amava guardarsi attorno, respirare l'aria locale, sentirsi vivo in mezzo allo svolgersi della vita...
Un giorno fu data una festa a Palazzo, in occasione del raggiungimento della maggiore età di un altro nipote di Neto. Sulla via del ritorno Mar passò attraverso un piccolo parco di periferia. Data l'occasione s'era vestito con semplicità ma con eleganza: aveva indossato una traversa fissata da una cintura e da due fermagli di metallo prezioso. Nel parco, s'era seduto su un gradino di conglomerato, s'era rovesciato indietro a guardare le nubi rosate che scorrevano al di là delle fronde di un albero. Cercava di vedere delle figure nelle nuvole in movimento e lasciava vagare pigramente i suoi pensieri, godendosi quel momento di relax.
Dopo un po', rigenerato da quella sosta, si alzò e prese la strada del ritorno. Non s'era accorto, nell'alzarsi, che uno dei due fermagli s'era sfilato ed era caduto a terra.
Fatti pochi passi, sentì una voce chiamare: "Cittadino, ehi, Cittadino!"
Nel parco c'erano altre persone e Mar non fece caso a quel richiamo. Udì un rumore di passi veloci ed un giovane vestito dimessamente con una tunichetta grigia da lavoratore gli si affiancò.
"Scusa, Cittadino... hai perso questo fermaglio."
Mar si fermò: "Grazie, Cittadino, ma... posso farti una domanda?"
"Certo."
"Conosci il valore di questo fermaglio?"
"Non esattamente ma certo vale molto." rispose il giovane con un sorriso.
"Sì, vale dieci Crediti."
"Oh, pensavo di più." rispose il giovane sorridendo.
"Pensavi di più e me l'hai reso?"
"Certo, è roba tua, non mia."
"Ma a te non avrebbero fatto comodo dieci Crediti?"
"Certo che sì, Cittadino. Ma non è roba mia, perciò..." ripeté il giovane allegramente, facendo spallucce.
Mentre si fissava nuovamente il fermaglio ad un fianco, Mar lo guardava incredulo: "Ma siete tutti così onesti, in questo quartiere?"
L'altro lo guardò incuriosito: "Sei straniero, Cittadino?"
"Sì. Ma non hai risposto alla mia domanda."
"Beh, no. Anzi, se mi permetti di darti un consiglio, direi che sarebbe meglio non circolare da queste parti dopo quest'ora. Tra poco farà buio e non è certo sicuro, per una persona ben vestita e... ricca come te, girare in questa zona da solo. Oh, non voglio dire che qui sia pieno di malviventi. Qui vive anche brava gente, ma basta incontrare anche una sola persona senza scrupoli che... Ma ti sto annoiando, Cittadino. Ti chiedo scusa."
"No, anzi... Vorrei ricompensarti per la tua onestà. Posso donarti un Credito, senza offenderti?"
"No, Cittadino. Non è per la ricompensa che te l'ho riportato. E l'onestà è premio a se stessa."
Mar lo guardò incuriosito. Era un bel ragazzo snello, alto, con corti capelli neri. Aveva occhi curiosamente chiari, limpidi ed un che di ingenuo e fanciullesco, un'aria spigliata, quasi spensierata. Mar notò che più che essere snello, il ragazzo forse era magro.
"Posso farti una domanda, Cittadino?"
Il giovane giocherellava con il 4C che gli pendeva al collo: "Certo."
"Hai un lavoro?"
"Sì."
"Che fai?"
"Lavoro in uno degli stabilimenti della Famiglia (Mar capì che si riferiva agli Anje) come pulitore di macchine."
"E, se non sono indiscreto, sei contento del tuo lavoro?"
"Beh, si prende quel che si trova. Sono fortunato, perché la mia famiglia lavora da parecchie generazioni per la Famiglia Anje, cosicché nessuno di noi resta mai senza lavoro."
"Quanti anni hai?"
"Ventuno del pianeta, credo che corrispondano a diciotto s.u."
Mar pensò un attimo: "Hai una buona paga?"
"Il minimo legale, logicamente."
Mar allora si decise e chiese: "Sai chi sono io?"
"Non ne ho idea, Cittadino."
"Sono il Governatore di Ross, Mar Swooney. Vorrei chiederti un favore."
Il giovane perse subito la sua aria disinvolta: "In quel che posso, sono al tuo servizio, Governatore."
"Vorresti accompagnarmi nella via verso la mia Residenza? Avrei piacere di parlare ancora con te."
"Certo, Governatore."
Si avviarono e Mar notò che il giovane camminava alla sua sinistra e mezzo passo addietro.
"Ehi, se devo parlare con te, è meglio che tu cammini al mio fianco, o mi farai venire il torcicollo."
"Come desideri, Governatore."
Mar tacque per un po', poi chiese al giovane di entrare al suo servizio. Il giovane lo ringraziò ma disse che non poteva lasciare gli Anje: non sarebbe stato corretto, dato che loro avevano sempre dato lavoro alla sua famiglia. Mar allora gli disse che, se non avesse avuto nulla in contrario, avrebbe chiesto lui agli Anje, con cui era in ottimi rapporti, l'assenso al cambiamento di lavoro. Il giovane allora rispose che se gli Anje erano d'accordo, lui avrebbe accettato molto volentieri.
Lungo la strada Mar s'informò sul giovane. Seppe che era laureato nella progettazione di impianti di depurazione idrica ma che non era riuscito a trovare un lavoro nel suo ramo. Era di famiglia numerosa, il quarto di sei fratelli: su Quaryel infatti non era praticata la limitazione delle nascite.
Quando giunsero alla Residenza, Mar lo fece entrare. Gli chiese i dati personali e cercò ancora di fargli accettare un dono che il ragazzo rifiutò con cortese fermezza. Quindi videofonò subito a Neto che acconsentì di buon grado a che il giovane smettesse di lavorare per la Famiglia per entrare al servizio di Mar.
Due giorni più tardi, sbrigate le formalità di licenziamento e di assunzione, il giovane, che si chiamava Chanul Dayen, si presentò alla Residenza per iniziare il suo nuovo lavoro di tutto-fare. Chanul iniziò subito a lavorare con intelligenza ed entusiasmo. Quando Mar era in casa, gli piaceva parlare con Chanul ed a poco a poco si convinse di aver trovato una persona fidata.
Inoltre Mar si sentiva attratto da quel bel giovane, e pensò che, se anche Chanul aveva i suoi stessi gusti e se anche lui piaceva al giovane, avrebbero potuto divertirsi assieme.
Così, un giorno, decise di affrontare l'argomento con il giovane in modo franco ed aperto: "Chanul, siedi qui un attimo, devo dirti qualcosa..."
"Sì, Governatore, dimmi." rispose il giovane con un sorriso sereno.
"Senti, a me non piace girare attorno alle cose... credo che la sincerità e un modo diretto siano la cosa più semplice. Vedi, a me, sessualmente, piacciono i ragazzi molto più che le ragazze, e tu in particolare mi attrai parecchio e non ho un compagno, in questo periodo, come quasi certamente avrai notato. Perciò mi piacerebbe molto, se tu hai i miei stessi gusti e se anche io ti piaccio, poter fare l'amore con te, ogni tanto."
"Con vero piacere, Governatore. Anzi, ne sarei onorato..."
"Ma, Chanul, non voglio che tu mi dica di sì solo perché sono un Governatore, solo perché sono il tuo datore di lavoro. Devi sentirti completamente libero di accettare o di rifiutare... Voglio dire, questo che ti sto proponendo non fa certo parte delle tue mansioni qui, del tuo lavoro..."
"Lo capisco, ma davvero tu mi piaci, ed anche io preferisco quelli del mio stesso sesso per fare l'amore. E, visto come mi guardi a volte, stavo solo aspettando che tu me lo chiedessi, lo speravo."
"Ma tu, non hai un ragazzo?"
"No, non in questo periodo. Col mio ultimo ragazzo ci si è lasciati circa quattro mesi fa."
"Eravate stati a lungo assieme? Eravate innamorati?"
"È durata meno di un anno, e non eravamo innamorati, altrimenti ci saremmo sposati. Semplicemente stavamo abbastanza bene assieme, almeno fisicamente."
"E come mai avete rotto?"
"Perché stavamo bene assieme solo a letto, ma appena si parlava di qualcosa, si finiva con il litigare..."
"Chanul, scusa la domanda forse un po' intima, ma a te, a letto, che cosa piace fare?"
"Un po' di tutto, purché ci sia rispetto reciproco e tenerezza. Per me questo è piuttosto importante."
"Sì, ti capisco. Io intendo rispettarti, stai sicuro. E se non ti troverai bene a fare l'amore con me, devi dirmelo senza problemi, d'accordo?"
"Sì, certo."
"Allora stanotte verrai nella mia stanza?"
"Con molto piacere..." rispose sorridendo Chanul.
Mar era steso sul suo letto nell'alcova al primo piano, e stava guardando gli affreschi erotici che adornavano la fascia alta delle pareti ed il soffitto. Sentì bussare lievemente alla porta, poi la vide scivolare silenziosamente di lato e Chanul vi comparve.
Indossava solamente un kilt bianco. Mar ammirò il petto glabro, liscio ed ampio del giovane uomo, e gli fece cenno di avvicinarsi al letto. Chanul si accostò e gli sorrise. Mar stese una mano, che il giovane prese, e lo attirò ancora più vicino al letto.
"Te l'hanno mai detto, Chanul, che sei molto bello e sensuale?"
"Gli occhi del desiderio rendono l'oggetto desiderato sensuale..." rispose con voce bassa il giovane.
Mar con una mano gli slacciò la fibbia del kilt che si aprì e scivolò silenziosamente a terra. Il giovane restò, così, nudo. Mar con le punte delle dita gli sfiorò il ventre ed il bel membro del compagno cominciò immediatamente ad inturgidire ed a sollevarsi lentamente. Questo fece eccitare anche Mar, che, toltosi il lieve lenzuolo dal corpo, già nudo, si offrì così alla vista dell'altro.
"Anche tu sei molto bello e desiderabile..." mormorò Chanul.
"Vieni qui, con me..." l'invitò Mar con voce lievemente resa roca per il desiderio.
Chanul scese in ginocchio sul materasso e, guidato da Mar, si stese a fianco a lui. I loro corpi aderirono, le loro membra si intrecciarono. Mar prese fra le mani il volto di Chanul e lo baciò in bocca. Le loro lingue giocarono lievi, a turno suggevano delicatamente l'uno un labbro dell'altro, mentre le loro mani, per la prima volta, esploravano, calme ed attente, il fresco corpo del compagno.
La parte bassa delle pareti, rivestita da uno strato di lumi-plastica, riempivano la stanza senza finestre di una luce soffice, diffusa e senza ombre. Le loro erezioni, ormai completamente ridestate, si sfregavano lievi, ma forti e calde, l'una contro l'altra.
Allacciati, si giravano sull'ampio materasso sì che ora l'uno, ora l'altro, era sopra. Si continuavano a baciare, si suggevano e mordicchiavano i capezzoli, si palpavano e carezzavano per tutto il corpo, sì che le loro eccitazioni aumentavano vertiginosamente.
Quando Mar si trovò sopra al corpo di Chanul, il giovane allargò le gambe cingendogli la vita, inarcò il bacino in modo che le sue piccole e sode natiche sfregarono contro il membro duro dell'altro, in una muta richiesta di essere preso. Mar allora, con una mano guidò la sua dura verga nel solco, fino ad individuarne, con la punta, il foro nascosto e fremente.
Guardò negli occhi Chanul, che gli sorrise invitante. Allora iniziò a spingere. Sentì lo sfintere aprirsi per accoglierlo e, con una spinta vigorosa ma controllata, iniziò ad immergersi in lui.
Chanul accolse quella forte invasione con un basso e lungo mugolio di piacere, ed il suo sorriso si accentuò. Mar spinse, spinse ancora, finché gli fu completamente dentro e fra il suo pube ed il culetto del giovane non c'era più il minimo spazio.
"Ti piace, Chanul?" gli chiese in un sussurro.
"Sì, mi piace molto. Prendimi, dai... fammi sentire quanto piace anche a te..." lo invitò con voce sognante.
Allora Mar iniziò a muoversi avanti e dietro nello stretto e caldo canale, ed ogni suo affondo era sottolineato da un nuovo mugolio del giovane compagno. I suoi movimenti si fecero più svelti, più forti. Chanul gli carezzava il petto e la schiena, gli titillava i capezzoli e si spingeva tutto contro di lui, per sentirlo meglio, per goderlo a pieno.
A Mar piaceva la virile dedizione del suo compagno, e la gioia che il giovane mostrava nell'essere preso. Continuò a prenderlo così, ora accelerando e dando maggior vigore alle sue spinte, ora rallentando e muovendosi in modo più gentile. Voleva far durare a lungo quella unione, nonostante fosse ormai parecchio tempo che non faceva più l'amore. Voleva che anche Chanul godesse almeno quanto stava godendo lui. Non voleva ancora giungere al culmine del piacere, desiderava prolungare quel rapporto il più possibile.
Anche Chanul provava lo stesso desiderio di prolungare la loro unione, perché gli piaceva il modo in cui Mar stava facendo l'amore con lui. Sentiva che Mar, pur essendo una persona di alto rango, non lo stava trattando da inferiore, ma da pari, e anche questo gli dava piacere. Sentiva che Mar non stava pensando solo al proprio godimento ma anche al suo.
Durarono così a lungo, accelerando e rallentando ad arte, baciandosi e carezzandosi, finché entrambi sentirono che non sarebbero riusciti a trattenere ancora il loro desiderio di godere, e finalmente esplosero in un forte e gradevole orgasmo. Prima Chanul si scaricò fra i loro ventri compressi, in una serie di forti schizzi e bassi mugolii, e così facendo fece palpitare il proprio ano sì che subito dopo fece scatenare anche il piacere di Mar che si immerse con vigore dentro di lui e lo riempì del proprio tiepido seme.
Finalmente si rilassarono, si staccarono, stesi fianco fianco, ansando pesantemente. Mar si girò verso Chanul e gli sorrise.
"Per me è stato molto piacevole... Anche per te, spero."
"Sì... Tu sai veramente fare l'amore. Mi è piaciuto molto. Mi vorrai ancora qui, nel tuo letto?"
"Spero proprio di sì, se anche a te fa piacere."
"Molto, come ti ho detto. Verrò ogni volta che ne proverai il desiderio."
"Anche tu, se ne hai voglia, potrai chiedermelo, d'accordo?"
Dopo quella prima notte, fecero l'amore abbastanza spesso. Mar ebbe piacere che a volte fosse Chanul a fargli capire che lo desiderava. Un'altra cosa che fece piacere a Mar fu che Chanul, nonostante fosse divenuto il suo compagno di letto, non ne approfittava, e continuava a lavorare come prima, o forse persino meglio di prima, con solerzia e dedizione.
Quel ragazzo gli piaceva molto, e non solo fisicamente. Pensò che molto probabilmente aveva trovato la persona di fiducia che cercava. Così, con astuzia, ne sondò le convinzioni finché decise che, dopo averlo sottoposto ad un'ultima prova, poteva forse aprirsi con lui.
Perciò, una volta che Moder era ospite alla Residenza, combinò col ragazzo come mettere alla prova l'onestà di Chanul.
Mar finse di doversi assentare per un breve periodo e li lasciò soli. Moder allora chiamò Chanul e, senza mezzi termini, gli ricordò il suo dovere di riconoscenza e gratitudine verso gli Anje. Chanul annuì e dichiarò che non aveva dimenticato il suo debito familiare. Moder allora gli chiese se poteva contare su di lui per un lavoretto che gli sarebbe stato pagato profumatamente: gli chiese di fare un elenco di tutte le persone che frequentavano la Residenza e di tutte le chiamate che Mar faceva o riceveva al videofono e di informarne periodicamente gli Anje.
Il giovane lo guardò allibito, incredulo, poi, cortesemente ma fermamente, rifiutò. Moder insistette ma Chanul rispose che la sua lealtà andava in primo luogo al suo attuale padrone e che perciò non poteva fare nulla che questi non approvasse. Moder allora lo minacciò e gli disse che si sarebbe vendicato su lui e sulla sua famiglia. Chanul gli rispose che ne era addolorato ma fu irremovibile.
Quando Mar tornò, Moder gli disse del buon esito della prova ed aggiunse: "Vorrei che tutti i nostri dipendenti fossero così fedeli. La mia Famiglia ha rinunciato ad un elemento veramente prezioso, Mar... Sono contento per te, comunque."
Uscito Moder, Mar chiamò il giovane. Gli chiese che cosa avesse fatto o detto Moder durante la sua assenza. Chanul, con aria indifferente, rispose che Moder aveva chiesto da bere e non aggiunse una parola di più.
"Siedi, Chanul." gli disse allora Mar. "Quando ti ho assunto speravo di avere in te più un collaboratore che un servo..."
Il giovane sembrò allarmato: "Non sei soddisfatto del mio lavoro, Governatore Swooney?"
"No no, al contrario. Mi sono convinto che tu sia la persona che stavo cercando. E non sto parlando solo delle nostre piacevoli notti di sesso. Ascoltami bene ora, Chanul, e capirai quello che intendo dire."
Mar prima di tutto gli spiegò del suo accordo con Moder per metterlo alla prova e lo lodò per la sua onestà e fedeltà. Gli chiese perché non avesse voluto parlare del tentativo di corruzione a cui era stato sottoposto da Moder.
Chanul rispose: "Vedi, Governatore Swooney, se è vero che devo innanzitutto fedeltà a te, è anche vero che resta, sia pure ormai in secondo piano, un legame di fedeltà verso la Famiglia che da generazioni non ci ha mai fatto mancare il pane. Per questo non ho potuto parlarti della proposta fattami da Anje ni Moder. Se si fosse trattato di un estraneo te ne avrei parlato di sicuro."
Mar fu compiaciuto di questa risposta. Allora finalmente parlò a Chanul anche dei suoi piani come Governatore di Ross. Gli disse che aveva bisogno di altra gente fidata come lui, che lavorasse lì alla Residenza, in modo di poter vivere tranquillo almeno in casa sua. Chiese perciò a Chanul di aiutarlo a trovare altro personale e gli propose di diventare il suo Segretario particolare.
Chanul rispose che poteva contare su di lui per ogni necessità e che avrebbe fatto del suo meglio per trovargli altre persone fidate, ma rifiutò la carica di Segretario.
"Io, Governatore, non ho né gli studi né la competenza necessari, e non saprei neppure trattare come si conviene con le personalità con cui devi avere a che fare. Però penso di riuscire a trovare qualcuno adatto per questo compito."
Mar lo ringraziò, pienamente soddisfatto per il buon inizio della sua ricerca. Adesso poteva veramente dedicare tutte le sue energie agli altri problemi.
Iniziò così la seconda fase del suo piano. Comunicò al Comandante Biker che aveva intenzione di fare una capatina su Ross col prossimo cargo "così, tanto per ammazzare il tempo e divagarmi un po'". Prima di partire chiese a Moder se poteva aiutarlo a procurarsi in segreto alcune droghe, sieri e gas.
Allo stupore mostrato dal ragazzo per questa richiesta, gli disse: "Sono solo pietre di un mio gioco... di cui ti parlerò un giorno. Per ora nessuno ne deve assolutamente sapere nulla."
Poi si accordò con Chanul perché proseguisse nelle sue ricerche del personale per la residenza: "Deve essere tutta gente che conosci molto bene e che tu puoi garantire al cento per cento. Ufficialmente io dovrei essere di ritorno fra ventidue giorni circa, ma in realtà mi fermerò su Ross più o meno per tre mesi. Se tu dovrai comunicare con me, usa questa scheda e chiedi la linea schermata. Ricorda che nessuno, per nessun motivo, deve mettere piede qui dentro durante la mia assenza. Per qualsiasi problema, senza scoprire le carte, ti puoi rivolgere al Giovane Anje ni Moder. Se qualcuno affermasse di venire da parte mia, non credere a nessun documento, per quanto ufficiale possa apparire, se non ti mostra un grano di questa collana." e gli mostrò la collana di Felwoz.
"Puoi contare su di me, Governatore."
"Ah, e... volevo dirti... ormai mi pare che sarebbe più logico che tu mi chiamassi semplicemente Mar, non credi?"
"Grazie... mi fa piacere e mi onora questo. Ma credo che davanti ad estranei sia più opportuno se continuerò a chiamarti Governatore, non credi?"
"Sì, hai ragione tu, Chanul. Bene, allora fai come meglio credi. Ma ricorda sempre che ormai tu per me sei un amico, non semplicemente un servo o un dipendente."