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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL PRIMO LIBRO
DI MAR SWOONEY
CAPITOLO 6
MAR PRENDE IL VOLO

Mar cominciò a sistemare tutta quella roba nelle pareti attrezzate della sua cellula, guardando ed rigirando ogni oggetto, ammirandolo come se fosse stato un'opera d'arte: si sentiva ricco. Gli vennero allora in mente gli ex colleghi della Casa dei Piaceri ed il mare di ingiustizia, sfruttamento ed arbitrio che li teneva legati in quei luoghi.

"Io invece ho tutto questo! Per loro tutto continua come prima ed io non posso fare niente per aiutarli. Anche se fossi ricco, potrei liberarne uno, due, dieci forse ma tutto continuerebbe come prima. Finché ci saranno tipi come Mirwan ed Avvocato, non ci sarà niente da fare. E finché ci saranno leggi che li proteggono... nessuno potrà fermarli. E per cambiare quelle leggi non basta uno, dieci, cento... dovrebbe cambiare questa nostra umanità, questa nostra civiltà o almeno il sistema... È come un circolo chiuso ed io sono solo una minuscola, insignificante rotellina di questo sistema. Fortunata, magari, ma insignificante."

Dopo aver sistemato tutto, Mar programmò la sveglia, si spogliò e si stese per riposare. Per visitare l'astronave avrebbe avuto tutto il tempo che voleva in seguito. Alle cinque, puntuale, era alla riunione del Servizio Meccanici.

Il capo-servizio era un Cittadino ancora giovane: dimostrava sui trenta anni s.u. Era un tipo asciutto, nervoso, di altezza media. La sua costituzione longilinea lo faceva sembrare più alto di quanto realmente fosse. Un tempo doveva aver avuto i capelli lunghi, poiché conservava la curiosa abitudine di portare la mano alla fronte quasi come se volesse scostarli dagli occhi. Aveva una voce da tenore (o da contralto?) Gli occhi guizzavano qua e là senza sosta, quasi volesse sorprendere ciascuno dei presenti in una situazione inattesa.

Anche i colleghi di Mar erano giovani, benché nessuno come lui, a parte uno che doveva avere una decina d'anni più del capo. Quest'ultimo aveva la pelle straordinariamente chiara, capelli biondo-rossi spruzzati di bianco, occhi color acquamarina sporca. Spesso si mordicchiava il labbro inferiore. Questo, come il capo ed altri due o tre meccanici, indossavano già la spray-tuta di servizio. Gli altri, come Mar, indossavano ancora abiti civili. Il capo-meccanico fece le presentazioni. Solo Mar ed altri due erano al loro primo imbarco sulla "Sogno d'Acqua" e solo Mar era al suo primo imbarco in assoluto.

Poi il capo spiegò il funzionamento dei turni di lavoro. In caso di emergenza erano tutti tenuti al servizio continuativo. Ognuno di loro aveva una parte della nave da revisionare sistematicamente, secondo un calendario prefissato, oltre alle riparazioni o agli interventi straordinari da fare durante il loro turno. Mar ricevette un manuale, alcuni moduli, un multiregistratore. Gli fu quindi consegnato il "completo repellente" e spiegato come usarlo quando doveva indossare la spray-tuta.

Alle sette, questa volta già con la spray-tuta indosso, Mar si recò alla riunione generale di tutto il personale di bordo. Il capitano in prima della nave, tradizionalmente chiamato Amirò, mentre il capitano in seconda era chiamato Captan, annunciò l'itinerario ed i tempi previsti di viaggio, lesse l'elenco dei passeggeri della nave e ricordò in sommario le "regole del tempo di servizio e del tempo libero".

Concluse con queste parole: "Durante il vostro servizio, quindi, siete agli ordini solo del vostro capo-servizio e dovrete rispondere del vostro operato esclusivamente a questi e a me. Solo lui, o l'Amirò, possono darvi ordini. Se perciò un passeggero, per quanto ricco o influente, vi chiedesse di fare qualsiasi cosa, con cortesia ma fermezza rifiutate ed invitatelo a rivolgersi all'Addetto alle Relazioni Interne.

"Durante il vostro tempo libero siete liberi Cittadini. In quanto non contravviene agli interessi dell'Impresa, della Nave e del lavoro per cui siete stati assunti, potete comportarvi come più vi aggrada. I servizi della nave sono tutti a vostra disposizione a tariffe speciali. Riguardo ai contatti con i passeggeri, non dovete né sollecitarli né subirli. Ricordate comunque che l'Impresa, ed io per lei, non tollererà comportamenti disdicevoli, antisociali, che possano comunque far avere cattiva fama ai suoi servizi o al suo personale."

Mar trovò che il tutto, se non erano solo parole, era giusto e ragionevole.

L'Amirò, poi, disse che non voleva essere disturbato se non per motivi eccezionalmente gravi e che perciò per ogni problema di servizio ci si rivolgesse al proprio capo, e per gli altri problemi all'Addetto alle Relazioni Interne.

Sciolta la riunione, molti restarono nel salone e cominciarono a parlare fra loro. Alcuni si conoscevano da tempo, altri erano nuovi e si distinguevano subito per la loro aria incuriosita oppure spersa. Mar fu subito accostato da alcuni veterani. Domande, battute, racconti si susseguirono. Mar, seguendo il consiglio di Mantice, non raccontò nulla del suo passato ma disse di aver lavorato con i suoi parenti su un piccolo cargo interstellare. Si tenne sempre sulle generali e, con suo sollievo, nessuno cercò di approfondire l'argomento.

Alle due s.u. del giorno seguente, cominciarono a salire a bordo i primi "Ospiti Importanti" e gran parte del personale fu assorbito dal lavoro. Mar non era di servizio fino alle sei, perciò si ritirò nella sua cellula e cominciò a riordinare le proprie idee. Lesse il Manuale, controllò alcuni punti sui microchip avuti da Vecchio, si recò ai pasti nella mensa del personale e cominciò a fare conoscenza con i colleghi. Chiese a molti se giocassero a Go ma pochi se la cavavano in modo decente. Iniziò così la routine di lavoro.

Tutto filava liscio come l'olio. Una volta, durante una revisione di routine, credette di aver trovato qualcosa di irregolare, ma non ne trovava la soluzione. Dopo diverse prove chiamò il capo-servizio. Questi accorse con la sua strumentazione, controllò rapidamente e trovò che tutto funzionava perfettamente.

"Perché dici che non funziona il sistema di chiusura stagna d'emergenza di questo corridoio? Tutto è regolare, qui, funziona benissimo."

"Sì, ma il mio multitester segna un'impedenza troppo bassa, al limite del funzionale..."

"Fammi vedere come esegui il controllo, meccanico Swooney." disse il capo con fare arcigno.

Mar eseguì le operazioni ad una ad una. Ad un tratto il capo lo fermò.

"No, se misuri tra questi due punti non potrai mai leggere l'impedenza giusta. Questo meccanismo è un XT 328 F, non un XT 326 K. In questo modello devi controllare fra qui, vedi, e qui. Ecco. Vedi che il valore di impedenza ora è regolare?"

Mar arrossì: "Mi spiace, capo, non sapevo... non volevo..."

"Meglio chiamarmi una volta in più del necessario ma essere sicuri, che non il contrario, meccanico Swooney. Ma fai in modo che capiti di rado, molto di rado. Studiati meglio il manuale, nel tuo tempo libero."

Il capo se ne andò e Mar continuò il suo giro con rinnovata attenzione.

Di tanto in tanto il giovane incrociava qualche altro membro dell'equipaggio o del personale di bordo e si salutavano con un breve cenno o con un sorriso. Qualche passeggero passava senza salutare, altri invece salutavano con un cenno o anche in modo formale. In ogni caso Mar li salutava tutti con un breve inchino, fermandosi e facendosi da parte.

I giorni passavano e Mar a poco a poco fece conoscenza con altri membri del personale di bordo. Continuava a chiedere a tutti se sapessero giocare a Go e infine trovò Aren, un dispensiere appassionato di quell'antichissimo gioco, un discreto avversario. I loro turni erano sfasati ma quasi ogni giorno trovavano il tempo per fare qualche partita nella sala di soggiorno del personale. Spesso si fermava attorno a loro un capannello di colleghi che seguivano con attenzione lo svolgimento e le strategie del gioco. Tutti e due erano bravi ma Mar aveva più classe, nonostante fosse un novizio nel gioco, e vinceva spesso: aveva il Go nel sangue, lo giocava quasi istintivamente.

Qualcuno cominciò a chiedere a Mar di insegnargli il gioco del Go e il giovane fu ben lieto di acconsentire. A poco a poco si inserì bene nella vita di bordo ed era considerato sempre meno un pivello dai colleghi.

Dopo un mese standard di viaggio la nave atterrò a Xunin, dove sostarono per tre giorni. Mar visitò la città del porto, Zukemenjol, assieme ad alcuni colleghi.

Stavano bighellonando per i passeggi ed i parchi della città quando uno della comitiva propose: "Ehi, dicono che qui vicino ci sia una Casa dei Piaceri con dei bocconcini deliziosi, sia maschi che femmine, adatti per tutti i gusti e per tutte le borse. Che ne dite di farci una puntata?"

Tutti aderirono immediatamente con entusiasmo. Mar invece, divenuto serio di colpo, fu l'unico a rifiutare.

"Oh, pivello, dai! Non mi dire che non ci sei mai entrato in una Casa dei Piaceri. Vieni, dammi retta, non sai quello che perderesti, sennò."

Mar rifiutò di nuovo, seccamente.

"Ehi, amico, non mi dire che sei senza attrezzatura, qui sotto!" rise un altro sollevandogli scherzosamente il kilt e cercando di palpargli il membro.

Mar reagì violentemente, scostandosi ed urlando: "Non toccarmi! Stai lontano ti dico, lasciami stare!"

L'altro dapprima si fermò sorpreso, poi gli si avventò addosso sghignazzando: "Ma allora sei proprio liscio, qui sotto?" disse e tentò di spogliarlo.

Mar diventò rosso, furioso e reagì con violenza inattesa. Gli altri dovettero faticare per separarli.

"Ehi, ehi, ehi... calma! Stava solo scherzando. Nessuno di noi vuole mettere in dubbio le tue capacità sessuali. E comunque non ce ne frega proprio niente, se sei ben fornito o no."

"Lasciatemi in pace, allora."

"Ma dai, non ti pare di esagerare? Per uno scherzo innocente fra compagni, reagire così!"

"Non tollero scherzi di questo genere."

Qualcuno mormorò qualcosa.

Aren allora disse: "Se hai dei tabù religiosi... bastava dircelo, no? Non volevamo offenderti. Ma se un non sa..."

Mar cercò di calmarsi ma ancora tremava tutto: "Scusatemi voi, ma... torno alla nave, io." e si girò, andandosene.

Uno della cricca, un cameriere, si staccò dal gruppo e lo seguì: "Mar, aspetta. Vengo con te."

Mar si fermò: "No, vai con gli altri. So tornare indietro da solo."

L'altro insisté: "Non mi interessa andare con loro. E poi tu non sei ancora calmo. Vengo con te."

Mar fece spallucce e riprese la sua strada a passo svelto, seguito dall'altro. Camminarono a lungo, fianco a fianco, in silenzio. Mar andava a casaccio, vagamente in direzione dell'astroporto che distava qualche chilometro. I percorsi pedonali si svolgevano su vari livelli, dentro e fuori da grandi costruzioni, in antiche vie immerse fra palazzi altissimi, attraverso giardini, cortili e piazze.

Stavano attraversando il Parco della Fondazione, quando Mar si fermò e sedette su una pietra che emergeva dalla bassa erba grigio-azzurra. L'altro restò in piedi, indeciso.

Mar alzò lo sguardo: "Non ti siedi?"

"Se vuoi..."

"Per me! Fai come ti pare."

L'altro sedette accanto a Mar.

"Prima m'hai chiamato per nome..." gli disse Mar.

"Ti secca?"

"No, non m'importa. Solo che non mi ricordo come ti chiami."

"Lidje, Lidje Burgalar."

"Perché non sei andato con gli altri?"

"Te l'ho detto, non mi interessa andare là. Preferisco stare con te."

"Cos'è, una proposta sessuale, la tua? Hai voglia di farti una scopata gratis con me?"

Lidje lo guardò sorpreso: "Sei ingiusto, Mar. Ingiusto e violento. Anche con gli altri non era il caso di reagire così. Non sono cattivi: fanno quello che hanno sempre fatto..."

"Già. Io sono ingiusto e violento. Loro invece no: non è ingiustizia o violenza quello che fanno, è... è normale, no?"

"Beh, forse sì, è vero. Forse è proprio normale quel che fanno, nel senso che è nella norma."

"Bene! Se quella è la norma, io la odio quella norma. Io sono un anormale, preferisco essere un anormale."

"Beh... allora siamo in due." replicò Lidje con un sorriso timido.

Mar reagì bruscamente: "Chi, tu? Non fare l'ipocrita, tu. Quando hanno proposto di andare alla Casa, tu non ti sei tirato indietro, non hai rifiutato, tu."

Lidje sentì il disprezzo di Mar in ognuno di quei "tu" detto e ripetuto. Tacque un attimo, come se riflettesse. Poi fece spallucce e cominciò a parlare con tono calmo, basso, guardando in terra e giocando con le dita fra i fili d'erba grigio-azzurra.

"Non so se faccio bene a dirtelo... né perché lo faccio... Ma forse... e se poi va male, peggio per te. Vedi, io sono nato in una famiglia krishtan, io stesso sono un krishtan. Non so se sai qualcosa della mia religione, se ne hai mai sentito parlare. Ma questo non ha importanza. Quando ero molto piccolo, mio padre cominciò a parlarmi del sesso, perché vedevo attorno a me molte cose e chiedevo. Mio padre rispondeva alle mie domande, ma non si accontentava solo di rispondere. Cominciò a parlarmi del sesso in un modo in cui nessun altro mi aveva mai parlato prima e nessun altro dopo lui l'ha fatto mai.

"Mi spiegò che il sesso è una cosa meravigliosa e preziosa. Sì, Mar. È inutile che mi guardi con quell'aria da prendermi in giro. Il sesso, diceva mio padre, è una cosa meravigliosa, uno dei più grandi doni che Io-Sono, questo è il nome che noi diamo al nostro dio, abbia mai fatto all'umanità. Nel sesso e col sesso ogni uomo può esprimere tutto se stesso fino in fondo, completamente. Col sesso e nel sesso l'uomo può aprirsi, anima e corpo, spirito, intelligenza e volontà, tutto ciò che di più valido un uomo è. Col sesso e nel sesso l'uomo può essere veramente uno con l'essere amato, può vivere realmente ed a fondo l'amore.

"Perciò, mi spiegava mio padre, non si può usare il sesso alla leggera, non si può giocare col sesso o svilirlo, non si può venderlo o comprarlo. Si deve usare, ed usare a pieno, solo quando si trova la persona degna di viverlo con te, solo quando è espressione di vero amore, di quell'Amore che è Io-Sono. Ecco, so che questo è un insegnamento inconsueto e controcorrente. Ma da allora questo è quanto io credo fermamente." disse e tacque, guardandolo negli occhi, in profondità.

Mar ricambiò lo sguardo, serio: "Bel discorso, sì, bel discorso. Fila e tutto. Ma come lo concili allora con il fatto che anche tu andavi nelle Case? Non venirmi a raccontare che non ci sei mai stato."

Lidje rise: "Sì, sì, ci sono andato, e anche abbastanza spesso... ma questa è un'altra storia."

"Ah! Belle parole e fatti opposti, allora." disse Mar in tono beffardo.

"No, Mar, non giudicare troppo in fretta. Io sono ancora vergine, se questo è il problema. Vedi, io non sono come mio padre: lui era un tipo tutto d'un pezzo, quello in cui credeva lo affermava a testa alta, ogni volta che fosse necessario. Io... io è la prima volta che esprimo le mie convinzioni a qualcuno. Io non ho il coraggio di esprimere ad alta voce le mie idee, di andare controcorrente... In fondo io ho bisogno degli altri, di non essere rifiutato, preso in giro. E poi non voglio rischiare di perdere il mio posto di lavoro a causa del mio credo. Lo sai che i krishtan non sono ben visti, no?

"Così, ogni volta che i compagni hanno deciso di andare in una Casa, quando non riuscivo a trovare una scusa ragionevole per non andarci, ed è capitato più di una volta, sono andato con loro. Ogni volta ho scelto un intrattenitore, mi sono ritirato in una stanza con lui o con lei, ho chiuso la porta e poi gli ho detto: oggi non ne ho voglia, ma non mi va che i compagni lo sappiano. Così si passava il tempo assieme, parlando del più e del meno, pagavo la tariffa e tutto era a posto, dentro e... fuori."

Mar sorrise sarcastico: "Ma a chi vuoi dare a bere questa favoletta? Chi credi di prendere in giro? Fra tanti clienti che ho avuto non ho mai..." e divenne di ghiaccio, zittì di colpo e guardò negli occhi di Lidje, spaventato.

Questi abbassò gli occhi, poi li alzò di nuovo, limpidi, incontrando lo sguardo turbato di Mar: "Mar... Non sarebbe meglio se tu ne parlassi?"

Con voce strana, l'altro chiese: "Con te?"

"Se vuoi..."

"E perché?"

"Non puoi tener sempre chiuse dentro certe esperienze... devi liberartene, prima o poi."

Mar tacque per un po', poi chiese, titubante: "Hai capito tutto, Lidje, vero?"

"Beh, credo proprio di sì."

"E non ti faccio ribrezzo, io che... io che ho vissuto esattamente l'opposto delle tue idee e che ho scopato per soldi con maschi e con femmine, con giovani e con vecchi, in tutte le posizioni e in tutti i modi possibili ed immaginabili..."

"No, Mar. Ognuno di noi è quello che è, così come è. O meglio, così come può essere."

Allora, di colpo, Mar si aprì. Raccontò tutto al compagno, quasi d'un fiato. Lidje ascoltava senza mai interrompere. Quando alla fine Mar tacque, il compagno non disse nulla: lo guardava solo, sereno.

"Non mi dici niente?"

"Devo?"

"Non so... forse no..."

Si alzarono, passeggiarono ancora un po', in silenzio. Sul tardi tornarono alla nave.

La crociera riprese, con nuovi "Ospiti Importanti" saliti al porto di Zukemenjol. La vita a bordo scorreva come al solito, fra le feste ed il lusso per gli ospiti e la routine del lavoro per il personale di bordo. Mar e Lidje erano diventati amici stretti e quando i loro turni di libertà coincidevano, li spendevano sempre assieme, giocando a Go, chiacchierando, passeggiando per la nave o anche unendosi agli altri.

Non tornarono mai sull'argomento, se non una volta in cui Mar fece una considerazione: "È buffo, Lidje. Io che sono stato un intrattenitore professionista, un prostituto, insomma, a bordo sono soprannominato il 'verginello'. Tu che lo sei davvero sei invece considerato un 'normale', nel senso che danno loro a questo termine."

Lidje sorrise: "Non è poi tanto buffo. Senza saperlo hanno ragione, i nostri colleghi."

"Ragione, per cosa?"

"Per tutte e due le definizioni. Tu sei vergine ed io sono normale."

"Palle!"

"Ma no, Mar. Di questo devi convincerti. La verginità non dipende dal numero di gocce di sperma versate, o dal fatto che l'imene sia ancora intatto o l'ano ancora inviolato, che si sia usata la bocca o la lingua per fare sesso. Dipende piuttosto da come si è dentro. Tu, Mar, ti crei troppi problemi. Se non fosse che io ho deciso di non avere sesso per un voto che ho fatto, tu Mar saresti la persona più adatta che io abbia mai incontrato a cui donare me stesso, la mia sessualità, la mia verginità ed il mio amore."

Mar lo guardò incredulo: "Lo dici per consolarmi!"

"Ma no. Lo dico perché è esattamente quello che sento. Tu sei una persona veramente pulita dentro. E mi piaci molto."

"Ma io non ho mai creduto, neanche prima della mia esperienza nella Casa, che il sesso fosse quella cosa meravigliosa e preziosa di cui parli tu. Infatti sono stato ben io ad accettare di lavorare nelle case, e senza neanche troppi scrupoli. E anche adesso, non so... Non lo rifarei ma solo perché non mi piace essere uno schiavo, non perché lo credo immorale o sbagliato."

"Vedi, Mar, a te mai nessuno ha spiegato queste cose da piccolo. Sei cresciuto in un ambiente che ammette ed incoraggia l'uso del sesso come puro divertimento fine a se stesso. Piacere e basta. Io sono stato fortunato, perché ho avuto un padre come il mio."

Mar annuì: "Grazie, Lidje. Anche io, forse, sono stato fortunato: ne sono uscito fuori... ed ho trovato un amico come te. Adesso comincio a capire che forse Mantice aveva ragione quando diceva che ogni esperienza, bella o brutta che sia, può essere valida perché contiene sempre un insegnamento. Però, per me, sesso vuol dire anche piacere..."

"Ma certo, anche piacere, chi lo nega? Ma non solo piacere e meno ancora solo commercio, almeno secondo me." rispose quietamente Lidje.

I giorni seguivano ai giorni. Mar si stava impratichendo sempre più del suo lavoro e lo svolgeva con crescente bravura e passione. Cominciava a conoscere la nave in ogni sua parte e cominciava a pensare a lei quasi come ad un essere vivente.

Riguardo all'incidente della mezza rissa che aveva avuto su Xunin, a parte il nomignolo che gli avevano appioppato, i rapporti di Mar con il resto dell'equipaggio erano buoni. Questo veniva dal fatto che il giovane aveva un buon carattere ed anche per il rispetto di cui cominciava a godere a bordo sia come tecnico che come giocatore, e maestro, di Go.

Semplicemente, ora evitavano di parlare delle Case in presenza di Mar. Lidje inoltre, per semplificare la questione, aveva raccontato ai due o tre membri più influenti dell'equipaggio, in gran segreto, una grossa bugia: aveva parlato di un ex amante di Mar che all'improvviso l'aveva lasciato per andare a lavorare in una Casa dei Piaceri. Evidentemente Mar ne era rimasto sconvolto.

Quelli ci credettero, perché non sapevano quale fosse il modo normale di reclutamento delle Case, e finalmente capirono il perché della violenta reazione di Mar e si fecero un punto d'onore nell'evitare che chiunque a bordo potesse, sia pure involontariamente, offendere Mar. Anche il soprannome "il verginello" non fu più usato.

Il codice spontaneo di bordo era molto severo su un punto, fondamentale per garantire la pacifica convivenza di tante persone in così poco spazio e per così lunghi periodi: mai portare all'esasperazione nessuno, mai insistere troppo su uno scherzo non gradito.

Così Mar fu rispettato da tutti.

Il fatto di essersi confidato con Lidje era stato importante per Mar che, dopo il grave shock di essere obbligato a prestazioni sessuali, non solo s'era tenuto lontano dal sesso, ma credeva di aver anche perso ogni minimo stimolo o interesse sessuale.

Infatti ora, a volte, solo stare accanto al suo amico Lidje risvegliava in lui sensazioni ed emozioni che credeva sepolte per sempre, ed anche un vago senso di desiderio, a cui però non voleva o non sapeva ancora dare corpo.


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