"Si sta svegliando..." sussurrò Vecchio.
"Ma che svegliando! Rinviene, piuttosto."
"Oh, che differenza fa..."
Mar mosse le labbra quasi stesse mormorando qualcosa.
"Sta cercando di parlare..." disse Vecchio.
"Macché, ha sete. È un bel po' che non mangia e che non beve, no? Piuttosto, ha sporcato, là dentro?"
"No, niente."
"Povero piccolo. Appena torna in sé, se non se la fa addosso prima, bisogna portarlo subito al cesso, allora."
Mar mosse lievemente il capo, sollevò lentamente una mano fino allo stomaco. La mano si fermò, salì un po' incerta, scese soffermandosi sulla piaga provocata dal cavetto, scese ancora... poi Mar aprì gli occhi, li richiuse di colpo, abbagliato, poi li socchiuse di nuovo, lentamente.
Chini su di lui vide i due piloti del cargo: un faccione caffè-latte con un cranio calvo e lucido e, solo sopra le orecchie leggermente a sventola, due ciuffi di capelli grigi e crespi. Due occhi neri e dolci, grandi e senza sopracciglia. Il naso carnoso e la bocca grande. Due spalle poderose, cuscinetti di grasso sul petto, braccia enormi...
Dall'altra parte un volto, anche questo rotondo ma più minuto, capelli castano grigi non più lunghi di uno o due centimetri. Occhi verde-castano appena incorniciati da sopracciglia fini, un naso un po' troppo a punta, forse, una bocca carnosa, sorridente, spalle grandi, braccia robuste e grasse, un seno inequivocabilmente femminile, grosso e grasso ma non flaccido. Richiuse gli occhi.
"Queste sono le due voci... m'hanno trovato... però sorridono..." pensò Mar confuso.
Il vocione di Vecchio ruppe il silenzio: "Bentornato fra i vivi, Bruscolo!" (ma sembrò piuttosto che avesse detto "bento'ato fa'i i'i, bu'olo")
La voce di Mantice aggiunse: "Apri gli occhi tranquillo, piccolo, sei fra amici, per ora."
Mar rifletté, mentre li guardava di nuovo. Quel "per ora" era tutto un programma. Ancora non sapevano chi fosse ed aspettavano che lui chiarisse i fatti. Cosa dire? La verità, probabilmente, era la cosa migliore.
Sicuramente avevano trovato il suo 4C e sarebbe stato facile per loro avere notizie esatte su di lui. Dai due emanavano ondate di calda curiosità ma anche, gli pareva un senso di protezione. Cercò di alzarsi a sedere ma gli uscì un gemito dalle labbra e ricadde indietro.
"Ehi, buono. Non sei ancora in grado di fare granché dopo quella... vacanza là sotto." disse Mantice.
Vecchio ammiccò verso le sue spalle. Mantice afferrò al volo il muto messaggio.
"Sì, sì, Vecchio, hai ragione. Aiutami a tirarlo su..." poi, rivolto verso Mar: "Adesso si va al cesso, Piccolo, poi mangi e bevi qualcosa, poi, se te la senti, ci racconterai tutto. Su, Vecchio, prendilo di là e aiutami."
Lo sollevarono e lo misero in posizione eretta con delicatezza, facilitati dalla quasi completa assenza di peso e, facendolo fluttuare a mezz'aria, lo portarono verso il gabinetto. Mar si ricordò che era nudo, ma anche i suoi due ospiti lo erano quanto lui. I loro corpi, in assenza di peso, sembravano quasi snelli. I cuscinetti di grasso non cadevano in pesanti pieghe ma ondeggiavano con leggerezza. Aveva sentito dire spesso che i navigatori dei cargo, abituati a vivere la maggior parte della loro vita in caduta libera, tendevano ad ingrassare. Ma vedersene davanti due così era un'esperienza strana. A volte i corpi troppo grassi hanno un che di disgustoso, di osceno in sé. Per questo spesso i pochi grassi si coprivano con ampie tuniche. Ma questi due, nudi, non avevano nulla di ripugnante, anzi, avevano un che di quasi... elegante. I loro corpi non avevano quella flaccidezza, quel che di molliccio che si associa con la figura di un ciccione.
Mar fu installato nel cesso, si vuotò con un gran senso di sollievo anche se un po' a fatica. Poi fu accompagnato nel locale delle cuccette. Qui gli dettero qualcosa di leggero e di nutriente da mangiare e ci mancava poco che lo imboccassero. Il corpo era tutto indolenzito, però Mar già cominciava a sentirsi meglio.
"Io... grazie Cittadini... non so davvero..." cominciò a dire il ragazzo.
Il faccione rubicondo di quello che era stato chiamato Vecchio si illuminò: "Bah, Bruscolo, non siamo due Cittadini, noi. Siamo due Vecchi Indipendenti un po' matti. Io mi chiamo Vecchio e lei Mantice. Viviamo assieme da un'eternità, legati da un contratto monogamico libero di due anni, scaduto e mai rinnovato. Ma tu, piuttosto, se te la senti, ci racconti come sei capitato nel vano dei rigeneratori?"
"Via, Vecchio, lasciagli tirare il fiato, poverino. Non c'è fretta, no? Abbiamo ancora tre mesi standard abbondanti di caduta, prima di arrivare."
Mar sorrise. Quei due gli stavano diventando sempre più simpatici.
"No, preferisco raccontarvi subito tutto, poi deciderete cosa farne di me."
Così Mar cominciò il racconto dettagliato della sua vita, cominciando dalla famiglia, gli anni di scuola, la ricerca del lavoro, "l'aiuto" ricevuto da Avvocato (e qui per la prima volta vide i due arrabbiarsi e dire parolacce), il lavoro nella Casa dei Piaceri. Mar era imbarazzato nel raccontare questa parte e quando si trattò di raccontare di Felwoz esitò e provò vergogna, ma disse tutto. Raccontò poi dell'uccisione di Felwoz e la sua casuale scelta di nascondersi nella loro nave per fuggire.
I due ascoltavano attenti, ora annuendo, ora scuotendo la testa, ora accompagnando il racconto con esclamazioni e domande.
"E così, eccomi qui, nelle vostre mani. Solo, vi scongiuro, non fatemi tornare su Merryval. Se devo pagare, pagherò, ma lontano da Merryval e da Terra, vi prego."
Per la prima volta Mar li sentì cominciare a parlare tutti e due assieme. Ma alle prime parole si fermarono, si guardarono, si sorrisero e riprese a parlare solo Mantice.
"Ascoltaci bene, Piccolo. Quello che ti dico vale anche per Vecchio, così come quello che dice Vecchio vale sempre anche per me. Prima di tutto non hai niente da temere, perché secondo noi tu non hai proprio niente da pagare. E neanche per la legge, credo, ma questo lo verificheremo più tardi. L'unica cosa brutta, forse, potrebbe essere il fatto che hai illuso ed ingannato quel poveraccio del capitano, ma al tuo posto credo che tutti ci avrebbero provato, anche se l'inganno è sempre una cosa brutta. Comunque anche quello l'hai già pagato, in un certo senso.
"Riguardo a quello che ha fatto il capitano, non sei stato tu ad averglielo chiesto. E d'altronde il povero capitano ha pagato la vita che aveva preso con la sua. Sono sicuro che se tu avessi saputo prima quello che aveva in mente di fare per liberarti, avresti cercato di fermarlo. Adesso devi solo pensare a riposarti, rimetterti in sesto, e se ci riesci (e se non ci riesci adesso, ci penserà il tempo) dimenticare tutto quello che di brutto t'è successo, e non è poco.
"Riguardo al fatto che sei a bordo come clandestino, è una cosa illegale e perciò punibile, ma solo se noi ti denunciassimo, e questo non frulla in capo né a me né tanto meno a questo zuccone di Vecchio. Per noi è come se ti avessimo offerto un passaggio gratis, e se avessimo saputo prima te l'avremmo offerto per davvero senza farti passare tutto quello che devi aver passato là sotto. D'altra parte chissà che tutto questo un giorno non ti torni utile. Ogni esperienza, anche brutta, può essere preziosa se uno sa trovarci un insegnamento..."
"Ehi, Mantice, risparmia la morale a questo povero Bruscolo. Adesso è meglio che si faccia una bella dormita, piuttosto."
Mar era commosso. Provò l'impulso di abbracciarli, e l'avrebbe anche fatto se non fosse stato per la sua profonda debolezza e per l'imbragatura della cuccetta su cui l'avevano steso.
"Neanche i miei genitori sono mai stati così comprensivi e così affettuosi con me." pensò.
Li guardò e si disse che doveva trovare il modo di esprimere loro tutta la propria gratitudine, il proprio sollievo, la propria gioia... cercò le parole, parole adatte.
Finalmente sussurrò: "Grazie..." e si addormentò di schianto.
Mantice scosse la testa, commossa: "Guarda quant'è bello, Vecchio!"
Questi si illuminò in uno dei suoi più bei sorrisi: "No, Mantice, è proprio brutto così conciato, ma è un carissimo ragazzo lo stesso, questo Bruscolo!"
Le cure attente dei due vecchi, la forte fibra di Mar e la sua giovane età, gli permisero di rimettersi in forma molto in fretta. Vecchio, durante il viaggio, fece alcune discrete indagini sul fatto accaduto al capitano Felwoz. Seppero così che, come aveva previsto Mantice, Mar ne era del tutto al di fuori. La Famiglia Chavez, infatti, era stata risarcita con la vendita dei beni del capitano Felwoz, cosicché non solo il pagamento del debito di Mar era valido, ma restava anche una piccola somma che spettava a Mar come legittimo sposo ed unico erede di Felwoz.
Mar non voleva accettare quell'eredità, poi cercò di darla ai due amici come compenso per le spese che stavano sostenendo per lui.
"Non posso tenerli, capite. Non sono soldi miei, non li ho guadagnati io... e poi... e poi avrei sempre il rimorso di usare soldi che sono il prezzo del sangue di due uomini..."
Mantice lo lasciò dire, lo lasciò sfogare, poi con tono calmo, intervenne: "Se è per questo, anche la tua libertà è stata ottenuta con il sangue di quei due poveracci. No, non c'entra niente. Quei soldi sono tuoi sia per la legge che per giustizia. Il male fatto, per quel che si poteva, è stato pagato. Tu sei giovane e quella piccola somma può esserti utile per rifarti una vita. D'altra parte il Capitano è morto proprio per questo, e sapeva bene cosa rischiava, non poteva sperare di restare impunito a meno di diventare un fuorilegge e vivere di espedienti... e ancora! No, Piccolo. Il sangue di un essere vivente non ha prezzo. Sono soldi tuoi e noi non ne vogliamo neanche un po'. Le spese che stiamo facendo per te le facciamo di nostra volontà perché grazie alle Potenze Eterne il denaro non ci manca e non abbiamo altra soddisfazione, nel guadagnarlo, che spenderlo come più ci pare e piace."
Discussero ancora a lungo ma alla fine Mar cedette.
Durante il viaggio parlarono molto. Mar cercò di rendersi utile revisionando tutti gli impianti e glielo lasciarono fare perché capirono che Mar aveva bisogno di fare qualche cosa per ripagarli in qualche modo, anche se in realtà non ce n'era bisogno perché Vecchio era un meccanico spaziale più che esperto.
Vecchio insegnò a Mar diversi giochi e soprattutto gli insegnò a scoprire ed evitare tutti i trucchi normalmente messi in opera dai bari. Mantice impegnò Mar in lunghe scaramucce di poesia. Per Mar era un gioco nuovo. All'inizio era maldestro a riprendere una rima o un concetto, nell'usare le "parole cardine" per far volgere il contenuto della poesia nel senso voluto, o nel rispettarne il ritmo, ma a poco a poco riuscì discretamente bene. I giorni così passavano veloci e piacevoli e la fine del viaggio si avvicinava.
Un giorno, mentre mangiavano, Vecchio guardò Mar e se ne uscì con un profondo sospiro. Mar alzò gli occhi dal contenitore del cibo ed incontrò lo sguardo affettuoso di Vecchio.
Questi si pulì le labbra con un dito e cominciò a parlare: "Vedi, Bruscolo, stiamo per arrivare a Lybby. Noi due saremmo felici di tenerti sempre con noi: sei un ottimo ragazzo e per anni abbiamo sognato di avere un figlio come te, e saremmo felici di adottarti e di tenerti con noi. Ma, anche se per noi sarebbe l'ideale, per te non è certo una buona soluzione restare a sprecare la tua gioventù con una brontolona come lei ed uno zuccone come me. No, no, non mi interrompere.
"Ho visto che sei un buon meccanico spaziale, preparato e coscienzioso, un po' inesperto forse, ma l'esperienza si acquisisce in fretta. E poi hai una personalità forte, anche se dolce, e con questa farai strada. Io non sono che un vecchio zuccone, ma sento che farai molta strada... o forse solo me lo auguro, non lo so. Devi trovare un lavoro su una buona astronave e certamente in poco tempo potrai diventare capo-meccanico o anche qualcosa di più.
"Quando saremo a Campi Blu, che è il porto di Lybby su cui atterreremo, si cercherà un ingaggio su una bella nave di qualche grossa Impresa o di qualche potente Famiglia. Niente baracche come questa di Indipendenti scalcinati come noi, per te. Al porto conosciamo un mucchio e mezzo di gente e non partiremo finché non ti sapremo sistemato."
Mar aveva smesso di mangiare, emozionato: "Mai sono stato bene come con voi, e non vedo perché dovrei lasciarvi proprio ora che ho scoperto che cosa sia la felicità..."
Vecchio riprese: "Oh, anche noi stiamo bene con te e non vorremmo lasciarti partire. Ma il nostro sarebbe solo egoismo. Vedi, Bruscolo, non puoi fermarti in un posto solo perché lì c'è la felicità: è un'illusione. O la felicità è dentro di noi e allora un posto vale l'altro, o non c'è e allora... un posto vale l'altro. La vita è fuori di qui, Bruscolo, e ti aspetta. Bah, ora non voglio emozionarmi anch'io e cominciare a fare del romanticismo. Questi mesi sono stati belli, è vero. Ogni giorno devi prendere quello che arriva e ringraziare le Potenze Eterne, o la fortuna, o Dio, o quello in cui credi. Ma non devi mai attaccarti troppo a quello che ci offre ogni giornata.
"Vedi, noi due abbiamo cominciato con un contratto di matrimonio di due anni e adesso sono più di quaranta anni che stiamo assieme, giorno dopo giorno, anche se non abbiamo mai più rinnovato il nostro contratto. Ma chissà, domani forse Mantice sarà da una parte ed io da un'altra."
Mantice intervenne: "Piantala con la morale, vecchio. Domani io sarò qui perché saremo ancora nello spazio, a meno che tu non m'infili nel riciclatore di rifiuti mentre dormo."
"Va, va, Mantice, sai che non lo farei mai: sei troppo grossa per entrare nel riciclatore, tu..."
"Senti senti chi parla, il fuscellino!"
Così, fra una battuta e l'altra, ridendo di gusto, tutti e tre finirono di mangiare. Vecchio andò in cabina di pilotaggio per i controlli di routine e Mar ne approfittò per parlare a Mantice.
"Senti, Mantice..."
"Sì, Piccolo?"
"Anche tu la vedi come Vecchio? "
"Riguardo a te, Piccolo?"
"Sì, riguardo a me."
Mantice tacque a lungo, guardandolo: "Sì, Piccolo, esattamente nello stesso modo, senza spostare una virgola. E ti dirò di più: ormai hai quasi vent'anni e se tu fossi figlio mio, venuto fuori proprio dal mio utero, ti sbatterei fuori a calcioni da questa trappola di cargo, perché tu imparassi a volare con le tue ali. Hai mai visto le farfalle, tu? Ce ne sono ancora nella tua vecchia Terra? Penso di sì, no? Ebbene, la farfalla prima è un vermiciattolo, striscia un po' qui un po' là, bruca le foglie più tenere e si gode il sole e il venticello di primavera. Mangia, mangia e mangia tutto quello che può e diventa grosso... poi si chiude in un bozzolo. Qui dentro si trasforma, soffrendo, dimenandosi, cambia pelle più volte; non lo so, ma credo proprio che tutto ciò avvenga nel dolore. Ma poi un bel giorno buca il bozzolo ed è una farfalla quello che ne viene fuori: scuote le ali, le fa asciugare al sole, e vola via leggera e felice. Beh, anche tu sei stato un vermicello, quando andavi a scuola. Dopo sei stato un sacco di tempo in un bozzolo a cambiare pelle e soffrire. E ora finalmente tocca a te diventare una farfalla e volare via..."
In quella era entrato Vecchio: "Senti, senti chi è che fa la morale. Oh che, mi rubi il mestiere, Mantice? Mah, scherzi a parte, Bruscolo, ha ragione Mantice: ora tocca a te scuotere le ali, asciugarle al sole e volare via."
Tacquero tutti e tre, immersi in chissà quali emozioni e pensieri.
Poi Vecchio tirò fuori la scacchiera magnetica di Go e la posò sul ripiano: "La rivincita, Bruscolo?"
Pochi giorni dopo atterrarono a Campi Blu. Vecchio, prima di far scendere Mar, volle andargli a comprare un po' di "stracci decenti". Gli procurò un kilt azzurro ed una cocolla viola, sandali rossi ed una sacca di pelo di kiwoz felisiano. Mantice, scandalizzata per il cattivo gusto del suo uomo, gettò tutto nel riciclatore ed uscì lei a comprare un kilt ed una cocolla gialli, sandali e sacca verdi di pelle di meser libbiano. Finalmente Mar poté scendere a terra con i due amici.
Fecero riparare il suo 4C e Mar si fece accreditare quanto rimaneva dell'eredità di Felwoz. Con i due amici, ora tutti e due rivestiti con ampie tuniche bianche ed azzurre, girarono per la città. Vecchio, come promesso, entrò in contatto con i suoi amici all'astroporto e sparse la voce che c'era un buon meccanico spaziale, giovane ma garantito da lui, in cerca di un imbarco. Presto cominciarono ad arrivare alcune proposte di lavoro. Mantice e Vecchio le analizzavano ad una ad una, alcune le scartavano, altre le tenevano in serbo. Mar le avrebbe accettate tutte, ma i due amici, vecchi volponi, sapevano prevedere gli eventuali inconvenienti di ogni proposta.
Finalmente offrirono a Mar un contratto da meccanico spaziale su una nave interstellare della "Impresa Stella Doppia". Era un'elegante nave da crociera supermoderna, tra le più lussuose e famose della galassia: la "Sogno d'Acqua", usata dai membri delle più cospicue Famiglie come terreno neutro per concludere importanti affari e come luogo di rigenerazione, svago e riposo.
"Vedi, Bruscolo, su questa nave ci lavorano almeno dieci meccanici spaziali, perciò la concorrenza fra colleghi è meno spietata che su una piccola nave, e puoi trovare il modo per perfezionarti senza mai trovarti con l'acqua alla gola. Inoltre vi troverai un ambiente d'élite, e puoi anche impararci a vivere. Ricordati di essere sempre preciso e puntuale nel tuo lavoro, di non strafare mai ma di non tirarti neanche indietro. E nel tuo tempo libero sii riservato, ma non chiuso. Di fronte ai Passeggeri Importanti ricordati sempre che sei solo un giovane meccanico, sì, ma che sei soprattutto un Cittadino degno di tutto il rispetto. Di fronte a chi è meno di te, ricorda che anche lui è degno del massimo rispetto, perché nessun essere umano vale di più o di meno di un altro."
"Sì, e adesso digli anche di fare la doccia almeno due volte al giorno e di non fare indigestione! Bah, Vecchio, stai diventando vecchio davvero!" esclamò Mantice ridendo.
Mar invece era felice e sarebbe stato felice anche di sentirsi raccomandare di non fare indigestione e di non prendere freddo.
Andarono assieme alla "Impresa Stella Doppia". Mar fu sottoposto ad un test attitudinale, ad uno scrupoloso check-up medico-psicologico ed infine fu registrato il contratto. La "Sogno d'Acqua" doveva partire dopo due giorni locali. Mar li spese con i suoi amici passando da un ristorante caratteristico ad un altro, da un posteggio-giochi ad un altro. Solo una volta Mar sembrò perdere il suo buon umore: quando passarono di fronte alla Casa dei Piaceri della "Sorgenti Pure SPA".
Vecchio gli strinse un braccio: "Vieni via, Bruscolo, vieni via. Ce n'è più d'una in ogni grande centro abitato, in ogni astroporto..."
"E ognuna è piena di gente come me..." aggiunse Mar seguendo Vecchio.
Mantice lanciò un gridolino: "Guardate, un Mastro Tatuatore!" e trascinò via i due. "Prima di lasciarci ci facciamo disegnare qualcosa?"
Vecchio sbuffò, grato però alla compagna per il diversivo: "Già, magari un fior di menko con sotto scritto: ti bramo!"
Mantice rise.
Mar chiese: "Cos'è un fior di menko?"
"Il simbolo degli stupidi, Piccolo, un fiore che nasce su Deker. Quando c'è il sole si ritrae quasi avesse paura, e quando c'è tempesta si spampana tutto fino a farsi fare a pezzi dal vento e rovinare dalla pioggia. Ed ha la forma... di un organo sessuale maschile."
Vagarono ancora per la città, ridendo e scherzando. Ad un certo punto, erano nei sotterranei della "Fischio d'Oro", una grossa catena di supermagazzini e stavano bevendo qualcosa assieme, Mar si alzò.
"Scusatemi, ma devo andare un attimo al gabinetto. Penso di fare presto... aspettatemi qui."
"Appuntamento irrinunciabile, direi!" rise Mantice.
Mar si allontanò verso i gabinetti. Si girò e vide che ormai era fuori vista dai due amici. Cambiò direzione e si infilò in un elevatore a caso. Si trovò alcuni piani più su e s'avvicinò ad un informa-clienti. Spinse il tasto.
Una voce meccanica chiese: "Specificare il servizio richiesto, prego."
Mar si guardò attorno per essere sicuro di non essere stato seguito, poi disse alla griglia: "Olocubi ricordo."
La voce, dopo un istante, rispose: "Piano 75, raggio 23, banco 117. Felici di essere al vostro servizio."
Mar vi si recò, parlò con l'addetto, entrò nella cabina di registrazione, si sistemò... e ne uscì dopo poco con il cubetto trasparente dalla base nera, che fece avvolgere in una tela di ragno-spola e che nascose nella sua sacca, dopo aver pagato con il suo 4C.
Di corsa tornò all'elevatore e rifece il percorso inverso. Quando tornò al tavolo, trovò solo Vecchio.
"Mantice è qui dietro che videofona con un cliente per un carico che dobbiamo fare. Cosa vuoi, anche nei momenti più belli si deve pensare al lavoro. Oh, eccola. Andata bene, Mantice?"
"Sì, tutto combinato. Già concordato il carico e disposto per la consegna."
Le ore passavano ed ormai si avvicinava per Mar il momento di presentarsi all'imbarco del personale. I due amici lo accompagnarono fino alla porta di controllo.
"Ciao, Bruscolo. È stato bello conoscerti. E chissà, un giorno forse le nostre rotte s'incroceranno ancora. Comunque..." disse Vecchio e si fermò, commosso.
Mantice sbuffò: "Bah, Vecchio, il solito romanticone. Comunque, Piccolo, non ti scorderemo, sai... anche se le tue ali ti portassero lontano come meriti... Io e Vecchio abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto lasciarti un nostro ricordo, e mentre eri al cesso là al Fischietto d'Oro, sono riuscito ad andare a prendere questo per te. È solo un pensierino, ma... beh, tieni."
Mantice gli porse un pacchettino rettangolare, basso, avvolto in telina libbiana. Mar lo prese, lo portò al cuore in segno di ringraziamento, lo infilò nella sacca e, con la stessa mano, ne estrasse il suo pacchetto.
"E mentre tu Mantice eri a... videofonare, io sono salito di qualche piano per procurarmi questo. È per voi, perché qualche volta ripensiate a me..."
Mantice prese il pacchetto dalle mani di Mar, lo tenne sul cuore per qualche istante e lo porse a Vecchio. Anche questi ripeté il gesto rituale e lo infilò nella sua sacca.
"Ciao Vecchio, ciao Mantice... Questa giornata scorre, amici."
"Eh sì, scorre anche questa giornata, Bruscolo."
"Buon cammino, Piccolo."
Si lasciarono. Mar guardò indietro più volte finché non li vide più. Vecchio e Mantice aprirono allora velocemente il pacchetto, videro l'olocubo e ne premettero la base nera. Il cubo si illuminò ed all'interno comparve il bel volto di Mar, a colori ed in tri-d. La sua voce uscì dalla base del cubo.
"Ciao pa', ciao ma', vi voglio tanto bene."
Mantice e Vecchio si guardarono, guardarono il cubo di nuovo trasparente, premettero ancora la base e mentre il volto sorridente di Mar ripeteva il messaggio, si abbracciarono.
Vecchio sussurrò: "Vedi, le Potenze Eterne ci hanno esaudito."
"Sì, Vecchio, sì... e non mi prendere in giro se adesso mi metto a piangere." e se ne andarono, tutti e due profondamente commossi, tenendosi sottobraccio.
Mar nel frattempo era arrivato al reparto accoglienza-personale. Inserì il 4C nella presa e la porta si aprì. Entrò e si presentò ad un impiegato. Questi guardò lo schermo su cui erano comparsi i dati di Mar.
"Controllo retinico, prego." disse l'impiegato.
Mar eseguì.
"Bene, meccanico di quinta classe Mar Swooney. Il tuo bagaglio è già a bordo. Puoi istallarti nella tua cellula, la 19 BM. Alle ore cinque standard universale c'è la riunione del servizio meccanici. Alle sette s.u. riunione di tutto il personale. Fino ad allora sei libero di girare per la nave o di restare nella tua cellula. Questa è la piastrina di controllo che sei pregato di portare sempre al braccio. Questa giornata scorre, meccanico Swooney."
"Scusa, Cittadino impiegato, ma..."
"Sì? Qualche problema?"
"No, cioè sì, hai detto che il mio bagaglio è già a bordo?"
"Sì, certo, è già nella tua cellula. Qualche cosa che non va?"
"Ma... ma io non ho bagaglio. Tutto ciò che possiedo è qui, nella mia sacca."
"Non so che dirti, meccanico Swooney. Circa un'ora fa è arrivato un contenitore con i tuoi dati sopra, completi ed esatti e logicamente l'abbiamo sistemato al 19 BM. Non ci può essere errore. Ti serve altro, meccanico Swooney?"
"No... no, grazie."
"Allora... questa giornata scorre, meccanico Swooney."
"Questa giornata scorre, Cittadino impiegato."
Mar prese la piastrina di controllo, l'allacciò al braccio e s'inoltrò nel corridoio contrassegnato "Sogno d'Acqua - Imbarco del personale". Entrò nell'astronave tramite la manica a snodo. Un inserviente lo guidò fino alla sua cellula. Mar vide subito, davanti alla cuccetta, un grosso contenitore in plasmetallo. Sopra spiccavano chiari gli ideo-fonogrammi locos con le sue generalità, il riferimento all'astronave e persino il numero della sua cellula!
Lo guardò da tutte le parti e vide che per aprirlo doveva usare il coder del suo 4C: era infatti munito di una presa standard al posto della serratura. Lo usò e si udì un lieve scatto. Aprì il coperchio.
C'erano alcuni microchip con i più importanti testi di meccanica spaziale ed un minilettore, una scacchiera magnetica di Go, vestiti, sandali, sacche ed altri accessori, alcune reti elastometriche, un registratore audiovisivo da polso con il corredo di placche vergini, un fonotiper convertibile. Mar non credeva ai suoi occhi: il contenuto della cassa superava le quattro Azioni di valore!
A questo punto si ricordò del regalo di Vecchio e Mantice. Tirò fuori dalla sacca il pacchetto e lo aprì trepidante. Era un rettangolo traslucido di circa 15x10x2. Sul lato minore aveva quattordici forellini ed un lucente stilo. Mar non aveva mai visto nulla di simile. Assieme c'era un deplimentario illustrativo. Scoprì allora che si trattava di un notes a superfici molecolari polarizzabili selettive, con 2047 strati impressionabili (bastava appoggiare sulla superficie lo stilo e tracciare i segni). Per cambiare superficie bastava premere con la punta dello stilo nei primi undici fori il codice binario corrispondente alla superficie richiesta. Il dodicesimo foro serviva per accendere e spegnere, il tredicesimo per azzerare le pagine ed il quattordicesimo per cancellarle.
Mar lo provò subito. Accese la superficie 1 e vide che, come pensava, recava una scritta: "Ciao, Piccolo, vai a pagina 127".
Premette i primi sette fori e si accese la pagina richiesta: "Ciao, Bruscolo, vai a pagina 512".
Azzerò e premette solo nel decimo foro: "Eh eh, vai a pagina 2047 e ci sei!"
Mar sorrise. Azzerò di nuovo e premette tutti e undici i fori: "Oggi il cielo è chiaro e luminoso come i nostri spiriti. La vita sorride a tutti noi. Non sarà certo sempre così, ma questi giorni passati assieme resteranno, vero, Bruscolo? Abbiamo pensato di farti trovare qualcosa di utile nella tua cellula. I vestiti li ha scelti Mantice. Il resto, Vecchio. Speriamo che tu voglia accettare questo regalo come un figlio lo accetterebbe dai suoi genitori. Che le Potenze Eterne, o qualsiasi cosa c'è sopra all'uomo, ti assistano, Piccolo! Buon volo, ma ricordati di non volare mai troppo basso né troppo alto, a meno che sia la pressione atmosferica a richiederlo. Restiamo sempre con te anche nella lontananza. Buon volo. Mantice e Vecchio."