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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'ALTRA PARTE DEL MONDO PARTE III
CAPITOLO 9
CURITIBA: PAULO E IL SUO PROTETTORE

Paulo e Prudente scesero dal letto e si rivestirono.

Il ragazzo, che aveva diciannove anni, era il figlio naturale del barone Basìlio, il proprietario della fazenda "Casa dos Cravos", cioè Casa dei Garofani, con le sue piantagioni di tabacco in Almirante Tamandaré non lontano da Curitiba, nel Paranà, e di una sua schiava mulatta che era morta dandolo alla luce. Il piccolo Paulo era nato con le fattezze di un bianco, a parte i ricci capelli neri e gli occhi scuri, ciò nonostante il barone aveva tenuto nella fazenda quel suo figlio illegittimo come schiavo, essendo nato da una schiava, e il piccolo era stato allevato dalla sorella della madre.

La baronessa e i figli legittimi del barone, a conoscenza, come pure il personale della casa, del fatto che il piccolo era il figlio bastardo del barone Basìlio, e infastiditi da questo fatto, avevano sempre trattato con freddezza e alterigia, se non con durezza, il piccolo schiavo bianco. Anche il barone Basìlio non aveva mai trattato molto meglio dei congiunti quel suo figlio che aveva tenuto in casa solamente perché la schiava mulatta, sul letto di morte, gli aveva strappato il giuramento che non lo avrebbe mai venduto.

Il signor Prudente Coelho Neto era il segretario del barone ed era al suo servizio da una decina di anni. Fra tutto il personale della casa era l'unico che avesse sempre trattato con umanità e simpatia Paulo, ed era diventato, in qualche modo, il suo protettore. Era un uomo di trentuno anni, con un naso un po' troppo grosso e labbra un po' troppo sottili, ma la poca bellezza del suo volto era attenuata dai suoi occhi profondi e buoni.

Quando Paulo aveva quindici anni e il signor Prudente ne aveva ventisette, era accaduto che una volta Paulo fosse stato fatto frustare dalla baronessa perché aveva lasciato cadere una tazzina del suo servizio di porcellana cinese, rompendola.

Il ragazzino aveva potuto finalmente sottrarsi all'ira della donna e andare a stendersi, dolorante, ferito e in lacrime, sul suo pagliericcio. Allora il signor Prudente era andato da lui, portando con sé una pomata e delle bende per curarlo, perché aveva notato le striature di sangue sulla schiena della casacca del ragazzino.

Dopo averlo medicato e fasciato con cura, poiché il ragazzino singhiozzava penosamente, lo prese fra le braccia cullandolo teneramente per consolarlo. All'inizio il giovanotto non l'aveva fatto con un doppio fine, ma tenere fra le sue braccia, contro il proprio corpo, il corpo del bell'efebo, risvegliò in lui desideri che credeva da tempo sopiti.

Prudente infatti era cosciente di essere uno di quei rari uomini che si sentono attratti da altri uomini. Dopo essersi divertito durante i suoi anni di scuola con non pochi dei suoi compagni, il giovanotto credeva di aver messo la testa a partito, di essere giunto all'auto-controllo, specialmente da quando lavorava per il barone Basìlio.

Così ora, sentendo divampare dentro di sé un fuoco che gli bruciava i lombi, senza neanche riflettere a quanto stava facendo, un po' per pietà, un po' per tenerezza e un po' anche per desiderio, baciò più volte il ragazzino sulle labbra e Paulo, istintivamente, rispose ai suoi baci. Ogni volta quei baci divenivano più intimi, più lunghi e più focosi. Prudente allora strinse a sé il ragazzo e l'imperiosa erezione che gli era sorta sotto gli eleganti pantaloni, inevitabilmente premette contro il corpo di Paulo.

Il ragazzo aveva già avuto qualche lieve assaggio di sesso con altri schiavi della piantagione della sua età, anche se non aveva ancora mai avuto un rapporto sessuale completo, e aveva subito capito chiaramente che cosa stesse accadendo all'uomo. Inoltre si sentiva molto affezionato al giovane segretario che l'aveva sempre aiutato e difeso, che si era sempre occupato di lui con affetto. Così, quasi per ringraziare Prudente per quell'ultimo atto di compassione e di gentilezza e per il calore che gli stava dando, allungò una mano e carezzò la forte erezione del giovanotto attraverso la tela dei suoi pantaloni, quasi in un muto messaggio di dedizione.

Prudente, a quel punto, si era reso conto di che cosa stesse accadendo e, cercando di riprendere il controllo delle sue emozioni e dei suoi desideri, aveva cercato di allontanare il ragazzo e aveva mormorato "Nooo! No Paulo."

"Perché, signor Prudente? Lei mi desidera... e io sarei felice di farla contento. Può fare tutto quello che desidera, con me. Può anche farmi suo, se vuole." disse sottovoce Paulo, cercando di carezzarlo di nuovo fra le gambe.

"Paulo, mio dolce Paulo, tu non sai quello che dici..." gemette quasi il giovane uomo, scosso dall'intensità del desiderio che stava devastando il suo corpo, ma cercando ancora di resistere.

"Sì che lo so. So bene che a volte gli uomini desiderano un ragazzo e che lo prendono per il loro piacere. E so anche che a qualche ragazzo questo piace. Io voglio darle piacere, signor Prudente, e penso anche che mi piacerà, perché è lei a desiderarlo..."

Il giovanotto era combattuto, da una parte il suo corpo gridava di accettare quell'offerta inaspettata quanto gradita, dall'altra la sua mente gli imponeva di rifiutarla, la sua onestà gli chiedeva di non approfittare di quel ragazzo così giovane... così bello... così ingenuo e così pronto a darglisi. Fu una battaglia piuttosto breve, però, perché Paulo era più che convinto di quello che stava facendo e voleva a tutti i costi compiacere l'unica persona che gli si era sempre dimostrata amica.

Così il ragazzo prese fra le sue mani il volto del giovanotto e lo baciò di nuovo, mettendoci tutto il fuoco e la passione che la libidine dei suoi verdi anni aveva acceso in lui nel sentire l'eccitazione del suo protettore. Così anche Paulo si eccitò e a sua volta si premette contro il corpo del giovanotto facendogli sentire la consistenza del suo membro giovane ma già abbastanza maturo.

In un ultimo tentativo di razionalità, il giovane segretario mormorò: "Sei proprio sicuro di volerlo, Paulo?"

"Sì, signor Prudente... ti prego... voglio essere il tuo ragazzo! Anche tu lo vuoi, non dirmi di no!"

Allora Prudente baciò di nuovo il ragazzo e, cominciò lentamente a spogliarlo, incosciente del pericolo di essere sorpresi con conseguenze che entrambi avrebbero pagato a caro prezzo. Ma la fortuna vegliava su di loro. Il giovanotto ammirò infine il bel corpo nudo, snello e sodo del ragazzo, il suo volto illuminato da un fiducioso sorriso e il suo membro quasi da adulto.

"Dio, quanto sei bello, Paulo!" sussurrò pieno di emozione.

"Anche tu sei bellissimo, signor Prudente! Vuoi essere il mio uomo? Dimmi di sì, ti prego e mi farai felice..."

"Sì... oh, sì... come posso negarti quello che anche io desidero?"

"E mi metterai questo tuo bel pestello tutto dentro il mio culetto?"

"L'hai mai preso, lì dietro?" gli chiese il giovanotto.

Paulo, prima di rispondere, si chinò sul grembo del segretario, prendendogli fra le mani a coppa il bel sacco dei testicoli, e si chinò a baciare e a stuzzicare con la punta della lingua il membro turgido.

Poi disse: "No, non ancora, mai... Ma voglio che sia tu, signor Prudente, il primo a farlo. Ti prego, prendimi!"

"Ma ti farà male, Paulo, se non l'hai mai preso."

"Gli altri ragazzi mi hanno detto che solo le prime volte fa male, ma che poi ci si abitua e che a volte è anche bello... E poi io non ho paura di questo tipo di dolore, perché so che è un dolore giusto... mica come le frustate che mi ha fatto dare la baronessa... Ti prego, signor Prudente, prendimi!"

"Io non vorrei farti male, ragazzo mio."

"Ma sono io a chiedertelo. Non mi farai male. Ti prego..." insisté il ragazzo deciso a ottenere quello che sentiva che desiderava l'uomo e che ora anche lui desiderava.

"Se però ti facesse troppo male, Paulo... mi prometti che mi dirai di smettere?" chiese il giovanotto in un ultimo tentativo di comportarsi correttamente con quel ragazzetto che aveva infiammato i suoi desideri così prepotentemente.

"Sì, te lo prometto." gli rispose Paulo sorridendogli suadente.

Prudente fece mettere il ragazzetto a quattro zampe, gli si inginocchiò dietro e gli carezzò il bel culetto dalla pelle vellutata come preziosa seta. Gli divaricò con entrambe le mani le chiappette sode e si chinò a leccare il solco e il tenerro bocciolo nascosto. Lo lavorò a lungo, cercando di preparare al meglio l'inviolato foro alla sua prima penetrazione. Paulo iniziò presto a mugolare a bassa voce.

"Oh, dio, che mi stai facendo, signor Prudente? È bello, troppo bello... ancora, ti prego, ancora..."

Il giovanotto non aveva certo bisogno di essere incitato, un fuoco che credeva per sempre sopito lo stava divorando, così continuava a preparare il ragazzo con crescente desiderio. Il sague gli scorreva nelle vene impetuoso e forte come un fiume di fuoco liquido. Paulo si agitava in preda a un piacere crescente. Poi Prudente cominciò a lavorare il palpitante foro alternando un dito con la lingua, e delicatamente si fece strada nel ragazzo.

"Oh, sì, così... che bello!" gorgogliò Paulo che non aveva mai provato sensazioni talmente intense.

Prudente ora aveva infilato nel vergine buchetto due dita, e le manovrava sapientemente in modo di far gradualmente rilassare i muscoli dello sfintere del ragazzo, il quale cooperava con crescente desiderio e piacere a quelle calde attenzioni. Quando finalmente il giovanotto vide che il foro era rilassato e palpitante, reso ben scivoloso dall'abbondante saliva, si addossò al ragazzo, prendendolo per la vita.

"Sei pronto, Paulo?"

"Sì, prendimi!"

"Se ti fa male, me lo dirai?"

"Sì, sì..."

Allora, puntato il suo membro ormai duro come roccia vulcanica sull'inviolato forellino, il giovanotto iniziò a spingere. Come gli altri ragazzi schiavi gli avevano spiegato che bisognava fare, Paulo cercò di rilassarsi al massimo. Gli piaceva sentire la calda carne del giovane uomo tentare di farsi strada in lui, forzare l'apertura del suo scrigno del tesoro, e desiderava sentirsi finalmente dentro quella soda colonna di carne.

Prudente spinse con crescente energia e finalmente la punta del suo vigoroso membro s'incuneò nella tenera carne del ragazzo. Paulo provò una fitta di dolore, ma, come aveva detto al giovanotto, sapeva che questo era dolore "giusto", quindi strinse i denti e gli occhi cercando di resistere, di non lasciarsi sfuggire neanche un gemito, perché non voleva che il giovane uomo smettesse.

Finalmente, quasi di colpo, tutto il glande del duro membro virile entrò in lui. Prudente, facendosi forza per non cedere al proprio bruciante desiderio, smise di spingere, perché sapeva che il ragazzo aveva bisogno di un po' di tempo per abituarsi a quella inconsueta presenza dentro di lui.

"Come va, Paulo?" gli chiese sottovoce, quasi timoroso.

"Bene..." mormorò il ragazzo cercando di non tradire con il tono della voce il dolore, che però ora pareva già diminuire, "mi piace..."

Prudente carezzò il capo e i fianchi del ragazzo, restando ancora immobile. Paulo si accorse che il suo membro, a causa della fitta di dolore, s'era ammosciato e temette che l'uomo se ne accorgesse. Spinse una mano sotto il proprio corpo fino a raggiungere il palo fieramente infisso in lui e sentì che ne era entrata solo una piccola parte. Frattanto con l'avambraccio si sfregava il membro tentando di farlo tornare duro.

"Sei ancora quasi completamente fuori, signor Prudente... mettimelo tutto dentro, per favore!" mormorò allora, e spinse indietro con il bacino per far sentire al giovane segretario che lui lo desiderava davvero.

"Il più è fatto, quando il glande è dentro... adesso dovrebbe entrare più facilmente..." gli spiegò Prudente, ma senza ancora muoversi.

"Sì, certo... spingimelo tutto dentro, signor Prudente, per favore... poi fottimi. Non aver paura, mi piace, non mi stai facendo male."

In realtà il ragazzo ancora non provava piacere, ma era più che mai determinato a dare piacere al suo protettore. Il giovanotto allora riprese a spingere e, lentamente, molto lentamente scivolò dentro allo strettissimo e caldo canale del ragazzo. Paulo ora provava un dolore meno forte, un dolore sordo e continuo ma la sensazione di essere invaso, riempito, posseduto dal giovanotto gli stava dando una specie di piacere psicologico che in parte lo ripagava per il dolore fisico.

"Sì... sì, così... mettimelo tutto dentro... tutto..." lo invocò il ragazzo.

La lunga penetrazione giunse al termine, il membro del giovanotto era ora inserito nel ragazzo fino alla sua radice. Prudente lo fece palpitare più volte, nuovamente senza muoversi.

"Oh, mi piace quando fai così!" sospirò Paulo, "Mi sei tutto dentro, adesso?"

"Sì, Paulo, ti sono tutto dentro."

"Allora fottimi, dai!"

"Sei sicuro che non ti fa male?" chiese ancora il giovane segretario.

"Certo che sono sicuro. Mi piace, te l'ho detto..." mentì, ma solo in parte, il ragazzo.

Finalmente Prudente iniziò a muoversi avanti e dietro con studiata lentezza in quello strettissimo canale: era la prima volta che gli capitava di prendersi la verginità di un ragazzo, e la sensazione era molto bella ed esaltante.

"Sì, sì..." mormorò il ragazzo spingendoglisi contro.

Ora anche il membro di Paulo era nuovamente desto, perché oltre al piacere psicologico di stare finalmente dando al suo protettore quello che desiderava, anche lui stava iniziando a provare uno strano, lieve ma gradito piacere. Il dolore non era scomparso, ma ora pareva al ragazzo più sopportabile.

Dopo pochi affondo controllati, Prudente sentì che il godimento era talmente intenso che non sarebbe riuscito a controllarsi a lungo. I suoi colpi si fecero allora più brevi e rapidi. Avendo cambiato leggermente posizione, la lunga canna di carne dentro al ragazzo, a ogni colpo si strofinava ora contro la sua prostata cosicché il lieve piacere che stava provando Paulo si accentuò in un improvviso crescendo. Il ragazzo raggiunse improvvisamente l'orgasmo, e schizzò il suo giovane seme sul proprio pagliericcio in una breve serie di forti getti.

Mentre veniva, il ragazzo contrasse inconsciamente i muscoli del sedere e dello sfintere, fece ondeggiare il bacino e questo scatenò anche l'orgasmo del giovane segretario che si spinse fino in fondo nel ragazzo e lo riempi con i suoi vigorosi getti di tiepido seme.

Si fermarono entrambi, ansando lievemente.

Paulo chiese. "Ti è piaciuto prendermi, signor Prudente?"

"Moltissimo, ragazzo mio."

"Allora mi prenderai ancora, vero?"

"Ogni volta che lo vorrai, Paulo."

"Oh, per me... anche tutti i giorni se ne hai voglia anche tu..."

Ma con la quiete del dopo orgasmo, anche la ragione si riaffacciò di nuovo nella mente del segretario. Si sfilò con cautela dalle calde carni del giovane schiavo bianco, lo fece alzare in gincchio e girare verso di lui e lo baciò in bocca con tenerezza.

"È stato bellissimo, mio caro Paulo, bellissimo! Però siamo stati imprudenti. Le prossime volte dovremo fare molta più attenzione. Lo sai che se ci scoprissero sarebbero guai molto seri sia per te che per me?"

"Sì, lo so bene. Staremo molto attenti, ma io vorrei davvero che tu mi prendessi così tutti i giorni, signor Prudente."

"Non so se sarà possibile davvero farlo tutti i giorni, ma lo faremo il più spesso possibile."

Si ricomposero. Poi Paulo chiese: "Tu, signor Prudente, lo fai anche con tanti altri ragazzi?"

"No, tu sei l'unico. Quando andavo a scuola l'avevo fatto con alcuni dei miei compagni, là nel collegio dei Gesuiti di Curitiba."

"E non vi hanno mai scoperto?"

"Grazie al cielo no. Avevamo trovato un posto abbastanza sicuro, dove, se fossero arrivati i padri o qualcuno del personale, potevamo sentirli per tempo, e così rimetterci a posto gli abiti e andare via da un'altra parte senza che ci potessero vedere."

"Dovremo trovare anche noi un posto così, allora... Dove lo facevate, nel collegio?"

"Nel sottotetto del collegio, che era vastissimo: era usato come deposito per vecchie cose, mobili, casse... e vi si poteva salire da cinque diverse parti e le porte non erano mai chiuse a chiave. Noi avevamo spostato alcune casse e mobili in modo di creare una specie di nascondiglio, e avevamo oliato molto bene i cardini delle porte in modo che non cigolassero..."

"Ma allora, non cigolavano neache se entrava qualcuno dei padri..." notò Paulo.

"Sì, è vero. Ma le scale che portavano lassù, tutte e cinque, erano di legno, antiche come tutta la costruzione... Perciò, se qualcuno fosse salito lassù, potevamo sentirlo molto per tempo e quindi scendere da un'altra parte. E poi, si andava lassù sempre solo in due e ognuno, quando scendeva, prendeva una scala diversa, per non far capire che eravamo stati assieme..."

"Eravate proprio furbi, vero signor Prudente?" gli disse Paulo guardandolo con un sorriso pieno di ammirazione e con aria divertita.

"Furbi... e fortunati, comunque." lo corresse il giovanotto, carezzandogli i corti riccioli neri.

Dopo quella prima volta, i due riuscirono a trovarsi per fare l'amore abbastanza spesso, anche se non tutti i giorni come aveva sperato Paulo. In poco tempo, il dolore che il ragazzo provava durante le penetrazioni scomparve del tutto e invece il piacere divenne più intenso, sì che ormai il ragazzo non lo faceva più solamente per compiacere il giovane segretario, ma perché anche a lui piaceva moltissimo farlo.

Un giorno, era il 20 luglio del 1840, nella grande casa non c'era nessuno della famiglia del barone Basìlio da Cunha Vargas, perché l'uomo, con la moglie e i quattro figli, erano andati a Rio con due carrozze per partecipare alla solenne festa della proclamazione della maggiore età dell'imperatore dom Pedro II. Tutta la famiglia sarebbe restata a Rio per due settimane. Il barone, andandosene, aveva affidato la gestione della casa al suo segretario, il signor Prudente.

Nel primo pomeriggio il segretario con Paulo erano saliti nella camera da letto dell'uomo e avevano fatto l'amore in tutta tranquillità e con il solito piacere. Poi, avevano cominciato a rivestirsi. Ma Paulo, a un certo punto, aveva smesso.

Aveva guardato l'uomo e gli aveva detto: "Signor Prudente, oggi in casa non c'è nessuno... Anche gli schiavi di casa sono andati nelle baracche con le loro famiglie... ci siamo solo tu ed io..."

"Sì, per questo siamo potuti venire qui in camera mia a fare l'amore senza problemi." rispose Prudente.

"Sì... ma pensavo... a me adesso piacerebbe fare una cosa... è vero che me la lasci fare?" chiese il ragazzo facendogli un sorriso accattivante.

"Se posso, volentieri, Paulo."

"Ecco, vedi, io... i miei fratellastri, loro sono sempre vestiti bene, eleganti, con panni raffinati... A me piacerebbe, almeno una volta, potermi vestire come loro. Solo una volta, far finta di essere anche io un barone, una persona importante e non solo uno schiavo..."

Prudente sorrise: capiva bene il desiderio del ragazzo e pensò che, dopo tutto, poteva dargli questa piccola soddisfazione.

"D'accordo, Paulo. Vieni, andiamo nella camera del signorino Raimundo, che ha più o meno la tua corporatura. Ti aiuterò io a vestirti."

"Davvero? Grazie, signor Prudente! Andiamo, non vedo l'ora di guardarmi allo specchio... e di giocare per un po' a fare il barone anche io!"

Prudente era contento per la gioia quasi fanciullesca del suo protetto e si disse che dopo tutto il ragazzo si accontentava di molto poco. Certo, pensò, non solo l'avrebbe fatto vestire con i migliori abiti di Raimundo, ma poi l'avrebbe portato di sotto nel salone, e gli avrebbe servito un buon caffè e qualche dolcetto, chiamandolo signor barone e inchinandosi a lui...

Entrati nella stanza di Raimundo, Prudente aprì l'ampio guardaroba: "Ecco, Paulo, scegli il vestito che ti piace di più!"

"Posso scegliere davvero?"

"Certo. Allora?"

Il ragazzo guardò gli abiti, li palpò, poi scelse un pantalone di leggerissima lana grigio perla e una marsina a code di un bel colore azzurro tenue.

"Questi?" chiese con gli occhi che gli brillavano.

"Ottima scelta. Allora adesso dobbiamo trovare la camicia adatta, le calze e le scarpe."

"Anche le mutande e la maglia da sotto?" chiese il ragazzo sempre più eccitato per quel bel gioco.

"Tutto, da capo a piedi, come un vero signore. E anche una lieve spruzzata di acqua di colonia, va bene?"

Con l'aiuto del segretario, Paulo si spogliò rapidamente e iniziò a indossare prima gli indumenti intimi di fine batista, le calze di seta bianca, poi l'elegante camicia con bordure di pizzo, la grossa cravatta di sottilissimo velluto blu, quindi si infilò i morbidi calzoni e infine la marsina. Prudente aveva anche tirato fuori le scarpe di vernice nera con la fibbia dorata e le fece calzare al ragazzo.

"Sei davvero un figurino! Sembri uscito da un'illustrazione di moda venuta dalla Francia, sai? Ecco, adesso una leggera spruzzatina di questa acqua di colonia... Pefetto, signor barone Raimundo! Lei è il più bel ragazzo di tutto lo stato di Paranà, glielo garantisco io."

"Dov'è uno specchio, signor Prudente? Voglio vedermi anche io..."

"Prima di tutto, se lei è un vero barone, io sono il suo dipendente, quindi niente signore, con me, chiamami solo Prudente."

"Posso? Davvero?"

"Ma certamente, fin tanto che lei è il barone Raimundo Cabral Vargas, figlio di dom Basìlio Da Cunha Vargas. Se mi vuol seguire, signor barone..."

Paulo ridacchiò divertito, poi, impettito, uscì dalla stanza del fratellastro seguendo il segretario. Questi si fermò davanti alla grande specchiera che c'era in fondo al corridoio.

"Ecco, ho l'onore di presentarle il barone Raimundo Cabral Vargas, figlio di dom Basìlio Da Cunha Vargas." disse cerimoniosamente il segretario.

"Molto piacere!" esclamò Paulo con un gran sorriso.

"E ora, signor barone, se vuole scendere nel salone, vorrei avere il piacere di servirle un buon caffè..."

Paulo spalancò gli occhi e chiese: "Davvero?"

"Non devi chiedermi davvero, un barone non lo farebbe mai. Devi dire solo: grazie Prudente."

"Oh sì... Grazie, Prudente." disse allora tutto serio e sussiegoso il giovane schiavo bianco mentre gli occhi gli ridevano pieni di allegria.

Scesero, Paulo sedette sulla poltrona preferita di dom Basìlio, Prudente gli si inchinò e andò rapidamente nella cucina per preparargli il caffè. Era davvero contento di poter regalare al povero ragazzo questa breve parentesi un po' fiabesca...

Pensò che se dom Basìlio fosse stato un po' più umano e più giusto, questa, anche senza il titolo di barone, avrebbe potuto essere veramente la vita del dolce Paulo.


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