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una storia originale di Andrej Koymasky


pin L'ALTRA PARTE DEL MONDO CAPITOLO 8
IL FUTURO SORRIDE A JOÂO E TOMÉ

"Finalmente!" sospirò Joâo abbracciando il bel corpo nudo del suo amante, "Questa frutta me l'hai fatta davvero sospirare!"

"Perché, pesciolino mio, credi che non ne abbia anche io tanta voglia quanta ne hai tu? Solo che dobbiamo essere prudenti, lo sai..."

"Ma questa volta... non perdiamo altro tempo, ti prego!"

I due ragazzi si unirono con tutta la loro giovanile passione e con focoso desiderio, ognuno felice di poter finalmente gustare a pieno il bel membro dell'amante fino a trarne il frutto del piacere. Pareva quasi facessero a gara, mentre si carezzavano e palpavano per tutto il copro, a dare piacere all'altro, il massimo del piacere, conducendo l'amante, gradino dopo gradino, su per la scala del godimento.

E quando finalmente ebbero varcato l'ultimo gradino, ognuno dei due ragazzi donò all'altro tutto il proprio liquore d'amore, e si inebriarono e si sentirono felici come mai erano stati, dimenticando per un istante la loro condizione di schiavi, la loro povertà, i loro disagi: si sentivano finalmente gli uomini più ricchi e più felici del mondo!

Terminate le vigorose contrazioni dell'orgasmo, si staccarono per riabbracciarsi di nuovo e baciarsi teneramente.

"Lo sai, Tomé che il tuo sapore mi piace da morire?"

"E a me il tuo, mio adorato pesciolino!"

"Io però..." disse Joâo con aria birichina.

"Sì? che cosa?"

"Quando ti deciderai a prendermi? Perché non mi prendi ora? Sto morendo dalla voglia di sentirti in me, di essere tutto e completamente tuo!"

"Quello è il dolce, amore... dovrai aspettare ancora un poco, lo sai."

"Ma tu non hai voglia di prendermi? Di mettermelo tutto dentro? Non ti piace il mio culetto?"

"Lo sai, amore, che mi piace tutto di te. E certo che sento la voglia di prenderti, ma abbiamo deciso di non bruciare le tappe, non è vero?"

"A dire la verità sei tu che l'hai deciso, non io." disse Joâo fingendo di mettergli il broncio.

"Ma tu eri d'accordo, mio dolce Joâo. Hai forse cambiato idea? Sei pentito di avermi dato retta?"

Il ragazzo si aprì in un dolce sorriso, vedendo la preoccupazione del suo amante: "No, mio Tomé, non sono pentito. Hai ragione tu che tutta questa attesa fa sembrare anche più bello quello che stiamo facendo. Solo che davvero sto bruciando dalla voglia di sentire tutto questo tuo bel paletto infilarsi finalmente in me, muovermisi dentro, riempirmi e darmi il piacere e la gioia di essere totalmente tuo. Lo sai, me lo stai facendo desiderare così tanto che quando finalmente lo farai, mi sembrerà di sicuro come se fosse la mia prima volta..."

"Joâo?"

"Sì, amore?"

"Perché ti sei innamorato di me?"

"Perché sei il ragazzo più splendido che ho mai incontrato. E mica dico solo per il tuo corpo, e neanche soltanto per come fai l'amore con me, ma anche solo pensare a te, anche solo starti vicino, mi fa sentire in paradiso."

"Anche per me è così... Pensi che quando saremo a servizio della signorina Graça Maria e del marchese Idelfonso, ci lasceranno dormire assieme?"

"Penso di sì, visto che sanno di noi... e se mai glielo possiamo anche chiedere, non credi?"

"Forse sì, è molto buona la padroncina, vero?"

"Sì. Siamo stati fortunati che ci ha sorpreso proprio lei, l'altro giorno. Io credo che lassù c'è una stella, la nostra stella, che ci sorride e ci protegge." gli disse Joâo e lo baciò con infinita tenerezza.

"Se mi baci così, pesciolino, mi fai venire di nuovo voglia..." lo ammonì Tomé con un sorriso.

"Fare il bis con la frutta, mica fa male, sai?" gli rispose con un sorrisetto malizioso Joâo, carezzandolo intimamente e facendogli risvegliare una bella erezione.

I due ragazzi si dedicarono nuovamente l'uno all'altro, ricominciando a fare l'amore con rinnovato trasporto e desiderio.

Venne il mese di febbraio e il compleanno di Graça Maria. Idelfonso le donò un pendente di oro di Nova Lima, con incastonato un diamante estratto vicino al fiume Jequitinhonha. Dom Graciliano le regalò un taglio di velluto verde importato dall'Inghilterra e un taglio di finissimo pizzo delle Fiandre perché ci si potesse fare un bell'abito da sera. La ragazza era felice ed eccitata. Vedendo che anche il padre era di ottimo umore, gli sedette accanto.

"Io avrei da chiederti un altro regalo, paparino mio..." disse civettuola.

"Sentiamo, che cosa desideri? Un profumo francese forse?"

"No... Sai che entro il prossimo anno Idelfonso e io ci sposeremo..."

"Sì, certo..."

"Mi piacerebbe avere come nostro cuoco quel ragazzo che lavora in cucina, sai, quel Joâo..."

"Non preferisti avere Antonio o Luis, invece?"

"No, papà, Antonio è sposato e ha figli e io non voglio separarlo dalla sua famiglia. E magari anche Luis avrà una ragazza a cui fa gli occhi dolci... Joâo è ancora un ragazzo, e mi piacerebbe che crescesse nella nostra nova casa."

"Sei sempre la solita cuore tenero, tu... comunque non vedo nessun problema, tesoro, Joâo è tuo."

"Grazie, paparino, sei tu un tesoro. E allora, se dovrà essere il mio cuoco, non potresti ordinare ad Antonio di insegnargli bene tutti i trucchi del mestiere, prima che io mi sposi, invece di fargli solo lavare i piatti, i pavimenti, scaldare l'acqua e accudire il fuoco?"

"Ma anche quei lavori vanno fatti, in cucina..."

"Certo, paparino mio, ma Antonio potrebbe farli fare a uno dei suoi figli, no? Non ti pare una buona idea?"

"Ma i suoi figli devono lavorare in magazzino, lo sai."

"Ma via, papà, non è un ragazzo in meno in magazzino che ti può creare problemi... Non vuoi farmi contenta?"

"Lo sai, Graça Maria che tuo padre farebbe qualsiasi cosa per farti contenta. E va bene, dirò ad Antonio di prendere uno dei suoi figli in cucina come garzone e di cominciare a insegnare bene il mestiere a Joâo. Sei contenta?"

"Contentissima, papà, contentissima!" esclamò la ragazza e baciò l'uomo sulla guancia, "Grazie di cuore!"

Dom Graciliano si girò verso il suo futuro genero: "Vede, Idelfonso, quanto poco ci vuole per fare felice mia figlia? E come riesce sempre a ottenere tutto ciò che vuole? Deve stare attento, mio caro marchese, Graça Maria, coi suoi sorrisetti e le sue moine, le farà sempre fare tutto ciò che frulla in questa sua graziosa testolina!"

"Oltre che graziosa è molto saggia e giudiziosa, dom Graciliano, perciò non sono affatto preoccupato, anzi... Sua figlia sarà sicuramente una perfetta e magnifica padrona di casa. E un'adorabile moglie."

"A che punto è il suo progetto di aprire uno studio e una casa a Rio de Janeiro? Crede che sarà veramente tutto pronto entro il prossimo anno? Ha già deciso dove vi sistemerete, nella capitale?"

"Come sapete, il senatore visconte de Itaboraì, mio zio, è il presidente della provincia di Rio... Si sta occupando lui di trovarmi un terreno su cui far costruire la nostra casa, non lontano dal centro e a un prezzo ragionevole."

"Sì, vostro zio, così giovane e già così importante... Sembra che tutte le strade e tutte le porte siano sempre aperte per lui. Se non vado errato è di soli sei anni più vecchio di lei, non è vero?"

"Sì, lui nacque nel 1802, esattamente sei anni prima di me. In realtà il visconte è un cugino di mia madre, ma come usa, noi lo chiamiamo zio. Ha sempre nutrito molto affetto per me e per mio fratello Afonso."

"Suo fratello Afonso è medico, non è vero?"

"Sì, ha il suo studio a Curitiba, e ha la migliore società della città fra i suoi clienti."

"Non è ancora fidanzato, suo fratello?"

"No, non ancora. Credo che ami troppo la vita da scapolo, almeno per il momento. I migliori salotti di Curitiba si contendono la sua presenza, non c'è festa a cui non venga invitato. Oltre a essere più bello di me, il mio fratellino, è anche uno degli uomini più eleganti di tutto il Paranà..."

"Da come lei ne parla, si direbbe che è molto affezionato a questo fratello." osservò dom Graciliano.

"Sì, perché è buono e si fa ben volere. Logicamente sono affezionato anche a mia sorella, ma con Afonso ho sempre avuto un ottimo rapporto, un rapporto molto speciale."

"Sai, Idelfonso, che muoio dal desiderio di conoscere finalmente Afonso?" gli disse Graça Maria.

"Lo conoscerai, e sono convinto che andrete molto d'accordo, voi due. Anche lui è un'anima romantica, proprio come te."

Due giorni dopo Antonio arrivò in cucina con suo figlio Tobias, un ragazzotto di quattordici anni. Lo mise subito al lavoro, poi chiamò Joâo.

"Il padrone mi ha ordinato di fare di te un cuoco provetto, perché ha deciso di regalarti alla signorina Graça quando si sposerà e dovrai farle da cuoco... Proprio non capisco perché non abbia scelto Luis, che ne sa già qualcosa... comunque il padrone è lui. Non so che cosa riuscirò a ficcare in questa tua testa in pochi mesi, ma proviamoci."

Joâo cercò di dissimulare la sua esultanza e disse: "Ma io ce la metterò tutta, Antonio. Io voglio diventare un bravo cuoco, per la signorina Graça Maria!"

Antonio sollevò un sopracciglio in un gesto di incredulità, ma iniziò subito a spiegare al ragazzo le tecniche e i segreti di cucina.

Appena libero, Joâo andò immediatamente a cercare Tomé. Lo trovò nella rimessa che stava lucidando il calessino.

"Tomé, hai un po' di tempo, ora?"

"Devo finire qui..."

"Non potresti lasciar perdere, anche solo per un po'?"

"Lo sai che mi tenti, pesciolino... Scommetto che vuoi che andiamo su nella mia stanza..."

"Sì... ti prego..."

"Non hai bisogno di pregarmi. La padroncina non dovrebbe aver bisogno del calesse questo pomeriggio... posso finire più tardi."

"Andiamo, allora?" lo invitò il ragazzo con un sorriso colorato di dolce libidine.

Mentre salivano nella stanzetta di Tomé, Joâo gli disse anche quanto gli aveva appena comunicato Antonio. Tomé ne fu lieto.

"Vedi che davvero la signorina Graça ci sta aiutando, pesciolino?"

"Sì, siamo fortunati ad avere lei come padrona. Ma adesso, lasciati togliere tutto di dosso, mio bellissimo uomo!"

Si spogliarono a vicenda, carezzandosi e baciandosi, quindi si stesero, abbracciati sul pagliericcio di Tomé. Dopo lunghi preliminari, come entrambi erano ormai abituati a fare, Joâo prese fra le mani il bel volto del suo ragazzo.

"Ma ora, vero che mi prendi? Siamo arrivati al dolce, finalmente, non è vero?"

"Sì, amore mio, finalmente siamo arrivati al dolce."

"Come vuoi prendermi? Devo mettermi a quattro zampe? O vuoi che mi stenda sul ventre e mi vieni sopra? Dimmi tu..."

"No, voglio che ti stendi sulla schiena, voglio prenderti da davanti..."

"Da davanti? E come?" chiese stupito e incuriosito il ragazzo.

"Sì, come m'aveva insegnato Rui... Almeno, mentre mi unisco a te, posso guardare il tuo bel volto, e baciarti..."

"Così va bene?" chiese Joâo stendendosi.

Tomé gli carezzò il paletto teso all'insù e duro per l'eccitazione: "Sì, adesso allarga bene le gambe, più che puoi..."

"Così?" chiese il ragazzo eseguendo prontamente.

"Sì..." rispose il suo amante e si inginocchiò fra le cosce divaricate del suo ragazzo.

Tomé sedette sui propri talloni poi scivolò in avanti infilando le sue gambe sotto quelle del ragazzo. Quindi prese le gambe di Joâo e se le fece passare sulle spalle, e scivolò un po' più avanti in modo che il suo bel membro dritto e fremente si affacciò fra le piccole e sode natiche di Joâo. Il ragazzo intuì come Tomé intendesse unirsi a lui e gli sorrise.

"Non sapevo che si potesse fare anche così. Mi piace... Dai, amore, spingimelo tutto dentro!" lo incitò pieno di desiderio.

Tomé gli allargò le chiappette e con la punta del proprio membro individuò il piccolo foro nascosto e palpitante, avido di accogliere la lancia del proprio amato. Dirigendolo con una mano perché non scivolasse via, mentre con l'altra impastava delicatamente il membro turgido e il sacchetto contratto dei testicoli di Joâo, iniziò a spingere delicatamente.

"Oh, sì! Spingi dai, non aver paura di farmi male... non vedo l'ora di sentirti tutto dentro..."

"Un buon dolce si deve assaporare a piccoli bocconi, lentamente..." gli disse Tomé con un tenero sorriso.

"Ma non troppo lentamente, per favore!" lo implorò Joâo cominciando a carezzargli il bel petto e il ventre incavato.

Tomé spinse lievemente in avanti. Dopo una breve, dolce resistenza, sentì lo sfintere del ragazzo iniziare a cedere, ad aprirsi per accoglierlo.

"Sì..." sospirò Joâo aprendosi in un luminoso sorriso, "Vieni, amore, prendi possesso di me!"

"Come un re appena incoronato entra nel suo castello, come un vescovo appena consacrato entra nella sua cattedrale, avanzando lentamente, maestosamente, per prendere possesso di quanto è suo!" sussurrò Tomé iniziando a immergersi nel caldo canale avidamente spalancato per accoglierlo.

"Sì, mio Tomé, tu sei il mio re... vieni, sono tuo... Ah, che bello! Ti sento, ti sento... mi stai riempiendo... che bello! Dai, dai amore, sei così bello, così forte... e io sono tutto tuo!"

"Amore mio, pesciolino mio, quanto è bello sentirsi accolto così, dal tuo sorriso, dal tuo calore, dal tuo corpo che vuole essere mio!"

"Certo, tutto di me vuole essere tuo, mio maschio perfetto! Ti amo, ti adoro! Tu sei la mia vita, Tomé!"

Il giovane cocchiere si mise a titillare i piccoli e scurissimi capezzoli del suo amante, e continuò a scivolargli dentro con una spinta costante e determinata. I loro occhi luminosi non si lasciavano un solo attimo, come affascinati nel vedere la gioia e l'emozione che i due amanti stavano reciprocamente donandosi.

Finalmente Tomé fu completamente dentro il suo amato ragazzo, e i suoi testicoli erano ora fortemente compressi contro le chiappette divaricate. Allora il bel cocchiere si chinò su Joâo facendogli divaricare ulteriormente le gambe, e lo baciò profondamente in bocca. Quindi iniziò a muoversi avanti e dietro nel caldo canale d'amore, e così facendo col suo ventre sfregava il paletto duro del suo compagno. Le loro lingue giocarono giocondamente mentre si sfregavano a vicenda i capezzoli, si carezzavano, si palpavano senza cessa.

"Tomé, è troppo bello..." sussurrò Joâo sentendosi pieno di felicità.

"Sì, è vero. Lo sai che ti amo?"

"Sì, lo sento... Dai, dai, cavalcami, mio bel cocchiere!"

Tomé prese il ragazzo per la vita e iniziò a martellargli dentro con colpi più brevi e più rapidi. Joâo sussultava a ogni colpo, scuotendo il capo a destra e sinistra, sentendosi pieno di incontenibile felicità.

"Lo sai che è davvero come se fosse la prima volta per me, amore?" mormorò Joâo.

"Anche per me, pesciolino mio! Perché per la prima volta sia tu che io stiamo vivendo in un mondo di amore!"

"Ti amo, ti amo tanto, mio Tomé! E sono finalmente tuo, tutto tuo!"

I due ragazzi continuarono a fare l'amore con tutta la loro giovanile passione. Quando uno dei due si sentiva troppo vicino al punto senza ritorno, faceva cenno all'altro di fermarsi per un poco, finché l'eccitazione diminuiva quel tanto da permettere loro di riprendere senza il rischio di terminare troppo in fretta.

"Tomé, non credevo che fare l'amore poteva essere tanto bello, sai?"

"Neanche io lo credevo. Tu mi hai aperto le porte del paradiso, pesciolino mio."

"La signorina Graça Maria ha detto che è come se noi due siamo sposati..."

"Sì, è proprio così, amato mio."

Tomé accelerò il ritmo e il vigore delle sue spinte. Joâo istintivamente gli si muoveva sotto in modo di donare un piacere anche maggiore al suo bell'amante. E finalmente nessuno dei due ragazzi fu più capace di trattenersi, i loro respiri si fecero più brevi e forti, lievi gemiti e mugolii di piacere accompagnavano i loro movimenti aumentando gradualmente man mano che si avvicinavano al punto senza ritorno, al magico momento a cui entrambi anelavano con ogni fibra del loro essere.

E finalmente, prima Joâo, poi Tomé, raggiunsero la vetta del piacere e si vuotarno in un dolcissimo e lungo orgasmo, il primo spargendo il suo seme fra i loro corpi compressi, il secondo inondando il caldo canale dell'amante con ondate e ondate di tiepido liquore. Tomé baciò nuovamente, a fondo, il suo dolcissimo ragazzo.

Poi giacquero, l'uno sull'altro, lievemente ansanti e ricolmi di una felicità senza confini, carezzandosi e scambiandosi teneri baci.

"E stato troppo bello, mio Tomé, davvero troppo bello! E ora sono completamente tuo, per sempre tuo!"

"Sì, è stato bellissimo, mio bel pesciolino. E anche io sono tuo per sempre, per i secoli dei secoli!"

"Lo sai, amore mio, che mentre mi stavi venendo dentro eri diventato bellissimo, più che mai?"

"Anche tu, Joâo, anche tu diventi di una bellezza incredibile, quando mi accogli in te e quando raggiungi il paradiso con me."

Lentamente Tomé si sfilò da dentro il caldo e morbido canale d'amore del suo ragazzo, si staccarono e si rivestirono, quasi spiacenti di doversi separare. Poi, sulla soglia della minuscola stanza, Tomé prese di nuovo fra le braccia il suo Joâo e lo baciò a fondo con tenerezza e amore.

Il giovane cocchiere tornò nella rimessa per terminare il suo lavoro interrotto per quella splendida parentesi d'amore, e Joâo tornò in cucina. Luis, quando lo vide entrare, lo salutò e lo guardò con curiosità, notando immediatamente la felicità che irradiava dal ragazzo.

"Ehi, che ti sta capitando, Joâo? Non ti ho mai visto così."

"Così, come? Non sta capitando proprio niente."

"Ma come no? Se la felicità fosse acqua, avresti già allagato tutta la cucina! Cos'è che ti rende tanto felice?"

"Mah, è solo che sono molto contento che la signorina Graça Maria abbia deciso di prendermi come suo cuoco, quando si sposerà." mentì il ragazzo.

"No, no, non me la dai a bere. Cos'è, ti sei per caso innamorato di una qualche ragazzina?"

"Io? Ma non dire sciocchezze. Come, dove e quando avrei potuto conoscere una, se sto sempre chiuso qui dentro?"

"Mah, magari la figlia di uno degli schiavi di casa..."

"Ma no, ti dico."

"Sì, invece. Lo sento che tu mi stai dicendo una bugia. Quello sguardo lo conosco bene, è tipico di un ragazzo che ha fatto la sua prima scopata! Sì, deve proprio essere così."

"Ma non mi far ridere, Luis! Proprio tu lo dovresti sapere bene che io, di scopate, ne ho fatte un sacco, prima d'oggi!"

"È diverso, fino a oggi sono gli altri che hanno scopato te. E poi... non è forse per quello che ultimamente non hai più voluto che io e Antonio te lo mettessimo in questo tuo bel culetto? Sì, deve essere proprio così: hai finalmente conosciuto una ragazzina compiacente e oggi sei finalmente diventato un uomo!"

"Sei tutto scemo, tu, Luis, tutto scemo e pieno di fantasia malata. Ti giuro sulla Madonna del Carmelo che io non ho ancora mai fottuto proprio nessuno, né ho nessuna ragazza da scopare in vista!"

"Allora scommetto ti sei scopato un ragazzino! Chi è, per caso è il figlio di Antonio? Ci ho fatto un pensierino pure io, sai? Non è carino come te quel ragazzetto, però un bel culetto ce l'ha pure lui e doveva ancora essere vergine, per quanto ne so... È per questo che sei così contento, oggi? Hai sverginato Tobias?"

"Fossi matto! Mica mi voglio fare accoppare dal padre. Provaci tu, se ne hai voglia, io non voglio certo correre certi rischi. E poi, te l'ho detto, non ho proprio nessuno che si voglia lasciare scopare da me! E adesso piantala di dire idiozie. Pensi sempre solo a fottere, tu? Sei tu che dovresti trovarti una ragazza, piuttosto!"

Joâo decise di ignorare Luis e si mise a preparare il necessario per la cena secondo le istruzioni che aveva ricevuto da Antonio sperando che questi arrivasse presto in cucina. Non vedeva l'ora, infatti, di imparare cose nuove dall'esperto cuoco. E mentre attendeva il cuoco, ripensava con tenerezza e con amore al suo bellissimo Tomé...


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