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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL LADRO DERUBATO CAPITOLO 5

Domenica mattina Massimo fu svegliato dal suono del citofono. Ancora mezzo addormentato, si alzò per rispondere e guardò l'orologio: erano solo le nove e mezzo. Ma chi cavolo poteva essere a quell'ora? Lui non aspettava nessuno. Sollevò la cornetta del citofono.

"Sì?" chiese piuttosto seccato.

"Mi scusi, signor Giuffredi," gracchiò nel ricevitore la voce del portinaio di turno, "ma qui c'è un giovanotto che dice di avere un appuntamento con lei e che vorrebbe salire..."

"Un giovanotto? Chi è?" chiese Massimo ancora insonnolito, cercando di schiarirsi le idee.

Pensò che potesse essere Ernesto, il ragazzo con cui aveva scopato quella notte... o magari Paolo, il figlio del lattaio che forse era in licenza ed era venuto a trovarlo...

"Dice che si chiama Sebastiano e che lei lo aspetta..."

Di colpo Massimo si sentì sveglio: "Sebastiano?" Il cuore prese a battergli con violenza inaudita, "Ah, sì, certo. Sì, è vero, lo aspettavo... lo faccia salire. Grazie."

Posò la cornetta e corse in bagno. Si pettinò, si passò una mano sulle guance pensando che non aveva il tempo di radersi, comunque la barba non era ancora troppo lunga. Tornò in camera da letto, infilò la vestaglia di seta sul corpo completamente nudo e si infilò le ciabatte. Si stava annodando la cintura della vestaglia quando suonarono alla porta. Andò ad aprire.

Sebastiano, che indossava abiti semplici e poveri ma non privi di una certa semplice eleganza, con un pacchetto avvolto in carta di giornale in mano, gli sorrise incerto.

"Non sapevo se m'avresti fatto entrare..." disse.

"Beh, tanto tu sapresti entrare comunque, no? Anche stavolta ho dimenticato di chiudere la finestra del bagno..." rispose Massimo con un tono lievemente ironico, "Vieni, dai, entra."

Sebastiano si stropicciò le scarpe sullo zerbino. Anche le scarpe erano vecchie ma di cuoio ed erano state lucidate accuratamente. Il ragazzo entrò e porse il pacchetto a Massimo.

"Ti ho portato questo..."

"Cos'è?" chiese Massimo scartandolo, incuriosito.

"L'altro giorno t'ho spaccato il cofanetto dove tenevi la tua roba d'oro." spiegò il ragazzo un po' a disagio, "Così ti ho portato quest'altro... era di mia madre... spero che ti piaccia anche se non è come il tuo..."

"Beh, grazie... Siediti. Io devo ancora prendere il caffè, ne vuoi anche tu?"

"Ti ho svegliato, vero?" gli chiese Sebastiano sedendosi.

"Non importa." rispose Massimo rigirando il cofanetto fra le mani e guardandolo, "Sono contento di vederti."

"Dici sul serio?" chiese il ragazzo guardandolo negli occhi, "Contento?"

"Sì..." rispose Massimo.

Aprì il cofanetto e dentro c'era un pezzetto di carta con su vergate solo quattro parole "Ti chiedo scusa, Sebastiano".

Massimo sorrise al ragazzo: "Sì, sono veramente contento." disse e provò l'impulso di alzarsi per abbracciarlo, per baciarlo...

Per un po' tacquero entrambi, guardandosi di tanto in tanto quasi di sottecchi.

Poi Massimo gli disse: "Non m'aspettavo che venissi di nuovo qui da me..."

"No. Neanche io pensavo di tornare qui, dopo quello che..."

"Che t'ho fatto?"

"No... che io ho fatto a te."

"Cos'è, sei un ladro pentito?" chiese l'uomo con lieve ironia.

"Forse..." mormorò il ragazzo.

"Beh... anche io, forse, sono un po' pentito... per quello che t'ho fatto."

"Allora... allora siamo pari?"

"Siamo pari, sì." ammise Massimo con un lieve sorriso.

"E allora... non possiamo ricominciare tutto da capo?"

"Cioè?"

"Non ho fatto che ripensarci, sai?"

"A cosa?"

"A me, a te, a quello che... In fondo, ho pensato, siamo solo due poveracci nella merda... però... quello che è successo venerdì..."

"Ci siamo chiesti scusa, no?" disse quasi sottovoce Massimo chiedendosi dove il ragazzo volesse arrivare, chiedendosi il perché di quella strana, imprevista visita.

"Sì, quello sì, però... però io ho seguitato a pensarci..."

"Alla... alla scopata?"

"Anche."

"Anche io ci ho ripensato, e..." disse Massimo, ma non concluse la sua frase.

"E?" lo incitò il ragazzo.

"Tu mi piaci, Sebastiano." disse quasi tutto d'un fiato l'uomo.

"Anche a me... voglio dire... ecco... quello che non capisco... voglio dire... a me è piaciuto, quello che mi hai fatto..."

"Che t'ho legato..."

"No, a parte quello... la scopata, voglio dire..."

"Tu non l'avevi mai fatto, prima, con un uomo, con un ragazzo?"

"No, mai. Davvero."

"Ma... ci avevi pensato? Ne avevi voglia?"

"No... Sai com'è, fra amici... froci o ricchioni o sucaminchia, culattoni... chiamali come ti pare... non è che se ne parla bene, anzi... Perciò, ti puoi immaginare, uno ci tiene a chiarire che lui non è così, no? Uno magari ci scherza sopra, ma poi... Io però non sono mica di quelli che vanno a cercare i finocchi per menarli, in fondo ognuno ha diritto a fare quello che cazzo gli pare e piace, no? Voglio dire... Io, vedi, manco me lo sono mai lasciato succhiare, anche se mi offrivano soldi..."

"Sì, capisco, e allora?"

"E allora, allora... però a te... ti ho lasciato fare..."

"Non è che io ti avessi lasciato tanta scelta, no?"

"Io lo sapevo che la pistola era a salve... E poi non mi pareva proprio che tu eri il tipo che magari mi bastonava, o che andava a prendere un coltello, che so io... io lo sapevo, lo sentivo, sapevo di non sbagliarmi..."

"Come potevi essere sicuro?"

"Non lo so, lo sentivo... magari lo leggevo dentro i tuoi occhi..."

"Va bene, e allora?"

"Sai, all'inizio... va be', il pervertito si vuole sfogare, mi sono detto, lasciamolo fare... nessuno è mai morto per una chiavata, no? Mi faceva un po' male, quando tu... ma poi mi sono detto: se mi rilasso magari mi fa meno male e finisce più in fretta, no? Però... però poi... te ne sei accorto tu pure, no?"

"Però poi... ha cominciato a piacerti?"

"Già, proprio così... capisci, proprio così, e io tutto mi aspettavo meno che... Voglio dire, quando ho avuto il processo e m'hanno dato la condizionale, io prima avevo paura che mi sbattevano in galera e... beh, qualche amico che c'è stato m'ha detto che se uno è giovane, e magari carino come sono io... che in galera gli fanno il culo e diventa la puttana di tutti, no? Me l'hai detto tu pure che è così. Io lo sapevo e allora pensavo che beh, se vado a finire in galera è meglio che la piglio con filosofia e che magari, se divento la puttana di uno dei capi lì dentro, per lo meno lo devo fare solo con quello e mica con tutti, no? Poi però m'è andata bene, perché m'hanno dato la condizionale perché era la prima volta che mi beccavano..."

"Sì, e allora?" chiese Massimo pensando che forse cominciava a capire.

"Beh, allora, quando mi sono trovato legato di là sul tuo letto... io mi sono detto, capisci, che tanto prima o poi doveva succedere, che cambiava poco se mi sverginavi tu o uno in galera o magari anche più di uno, là in galera..."

"E l'hai presa con... filosofia?"

"Eh, si puotrebbe dire così, però... vedi... voglio dire... però mica m'aspettavo che poteva pure piacermi, no?"

"E questo ti turba tanto?"

"No, non è che mi turba, voglio dire... è che proprio non me l'aspettavo, capisci? Quando ha cominciato a fare meno male, perché io ero riuscito a rilassarmi, il cazzo ha cominciato a venirmi duro, capisci? Voglio dire... se non mi piaceva, mica che mi diventava duro, no? E tanto meno che godevo e che venivo, no?"

"Sì, capisco, ma se non ti crea problemi, va tutto bene, penso. Tutto sommato hai scoperto che può piacerti scopare sia con le ragazzine che con gli uomini, giusto? Adesso sai che hai il doppio di possibilità... non è mica male, no?"

"Sì, puoi metterla così, certo... Com'è che si dice, posso inzuppare il biscotto in due tazze, è vero... Però, voglio dire..."

Massimo sentiva che il ragazzo aveva intenzione di dirgli qualcosa ma che o non ne trovava il coraggio o non sapeva trovare le parole giuste. Perciò aspettò un po', ma poiché Sebastiano non andava avanti nel suo discorso, decise di aiutarlo.

"E... Sebastiano, perché sei venuto da me, adesso?"

"Beh... per portarti quel cofanetto, no?" disse il ragazzo.

"Solo per quello?" gli chiese Massimo.

"No, non solo per quello... Vedi, è che... quando tu m'hai scopato... non solo quello m'è piaciuto... ma anche dopo, quando io e te abbiamo parlato, nonostante che ero venuto a rubare da te..."

"Sì?"

"Ecco, è lì che qualcosa è successo... Voglio dire..."

Massimo pensò che tutti quei "voglio dire" con cui il ragazzo infarciva i suoi discorsi erano la spia più evidente di quanto gli fosse difficile tirar fuori chiaramente quello che gli ronzava dentro. D'altronde lui non poteva aiutarlo più che tanto, infatti ancora non aveva la più pallida idea sul reale motivo per cui Sebastiano fosse ricomparso.

Il ragazzo fece un lieve sospiro, poi riprese: "Fino a quando tu m'hai scopato, tutto sommato, pensavo solo che ero stato doppiamente sfigato, perché non solo non ero riuscito a fregarti la roba, ma in più me l'ero preso nel culo, cioè ero pure stato sverginato... Però dopo abbiamo anche parlato e allora... Ecco, è stato a quel punto che mi è dispiaciuto aver provato a venire a fregare proprio te. Prima di tutto perché non eri poi ricco come avevo pensato, anche tu sei senza lavoro come me..."

"Cos'è, hai il complesso di Robin Hood? Fregare ai ricchi per dare ai poveri?" gli chiese Massimo in tono leggermente canzonatorio.

Sebastiano sorrise con aria schiva: "No, non proprio... Fregare ai ricchi per dare a questo povero che sono io... Però, parlando con te, ho scoperto che... voglio dire... ho scoperto che tu..."

"Che io?"

"Che tu mi piaci un sacco!" disse finalmente il ragazzo in fretta ed a bassa voce.

"Vuoi dire come scopo?"

"No... beh, non parlo solo di quello. Sì, scopi bene, è vero, se sei riuscito a farmela piacere, specialmente l'ultima volta. Ma tu mi piaci come persona, voglio dire. Ecco, ho pensato che finalmente avevo conosciuto uno davvero figo, e mica solo di corpo, che in fondo neanche pensavo che potesse interessarmi. Uno giusto, voglio dire. Ecco, è lì che mi è dispiaciuto che avevo tentato di fregare proprio te, perché, come dire, non te lo meriti, tu. Ecco perché oggi ti ho voluto portare quel cofanetto, capisci? Sì, insomma, tu mi piaci..."

"Anche tu mi piaci, Sebastiano. Da venerdì non ho fatto che pensare a te..."

"Dici davvero?" chiese il ragazzo quasi sgranando gli occhi.

"Certo che dico davvero."

"Cioè... tu avresti voglia di farti di nuovo una scopata con me?"

"Anche... ma non solo quello. Anche per me, oltre al piacere fisico, in te ho trovato qualcos'altro che mi piace parecchio."

"Saresti il primo..." mormorò il ragazzo.

"Perché? Tu sei un ragazzo che può piacere molto, e non solo perché sei molto bello. Hai una personalità affascinante."

"Non me l'aveva mai detto nessuno..." commentò ancora Sebastiano, poi chiese: "Perché mi dici così?"

"Perché lo penso, evidentemente."

"Mio zio mi dice sempre che sono solo un cretino e un buono a nulla... specialmente adesso che non gli porto più uno stipendio a casa..."

"Gli davi sempre tutto il tuo stipendio, prima?"

"Beh, le mance no, me le tenevo io, perché lui sennò mica mi sganciava niente. Sai come è, a forza di sentirsi dire che sei un cretino, un pezzo di merda... uno finisce pure per crederci..."

"Ma almeno i tuoi amici..."

"Bah, quelli... Ti sono tutti amici finché offri da bere, o ti scroccano le cicche... O quando ti fai grande che ti sei scopato una fighetta... Ma tu, cosa ci trovi in me, a parte il mio culo, voglio dire..."

"Un sacco di cose, direi. E mi piacerebbe... conoscerti meglio."

"Anche a me piacerebbe... voglio dire... oltre che scopare di nuovo... conoscerti meglio, perché mi sembri un tipo a posto, un giusto."

"E allora, sei venuto qui, oggi per... per scopare di nuovo o per conoscerci meglio?" gli chiese Massimo con un sorriso.

"Uno non esclude mica l'altro... se anche per te va bene."

"Beh, perché no? Per me vanno molto bene tutte e due le cose."

"Mi fa piacere..."

"Ma prima ti avevo offerto un caffè... che ne dici di venire in cucina, così lo faccio e ce lo beviamo?" chiese Massimo alzandosi in piedi.

Anche Sebastiano si alzò, ma chiese: "Il caffè... non potrebbe aspettare?"

"Sì, certo." rispose l'uomo senza esitare.

"Allora..." disse il ragazzo studiando l'espressione di Massimo e la sua reazione alla proposta che stava per fargli, "allora non ti andrebbe di portarmi di là, adesso, sul tuo letto?"

"Certo," rispose l'uomo aprendosi in un sorriso compiaciuto, "se davvero lo vuoi, per me va più che bene."

"Ma questa volta senza corde, promesso?" disse il ragazzo scostandogli i lembi della vestaglia e prendendogli gentilmente fra le mani i genitali che stavano già cominciando a inturgidirsi, "Tanto farò lo stesso tutto quello che vuoi, te lo giuro."

"Proprio tutto?" chiese Massimo attirandolo a sé e abbracciandolo, contento.

"Sì, proprio tutto..."

"Ma c'è una cosa che mi pare strana, Sebastiano."

"Cosa sarebbe?"

"Tu, fino a venerdì... lo facevi solo con le ragazze, no?"

"Beh, sì... è così."

"E adesso invece, vuoi farlo con me..."

"Sì."

"Ma perché? Così tanto per provare qualcosa di diverso, o per che cosa?"

"Io... non te lo so spiegare bene... voglio dire... ma tu sei qualcosa di diverso... Io... ecco, non vorrei farmi solo una scopata con te, ma... Vorrei forse, come dire... se tu mi vuoi ancora, anche dopo oggi... mi piacerebbe diventare tuo... amico, voglio dire..."

"Amico? Come, amico?"

"Tu non ci vorresti provare, con me?"

"A fare cosa?"

"Sì, voglio dire... tu venerdì m'hai detto che... che tu ti senti un po' solo, no? Che non ci speravi più di trovare... di avere..."

"Un amante, qualcuno a cui voler bene e che mi vuole bene." disse Massimo.

"Sì, ecco..."

"E pensi di poter essere tu quel qualcuno? Mi stai dicendo che vuoi diventare il mio ragazzo, il mio amante?"

"Ti pare tanto strano? Credi che non è possibile?"

"In un certo senso, sì, mi sembra strano. Non dico impossibile, ma tu... cosa credi che ti potrei dare io che le ragazzine che avevi prima, che puoi ancora avere non ti darebbero?"

"Non lo so, ma mi pare che tu... voglio dire... tu sei un giusto, mi piace come parli, come la pensi... anche come mi tratti, come mi hai trattato..."

"Ma non quando ti avevo legato al mio letto, no?"

"No, quello no, è vero, anche se ti capisco, dovevi essere incazzato a morte con me, tanto più dopo che proprio quel giorno t'avevano detto che perdevi il lavoro... che ti trovavi col culo per terra... Io questo lo capisco. Ma dopo, sei cambiato, quando ti è passata la rabbia del primo momento. E io questo proprio non me l'aspettavo..."

"Ma tu, Sebastiano, cosa ti aspetti da me? Certo non soldi, lo sai che, come dici tu, sono col culo per terra, no?"

"No, certo, non i soldi. E anche io sono col culo per terra, se è per quello. Però magari io e tu, insieme... tu potresti avere bisogno di un ragazzo come me, come io potrei avere bisogno di un uomo come te, giusto? Mica dico che... Potrei sbagliarmi, potresti non stare bene con me, ma io, voglio dire, io... se a te non rompe troppo... io ci vorrei provare."

"Ma che ne sai tu cosa significa essere gay, vivere da gay? Non è certo una vita facile, non lo sai?"

"E tu che ne sai di essere un bastardo, abbandonato da tutti? Essere uno che cerca di essere come gli altri, ma non ci riesce, perché gli altri non lo valutano più di una merda di cane?"

"E come la mettiamo col fatto che tu hai deciso di andare a derubare la gente?"

"Io... mica l'ho sempre fatto, no? E posso smettere di farlo... se solo tu ci vuoi provare con me."

"E che cavolo possiamo fare, senza lavoro tutti e due?"

"E che cavolo possiamo fare, senza lavoro tutti e due ma ognuno per conto suo? Se magari uno trova lavoro prima dell'altro, dà una mano all'altro, no? Io lo farei... tu no?"

"Ma ci hai pensato bene, Sebastiano?"

"È da venerdì sera che non penso ad altro, ecco perché sono venuto da te... Non potresti almeno provarci? Voglio dire, a stare con me?"

"Certo che ci posso provare. Anche io non ho fatto che pensare a te, te l'ho detto. Solo che... non so se faccio bene a provarci."

"Non puoi saperlo se non ci provi, no?"

"E allora... tu vorresti venire ad abitare qui con me?"

"Beh... non dico che non mi piacerebbe, perché se non si sta veramente insieme, mica uno capisce davvero se funziona o no. Però sei tu che devi averne voglia, penso."

"Io stavo pensando di cambiare casa, di cercarmi qualcosa di più modesto, di meno costoso... Questo appartamento è troppo bello per uno senza lavoro come me..."

"Mica ti chiedo questo per venire qui... Anche se devi vendere tutto, anche se ti trovi solo un buco, per me mica cambia niente... E poi io in fondo avevo smesso di cercare lavoro, posso rimettermi a cercarlo sul serio e se lo trovo prima di te, i soldi mica me li tengo tutti io... io farei a metà con te, si capisce..."

"Cerchi di comprarmi?"

"Perché, tu saresti in vendita? Mica ci credo!" disse Sebastiano con un sorrisetto malizioso.

Poi carezzò una guancia dell'uomo: "Possiamo almeno provarci, no? Dai... ti giuro che io ci vorrei provare sul serio..."

"Sì, anche io penso che forse vale la pena di provare..."

"Allora, mi porti di là, adesso? Così più tardi facciamo colazione insieme?"

Così Massimo portò il ragazzo nella propria camera da letto. Si spogliarono a vicenda. Sebastiano all'inizio era un po' impacciato e imbarazzato, ma a poco a poco si eccitò e perse la residua incertezza. Quando finalmente entrambi furono nudi, erano tutti e due già pienamente eccitati.

Massimo lo prese fra le braccia, gli aderì col corpo e mentre si sfregavano l'uno contro l'altro e si carezzavano e palpavano a vicenda per tutto il corpo, iniziarono a baciarsi a fondo e con crescente piacere.

A Massimo piaceva la semplice gioia con cui il ragazzo stava partecipando al loro incontro di amore. Anche se per lui era qualcosa di nuovo, ci stava mettendo un sincero entusiasmo e, come piaceva a Massimo, si stava prodigando in lunghi e piacevoli preliminari.

Quando finalmente entrambi si sentirono pienamente eccitati e il loro desiderio era divenuto incontenibile, Sebastiano, con un sorriso fra il timido e lo sfrontato, gli sussurrò: "Adesso... mi vuoi prendere, per favore?"

"Sì, con vero piacere, piccolo... stenditi sulla schiena, dai."

"Sulla schiena? Come fai a prendermi se mi metto sulla schiena?" chiese il ragazzo un po' perplesso, ma eseguendo quanto gli era stato chiesto.

Massimo gli fece allargare ben bene le gambe e gliele piegò ai fianchi. Sebastiano capì e sorrise.

"Mi vuoi prendere come se fossi una donna..." mormorò Sebastiano.

"No, come si prende un gran bel ragazzo come te. Lo dovresti sapere bene che a me non piaceresti, se tu fossi una donna, no?"

"Ti piaccio? Ti piace prendermi? E non vuoi che io faccia la donna, giusto?"

"Tu che ne dici? Certo che mi piaci, e guai a te se provi a fare la donna. Mi piaci proprio perché sei un ragazzo, per niente effeminato."

"Anche se me lo metti in culo?" chiese Sebastiano mentre Massimo si metteva il preservativo sul membro duro poi lo preparava massaggiandogli a lungo il buchetto con il gel.

"Certo. Ma a te piace davvero, che io te lo metta?"

"Cazzo, sì che mi piace, o non sarei tornato qui a chiederti di farlo di nuovo."

"E ti fa sentire donna, il fatto che te lo sto infilando tutto dentro, e che poi ti fotto?"

"No... mi piace e basta. E sono contento che tu mi vuoi così, come sono e non vuoi che faccio la donna. Dio che bello... dai... spingimelo tutto dentro..."

Massimo cominciò a pomparglielo nel caldo e stretto tunnel d'amore con piacere e presto vide che anche sul volto di Sebastiano si stava dipingendo un'espressione di intenso godimento.

"Ti piace davvero, piccolo?" gli chiese il giovanotto.

"Sì, mi piace un sacco. Sei forte ma anche gentile... E a te, piace?"

"Tu mi piaci, mica solo il tuo bel culetto stretto, sai?" ansimò Massimo prendendolo con crescente gusto.

"Grazie..." mormorò il ragazzo con un ampio sorriso beato.


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© Matt & Andrej Koymasky, 2010