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una storia originale di Andrej Koymasky


pin IL LADRO DERUBATO CAPITOLO 3

Massimo si rizzò e si mise a fischiettare, poi cominciò a sbottonarsi la camicia.

"Ehi," grugnì allora il ragazzo, "ho detto che ti faccio un fottuto pompino, mica che ci facciamo una romanticata da vecchie checche! Che cazzo t'è saltato in testa di fare, adesso?"

Ignorandolo, l'uomo si sfilò la camicia e la lanciò verso la sedia dove atterrò sul ripiano. Sganciò la fibbia della cintura dei suoi calzoni e mentre calciava via le scarpe, si abbassò la cerniera della patta. Si sfilò i calzoni e li lanciò, sì che atterrarono sopra la sua camicia. Poi fu il turno delle calze. Finalmente le sue dita si infilarono sotto l'elastico dei suoi attillati slip e li spinse giù fino alle ginocchia, lasciandoli poi cadere sulle caviglie.

Per tutto il tempo il ragazzo l'aveva guardato con espressione preoccupata, i suoi occhi nervosamente tornavano all'altezza del pube dell'uomo. Il membro di Massimo apparve alla vista di Sebastiano già duro e pienamente eretto.

"Oh, Cristo, amico," esplose il ragazzo, "mica penserai davvero di mettermi in bocca tutta quella minchia, no? È troppo maledettamente grossa. Non sono un ingoiatore di spade, io!"

"Beh, lo sarai quando m'avrai fatto venire..." controbatté Massimo con un sorriso divertito mentre si avvicinava al ragazzo, menandoselo lentamente.

"Puoi levartelo dalla testa..." disse scontroso il ragazzo girando la testa dall'altra parte e serrando stretta la bocca.

"E allora dovrò cominciare ficcandolo tutto fino in fondo dentro a questo tuo bellissimo culetto." ribatté Massimo carezzandoglielo.

Il ragazzo girò di nuovo la testa e guardò in su verso l'uomo, con un lampo di paura negli occhi: "No, senti... e va bene, va bene... hai vinto tu, te lo succhio. Contento?" disse e in modo quasi comico protese la testa verso di lui e spalancò la bocca. Poi aggiunse: "Ma vacci piano, ok? La cosa più grossa che ci ho mai messo dentro è un wurstel..."

"Prova a morderlo," lo avvertì Massimo con tono minaccioso, "e non esci intero da qui dentro, chiaro?"

"Ma certo." rispose in tono annoiato Sebastiano. "Mi pare che tutto sia regolare, no? Io mi mastico 'sto pezzo di minchia e tu mi ammazzi... Non è che io sia nella condizione giusta per difendermi, per scegliere... o mi sbaglio?"

Massimo non rispose. Salì semplicemente in ginocchio sul letto, accanto al capo di Sebastiano, sospinse in avanti il bacino finché la punta del suo membro sfiorò le labbra del ragazzo che aprì la bocca. Allora l'uomo sospinse ancora più in avanti il bacino finché il suo membro cominciò a scivolare fra le labbra di Sebastiano. Il ragazzo le chiuse attorno a quel palo e cominciò a muovere la lingua infilandola fra la pelle del prepuzio e il glande dell'uomo. Massimo si chiese se il ragazzo avesse già qualche esperienza nel campo...

Il giovanotto pose entrambe le mani sulla testa del ragazzo e l'attirò verso il proprio pube, mentre lentamente continuava a spingerglielo tutto dentro. Il ragazzo grugnì e inghiottì a vuoto, la gola gli si contrasse e il respiro gli uscì con un lieve soffio dal naso. Massimo però non si fermò. Centimetro dopo centimetro spinse il suo membro tutto dentro, fino alla gola del ragazzo, con inesorabile determinazione e calma.

Tra tentativi di tosse e forti contrazioni di gola il ragazzo tentò di respirare e cercò di adattarsi per riuscire ad accogliere tutto quell'ingombrante invasore.

Ci vollero esattamente undici colpi di bacino perché Massimo cominciasse a scaricare direttamente nella gola di Sebastiano tutto il carico della sua crema. Il ragazzo l'ingoiò fino all'ultima goccia, non potendo opporsi. Quando finalmente fu finito, l'uomo lo sfilò lentamente dalla bocca del ragazzo e lo guardò. Il ladruncolo aveva gli occhi lucidi di lacrime.

"Tutto bene, no?" chiese il ragazzo con voce strozzata, "T'ho fatto godere bene e in fretta, no? Adesso che ne dici di lasciarmi andare?"

L'uomo lo guardò come se il ragazzo stesse vaneggiando e scosse lentamente la testa.

"Ok, ok." annuì allora Sebastiano, "Allora chiama 'sta fottuta polizia. Dico davvero, Cristo! Che vuoi fare? Mica puoi tenermi qui legato per sempre, no?"

Massimo fece spallucce e sorrise divertito. Scese dal letto senza dire una parola e andò al comodino, il suo membro lucido di saliva ancora proteso e dritto davanti a lui. Aprì il cassettino e ne trasse un flacone di gel lubrificante e una scatola di preservativi. Svitò il tappo del flacone e cominciò a spremere un po' di gel direttamente fra le chiappette del ragazzo.

"No, lì no, amico, ti scongiuro..." mugolò Sebastiano, lasciando ricadere la testa sul cuscino. "Non ho mai preso niente lì nel mio... oh Cristo! Chiama la polizia, no? Niente da dire se la chiami, fai solo bene, d'accordo? Ti prego, non me lo mettere lì..."

A Massimo questa situazione piaceva, lo faceva eccitare. Prese altro gel dal flacone con le dita, individuò il buco del culo del ragazzo e ve lo stese massaggiandolo per un buon minuto con un paio di dita prima di infilarle completamente e con decisione in quel foro caldo e gradevolmente stretto. Il ragazzo gemette con voce strozzata e mugolò basso, muovendo con forza le anche come per tentare di scrollarsi di dosso quell'invasore.

"Ti prego, amico... Faccio tutto quello che vuoi. Un altro pompino, due... Qualsiasi cosa. Ma non... Tu mi squarci, con quel palo che ti ritrovi fra le gambe! Io non l'ho mai preso lì, te l'ho detto..."

Massimo lo ignorò completamente. Si arrampicò di nuovo sul letto, si inginocchiò fra le gambe spalancate e visibilmente tremanti del ragazzo, continuando a rimestare con le due dita all'interno di quell'angusto, piccolo caldo e stretto buco di culo.

"Davvero, non mi ci entra... non posso prenderlo..." singhiozzò quasi il ragazzo, scuotendo debolmente la testa affondata nel cuscino.

"Sì che ci entra, vedrai..." gli disse Massimo mentre si infilava un preservativo sul membro, che ora era duro più che mai.

"No... no... per favore... no..."

Massimo si sistemò meglio fra le cosce di Sebastiano, con una mano si menava lentamente il membro incapsulato nella guaina di lattice opalescente e con l'altra palpava quel meraviglioso piccolo culo sodo, pregustandone la prossima conquista. Il ragazzo ora taceva, conscio che ogni sua preghiera sarebbe stata inutile.

Massimo si chinò in avanti... il suo corpo aderì alla schiena del ragazzo, la punta del suo membro in breve individuò il caldo foro d'entrata dell'inviolato tunnel...

Giù in picchiata!

Lo sfintere del ladruncolo, pur stretto e non uso a simili invasioni come era, non riuscì a opporsi a lungo alla vigorosa pressione di quell'asta poderosa. Cercando ancora di divincolarsi, l'ano contratto con tutte le sue forze, Sebastiano emise un lungo gemito acuto quando infine il membro di Massimo, avendo la meglio su quell'ultimo disperato tentativo di difesa, espugnò la nascosta fortezza e la invase.

"Ahi, ahi, ahi, aah, aah, ahh..." guaiva il ragazzo in un rapido ritmo che corrispondeva ai vigorosi colpi con cui l'uomo violava e trapanava quello splendido culetto vergine, penetrandolo sempre più a fondo.

E finalmente il pelo del pube dell'uomo fu compresso contro la morbida ma soda rotonda superficie delle chiappette di Sebastiano. Il ragazzo gemette ancora, le sue anche scosse da involontari sussulti frenetici. Massimo fece una pausa, il suo membro completamente immerso nel più caldo, nel più piacevole, nel più appetibile e stretto buco di culo che avesse mai fottuto in tutta la sua vita.

Massimo, facendo forza sul petto e sulle ginocchia, sollevò il bacino arretrando finché solo la punta del suo membro rimase dentro quel foro fenomenale, quindi spinse in giù nuovamente, con energia. Dopo alcuni di quei colpi, gli "ahi" ed "aah" del ragazzo si trasformarono in "oooh". Sebastiano cominciò allora a muovere le anche verso l'alto, spingendosi con forza contro il pube dell'uomo che incombeva su di lui fottendolo con crescente gusto.

Massimo appoggiò la faccia sul cuscino, accanto a quella del suo prigioniero mentre le sue mani si infilavano sotto al morbido e snello corpo del ragazzo. Con una trovò un capezzolo di Sebastiano e cominciò a pizzicarglielo con la giusta pressione. Con l'altra trovò il membro del ragazzo e sentì con piacere che ora era duro come acciaio. Se ne impadronì: sembrava una colonna di avorio polito e la punta era inumidita da due gocce di liquido seminale, segno che anche il ragazzo stava provando, a questo punto, un intenso piacere. La strinse come se si trattasse di una creatura viva che tentasse di guizzare via e la massaggiò su e giù.

"No..." mormorò il ragazzo con voce roca, "No, non toccarlo così o vengo... Oh diiiio! Me l'hai fatto venire così duro, tu... Oh diiio... non ci posso credere..." esclamò con tono sempre più alto Sebastiano, toccando quasi le note dell'isteria.

L'uomo non smise di palpare quel membro favoloso mentre continuava a fottere con crescente gusto il ragazzo inerme sotto di lui. Fu solo questione di attimi e sentì i primi getti che risalivano rapidamente lungo l'asta di Sebastiano serrata nella sua mano e che ne uscivano violentemente spargendosi fra la sua mano, il ventre del giovane corpo e le lenzuola. A ogni schizzo, l'ano del ragazzo si contraeva con forza e palpitava, aumentando così il piacere che Massimo stava provando.

Fu sufficiente per l'uomo: con un paio di colpi decisi piantò il proprio palo bene a fondo nel ragazzo e lasciò partire una scarica di seme probabilmente anche più sostanziosa di quella che poco prima aveva riversato nella gola del ragazzo.

Poi si lasciò andare di colpo sul corpo ancora tremante del giovane, la sua faccia a pochi centimetri da quella di Sebastiano. Per pochi secondi il suo sguardo fissò quegli occhi scuri e profondi.

Poi Sebastiano si aprì in un debole sorriso: "Mi dispiace." sussurrò con un tono di totale sincerità, "Davvero mi dispiace. Non volevo derubarti... Cioè, l'ho fatto, ma... non avrei dovuto. Ti restituirò tutto... tutto..."

Massimo rispose a quel sorriso. Senza pensare a quel che faceva, istintivamente, mosse la testa finché le sue labbra furono premute su quelle del ragazzo. Le saggiò con la punta della lingua, cercando di separarle. Non ci fu la minima resistenza, nessuna riluttanza. Sebastiano gli restituì il bacio con la stessa tenera passione con cui l'uomo baciava ora il ladruncolo pentito.

Le loro lingue si incontrarono e giocarono per un po', mentre il membro dell'uomo cominciava ad ammosciarsi e a scivolare via dal caldo ricettacolo che aveva appena espugnato.

Il ragazzo mugolò e strinse di nuovo l'ano con forza: "No..." mormorò "non toglierlo. Non ancora, per favore."

"Ti è piaciuto, eh? Ti piace sentirtelo dentro." gli sussurrò Massimo accentuando il suo sorriso.

"Nooo." ridacchiò il ragazzo smentendosi con gli occhi, "È solo che, se lo togli... m'hai spalancato talmente il buco che... ho paura che mi escano fuori le budella!"

Si baciarono di nuovo. Il membro di Massimo, ancora nel caldo ricettacolo, cominciò a risollevare la testa e a indurirsi nuovamente.

"Mi sa che, a questo punto, non sono più vergine." mormorò il ragazzo, gli occhi illuminati da un sorriso quasi dolce.

"Perché, vorresti farmi credere che lo eri?" scherzò Massimo.

"Certo che lo ero, almeno lì dietro." insisté con tono serio il ragazzo, " Non l'avevo mai preso lì, te lo giuro. Almeno fino a poco fa." aggiunse poi con tono più lieve.

Massimo ridacchiò. Le sue anche si mossero contro il sodo e morbido culetto del ragazzo e il suo membro tornò in vita, indurendosi di nuovo nelle calde profondità del ragazzo.

Massimo non sapeva che cosa sarebbe successo, che cosa avrebbe fatto dopo ma in quel momento non gliene importava proprio nulla. Un'altra bella scopata... ma prima o poi avrebbe anche dovuto affrontare il "dopo", avrebbe dovuto prendere una decisione. Fino a quel momento, comunque, aveva sotto di sé due belle chiappette sode da cavalcare, frementi e vogliose, da godersi. E lui era appiccicato sul corpo fresco e snello di un bellissimo ragazzo che aveva trovato nascosto sotto il proprio letto e che si era completamente arreso ai suoi desideri.

"Hai voglia di nuovo, vero?" mormorò il ragazzo guardandolo negli occhi, serio ma non seccato.

Massimo non aveva bisogno di rispondere. Lo stava facendo il suo membro per lui. Il giovane uomo ricominciò a muovere lentamente il bacino su e giù. Il ragazzo chiuse gli occhi ma le sue labbra abbozzarono un lieve sorriso. Mentre il membro duro di Massimo riprendeva a scivolare su e giù al giusto ritmo, le loro bocche si incontrarono di nuovo e si unirono in un profondo bacio.

Questa volta Massimo non lo fotteva più con violenza, con rabbia, ma con vera e propria passione. Non stava più punendo quel ladruncolo né divertendosi a sue spese. Stava godendosi e facendo godere il più bel ragazzo che avesse mai incontrato nella sua vita... e dire che non gli mancavano certo le esperienze.

Essendo già venuto per due volte, questa volta Massimo ci mise parecchio tempo per godere di nuovo, ma non se ne preoccupò minimamente. Sentiva il bel corpo di Sebastiano fremere sotto il suo, fra le sue mani e vedeva il volto bellissimo del ragazzo sempre più soffuso di piacere. Ne sentiva il giovane membro vigoroso palpitargli di nuovo nella mano, senza perdere per un solo istante il suo ritrovato turgore.

Le loro lingue giocavano instancabili, i loro respiri si facevano sempre più rapidi, i loro cuori battevano con crescente vigore.

Quando finalmente l'uomo si scaricò nuovamente in Sebastiano, anche il ragazzo raggiunse il suo secondo orgasmo.

Giacquero tutti e due ansimanti, ancora uniti, e di nuovo il membro di Massimo stava iniziando la sua rapida ritirata. Ora anche quello del ragazzo si stava ammosciando, ancora serrato nella calda mano dell'uomo.

"Ehi, amico," mormorò il ragazzo dopo un po', guardando l'uomo negli occhi, ad un palmo dai suoi, con espressione seria, "me lo dici che intenzioni hai, adesso?"

"Non lo so. Non ho ancora deciso."

"Non mi dirai che hai ancora voglia, no'"

"Forse mi torna..." ridacchiò Massimo.

"Già. E se ti torna... Io comincio a stare scomodo, però."

"Ti peso a starti sopra così?" gli chiese l'uomo sorridendogli amichevole.

"Non è quello, è che queste corde..." disse il ragazzo, ma si interruppe e guardò l'uomo come studiandolo, "Già, capisco, logicamente tu non ti fidi di me. Ok, allora, rimettimi solo i calzoni, rivestiti e chiama la polizia... Credevo che tu avessi cambiato idea. Però, sai, prima ti ho detto una bugia: mi hanno già pizzicato una volta e m'hanno dato la condizionale... perciò se li chiami, stavolta me le fanno pagare tutte e due..."

Massimo lo guardò serio ma annuì: "Sì, va bene, ho cambiato idea. Non la chiamo, la polizia."

"Ma allora... t'ho detto che ti restituisco tutto, no? Anche se tu mica mi puoi più restituire la mia verginità che ti sei preso..."

"Sì, l'avevi detto..." ammise Massimo pensieroso.

Ma davvero ora non sapeva che cosa fare.

"Ho capito: tu pensi che se mi sleghi io provo a tagliare la corda, vero?"

"Non lo faresti?" chiese Massimo scivolandogli di fianco ma continuando a guardarlo negli splendidi occhioni.

"Beh... non hai torto... E se io ti giuro che non scappo e che ti riporto su tutto?" provò a suggerire il ragazzo. Poi aggiunse: "No, senti, ho trovato la soluzione. Nella tasca dei miei jeans trovi le chiavi della mia auto. È parcheggiata proprio qua sotto, è una Fiesta azzurra targata AB 349 GX. Vai giù tu, l'apri, ti ripigli tutto, poi mi sleghi. Va bene così?"

"È tua l'auto, o l'hai rubata?" chiese l'uomo scendendo dal letto.

"Mia, mia che cazzo! Va beh che m'hai beccato a rubare a casa tua, ma..." reagì Sebastiano con un'aria offesa.

"E io dovrei farmi tutto il lavoro?" chiese beffardo l'uomo. "Mentre tu qui ti riposi? Che ci guadagno, io?"

Il ragazzo scosse la testa come davanti a un bambino che non capisce: "Senti. Tu vai a riprenderti la tua roba. Magari ti fai aiutare dal portiere a portarla su, d'accordo. E magari frattanto prendi un po' d'aria e ti torna la voglia. E io sono qui, pronto per l'uso e dopo me lo metti di nuovo dove cazzo vuoi, per ripagarti della fatica... Ok? Ti va bene questa soluzione?"

"Prima o poi dovrò comunque slegarti." notò Massimo pensieroso.

"Beh, spero proprio di sì. Vuoi mica farmi morire su 'sto letto, no? Mica puoi tenermi prigioniero qui da te per sempre... E poi comunque tu hai la pistola, no? Di che hai paura? Non ho nessuna cattiva intenzione, te lo giuro."

Massimo si era rivestito. Prese la pistola in una mano, si avvicinò al ragazzo e cominciò a sciogliergli la corda attorno alla vita. Sebastiano lo guardava fare, in silenzio, le sopracciglia lievemente aggrottate. L'uomo gli sciolse una caviglia, poi l'altra. Frattanto guardava il corpo del ragazzo e pensava che era davvero più bello di qualsiasi suo bel sogno.

Sciolse un polso del ragazzo, poi l'altro e si allontanò di un paio di passi dal letto, la pistola sempre puntata su Sebastiano. Il ragazzo si girò lentamente sul letto, si alzò a sedere, si risistemò la T shirt, poi si massaggiò lentamente i polsi e le caviglie, guardando l'uomo e cercando di decifrarne l'espressione.

"Grazie." mormorò dopo un po'. "Cosa devo fare, adesso?"

Massimo si stava godendo la vista della parte anteriore dello stupendo corpo del ragazzo. Il suo membro era bellissimo anche ora che pendeva morbido fra le sue gambe, circondato da una folta aureola di ricci peli neri.

"Ti piace quello che vedi?" chiese il ragazzo con un sorriso a metà ironico e a metà gentile. "Puoi guardare finché vuoi. Vuoi che mi tolgo anche la maglietta?"

"Mi farebbe piacere, sì."

Sebastiano annuì e se la sfilò. "Ecco." commentò esponendosi completamente all'ammirazione dell'uomo. Poi sorrise con aria birichina: "Scommetto che tu hai voglia di ricominciare... Ti sta tornando in tiro?"

"No, mi basta guardarti, per adesso. Sei troppo bello."

"Grazie. Ma anche tu non sei fatto male. Quanti anni hai?"

"Trentotto."

"Te ne davo di meno."

Massimo fu intimamente compiaciuto per quel complimento. "Adesso rivestiti, dai." gli disse.

Il ragazzo prese in mano i suoi boxer tagliati e li gettò a terra brontolando: "Bel servizio m'hai fatto... Ne avevo solo due paia e gli altri sono sporchi, li devo ancora lavare."

Massimo aprì un cassetto, ne estrasse un paio di slip Calvin Klein e glieli porse: "Usa questi, te li regalo. Sono nuovi, non li ho ancora usati. Dovrebbero starti bene."

Il ragazzo li guardò con aria di apprezzamento, li infilò, poi prese le calze, i jeans, le scarpe da ginnastica e si rivestì. "E adesso?" chiese allora guardando l'uomo.

"Adesso vai giù a prendere la mia roba e me la riporti tutta su. Se il portiere non ti lasciasse rientrare digli di citofonarmi. Io comunque tengo la pistola e il tuo portafogli e te li restituisco solo alla fine."

Sebastiano lo guardò quasi incredulo, poi fece spallucce e si avviò verso la porta. "Allora vado, eh?" disse girandosi un attimo indietro poi scomparve sul pianerottolo, lasciando la porta socchiusa dietro di sé.

Massimo allora aprì la pistola, ne estrasse tutte le pallottole che si infilò in tasca e la richiuse. Quindi attese, chiedendosi se avesse fatto la cosa giusta. È vero che aveva con sé la carta d'identità, con i dati e l'indirizzo del ragazzo... ma se quello fosse scomparso con la sua roba, lui non l'avrebbe comunque denunciato. Avrebbe tenuto i boxer tagliati come ricordo di quella incredibile avventura. Avrebbe forse potuto farsi consegnare le chiavi dell'auto... ma non sarebbe servito a granché, un ladruncolo sa aprire e far partire un'auto anche senza averne le chiavi.

Se il ragazzo non gli avesse riportato la sua roba, che cosa avrebbe potuto fare? Andarlo a cercare a casa sua? O semplicemente rispedirgli indietro il portafogli e rassegnarsi a perdere tutto? Sarebbe stato un prezzo un po' alto per una, sia pur piacevolissima, fottuta... Una marchetta gli sarebbe costata di meno... anche se a lui non piaceva andare con le marchette.

No, quasi certamente il ragazzo gli avrebbe davvero riportato su tutto, lui gli avrebbe restituito portafogli e pistola, e il ragazzo sarebbe scomparso dalla sua vita... E se lui avesse provato a raccontare ad un amico quella avventura, probabilmente non sarebbe nemmeno stato creduto.

Sentì la porta d'ingresso del suo appartamento cigolare e guardò.

Sebastiano, carico degli oggetti che gli aveva rubato, stava rientrando. Il ragazzo chiuse la porta dietro di sé con il piede e posò tutto sul tavolo del soggiorno, mentre Massimo gli andava vicino.

"Ecco, qui ci sono anche i tuoi soldi e i tuoi ori..." disse con un'aria a metà fra lo sfrontato ed il colpevole. "Non è che tu sia tanto ricco, vero?"

"No, e ho anche perso il lavoro, proprio oggi."

"Cazzo, che sfiga! E abiti in questa casa da ricchi?"

"Mi piaceva, e credevo di poterne pagara l'affitto, ma ora..."

Sebastiano tirò fuori una pacchetto di sigarette: "Dà fastidio se fumo? Ne vuoi una anche tu?"

Massimo lo guardò incuriosito: "No, non fumo, grazie." Che aspettava il ragazzo ad andarsene? "Ma tu fuma pure. Lì c'è un portacenere." Cosa aveva in mente ora Sebastiano?

"Tu ti chiami Massimo, vero? Sulla porta c'è questo nome... Senti, non stiamo qui come due..." disse sorridendo quasi schivo, "Possiamo sederci per qualche minuto, no?"

Massimo annuì e sedettero. L'uomo appoggiò la mano con la pistola su una gamba e studiò il ragazzo.

"Puoi anche metterla via. È caricata a salve. Non vado mai in giro con colpi veri, io... se me ne scappa uno... Sono solo un ladro, non voglio diventare un assassino. Piuttosto vado in galera, ma non ammazzo, io."

"Allora, perché quando te la puntavo addosso pareva che avevi paura?"

"Così da vicino, anche un colpo a salve può fare una brutta ferita, per la fiammata..."

Massimo infilò una mano in tasca ed esaminò le pallottole.

"Ah," commentò il ragazzo, "sei più previdente di quello che pensavo, comunque!"

"Mai stato in galera?" gli chiese Massimo con tono gentile.

"No, mai," rispose il ragazzo sorridendo, "grazie a dio. Ma come t'ho detto, ho avuto una condanna con la condizionale... Se tu chiamavi la polizia, questa volta ero fregato... Grazie."

"Beh, sei stato fortunato, allora." affermò l'uomo posando l'inutile pistola sul tavolo.

"Beh... questo era solo il quarto colpo della mia lunga carriera di ladro... Non sono un professionista, io." disse il ragazzo guardandosi la punta delle scarpe, un po' a disagio.

Massimo si sentiva sempre più attratto dal ragazzo: era una curiosa mistura di bulletto e di bravo ragazzo, dopo tutto. Ed era anche incredibilmente attraente, veramente affascinante.

"Perché ti sei messo a rubare?" gli chiese incuriosito.

"Senti, Massimo..." scattò il ragazzo, ma subito tornò a un tono più sommesso, "Ti dispiace se ti chiamo per nome? Tanto ormai... siamo piuttosto... intimi, no?" concluse con un sorriso malizioso. "Un mese fa ho perso il lavoro anche io. Sono tempi difficili, questi. Ne sai qualcosa anche tu, no?"

"Sì, ma io mica mi sono messo a rubare." controbatté l'uomo.

"Tu hai una bella casa. Tu puoi vendere queste cose e resistere per un po', io invece..."

"Ma, e la tua famiglia?"

"Non esiste. Vivo da uno zio che se ne frega completamente di me."

"I tuoi... sono morti?"

"Non proprio. Mio padre non si sa chi sia, e mia madre... ha preferito mollarmi quando avevo sette anni e andarsene via con un camionista... Non so neanche più se sia viva o morta, dove sia... Non che me ne freghi molto, comunque. Mi ha lasciato da suo fratello ed è scomparsa..."

"Che lavoro facevi, prima?"

"Il pizzaiolo. Ero anche piuttosto bravo, sai? Ma poi i cinesi hanno comprato la pizzeria e l'hanno trasformata in un ristorante cinese, e ci hanno licenziato tutti, così..."

Parlarono per un po', si raccontarono le loro vicende.

Poi Massimo restituì la pistola e il portafogli al ragazzo e lo lasciò andare.

Rimise in ordine gli oggetti restituiti, cambiò le lenzuola sul letto, riavvolse le corde e le ripose in bagno. Poi sedette sul letto. Vide in terra i boxer tagliati e li portò al naso annusandoli: odore di pulito. Poi un vago sentore che gli riportò vivida alla memoria l'immagine del bel membro del ragazzo.

"Almeno ti ho goduto per un po', mio bel Sebastiano... Mi sei piaciuto un sacco... e comunque anche a te è piaciuto, mi sa che sei frocio almeno quanto me, anche se lì dietro eri ancora vergine." disse a mezza voce e si stese sul letto su cui aveva avuto il piacere di derubare della verginità quello stupendo ragazzo e chiuse gli occhi.


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