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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MEMORIA CAPITOLO 10
CHI LA FA L'ASPETTI

Nicola svegliò Gilberto baciandolo. L'uomo aprì gli occhi e gli sorrise.

"Vieni in cucina, amore, la colazione è pronta..." gli disse il ragazzo.

"Non t'ho sentito scendere dal letto... è tanto che sei sveglio?"

"Un po'. Ho studiato per un'oretta, poi ho preparato la colazione. Vieni?"

"A che ora torni dalla facoltà?"

"Dipende da quando passo. Comunque sono fra i primi in elenco, dovrei aver passato l'esame entro l'ora di pranzo... Almeno spero."

"Appena passi, mi telefoni per dirmi come t'è andata, amore?"

"Solo se mi va bene..." disse con un sorriso birichino il ragazzo.

"Ma certo che ti andrà bene! Dai, che poi andiamo a festeggiare. Per cena ti porto al ristorante."

"Dove?"

"È una sorpresa... vedrai."

Fatta colazione si vestirono, si salutarono, Gilberto andò in banca e Nicola all'università. All'una telefonò all'amante in ufficio.

"Gil? È andata bene."

"Quanto?"

"Trenta e lode."

"E tu che ti chiedevi se ti sarebbe andata bene!"

"Ho anche avuto parecchia fortuna: mi ha interrogato solo sui punti che sapevo meglio..."

"Torni a casa subito?"

"Prima passo coi compagni a prendere qualcosa da mangiare al bar, poi arrivo. Comunque mi trovi a casa quando esci dal lavoro."

"Ci conto. Perché prima di andare in ristorante... vorrei festeggiare con te in un altro modo."

"Come?" chiese Nicola sapendo benissimo che cosa intendesse il suo uomo.

"In un modo che, sono sicuro, ti piacerà parecchio!" gli rispose Gilberto ridacchiando.

"Scommetto che mi offrirai un cannolo pieno di crema!" gli disse Nicola.

Scambiarono altre battute e si salutarono.

Quando Gilberto tornò a casa, Nicola lo aspettava seduto in soggiorno, leggendo un libro ed ascoltando un po' di musica.

"Ciao, amore!" lo salutò il ragazzo.

"Finalmente a casa. Sai, ho proprio bisogno di fare una bella doccia..."

"Anche io..." gli disse Nicola posando il libro ed andando ad abbracciarlo.

Si baciarono, andarono in camera da letto a spogliarsi e, nudi andarono a mettersi sotto la doccia. Si insaponarono a vicenda il corpo e presto erano tutti e due eccitati e pieni di desiderio. Si sfregarono l'un l'altro, si carezzarono, si abbracciarono, si sciacquarono, si baciarono, si asciugarono e corsero quasi a stendersi sul letto, le membra intrecciate, bruciando di voglia di fare l'amore.

"Gil?"

"Sì, amore?"

"Non ti stancherai mai di me?"

"Sì, certo, ma solo il giorno in cui mi stancherò di vivere!"

Si baciarono ancora e Nicola si offrì al suo uomo che lo prese con il consueto vigore pieno di tenerezza. Mentre Gilberto lo prendeva, continuavano a baciarsi ed a carezzarsi i corpi nudi in un crescendo di sensazioni bellissime.

Gilberto si perdeva negli occhi puri e luminosi del suo amato, si sorridevano felici, gustando le ondate di crescente godimento che faceva vibrare i loro corpi tesi nel dare e ricevere piacere. Continuarono ad esprimersi il reciproco amore con tutti i loro corpi, nell'incessante desiderio di fondersi, di far diventare uno i loro copri così come uno erano già i loro cuori e le loro anime.

E finalmente raggiunsero l'apice del piacere in un dolcissimo e forte orgasmo ad un tempo, gemendo all'unisono per l'intensità della gioia che accompagnava l'esplosione del loro piacere.

Si rilassarono restando strettamente intrecciati e sussurrandosi dolci parole di amore.

Più tardi si rivestirono, Gilberto prese l'auto e portò Nicola al ristorante, come gli aveva promesso, per festeggiare il successo nell'ultimo esame.

Avevano appena ordinato, quando nel ristorante entrarono Carlo con la moglie Marilena, la sorella di Silvia. I due riconobbero subito Gilberto e si avvicinarono al loro tavolo per salutarli. Gilberto presentò loro Nicola quindi li invitò a sedere al loro tavolo per prendere un aperitivo.

Marilena disse: "Gilberto... sei molto gentile a farci sedere al tuo tavolo, dopo quello che Silvia ti ha fatto..."

"Ah, ne sei al corrente?" chiese Gilberto lievemente stupito.

"Sì, ne siamo al corrente... Siamo contenti di averti incontrato, perché ci tenevamo a dirti che ci dispiace molto per il comportamento di mia sorella... Vedi, noi non ne avevamo la minima idea... non sapevamo nulla, finché l'estate scorsa Carlo ed io abbiamo deciso di andare a passare le ferie in Belgio per rivedere mio fratello Angelo..."

"Ah, Angelo... come sta?" chiese Gilberto.

"Sta meglio, ora. Tutto sommato gli ha fatto bene essere andato via... È riuscito a superare quello che Silvia gli ha fatto... Angelo ci ha messo al corrente... Non aveva nessun diritto Silvia di mettersi fra voi, di fare del male ad Angelo ed a te... Ora finalmente Angelo ha superato il trauma... ha un ragazzo là in Belgio, vivono assieme e grazie a quel ragazzo Angelo sta ritrovando il suo equilibrio e la sua serenità..."

"Ne sono contento..." mormorò Gilberto.

"Siamo tornati a casa furibondi con Silvia e l'abbiamo affrontata... non credevo davvero che fosse una tale vipera, mia sorella... Abbiamo litigato, e lei sputando tutto il suo veleno, ci ha detto anche quello che ha fatto a te per vendicarsi del fatto che non ne volevi più sapere di lei... Non penso che questo possa ripagarti del male che Silvia ti ha fatto, ma dopo quella litigata, Carlo ed io abbiamo rotto per sempre con mia sorella. Non ne vogliamo più sapere..."

"Ha cercato di farmi del male, sì, ma non ci è riuscita... E non credo proprio che potrà più nuocere né a me né al mio Nicola." disse Gilberto tranquillo.

"Ne sono contenta, Gilberto. Ecco, volevamo solo dirti questo ma non sapevamo come trovarti, al tuo vecchio numero di telefono non rispondevi più..."

"Infatti ora Nicola ed io viviamo a Novara."

"Comunque siamo davvero contenti di averti potuto incontrare stasera. E vi auguriamo di cuore ogni felicità. Abbiamo prenotato un tavolo, buona serata a tutti e due." disse Marilena alzandosi.

Si alzarono tutti, si strinsero la mano e si separarono.

Di nuovo soli al loro tavolo, Nicola disse sottovoce: "Bene, sono contento che Silvia abbia avuto il fatto suo dalla sorella."

"A me non importa. Chi non sa amare non può avere una bella vita, si crea un inferno da solo. Comunque, sono contento che Angelo ne stia venendo fuori."

"Ti piacerebbe rivederlo?"

"No. Angelo ormai è solo un capitolo del mio passato, un breve capitolo... Tu invece sei il mio presente, un bellissimo presente, ed anche il mio futuro."

Erano a Novara ormai da poco più di un anno, s'erano sistemati bene e Nicola era prossimo alla laurea. I rapporti con la sua famiglia, pur non essendo tornati normali, erano lievemente migliorati, a volte Nicola ed i suoi genitori si sentivano per telefono.

Avvicinandosi le feste di Natale e per il nuovo anno, la Cassa di Risparmio organizzò, come tutti gli anni il pranzo sociale di tutti i dirigenti. A Gilberto non interessava molto andarci, ma era una tradizione che costituiva per tutti quasi un obbligo, perciò l'uomo faceva buon viso a cattiva sorte.

Dopo il pranzo, il presidente fece cenno a Gilberto di avvicinarsi. L'uomo si accese un sigaretto e guidò Gilberto fino ad un salottino.

"Dottor Ferri, avrei piacere di scambiare due parole con lei..."

"Certo, mi dica..."

"Innanzitutto... Come sa, il consigliere dottoressa Rachele Chiesa ha deciso di ritirarsi per motivi di salute e di età. Si dovrà perciò nominare un nuovo consigliere al suo posto. Prima di proporre il mio candidato, volevo chiederle se lei sarebbe disposto a ricoprire quella carica..."

"Io? Mi sento onorato, mi creda, onorato e lusingato che lei abbia pensato a me, ma... ci sono colleghi con maggiore anzianità della mia..."

"Dottor Ferri, l'anzianità non è tutto. A mio avviso lei è la persona più adatta, fra i nostri dirigenti, a ricoprire questa carica. Ma prima di proporla vorrei sapere se lei è disposto ad accettare questo nuovo incarico..."

"Se lei reputa che io sia in grado di svolgere questo ruolo... mi fido del suo giudizio e la ringrazio per la stima e fiducia che mi sta dimostrando..."

"Entrambe più che meritate. Bene. Passiamo al secondo argomento. Forse lei sa che ho un nipote, un caro nipote, Davide, su cui ho riversato tutto il mio affetto e le mie speranze dopo la tragica morte di mio figlio, dieci anni fa... Davide ha avviato con successo una ditta di confezioni che lavora per l'alta moda italiana e francese. Ebbene, questo mio nipote pochi mesi fa mi ha comunicato di essersi fidanzato... e proprio la settimana scorsa mi ha portato a conoscere la sua fidanzata.

"Mi presenta una ragazza bella ed elegante... che anche lei conosce bene: Silvia Taccone. A questo punto mi sono chiesto dove avessi già sentito questo nome, e mi sono ricordato che era stato lei a parlarmene. Ho detto ai ragazzi di scusarmi un attimo e sono andato nel mio studio, dove conservo tutti i miei carteggi riservati, ed ho infatti trovato gli appunti sulla nostra conversazione ed anche la lettera anonima che la ragazza mi aveva inviato a suo tempo.

"Tornato da loro, ho chiesto alla ragazza se si sarebbe prestata ad un giochino di società: io le avrei dettato un testo che lei doveva scrivere su un foglio bianco, e dalla sua scrittura io avrei indovinato alcune cose su di lei... La ragazza c'è cascata in pieno. Quindi ho iniziato a dettarle la lettera anonima che mi aveva inviato...

"Alle prime righe lei si è fermata ed è impallidita. Allora ho preso il foglio su cui stava scrivendo, l'ho confrontato con la lettera anonima ed ho visto che la grafia, come m'aspettavo, era la stessa. Per far breve una lunga storia, ho detto a mio nipote che persona perfida, avida e meschina fosse la sua Silvia, e l'ho invitato a rompere subito quel fidanzamento, aggiungendo che non mi sarei sentito di continuare ad aiutare lui finanziariamente se si fosse sposato con una persona che evidentemente mirava solo al suo denaro...

"Mio nipote si è sempre fidato di me, forse persino più che del proprio padre, e quindi mi ha dato retta. Quindi la signorina Taccone è stata gentilmente, ma immediatamente messa alla porta.

"Ecco, ci tenevo a raccontarle questo piccolo episodio: come vede chi semina vento raccoglie tempesta, mio caro dottor Ferri..."

Gilberto, tornato a casa dal suo Nicola, gli raccontò anche di questo secondo schiaffo che Silvia aveva ricevuto dalla vita.

Nicola disse con allegria: "Benone, sono proprio contento che Silvia abbia avuto il fatto suo ancora una volta."

"Il presidente ha commentato dicendo che chi semina vento raccoglie tempesta... non sempre è evidente che accada così, ma questa volta pare proprio che sia vero..."

Poi Gilberto comunicò a Nicola anche la notizia della sua quasi certa promozione.

"Quando saprai se diventi consigliere?" gli chiese Nicola elettrizzato.

"Credo con il nuovo anno, verso metà gennaio. Ma cos'è, ti eccita essere l'amante di un personaggio importante?" gli chiese Gilberto con un sorrisetto bonariamente ironico.

"No. Tu per me sei già importantissimo, niente potrebbe renderti più importante. E resteresti importantissimo anche se fossi un lustrascarpe o un accattone... Ma mi fa piacere che altri riconoscano il tuo valore."

"Come consigliere anche il mio stipendio aumenterà di parecchio, potremmo comprarci un alloggio più bello..."

"Gil, se tu lo desideri, per me va bene. Io non è che ne senta l'esigenza, lo sai che con te starei bene ovunque..."

"L'unica cosa che mi manca nell'appartamento in cui viviamo ora è una stanza degli ospiti. Vedi, per esempio mi sarebbe piaciuto invitare Céline a venirci a trovare..."

"Sì, piacerebbe anche a me averla qui con noi... Bene, allora, cerchiamo qualcosa altro."

"E poi, Nicola, c'è un'altra cosa di cui volevo parlare con te. A luglio del prossimo anno tu ti laurei. Hai già pensato a che cosa ti piacerebbe fare come lavoro una volta laureato?"

"Non proprio. Mah, la strada più semplice e più classica sarebbe forse diventare insegnante di lettere in una scuola..."

"Ti attrae la professione di insegnante?"

"Né mi attrae particolarmente né mi dispiacerebbe."

"Ma tu, che cosa hai sempre sognato di fare... una volta grande?" gli chiese con un sorriso Gilberto.

"Una volta grande... Beh, a volte ho sognato di fondare una casa editrice che pubblichi testi a tematica prevalentemente gay, sia romanzi che saggi, affiancata da una rivista, magari un mensile, con le stesse tematiche... ma qualcosa che sia interessante anche per chi non è gay, capisci? Che da una parte dia spazio a scrittori emergenti o a traduzioni da letterature straniere, classiche o moderne... ma anche che ristampi testi ormai fuori commercio... libri che sia bello avere in biblioteca e piacevoli da sfogliare, da leggere o consultare..." disse Nicola con crescente entusiasmo.

"Ottimo, direi. Per un'iniziativa del genere dovresti formare uno staff di gente in gamba, poi si potrebbe partire. Sai che i fondi necessari non sono un problema, no? Anche a me piacerebbe se tu potessi mettere in piedi una cosa del genere. Perché non cominci a pensarci seriamente, a stendere un progetto?"

"Ma tu... mi aiuteresti? Voglio dire, non solo finanziariamente..."

"Certo, anche se io avrò il mio lavoro da svolgere, qui a casa ne parleremmo assieme e ti darei tutto il mio sostegno con consigli ed idee, per quanto ne sono capace. Allora, Nicola, cosa ne dici?"

"Sarebbe bellissimo..."

"Sarà bellissimo, amore."

"E mi piacerebbe chiamarla 'Il 10%', che ne dici?"

"Un nome simpatico, come t'è venuto in mente?"

"Beh, dicono che noi gay siamo il dieci per cento della popolazione, quindi..."

"E allora sia. Diamoci da fare, amore, l'idea sta entusiasmando anche me..."


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