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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MEMORIA CAPITOLO 8
COME UNA NEBBIA CHE SVANISCE

"Ricordi tutto?" chiese il ragazzo trattenendo il fiato, ansioso e trepido.

"Sì..." rispose con voce stanca l'uomo e gli raccontò di Angelo, confermando quello che aveva saputo da Céline ed aggiungendo altri particolari, fino alla fuga del ragazzo in Belgio.

"E... lo ami ancora? Ne soffri ancora?" chiese allora Nicola con un filo di voce.

"Soffrirne? No. Amarlo? Neppure. Provo per lui solo una pietà profonda. Non ha saputo accettarsi, accettarmi, accettare il nostro amore. Eppure è lui che ha voluto cominciare con me. Eravamo tutti e due... vergini, almeno per quanto riguarda l'amore fra uomini. Io l'ho accettato con gioia, con riconoscenza perché Angelo aveva saputo far affiorare il mio vero io. Lui no, lui l'ha vissuto con rimorso, paura, vergogna...

"E poi, Silvia! Quella donna perfida, terribile, disumana. Oltre ad aver caricato il fratello di ulteriori rimorsi, paure, vergogne, averlo schiacciato senza pietà, lei mi voleva ancora. Ma non per amore, no... Quando io le ho rinfacciato quello che aveva fatto al fratello, a me, lei ha riso, s'è messa a sghignazzare. Avresti dovuto vederla, sentirla. Ha riso sguaiata, fredda, divertita. E mi ha detto che io, comunque, l'avrei sposata. Che non gliene fregava niente se correvo dietro ai ragazzini per scoparli, se anche avessi corrotto minorenni per portarmeli a letto. Che anzi, se ci tenevo mi avrebbe anche dato l'indirizzo del fratello, dopo il matrimonio e dopo che le avessi intestato le mie proprietà.

"Io le ho detto che non l'avrei sposata mai. Che il fratello, ormai, non m'interessava più e che lei comunque mi faceva ribrezzo. Ma lei, senza minimamente scomporsi, anzi con un sorrisetto da schiaffi sulla faccia, mi ha detto: se non fai quello che voglio io, te la farò pagare. Tutti sapranno che hai corrotto il mio povero fratello, un ragazzo debole e complessato di cui tu hai approfittato. Che ti sei introdotto in casa nostra con l'inganno fingendo di fare la corte a me per circuire il mio povero fratello e portartelo a letto. Tutti crederanno logicamente ad una povera sorella tradita ed affranta. Perderai stima, rispetto ed anche il lavoro, ogni cosa, te lo garantisco. Ti annienterò più e peggio di quello che ho fatto con Angelo!"

"Ah, la troia!" esclamò Nicola.

"Ci dovrebbe essere una parola peggiore di troia, nel vocabolario." commentò Gilberto con amarezza, poi riprese, "Io ero sconvolto, come puoi immaginare. Non tanto per le sue minacce, che pure mi avrebbero potuto distruggere, quanto per l'idea di aver avuto per quasi tre anni una relazione con quella donna, per essere stato addirittura sul punto di sposarla. La lasciai e tornai a casa in auto, ma non capivo più nulla. Il mio istinto mi diceva solo di fuggire, di mettermi in salvo. Guidavo quasi alla cieca, premevo sull'acceleratore... e in quella curva... Tu sai il resto della mia storia, amore." concluse Gilberto accarezzandolo.

Dopo un breve silenzio Nicola gli chiese: "Ma ora, come ti senti?"

"Ora? Sto bene. Sono fra le tue braccia e tu fra le mie. Benedetto sia quell'incidente."

"Bene davvero?"

"Meravigliosamente bene."

"E Silvia? Ha avuto la faccia tosta di ripresentarci, di riprovarci..."

"Certo. La mia amnesia le faceva anche comodo, no? La premurosa e dolce innamorata che corre dal suo promesso sposo. Ma le è andata male, per mia fortuna. Qualcosa dentro di me, di cui allora neanche mi rendevo conto, l'ha tenuta lontana."

"Potrebbe tentare ancora..."

"Ci provi! La metterò alla porta."

"Se venisse a sapere di noi, potrebbe tentare un nuovo ricatto."

"Non ci cascherei, non mi fa più paura. Il nostro amore è sacro, forte, bello, puro. Nessuno potrà azzardarsi a minacciarlo."

"Per questo, prima, mi hai fatto quelle domande?"

"Sì, amore... Tu sei disposto a lottare con me?"

"Te l'ho detto: con tutto me stesso, finché avrò respiro."

"Comunque non è detto che Silvia si ripresenti, né penso che possa sospettare di noi. Comunque, non mi importa."

Tacquero ancora a lungo, carezzandosi. Poi Gilberto riprese: "Piuttosto... io, ora, vorrei vivere con te. Condividere con te casa, amore, speranze, progetti, difficoltà. Tornati al paese... non mi va di vederti solo per poche ore al giorno."

"L'ho pensato anche io, amore. Anche io vorrei tanto vivere con te. Verrò a vivere con te."

"Ma... i tuoi?"

"Accetteranno. Comunque sono maggiorenne."

"Potrebbero comunque fare difficoltà..."

"Sì, le faranno quasi sicuramente. Ma non ho paura... né esitazioni."

"Saresti anche disposto a... a rompere con loro?"

"Spero di no ma se è necessario, lo farò. Tu vieni prima di chiunque altro, per me, i miei compresi."

"Potrebbe essere dura."

"La supereremo assieme, Gilberto."

"Vivere nello stesso paese..."

"Ci trasferiremo altrove... Tu saresti disposto a farlo?"

"Certo, mio dolce Nicola, certo."

Parlarono per tutta la notte. Gilberto gli raccontò di suo padre e di sua madre, il primo morto due anni dopo la sua laurea e la madre otto anni prima. Così lui era rimasto solo. Aveva solo qualche lontano parente, con cui però non aveva mai avuto rapporti. Non gli era mai pesata questa solitudine. Gli raccontò poi della sua prima ragazza, quando lui aveva ventiquattro anni. Poi delle altre due che aveva avuto prima di mettersi con Silvia.

"Con due delle mie ragazze, di cui una è Silvia, siamo anche arrivati al rapporto completo. Non mi creava nessun problema, mi eccitavo, godevo... ma con loro non ho mai sperimentato nulla di così bello e coinvolgente come con te. In passato non avevo mai sospettato quale fosse la mia vera sessualità, forse anche perché non ho mai avuto veri amici e tanto meno intimità con loro. E poi, in fondo, ero più attratto dalla personalità di chi incontravo che non dalla sua sfera sessuale. In tute le mie relazioni, se non era l'altra persona a fare il primo passo, io neppure ci pensavo... A parte te, lo sai.

"Come è accaduto con Céline, per esempio. Lei non ha mai cercato di portarmi a letto, ed io non ne ho mai provato il desiderio. Eppure, se lei ci avesse provato, quasi certamente avrei accettato, perché lei come persona mi piace molto. Così, Antonella prima, poi Silvia, poi Angelo hanno fatto il primo passo ed io ho risposto, cioè il mio corpo ha reagito, ed è stato anche piacevole..."

"Ma con me... nonostante io abbia cominciato a desiderarti fin dai primi giorni in cui sono venuto a trovarti in ospedale, con me l'hai fatto tu il primo passo."

"Sì, ho sentito di desiderarti, di amarti, di avere bisogno di te... e questo è bello e di questo sono molto felice."

"Non avevi mai sospettato che io ti desideravo?"

"No, mai. Quella prima notte, l'altra notte, quando ti ho visto scoperto e seminudo, per la prima volta qualcosa si è risvegliato in me. Ti ho desiderato subito, mi sono eccitato subito. Non ho saputo resistere all'impulso di toccarti, di accarezzarti."

"Meno male!" esclamò Nicola accucciandoglisi contro per sentire meglio il corpo del suo amante contro il proprio.

"Sì, meno male. E quando ti ho accarezzato mentre eri immerso nel sonno ed il tuo corpo ha risposto alle mie carezze, mi sono sentito ancora più attratto da te. Inutilmente seguitavo a ripetermi mentalmente: ma a Nicola piaceranno le ragazze, che fai, sciocco... Poi tu hai aperto gli occhi..."

"Hai avuto... imbarazzo, paura?"

"No, sapevo che mi eri amico, un amico vero e sincero. Sentivo che, al massimo, mi avresti chiesto di lasciar perdere senza per questo bruciare la nostra amicizia... perciò ho continuato."

"Per fortuna..." commentò sottovoce Nicola, "perché se tu avessi smesso, se tu mi avessi chiesto scusa, avrei pensato che era stato solo un attimo di debolezza ed allora io non me la sarei sentita di fare il primo passo."

"Eppure tu... mi desideri, mi ami da mesi."

"Proprio perché ti amo tutto intero e non solo il tuo corpo, non avrei mai voluto metterti in imbarazzo. Tu non m'avevi mai dato prova, prima dell'altra notte, di desiderarmi. Quando m'avevi detto che ero bello, anche allora, mi hai parlato delle ragazze che mi guardavano..."

"Beh, perché è vero, era così. Ma io in quell'occasione ho cominciato ad aprire gli occhi benché non mi fosse ancora chiaro di desiderarti, né di amarti. Cioè, sì, ti amavo come si ama un caro amico, un carissimo amico, ma non ancora come un desiderato amante..."

Parlando, si carezzavano dolcemente, si baciavano teneramente. Nicola sorrise quando notò la nuova incipiente erezione del suo uomo.

"Che ora è?" chiese.

"Le sei e dieci, amore."

"È inutile metterci a dormire a quest'ora, tanto fra un paio d'ore ci dovremmo alzare... Guarda, amore, anche il mio si sta risvegliando e con lui il mio desiderio di te... Facciamo ancora l'amore, Gilberto... poi andremo a svegliare Céline e le daremo la buona notizia... Perché è una buona notizia che tu abbia riacquistato la memoria, no?"

"Certo. Anche perché ora sappiamo che non ci sono fantasmi nei miei armadi..." disse Gilberto con un dolce sorriso.

Le lampade nella stanza erano ancora accese e il primo sole già filtrava dalle finestre. I due amanti, assetati l'uno dell'altro, si unirono di nuovo in un dolcissimo amplesso. Le loro bocche, dopo essersi rinfrescate a lungo l'una con l'altra, cercarono l'erezione dell'amante ed i due corpi si compenetrarono, ebbri d'amore. Si succhiarono a vicenda, i loro corpi lambiti dai raggi ancora insonnoliti del primo sole. Si portarono l'un l'altro su per le vette del piacere, per i sentieri del godimento, fino all'esplodere dell'orgasmo.

E quando, facendo attenzione di giungerci assieme, ognuno offrì all'amato zampilli su zampilli di nettare d'amore, si dissetarono alfine, inebriandosi l'uno dell'altro, bevendo il dolce liquore pegno del reciproco amore.

Si alzarono dal letto sentendosi freschi e vigorosi, gioiosi e pieni di vita. Fecero assieme un doccia lavandosi l'un l'altro. Si rivestirono baciandosi l'un l'altro. Uscirono felici dalla stanza e sorrisero incuranti all'espressione stupita della cameriera che stava pulendo il corridoio e che sapeva doverci essere, nella matrimoniale, un lui ed una lei e non due uomini. Bussarono alla porta della camera della loro amica.

Quando entrarono, Gilberto sedette sul bordo del letto della donna e le disse: "Céline, ti ricordi del nostro primo incontro?"

"Vuoi che te ne parli?" chiese la donna lievemente incuriosita da quella domanda.

"Sì, mi farebbe piacere."

"Bene. A quei tempi io vivevo a Parigi, a Montmartre, dove mi guadagnavo da vivere dipingendo e schizzando ritratti ai turisti. Ti ho visto arrivare, la guida turistica in mano, e ti sei fermato a guardarti intorno... Sono subito rimasta colpita da te, eri diverso dalla media dei turisti che vedevo passare di lì... Avevi una faccia pulita, occhi estremamente vivi, oltre ad un bel volto... Così cominciai subito a farti un ritratto. Il sole rendeva ancor più luminosi i tuoi occhi e creava come un'aureola nei tuoi capelli..."

"Sì. era una bella giornata di sole, verso fine luglio..."

"Esatto, si era a fine... Ma... ti ricordi? Certo, si era a fine luglio... te lo sei ricordato?" chiese Céline con voce eccitata.

"Poi tu sei venuta da me e mi hai mostrato il ritratto che m'avevi fatto, chiedendomi di comprartelo. Era molto ben fatto, mi piaceva, ma io avevo veramente pochi soldi..."

"Mio dio, ma ti ricordi tutto?"

"Sì, Céline... questa notte, proprio mentre facevo l'amore con Nicola, s'è squarciato il pesante velo che mi nascondeva la mia memoria..."

"E ricordi proprio tutto, ora?" chiese nuovamente Céline, sempre più eccitata.

"Proprio tutto, mi pare. Per lo meno tutto quello che normalmente una persona può ricordare."

"Oh, mio dio! Questa è davvero una notizia bellissima! Oh Gilbert, sapessi quanto sono felice! Ma è successo così, all'improvviso?"

"Più o meno... Stavo facendo l'amore con Nicola, come ti dicevo, quando ho come rivisto l'ultima volta che lo feci con Angelo... e poi ricordai di come m'aveva lasciato, e perché, e... è stato come se una nebbia fitta svanisse poco a poco e vedevo sempre più chiaramente... sì, come quando la nebbia scompare e tu puoi rivedere un panorama che conoscevi molto bene, riconoscerne i dettagli... Qualcosa di dolce, di graduale... tutto è tornato, compreso il dolore e la delusione e la rabbia di quando Angelo mi aveva abbandonato e Silvia cercava di ricattarmi... Ma per fortuna accanto a me c'era invece Nicola col suo bellissimo e forte amore, che mi ha subito fatto sentire al sicuro..."

"E ora? Che progetti hai?" chiese la donna.

"Quelli che avevo... Ho appena chiesto a Nicola di venire a vivere con me e lui ha accettato. Appena torneremo a casa, lui si trasferirà a casa mia... Quell'incidente, la conseguente perdita di memoria, sono stati una benedizione, perché mi hanno permesso di incontrare, di scoprire il mio Nicola. Sono stati una vera svolta nella mia vita..."

Parlarono ancora e Gilberto raccontò a Céline quello che era successo subito prima del suo incidente d'auto, compreso il violento scontro con Silvia.

"Ma ora, non temi che quella donna tenti ancora di ripetere il suo ricatto?"

"È molto probabile che lo farà, ma no, non lo temo. Ne ho parlato con Nicola, intendiamo vivere la nostra relazione il più possibile alla luce del sole, e questo toglierà ogni arma a Silvia."

"Vivete in una piccola cittadina, un ambiente provinciale... come pensi che reagirà la gente alla vostra relazione? E la tua stessa banca? Non temi che possano crearvi dei problemi, al di là di quello che potrebbe tentare di fare Silvia? Avete pensato a come reagirà la famiglia di Nicola? Il ragazzo sta ancora studiando, non è ancora autosufficiente..." disse allora Céline.

"Non lo so, forse sì, forse no, ma non ci fermeremo, non ci nasconderemo per questo. Se sarà necessario, ci trasferiremo in un'altra città... ma questa sarà la nostra ultima risorsa. Nicola è un ragazzo pieno di coraggio, oltre che di amore, è pronto ad affrontare con me il futuro, qualsiasi cosa ci possa riservare... Riguardo ai suoi studi, se la famiglia gli dovesse tagliare i fondi, sa che non si deve preoccupare: sono abbastanza ricco per provvedere io a lui finché si sarà laureato e potrà trovarsi un buon lavoro. Grazie al cielo, oltre a prendere un ottimo stipendio, i miei genitori mi hanno lasciato notevoli capitali, potremmo anche vivere di rendita per tutta la vita, se fosse necessario."

"Sì, lo so che Nicola è un ragazzo notevole e merita tutto il tuo aiuto, se dovesse averne bisogno... Sei stato davvero fortunato ad incontrarlo..."

"Sì, ad innamorarmi di lui e ad essere amato da lui... Mi sento veramente felice, Céline, felice e... molto forte."

"Tu, con la tua dolcezza e con la purezza del tuo cuore, sei sempre stato una persona molto forte, Gilbert... Ti ho sempre ammirato, per questo, e più ancora perché sai unire alla tua forza morale una grande dolcezza..."

Terminata la loro visita a Pérouge, tornarono tutti e tre a Lyon. Spesso Gilberto e Céline si scambiavano i loro ricordi e Nicola li ascoltava affascinato. Ora stava scoprendo a pieno chi era il suo uomo e anche se onestamente avrebbe accettato di stare accanto a Gilberto anche se questi avesse perso per sempre la memoria della sua vita fino all'incidente, ora era contento che tutto fosse tornato alla normalità.

Venne infine il giorno in cui dovettero salutare Céline e riprendere la strada del ritorno. Si ripromisero di restare a stretto contatto e di vedersi il più spesso possibile.

Appena tornati a casa, Nicola decise di comunicare ai suoi la sua intenzione di trasferirsi a casa di Gilberto. Perciò, salutatolo, gli disse di aspettarlo e tornò a casa sua. Vi giunse giusto per l'ora di cena.

Avevano appena cominciato a mangiare, quando Nicola introdusse il discorso: "Papà, mamma, dopo aver parlato con Gilberto, ho deciso che da domani andrò ad abitare con lui, a casa sua..."

"Come? Da lui? E perché?" gli chiese il padre accigliato.

"Perché stiamo molto bene assieme..." iniziò il ragazzo.

"Ci prendi un po' di sorpresa... capisco che il signor Ferri possa ancora avere bisogno della tua assistenza finché non si rimetterà completamente, ma..." disse la madre in tono incerto.

"No, mamma. In questi giorni di vacanza a Lione Gilberto ha ritrovato completamente la sua memoria..."

"Ma allora... adesso non ha più bisogno di te, no?" disse il padre.

"Non è questione di aver bisogno o non aver bisogno. Vogliamo semplicemente vivere assieme..." iniziò a spiegare Nicola.

Il padre lo guardò ancora più corrucciato e chiese: "Ma che cavolo c'è fra voi due? Che senso ha questa vostra... idea? Non sarete mica due... due di quelli, no?"

"Amilcare, non dire sciocchezze! Non è che io approvi del tutto, ma in fondo... se il dottor Ferri ha preso a ben volere il nostro Nicola... Io ci speravo, quell'uomo potrebbe garantirgli un bel futuro, dopo tutto glielo deve, no? Dopo tutto quello che Nicola ha fatto per lui..."

"Sì, e per questo se lo vuole a casa? No, non ci vedo chiaro, io, in questa faccenda..."

"Forse lo sente un po' come un figlio... forse si sente un po' solo..." disse in tono incerto la madre, ma guardò il figlio scrutandolo quasi sperasse di ottenere una conferma alle sue supposizioni.

"Già passa più tempo a casa di quell'uomo che a casa sua. Non ti pare esagerato che ora addirittura voglia andare a viverci insieme? Cos'è, si sono innamorati?" chiese il padre in tono polemico e con una punta di scherno nella voce.

Nicola, che era stato a sentire il battibecco fra i suoi genitori, a quel punto decise che, contrariamente a quanto aveva pensato, doveva dire loro come realmente stavano le cose. Fece un profondo respiro e radunò tutto il proprio coraggio.

"Sì, papà, è proprio così." disse.

Il silenzio scese, greve, nella cucina. I genitori di Nicola lo guardarono increduli.

"Ma che cavolo..." iniziò il padre.

"Ma dai, Nicola... vi siete affezionati, vuoi dire..." suggerì la madre ma con voce incerta, temendo di aver capito anche troppo bene.

"No, innamorati. Innamorati ho detto. Perciò vogliamo vivere assieme." insisté Nicola sentendo che il cuore gli batteva a cento all'ora.

Il padre aprì la bocca come per parlare, la richiuse, la aprì di nuovo e solo dopo alcuni istanti riuscì a tirar fuori la voce: "Non mi verrai mica a dire... a dire che tu... che voi... che siete due pervertiti!" tuonò.

"No, papà, non pervertiti. Semplicemente ci amiamo."

"E scopate, pure?" urlò il padre, ora paonazzo.

"Che credi che facciano, due che si sono innamorati? Giocano a carte?" ribatté Nicola in tono di sfida.

"Tu e lui... tu e lui..." gemette la madre.

"Ci amiamo e facciamo l'amore, sì."

Il padre si irrigidì, fremette, strinse i pugni, poi, rivolto alla moglie, con voce falsamente calma, disse: "Bel figlio abbiamo fatto, eh? ma ci pensi? Ci avresti mai pensato? Un povero disgraziato, un finocchio, un..."

"Papà, non è insultandomi che puoi cambiare le cose..."

"No... no, è vero... Ma io, certe cose, non le accetto, non le posso accettare, no! cosa vorresti, tu, la mia benedizione?" urlò l'uomo non più capace di controllarsi.

"Cosa vorrei io da voi? Se non comprensione, almeno amore..."

"Dopo tutto quello che abbiamo fatto per te, Nicola..." iniziò la madre, sdegnata, "Così... così ci ripaghi?"

"Mamma, papà, io ho cercato di ripagarvi volendovi bene, studiando, dando una mano in casa... rispettandovi... Non vi siete mai potuti lamentare di me, mi pare..."

"È stato quel porco, scommetto..." iniziò il padre.

"No, non è stato lui... io ero già così da molto prima di conoscerlo..."

"Ma noi non ne sapevamo niente, non ce l'hai mai detto..." lo accusò la madre.

"Perché, se ve l'avessi detto prima, cosa sarebbe cambiato?" chiese Nicola cercando di restare calmo.

"Niente!" disse il padre duro, "Proprio niente."

"Esattamente." gli rispose Nicola.

"Ma Nicola, ripensaci..." disse la madre.

"Ripensarci? A cosa dovrei ripensare? A quello che sono? Mamma non capisci che mi stai chiedendo qualcosa di assurdo? Sono così, non è colpa mia, non è colpa vostra, non è colpa di nessuno. Sono così e basta..."

"Ma magari curandoti, andando da uno psichiatra, che so io..." insisté la madre.

"Mamma, non è una malattia, la mia. Non sono un lebbroso, un tubercoloso, uno storpio... Possibile che non potete capirlo? E neanche un degenerato, un pervertito, un vizioso..."

"Il cervello tanto a posto non ce l'hai, se pensi di essere... normale! Ma non ti rendi conto che fai schifo?" gli disse il padre.

"Schifo? Perché schifo? Solo perché la mia sessualità è quella di una minoranza e non della maggioranza?"

"Ma il cazzo, Nicola, è fatto per fare figli, non per metterlo in un culo!" urlò il padre.

"È fatto anche per pisciare, se è per quello! È fatto anche per farti seghe quando tua moglie non te lo da, o no? Credi che non t'abbia mai visto fartele, papà? E da una sega, dimmi, quanti figli nascono? Tu l'hai solo usato per fare me, una volta sola e basta in tutta la tua vita? O l'hai usato anche per altro?"

"Ah, adesso ti metti pure a giudicare tuo padre? Ma bravo..." gli rispose l'uomo furibondo.

"Sei tu che hai cominciato a giudicare me, papà, invece di cercare di capire come mai una persona possa avere una sessualità diversa dalla tua? Apri gli occhi, papà, il mondo non è fatto tutto in bianco e nero, ma anche di milioni di colori..."

"E tu di che colore saresti, eh?" lo interruppe il padre con scherno.

"Di un colore che purtroppo non ti piace, vedo. Comunque, io domattina vado via, almeno non sarai più costretto a vederlo, questo colore..."

"Ma pensa che scandalo se gli altri lo vengono a sapere, Nicola!" gli disse allora la madre. "Ci rideranno tutti dietro, non te ne rendi conto?"

"Certo, tutta la gente meschina vi riderà dietro, questo lo so. Ma non sono responsabile io della meschinità degli altri." ribatté Nicola.

"Con te è impossibile parlare..." iniziò la madre.

"Ma che strano, fino a ieri pare che non avevate motivo di lamentarvi di me e oggi, all'improvviso, non vado più bene? Guardate che io sono sempre lo stesso Nicola..."

"Ma come no? Solo che ci hai menato per il naso per tutti questi anni. Facevi il santarellino e invece non eri altro che un povero disgraziato!" lo rimbeccò il padre.

"Potrei dire lo stesso io di voi..." ribatté Nicola alzandosi in piedi ed andando in camera sua.

Chiamò Gilberto e gli raccontò come erano andate le cose. Il suo uomo cercò di rimontargli il morale e ci riuscì solo in parte. Si dettero appuntamento per il mattino dopo alle otto: Gilberto sarebbe passato sotto casa sua alle otto con l'auto per prendere Nicola con i suoi bagagli.

Il ragazzo si sentiva un po' agitato, nervoso, deluso, triste, quasi tradito dai suoi. Solo l'idea che presto sarebbe stato col suo uomo e per sempre gli infuse la forza di non mettersi a piangere. Si mise subito a preparare le sue cose da portare via. Sentì i genitori discutere in soggiorno, poi li sentì andare a letto. Quando ebbe finito di preparare le sue cose era già passata la mezzanotte.

Dormì profondamente fino a quando la sveglia lo riportò al mondo, dopo una notte senza sogni. Si rivestì, prese le sue cose e scese in strada, facendo tre viaggi. Il padre e la madre non si fecero vedere né lui li cercò. Li sentì, uno in bagno e l'altra in cucina.

Finalmente arrivò Gilberto che l'aiutò a caricare tutto nella sua auto e lo portò a casa.

"Devi andare subito al lavoro, Gil?" gli chiese Nicola.

"No prima facciamo colazione assieme, poi ti aiuto a sistemare le tue cose..."

"Faresti troppo tardi se... se facciamo l'amore, prima che te ne vai?"

"No... basta che dia un colpo di telefono in banca. Posso arrivare quando voglio, questo è uno dei vantaggi di essere il direttore..." gli disse Gilberto prendendolo fra le braccia.

Si baciarono.

"La colazione possiamo farla dopo?" chiese Nicola con un filo di voce.

"Certo."

"Portami di là, allora... Ho bisogno di te, adesso."


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