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una storia originale di Andrej Koymasky


pin NÉ ANGELO NÉ MARCHETTA QUINTO QUINTERNO

Samba e la sua eterna ricerca del principe azzurro. Ad un certo punto sembrò che l'avesse trovato. Un suo cliente, un certo Arnaldo, un direttore di banca, pareva molto attaccato al nostro Samba. Gli faceva regali, oltre a pagarlo s'intende, lo colmava di gentilezze. Era anche un bell'uomo di quarantotto anni, distinto, elegante, fine.

Ebbene, un giorno Samba torna a casa e ci racconta che Arnaldo da un po' di tempo a questa parte, sta insistendo molto perché smetta di fare marchette e vada a vivere con lui. Gli dice che gli piace molto, che lo vuole avere tutto per sé, che ci sta male a pensare che vada con altri, e così via. Samba ci confessa che è tentato di dirgli di sì, ma non è proprio sicuro di far bene.

Zio gli chiede: "Cosa ti offre, concretamente?"

"Di vivere con lui. Ha una bella casa e ci vive da solo. Ha un filippino che gli fa tutti i lavori domestici, otto ore al giorno. Dice che siccome c'è il filippino che lava, rammenda, stira, fa da mangiare eccetera, io non dovrei preoccuparmi di niente."

"Sì, ma se vai a casa sua, lui non ti paga più, penso." dice Zio.

"Beh, certo. Pensa lui a comprarmi tutto quello di cui ho bisogno. Fino a oggi è sempre stato generoso, non credo che cambi..."

Jimmi gli chiede: "Fisicamente, come carattere e quello che fa a letto, ti piace?"

"Sì, ha un bel corpo, è simpatico e scopa bene... come piace a me, per lo meno. Non saprei dire chi gode di più fra noi due, ogni volta."

Io allora gli chiedo: "E tutto il giorno, mentre lui lavora, tu che faresti? Non rischi di annoiarti a stare ore e ore da solo?"

"Lui dice che se mi va, mi iscrive a una scuola di lingue, così imparo. Siccome lui viaggia molto, lo posso accompagnare senza sentirmi mai a disagio. Lui parla quattro lingue, sapete?"

Giorgio gli dice: "Sembra che abbia pensato proprio a tutto... ma lui ti sta a sentire? Ti rispetta? O pianifica tutto lui e ti tratta da puttanella?"

"Oh no, è sempre molto gentile e quando propone qualcosa mi dice sempre di rispondere sinceramente e mi chiede se sono d'accordo, se mi va. Io ci sto bene..."

"Ma allora," chiede Memè, "per che cosa sei indeciso se fila tutto così perfettamente liscio?"

"È che... mi chiedo... se lui un giorno si stanca di me, io che faccio? Se si stanca presto, finché sono ancora un ragazzo, posso ricominciare a battere e tutto va bene, ma dopo? Ecco, questo è quello che mi fa un po' paura."

"Beh, aver imparato le lingue può farti comodo, un domani. Io, fossi in te, tenterei." dice Jimmi.

"E voi, ragazzi?" chiede allora Samba.

"Mi dispiace che vai via, ma anche io accetterei." dice Memè con i suoi occhioni da cucciolotto, mettendosi a posto il solito ciuffo ribelle.

"Anche io accetterei." diciamo io e Giorgio.

Zio tace per un po', poi dice: "Io però prima gli farei questo discorso del futuro. Vorrei sapere lui come lo vede, se ci ha pensato o no e come pensa che si possa risolvere questo tipo di problema. E se la sua risposta mi piacesse... gli direi di sì."

Così Samba ci ha lasciati pochi giorni dopo ed è andato a vivere con Arnaldo. Questi gli aveva detto che avrebbe messo in banca, in un libretto intestato a Samba, una specie di stipendio ogni mese e che davvero un giorno si fosse stancato di Samba, questi avrebbe potuto ritirare quei soldi e farne quello che voleva. Insomma, tutto rose e fiori. Samba aveva trovato l'uomo dei suoi sogni.

Ci telefonava abbastanza spesso, per sentirci, raccontarci di lui e chiederci notizie. A volte, durante la giornata, ci si vedeva anche. Diceva che stava bene, era trattato benissimo, che aveva cominciato a seguire i corsi di lingue (per ora francese e inglese in scuole private) e che gli piaceva un sacco. Arnaldo gli aveva anche fatto prendere la patente, poi gli aveva comprato un 126 metallizzato perché fosse autonomo. Lo portava a teatro, al cinema, a feste, presentandolo a tutti come un nipote venuto dall'estero per studiare, e che lui ospitava.

Tre o quattro volte alla settimana scopavano come mandrilli, ora nella vasca da bagno, ora sul tappeto del salotto, ma anche a letto, s'intende. Non doveva aspettare che ne venisse voglia all'uomo: se ne aveva voglia lui, di solito l'altro non diceva di no. Di mattina, di sera, di pomeriggio o di notte.

Erano insieme da quattro mesi quando, in aprile, sono andati a passare un mese nell'isola di Guadalupa, dove Arnaldo ha affittato un bungalow. Samba era tutto elettrizzato all'idea di questa prima vacanza con il suo uomo. Ci ha mandato una lettera da laggiù decantando le bellezze naturali e raccontandoci che avevano fatto l'amore di notte in mezzo alle onde e descrivendoci tutto nei minimi particolari. Otto pagine fitte fitte, piene del suo solito senso dell'umorismo e di gioia. Le abbiamo lette e rilette, divertendoci tutti e cinque moltissimo e sentendoci felici per il nostro amico, anche se ora la casa sembra un po' più vuota, senza lui.


A proposito di questo, proprio dopo aver ricevuto quella lettera ed esserci resi conto che le cose stavano procedendo per il meglio, io ho proposto agli altri di prendere un altro ragazzo con noi, pensando a Muhammad. Gli altri, che lo conoscevano, furono subito d'accordo. Così la prima volta che ho incontrato il mio amico marocchino, gli ho fatto la proposta.

"Non sai quanto mi fa piacere, Niki e quanto arrivi a proposito. Infatti io e i miei amici dovremmo lasciare la stanza in cui siamo entro la fine del mese e non abbiamo ancora trovato niente."

"Non ti dispiacerà lasciare i tuoi amici?"

"No, primo perché vengo con voi che mi piacete, poi perché quelli sono un po' fanatici e pensano che solo noi arabi siamo in gamba e solo noi abbiamo valori, e mi rompono con le preghiere tutti i giorni e le abluzioni e il ramadan e... Non è che io mi vergogno di essere arabo, anche se ho un po' di sangue berbero, ma neppure ne sono così fiero... e poi non è che io sono veramente religioso... Comunque, secondo me ogni popolo ha i suoi valori e... e con voi italiani io sto benissimo."

"Allora vieni?"

"Anche domani."

Detto, fatto, Muhammad è con noi e dorme con Jimmi. Gli amici hanno provato ad appioppargli un soprannome e dopo qualche tentativo fallito, ora lo chiamiamo Mauro.

Anche Abdel è stato molto contento che il cugino sia venuto ad abitare con me. Muhammad in casa si è inserito subito e bene ed aiuta a tener pulito con uno scrupolo davvero notevole. Passa un sacco di tempo a pulire, a lucidare e la nostra casa, sempre pulita, ora è uno specchio. E spesso ci fa il tè alla menta usando il bel servizio che mi ha regalato Abdel.

All'inizio ha trovato un po' imbarazzante la nostra consueta nudità o seminudità in casa, perché loro arabi non ci sono abituati, ma gradualmente s'è abituato e ora capita sempre più spesso di vedere il suo bel membro circonciso ciondolare per casa. E ha un culetto delizioso, lo riconosciamo tutti. È una gioia per gli occhi.

Credo che dopo un mesetto circa che era con noi, abbia cominciato di tanto in tanto a fare l'amore con Jimmi. Non è che si considerano una coppia fissa ma solo due amici a cui ogni tanto piace divertirsi a letto... E ora lui pure comincia a smettere di andare a battere per la strada, perché è entrato nel nostro giro di appuntamenti per telefono. A letto Muhammad preferisce il ruolo passivo, ma su richiesta del cliente, senza nessuno sforzo, assume anche quello attivo.

Muhammad ci ha provato con me nella doccia, ma anche a lui ho spiegato quello che provo per Giorgio. Ha fatto un buffo sospiro ma non ha insistito. Anche se qualche giorno dopo ha commentato che trova buffo che io vada senza problemi non solo con i clienti, ma anche con Abdel e che non abbia problemi a farlo con lui quando lo facciamo con Abdel.

Allora gli ho spiegato che Jimmi, e ora anche lui, fanno eccezione perché vivendo insieme sento che potrei innamorarmi di loro se ci facessi anche l'amore, e non voglio. È sembrato lusingato e non è più tornato sull'argomento. Muhammad ha sempre avuto molto tatto.


Samba è tornato dalla vacanza ed ha ripreso la sua vita in città. Ci è venuto a trovare ed è sembrato contento di vedere che Muhammad ha preso il suo posto. Zio comunque gli ha detto che se un giorno volesse tornare, questa è sempre casa sua.

"Non credo. Sto proprio bene con Arnaldo. Mi tratta come un figlio, adulto... beh, a parte che con me scopa. Mi lascia molta libertà, mi vizia pesino un po'. Comunque grazie, ragazzi. Un po' mi mancate. In casa giro spesso nudo. Arnaldo l'ha accettato, dopo una breve resistenza, e ora gli piace: scopiamo anche più spesso di prima.

"Il filippino (è gay anche lui) mi guarda con certi occhi come se mi volesse divorare ma non ci prova perché ha paura di perdere il posto. Io comunque non lo provoco, anzi, quando c'è lui adesso metto un paio di boxer per lasciaro lavorare in pace.

"La storia del nipote funziona bene come copertura, così a volte posso anche passare in banca a fargli un salutino e lui qualche sera può invitare a casa colleghi o gente per lavoro, senza problemi..."

"Ma sei felice, Samba?" lo ha interrotto Memè.

"Sì, lo sono. Non è un principe, non è azzurro, ma ci sto bene. Non parla mai della mia vita da marchetta, forse non ci vuole pensare, ma neanche me la rinfaccia. D'altronde se non era per quella non mi avrebbe neppure conosciuto. Però credo che sia per questo che, quelle due o tre volte che ho accennato che mi piacerebbe una volta invitarvi in casa per una cena, lui ha scantonato il discorso. Questo mi dispiace un po', perché voi siete stati e restate la mia famiglia qui in Italia. Ma nessuno è perfetto, no? Lui lo sa che vi vengo a trovare, che vi telefono e non gli dispiace. Io gli dico sempre tutto perché penso che solo se sono sempre completamente sincero con lui, lui può fidarsi di me. Giusto?"

Abbiamo assentito tutti. Poi Giorgio gli ha chiesto: "Non ti pesa essergli fedele?"

"No, perché sessualmente mi soddisfa in pieno e io credo di soddisfare lui. Almeno mi pare. E poi questo era nei patti: sono andato a vivere con lui per essere solo suo, no?"

"Ma vi amate?" ha chiesto il solito Memè.

"Ma no, però stiamo bene assieme. Chissà, forse un giorno arriveremo anche ad amarci... E allora sarà davvero il mio principe azzurro."


Ruggiero era depresso ed è stata una pizza stare con lui. Credo che continui ad avere problemi col suo ex, che continua a ronzargli attorno. Una volta, oltre a me, aveva chiamato altre due marchette e per un po' ha voluto che glielo mettessimo un po' da tutte le parti, contemporaneamente. Mi ricordo che ho pensato che voleva annegare i suoi dispiaceri nei nostri cazzi invece che nel vino. Ma dopo un po' si è tolto e ha voluto che noi tre ragazzi facessimo l'amore fra di noi mentre lui stava a guardare.

Beh, devo dire che per noi è stato anche più divertente, almeno per me. Altro che filmetti hard core! Credo che non mi dispiacerebbe fare l'attore per quel genere di film, perché ho scoperto che mi eccita molto essere guardato mentre scopo. Dov'è finito il Nicolino ingenuo che si lasciava spompinare da Tomaso nel retro bottega e che poi andava a confessarsi? Il brutto anatroccolo è diventato un cigno, modestia a parte.

Comunque, quando sono solo con Ruggiero cerco di tirargli un po' su il morale, anche se ho l'impressione di riuscirci poco. Se solo riuscisse a staccarsi completamente dal suo ex, da Carlo. A questo fa comodo continuare a sfruttare i sentimenti (e soprattutto i soldi) di Ruggiero. È molto bello, Carlo, ma altrettanto antipatico. E poi è un terribile egoista presuntuoso. Munge Ruggiero e poi lo tratta dall'alto in basso. Chissà perché il mio cliente gli permette di trattarlo così? Forse spera che quello ritorni?

Un giorno, mentre stavo per uscire dal bagno, ho sentito Carlo dire a Ruggiero: "...il fatto è, mio caro, che a te piace prenderlo in culo in tutti i sensi, fisico e psicologico. Ci godi ad essere trattato male..."

Che stronzo! ho pensato e mi sono incazzato. Uscito dal bagno ho fatto capire a Ruggiero che volevo fare l'amore, così l'ha mandato via ed è sembrato subito sentirsi meglio. Allora siamo entrati nella sua camera ad uovo e io ce l'ho messa tutta per farlo godere il più possibile e ci sono riuscito. Quando l'ho lasciato era d'umore quasi normale. Dio, se mi capitasse sotto le mani quel Carlo! Non so cosa gli farei, ma gliele farei pagare tutte.


Sorpresa sorpresa! Alberto mi ha chiamato per telefono e quando sono arrivato a casa sua... la moglie non c'era. Lui ha voluto ugualmente fare l'amore con me e per la prima volta me l'ha voluto anche succhiare. Poi si è fatto fottere come al solito ma questa volta da davanti e ha goduto da matti. Quando stavo per andare via mi ha pregato di non dire niente alla moglie e mi ha pagato il doppio. Altro che etero davanti e frocio di dietro! Non l'ho mai visto così arrapato e scatenato: il suo vero io si sta rivelando?

Dirò che a me è piaciuto più delle altre volte: avere quella femmina fra le palle, anche se io non avevo niente a che fare con lei, in fondo in fondo mi disturbava un po'. Ma poi, sempre riguardo ad Alberto o a chiunque altro, dopo tutto che senso ha appiccicare etichette? Ognuno ha la sessualità che ha, i sogni proibiti che ha e così via. Comunque era da lui che m'era venuta l'idea di provare a fottere ed essere fottuti contemporaneamente. Dopo quella volta, grosso modo, si sono alternate le volte in cui Alberto mi chiamava e c'era anche la moglie e quelle in cui era solo. Ma mi sembra che ci prenda sempre più gusto nelle volte in cui siamo soli lui ed io.


Giorgio passa attraverso fasi alterne. In alcune quasi mi coccola ed in altre sembra tenere le distanze. In realtà, a rifletterci bene, sono solo piccole inezie che forse io amplifico, ipersensibile come sono a tutti i segnali che provengono da lui. In realtà mi tratta sempre molto bene, da vero amico...

Ne ho parlato di nuovo con Zio e lui mi dice che devo togliermelo dalla testa, anzi dal cuore, perché secondo lui la mia è una causa persa. Mi ha proposto di andare a dormire con Jimmi o con Muhammad invece di restare in camera con Giorgio, di fare un cambio. Ma io non voglio.

Zio ha scosso la testa e mi ha detto: "Niki, io non posso intromettermi fra voi."

"Lo so e non te lo chiedo neppure. Volevo solo chiarirmi le idee e avere un tuo consiglio."

"Allora va bene. Mi dispiace solo che tu ne soffri, di questa situazione."

"Beh, non tantissimo. È sopportabile."

"Meglio così."

Per la prima volta da quando siamo insieme Zio mi ha abbracciato stretto, come per farmi coraggio, e questo gesto da fratello maggiore m'ha fatto bene.

Memè mi ha detto che Zio gli ha raccontato di me e Giorgio ("Sai, tra noi due ci raccontiamo sempre tutto, mica per pettegolezzo...") e che lui spera che un giorno la cosa si risolva nel senso delle mie speranze. Beh, le parole esatte che m'ha detto erano "Tifo per te."


Arnaldo ha avuto una promozione ed è stato mandato a dirigere la filiale della sua banca ad Amsterdam e deve trasferirsi lassù, così anche Samba parte. Così ormai lo vedremo molto di rado. Lui ha promesso di scriverci perché vuole che restiamo in contatto. Mi dispiace perdere Samba. L'ultima volta che ci siamo visti mi ha raccontato che Arnaldo è leggermente cambiato su un punto: ora, quando fanno l'amore, gli chiede sempre delle sue esperienze di quando faceva marchette e vuole che gliele racconti in tutti i dettagli, per filo e per segno e gli dà del porcello e gli dice che lui lo sa che Samba è e resta una marchetta e che per questo gli piace e che vuole che tutte le porcate che era abituato a fare ora le faccia solo per lui.

Samba dice che fa questi discorsi solo per eccitarsi ma a me non sono piaciuti proprio per niente. Mi piaceva di più l'atteggiamento che aveva prima, anche se questo voleva dire escluderci da casa sua. Spero di sbagliarmi e che abbia ragione Samba. Comunque ora sono partiti per l'Olanda.

È arrivata la prima lettera di Samba da lassù. Ci descrive la città, la gente, le cose inusuali ed interessanti che sta scoprendo. Ma io ho notato che praticamente non racconta niente di sé stesso e di Arnaldo, e questo mi impensierisce. Chiede la lettera dicendo che gli manchiamo un po'.


Muhammad è tornato a casa da un appuntamento con un cliente con una faccia che non mi piaceva per niente. L'abbiamo notato tutti. Dopo aver insistito un po' siamo riusciti a fargli dire cosa gli era successo. Dice che il cliente, un tizio che Zio conosce piuttosto bene, a un certo punto ha cominciato ad insultarlo con frasi tipo: "Stai fermo lì, sporco arabo, che ti sborro sul muso" oppure "dio che gusto a spaccare il culo a un cane marocchino" e "leccami il culo, che tanto tu sai solo leccare merda" e cose del genere.

Dice Muhammad che è riuscito a non reagire, ma solo a stento, perché non s'è mai sentito tanto umiliato ed offeso, più che dalle frasi in sé dal veleno e dal disprezzo che c'era nella voce dell'uomo.

Zio, e non solo lui, si è incazzato come una spia. E ha deciso che a quello stronzo dobbiamo dare una lezione con i fiocchi e controfiocchi. Muhammad dice che non importa, che a lui basta non andarci più, ma Zio ha insistito e gli ha detto che offendere uno di noi è offendere tutti noi e che quindi non ha senso subire e stare zitti. Così abbiamo cominciato a tirar fuori le idee che ci venivano in mente per vendicare Muhammad. Alcune erano chiaramente o irrealizzabili, o esagerate, o pericolose, tutte però piuttosto feroci. A poco a poco abbiamo scelto le idee migliori e si è delineato il piano.

Così, quando lo stronzo ha avuto la faccia tosta di fissare un nuovo appuntamento con Muhammad, lui ha accettato. Ma all'appuntamento siamo arrivati tutti e sei. Quando quello ha aperto abbiamo fatto irruzione. Lui è saltato su dicendo che chiamava la polizia, ma noi gli siamo saltati addosso. L'abbiamo immobilizzato, gli abbiamo messo un cerotto sulla bocca, l'abbiamo denudato completamente e legato come un salame. Bisognava vedere i suoi occhi spiritati e la sua faccia bianca come un cencio!

Quindi Giorgio ha tirato fuori un foglio e si è messo a leggere: "Siamo qui riuniti come tribunale straordinario per giudicare questo pezzo di merda. È vero che l'ultima volta che sei venuto qui, Muhammad, ti ha detto 'stai fermo sporco arabo che ti sborro sul muso'?"

"Sì, è vero." ha risposto Muhammad.

"È esatto che ha anche detto 'dio che gusto a spaccare il culo a un cane marocchino'?"

"Sì, è esatto."

"E che ha anche detto 'leccami il culo che tanto tu sai solo leccare merda'?"

"Esatto."

"Ha anche detto 'voi arabi dovreste abitare nei cessi'?"

"Sì, l'ha detto."

"Bene. Allora, secondo voi, un essere che usa queste espressioni, è da assolvere o condannare?"

E noi, tutti in coro: "Condannare."

E Giorgio: "Io ti condanno, per la prima frase ti sborreremo tutti in faccia, per la seconda ti inculeremo tutti e sei, per la terza ti riempiremo di merda tutta la casa e per la quarta ti copriremo di piscio. E ringrazia questa corte che ha omesso al verbale tutte le altre frasi ingiuriose che hai indirizzato alla parte lesa."

Quello si agitava e si contorceva in preda al panico. Ma noi eravamo ben decisi, così prima l'abbiamo inculato di brutto (sapevamo che lui si dichiarava solo attivo, infatti aveva un culo davvero stretto) ma senza venire, perché quando stavamo per venire ci sfilavamo e gli venivamo in faccia mentre un altro di noi lo inculava a sua volta. Fatto questo, l'abbiamo circondato (lui era steso su un bel tappeto persiano, in salotto) e gli abbiamo pisciato addosso tutti e sei.

Quindi gli abbiamo riempito l'appartamento di merda: quando infatti quello aveva fissato l'appuntamento per il giorno dopo con Muhammad, nessuno di noi sei era più andato al cesso per ventiquattr'ore, proprio per quello, quindi eravamo ben carichi. Il tizio era paonazzo. Dopo esserci ripuliti il culo sulle tende, Jimmi ha chiamato il 113 dando l'indirizzo del tizio, dicendo che era stato assalito da una banda di teppisti. Ce ne siamo andati tranquillamente, lasciandolo lì legato e imbavagliato, la porta d'ingresso socchiusa. Soddisfatti. Abbiamo anche sparso la voce fra le altre marchette e negli ambienti gay, così quello non potrà beccare più. E non si è mai più fatto vivo.

Il giorno dopo sul giornale, nella cronaca cittadina, c'era un trafiletto che diceva che una banda di una dozzina (proprio così!) di ignoti teppisti aveva fatto irruzione nella casa del noto professionista Tal de' Tali, l'aveva assalito, legato, derubato (!) e compiuto gesti vandalici (senza specificare). "In che tempi viviamo!".

Conserviamo ancora il foglio del "processo" di Giorgio assieme al ritaglio del giornale. In fondo il tizio se l'è cavata a buon mercato.

Fine della vicenda.


La seconda lettera di Samba purtroppo ha dato ragione ai miei timori. Era breve, diceva solo che stava bene, e non raccontava quasi nulla. Gli mancavamo ma non dovevamo stare in pensiero per lui, perché se la sapeva cavare bene. Gli abbiamo scritto tutti assieme una lunga lettera in cui abbiamo cercato di fargli sentire che per noi è importante che lui stia davvero bene e gli abbiamo raccontato di noi.

Per due mesi non sono arrivate più sue notizie e noi eravamo un po' in pensiero. Poi finalmente è arrivata una lunghissima lettera in cui Samba ci raccontava tutto.

Arnaldo, dopo poco che erano arrivati ad Amsterdam, aveva cominciato a frequentare i locali gay da solo, lasciando Samba a casa. E aveva anche cominciato a portarsi a casa delle marchette che si scopava, dicendo a Samba di andare a dormire in un'altra stanza e di lasciarli soli. Quando il nostro amico gli aveva chiesto se fosse scontento di lui, l'uomo gli aveva risposto che in fondo, per lui, una marchetta ne valeva un'altra e che doveva ringraziare di essere mantenuto per niente.

Samba aveva tenuto duro, sperando che la situazione cambiasse e che Arnaldo tornasse a fare l'amore con lui. Poi l'uomo cominciò a chiedere a Samba di lasciarsi chiavare dalle marchette che si portava a casa, davanti a lui, per farlo eccitare, quindi lo mandava via e si divertiva da solo con le marchette. A Samba non è che dispiacesse tanto farsi inculare dalle marchette (scrive che di solito erano bei fusti e che sapevano fare bene il loro mestiere) quanto di essere trattato più o meno come un soprammobile, come un oggetto.

Quando s'era reso conto che la situazione invece di migliorare peggiorava, lui ha chiesto ad Arnaldo se voleva che se ne andasse.

Quello gli ha risposto: "Fai quello che vuoi, a me non me ne frega un cazzo. Anzi, risparmio."

Samba gli ha chiesto solo di spiegargli che cosa avesse fatto per farlo stancare di lui, dove poteva aver sbagliato.

Lo stronzo gli ha risposto: "Niente. Da una marchetta non potevo aspettarmi niente. Mi sono semplicemente rotto di averti attorno."

Allora Samba ha deciso di andarsene. Arnaldo gli ha consegnato il libretto di risparmio con i soldi (almeno è stato onesto) e gli ha detto che se voleva portarsi via i suoi vestiti o i regali che aveva ricevuto, poteva farlo. Samba ha scelto solo le cose più utili o che gli piacevano di più, ha fatto i bagagli e si è trovato in mezzo alla strada.

Ma non si è perso d'animo. Ha cercato le agenzie "Rent-a-boy" di cui Amsterdam è piena e si è presentato in diverse, finché ne ha trovata una dove è stato ingaggiato in prova. Dopo un mese l'hanno preso fisso, con un contratto. Così ora faceva la marchetta (l'accompagnatore, dicono lassù) in un'agenzia per soli uomini. Dice che guadagna discretamente e che si diverte e che in fondo deve ringraziare Arnaldo di avergli fatto imparare francese e inglese che ora gli fanno comodo.

Noi gli abbiamo scritto che se vuole ritornare è il benvenuto, ma lui ha risposto che per ora si trova bene là e che ci resta, che comunque sa che la porta da noi è sempre aperta e questo gli dà un senso di sicurezza e di questo ci ringrazia.

Fine di un sogno.


Ruggiero si è ucciso sparandosi un colpo in bocca con la sua pistola. Quando l'ho letto sul giornale, ci sono rimasto di merda e mi è dispiaciuto davvero. Era un tipo strano e pizzoso, è vero, ma in fondo era un brav'uomo. Sono andato al suo funerale: non c'era quasi nessuno, ma soprattutto non c'era Carlo, per fortuna. Secondo me è proprio lui la causa, almeno in parte, della fine del poverello. C'era però un'anziana signora, se ho capito bene è la sorella, che dopo il funerale mi si è avvicinata e mi ha chiesto se ero un amico di Ruggiero.

Le ho risposto che ero solo un conoscente e che nell'ultimo anno avevo lavorato saltuariamente per lui. Non ha approfondito, per fortuna, ma mi ha ringraziato di esser voluto andare al funerale. Chissà perché, dopo il funerale, mentre tornavo a casa, ho pensato a Fulvio e mi sono chiesto se non farà la stessa fine. Anche lui forse è stressato per la sua situazione nei riguardi del figlio. Ma Fulvio forse è fatto di pasta diversa. Forse i suoi incontri con me gli bastano per scaricare le sue frustrazioni. Spero, almeno.


Giorgio ha vinto un viaggio di una settimana a Venezia per due persone, tutto pagato, per aver comprato una confezione di cioccolatini e spedito la cartolina che conteneva e mi ha proposto di andarci io e lui da soli.

Così siamo partiti. Viaggio in prima classe. Arrivati all'albergo (mai visto tanto lusso in vita mia!) ci hanno dato una suite e Giorgio ha deciso che avremmo dormito nel letto matrimoniale (con baldacchino!).

Quando ho obiettato che così il personale avrebbe malignato su noi due, ha risposto: "E che te ne frega!"

Io da una parte ero contento e dall'altra preoccupato: mi è già difficile dormire da solo con lui in due letti diversi, figuriamoci nello stesso letto! Possibile che non lo capisca?

Abbiamo visitato la città e le isole: è davvero incantevole, anche se c'è come un velo di tristezza che aleggia nella vita spensierata delle calli e dei canali. Però mi è piaciuta moltissimo, anche perché Giorgio mi ha fatto notare un sacco di cose belle che forse da solo non avrei notato o valutato abbastanza.

Già la prima notte, quando ci siamo messi a letto nudi, i nostri corpi che si sfioravano, il suo calore, mi hanno mandato in tilt e provocato un'erezione incredibile. Mi sono messo a pancia sotto perché non se ne accorgesse. Abbiamo parlato a lungo, finché siamo scivolati nel sonno. Le notti seguenti sono state più o meno uguali alla prima con la variante che, durante la terza notte, mi sono svegliato sentendo il corpo di Giorgio contro il mio e la sua erezione premermi addosso.

L'ho chiamato per capire se era sveglio o no, ma non ha risposto e dal respiro si capiva che era profondamente addormentato. Allora ho allungato una mano a carezzargli il corpo ed il cazzo. Continuava a dormire. Non so cosa m'ha preso, ho allontanato le lenzuola, mi sono chinato su di lui ed ho cominciato a dargli piccoli baci sul petto e sul ventre. Lui ha mugolato ma non si è mosso. L'ho guardato in volto e aveva la bocca socchiusa e come un'ombra di sorriso sulle belle labbra.

Sono sceso di nuovo a titillargli i capezzoli con la punta della lingua e gli si sono inturgiditi. Con la coda dell'occhio ho visto il suo cazzo guizzare. Allora mi sono deciso e sono sceso più giù e gli ho leccato il bel cazzo duro e gliel'ho preso delicatamente in bocca e mi sentivo tutto in fiamme. Mi ricordo che ho pensato confusamente che se anche si fosse svegliato, a quel punto non me ne fregava niente.

Lui di nuovo ha mugolato appena e col bacino ha fato un lieve movimento come per spingermelo più giù in gola. Probabilmente stava sognando... chissà cosa? Sarà stato un sogno erotico?

La mia eccitazione era arrivata ad un punto tale che sentii che stavo per venire, così ho fatto appena in tempo a staccarmi da lui, prendere la mia maglietta sulla sedia e venirci dentro in modo di non sporcare tutto. Allora mi sono alzato senza far rumore, sono andato a lavarmi, ho messo la maglietta nei panni sporchi e una pulita sulla sedia e sono tornato a letto. Solo allora mi sono accorto che il mio cuore stava battendo all'impazzata. Giorgio era ancora lì, nella sua splendida nudità, il cazzo ancora eretto, sprofondato in un sonno ignaro.

Ho rimesso a posto le lenzuola e ho cercato di riaddormentarmi. Possibile che io possa solo rubare momenti di sesso con Giorgio? mi chiesi mentre mi riaddormentavo.

L'ultimo giorno il programma prevedeva un pranzo nel più famoso ristorante della città. E venne l'ultima notte. Per un po' parlammo commentando quel viaggio. Poi Giorgio stese un braccio, me lo fece scivolare sotto le spalle e mi tirò a sé.

"Vieni qui..." mi disse.

"Che fai?"chiesi io col cuore in gola.

Mi fece poggiare la guancia sul suo petto (dio che bello!) e mentre con un braccio mi teneva stretto a sé, con una mano mi carezzava i capelli.

"Lo sai, Nicola, che sei il mio migliore amico, vero? Un amico speciale..."

"Sì, certo."

"C'è una cosa che devo dire a voi amici, ma voglio che tu sia il primo a saperla."

"Co... cosa?"

"Ecco, vedi... io... ho conosciuto una ragazza. Ci vediamo da diversi mesi. A volte, quando dicevo che uscivo per una marchetta, invece andavo da lei. Ci sto molto bene assieme, anche per scopare... ci siamo innamorati e... appena trovo un lavoro, ci sposiamo. Sono piaciuto anche alla sua famiglia che ha posto solo questa condizione, che io trovi un lavoro fisso, sicuro. Logicamente non sanno che faccio marchette: ho detto che lavoricchio qua e là, quando trovo. Perciò... presto ci dovremo separare, lo capisci..."

Si interruppe, perché io avevo cominciato silenziosamente a piangere, e lui aveva sentito le mie lacrime scendergli sul petto.

"Nicola! Ma tu piangi! Sapevo che forse ti avrei fatto male, ma... lo sapevi che questo era il mio progetto, no? Te l'ho sempre detto..."

"Sì, è vero..." ammisi io, ma non riuscivo a trattenere le lacrime. Aggiunsi: "Ti auguro di essere felice, Giorgio."

Lui mi carezzò, poi mi tirò su il viso e mi asciugò le lacrime, sorridendomi: "Sei davvero un gran caro ragazzo, Nicola." mi sussurrò e scese a baciarmi sulle labbra.

All'inizio fu solo un bacio tenero, dettato dall'affetto, ma pian piano, insensibilmente, si trasformò in un bacio erotico, sempre più pieno di libidine e del nostro desiderio represso. Mi sentii in fiamme, mi eccitai, perciò tentai di scostarmi da lui, di divincolarmi dolcemente, ma lui mi strinse di più a sé e mi baciò con maggior impeto.

Quando riuscii a liberare la bocca, gli dissi, accorato: "Oh, Giorgio... basta per favore... non senti che così mi stai facendo eccitare... che mi stai facendo desiderare di..."

"Anche io sono eccitato e ho desiderio di te. Senti..." mi disse avvolgendomi fra le sue braccia e le sue gambe e facendomi sentire tutta la sua vibrante erezione e sentendo la mia. Mi baciò di nuovo con passione, poi disse: "E sento che questa volta voglio fare l'amore con te, devo farlo... come una specie di addio. So che tu lo desideri da tanto... Io sento di desiderarlo stasera, con tutto il cuore. Lasciati andare, Nicola. Doniamoci quest'ultima notte veramente assieme. Quando penserò a te, vorrò ricordarti così, fra le mie braccia, proprio perché tu sei un amico molto speciale per me. Non ti sto chiedendo di scopare, di sfogarmi, ma di fare davvero l'amore per dirci con tutto il nostro corpo quanto ci vogliamo bene."

Come dirgli di no quando sapevo bene di non desiderare altro: almeno per una volta sentirmi desiderato, amato da Giorgio!

E finalmente provai per davvero tutta la tenerezza e tutta la passione del mio Giorgio. Fu un'unione lunghissima, intensissima e dolcissima. Mi carezzava, mi baciava, mi coccolava, mi prendeva e mi si donava e sembrava insaziabile. Mi faceva di tutto e si lasciava fare di tutto, senza alcun limite, senza nessuna ritrosia, con una completezza che mi sconvolgeva. Mi ha dato tutta la sua tenerezza, tutto il suo calore, tutto il suo vigore ed ha accettato da me tutta la mia passione, tutto il mio desiderio, tutto il mio amore! Mi ha cavalcato come uno Stallone selvaggio e mi ha accolto con piena dedizione. E quando siamo crollati, esausti ma appagati, ci siamo addormentati abbracciati, baciandoci.

La mattina dopo mi ha svegliato lui, quasi a mezzogiorno, baciandomi: "È stato molto bello, vero, Nicola?"

"Non è stato un sogno?" chiesi io, sentendomi lieve come una piuma.

"No, è stata una bellissima notte. Non la dimenticherò mai. Non ti dimenticherò mai, Nicola."

"Neanche io... lo sai che ti amo..."

"Sì, lo so. E mi dispiace di non essere capace di amare uno del mio stesso sesso: tu ne saresti il più degno, credimi. Penso che nessun uomo mai potrà essere per me quello che sei tu. Ti dovevo questa notte d'amore, prima di lasciarci."

"L'hai fatto solo per me? Come... un regalo d'addio?"

"No, l'ho fatto anche per me stesso. Anche io ti ho desiderato in tutto questo tempo da che ci conosciamo. Ma sapevo che per te era amore e io non potevo ricambiarlo e per questo, fisicamente, ho dovuto tenere le distanze. Quindi è piuttosto un reciproco regalo d'addio."

Averlo avuto, consenziente, proprio sul punto di perderlo per sempre. Ironia del destino, sarcasmo della vita.


Tornati a casa lui comunicò agli altri che se ne sarebbe andato presto, perché si sarebbe sposato. Le reazioni furono diverse, ma ognuno gli fece gli auguri. Memè, appena riuscì a star solo con me, mi disse che sentiva quanto doveva farmi male quella decisione di Giorgio. Allora gli confidai della nostra prima ed ultima, intensissima, notte d'amore.

Memè sgranò gli occhi e commentò con un buffo: "E chi li capisce 'sti uomini! Jors dice che ti lascia e fa l'amore con te per non dimenticarti mai! Ma tu, Niki, come stai?"

"E come ho da stare? Come un naufrago su un'isola deserta. Ancora vivo, grazie a dio, ma senza nulla."

Memè mi strinse una mano ed annuì e notai che aveva gli occhi lucidi, come se fosse commosso. Condivideva il mio dolore.

Mi tuffai nel mio lavoro, moltiplicando gli appuntamenti e dedicandomi come non mai ai miei clienti. Ma una volta a casa, mentre dormivo, spesso mi svegliavo e guardavo la sagoma del mio Giorgio immersa nel sonno nel suo letto e pensavo soltanto, come in un ritornello: "Ti perdo, ti perdo, ti perdo..."

Dopo quell'ultima notte a Venezia, tornati a casa, non c'è stato più nulla di fisico fra noi due, anche se Giorgio nei miei confronti era più dolce e premuroso di prima. Comunque io non ho fatto niente perché si ripetesse una notte d'amore. Cullavo nel mio cuore e nella mia memoria quella indimenticabile notte veneziana, sotto il lussuoso baldacchino, su quel letto antico. In fondo ero grato al mio amato di avermi voluto dare quell'unica, ultima, incredibile e meravigliosa prova d'affetto.


Alberto mi fissò uno dei suoi appuntamenti segreti, senza moglie, e mi chiese se potevo portare con me anche un amico, perché voleva provare a farlo in tre. Così andai da lui assieme a Jimmi. Volle essere preso contemporaneamente da tutti e due, uno in bocca e l'altro in culo, poi uno in culo e l'altro in bocca. Quando Alberto venne, scoppiò a piangere. Jimmi mi guardò con aria interrogativa e io gli feci cenno di lasciarci soli. Capì al volo e dichiarò che andava al cesso.

Allora io ho abbracciato Alberto e gli ho chiesto: "Cosa c'è? Che ti succede?"

Lui tra le lacrime (sembrava un bambino nonostante i suoi trent'anni) mi ha detto: "Sono più frocio di te e del tuo amico... sono un frocio perso..."

Allora io gli ho detto: "Mica è un dramma essere gay. Ognuno è come è."

"Ma io amo mia moglie... e sono frocio... e..."

"Non farne un dramma. Puoi sempre continuare come hai fatto finora, no?"

"Se l'avessi capito prima, forse avrei fatto bene a non sposarmi..."

"Ma forse tu non sei veramente gay... forse sei un bisex. Ce ne sono tanti, sapessi..."

Pian piano riuscii a calmarlo.

Quando siamo usciti da casa sua, Jimmi mi ha detto: "Credevo di dover passare in quel cesso il resto della mia vita. Che cazzo è successo, una crisi di identità?"

"Sì, più o meno."

"L'ho sempre detto io che noi marchette siamo dei veri e propri assistenti sociali... Beh, non tutti. Anche fra di noi ci sono veri e propri fetenti. Ma prima devi farli godere, poi devi pure tirargli su il morale! Lavoro ingrato e difficile."

"Per fortuna non sono tutti così i clienti, no?"

"È vero, sennò ci sarebbe da diventare matti e dovrebbero rinchiuderci... Chissà perché la gente non riesce a vivere il sesso con più semplicità e naturalezza!?"


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