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una storia originale di Andrej Koymasky


pin NÉ ANGELO NÉ MARCHETTA TERZO QUINTERNO

Giorgio ha avuto un'idea e ce ne ha parlato a cena: se mettessimo il telefono, dice, potremmo anche avere clienti senza andare per la strada ogni sera. Specialmente d'inverno, sarebbe una gran bella cosa. Abbiamo discusso e siamo tutti abbastanza d'accordo.

Ma poi Zio ha tirato fuori un'altra idea: dice che ha sentito che in periferia, con la stessa spesa di affitto che paghiamo ora, potremmo avere una casa più grande e, soprattutto, anche col bagno. Un bagno tutto nostro! Con anche la doccia! Credo che questo sia stato l'argomento che ci ha fatto decidere a favore dell'idea di Zio. Così abbiamo deciso che per il telefono avremmo aspettato casa nuova.

Zio conosce un sacco di gente in città e perciò si è messo lui alla ricerca dell'alloggio. Ho pensato che l'idea di cercare un alloggio più grande sia venuta a Zio anche perché vuole avere una stanza tutta per lui e Memè. Così l'ho chiesto a Memè e lui è arrossito piacevolmente ed ha annuito. Tenero, lui! Mi fa molto piacere per loro due e un po' li invidio. Chissà... se io e Giorgio avessimo una stanza solo per noi due... ma questo è un pensiero ozioso.

Giorgio.

Perché dice di essere gay (o meglio bisex) e non può amarmi? Non può, o non sa o non vuole... i tre eterni verbi.

Samba è venuto a casa con un dépliant che propone alloggi sia in affitto che in vendita. Zio è andato a vedere ma dice che costano troppo. Samba ha conosciuto un giocatore di basket e sta perdendo la testa per lui. Ma a quello, mi pare, interessa solo il bel culetto del mio amico e niente altro. Vorrei metterlo in guardia, ma temo che non mi darebbe retta. Vuol dire che sarò pronto a raccogliere i cocci, se sarà il caso.

Il giocatore di basket è bello, alto e ben fatto, ma mi piace poco. Già solo il fatto che Samba vorrebbe non essere pagato ma lui insiste per pagare, mi puzza. E poi ho l'impressione che sia uno di quelli che va a marchette e poi li disprezza. Spero di sbagliarmi. Ma ce ne sono anche troppi di puritani di bassa lega. Pronti a incularti, o a farsi inculare, per poi dire che in fondo siamo solo prostituti. È vero, embeh? Sono loro che vengono a cercarci, dopo tutto. Non hanno nessun diritto di guardarci dall'alto in basso. Sono loro i più porci di tutti. Porci dentro, se non a letto.

A letto tutto è permesso, finché i due sono pienamente d'accordo. La pornografia non sta nel sesso, nel corpo, ma dentro la testa.

Il giocatore di basket si chiama Stefano. Samba non fa che parlare di lui, è proprio partito, povero amico mio. Forse ha ragione Giorgio a dire che con un maschio o solo sesso o solo amicizia... No, è diverso. Dipende da chi è il maschio, credo.

Giorgio in discoteca, un sabato, ha rimorchiato una ragazza e io mi sono sentito morire dentro. Ho paura delle ragazze, perché ho paura che arrivi il giorno in cui una me lo porterà via. So che dovrà accadere, ma in fondo spero anche che sarà il più tardi possibile. Spero che almeno si faccia pagare da quella, ma se non sarà lui a parlarmene, io non ho il coraggio di chiederglielo. Il mio amore sta costruendo un muro fra me e lui... se non lo amassi non avrei problemi a parlargli di certe cose. Ma che ci posso fare? Niente di niente. Mi sento del tutto impotente. Io che ho sempre detto di essere padrone della mia vita. Quando si ama non si è più padroni di niente. È come una resa senza condizioni: sei disarmato nelle mani di chi ami. Se lui ti ama, va tutto bene, si è alla pari; se no, si può essere malamente feriti. Sento che questo sarà il mio destino con Giorgio. Ma che almeno arrivi il più tardi possibile.

Con Samba siamo andati al cinema a vedere "Belli e dannati". La storia di Mike è simile alla mia, ho pensato. Durante il film un tizio s'è seduto vicino a me e ha cominciato a toccarmi. L'ho guardato: era un militare, giovane e carino.

Quando m'ha posato la mano sul pacco, lì al buio, mi sono chinato verso di lui e gli ho detto: "Guarda che io lo faccio per soldi."

E lui, subito: "Va bene. Quanto?"

"Dipende. Cosa vuoi fare? E dove?"

"Prendo una camera in una pensione che conosco. Pago io. E voglio fare di tutto, con te."

Allora ho sparato: "Cento."

Lui non ha battuto ciglio (si vede che è granoso) e mi fa: "Ci sto, ma passi con me due ore."

Così ho avvertito Samba e siamo andati. Mi fa sempre una strana impressione quando trovo uno giovane e carino che paga una marchetta. Eppure ce ne sono. Per strada gli ho chiesto come mai uno come lui ha bisogno di pagare una marchetta: dovrebbe trovare facilmente senza bisogno di pagare.

Lui ha sorriso e mi ha detto: "Se ci venivi gratis, mica avrei detto di no. Ma visto che tu vuoi soldi e che io ne ho, e visto che mi piaci, perché no. Ti basta come spiegazione?"

Siamo saliti nella pensione. Lo conoscevano, perché l'hanno salutato con rispetto e gli hanno chiesto se voleva la solita camera. Era una stanzetta piccola ma pulita, con un bel letto matrimoniale e un grande specchio alla parete messo in modo che chi è sul letto ci si possa vedere. Insomma, una stanza fatta proprio solo per scopare, infatti non c'è neppure l'armadio. Ma c'è la doccia e lui ha voluto che prima facessimo la doccia, assieme. E stato eccitante, perché lui ha lavato me e io lui.

Poi ha tirato fuori i preservativi prima che lo facessi io. Nudi, ancora un po' umidi, siamo saliti sul lettone. Ha fatto lunghi preliminari. Mi piace chi non va subito al sodo, anche se porta via più tempo. Dicono che il tempo è denaro, ma non è vero. Il tempo vale sia più che meno del denaro, dipende. Ma il piacere vale più del tempo e anche del denaro, in fondo. E i preliminari sono importanti perché la scopata non si riduca ad una cosa puramente meccanica.

Carezzare ed essere carezzati significa che l'altro non è solo un corpo, solo uno strumento di piacere per te, anche se paghi, ma una persona, un essere vivo con sentimenti e sensazioni...

Il suo cazzo, quand'era a riposo, era piccolo, ma indurendosi diventava prodigiosamente grande e consistente. Abbiamo fatto l'amore a lungo, con calma. Mi piaceva, per cui ce l'ho messa tutta e lui pareva proprio soddisfatto. Magari tutti i clienti fossero così!

Un'altra cosa che mi è piaciuta nel bel soldatino, è quando mi ha detto: "Dimmi se stai per venire, perché è più bello venire insieme."

"Hai fretta?"

"No, tutt'altro."

Così siamo andati avanti per le due ore previste, più o meno (mica guardavo sempre l'orologio) prima di godere. E siamo venuti assieme, come desiderava. È stato proprio bello. Poi lui è andato al cesso e io non ho saputo trattenermi dal frugare nelle sue tasche per vedere chi era. Cazzo! Era il figlio di un pezzo grosso della politica, ma molto grosso! Ho rimesso tutto a posto prima che tornasse. Confesso che ero un po' frastornato. Chissà se il padre sapeva dei gusti del figlio? E se lo sapeva, lo accettava o era stronzo come i genitori di Giorgio?

Il soldato è tornato: "Bene, dobbiamo rivestirci, ora. Questi soldi sono tuoi. Grazie, comunque."

Stavo quasi per rifiutarli, ma poi ho pensato che non aveva senso. Lui ne ha e a me fanno comodo, in fondo. Ci siamo rivestiti e siamo usciti. Il padrone gli ha chiesto se doveva mettere in conto... Lui ha annuito. Buffa l'idea di avere un conto aperto per una stanza dove scopare. Chissà se quello della pensione sapeva chi era il suo cliente?

Alcuni clienti vogliono sapere il tuo nome e dirti il proprio (vero o falso che sia), altri no. Curioso. Chissà che c'è dietro ognuno di questi comportamenti? Chi vuole sapere il nome, in fondo, non vuole un rapporto anonimo, forse. Eppure, anche se col soldato non ci si era detto il nome, non era stato per nulla un rapporto anonimo. Me l'ha dimostrato con tutto il suo corpo, se non altro. Forse semplicemente non m'ha chiesto il nome perché non voleva dirmi il suo ma non voleva neppure mentire.


Zio ha trovato un alloggio in periferia. Siamo andati a vederlo prima che lui firmasse il contratto. La strada è brutta, squallida quasi. Vecchie case basse e scrostate e vecchie fabbrichette abbandonate, coi vetri rotti. L'appartamento è al primo piano, sopra al negozio di un fiorista e ad un bar. L'alloggio è grazioso: è composto di tre piccole stanze, la cucina, il bagno con doccia, un piccolo ingresso e due balconi, uno interno nel cortile e uno sulla via. In tutto sessanta metri quadri, il doppio di quello che avevamo sul ballatoio. E per lo stesso prezzo, riscaldamento centralizzato escluso. Così abbiamo deciso di prenderlo e Zio è passato in agenzia a firmare il contratto e pagare cauzione ed anticipo.

Abbiamo deciso che Zio e Memè dormiranno nella stanza in fondo. Poi io, Samba e Giorgio nella seconda ed usiamo la terza come soggiorno. Anche se per ora non abbiamo molti mobili, la arrederemo un po' per volta. Poi Zio è passato a fare domanda per il telefono. Dice che l'avremo fra un tre mesi circa. Così prima l'abbiamo ripitturata e pulita a fondo, poi ci siamo finalmente trasferiti. Per inaugurarla ci siamo comprati un bel vassoio di paste e una bottiglia di Asti spumante. Per la prima volta ci siamo fatti la doccia in casa, due per volta per non aspettare troppo. È bello fare la doccia in due, al di fuori di ogni implicazione sessuale.

Io avrei voluto avere una camera solo con Giorgio, ma non me la sono sentita di chiederlo, sia perché temevo il rifiuto o l'imbarazzo di lui, sia perché Samba poteva sentirsi escluso... Per ora usiamo l'armadio in camera di Memè e Zio, ma poi ne compreremo un altro, anche perché la quantità dei nostri vestiti sta aumentando.

Sul nostro stesso pianerottolo vive una coppia di anziani in pensione e nessun altro. Gente tranquilla che non vediamo quasi mai. Non ci sono altri piani, quindi non c'è nessun altro nella nostra scala. Memè, pollice verde, ha subito cominciato a riempire il balcone verso strada (quello del "soggiorno" che per ora è vuoto) di piante.

Quando ci hanno messo il telefono, abbiamo cominciato a dare il numero ai clienti più fidati, così pian piano abbiamo cominciato a prendere gli appuntamenti per telefono e ad andare meno in strada. Con l'inverno che si avvicina, va proprio bene. Chissà che un giorno si possa lavorare solo con il telefono? Sarebbe forte se sulle pagine gialle si potesse mettere la categoria "marchette gay". Stupide fantasie. Finché la nostra società si vergognerà della prostituzione (che pure alimenta abbondantemente) ed anche dei gay, ci saranno due formidabili motivi perché ciò non avvenga.


Zio ci ha detto che ha conosciuto una marchetta che gli pare simpatica e che sta cercando un posto dove abitare. Secondo lui potrebbe venire ad abitare con noi, usando la terza stanza, invece che come soggiorno, come camera da letto per Samba e per il nuovo. Ce lo vuole far conoscere, così possiamo decidere tutti assieme. Il ragazzo si chiama Lamberto (poveretto, ma che pensano i genitori quando scelgono un nome?), e odia essere chiamato Berto, così si fa chiamare Jimmi. Ha un anno più di me e ha scoperto di essere gay solo due anni fa, in occasione della sua prima marchetta.

Cioè, a diciassette anni gli è capitato di andare in Spagna dove faceva l'autostop con il suo zaino e la tendina ad un posto. Una notte che s'era fermato in una stazione ferroviaria perché pioveva e non voleva piazzare la sua tendina, mentre dormiva l'hanno derubato di tutto. Così quando lui s'è svegliato s'è trovato coi soli abiti che aveva indosso, senza documenti, senza soldi. È andato alla polizia ma quelli, che sono bravissimi a rompere le scatole, quando sei nei casini e nel bisogno fanno spallucce e ti lasciano nella merda. Lui allora ha pensato di chiedere l'elemosina per poter tornare indietro e mangiare qualcosa.

Fa pochi soldi, finché una sera uno gli dice: "Di quanto hai bisogno?"

Lui gli spiega che cosa gli è successo e gli dice che gli basta avere i soldi per pagarsi il biglietto del treno fino all'Italia.

L'altro gli fa: "Non è poco ma neanche molto. Senti, se tu vieni a passare tre notti con me, io poi ti compro il biglietto."

Jimmi non è nato ieri e capisce subito che quello vuole fare sesso con lui. Jimmi non aveva mai pensato al sesso fino ad allora, nel senso che le ragazze non lo interessavano, ma non aveva neppure mai pensato che potessero interessargli i maschi.

Da ragazzino s'era un po' preoccupato, perché i compagni a scuola non facevano che parlare di fighe e di come gli tirava, e lui niente. Così era andato dal medico di famiglia, di cui si fidava, e gli aveva chiesto di visitarlo, pensando che doveva essere anormale.

Il medico lo visita a puntino e gli dice: "Stai tranquillo, sei normalissimo. Solo che c'è chi si sveglia prima e chi si sveglia dopo, chi è più caldo e chi è più tranquillo. Vedrai che quando troverai la ragazza giusta ti sveglierai, eccome!"

Così Jimmi si è tranquillizzato. Certo non pensava che a "svegliarlo" potesse essere un maschio.

Comunque, quando il tizio gli fa la proposta, lui accetta, pensando che un po' di sesso per un biglietto del treno e tre giorni di vitto e alloggio era uno scambio accettabile. Solo, dice all'altro, non l'ho mai preso in culo e non voglio prenderlo. L'altro gli dice che va bene.

Poi lui dice: "Solo che prima mi compri il biglietto. Non per offendere, ma io non ti conosco..."

L'altro gli dice: "Va bene, ma lo tengo io per questi tre giorni, anche io non ti conosco."

Così, comprato il biglietto, vanno a casa di quel tizio che lo fa subito spogliare e se lo porta a letto. Dice Jimmi che all'inizio si sentiva un po' strano, perché non sapeva come comportarsi, cosa fare, ma l'altro lo guidava e lui si lasciava guidare.

La prima notte tutto si risolse bene con un bel sessantanove. La seconda notte ricominciano con un sessantanove, ma poi il tizio chiede a Jimmi di metterglielo nel culo. Jimmi ci prova e dice che all'inizio non ci riusciva, non perché quello fosse stretto, ma perché lui provava a spingerglielo dentro senza guidarlo e gli scivolava sempre fuori. Ma imparò in fretta e bene, così la terza notte fotté il tizio liscio liscio e senza problemi. Il tizio gli dette il biglietto del treno come promesso e lui così poté tornare in Italia.

Ma quella strana esperienza aveva risvegliato i suoi sensi e ora guardava i maschi con occhi diversi, cioè con desiderio. Tornato a casa, per un po' non fece che sognare di trovare qualcuno con cui riprovarci, ma mica puoi andare in giro a chiederlo, no? Aveva capito già in quella prima esperienza di essere gay e s'era accettato senza problemi, ma in realtà non sapeva niente del mondo dei gay.

Finché in un'edicola notò una certa rivista e la comprò. Nella rivista lesse la pubblicità di una guida gay e la ordinò per posta, mandando i soldi e chiedendo la spedizione fermo posta perché sua madre gli controllava sempre tutta la sua posta. Così scoprì che ci sono posti in cui si batte e cominciò a frequentarli. Siccome è un bel ragazzo, già la prima sera fu agganciato da un tale che gli chiese quale fosse la sua tariffa.

Jimmi, che è sveglio, rispose: "Come tutti gli altri."

"Cinquanta?" chiese quello.

"Cinquanta." confermò prontamente Jimmi che pensò che era una bella cifra per godere.

Così, mentre di giorno andava a scuola, di sera con la scusa che andava in palestra, andava a battere e si guadagnava i soldi, che metteva da parte per non far vedere ai suoi che all'improvviso aveva disponibilità. Sua madre è una professoressa di lettere (piuttosto rompipalle, da come lui la descrive) e il padre è ingegnere. Ma pare che a proposito di soldi lo tenessero a stecchetto e che lo controllassero da vicino come un sorvegliato speciale o uno in libertà vigilata.

Jimmi continuò nella sua doppia vita finché prese il diploma (era il più istruito fra tutti noi) e avrebbe continuato così, se non si fosse preso una cotta per il figlio dei vicini di casa. Così, dopo avergli fatto il filo per un po', si decise di parlar chiaro al ragazzo (diciassettenne) e mal glene incolse. Infatti lo stronzetto non solo disse di no, ma andò a spifferare tutto ai suoi genitori che subito informarono i genitori di Jimmi.

Questi, quando lo seppero, interrogarono il figlio che, invece di negare ha detto che sì, lui era gay e che non aveva nessuna intenzione di nasconderlo (tanto di cappello! uno così ha le palle quadre). Sua madre allora è diventata isterica e s'è messa a piangere e fare la vittima "cosa ho fatto per meritarmi questo!" (tragedia greca) e il padre ad accusarlo "non ti vergogni? Non vedi come fai star male tua madre?" e così via.

Dopo tre mesi di queste sceneggiate, Jimmi s'è rotto e siccome era già maggiorenne, ha deciso di andarsene di casa per vivere la sua vita. A Zio, che gli ha chiesto se non è andato a spaccare il muso al figlio dei vicini, Jimmi ha risposto che non ne valeva la pena: "gli stronzi si evitano," ha detto, "non ci si pesta sopra". Solo che ora non aveva ancora trovato un buon lavoro e vivendo in una camera di una pensione, quello che faceva con le marchette lo doveva spendere quasi tutto per sopravvivere, cioè per la camera, i pasti, la lavanderia eccetera. Certo che con noi avrebbe risparmiato un bel po'.

Jimmi batteva vicino al fiume e Zio l'aveva conosciuto perché un cliente aveva caricato prima Jimmi e poi Zio.

Ci fu subito simpatico, così decidemmo di "adottarlo". Lo mettemmo in camera con Samba. Credo che Jimmi provasse attrazione nei miei confronti, ma io avevo la testa piena solo di Giorgio, così non l'ho mai incoraggiato e lui non ha mai spinto la cosa troppo in là. È un ragazzo che ha il senso del rispetto per gli altri.

Jimmi è un maniaco della pulizia, più di tutti noi che pure puliti siamo. Passa un sacco di tempo a lavarsi a fondo. E nelle sue marchette è piuttosto selettivo: se un tipo non gli va, triplica la tariffa, così o quello si scoraggia e lo lascia in pace (quasi sempre) o ci guadagna bene (qualche volta).

È anche molto bravo a cucinare, con lui la nostra cucina ha fatto un salto qualitativo, anche se spendiamo praticamente come prima. Insomma, è stato un buon acquisto in tutti i sensi.

Fisicamente è ben fatto, cura molto il proprio aspetto e i risultati si vedono. All'inizio era un po' imbarazzato per la nostra nudità in casa, ma si è adeguato ben presto. Non è un ragazzo complicato, prende la vita come viene e ci si adegua, pur avendo una personalità forte. Credo che se Zio non fosse il capo riconosciuto, potrebbe diventarlo lui. Non che ci tenga né che ci provi. Riconosce tacitamente l'autorità di Zio come tutti noi. Si è adeguato, insomma.


Il sistema del telefono comincia a funzionare e quasi non scendiamo più a battere. Anche per Jimmi funziona. Per trovare nuovi clienti, frequentiamo i locali. Ma anche si passano parola, da un cliente all'altro. Tra i miei fissi c'è sempre l'architetto, Alberto e la verduriera. Alberto ha sposato la sua donna ma il rapporto a tre non cambia.

Poi adesso ce n'è uno nuovo che vedo abbastanza spesso, quasi due volte alla settimana. È uno scenografo teatrale, si chiama Ruggiero e casa sua è stranissima. Mica brutta, ma davvero inusuale. Ha un grande acquario che occupa tutta una parete dell'ingresso, per esempio, pieno di pesciolini minuscoli e coloratissimi (lui sa il nome di tutti i tipi) e ha un letto rotondo di pelle bianca in una stanza quasi sferica, pure bianca, che fa pensare ad un uovo, col televisore incassato sul muro e quando scopiamo ci fa passare i filmetti gay per arraparsi di più.

A letto è abbastanza banale, ma prima c'è tutto un rituale: mi offre da bere, mette la musica, mi parla dei suoi ultimi lavori... Credo che in fondo, più che di scopare, abbia bisogno di parlare. Io lo sto a sentire, mi mostro interessato e questo gli piace un sacco. Jimmi dice che a volte noi siamo un po' come assistenti sociali, e forse non ha torto.

L'unico problema con Ruggiero è che dopo tre mesi che si scopava assieme, lui ha detto che avrebbe voluto che io diventassi il suo ragazzo fisso. Gli ho detto (gentilmente) di no: non voglio essere il ragazzo di nessuno, io (a parte di Giorgio, anche se ho poche speranze, anzi nessuna, pare). Lui pare che abbia accettato e non è cambiato nei miei confronti.

Il fatto è che (Giorgio a parte) credo che reggo Ruggiero per un paio di volte alla settimana ma che non lo reggerei a viverci assieme. Ma logicamente non gliel'ho detto, non voglio ferirlo, non ce n'è motivo. E poi Ruggiero ha una specie di ex amante da cui in fondo non è riuscito a staccarsi completamente, anche se credo che non facciano più sesso assieme. A me non piace, il suo ex. Non dico fisicamente, che anzi è un bel figo, ma come carattere. Sembra che abbia sempre la puzza sotto il naso. Non che mi tratti male, le poche volte che ci incontriamo da Ruggiero, anzi formalmente è molto gentile e corretto, però non mi va giù come pontifica sempre e su tutto. Però mi piacerebbe vedere Carlo (si chiama così) nudo, almeno una volta.

Jimmi ci ha raccontato di essere stato agganciato, nel bar gay, da un suo ex professore, che se l'è portato a casa sua per farselo mettere in culo. Dice che lui, facendosi pagare, naturalmente, l'ha fatto con grandissimo piacere, non perché gli piacesse il tipo, ma perché così ha avuto una specie di sua vendetta privata. Il terribile professore inculato (alla lettera) dal suo allievo. Carina, no?

"A quanto pare nella vita c'è un po' di giustizia," ha detto Jimmi col suo solito senso dell'umorismo. Io mi sono chiesto se nella mia vita c'è qualcuno a cui vorrei metterlo per vendicarmi... ma non mi viene in mente nessuno. A parte forse il prete del mio paese che da ragazzino, in confessione, cercava di crearmi sensi di colpa per le mie pratiche sessuali. Comunque non c'è riuscito.

Chissà se i preti scopano? C'è chi dice che lo fanno più di noi, ma credo che, con qualche eccezione, si capisce, sono solo chiacchiere e malignità gratuite. Comunque sia, proprio non riesco ad immaginare il mio parroco che scopa, né una donna né tanto meno un uomo. E poi, sarebbero cazzi suoi, dopo tutto. Che gliene frega alla gente che cosa fanno gli altri a letto?


Il fatto di non andare quasi più a battere ci permette anche di avere orari più normali, il che non è male. Viviamo un po' più di giorno e un po' meno di notte. Però sono tornato nella nostra vecchia via perché avevo voglia di rivedere Muhammad. Non l'ho trovato, ma gli altri m'hanno detto che è ancora in giro, anche se non hanno saputo dirmi molto di più. Ho deciso che tornerò a cercarlo, perché mi è simpatico. E se Abdel avesse il telefono o potessi fargli avere il mio...


A proposito di preti, una sera Zio, Samba ed io stavamo tornando a casa dalla discoteca. Erano circa le due e mezzo di notte e non c'erano più mezzi di trasporto e per colmo della sfiga i taxi erano in sciopero. Perciò non ci rimaneva che tornare a casa a piedi, anche se era abbastanza lontanuccio. Di buon passo ci sarebbe voluta una buona oretta.

Stavamo tornando a piedi, appunto, quando di lontano vediamo due tizi che stanno strattonando e menando un terzo che grida "Aiuto!". Senza neanche pensarci su, partiamo tutti e tre di corsa per soccorrere il poveraccio, chiunque fosse, gridando con quanto fiato avevamo in gola. I due scappano e quando arriviamo vicino al terzo che si sta rialzando in piedi, vediamo che è un prete piuttosto giovane, senza la sottana ma con l'abito scuro e la croce sul bavero. E la faccia da prete.

Zio gli dice: "Che è successo? Che volevano quei due?"

Il prete, ora in piedi, pare ancora un po' scosso, ma dice: "Derubarmi, credo. Probabilmente erano due poveri ragazzi drogati..."

"Ah," fa Zio, "due balordi. Ma che cazzo... oh, scusi don, che cavolo potevano rubare a un prete? Non credo che lei vada in giro a quest'ora con cose di gran valore indosso, no?"

"Ecco," dice il prete, "io credo che fosse un tranello. Poco fa mi ha svegliato una telefonata. Era la voce di un giovane che diceva che la vecchia madre stava morendo e voleva il viatico e l'unzione, e..."

"Che è il viatico e l'unzione?" chiede Samba incuriosito.

Allora io, da ex chierichetto, traduco: "La comunione e l'olio santo."

Il prete continua: "Sì, esatto. Così sono uscito subito e quei due han cercato di derubarmi."

"Dell'ostia e di un po' d'olio?" chiede Zio incredulo.

Di nuovo intervengo io che la so lunga e spiego: "No, l'ostia e l'ampollina dell'olio stanno in due scatolette d'oro, vero, reverendo?"

"Sì, certo, e credo che mirassero proprio a quelli... Era solo una scusa per farmi uscire con quei due oggetti d'oro..."

Io, che ci avevo pensato un po' su, gli dico: "E se invece quei due balordi passavano di qui per caso e la vecchietta stesse davvero morendo? Non crede che sarebbe bene controllare?"

"Beh... sì, forse."

"Senta, noi l'accompagniamo fino alla casa della vecchia, aspettiamo lì sotto e poi l'accompagniamo di nuovo in canonica, così sta più sicuro." dico io.

Allora interviene Zio e dice: "Niki ha ragione. Forse quei due balordi sono ancora in giro e aspettano solo l'occasione per riprovarci, specialmente se sono loro che hanno telefonato. Andiamo, guida lei, don."

Così siamo andati e arrivati all'indirizzo giusto una finestra al secondo piano è accesa e il prete dice che è proprio quella della presunta moribonda. Così suona e va su. Noi l'aspettiamo sotto. Dopo una mezz'oretta torna e ci ringrazia perché forse, senza di noi, lui non sarebbe più andato.

E, mentre lo riaccompagniamo indietro, ci chiede: "Perché l'avete fatto?"

"Perché no!" risponde Zio, poi aggiunge: "Mi dà fastidio chi usa la violenza. Non è giusto. E poi, io non è che ci credo tanto a tutte quelle cose di voi preti, ma se lei ci crede e soprattutto la vecchietta ci credeva... a proposito, è morta?"

"No, non ancora..."

"Beh, meglio. Se appunto ci credeva, per quella era importante che lei arrivasse, no?" conclude Zio.

Il prete ha annuito, po ci chiede: "Ma chi siete voi, ragazzi?"

Una domanda semplice, banale, ma noi non abbiamo risposto.

Allora il prete dice, a mezza voce: "Quasi angeli mandati dal buon Dio..."

Samba ridacchia e dice: "Forse non proprio, padre. Di angeli noi credo che abbiamo proprio poco, se non niente."

"Ma mi avete soccorso, no?"

Allora io dico: "Un po' come il buon samaritano: merda per gli altri, ma è l'unico che si è dato da fare."

"Tu sei cattolico..." dice il prete e non è una domanda ma una specie di costatazione.

"Lo ero, forse. Adesso... boh?"

"Vorrei ringraziarvi, ragazzi, dimostrarvi in qualche modo la mia gratitudine per il vostro gesto e per il tempo che avete speso per me stanotte."

Samba ha di nuovo ridacchiato e ha detto: "Il nostro tempo di solito costa caro... ma non stanotte, non per lei."

E Zio ha aggiunto: "Chissà che Dio, se c'è, non si ricordi di questa notte e ci eviti almeno un pezzetto d'inferno."

"Dio c'è e si ricorda di sicuro di questa notte e non vedo perché parlate d'inferno."

"Perché voi preti li mandereste tutti all'inferno, quelli come noi tre." dico io.

"Non capisco... mi sembrate tre bravi ragazzi e l'avete anche dimostrato..." dice il prete un po' confuso.

Allora Zio sbotta: "Perché? Perché noi tre siamo tre marchette, ecco perché!"

"Marchette?" fa il prete come se non capisse, o forse solo stupito.

"Sì, froci, culattoni e prostituti. Noi tre viviamo vendendo sesso agli uomini, chiaro?"

"Sì, so cosa vuol dire."

"Ecco perché ho parlato di samaritani, prima. Non è così? Noi siamo merda per la società, eppure..." dico io.

"Sì, capisco. Il samaritano è stato portato da Gesù come esempio... Non importa al Signore che fosse un samaritano e non un ebreo osservante, ma solo che ha fatto un'opera buona, come voi. Io non ho nessun diritto di giudicarvi, non tocca a me. E il Signore ha un metro diverso da quello degli uomini."

Allora Samba fa: "Grazie per la predica, padre. Ma il suo Signore dovrebbe avere un chilometro per noi, altro che metro."

Il prete sorride e dice: "Credo che abbia anche molto più di un chilometro, il Signore, per giudicare... Comunque, grazie di cuore. Mi ricorderò di voi durante la santa messa e nelle mie preghiere."

"Beh," dice Zio senza nessun tono di presa per il culo, "se Dio esiste, che almeno senta anche dire una buona parola sul nostro conto, non guasta."

"Sono arrivato..."

"Buona notte, reverendo." dico io ed i miei amici mi fanno eco.

"Buona notte, ragazzi. E che dio vi benedica."

Fine della trasmissione.

Tornando verso casa nostra, per un po' nessuno di noi tre ha parlato.

Poi Samba dice: "Non pareva scandalizzato il prete quando ha capito... solo stupito, forse."

"I preti sono strana gente: la metà sembra che voglia mandare tutti all'inferno e l'altra metà che voglia salvare tutti." dice Zio, poi aggiunge allegro: "Anche i froci hanno un cuore. Sarebbe un bel titolo per un giornale e come sottotitolo, tre marchette salvano un prete e le sue mercanzie da due balordi e mandano una vecchietta dritta in paradiso. Comunque quel prete m'era simpatico: non ha neanche tentato di convertirci, in fondo. E per oggi abbiamo pure fatto la nostra buona azione, che volete di più dalla vita? Ma di' un po', cos'è quella storia che siamo sacristani di merda ma buoni, Niki?"

"Ma no, non sacristani ma samaritani, sa-ma-ri-ta-ni."

"Samaritani? E che cazzo sono?"

"Abitanti della Samaria."

"Ah, ho capito, una specie di Lombardia, ma da qualche altra parte strana... No, non è necessario che me lo spighi, Niki, tanto domani vado a cercarlo sulla mia enciclopedia."

Samba interloquì: "Zio, quel prete ti è simpatico perché era carino, vero? Te lo saresti scopato volentieri, magari. Chissà che effetto fa scopare con un prete?"

"Non dire stronzate, Samba, non ci neppure pensato, giuro. E poi io ci ho scopato con un prete e non c'è nessuna differenza con gli altri, sono uomini normali."

"Ma un prete dovrebbe essere uno che non scopa mai, no?"

"Certo, dicono che dovrebbe, ma tu ci riesci sempre a fare quello che dovresti? Anche un marito non dovrebbe mettere le corna alla moglie, eppure..."

Io ascoltavo divertito quella specie di battibecco fra Zio e Samba.


Stavo uscendo con Jimmi da una sala giochi, quando sento chiamare: "Lamberto!"

Lì per lì non penso che quello è il vero nome di Jimmi, ma lui si volta e mi dice sottovoce: "Cazzo, mio fratello Altiero..."

Allora vedo un ragazzo, d'un paio di anni più vecchio di Jimmi, che viene verso di noi.

"Come stai? Che fai? Dove sei finito?" chiede l'altro appena siamo vicini.

Jimmi gli dice: "Sto bene. Tu?"

"Ti trovo bene, sì... Ma dove abiti, adesso?"

"Con alcuni amici. Ti presento Niki. Questo è mio fratello Thiery."

"Ciao." dico io.

"Ciao. Ma che fai, lavori?"

"Sì, Thiery, lavoro."

"Un buon lavoro?"

"Ottimo." dice Jimmi, poi con aria di sfida, fa: "Faccio marchette e guadagno bene."

Ho visto la faccia del fratello quasi sbiancare, poi dice: "Perché mi prendi in giro?"

"No, non ti prendo in giro proprio per niente."

"Lamberto, la tua vita... è tua. Se tu sei... diverso da me, beh, sono cazzi tuoi. Ma... prostituirsi..."

"Perché, qualcosa da dire? Faccio un lavoro che mi piace, mi diverto e sono pagato per divertirmi. Sono frocio, mi piacciono i maschi, lo sai, per questo me ne sono andato da casa, perché i vecchi non mi capiscono e non mi accettano. E, vedo, neanche tu mi accetti."

"Ma no... è che... io accetto la tua sessualità, certe cose le capisco, ma... fare marchette!"

"Sono adulto e consenziente e lo faccio con adulti e consenzienti. Tu non ti scopazzi una ragazza dopo l'altra? Non è la stessa cosa? Cos'è, solo perché non lo faccio gratis, ti scandalizzi tanto?"

"Ma vendersi così... vendere il proprio corpo... farlo con gente che magari non ti piace, non ti interessa..."

"No, credimi, non ci vado con uno che non mi interessa o non mi piace, proprio come tu con le tue donne. Se poi, dopo esserci divertiti tutti e due, io mi faccio pagare il tempo che gli ho dedicato, il tempo, non il mio corpo, questo è lavoro. Anche tu vendi il tuo tempo al tuo padrone, no? Io faccio un lavoro che mi diverte, tutto qui. E poi mi rompono le palle con questi moralismi da due soldi."

"Mamma vorrebbe avere tue notizie..." disse il fratello cambiando discorso.

"Dagliele tu. Io non ho nessuna voglia di rivederli. Ora ho trovato una vera casa, una vera famiglia. Vedi qui Niki? Mi è fratello più lui di te. Perché lui mi accetta come sono, senza venire a farmi la morale. Io mi vendo, sì, e tu?"

"Io? Non capisco... cosa vuoi dire?"

"Va', Thiery, non pensarci... te l'ho spiegato prima, ma tanto tu non capisci."

"Ma io vorrei capirti."

"Ah sì? Davvero? E per questo tranci subito giudizi? Che tuo fratello sia frocio, tollerante come sei, finché non minaccia il tuo prezioso culetto, ci passi sopra. Ma che viva di sesso... eh no, questo non puoi accettarlo, vero? O forse è solo invidia la tua, perché vorresti vivere anche tu divertendoti, ma non sei capace? Lascia perdere, Altiero, lascia perdere... Andiamo, Niki."

Senza salutare, Jimmi s'è girato e s'è allontanato dal fratello. Quello non ha fatto niente per fermarlo. Io sono andato subito con Jimmi. Anche se cercava di fare la faccia allegra, ho sentito che dentro doveva star male da matti. Camminava più svelto del solito, quasi come se volesse mettere il più in fretta possibile la massima distanza fra sé e il suo vecchio mondo.

Io di tanto in tanto ne spiavo il bel profilo, che sembrava cesellato al bulino, che ora era corrucciato e duro. Avrei voluto abbracciarlo lì, davanti a tutti, per fargli sentire il mio affetto, il mio sostegno.

Pian piano l'ho visto distendersi, assumere di nuovo quella sua aria vagamente scanzonata.

Poi lui, al suo solito, mi ha preso per un braccio e avvicinando la sua testa alla mia, mi ha sussurrato: "Guarda quel bel figo con i jeans bianchi che guarda la palina del tram... guarda che bel pacco provocante ha fra le gambe..." e mi ha ammiccato maliziosamente.

Io ho capito che stava meglio e mi sono sentito sollevato. Continuando il nostro gioco, come altre volte, io gli ho chiesto: "Che cosa gli faresti, tu, a quello?"

"Gli aprirei i calzoni e glieli calerei lì, davanti a tutti. Poi anche le mutande. Mi inginocchierei davanti a lui e glielo prenderei con una mano, poi glielo succhierei fino a farlo gridare dal piacere."

"E perché non lo fai a me, invece?"

"A te lo farei sì, ma in privato."

Tutto era tornato normale.

Jimmi mi desiderava davvero. Un giorno, mentre facevo la doccia e Samba era uscito dal bagno ed era entrato Jimmi, dopo poco mi sento il cazzo duro del mio amico strofinarmi contro il sedere. Io mi allontano appena da lui, ma Jimmi mi piazza una mano sul ventre e una sotto le palle, mi tira verso di sé e mi aderisce da dietro spingendomi il suo palo duro fra le cosce.

"Jimmi, sta' buono!" dico io pensando ad uno scherzo.

Ma lui non mi molla e mi dice ad un orecchio: "Ho voglia di te, Niki... Lasciati andare, dai... per una volta..."

"No, Jimmi, non mi va..." dico io ma, non so perché, non mi muovo, non mi sottraggo anche se la sua presa è, sì, ferma ma non tanto da non riuscire a sfuggirgli.

La sensazione del suo bel cazzo duro dietro, delle sue mani sulla mia pelle, mi accorgo che mi stanno eccitando. Se ne accorge anche lui e mi lecca il lobo di un orecchio.

Io fremo tutto ma protesto ancora: "No, Jimmi, dai!"

"Una sola volta, Niki... una sola volta..." insiste lui.

Mi carezza il cazzo, il ventre il petto e io fremo tutto. Potrei sottrarmi e non lo faccio. L'acqua della doccia mi ruscella sulla pelle come mille carezze sensuali che aggiungono piacere a piacere. Lui mi bacia sul collo e il suo palo fruga fra le mie chiappe, cerca il mio buco. Mi sente fremere e, senza dire una parola, trova il punto giusto e preme e mi scivola dentro pian piano, riempiendomi gradualmente, con una pressione lieve ma costante, senza colpi né strattoni, finché mi è completamente dentro. Allora, sempre carezzandomi per tutto il corpo, inizia lentamente a muoversi avanti e dietro ed io mi sento sciogliere tutto per il piacere.

Ma poi penso che da un momento all'altro potrebbe entrare Giorgio e vedermi così, e questo mi fa male. Mi sfilo quasi di colpo e mi giro. Jimmi è restato lì, fermo, il cazzo ritto, un'aria frustrata sul viso.

Io gli carezzo una guancia con tutta la dolcezza di cui sono capace e gli dico: "Jimmi, sei un bel ragazzo, e ci sai fare, e mi piaci... ma io... io sono innamorato di Giorgio."

Lui assume un'aria confusa e mi dice: "Scusami, non sapevo... non credevo... tu mi piaci tanto, ma non sapevo che sei il ragazzo di Giorgio. Non ci avrei mai provato..."

Gli ho sorriso: "Non sono il ragazzo di Giorgio."

"Ma se hai detto..."

"Ho detto solo che sono innamorato di Giorgio, ma lui non lo è di me. Non abbiamo mai fatto sesso assieme, purtroppo. Lui non vuole. Ma io... io sento che non sarebbe giusto se io e tu... forse proprio perché mi piaci e non sei solo un cliente..."

Jimmi ha annuito (ora gli si stava ammosciando), poi m'ha teso la mano: "Sempre amici?"

"Certo e... mi stava piacendo, comunque, sai?"

"Anche a me, molto. Non ti darò mai più fastidio, te lo prometto."

Chissà, forse sono stato uno sciocco a non accettare la corte di Jimmi. Credo che potrei stare molto bene con lui. Ma nel mio cuore c'è posto solo per Giorgio, ormai.


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