Venne il giorno in cui Osvaldo dovette tornare a Milano. Nessuno dei due amanti aveva voglia di lasciare l'altro.
"Dobbiamo già separarci..." disse Giulio.
"Purtroppo."
"Mi telefoni appena arrivi a casa?"
"Sì, certo. Ci sentiremo spesso. Poi, il prossimo week-end vieni su da me, no?"
"Sì, ma saranno lunghi questi cinque giorni senza vederti."
"Ti penserò giorno e notte."
"Anche io. Il lavoro ci farà sembrare meno lunghe le giornate... spero. Mi sembrerà vuoto il letto, senza te accanto. Mi sembrerà vuota tutta la casa..."
"Comincio subito a cercarti lavoro. Spero di trovartelo presto. Mi piacerebbe lavorare con te, un giorno, a quell'idea delle animazioni fatte al computer."
"Sì, sarà bello. Ci pensi, avere un lavoro tutto nostro, stare assieme davvero giorno e notte."
"Non ti stancherai di me?" chiese Osvaldo.
"È impossibile stancarsi dell'aria che si respira."
"A meno di voler morire asfissiati..."
"Appunto. E io non ho nessuna intenzione di morire asfissiato, stai tranquillo."
"Sì, sto tranquillo. Ma mi mancherai in questi giorni."
"Abbiamo tempo di fumarci una sigaretta prima che parta il treno?"
"Sì."
Giulio accese due sigarette e ne porse una ad Osvaldo.
"Vorrei venir via con te..." mormorò.
"Magari..." rispose il ragazzo.
"E pensare che un mese fa tu eri per me solo un nome..."
"E tu, Giulio, non esistevi neppure, per me."
"È buffa, la vita."
"È bella la vita, Giulio."
"Sì, è molto bella, ora, grazie a te."
"A noi, piuttosto."
"Certo, a noi."
Osvaldo dovette salire in carrozza: stavano già chiudendo le porte. Si affacciò al finestrino del corridoio per un ultimo saluto al suo amante. Quando il treno partì, si salutarono finché furono in vista l'uno dell'altro. Poi Osvaldo rientrò nello scompartimento e sedette.
Ripensò a tutto quanto era accaduto in quel mese... era partito per cercare la sorella misteriosamente scomparsa... ed aveva trovato un amante. E che amante! Se prima ne era innamorato, quei pochi giorni passati assieme lo avevano conquistato completamente.
Arrivato a Milano, Osvaldo andò subito a casa e prima ancora di spogliarsi telefonò a Giulio. Doveva essere accanto al telefono, perché rispose immediatamente. Parlarono a lungo e quando si salutarono nessuno dei due voleva interrompere la comunicazione per primo.
"Metti giù prima tu, Osvaldo."
"No, prima tu..." rispondeva il ragazzo.
Ma infine fu Osvaldo a riagganciare.
Il giorno dopo tornò al lavoro. Doveva recuperare il tempo perso, infatti gli restava solo una puntata di disegni già pronti da pubblicare. Guardò la storia ed impostò subito i nuovi disegni. Oltre ad avere molto da disegnare per recuperare, doveva anche occuparsi della ricerca di un lavoro per Giulio. Decise di disegnare soprattutto il pomeriggio e la sera, in modo di lasciarsi le mattinate libere.
Sulle Pagine Gialle trovò sei pagine di indirizzi di studi pubblicitari. Osvaldo le fotocopiò, ed iniziò a telefonare per sapere quali studi facessero anche computer-grafica ed animazione. Depennava quelli che rispondevano negativamente e chiedeva agli altri se poteva presentarsi per proporre il curriculum e la documentazione per un tecnico di computer-grafica che cercava lavoro a Milano.
Iniziò così a girare, lasciando il curriculum di Giulio e portando a visionare i suoi dischetti dimostrativi. Ogni sera si sentiva con Giulio per dirgli dove era stato, quel che aveva fatto, e parlare un po' con lui.
Le sue giornate erano così molto piene e passavano veloci una dopo l'altra, finché venne il sabato ed andò ad attendere Giulio alla stazione Centrale. Lo vide arrivare. Si abbracciarono stretti, incuranti di qualche sguardo perplesso dei passanti. Quindi Osvaldo lo portò a casa sua.
"È carino, qui da te." disse Giulio entrando.
"Oh, è brutto, rispetto a casa tua. Sarai stanco, vuoi fare una doccia?"
"Dopo. Ora voglio te. Mi sei mancato tanto!"
"Anche tu, amore. Vieni, allora."
Lo guidò sul suo letto e, quasi di fretta, si spogliarono l'un l'altro. Nudi, si stesero, abbracciandosi stretti stretti.
"Osvaldo, ogni giorno che passa sento di amarti di più. Sembra quasi impossibile, perché ogni volta mi sembra di amarti al massimo... eppure è così."
"Più si ama e più si è capaci di amare..." rispose Osvaldo baciandolo.
Fecero l'amore fino a tardi, finché entrambi, momentaneamente appagati, giacquero felici, strettamente abbracciati. Si mormoravano parole tenere, si guardavano con occhi sognanti.
Osvaldo aveva preparato una buona cenetta che consumarono al lume di candela, quindi tornarono a letto, l'uno di nuovo infiammato di desiderio per l'altro.
Il week-end volò via anche troppo veloce. Al piacere delle ore di sogno passate assieme subentrò la malinconia del distacco. Passarono altri sei giorni fino al nuovo week-end ed al nuovo loro incontro. Ormai entrambi vivevano protesi nell'attesa di quei fine settimana da passare assieme. Ma più passava il tempo, più sentivano crescere il bisogno l'uno dell'altro. Non bastavano più le lunghe telefonate serali né i week-end passati assieme.
A metà giugno cominciarono ad arrivare le prime risposte da alcune agenzie. Giulio ed Osvaldo, assieme, valutavano le risposte ed infine scelsero l'offerta più interessante. Giulio si licenziò dalla sua ditta a Firenze. Dopo le ferie avrebbe iniziato il suo nuovo lavoro a Milano. Prima delle ferie si trasferì, traslocando con tutte le sue cose a casa di Osvaldo. Aveva affittato il suo appartamentino a Firenze ad un notaio. Sistemate le sue cose in casa di Osvaldo, partirono assieme per le ferie.
Prima di tutto passarono tre giorni al paese di Osvaldo, così Giulio conobbe i suoi genitori. Letizia aveva scritto una lettera dicendo più o meno quello che le aveva suggerito il fratello e questi ne fu contento. Cercò subito Marco, per fargli conoscere Giulio.
"Marco, questo è Giulio, il mio amante. Ci siamo conosciuti a Firenze, ma ora vive con me a Milano."
"Piacere, Giulio. Sono molto contento di conoscerti."
"Anch'io, Marco. Osvaldo mi ha parlato molto di te."
"Sì? Beh, Osvaldo ed io siamo amici... speciali."
"Sì, lo so. Sei stato il suo primo amante, vero?"
"Sì, ma non sono stato capace di essergli fedele... Ho scoperto che ero più attratto dalle ragazze... purtroppo."
"Io invece ho fatto la scoperta inversa."
Marco lo guardò stupito ed allora Giulio ed Osvaldo gli raccontarono la loro storia.
Marco ascoltò attento, senza interromperli, ed alla fine commentò: "Molte volte mi sono chiesto se, tutto sommato, la mia non sia stata mancanza di coraggio. Io gli volevo molto bene, e stavo molto bene con lui e anche sessualmente mi piaceva. Ma forse ero troppo giovane per... andare contro corrente. Troppo giovane e troppo provinciale. Mi era più facile sposarmi... non è che mi sia sposato solo per conformismo, amavo ed amo mia moglie, e anche sessualmente sto molto bene con lei. Ma se avessi avuto più coraggio... forse starei ancora con te, Osvaldo, e saremmo felici tutti e due. Perciò ora sono davvero contento che tu abbia trovato il tuo uomo, anche perché mi sento meno... colpevole. Spero che siate sempre felici, assieme."
"Tu ti sei sentito colpevole verso di me in tutti questi anni, Marco?" gli chiese Osvaldo stupito.
"Sì, perché so di averti fatto del male, anche se tu mi hai perdonato, e anche se la nostra amicizia è rimasta in piedi bella e forte e vera... Ma tu in fondo continuavi a cercare me nei tuoi partner e non mi trovavi, e li cambiavi uno dopo l'altro."
"È vero. Ma non credevo che tu te ne fossi accorto..."
"Sì, e ci stavo male. Ma ora vedo che finalmente le cose si sono messe bene per te..."
"E se fosse come le altre volte?" chiese provocatorio Osvaldo, ma frattanto strinse una mano di Giulio quasi a rassicurarlo.
"No. Intanto, è il primo che mi fai conoscere. Poi ti conosco troppo bene: mi basta vedere come lo guardi, sentire come ne parli per capire che ne sei veramente e pienamente innamorato."
"È vero, Marco. Spero che tu e Giulio diventiate amici."
"Penso che sarà facile e naturale. Mi piace molto, questo tuo Giulio." rispose Marco sorridente.
Parlarono ancora un po'.
Quando Osvaldo e Giulio furono soli, Osvaldo chiese: "Allora, che ne pensi di Marco?"
"Un caro ragazzo, buono, intelligente ed affascinante. Credo anche io che saremo amici. E poi è evidente che ti vuole davvero molto bene e io, anche solo per questo, gli vorrò bene."
"Mi ha stupito un po', quello che ha detto prima."
"Cosa? Che se avesse avuto più coraggio, sarebbe rimasto con te?"
"Sì, quello."
"Beh, Marco è evidentemente una persona onesta. Sai, nei giorni scorsi mi stavo chiedendo se non sia naturale che almeno l'ottanta per cento della gente potrebbe vivere indifferentemente con un partner del proprio o dell'altro sesso, se non fosse la nostra società e la nostra cultura ad imporci scelte diverse."
"L'ottanta per cento?"
"Sì. Se sono giuste le statistiche che dicono che gli omosessuali puri sono circa il dieci per cento della popolazione e circa altrettanti gli eterosessuali puri, esclusi questi che sono fortemente orientati sia fisicamente che psicologicamente verso un solo sesso, tutti gli altri potrebbero tranquillamente fare l'amore ed innamorarsi indifferentemente sia con uomini che con donne... e perciò alla fine vivrebbero con la persona di cui si innamorano, indipendentemente dal sesso. Ma società, cultura e religione ci condizionano pesantemente..."
"Non te, a quanto pare..."
"Beh, il condizionamento non è mai perfetto, per fortuna. Ma crea un sacco di problemi, comunque."
"Sono stato fortunato ad incontrare proprio te, Giulio."
"Anch'io, Osvaldo, anch'io." rispose Giulio, sorridendogli radioso.
Lasciato il paese, partirono per la loro "luna di miele". Innanzitutto andarono a Genova, dove Giulio volle comprare due anelli uguali per sancire la loro unione. Qui si imbarcarono per una crociera nel Mediterraneo. Avevano chiesto una cabina matrimoniale, incuranti dello sguardo sorpreso dell'impiegata dell'Agenzia Viaggi e, dopo, del personale di bordo che, pensando ad un errore, aveva proposto loro di cambiare con una cabina a due letti, cosa che rifiutarono.
"Hai visto, Giulio, come ti guardano le donne e anche alcuni uomini, qui a bordo?" gli chiese Osvaldo divertito al secondo giorno di viaggio.
"No, ho visto piuttosto come guardano te. Piaci molto."
"Bah, mai quanto te."
"Non ne sarei così sicuro."
"Vedendo certe belle ragazze, non ti penti un po' di esserti messo con me?"
"E tu, Osvaldo, vedendo certi bei ragazzi, non ti penti di esserti messo con me?"
Risero tutti e due.
Verso metà viaggio fecero amicizia con un uomo sulla cinquantina, Francesco, un industriale di milano che faceva la crociera col figlio di ventuno anni e la fidanzata del figlio. L'uomo era separato. Lasciava i due ragazzi molto per conto loro durante la giornata e solo per i pasti si trovavano tutti assieme. L'uomo era molto simpatico e passavano assieme parecchie ore.
Quando la crociera stava per finire, l'uomo disse ai due amanti, in tono lievemente incerto: "Posso permettermi di chiedervi una cosa?"
"Sì, certo." rispose Giulio.
"Voi due siete... amanti, non è vero?"
Dopo un attimo di esitazione, Giulio rispose: "Sì, è vero. Ma perché ce lo chiedi?"
L'uomo sorrise: "Beh... vista l'amicizia che sta nascendo fra noi... e dato che mi siete molto simpatici... per rispondere vorrei raccontarvi la mia storia, se permettete."
"Sì. Certo, Francesco." rispose Osvaldo.
"Avevo sedici anni. Mi innamorai di un uomo ed iniziai con lui una bella relazione. Così bella che decisi di parlarne ai miei genitori. Ma loro, non solo mi costrinsero a lasciarlo, ma mi fecero anche curare da specialisti: psicologi, endocrinologi, eccetera. Mi fecero un vero e proprio lavaggio del cervello e mi convinsero che la mia era solo una sbandata adolescenziale, un qualcosa da curare e da 'guarire'. E mi convinsi di essere realmente 'guarito'.
"A ventuno anni, conobbi mia moglie. Per circa sei anni tutto sembrò andare bene. Le volevo bene, mi piaceva fare l'amore con lei, anche se ora capisco che non ne ero veramente innamorato. Poi, quando avevo ventisette anni e mio figlio Cristiano era appena nato, conobbi Paolo. Era il mio nuovo segretario, nella ditta di papà. Diventammo subito amici, poi ci innamorammo. Lì per lì cercai di lottare contro quello che provavo per lui... una lotta che durò per un anno.
"Ma alla fine cedetti. Allora, per onestà, decisi di parlarne a mia moglie. Lei reagì piuttosto male, ma io non potevo farci nulla, non me la sentivo di ingannarla, ma neppure di rompere col mio Paolo. Volle il divorzio e si portò via Cristiano. Io mi trasferii in un altro alloggio assieme a Paolo. Passammo tredici anni di vera felicità. Vedevo spesso Cristiano, perché passava con noi i week-end e le feste. Paolo e Cristiano si affezionarono l'uno all'altro.
"Tre anni fa Paolo ebbe un incidente d'auto e morì... ed io restai solo. Poi, due anni fa, morì anche mia moglie a causa di una setticemia. Allora Cristiano decise di venire a vivere con me. Questa, in breve, è la mia storia.
"Vedere voi due ed immaginare che foste amanti mi ha fatto ricordare i miei anni felici con Paolo. Per questo mi sono permesso di chiedervi... mi sono permesso di mettere il naso nella vostra vita."
"Sei stato davvero sfortunato, Francesco." disse Osvaldo.
"Beh, non del tutto. Ho vissuto tredici anni felici ed ho Cristiano. Gli avevo promesso come regalo per i suoi ventuno anni questa crociera. Lui ha insistito che venissi anche io, perché sa che in questi giorni è l'anniversario della morte del mio Paolo..."
"Ma tuo figlio sa che Paolo era il tuo amante?"
"Sì, certo, lo sa. Anche lui, come vi ho detto, era molto affezionato a Paolo."
"E... dopo Paolo, non hai mai più avuto nessuno?"
"No, non ancora. Forse un giorno troverò qualcuno, ma..."
"Sei un bell'uomo, sei ancora giovane, sei simpatico, intelligente... troverai certamente qualcuno, prima o poi." gli disse Osvaldo con un sorriso di simpatia.
"Può darsi. Non sarà facile, perché non frequento gli ambienti gay. Mi sono tuffato nel lavoro e tutto il mio tempo libero lo dedico a Cristiano. Voi due sareste i miei primi amici gay... sento il bisogno di avere qualcuno come me con cui aprirmi, capite? Finita la crociera, potremmo restare in contatto, no? Abitiamo tutti a Milano, in fondo..."
"Certo, Francesco, più che volentieri." rispose Giulio.
Osvaldo chiese: "Cristiano sa di noi due?"
"Lo immagina, come l'ho immaginato io. È stato proprio lui a spingermi a fare amicizia con voi due. È un caro ragazzo, il mio Cristiano."
Terminata la crociera, tornarono a Milano.
Giulio iniziò il suo nuovo lavoro. Assieme ad Osvaldo cominciarono a guardarsi intorno per trovare un appartamento un po' più grande. Restarono in contatto con Francesco e la loro amicizia si consolidò. Lo invitarono, assieme al figlio, alla festicciola di inaugurazione del loro nuovo appartamento.
Cristiano si appassionò sia del lavoro di Osvaldo che di Giulio. Così i due gli raccontarono del loro progetto di comprarsi l'attrezzatura per mettersi a lavorare in proprio per fare cartoni animati col computer. Cristiano si fece spiegare bene il loro progetto e se ne entusiasmò. Passarono una bellissima serata.
Tre giorni dopo, una sera, arrivò una telefonata di Francesco.
"Cristiano mi ha detto che avrebbe piacere di avervi a cena qui da noi domani sera. Siete liberi?" chiese.
"Sì, e veniamo molto volentieri."
Durante la cena nella bella casa di Francesco, parlarono del più e del meno. Poi si spostarono nel salotto dove il cameriere filippino servì il caffè.
"Cristiano ha una proposta da farvi." disse allora Francesco.
"Ah sì? E di che si tratta?" chiese Osvaldo incuriosito.
"Ecco, la vostra idea di fare cartoni animati elettronici mi piace moltissimo." disse allora Cristiano, "Io adesso devo finire l'università. Mi piacerebbe molto, dopo laureato, poter lavorare con voi. Allora ho chiesto a papà se è disposto a finanziarvi perché possiate cominciare la vostra nuova attività. In cambio, voi mi cominciate ad insegnare il vostro lavoro così che, quando ho preso la laurea, potete assumermi nella vostra impresa. Ci state?"
I due amanti si guardarono un po' stupiti, poi Osvaldo disse: "La proposta sembra interessante. Senza il vostro aiuto ci metteremmo sicuramente parecchi anni prima di essere in grado di cominciare la nostra attività. Pensavi a fare una società con noi, Francesco?"
"No, pensavo a farvi un prestito, a darvi un finanziamento a tassi più che agevolati. La ditta sarà solo vostra."
"Non potrebbe essere una società con te, o con Cristiano, o con tutti e due?"
"Non volevo che vi sentiste condizionati. Soprattutto perché non è detto che Cristiano diventi un valido collaboratore. Il fatto che gli piaccia non vuol dire automaticamente che ci riesca."
"Non è detto che riusciamo neppure noi..." fece notare Giulio.
"No, voi due avete del talento, del vero talento." disse Cristiano.
Discussero. Alla fine però Francesco accettò la proposta dei due: una società alla pari, in cui Francesco metteva i capitali e Giulio ed Osvaldo la competenza tecnica. I soci sarebbero stati Cristiano, Giulio ed Osvaldo.
Fondarono la società. Francesco dette loro i locali in comodato. Acquistarono tutta l'attrezzatura necessaria, la migliore in commercio ed iniziarono a lavorare. Assunsero la fidanzata di Cristiano come segretaria. Cristiano, oltre a frequentare le lezioni all'università, andava a lavorare con loro tre o quattro ore al giorno in modo di imparare, ed era sempre più entusiasta.
Produssero il loro primo film, che fu subito acquistato da Tele+1 e che ebbe un discreto successo. Misero in lavorazione un secondo cartone animato. Visto che gli affari parevano andare bene, decisero di assumere altri due tecnici.
Parteciparono ad un concorso della Comunità Europea per una serie di film didattici sulla storia, cultura, economia, arte e geografia dei vari paesi europei. Prepararono un programma, ne svilupparono alcuni spezzoni e presentarono tutto a Bruxelles per il concorso.
Arrivò la risposta: avevano vinto il concorso. Allora assunsero altre quattro persone per portare avanti il lavoro entro i tempi previsti. Fra questi c'era anche un ragazzo di ventotto anni, un illustratore di origine francese di nome Philippe. Lavorando assieme Osvaldo pensò che fosse gay. Iniziò quindi a sondarlo discretamente, finché non fu sicuro di non essersi sbagliato. Allora gli disse di loro due ed iniziarono ad invitarlo a casa loro e a poco a poco divennero amici.
Philippe aveva capito di essere gay piuttosto tardi, durante il servizio militare, grazie ad un commilitone. Ma finito il servizio militare non erano rimasti assieme. Aveva poi avuto una relazione con un atleta, quando era andato a lavorare a Parigi come illustratore per una casa editrice di libri per l'infanzia. La loro relazione era durata per tre anni.
Quando aveva venticinque anni aveva conosciuto, sempre a Parigi, un turista italiano di Milano, un medico, così dopo alcuni mesi aveva deciso di trasferirsi a Milano, dove aveva presto trovato lavoro presso la De Agostini. Aveva vissuto col suo amico medico per due anni, finché l'altro lo aveva lasciato, così ora, da un anno, era solo. Era rimasto comunque a Milano perché il suo lavoro gli piaceva e gli piaceva la vita in Italia.
Osvaldo gli chiese: "Ma a te, che tipo piace?"
"Gli uomini maturi."
"Quaranta, cinquantenni?" chiese Giulio.
"Sì, più o meno... Forse più cinquantenni che quarantenni."
"Ma hai un tipo particolare che ti piace?" chiese Osvaldo.
"Non proprio... Un uomo tranquillo, intelligente, affettuoso, vivace mentalmente... Un uomo onesto, soprattutto."
I due amanti non dissero nulla, ma tutti e due avevano avuto la stessa idea. Decisero di far in modo che Francesco e Philippe si incontrassero. Perciò iniziarono ad invitarli sempre tutti e due. Come avevano immaginato, fra i due nacque presto un reciproco interesse e Francesco, quando invitava Osvaldo e Giulio, ora invitava sempre anche Philippe. I due amici osservavano in silenzio lo sviluppo della situazione. I due sembravano avvicinarsi sempre più, ma pareva non accadere nulla.
Allora decisero di parlare, separatamente, con tutti e due. Iniziarono con Philippe.
"Dì' un po', ti piace Francesco?"
"Sì, molto."
"Ma... ti attrae?"
"Moltissimo. È davvero un gran bell'uomo." rispose il francese.
"Perché non glielo dici, allora? Ormai siete abbastanza in confidenza, no?"
"Ma lui non ha mai fatto il primo passo. È sempre molto gentile con me ma... niente di più."
"E perché, se ti interessa, non fai tu il primo passo?"
"Ho paura che pensi... che andrei con lui solo perché è ricco."
"Ma non è mica così, no?"
"Certo che no. È un uomo affascinante, molto dolce... mi piace molto... me ne sto innamorando, ma..."
Quando incontrarono Francesco a quattr'occhi, Giulio gli chiese: "Senti, Francesco, ti piace Philippe?"
"È un ragazzo molto caro."
"Ma... lo desideri, anche?"
"Difficile non desiderarlo."
"Ma allora, perché non glielo dici?"
"Sono sempre stato molto timido in certe cose, in cose d'amore. Anche con Paolo, è stato lui a fare il primo passo con me. Ma Philippe non lo fa... perciò probabilmente da me vuole soltanto amicizia, non una relazione. Non voglio metterlo a disagio."
"Beh, allora a questo punto possiamo dirti che lui si sente molto attratto da te, ma che non fa il primo passo solo perché teme che tu possa pensare che lui miri solo ai tuoi soldi..."
"Davvero? Ma no, ormai lo conosco abbastanza per sapere che non è così..."
"E allora, per una volta, Francesco, prova a fare tu questo benedetto primo passo." suggerì Osvaldo.
"Dio mio... mi sento come uno scolaretto alla sua prima cotta, nonostante la mia età. Non so se riuscirei a dirglielo."
"Scrivigli una lettera, allora." suggerì Giulio.
Non passò un mese che Francesco e Philippe si misero assieme.
"Sono contento, Osvaldo. Spero che quei due stiano bene assieme come stiamo bene noi due."
"Sì, Giulio, me lo auguro anche io. Quando si è felici come sono io con te, si vorrebbe che lo fossero tutti i nostri amici, no?"