Davanti al portone dell'Afrodite Films i due amici erano in attesa. Tutti e due erano un po' nervosi ma cercavano di non darlo a vedere.
"Credi che Letizia si faccia chiamare col suo nome o che l'ha cambiato?" chiese ad un certo punto Giulio.
"Fra colleghi no, credo. Sulla copertina dei film penso di sì, come noi due."
"Beh, per loro tu sei Leo..."
"Io avevo un buon motivo per non dire loro il mio vero nome, lei non credo."
"Sempre che ci sia davvero."
"Mah, le coincidenze sono parecchie. Temo proprio che la troveremo qui... e forse tra poco sul set."
"Già. Dammi una sigaretta, vah!" disse Giulio.
Osvaldo ne accese due assieme e ne porse una all'amico.
"Sono già le 16,36..." disse Giulio sbuffando il fumo.
"Sai quanto sono poco puntuali qui a Roma, no? Aspettiamo ancora un po', poi se mai saliamo a chiedere come mai non si vede ancora nessuno."
"Sì, finiamoci la sigaretta in pace."
Dopo pochi minuti si fermò davanti al loro una Uno nera che suonò due colpetti di clacson. Al volante c'era Stefano. Salirono.
"Ciao, ragazzi. Dice Papa di portarvi a vedere quello che stanno girando."
"Ti fermi anche tu?"
"No no. Mi annoierei, ormai."
"Come faremo per tornare?"
"Vi porterà indietro qualcuno di loro."
"È molto che fai l'attore qui, Stefano?"
"Tre anni."
"Ti piace?"
""Sicuro."
"Com'è scopare sul set davanti a tanta gente?" chiese Giulio.
"Un po' eccitante e un po' noioso. Devi fermarti perché possano riprendere bene, ricominciare, mettere le gambe in modo che si veda tutto... ma ci si abitua presto. Comunque, ne vale la pena, vedrete."
"Siete tutti attori fissi?" chiese Osvaldo.
"Beh... c'è chi dura di più e chi di meno. C'è gente che scompare dopo un solo film e gente che tiene duro come me e come Olga. Olga lo fa da quattro anni, è la veterana."
"Arrivano spesso nuovi, come noi?"
"Mah, più o meno uno al mese. Se ne presentano molti di più, ma Papa ne scarta parecchi perché non sono adatti. O brutti, o troppo complessati... voi siete ben fatti, specialmente tu, Giulio. Se ti fermi puoi avere successo con quel bel faccino pulito. Quanti centimetri hai?"
"Eh?"
"Sì, di cazzo."
"Ah, circa venti."
"Discreto. Io ne ho ventitré. Cesare ventisei, Vito ventuno, per citare quelli che conoscete già. Poi c'è Antonio con ventitré come me. Cesare batte tutti, comunque."
"Antonio? Chi è?"
"Lo conoscerete oggi. È il pornodivo per eccellenza, lui. È arrivato un anno dopo di me. Ha un corpo da mister muscolo e una bella stanga. E fa di tutto, etero, bisex, homo... senza problemi. Ha successo. Fa una parte in quasi tutti i film, lui lavora a tempo pieno. Ha solo dovuto sospendere un paio di mesi l'anno scorso quand'è stato ricoverato in ospedale."
"In ospedale? Come mai?"
"Un'infezione intestinale. Era a Firenze dove vive la sua nonnina, e l'han dovuto portare di corsa all'ospedale..."
Giulio, cercando di dare un tono naturale alla sua voce, allora chiese: "Oltre a noi due, c'è qualcun altro di Firenze, qui?"
"Sì, una ragazza, la ragazza di Antonio. Pensate che si sono conosciuti proprio in ospedale, dove lei faceva l'infermiera. Una bel pezzo di ragazza..."
"Ma... è la ragazza di Antonio, e fa l'attrice porno?" chiese con voce strana Giulio.
"Sì, certo. E è scatenata sul set. Peggio di Marzia. E ci sa fare, è un'attrice nata."
I due restarono in silenzio per un po', poi Osvaldo chiese: "La vedremo girare, ora?"
"Credo proprio di sì."
"Te la sei fatta anche tu, Stefano?"
"In un film no, non ancora. Solo una volta, dieci giorni fa, per il mio compleanno. È venuta a trovarmi e mi ha detto: il mio regalo di compleanno sono io. Un pomeriggio di follie..."
"Ah, ma... Antonio?"
"Lo sapeva, è logico. Fra di noi mica ci si fa le cose alle spalle. È stato davvero un bel regalo di compleanno, credetemi!" disse ridendo Stefano, "Fa dei bocchini meravigliosi."
"Meglio di Cesare?" chiese acido Osvaldo.
"Cesare li fa solo a Vito, fuori dal set. Comunque meglio delle altre. Si sente che lei adora il cazzo, in tutte le salse." rispose ridendo di nuovo Stefano.
"Come si chiama questa... ragazza?" chiese Giulio teso.
"Si chiama Lizzy." rispose Stefano prendendo un telecomando ed azionandolo. Rallentò davanti ad un cancello che si stava aprendo, quindi entrò nel giardino di una villa.
"Lizzy? Sta per Elisabetta?" chiese Osvaldo.
"No, sta per Letizia." rispose tranquillo Stefano fermandosi davanti all'ingresso della villa. Scese dall'auto: "Capolinea, ragazzi. Scendete."
I due amici scesero e si guardarono negli occhi in silenzio. Stefano entrò ed i due lo seguirono.
"Ecco, questa è Rina. Vi porta lei dove stanno girando, vero Rina?"
"Sono questi i due novellini?" chiese la donna chiamata Rina.
"Sì, l'adone è Giulio e il bellino è Leo. Ciao, ragazzi, e divertitevi!" disse Stefano uscendo.
La donna li squadrò: "Benvenuti a bordo, ragazzi. Stanno girando su al primo piano. Seguitemi e non fate rumore. Sedetevi dove vi dico io e restate fermi e non fiatate finché non danno lo stop, chiaro?"
"C'è anche quell'attrice che si chiama Lizzy?"
"Lizzy? Non ancora, arriva più tardi. Ad Antonio s'è rotta l'auto mentre venivano qui, e ha telefonato che ritardano. La conoscete?"
"Ce ne ha parlato Stefano..." disse pronto Osvaldo.
"Ah. Va forte, Lizzy. Un faccino da educanda e una carica da ninfomane. L'ideale per avere successo, anche se ha le tette piccole."
"È una ninfomane?" chiese Giulio teso.
"No, non ho detto che lo è. Dico solo che è una divoratrice di uomini come se fosse una ninfomane." chiarì Rita, poi aggiunse: "Eccoci arrivati. Adesso silenzio, ragazzi."
Li introdusse in un salone ed indicò loro due sedie accanto al muro, dietro ad alcuni riflettori accesi. C'erano due operatori, uno con una macchina da ripresa su rotaie ed un altro con una portatile da spalla. C'erano anche due addetti alle luci ed il regista.
La scena era un angolo di un salotto davanti ad un caminetto spento. Un uomo con un monocolo ed una vestaglia di seta stava leggendo un giornale, seduto in poltrona. Alle sue spalle c'era un giovane cameriere in livrea con un vassoio in mano, su cui erano delle lettere. Dietro la poltrona era accovacciata una ragazza vestita con eleganza, che aveva aperto la patta del cameriere e glielo stava succhiando.
Il regista disse: "Fai la faccia più turbata, Mario. Hai paura che il conte s'accorga che la figlia te lo sta succhiando. No? Godi, ma sei impaurito."
Dopo un po' il cameriere disse: "Sto per venire."
"Stop! Smetti, Laura. Riprendiamo appena Mario s'è calmato. Rita... Rita, portaci da bere. Con 'ste luci fa un caldo... Ah, voi due siete i nuovi?" disse il regista guardando verso Osvaldo e Giulio.
"Sì..." rispose Osvaldo.
"Bene. Guardate pure ma non muovetevi di lì. Cazzo, Mario, possibile che resisti così poco? T'ho detto di farti una sega prima, no?"
"Ma me la son fatta, Marco!" protestò il giovane, "La colpa è di Laura."
Il regista s'avvicinò ai due amici: "Voi sarete sul set di Coppie perverse, vero?"
"Sì, è così." rispose Giulio.
"Qualcuno di voi due ha la parte del ladro?" chiese guardandoli con non celato interesse.
"No, la farà Cesare."
"Ah, dovevo immaginarlo. Comunque uno di voi due è bisex, per caso?" chiese ancora, guardando Osvaldo.
"No, non lo siamo." rispose Giulio.
"Capisco. È un peccato. Dovremmo avere più bisex, lo dico sempre a Papa." commentò il regista allontanandosi.
Giulio guardò con un sorriso storto Osvaldo e gli disse sottovoce: "Quello sperava di portarti a letto."
Osvaldo rispose: "Credo proprio di sì. Comunque non sarebbe il mio tipo."
Giulio ridacchiò, ma si sentiva che era teso. La sua mente era chiaramente fissa sull'imminente incontro con Letizia.
Dopo un po' disse ad Osvaldo: "Non credi che sarebbe meglio aspettarla sul pianerottolo, o addirittura nella hall?"
"Forse, anche se noi ufficialmente siamo qui per guardare e non per incontrarla. Potrebbero trovarlo strano che si esca di qui e si vada ad aspettarla, no?"
Il regista dette il "ciak, si gira" e ricominciarono le riprese.
Osvaldo guardò di sottecchi Giulio. Questi stava guardando uno dei due operatori, con aria assente. Sentirono voci provenire, ovattate, da dietro la porta da cui erano entrati. Una delle due voci pareva di donna. Erano tesi, non riuscivano a capire se fosse la voce di Letizia o meno. Le due voci tacquero. I due amici si guardarono e Giulio fece spallucce, come per dire che neanche lui aveva capito se fosse lei o no. S'aprì la porta. Era Rita che si avvicinò in silenzio al regista e gli sussurrò qualcosa all'orecchio. Il regista annuì e Rita restò accanto a lui, in silenzio.
"Stop! Bene, è arrivata Lizzy e si sta cambiando. Possiamo prepararci per la scena della lettera. Dammi una luce qui, Eugenio, e tu Ricky dammi una luce su quella porta. Tu Flavio ricordati di farmi un primo piano della mano del conte mentre prende la lettera anonima dal vassoio..."
Il regista dette gli ultimi ordini e s'avvicinò alla porta da cui avrebbe dovuto apparire Letizia, l'aprì e si affacciò dall'altra parte: "Lizzy, tesoro, sei pronta? Sei bellissima. Ricordati di bussare, prima di aprire la porta, così Renato ti può inquadrare mentre entri. Bene, ragazzi, pronti... ciak, si gira!" disse il regista sedendo di nuovo al proprio posto.
Si sentì bussare alla porta, che poi si aprì e comparve Letizia. Era vestita con una vertiginosa minigonna, parecchi gioielli falsi addosso, truccata... ma era lei. Giulio si irrigidì e fece per alzarsi, ma Osvaldo lo trattenne.
Letizia guardò verso il conte e la lettera che questi aveva in mano ed entrò nella stanza, andando verso di lui. Fece la sua battuta, il conte rispose mentre Laura chiudeva in fretta la patta del cameriere. Letizia chiese al conte la lettera, ma questi l'aprì e fece un'espressione stupita... e il regista diede lo stop.
"No, no, no! Laura, non dovevi ancora smettere, Lizzy non ha avuto il tempo di rendersi conto che tu stavi facendo un bocchino al cameriere! Dobbiamo rifare questa scena. State più attenti, cavolo!"
Letizia sorrise: "Dai, non incavolarti, adesso. Cerchiamo di rifare in fretta questa scena della lettera, così poi possiamo fare quella in cui lui s'incazza e mi strappa gli abiti ed i gioielli. A me queste scene senza azione m'annoiano da morire, lo sai..."
Letizia si girò per tornare dietro la porta e ricominciare, quando il suo sguardo cadde su suo fratello e su Giulio. Si fermò con un'espressione stupita, restando immobile per un attimo e gli altri, notandolo, girarono lo sguardo nella direzione in cui lei stava guardando.
"Giulio! Osvaldo! Ma che cazzo... che ci fate, qui?" disse con voce squillante ed un tono fra il duro e lo stupito.
Giulio e Osvaldo s'erano alzati in piedi e la guardavano in silenzio.
"Beh, che cazzo siete venuti a fare qui? Volete degnarvi di dirmelo?" chiese di nuovo Letizia, con tono aggressivo.
"Letizia, eri scomparsa senza dire nulla..." disse Giulio.
"Beh? E allora? Sarò ben libera di fare quello che cazzo mi piace, no?"
"Avresti almeno potuto avvertirci, parlarcene..." disse Osvaldo.
"E come diavolo avete fatto a trovarmi? Che cazzo volete, adesso?"
"Ma chi sono questi due? Li conosci?" chiese il regista.
"Sì, tesoro, quello è mio fratello Osvaldo e quell'altro è il mio ex-ragazzo."
"Ex-ragazzo?" chiese Giulio interdetto.
"Ma... sono due attori nuovi..." disse il regista un po' confuso.
"Attori loro? Ah! Se avete bisogno di un finocchio, mio fratello potrebbe anche andar bene. Anzi, Osvaldo, visto che sei qui, perché non vieni a fare un bel bocchino al nostro caro Marco? O forse, Marco, preferiresti il suo bel culetto, vero? Dai, Osvaldo, calati i calzoni, siamo fra amici, qui."
"Piantala, Letizia!" esclamò Giulio.
"Tu dici a me di piantarla? Tu? Ma chi sei, tu, per darmi ordini? Chi cazzo credi di essere, eh?"
"Il tuo ragazzo, il tuo innamorato..." rispose Giulio a bassa voce.
"Il mio innamorato! Bah! Guardatelo, è un imbranato, ma ha un bel corpicino... Non è carino? Spogliati, dai, Giulio, fagli vedere che bel fighetto sei. L'unica cosa discreta che hai, anche se non sai manco usarlo come si deve. Ma lo sapete che lui mi fotte solo a letto, e lui sopra e io sotto? È il maschio più imbranato che abbia mai conosciuto. E pensate che prima di fottermi, mi chiede sempre il permesso..." disse Letizia ridendo e suscitando le risa di tutti.
"Letizia, non potremmo andare a parlare altrove, in privato, con calma?" chiese Giulio, imbarazzato.
"Calma? Me ne hai data pure troppa di calma, tu, stronzo! Non ne potevo proprio più della tua fottutissima calma. Quando scopavamo aspettavo solo che tu venissi per potermi andare a guardare la TV in santa pace. Che noia mortale, eri! Pensate che mi divertivo di più a guardare tribuna politica!"
Tutti risero di nuovo.
"Ma Letizia, non è vero, e tu lo sai. Io ti amo, e per te farei qualsiasi cosa..." disse Giulio accoratamente.
"Ah sì, amore? Allora scopami qui davanti a tutti e fammi vedere quanto mi ami! Dai, tirati fuori l'uccello!"
"Io ho detto che ti amo, Letizia..."
"Ma io ho bisogno di cazzo e non di parole. Anzi, di tanti cazzi. Tu sei solo un fottutissimo borghese, Giulio, tutto così per benino. Pensate che non me l'ha mai schiaffato in bocca né in culo... Evidentemente la mammina gli aveva detto che queste cose non so fanno, vero?"
"Letizia, non potremmo andare a parlare altrove?" insisté Giulio sempre più imbarazzato.
"Ecco, lo sentite? Lui vuole parlare, solo parlare..."
"Letizia, ma io ti desidero anche fisicamente, lo sai..." protestò Giulio.
"Oh, sì, povero caro. Sì, lo so. Per questo ogni tanto ti lasciavo sfogare. Sono di cuore tenero, dopo tutto. Mi facevi pietà, povero stronzetto."
"Smettila, Letizia! Adesso piantala! Cosa ti ha fatto Giulio per trattarlo così?" insorse allora Osvaldo.
"Oh, il fratellino ricchione s'è svegliato! Cos'è, tesoro, ti sei innamorato del bel Giulio? Beh, io te lo regalo, fratellino mio. Scopate e levatevi dalle palle!"
"Non essere stronza, Letizia!" gridò quasi Osvaldo.
"Stronzo sarai tu, finocchietto rompipalle! Sapete, veniva a piangere sulla mia spalla perché il suo amichetto Marco si sposava e lo mollava. Già, non ci pensavo, si chiamava Marco come te..." disse poi rivolta al regista, "Vedi, dopo tutto sei pure fortunato, Osvaldo. Hai perso un Marco ma ne hai trovato un altro. Dai, Osvaldo, calati i calzoni, non badare a noi."
"Smettila, Letizia!" gridò Giulio, "Non hai motivo di offendere così!"
"Oh oh! Il mio ex difende l'Osvalda tutta calda! Che ci sia davvero un amore segreto fra i due?"
"Letizia, per favore..." disse Giulio.
"Sentitelo, che dolce... fa quasi venire la nausea," rispose Letizia, "il bambolotto di plastica!"
"Ma perché ci tratti così? Cosa ti abbiamo fatto?" chiese Giulio, "Eravamo preoccupati per te e siamo venuti a cercarti, mi pare che sia il minimo che potessero fare due persone che ti vogliono bene, no?"
"Sono adulta, maggiorenne e vaccinata! Della mia vita e della mia figa ne faccio quello che voglio, no?" disse isterica la ragazza.
"Volevo solo capire... Che cosa ti mancava con me? Cosa potevo fare per renderti felice? Perché ci insulti così? Perché ti inventi cose così assurde?"
"Non sto inventando nulla, tesoruccio mio! Tu sei di una noia mortale, e lui è un frocio perso. Non mi interessate, nessuno dei due! Toglietevi dalle palle."
"Ma perché..." iniziò Giulio.
Osvaldo lo interruppe: "Sì, Letizia. Va bene. Io sono frocio, e allora? Ma almeno io rispetto i sentimenti della gente. Almeno io non mi diverto a ferire la gente, a spalar merda come stai facendo tu. Io vivo la mia sessualità a modo mio, ma onestamente. Io cerco e offro amore, almeno, e non solo fottute a pagamento!"
"Oh, sentitelo! Cos'è che chiami amore, fratellino, il tuo culo o il tuo cazzo? Sono le uniche cose che ti piace offrire e cercare, no? Hai già assaggiato quello di Giulio? Te lo sconsiglio, fratellino, è di una noia mortale. Però, se ti piace fottere con lui... come cazzo, però, ti consiglio quello di Antonio, che ce l'ha grosso e lungo il doppio di quello di Giulio. Magari posso anche convincere Antonio a darti una ripassatina al culo... per me forse lo farebbe anche."
"Sei solo una puttana!" disse Osvaldo fremente.
"Sì, fratellino mio, anzi... sorellina. E me ne vanto!"
"Letizia, non è possibile... non eri così..." disse Giulio sconvolto.
"No amore? Ma che cazzo ne sai tu di me? Eh, che ne sai? Ma cosa hai mai capito tu? Se non ero io a portarti a letto, tu non ci avresti nemmeno provato."
"Perché ti rispetto, Letizia. Perché non salto addosso alla prima ragazza che conosco. Perché per me tu sei una persona, prima che una femmina."
"Appassionante!" esclamò Laura ridendo.
Anche Letizia rise e disse: "Appunto. Io invece sono prima di tutto una femmina, stronzo!"
"Sì, certo, sei solo una figa circondata da un corpo, tu!" disse sarcastico Osvaldo.
"Certo, sorellina! E tu purtroppo non hai neppure quella."
"Ma va a fa'n culo!" rispose Osvaldo.
"Certo, Osvalda, ma mai quanto te!"
"Piantatela!" gridò Giulio. "Io non sono venuto qui per parlare di fighe e di culi! Letizia, non è possibile che un anno di vicinanza e di amore non significhino più niente per te... Non possiamo buttar via così quello che abbiamo vissuto assieme. Vieni via di qui e parliamo con calma, da persone civili. Non ti chiedo niente altro. La tua vita è tua, certo, e le tue scelte... io le rispetto. Ma vorrei solo capirle, farmene una ragione. Ma non qui, non ora..."
"Ma va a fa'n culo tu pure, Giulio! Non ti voglio più vedere, è chiaro? Tu per me sei solo un incidente del passato."
"Io ti desidero, Letizia, io ti..."
"E allora fatti una sega, Giulio. O fattelo succhiare da Osvaldo, così almeno siete contenti in due. Ma adesso toglietevi dai coglioni. Via, andate via!" disse Letizia, poi si rivolse ad Antonio che era entrato nel frattempo, "Mandali fuori, non li voglio vedere più."
"Sì, cara, me ne occupo io." disse Antonio avvicinandosi a Giulio e prendendolo per un braccio.
Allora Osvaldo gli sferrò una ginocchiata fra le gambe ed Antonio lasciò la presa su Giulio e con una smorfia di dolore si piegò in due.
"Mettiteli in culo i tuoi ventitré centimetri ci cazzo, stronzo!" gridò Osvaldo rosso in viso e preso Giulio per un braccio gli disse, "Andiamo!"
"Ma io..." protestò debolmente l'amico.
"Andiamo, andiamo via da questo letamaio!"
"Andate, piccioncini!" gridò loro dietro Letizia mentre uscivano.
Poi, mentre scendevano in fretta le scale udirono la voce di Antonio: "Dov'è? Dov'è, che lo ammazzo!"
Arrivati a pianterreno furono raggiunti da Rita: "Ma... ora, dove andate?"
"A fa'n culo!" rispose scuro Osvaldo uscendo sul giardino ed avviandosi verso il cancello.
"È chiuso!" gridò loro dietro Rita.
Osvaldo si voltò: "E allora aprilo, stronza!"
La donna rientrò e premette il pulsante di apertura del cancello, quindi si precipitò a telefonare a Papa.
I due amici uscirono sulla strada.
"Dove cazzo troviamo un taxi, adesso?" disse Osvaldo arrabbiato.
"Siamo isolati, qui. Possiamo provare a fare l'autostop..." rispose Giulio, pallido e teso.
Passarono una decina di automobili, prima che se ne fermasse una. Chiesero di essere portati fino ad una cabina telefonica o ad una stazione di taxi. L'automobilista li fece salire e li portò fino alla periferia di Roma. Entrati in un bar Osvaldo telefonò per un taxi e lo aspettarono fuori del bar.
I due non avevano scambiato una sola parola, distrutti, chiusi ognuno nei propri foschi pensieri.
Arrivò il taxi e si fecero portare fino all'hotel Boston. Fecero per salire in camera, quando il receptionist disse loro: "C'è un messaggio del dottor Papa. Dice di chiamarlo immediatamente."
"Va bene, grazie." rispose Osvaldo e salirono.
Entrati in camera Osvaldo chiese: "Che facciamo, ora, Giulio?"
"Torniamo a Firenze. Subito. Qui non abbiamo più niente da fare."
"D'accordo. Io, Papa, non lo chiamo."
"Certo."
Prepararono le valigie, scesero, fecero il check out e chiesero al receptionist di chiamare un taxi. Arrivata l'auto, si fecero portare a stazione Termini. Acquistarono i biglietti per Firenze. Il primo treno sarebbe partito alle 19,45 ed arrivato a Firenze alle 21,24. Mancavano solo dodici minuti alla partenza.
Non trovarono uno scompartimento vuoto, così alla fine sedettero in uno in cui già c'erano due uomini. Nessuno dei due amici parlò, per parecchio tempo.
Poi Osvaldo chiese a Giulio: "Come ti senti?"
"Scusa, per il momento non mi va di parlarne. A Firenze, ti fermi da me o vai a casa di lei?"
"Come vuoi tu... ma da lei non vado, piuttosto vado in albergo."
"Allora fermati da me."
"D'accordo, ma..."
"Ma?"
"Anche dopo quello che... che ora sai?"
Giulio lo guardò dritto negli occhi: "Io so solo che tu sei il mio amico, lo stesso amico di prima!"
"Grazie."
Tacquero di nuovo, fino all'arrivo a Firenze.