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una storia originale di Andrej Koymasky


pin LA RICERCA CAPITOLO 7

Visitarono Roma. Giulio, per fortuna di Osvaldo, non tornò più sul discorso delle ragazze dell'amico. Osvaldo aveva portato con sé l'album e di tanto in tanto disegnava qualche tipo interessante che vedeva in giro, sotto lo sguardo attento ed ammirato dell'amico. Questi lo portava a mangiare in posti che conosceva e tornavano in albergo solo dopo cena. Si mettevano a letto e guardavano per un po' la TV prima di addormentarsi, ma di fatto finivano per chiacchierare.

Osvaldo si eccitava ancora spesso, nel veder l'altro spogliarsi e nel sentirlo vicino nel letto sapendo che era seminudo. Ma era sempre riuscito ad evitare che l'amico se ne accorgesse e gli sembrava che gli capitasse con meno frequenza.

"È bello chiacchierare un po' prima di addormentarsi." notò Giulio.

"Sì, è vero, è proprio piacevole."

"Quand'ero ragazzo invidiavo i miei compagni che dormivano nella stessa stanza con i fratelli e, quello che è buffo, loro invidiavano me che avevo la camera da solo. Sarà che l'erba del vicino è sempre più verde..."

"Io e Letizia dormivamo in camere diverse. Ma si parlava parecchio durante il giorno. E anche delle nostre prime esperienze sessuali. Per questo mi pare strano che se anche avesse davvero deciso di fare film porno non me ne abbia mai parlato."

"Beh, forse è un po' diverso. Forse aveva paura del tuo giudizio, no?"

"Mi sembra strano ugualmente. Mi conosce abbastanza per sapere che non l'avrei giudicata. Beh, certo, le avrei detto di pensarci bene... Non mi avrebbe fatto piacere, certo... Comunque..."

"A volte ci sono certe cose di cui non si ha il coraggio di parlare neppure all'amico più caro."

"Sì, è così. Forse è uno sbaglio. Però è vero." disse Osvaldo pensando che lui non avrebbe ancora avuto il coraggio di dire a Giulio che lui era gay.

Giulio ad un certo punto disse: "Mi è mancato molto un fratello, quand'ero adolescente. Più che non una sorella. Un fratello maggiore o di poco più piccolo di me. Uno con cui poter parlare liberamente, con cui confrontarmi. Uno come te, per esempio."

"Sì. Io avevo trovato un amico che era più che un fratello, per me. Siamo ancora amici. Si chiama Marco. Lui sta ancora al paese ma quando ci si vede c'è sempre l'antico affiatamento, immutato."

"Io non ho più nessun amico d'infanzia. Amico vero, voglio dire. E anche gli amici che ora ho a Firenze, sono cari amici, sì, ma... non proprio intimi. Nessuno per cui farei... qualsiasi cosa."

"è molto difficile avere un vero amico. Io sono stato fortunato ad avere Marco, ed è l'unico. A lui potrei anche confessare di aver ucciso un uomo, o di fare l'attore porno, senza paura che mi giri le spalle."

"È molto bello, ti invidio."

"Ma forse un giorno anche tu troverai un amico così... te lo auguro."

"Lo spero. Chissà che non diventi tu quell'amico?"

"Può darsi. Mi piacerebbe. Ma ci vuole tempo per diventare amici in quel modo."

"Mi pare che siamo sulla buona strada, però."

"Può darsi, Giulio. Ma io... non mi sono ancora aperto completamente con te."

"È logico. Ci vuole tempo, l'hai detto tu prima."

"Sì, ci vuole tempo... e coraggio."

"Sì, certo, anche coraggio."

Tacquero, immerso ciascuno nei propri pensieri.

"Io comunque aspetto." disse Giulio dopo un po'.

"Che cosa?"

"Che troviamo il tempo e il coraggio, tutti e due."

"Ottimo." rispose Osvaldo sorridendo.

Osvaldo aveva una gran voglia di allungare una mano, cercare la mano dell'amico, stringerla e dirgli tutto di sé. Ma non si sentiva ancora pronto. Anzi, almeno per ora, più si sentiva vicino a Giulio più aveva timore di perderlo e meno si sentiva pronto a rischiare. E poi, ne era sempre più innamorato. Avesse potuto parlarne con Marco, chiedergli consiglio...

Chissà che cosa pensava Giulio dei gay? Come li giudicava? Sembrava un ragazzo molto aperto, senza pregiudizi... Ma Osvaldo sapeva anche troppo bene quanto l'atteggiamento della gente cambia appena si affronta l'argomento dell'omosessualità.

"A che cosa pensi?" gli chiese Giulio.

Osvaldo si stupì che non gli avesse chiesto se dormiva... "Ai pregiudizi della gente."

"Chissà quanti ne abbiamo anche noi, di pregiudizi. Di solito ci scandalizziamo per i pregiudizi degli altri e non ci accorgiamo neanche dei nostri."

"Sì, è vero." rispose Osvaldo.

"Io ho sempre cercato di non avere pregiudizi, di essere di mente aperta, eppure è una lotta continua con me stesso."

"È già bello che sia così. Bisogna sempre cercare di essere onesti, soprattutto con se stessi, se no non si può essere onesti con gli altri."

"La tentazione di viaggiare per schemi precostituiti è sempre grande. Per pigrizia, per vigliaccheria. Non avere schemi vuol dire saper rimettersi in crisi continuamente, e questo è scomodo. Ma è l'unico modo per essere... veramente uomini."

"Che fatica essere uomini, diceva una vecchia canzone, no?"

"Sì, certo. Ma che bellezza esserlo! Vedi, in fondo il bello di essere in coppia è proprio che ci si aiuta a vicenda ad essere più umani. È quello che ho sempre sognato, con Letizia. Non con le altre prima, ma con lei sì. E nonostante tutto non smetto di sperare che sia ancora possibile, anche se la trovassimo là."

"Ti fa male pensare che possa veramente essere là?"

"Sì, non lo nego. Mi chiedo che cosa possa averla spinta ad un passo simile, se è vero che l'ha fatto. Vorrei davvero capirlo. Perciò non mi azzardo a giudicarla. Però, certo, spero che non la troviamo là... anche se questo può voler dire ricominciare tutto da capo. Come cercare un ago in un pagliaio."

La voce di Giulio era triste, accorata.

"Viviamo in un mondo strano, in un momento strano. Guarda tu tangentopoli e la Lega Nord e tutto il resto. Pare che tutto vada a rovescio." disse Osvaldo in un tentativo di dirottare i pensieri di Giulio.

"Sì. E la gente si chiede perché succede tutto questo, e la guerra in Bosnia, e... Ma la causa è semplicissima e una sola. Mancanza di amore. Se si amasse non ci sarebbero né guerre, né corruzione, né separatismi. L'amore è il vero motore della vita, è l'unica forza, l'unico valore. I cristiani hanno ragione a definire dio come amore. Anche se a volte non sanno amare. L'amore è veramente tutto. Ognuno di noi dovrebbe spendere tutte le proprie energie solo per amare... Ti sembro uno stupido idealista?"

"No, Giulio. Mi sembri una delle poche persone sagge a questo mondo, purtroppo."

"Purtroppo..." fece eco Giulio e tacque.

Osvaldo si sentì innamorato più che mai di quel giovanotto, che era davvero molto più bello dentro che fuori, il che era tutto dire! 'Possibile che esistano persone così splendide, in questo mondo?' pensò Osvaldo, 'persone così meravigliose, eppure reali? E Letizia che ha stracciato la sua foto! Viviamo davvero in un mondo assurdo...' pensò addormentandosi.

Erano a Roma da cinque giorni che avevano trascorso cercando di distrarsi e riuscendoci solo a metà quando la sera, rientrando in albergo, trovarono un messaggio per Leopoldo Morassi: diceva di telefonare la mattina seguente all'Afrodite film, 3074-8222, fra le 9 e le 12.

I due amici, eccitatissimi, salirono in camera.

"Hanno risposto!" disse Osvaldo.

"Sì... dio mio, non so neanche io, a questo punto, se sperare che Letizia sia là o no."

"Una cosa per volta. Domattina alle 9 telefoneremo. Ci daranno un appuntamento, immagino. Andremo là e vedremo che cosa succede."

"Sì. Certo. Sai, di colpo quasi non mi preoccupa più dover eventualmente fare uno di quei film... E... spero che troveremo Letizia, che le potremo parlare... che potremo capire... aiutarla, se ne ha bisogno e se lo vuole..."

"Faremo del nostro meglio, Giulio. E che dio ci assista. Magari Letizia s'incazzerà lì per lì a vederci."

"O magari capirà quanto è importante per noi. Anche il fatto che ci siamo tutti e due, il suo ragazzo e suo fratello, l'aiuterà a capire... e ad aprirsi o con te o con me o con tutti e due."

"Beh, vedremo. E speriamo."

"Dobbiamo fare una buona impressione, quando ci vedranno, mostrarci disinvolti."

"Sempre che i nostri centimetri gli bastino..." disse ridendo un po' storto Osvaldo.

"Già. È la prima volta che mi sentirò giudicare... col centimetro. Dovremo farcelo venire duro davanti a loro, pensi?"

"Probabilmente sapranno giudicare a occhio. L'importante è che ci venga duro sul set, se ci dovremo arrivare."

"Certo che è buffa l'idea che per cercare Letizia dovremo usare il cazzo." disse Giulio cercando di fare dello spirito. Poi aggiunse serio: "Non abbiamo neanche avuto il coraggio di farci vedere nudi l'uno dall'altro... che disinvolti attori porno siamo, vero?"

"Beh... credo che non cambi molto. Fra noi non è la stessa cosa che su un set..."

"Tanto vale, comunque, che cominciamo ad allenarci. Dovevamo farlo fin dal primo giorno." disse Giulio cominciando a spogliarsi.

Osvaldo esitò. Temeva di eccitarsi. Poi iniziò anche lui a spogliarsi, senza però guardare l'amico. Con sollievo, riuscì a togliersi di dosso tutto senza che accadesse nulla.

S'era appena sfilato le mutande, che sentì Giulio dire: "Ecco fatto." Allora lo guardò.

Anche Giulio lo guardò, poi disse: "Forse è più semplice farlo che dirlo. Speriamo che sia altrettanto facile domani, o quando dovremo farlo."

"Probabilmente è solo questione di abitudine." disse Osvaldo.

"Sì, è certamente così. In fondo in palestra, nelle docce, ci si spoglia nudi, no?"

"Fai palestra, tu?"

"Poco. Ma un po' sì. E tu?"

"Anch'io di rado."

Osvaldo era stupito, ma sollevato, che non gli venisse un'erezione. Neanche ora che guardava per la prima volta la completa nudità del giovane uomo di cui era innamorato. Anche il membro di Giulio era bello, degno di tutto il resto.

Giulio disse: "Visto che sono nudo, vado a farmi una doccia." ed andò in bagno.

Osvaldo sedette sul bordo del letto. Quando Giulio uscì, andò lui. Tornò che l'amico era già nel letto. S'infilò senza incidenti sotto le lenzuola, dalla sua parte.

"Quant'è che non fai più l'amore?" gli chiese Giulio.

"È poco. Una settimana."

"Ah, birichino! A Firenze, perciò! Hai fatto colpo su una delle infermiere?"

"No. Un incontro casuale."

"Un vero Casanova! Io invece è circa un mese... pochi giorni prima che Letizia se ne andasse. Con lei."

"Ti manca?"

"Beh, certo. Si faceva l'amore due o tre volte la settimana. Poi di colpo più niente... Non che sia essenziale, ma... Ho passato periodi anche più lunghi senza sesso. Però mi manca, è vero."

"Ti... masturbi, tu?" gli chiese Osvaldo.

"Di rado. Ma qualche volta sì. Quando la tensione diventa troppo forte, la solitudine troppo lunga e dura..."

"Io se non ho qualcuno, piuttosto spesso, invece. Raramente resisto più di una settimana."

"Beh, c'è chi per natura è più caldo e chi è più calmo. Non credo che esista una regola, in queste cose."

"No, certo. Comunque è molto più bello in due che da soli, no?"

"Logico. Da soli è soltanto uno sfogo. In due invece è darsi uno all'altra."

"Anche in un'avventura?"

"Può esserlo anche in un'avventura, penso. Tu, a Firenze, hai solo preso o anche dato? Voglio dire, volevi solo sfogarti o fare davvero l'amore?"

"No, certo, non era solo uno sfogo."

"Appunto. Io ho avuto poche avventure, ma ogni volta era un cercare un rapporto umano, un cercare di comunicare, anche se solo per il breve arco di un'avventura. Un cercare il piacere dandolo e non solo per me stesso."

"Sì, dovrebbe essere sempre così, penso. Credo che proprio questo ci distingua dagli animali, no?"

"Proprio così. Per questo a me, nel rapporto sessuale piacciono i lunghi preliminari e continuare a carezzarci e baciarci anche dopo."

"Cavolo, Giulio, proprio come a me. Se no è solo una scopata e basta."

"Sì, un po' come masturbarsi usando il corpo di una donna invece della propria mano..." disse Giulio, poi aggiunse: "Queste sono le cose che dovrebbero spiegare in un corso di educazione sessuale, a scuola. Non dove sono le ovaie o com'è fatto un corpo cavernoso... cioè, magari anche quello, però se si limitano solo a quello, è istruzione genitale, non educazione sessuale. E poi, soprattutto, dovrebbe essere educazione all'amore. Ad amare si impara... Amando, è vero, ma anche parlandone."

"Domattina, comunque, telefoniamo là..." disse Osvaldo sistemandosi meglio sotto le lenzuola.

"Sì. Spegniamo? Sarà meglio dormire, ora."

"Certo. Buona notte, Giulio."

La mattina seguente alle sette Osvaldo era già sveglio. Guardò Giulio ancora addormentato. Si chiese se svegliarlo subito o se lasciarlo dormire ancora per un po'. Pensò che gli sarebbe piaciuto svegliarlo coprendolo di baci... e si eccitò. Allora scese da letto, andò a farsi la barba e si vestì. Quindi svegliò l'amico scuotendolo lievemente e chiamandolo.

Giulio aprì gli occhi e gli sorrise: "Sei già vestito, tu. Che or'è?"

"Le sette e trenta."

"È molto che sei in piedi?"

"Solo mezz'ora."

"Ora m'alzo anch'io." disse Giulio e scese da letto.

Con un senso di piacere Osvaldo vide che il membro dell'amico era eretto. Giulio notò lo sguardo di Osvaldo e, abbozzando un sorriso, disse: "Stamattina s'è svegliato pure lui..." ed andò tranquillo in bagno.

'Se immaginasse l'effetto che mi fa, sarebbe meno disinvolto', pensò Osvaldo. Però era contento di averlo visto in stato di eccitazione. Quando Giulio tornò nella stanza, l'amico stava guardando fuori dalla finestra.

"È tornato giù..." disse Giulio.

Osvaldo si girò a guardarlo: "Ti sei masturbato?" chiese sperando di non tradire la sua emozione.

"No, non è stato necessario, è tornato giù da solo." rispose Giulio tranquillo cominciando a vestirsi.

'Però è bello poterne parlare così' pensò Osvaldo provando un grato senso di calore. 'Sarebbe ancora più bello poterlo carezzare, baciare...' pensò subito dopo. 'Il frutto proibito diventa ancor più desiderabile?' si chiese. 'No, non può essere più desiderabile di così...' si rispose.

"A che stai pensando?" gli chiese Giulio allacciandosi la cintura.

"Che sei molto ben fatto." rispose Osvaldo.

"Speriamo che la pensino così anche loro." commentò Giulio con un sorriso, "Ma andiamo a fare colazione, ora. Poi alle nove li chiamiamo."

Scesero al bar e mangiarono, controllando spesso l'orologio. Avevano tutti e due il batticuore e di tanto in tanto si guardavano facendo un sorriso, forse più per cercare di essere rassicurati che per rassicurare l'altro.

Finalmente vennero le nove. Chiesero la linea esterna al receptionist ed entrarono assieme nella cabina.

"Li chiami tu, no?" disse Giulio.

"Sì..."

Osvaldo compose il numero: "Libero... Sì, pronto? Io sono leopoldo Morassi e avete lasciato in albergo un... sì, sono io... c'è anche lui, sì... sì, certo che l'avevamo capito, e ci interessa... no, mai, solo così fra amici, video casalinghi... certo... siamo liberi, sì... no, lui è in ferie e io l'ho accompagnato... no, scapoli tutti e due... certo... certo... capisco... sì, va bene... Aspetti che me lo scrivo... dica... sì, ho capito... certo... Arrivederla e grazie. Buongiorno." e posò il telefono. Mostrò il biglietto a Giulio: "Ci aspettano qui oggi pomeriggio alle 16, tutti e due."

"Tutto liscio, no?"

"Sì. Voleva sapere se eravamo disposti anche a fare scene di sesso per il film e se avevamo già fatto film prima. Ho inventato quella storia dei video con gli amici per non sembrare troppo sprovveduti. Dice che ci devono fare un'intervista, eventualmente un provino e che dopo si parlerà dei termini anche economici. Tra sette ore, Giulio..."

"Nervoso, vero?"

"Sì, piuttosto."

"Anch'io. Ma al telefono non avevi l'aria nervosa, parevi sicuro di te."

"Probabilmente anche là riusciremo a non sembrare nervosi... chi sa... Sai dov'è questo indirizzo, Giulio?"

"No, non ne ho idea. Non t'han detto come ci si arriva?"

"No, e non ho pensato a chiederlo. Ma ce lo possiamo far spiegare qui alla reception."

L'impiegato fece vedere loro su una cartina dove fosse. Decisero che ci sarebbero andati in taxi.

"Che facciamo in queste ore, Leo?" chiese Giulio.

"Mah... continuiamo un po' a fare i turisti?"

"Sì. Visto che il tempo è bello potremmo andare a fare un bel giro nei Fori Imperiali che abbiamo appena intravisto dall'esterno. Ti va di camminare?"

"Certo."

"Se ci prendono, ci faranno cominciare subito?"

"Non ne ho idea, Leo... Mi fa ancora uno strano effetto chiamarti Leo, anche se è da una settimana, ormai."

"Ma ti comincia a venire spontaneo?"

"Più o meno."

"Mi raccomando di non sbagliarti."

"Spero. Io non ho mai scopato davanti ad altri..."

"Neanche io. Sarà un'esperienza nuova. Sempre che ci riusciamo. E se non ci riusciremo ci licenzieranno... L'importante e che facciamo in tempo a vedere se Letizia è lì o no. Chissà quanti altri attori ed attrici ci saranno? Non moltissimi, credo."

"Tu avevi visto un paio di quei film, no?"

"Sì, ci saranno stati circa otto attori in ognuno... non di più, mi pare. Quindi, se prendono noi due, ci saranno forse altri due maschi e quattro femmine, o anche meno. Se c'è Letizia dovremmo vederla. A meno che lei giri in un altro film... non ne ho idea."

"Tu cosa speri, di trovarla lì, o no."

"Più o meno come te, Giulio. Spero di trovarla, almeno non si deve ricominciare a cercarla. Spero di non trovarla, perché mi dispiacerebbe che avesse fatto una scelta di questo genere. Più ci penso e meno riesco a capire perché Letizia possa aver fatto una scelta così... Ma dopo tutto ci si conosce così poco, se stessi voglio dire, che sarebbe una bella pretesa pensare di capire veramente un altro."

"Eppure dobbiamo cercare di capirci, noi stessi e l'un l'altro. E per capire dobbiamo essere capaci di ascoltare."

"Sì, sempre che l'altro abbia la voglia, o la capacità o la forza di parlare..." rispose Osvaldo pensando alla sua incapacità di dirgli della propria omosessualità.

Ripensò a quella mattina, quando aveva visto Giulio con la sua bella erezione ed alla semplicità con cui questi s'era lasciato guardare... e sognò che quell'eccitazione fosse stata per lui, avesse atteso lui... Gli sarebbe piaciuto aver potuto occuparsene lui. Essere lui l'amante di Giulio, invece della sorella... Fantasie, purtroppo, solo fantasie. Avrebbe forse dovuto coltivare la sua amicizia con Leo, che s'era dimostrato un ragazzo notevole, sia come amico che come amante. Ma per Leo provava solo una forte simpatia, non ne era innamorato come invece si sentiva con Giulio.

Lo guardava, ora, immerso in chissà quali pensieri. E questa volta fu lui a chiedergli: "A che stai pensando?, Giulio?"

"Eh? Ah, stavo pensando a me e Letizia. Ai bei mesi passati assieme. Non perfetti, certo... c'erano a volte delle lievi tensioni... degli aggiustamenti necessari. Certo, se Letizia avesse accettato di vivere assieme sarebbe forse stato tutto più facile. Solo vivendo assieme una coppia è costretta ad affrontare i problemi di adattamento reciproco. I piccoli problemi quotidiani come il bucato da fare o le cose da comprare o a cui rinunciare, e le diverse abitudini, le piccole manie personali... ed i problemi di fondo, come il rapporto con gli amici o con le famiglie d'origine, o col lavoro. Finché si vive separati, anche vedendosi spesso, non si è mai veramente una coppia e tutti questi problemi restano irrisolti. Ecco, fra Letizia e me c'erano questi problemi irrisolti."

"Sì, anche secondo me due che si amano dovrebbero fare del tutto per andare a vivere assieme il più presto possibile. Io non credo che resisterei a lungo a vivere separato dalla persona che amo. Ti ammiro per aver tenuto duro per un anno."

"Quando si ama si è capaci anche di sacrifici."

"Tu comunque l'avresti sposata, no?"

"Certo. Perché mi sento sicuro di me stesso, del mio sentimento per lei. Vedi, non è il matrimonio in sé, ma il fatto di esporsi, di compromettersi, di affermare pubblicamente: io voglio vivere con lei. Che sia matrimonio civile o religioso o solo invitare tutti gli amici e parenti e dirglielo... questo è secondario. Un rito vale l'altro. Ma è diverso stare semplicemente assieme o affermarlo pubblicamente. E comunque lei non voleva ancora neanche semplicemente vivere assieme."

"A volte due persone possono vivere assieme ma non poterlo dichiarare, rendere pubblico... per i motivi più diversi..."

"Sì... capisco. Magari quando uno dei due è già sposato e non può ancora divorziare. Certo. Ma già la convivenza di fatto è, in qualche modo, quasi un rendere pubblica una scelta fatta. Poi, vedi, quando si vive assieme anche il modo di far sesso cambia, secondo me. Lo si fa più liberamente, non ad... orario, capisci? Abbiamo poco tempo da passare assieme perciò adesso andiamo di là e facciamo l'amore... Va bene, ma è una specie di ripiego. Quando si vive assieme, che so, si fa il bagno assieme, si gira per casa seminudi... c'è tutta un'altra intimità, si è sempre meno estranei."

"È vero. Ma tu le dicevi queste cose a Letizia?"

"Certo."

"E lei?"

"Sorrideva e mi diceva di non aver fretta e che comunque la convivenza non sono solo rose e fiori, ma anche routine, stanchezza."

"Può darsi. Ma se routine vuol dire solo sicurezza, ben venga. D'altronde può diventare routine e stanchezza anche un rapporto in cui ognuno sta a casa sua. Anzi, lo diventa anche prima, secondo me. Ha una strana visione del rapporto di coppia, mia sorella... Strana davvero."


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