La mia seconda e ultima tappa in Spagna la feci a Valencia. Qui il pittore Pedro Garcia mi trovò in affitto una casetta in riva la mare, graziosa e a un prezzo veramente ridicolo. Pedro mi aiutò anche a trovare due modelli, ma anche se erano due ragazzi ben fatti, non è che li trovassi particolarmente interessanti. Pedro aveva un figlio di ventiquattro anni, piuttosto bello, e convinsi anche lui a farmi da modello. Ma la mia impressione era che nessuno dei tre avrebbe fatto altro con me che posare... Io invece ormai volevo anche almeno un modello-amante.
Il terzo giorno, mentre stavo seduto al porto e facevo degli schizzi sul mio album dei paesaggi, mi si avvicinò un marinaio che si fermò alle mie spalle a guardare il mio lavoro. Dopo un po' mi disse qualcosa in spagnolo, Gli dissi che non capivo. Allora mi parlò in inglese, un inglese un po' semplificato, ma comprensibile.
"Sei bravo tu a disegnare."
"Sono pittore."
"Fai solo paesaggi?"
Mi girai a guardarlo. Era un bel marcantonio si venticinque anni, vestito nell'attraente uniforme della marina mercantile. Aveva un sorriso un po' sfrontato e simpatico.
"No," gli dissi, "faccio anche ritratti. Tu poseresti per me?"
"Io? Posare? E perché no? Adesso?"
"Beh, posso anche fare qualche schizzo adesso, ma vorrei che tu venissi a posare nel mio atelier, così posso farti anche un quadro ad olio."
"Abiti lontano da qui?"
Gli dissi il posto.
"Sì, so dov'è. Una volta avevo una ragazza da quelle parti."
"Hai tempo? Ci vuole tempo per fare un quadro ad olio."
"La mia nave è in cantiere per una ristrutturazione. Ne ha ancora per un paio di settimane, se non più..."
"Ah, bene. Ma allora, come mai vai in giro in uniforme?"
"Perché? Perché alle ragazze piacciono i marinai, no?"
"Mica solo alle ragazze, a dire il vero..." lanciai lì con un sorriso malizioso.
"Oh, sì, lo so. Ci provano in parecchi, infatti. I marinai sono famosi per essere di gusti... ampi."
"Vuoi dire che uomo o donna per te non fa differenza?" gli chiesi già pieno di speranza.
"Io preferisco le donne, quando sono a terra. Solo sulla nave si fa anche fra noi... qualche volta capita."
"Quando vuoi venire per posare?"
"Anche adesso, se ti va."
Andammo. Lo feci entrare nella stanza che usavo come studio.
"Cosa devo fare, per posare?" mi chiese guardandosi attorno, poi vide il quadro su cui stavo lavorando, sul cavalletto. "Mi devo spogliare nudo come questo qui?" mi chiese allora.
"Come vuoi. Scegli una posa e resta immobile, per cominciare. È tutto."
"Se mi devo spogliare nudo, per me va bene." insistette lui.
"Se ti fa piacere..." dissi come se non mi importasse molto.
In realtà volevo vederlo nudo, ma visti i suoi discorsi di prima, volevo che fosse lui a deciderlo. Lui cominciò a spogliarsi. Gli chiesi come si chiamava. Carlos. Aveva venticinque anni come avevo immaginato. Si spogliò restando con solo un paio di boxer bianchi indosso. Poi appoggiò un piede sul piano di una sedia e poggiò un gomito sulla gamba sollevata.
"Va bene cosi?" chiese.
"Resisti in quella posa abbastanza a lungo?" chiesi io.
"Penso di sì. Ci provo."
Cominciai subito a schizzarlo. Ebbi l'impressione che lui mi guardasse con aria provocatoria. I boxer, tesi per la posa che aveva assunto, fasciavano il suo membro morbido lungo la coscia facendone indovinare la forma e le dimensioni. Normali, almeno a riposo.
Quando vide che giravo il foglio, mi chiese: "Già fatto? Ne fai un altro, adesso?"
"Sì, se non sei stanco. Ma magari puoi anche cambiare posa..."
"Ne vuoi una più sexy?" mi chiese con un sorrisetto malizioso.
"Per esempio?"
"Come se stessi per mettermi a scopare una ragazza." disse lui.
"Fammi vedere."
Lui assunse una posa curiosa, a gambe un po' larghe, le ginocchia lievemente flesse, le braccia appena protese in avanti, le mani con le dita allargate... Pensai che aveva l'aria di un satiro. Ma con quei boxer indosso era buffo e mi misi a ridere.
Lui aggrottò la fronte e mi chiese: "Ti fa ridere? Perché?"
"Perché mi pare buffo che tu stia per saltare addosso a una femmina con le mutande addosso e col cazzo moscio!"
Carlos si rizzò e scoppiò a ridere a sua volta. Con una mossa lesta si sfilò i boxer restando nudo davanti a me.
Poi mi guardò e disse: "Però, se vuoi anche che mi diventi duro... bisogna che me lo meno un po'..."
"Ti vergogni?"
"Io? Macché! Se non ti vergogni tu..." disse e cominciò subito a massaggiarselo e palparselo davanti ai miei occhi. Mi guardava con un'aria quasi di sfida, sfrontata, come per sottolineare che lui non si vergognava proprio per nulla. Io presi il suo berretto che aveva posato su una panca, mi avvicinai a lui e glielo misi in testa.
"Ecco, così è meglio... almeno si capisce che sei un marinaio." gli dissi.
Lui annuì. Il suo palo ora era ritto in fuori, palpitante e bello, invitante. Io caddi quasi in ginocchio e lesto glielo presi in bocca.
"Ma che..." iniziò lui, ma senza sottrarsi. "Era questo che volevi?" chiese poi con tono lievemente stupito.
"No," dissi io guardandolo di sotto in su, "ma quando l'ho visto lì bello dritto e duro... m'è venuta voglia..."
"Ma tu non mi eri sembrato un gay!"
"Neanche tu."
"No che non lo sono..."
"Ma sulla nave, m'hai detto, le fate queste cose, no? E oltre che in bocca, ve lo mettete pure in culo, scommetto."
"Ma solo sulla nave..." protestò lui, ma ancora non si sottraeva alle mie manipolazioni.
"Fai conto che qui siamo su una nave. Nello studio di un pittore è un po' come essere su una nave, sai?"
"Ma a te piacciono i maschi?" chiese lui.
"No, le femmine come a te. In inghilterra ho mia moglie." mentii, "Ma ora qui, ho te..." conclusi e ripresi a succhiarglielo.
Quel fiero marcantonio, ora, non aveva più l'aria sfrontata di prima. Lo sentivo eccitarsi, tendersi.
"Fai sempre così, tu, coi tuoi modelli?"
"No, non sempre. Solo con quelli che capisco che gli piace. E, dopo, glielo metto anche in culo." aggiunsi alzandomi in piedi e masturbandolo, mentre gli sfregavo un capezzolo.
Mi guardò sbarrando gli occhi: "Ehi, mica vuoi dire che tu... mica vorresti metterlo in culo a me!?"
"Perché, non l'hai mai preso in culo, tu?"
"Solo quando ero mozzo..."
"E cioè?"
"Solo verso i venti, ventuno anni..."
"O anche ventidue, ventitré?" azzardai io continuando a palparlo ed a farlo eccitare.
"Beh, qualche volta... per un amico... lui a me e io a lui..."
"Qui sei di nuovo un mozzo, comunque!" gli dissi io deciso, palpandogli il culo.
Lui fremette, senza sottrarsi, ma disse: "No... In culo no. Se ti piace, te lo metto io in culo a te."
"Non mi piace." mentii io, "Io sono maschio, e non l'ho mai preso in culo, neanche da ragazzino. Io lo metto in culo a te, Carlos. Ma tu prima me lo succhi in modo di farmelo diventare bello duro e scivoloso, e poi..."
La cosa curiosa è che lui sembrava soggiogato dal mio sguardo, dal mio tono di voce di comando. Senza saperlo, dovevo aver azzeccato l'approccio giusto con quel bulletto. E allora disse la cosa che meno mi sarei aspettato.
"Non so nemmeno come ti chiami..." mormorò quasi, in tono sommesso.
Bene, l'avevo in pugno. Con tono deciso gli dissi: "Padron Shaun!"
Lui ripeté, quasi stupito: "Padron Shaun?"
"Sì, Carlos. Giù in ginocchio, adesso! E chiedimi il permesso di aprirmi i calzoni!"
Ci avevo azzeccato in pieno! Lui scivolò lentamente, silenzioso in ginocchio davanti a me, e mi chiese, unendo le mani in un gesto di preghiera: "Posso aprirti i calzoni, Padron Shaun?"
Gli piaceva giocare al padrone e al servo! Bene.
"Sì, ma con la bocca, coi denti. Non usare le mani!" risposi io protendendo verso il suo volto il mio bacino.
E lui eseguì. Era incredibile. Pian piano riuscì a prendere fra i denti la linguetta della lampo e a farla scendere. Poi tirò sul bottone della cintura e lo fece aprire. Io mi ero eccitato e comparve il rigonfio dei miei slip bianchi. Carlos ci posò le labbra.
"Che fai?" gli chiesi fingendo durezza.
"Posso tirartelo fuori, Padron Shaun?"
"Prima fai calare calzoni e mutande, ma sempre con la bocca!" ordinai.
E lui eseguì, contorcendosi tutto attorno a me.
"Adesso Carlos tu vorresti succhiarmelo, vero?"
"Sì, Padron Shaun. Ti prego..."
"Lo vuoi in bocca?"
"Sì, Padron Shaun!"
"Allora prendilo, succhialo e insalivalo bene, e attento..." e pensai alla storia di Pablo e del suo professore, "se non lo fai bene, per punizione, te lo metterò tutto in culo!"
Carlos me lo succhiò con cura, facendoselo spesso penetrare fino in gola, premendo il naso contro i peli del mio pube. Era bravo!
Dopo un po' gli dissi: "Adesso basta." Ma lui continuò. "Basta ti ho detto!" dissi io secco, ma Carlos continuava a succhiarmelo con forza.
Allora mi allontanai bruscamente da lui ed il mio palo uscì dalla sua bocca con un forte schiocco, lucido di saliva.
"Non mi hai obbedito Carlos! Sai adesso la punizione che ti spetta, no?"
"Oh, Padron Shaun! Mica vorrai infilarmelo tutto su per il culo, adesso?"
"Sì, proprio così, invece."
"No, ti prego, Padron Shaun. In culo no."
"Non essere una femminuccia! Sii uomo e prenditi la tua punizione. Mettiti subito a quattro zampe!"
"Perdonami, Padron Shaun..." gemette lui ma si mise subito a quattro zampe.
Mi inginocchiai dietro di lui. Quella specie di gioco mi stava facendo eccitare molto. Lo afferrai e gli puntai il mio palo duro fra le sode natiche.
"No, Padrone, in culo no, ti prego..."
"Zitto! E allargati bene le chiappe!" ordinai e lui obbedì.
Mi insalivai le dita e gli preparai a lungo l'ano.
Lui continuava a dire con voce lamentevole: "No, ti prego, in culo no..." ma non si toglieva.
E lo impalai.
"Oh, Padron Shaun!" gemette lui.
Cominciai a fotterlo di gusto. Lui gemeva sottovoce ma non per la pena bensì chiaramente perché gli piaceva come lo stavo prendendo. Anche a me piaceva molto il suo culo sodo, caldo e stretto. Il suo grande corpo subiva docile i miei assalti, chiaramente godendoseli.
Dopo un bel po' che lo fottevo, sentii l'orgasmo arrivare. Cominciai a dargli colpi più forti e più veloci ed ora tutti e due gemevamo sottovoce, come due animali in calore. Mi svuotai in lui, colpo dopo colpo... e infine mi sfilai, ansimante.
Carlos si rimise in ginocchio e si girò verso di me. Gli occhi gli scintillavano e aveva sulle labbra un sorriso sfacciato.
"Bene. E adesso tocca a Padron Carlos sfondare il culo a Shaun! Sdraiati sulla schiena!" ordinò con voce improvvisamente decisa.
"Ma sono io il tuo padrone!" dissi io gustando la sua trasformazione e pregustando il suo assalto.
"Col cavolo!" disse semplicemente e con le sue forti braccia mi afferrò e in una sola mossa mi fece girare e atterrare sulla schiena. Mi sollevò le gambe allargandomele. Io lo assecondavo compiaciuto. Lui mi guardava con un sorriso libidinoso.
"Basta coi giochetti e le stronzate, no? Adesso tocca a me fotterti."
"Giusto..." ammisi io.
Dopo avermi messo meglio in posizione, Carlos si insalivò ben bene l'asta, per fortuna non troppo grossa, quindi mi insalivò il foro. E finalmente scese su di me con decisione, a penetrarmi. Lo accolsi con un sospiro di piacere.
"Meno male che non l'avevi mai preso, tu! Ti sono entrato dentro come una nave nell'acqua!" disse con un sorriso divertito.
"Fai meno chiacchiere e fottimi, dai!" gli risposi ridacchiando.
"Con vero piacere, bugiardo!" rispose lui cominciando subito a darmi lo stesso trattamento che poco prima avevo dato a lui.
Il suo corpo poderoso era tutto un guizzare di muscoli mentre mi fotteva. E sul suo volto c'era un ampio sorriso compiaciuto che faceva il paio col mio.
"Ti piace, maschio?" chiese lui continuando a battermi dentro la sua mazza.
"Sì, certo. E a te, amatore di femmine?"
"Mi piaci, inglese!"
"Anche tu, marinaio."
"Ti piace di più il mio culo o il mio cazzo?"
"Tutt'e due! E a te?"
"Anche..." ansimò lui agitandosi sopra e dentro di me.
Quando anche lui ebbe raggiunto l'orgasmo in me, spingendomisi tutto dentro con vigore, si staccò da me e si alzò in piedi.
Mi disse allegro: "Adesso siamo pari. Vuoi ancora disegnarmi, adesso, o era solo tutta una scusa?"
"No no, nessuna scusa. Ti va ancora di posare?"
"Sì, perché no?" disse lui e, visto un cesto di mele, ne prese una e l'addentò.
Io mi rimisi a posto i calzoni quindi tornai a disegnare. Mi piaceva, Carlos.
Mentre lo disegnavo, lui mi chiese: "Ma tu sei gay o no?"
"E tu, Carlos?"
"Te l'ho chiesto prima io!" ribatté lui con gli occhi che gli ridevano.
"Prima ho avuto solo donne. Ma da un po' di tempo in qua, solo maschi. Cosa sono, secondo te?"
"Uno che ha voglia di scopare!" rispose lui ridendo.
"E tu?" insistetti io.
"Bah... prendo quello che mi capita. Anch'io sono uno che ha voglia di scopare. Ma se è femmina deve essere femmina, e se è maschio deve essere maschio! Niente travestiti o effeminati!"
"Ma se tu dovessi avere un partner fisso, preferiresti un maschio o una femmina?"
"A bordo ce l'ho, un amico fisso. Un marinaio di trenta anni. Stiamo assieme da quattro anni, da quando sono su quella nave. Lui è sposato, ma a bordo sono io il suo ragazzo."
"Ma si fa prendere da te?"
"Certo, lui me e io lui. Come prima no? Mi piace solo alla pari, a me. Mica come quand'ero mozzo!"
"E dov'è il tuo amico, adesso?"
"Con la moglie e i figli, si capisce. Probabilmente cerca di farle fare un altro figlio..."
"Tu ti sposerai?"
"Per ora non ci penso proprio."
"Quand'è l'ultima volta che hai scopato con una donna?"
"Un paio di mesi fa... Perché?"
"Così. Io mi fermo qui circa un mese, poco meno..."
"Vuoi sapere se ci sto a scopare ancora con te?" chiese lui allegro.
"Sì."
"E perché no? Ma con meno storie di padrone e stronzate così. E se ce l'hai, su un letto." disse deciso.
"Perfetto. Almeno finché non partirà la tua nave."
"Dicono due settimane, ma vedrai che come al solito ritarderanno. Tu, fra un mese, torni in Inghilterra?"
"No, passerò ancora un paio di mesi in Francia, prima. Poi tornerò a Londra."
"Peccato che la mia nave non venga mai su fino a Londra..." disse lui finendo la mela.
"Stai fermo!" lo ammonii io.
"Ehi, mica è facile." rispose, ma si immobilizzò. Poi, indicando il nudo sulla tela, mi chiese: "Ti sei fatto anche quello?"
"No, quello no."
"Come mai?"
"Non ci sta. È il figlio di un mio conoscente."
"Capisco. E poi è troppo mingherlino. Sono meglio io, no?"
"Puoi dirlo!" ammisi divertito.
Quando smisi di disegnare, si rivestì.
"Dove abiti?" gli chiesi.
"Qui in città."
"Da solo?"
"No, con mio padre e mia madre."
"Sei figlio unico?"
"No, il più piccolo."
"Piccolo? Un marcantonio come te?"
"Il più giovane, tonto!" Ridemmo. "Che fai adesso?" mi chiese lui.
"Niente di particolare."
"Ti va di venire in birreria con me? Lì ci vanno i miei amici marinai. Mi piacerebbe farvi incontrare."
"Vuoi far vedere che ti sei scopato un inglese?"
"Ma va la, scemo! Mica lo vado a dire in giro, no? Noi a terra siamo tutti scopatori di femmine. Ma mi piace se sanno che tu mi disegni e che mi farai quadri..."
"E mi presenti anche qualche tuo amico che ci sta a scopare con me?"
"Ah, ma tu hai il chiodo fisso di scopare!"
"Scherzavo, Carlos."
"Mah, chi sa?" disse lui prendendomi in giro.
Andai con lui. Passammo un paio d'ore con i suoi amici marinai, in allegria. Poi volle portarmi a conoscere i suoi genitori, dopo avermi spiegato che non sospettavano niente delle sue scappatelle. Mi invitarono a cena. Carlos disse loro, con orgoglio, che ero un pittore e che gli avrei fatto un quadro. I genitori di Carlos erano simpatici, cordiali. Mi fecero vedere, molto fieri, tutte le foto dei matrimoni dei due figli e delle due figlie maggiori. Poi Carlos disse ai suoi che mi riaccompagnava fino a casa.
Arrivati davanti alla mia casetta, lo invitai ad entrare.
"No, grazie, sennò mi fermo di nuovo a scopare." disse sfrontato.
"Non gliela fai a fare un bis?" lo stuzzicai io.
"Sì, ma non mi va di fare una cosa veloce come prima. Domani. Domani ti va se ci vediamo subito dopo pranzo? La mattina ho da fare..."
"D'accordo. Dove?"
"Vengo io qui da te. Verso le tre?"
"Perfetto. Ti aspetterò."
Il mattino venne il figlio di Pedro a posare. Poi andai a pranzo quindi tornai a casa ad aspettare Carlos. Arrivò verso le 15,30. Bussò alla porta ed entrò. Io stavo guardando i disegni che gli avevo fatto il giorno prima.
"Ciao Shaun. Mamma ti manda questo dolce. L'ha fatto lei!" mi disse fiero.
"Grazie. Facciamo un po' di disegni, prima?"
"Prima di cosa?" chiese lui malizioso e cominciò subito a spogliarsi.
"Prima del nostro incontro di... lotta libera!" risposi io allegro.
Lui mi chiese: "Devo farmelo venire duro?"
"No, è meglio di no, sennò addio disegni!"
Non riusciva a stare fermo abbastanza a lungo. Andava bene finché gli facevo degli schizzi, ma per i quadri ad olio sarebbe stato un problema. Così decisi che per le tele mi sarei basato soprattutto sui disegni e gliene feci più di quelli che facevo di solito.
Ma a metà pomeriggio Carlos disse: "Senti, Shaun, adesso potresti spogliarti anche tu e portarmi a letto, no? Mi sono rotto a fare le belle statuine, io!"
Annuii. Gli feci cenno di seguirmi e dopo aver chiuso la porta d'ingresso, lo portai nella camera da letto. Salì sul letto e si stese, guardandomi mentre mi toglievo gli abiti. Quando salii sul letto, a differenza del giorno prima, si mise a fare l'amore con me quasi con la stessa tenerezza di Pablo. Non me l'ero aspettato e fu una piacevole sorpresa.
Mentre si stava facendo l'amore, lui mi disse: "Ecco, così mi piace di più. Farlo con calma, come lo faccio col mio uomo..."
Più tardi, mentre si continuava a fare l'amore, mi disse: "Ieri, quando sei sceso così all'improvviso sul mio cazzo, ero proprio sorpreso. Non me l'aspettavo davvero..."
"Ma mica t'è dispiaciuto, direi..."
"No, al contrario. Solo che davvero non ci pensavo proprio. Ma dì un po', ieri sera quando siamo andati in birreria, c'era uno di noi che ti piaceva più degli altri? Che ti sarebbe piaciuto scopare?"
"Sì, uno..."
"Chi?"
"Tu!"
"Adulatore! Ma a parte me?"
"Quello col laccetto di cuoio nero attorno al collo."
"Ah, Xavier. Ha dei bellissimi occhi, vero?"
"Sì. Hai mai fatto l'amore con lui?"
"No, con lui no. È venuto a bordo solo un anno fa. E poi lui, a bordo, sta con il telegrafista."
"C'era ieri il telegrafista?"
"No."
"Ma siete tutti in coppia, a bordo?"
"No, tutti no, ma non pochi."
"E lo sapete tutti?"
"Più o meno... Le coppie sono fisse. Nessuno si mette in mezzo a una coppia... Può essere pericoloso, sai com'è..."
"Gelosia?"
"Sì, si potrebbe dire così..."
Quella seconda volta volle prendermi prima lui. Non c'era più la foga del giorno prima, ma una specie di virile delicatezza.
"Mi piaci un sacco, Shaun." mi diceva di tanto in tanto mentre m'infornava col suo palo forte e caldo.
Me lo sentivo scivolare dentro e fuori sodo, deciso, sicuro. Mi piaceva moltissimo. Lo sentii accelerare il ritmo, dare colpi più vigorosi, allora gli sfregai i capezzoli e strinsi i muscoli del sedere per aumentare il suo piacere e infatti in breve non riuscì più a controllarsi e si sfogò in me con vigore, svuotandosi in forti getti che gustai a uno a uno e che pareva non dovessero più cessare. Si abbandonò su di me, ansante, e ci baciammo a lungo. Alla fine esalò un lungo sospiro.
"È stato meglio di ieri, non è vero?" mi chiese soddisfatto.
"Sì, Carlos, è stato bellissimo." confermai e lui sorrise soddisfatto.
Lo lasciai rilassare su di me. Il suo cuore riprese gradualmente a battere al ritmo normale.
"Adesso tocca a te, Shaun..." disse allora con dolcezza e ci scambiammo le posizioni. "Ma prima mettimelo un po' in bocca. A me piace anche succhiarlo, lo sai no?"
"Come vuoi..." accondiscesi io.
Mi fece inginocchiare cavalcioni del suo petto e mi fece spingere il mio palo nella sua bocca. Gli sistemai meglio i cuscini sotto la testa per non farlo stancare. Mi piaceva vedere il mio palo scomparire e riapparire fra le sue labbra.
Dopo un po' Carlos smise e mi disse: "Adesso mettimelo in culo. Vuoi?"
"Sì, Carlos..."
Gli scivolai fra le gambe e lui se le tirò sul petto, offrendomisi. Decisi di dargli ancora un po' di piacere e invece di prenderlo subito, scesi con la testa a leccargli prima i sodi testicoli, poi il foro. Rabbrividì di piacere. Glielo leccai ora con forza ora con delicatezza, vi spinsi la punta della lingua, lo lavorai a lungo.
"Oh, Shaun, mi fai impazzire così! Dio che bello! Sei magico!" ansimò lui a quelle mie attenzioni.
Quando prese a sussultare per l'intensità delle sensazioni che gli procuravo, e il suo palo era di nuovo dritto e duro, mi decisi finalmente a sostituire la lingua col mio palo e glielo spinsi dentro, infilandolo fino in fondo.
"Oh, sì..." gemette lui accogliendomi tutto in sé, "Oh, Shaun, m'hai fatto tornare la voglia, così!"
"Meglio. Così dopo lo rifai tu a me..." gli dissi eccitato cominciando a stantuffargli dentro.
"Puoi giurarlo!" mormorò godendosi il mio andirivieni nel suo foro incandescente. "Dio quant'è bello ,Shaun!" ansimò sotto i miei colpi calibrati.
Il suo caldo canale palpitava attorno al mio palo duro. Lui mi carezzava incessantemente tutto il corpo, gemendo sottovoce, in preda al piacere.
"Più forte, Shaun, ti prego..."
"Ma poi vengo troppo in fretta..." protestai io.
"Poi lo facciamo di nuovo, tutti e due. Più forte, ora, Shaun, per favore!" insisté lui.
Lo accontentai e lui sorrise soddisfatto: "Ecco, così, bravo..." mi disse e prese a sfregarmi i capezzoli.
Tutto il suo corpo era scosso sotto i miei forti colpi. Accelerai e lui m'incitò. Mi lanciai in un galoppo sfrenato e lui gemeva felice.
"Così, oh sì, così... che bello... che bello..." diceva con voce roca di libidine.
Questo mi eccitava ancora di più e così non riuscii più a controllarmi e raggiunsi l'orgasmo quasi all'improvviso. Lui mi strinse a sé mentre io venivo quasi con violenza, cercando di affondare ancora di più in lui. Mi carezzò, mi fece rilassare, giocammo con le nostre lingue...
Quindi ricominciò lui e volle leccarmi l'ano come avevo fatto io a lui prima. Finalmente lui mi prese di nuovo e dopo lo presi ancora una volta io. Ma questa seconda volta entrambi riuscimmo a controllarci meglio e più a lungo. Fu molto bello.
Nei giorni seguenti continuammo a fare l'amore fra una seduta di posa e l'altra. Gli feci quattro belle tele, che anche Carlos apprezzò molto, anche se la quarta non poté vederla finita. Infatti dopo quindici giorni, puntuale, la sua nave era a posto e riprese il mare. Andai a salutarlo alla partenza e lui mi fece conoscere il suo uomo.
Partito Carlos, ripresi a vedere i miei modelli, con cui avevo sospeso le sedute. Ma ormai sentivo che più nulla mi tratteneva a Valencia. Perciò terminai le tele, ringraziai Pedro, feci i bagagli e partii per la Francia, dopo aver telefonato all'amico di Thomas che viveva a Marsiglia, con cui fissai un appuntamento.