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una storia originale di Andrej Koymasky


pin MALGRÉ TOUT CAPITOLO 11
MALGRADO TUTTO

Rimasero a lungo nella fattoria di padron Mayer, un po' perché la guarigione di Jacques fu più lenta del previsto, un po' perché il freddo intenso che era sopravvenuto in quell'inverno sconsigliava il viaggio. Inoltre la guerra, se pure volgeva al peggio per i francesi, non era ancora finita. Le truppe prussiane assediavano Parigi e la Terza Repubblica non pareva saper fare la guerra molto meglio dell'Imperatore.

Jacques passava periodi in cui sembrava rimettersi in forze con periodi di febbre e debolezza. Kurt era preoccupato per il suo amico, nonostante il medico continuasse a dire che non c'era più pericolo.

A volte faceva ancora sesso con Helga, ma di rado perché ormai il padre era quasi sempre in casa.

Anche con Jacques aveva fatto qualche volta l'amore, a notte fonda, ma in modo molto tranquillo e limitato perché Kurt temeva di farlo stancare e farlo star peggio. Kurt soprattutto, benché ora desiderasse farlo più che mai, non aveva ancora messo a parte l'amico sulle sue scoperte riguardo a come fare per riuscire ad avere un rapporto anale.

I primi di febbraio arrivò la notizia che il 28 gennaio Parigi aveva capitolato e la Francia aveva firmato l'armistizio con la Prussia a Versailles. Ma le truppe prussiane restavano in Francia e controllavano quasi tutte le zone conquistate.

A febbraio cadde anche parecchia neve. Padron Mayer insegnò a Kurt a intrecciare il giunco e a fare dei bellissimi cesti semisferici. Jacques finalmente cominciò ad alzarsi dal letto. Stava spesso seduto accanto al camino della cucina, una coperta sulle spalle e una sulle gambe. Anche lui imparò a intrecciare il giunco.

Ora che c'era anche Jacques, i Mayer parlavano quasi sempre in francese. E il francese di Kurt era migliorato abbastanza.

Il medico ora veniva solo una volta alla settimana ed era soddisfatto dei progressi di Jacques. I Mayer avevano presentato Kurt come un loro parente arrivato dal nord del Lussemburgo, come avevano progettato, così il ragazzo non doveva più nascondersi.

Padron Mayer trattava Kurt con sempre maggiore familiarità e affabilità. Mentre i tre uomini intrecciavano i cesti di giunco, Helga tesseva al telaio: aveva deciso di fare degli abiti nuovi sia per Kurt che per Jacques.

Una sera, mentre erano a letto, Jacques sussurrò a Kurt: "Ho notato che i Mayer ti stanno trattando molto bene..."

"Anche a te, no?"

"Sì, ma a me mi trattano come un ospite, a te invece come uno di famiglia."

"Dici?"

"È piuttosto evidente. Ho l'impressione che ti stanno tessendo una ragnatela attorno per trattenerti, per farti fermare qui..."

"Oh, è possibile."

"E tu... ti fermerai?"

"Qui? Se non c'eri tu, credo di sì. Ma tu ci sei e perciò..."

"Se vuoi... io posso andarmene..." mormorò Jacques.

"Ma che dici? Andartene? E perché?"

"Mi sa che Helga vorrebbe... sposarti. E che a suo padre andrebbe a fagiolo."

"Ma io non voglio sposare Helga. Io ho te..."

"Ne sei sicuro?"

"Io sì! Tu no?"

"Io... io ti amo, Kurt, lo sai."

"Bene. Allora non discussioni."

"Ma tu non fai quasi più l'amore con me..."

"Oh... la porta qui non chiude... e fa molto freddo... ma io desidero te, molto!"

"Perché non vieni nel mio pagliericcio a farmelo sentire? Ormai sono guarito..."

"Fa molto freddo di notte qui. Per fare amore bene, è bello stare nudi, no? Io non voglio che tu prendi freddo. Solo quello."

"Ma almeno abbracciarmi, baciarmi..."

"Sì, ma poi io so che noi è difficile fermare lì, no?"

"Beh... potremmo provarci. Mi manchi moltissimo tu, sai?"

"Tu anche manchi molto a me. Ma ancora poca pazienza. Viene primavera e noi può andare al Belgio, no? E forse stare soli e tranquilli e fare amore io e te. Tu molto importante per me, sai? Molto molto. Io ti amo. Davvero ti amo." disse Kurt dolcemente.

Poi si alzò dal proprio pagliericcio, al buio, e andò a infilarsi, tastoni, sotto la coperta dell'amico.

"Vieni, mio Jacques. Diamoci tanti baci..."

Si abbracciarono, premendosi l'uno contro l'altro, e si baciarono a lungo, sentendo l'uno il calore dell'altro, l'uno il turgore dell'altro. Si carezzarono. Si baciarono ancora.

Dopo diversi minuti Kurt gli sussurrò: "Adesso è meglio che io torno in mio letto..."

"Così presto?"

"Troppo forte io ti desidero..."

"Sì, anche io, ma..."

"Quando tu stai veramente bene, io prometto che faccio l'amore."

"Ma sto veramente bene... te lo giuro..."

"Tu ancora prendi medicine di signor dottore, no?"

"Dice che è solo un ricostituente."

"Quando dottore dice basta con medicine, io prometto che faccio l'amore con te."

"Oh, Kurt... io non resisto più."

"Anche io, però..."

Il ragazzo fu irremovibile e dopo un altro lunghissimo bacio, tornò al proprio pagliericcio.

Il giorno dopo, mentre Jacques stava in cucina ad aiutare padron Mayer a rifinire alcuni cestini, Kurt e Helga andarono in stalla a mungere le vacche e fare il burro. Appena furono nella stalla, Helga abbracciò Kurt e lo baciò in bocca. Il ragazzo le resistette e sedette sul basso sgabello a mungere.

"Che hai?" gli chiese la ragazza.

"Niente, ma è meglio smettere..."

"Perché?"

"Non mi va di continuare a prendere in giro padron Mayer. Lui è così gentile con noi, e si fida di me, e io invece gli scopo la figlia..."

"Ma a me piaci. E credo che papà, se tu gli chiedi di sposarmi..."

"Sposarti? Siamo ragazzi, ancora troppo giovani, Helga..."

"Abbiamo quasi diciannove anni, ormai. La mamma si sposò che ne aveva diciassette."

"E tuo padre?"

"Lui ne aveva ventisei..."

"Ecco, vedi? Io sono troppo giovane."

"Mica vorrai aspettare altri sette anni, no?"

"Eh, forse anche di più..."

"Ma tu... non sei innamorato di me?"

"Perché, tu sei innamorata di me?"

"Ti faccio fare l'amore... e ti sto preparando un bel vestito nuovo..."

"Ah, questo è amore?"

"Dio! Ti odio! Come puoi parlarmi così?"

"No, io ti sto solo chiedendo. Vorrei capire che cosa significa per te amare... Io non lo so..."

"Tu mi prendi in giro! Tu sei un mostro!"

"No, Helga. Davvero a me pare che fra noi non ci sia amore. Tu, non credo che mi ami. Ti piace farlo con me, stai bene con me... è diverso."

"Io... io... Ma tu sei mai stato innamorato, Kurt?"

"Sì, certo."

"E com'era?"

"Molto bello." rispose Kurt vuotando il secchiello quasi pieno nella zangola e ricominciando a mungere.

"No, lei com'era?"

"Una persona splendida, con cui mi sento alla pari."

"Ma l'ami ancora? Non me ne hai mai parlato. Era al tuo paese?"

"Sì, lo amo ancora, certo."

"Lo? Come lo? Perché usi il maschile?"

"Perché è Jacques!"

Helga lo guardò sgranando gli occhi: "Ma... ma tu confondi amicizia con amore. Jacques è un uomo. Due uomini non possono amarsi."

"Altroché se possono! Noi due ci amiamo."

"Ma che ci puoi trovare in un uomo?"

"Molte cose che una donna non potrà mai darmi..."

"Tu scherzi... Mi stai prendendo in giro!"

"No no!"

"E va bene, allora dimmi una cosa sola che può darti Jacques e che io non ti posso dare!"

"Beh..." disse ridacchiando Kurt, smettendo di mungere, "te ne basta una sola?"

"Certo, una sola!" rispose sicura di sé Helga.

"Il cazzo, per esempio!"

Helga lo guardò a bocca aperta, poi disse: "Ma dai, non ti credo! Non ha senso! Il coso lo dà l'uomo alla donna! Smettila di prendermi in giro!"

Kurt riprese a mungere e le disse: "Helga, tu sei donna, non puoi capire queste cose. Jacques m'ha salvato la vita e perciò sono legato a lui."

"E tu l'hai salvata a lui e adesso siete pari, no?"

"No, adesso anche lui è legato a me."

"Capisco che siete amici per la pelle, va bene. Ma può fermarsi anche lui qui, se ci tieni. Dopo tutto è simpatico ed è un bravo ragazzo..."

"Io e lui andremo in Belgio, Helga. Appena possiamo viaggiare. Presto, spero."

"Oh Kurt, io volevo che tu ti fermavi qui e che noi... e poi, almeno finché restate qui, potresti comunque continuare a essere carino con me e farmi l'amore, no?"

"Non resisti fino a primavera senza i tuoi due lavoranti?" le chiese Kurt guardandola malizioso.

"Oh, quelli ce l'hanno più grosso del tuo e lo sanno usare meglio!" reagì la ragazza stizzita.

Kurt rise e versò l'ultimo latte nella zangola, quindi si mise a batterla per fare il burro, senza risponderle.

Helga, contrariata, lo lasciò nella stalla e uscì.

Kurt s'aspettava che la ragazza in qualche modo si vendicasse. Invece notò che questa aveva preso a trattare Jacques con particolare gentilezza e a colmarlo di premure, specialmente quando il padre non era nei paraggi. Helga terminò di cucire i due vestiti nuovi per i ragazzi.

E in marzo Jacques e Kurt decisero di tentare di recarsi in Belgio. Helga mise il muso. Padron Mayer sembrò dispiaciuto, ma regalò ai ragazzi qualche moneta, del cibo conservato e due giacche di pelle di montone col pelo all'interno. Donò loro anche due belle gerle da spalle, più comode dei fagotti, per trasportare le loro poche cose. Partirono in una mattina di sole.

"Seguite la strada fino a Givet, ragazzi. Di lì ci sono tre strade che portano in Belgio. Quella a ovest per Philippeville, quella a nord per Hatière e quella a est per Beauraing. Non so se i belgi vi lasceranno passare, ma potete tentarle tutte e tre. Se comunque non ci riuscite, tornate a Givet e cercate di un certo Junot. Lui conosce molto bene la zona e forse vi può portare a un altro passaggio se gli dite che vi mando io. Buona fortuna, ragazzi e... se per caso invece decidete di tornare qui, sarete i benvenuti."

Camminarono fino a Givet. Di qui tentarono tutte e tre le strade indicate da padron Mayer ma, come l'uomo aveva previsto, su tutte e tre furono fermati alla frontiera dai soldati belgi. A sera tardi erano di nuovo a Givet. Allora cercarono Junot. Questi disse loro che li avrebbe guidati volentieri, ma il giorno dopo, assieme ad un altro "signore che viene da Parigi" e che ora dormiva alla locanda.

"Quanto volete per portarci fino in Belgio?" chiese Jacques.

"Io vi porto solo al di là della frontiera e vi indico la strada, poi vi arrangiate voi. Visto che a voi due vi manda padron Mayer, a cui devo parecchi favori, e visto che il signore di Parigi pare che non ha problema di soldi e mi paga bene, vi porto di là gratis. Ma non ditelo al parigino, intesi? Piuttosto, avete dove passare la notte?"

"Potremmo chiedere alla locanda, se non costa troppo..."

"No, là hanno solo due stanze e l'ultima l'ha presa il parigino. Potete dormire qui da me, in stalla, sulla paglia. Venite..."

L'uomo li guidò nella propria stalla e indicò loro il mucchio di paglia su cui potevano stendersi. Data loro la buona notte se ne andò, con la lanterna, lasciandoli al buio. Prima che l'uomo li lasciasse, avevano steso la loro coperta e vi si erano allungati sopra. Appena soli, Kurt cercò con le braccia il compagno e lo strinse a sé.

"Jacques... facciamo l'amore?"

"Credevo che non me l'avresti più chiesto..." mormorò l'amico fingendo di essere imbronciato, ma subito baciò l'amante.

Erano entrambi assetati di amore. Si carezzarono aprendosi l'un l'altro i vestiti, cercandosi, frugandosi con crescente passione e desiderio. Liberate dai panni le loro erezioni, scesero lesti ad assaporarle a lungo, avidi, in un goloso sessantanove, poi si girarono di nuovo a baciarsi, poi a leccarsi il petto e mordicchiarsi i capezzoli, a leccarsi il ventre, per unirsi di nuovo in un focoso sessantanove.

Kurt pensava, felice ed emozionato, che quello davvero Helga non poteva darglielo. Gli piaceva sentirsi in bocca il sodo palo di carne, caldo e fremente, e gli piaceva sapere che era lui a farlo fremere così. Quando sentì che Jacques era pienamente eccitato, si staccò da lui.

"Aspetta..." gli sussurrò.

"Che fai? Dove vai?" chiese il suo amico cercando di trattenerlo.

"Un solo, piccolo minuto..." rispose Kurt, e con le mani cercò la sua gerla che aveva messo lì accanto prevedendo quel momento.

L'aprì e vi infilò la mano. Ne estrasse al buio la scatoletta di legno che aveva riempito di burro fresco.

"Ma che stai facendo?" chiese Jacques sentendolo armeggiare ma non potendo vedere che cosa l'altro stesse facendo.

Kurt gli sussurrò, dolce: "Lascia fare a me... vedrai che ti piacerà..."

Aprì la scatoletta, immerse le dita nel morbido burro e cominciò a carezzare l'asta dell'amico ungendola bene per tutta la lunghezza.

"Ma che fai? Che mi ci stai mettendo?"

"Burro..."

"Burro? Mica vuoi cucinarmelo, no?" ridacchiò Jacques senza capire.

"No. Voglio che tu infili tutto questo tuo bel cazzo duro nel mio culetto."

"Col burro?"

"Sì, così scivolerà bene e finalmente entrerà. Non sei contento?"

"Sì, ma... e come t'è venuta questa idea?" chiese Jacques fremendo allo scivoloso massaggio dell'amico sulla sua verga tesa.

"Adesso metto burro anche sul mio buco... Ecco, vieni. Provaci adesso, amore..." disse Kurt pregustando quel che stava per accadere.

Si girò su un fianco e spinse il proprio culetto verso il palo dell'amico, tenendolo fermo con la mano e dirigendoselo fra le natiche. Jacques allora lo afferrò per la vita e, quando sentì che la punta della sua asta era in posizione contro la calda rosetta di carne, iniziò a spingere. E sentì che il foro vergine del suo amato stava cedendo, arrendendosi finalmente, e che il proprio arnese vi si stava incuneando, si stava aprendo la strada.

Kurt emise un basso mugolio.

"Ti faccio male, amore? Smetto?"

"No! Spingi... dai che stai entrando..."

"Non voglio farti male..."

"No, mi piace... dai, ficcalo dentro... dai... è bello!"

"Oh, sì, è bello..." ansimò Jacques sentendosi gradualmente accogliere nello stretto e caldo canale.

"Oh, Jacques, amore... spingi forte..."

"Sì, Kurt... che bello... oh sì, è bello!"

Kurt spinse indietro il bacino, gustandosi quello spiedo di carne che lo stava infilzando, e che sentiva più grosso e più duro che mai. Gli faceva un po' male, ma gli stava anche procurando un piacere così intenso che il lieve dolore pareva non avere alcuna importanza.

"Oh, mio Kurt... finalmente sei mio! Amore! È bellissimo..."

"Sì, Jacques, amore... Così, sì... spingi..."

Jacques stava affondando lentamente nell'amante e si stava godendo ogni millimetro di quella conquista. E anche Kurt provava un piacere inatteso, nuovo, nel sentirsi prendere in quel modo, nell'essere finalmente capace di accogliere dentro di sé la persona che amava.

Non era un godimento solamente fisico ma intensamente spirituale e psicologico al tempo stesso, che stava riempiendo di grato stupore il ragazzo prussiano.

Quando Jacques fu finalmente giunto fino in fondo ed ebbe completamente conquistato quella fino ad allora inespugnata fortezza, la sua eccitazione era giunta a un livello tale di intensità, che appena si mosse per iniziare il suo va e vieni, si scatenò l'orgasmo. Strinse a sé l'amante quasi spasmodicamente, gli si spinse tutto dentro e si svuotò in lui emettendo rochi mugolii di piacere. Kurt gli si premette contro, assecondandolo, muovendosi quel tanto da non compromettere l'unione ma da aumentare il piacere del compagno.

"Oh, Kurt, amore mio, sono venuto così subito, così all'improvviso! Non sono riuscito a controllarmi... ero troppo eccitato... è troppo bello..." mormorò con rammarico Jacques ancora saldamente infisso nell'amante, stringendolo, e fremendo ancora per gli ultimi guizzi di quel fortissimo orgasmo.

"Ti è piaciuto?" chiese Kurt.

"Moltissimo, amore... ma a te?"

"Anche a me. Adesso sappiamo come si fa a unire davvero i nostri corpi, no?"

Jacques lo carezzò, mentre iniziava a rilassarsi, poi gli sussurrò: "Ma adesso, voglio che sei tu a entrare dentro di me in questo modo..."

"Sì, certo."

"Voglio sentirlo tutto dentro di me, questo tuo bel paletto, amore."

"Sì, mio Jacques."

Jacques si sfilò da lui pian piano, lo fece girare fra le sue braccia e lo baciò in bocca.

"Preparami... e preparati, dai!" lo incitò girandosi e calandosi a sua volta i calzoni fin sulle ginocchia.

Senti le dita imburrate dell'amico frugare fra le sue natiche, individuare il foro e iniziare a lubrificarlo ben bene, torno torno e dentro. Quel dito inquisitore lo fece fremere e si eccitò di nuovo. Poi sentì il forte membro del suo amico sostituirsi al dito, frugarlo, teso e scivoloso, posarsi caldo sul suo foro vergine, e iniziare a premere lievemente. Jacques si rilassò, impaziente di riceverlo in sé.

Kurt, piu esperto di lui, dette un breve e forte colpo misurato con le reni in modo di infilargli in un solo colpo tutto il glande oltre lo stretto sfintere. Poi, senza più premere per un po', lo dimenò lievemente per abituare l'amico alla sua presenza e farlo rilassare di nuovo. Jacques aveva infatti avuto un breve momento di panico a quella spinta forte e improvvisa che aveva vinto di colpo la sua inconscia resistenza. Ma la breve fitta di dolore era cessata subito e ora sentiva solo il calore intenso dell'arnese che s'era installato in lui.

Sentì che era bello, che era proprio quello che aveva sempre sognato, desiderato, e che lo voleva più in fondo, tutto dentro, completamente. Spinse indietro il bacino con determinazione e se lo sentì scivolare più dentro, caldo, forte, potente.

"Oh, Kurt, amore!"

"Ti piace?" gli chiese dolce l'amico in un sussurro, carezzandolo.

"Dio, sì! Era tanto che lo sognavo, che lo desideravo, che lo volevo... dai, prendimi, fottimi, ti prego!"

"Sì, amore." rispose Kurt spingendoglisi ancora più a fondo, sempre più a fondo, finché il suo pube fu fortemente compresso contro le sode natiche nell'amante.

"Ti piace, Jacques?" chiese ancora.

"Da morire... muovimelo dentro... fammelo sentire..." ansimò Jacques e con entrambe le mani si divaricò bene le natiche per accoglierlo meglio, ancora più a fondo. "Spingi, dai..." incitò l'amico.

Kurt titillò i capezzoli dell'amante e iniziò a muoversi lentamente avanti e dietro nello stretto canale rovente.

"Kurt! Oh, Kurt! Sei mio!"

"Sì, e tu mio..."

"Fottimi, amore... fottimi forte..."

"Così, amore?" chiese Kurt iniziando a muoversi con maggiore energia e a un ritmo un po' più veloce.

"O sì... sì..."

Anche Jacques provava un lieve dolore per quella prima penetrazione, ma la gioia di poter finalmente accogliere in sé Kurt era così forte, e il piacere così intenso, e aumentava così velocemente, che il dolore fu presto dimenticato. Jacques si chiese confusamente se fosse piu bello penetrare o essere penetrato e non seppe darsi una risposta. Pensò confusamente che era un peccato non potersi prendere contemporaneamente come avveniva nel sessantanove. Pensò che gli sarebbe piaciuto avere il membro del suo amato contemporaneamente nella bocca e nel sedere... Gli piaceva immensamente sentire quel palo agitarsi in lui, guizzare, martellargli dentro con tutto il vigore di quel giovane e bel maschio in calore.

Kurt stava pensando che era molto più bello farlo col suo Jacques che con Helga. Il corpo della ragazza era soffice, molle, arrendevole. Quello del suo amante era forte, virile, solido. Helga poteva solo accoglierlo, Jacques poteva sia accoglierlo che entrare in lui. Helga con lui cercava solo il piacere, Jacques con lui... faceva l'amore!

"Jacques, io ti amo..."

"Sì, Kurt, anch'io ti amo..."

"Oh mio Jacques! Mi pare di stare in paradiso. È bello essere uniti così e non saper più distinguere dove finisco io e dove cominci tu..." mormorò Kurt passando senza accorgersi al tedesco.

Jacques non capì queste ultime parole, ma la voce calda, roca per il piacere, eroticamente virile del suo giovane amante gli provocava bellissime sensazioni.

Sentì che il suo Kurt era in preda a un'eccitazione crescente e sapeva di essere lui la sorgente di quell'eccitazione. Sentì Kurt sopraffatto dalla passione e sentiva che era lui l'oggetto di quella passione. Una mano di Kurt continuava a titillargli i capezzoli turgidi e l'altra, a coppa, gli carezzava e premeva con dolcezza i testicoli gonfi, il membro palpitante.

Sentiva l'alito dolce di Kurt sul proprio collo, lo sentì ansare, e si abbandonò felice a quelle meravigliose sensazioni. Kurt fortunatamente stava resistendo più a lungo di quel che aveva potuto fare lui, e questo non faceva che dargli sempre più piacere.

Sentì Kurt iniziare ad agitarsi con più foga e capì che il suo amante stava per raggiungere l'apice del godimento. Sentì l'orgasmo di Kurt arrivare, gonfiarsi, accumularsi... e infine esplodergli dentro con forza, scaricarsi in lui con dolce violenza. Allora Jacques si spinse più indietro per fargli sentire il piacere che anche lui stava provando nel riceverlo così dentro di sé. Kurt si svuotò in lui con un basso mugolio roco, lungo e modulato, che a Jacques fece l'effetto di una dolcissima, erotica musica.

Si rilassarono, ancora uniti. Poi Jacques si girò, e si abbracciarono, si baciarono languidamente.

"Io e tu, uniti... una cosa sola..." mormorò Kurt felice mentre Jacques lo coccolava con tenerezza.

"Sì, per sempre." rispose commosso Jacques.

"Io sono tutto di Jacques, vero?"

"Certo, e io sono tutto tuo."

"Sì, tutto mio... Non credevo io che è così tanto bello!"

"Neanche io, amore. Quanti mesi sono passati, prima di essere stati capaci di arrivare a questo!"

"Tanti, sì... ma è bello, ora."

"Ci pensi, non parlavamo nemmeno la stessa lingua, eravamo nemici, tu non avevi nemmeno mai pensato di fare l'amore con un ragazzo, con un maschio... e malgrado tutto, siamo diventati amanti... Non è bello?"

"Sì... malgrado tutto!"


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