"Perché no?" chiese Ben.
"Se sapesse, non credo che si comporterebbe normalmente col fratello. Anche Saburo non sa nulla di Jiro né degli altri. No, la cosa migliore è proprio la riunione di famiglia, come l'abbiamo chiamata."
"Davvero lei è un regista. Bene, avrà tutto il mio appoggio, deve solo dirmi che cosa e come devo farlo."
"Grazie, Ben. E visto che in qualche modo facciamo parte della stessa famiglia, perché non ci diamo del tu?"
"Grazie, Naoki. Con piacere."
"E per il tuo visto mi darò da fare, non dubitare. Ma anche di questo non dire ancora niente a Jiro, per ora."
"Va bene."
Così Naoki decise il giorno della riunione. Disse a Saburo che per il mercoledì di due settimane dopo, voleva dare una festa in cui avrebbe invitato alcuni suoi amici molto cari, e tutti gay, per presentarlo ufficialmente come il proprio amante. Saburo fu contento ed accettò. La riunione doveva essere per la sera, poco prima dell'ora di cena. Avrebbero cenato tutti assieme.
"Quante persone verranno?" chiese Saburo.
"Sei, sono tre coppie, come noi."
"Sarà bello, allora." disse il ragazzo allegro.
Naoki telefonò a Takeshi, Sanma e Ben confermando il giorno e l'ora della riunione. Come erano d'accordo, ognuno di loro invitò il proprio amante, senza dire da chi erano stati invitati, ma solo che una coppia di amici gay li aveva invitati a cena. Tutti e tre i ragazzi, ignari, accettarono di andare a conoscere questa coppia di amici gay.
Arrivata la fatidica sera, per primi a casa di Naoki arrivarono Ben e Jiro. Nessuno dei tre fratelli era mai stato a casa di Naoki, quindi Jiro, quando Ben suonò alla porta, non sospettò nulla. Naoki andò con Saburo ad aprire. Quando i due fratelli si trovarono di fronte, per un attimo si guardarono con aria incredula, poi entrambi capirono:
"Tu e Ben..." disse Saburo guardandoli stupito.
"E lui... è Naoki? il regista?" chiese Jiro guardando l'uomo alle spalle del fratello.
"Sì, Jiro, ho piacere di averti qui. Accomodatevi." disse Naoki con un sorriso.
I due entrarono e Jiro e Saburo si misero a parlare l'uno con l'altro, con un tono fra il meravigliato e il contento.
"Anche tu, Jiro."
"L'avevo pensato, ma non ne ero affatto sicuro."
"Tu da quando, Jiro?"
"Con lui da quasi un anno, ma avevo sedici anni quando la prima volta... e tu?"
"Avevo quattordici anni. Naoki è stato il mio primo ed unico uomo."
"Sei anni che state assieme, che bello. E io che non ne sapevo niente!" disse Jiro e i due ragazzi si raccontarono di sé a vicenda. Suonarono di nuovo alla porta. Naoki allora andò ad aprire, da solo. Erano Sanma e Yukio.
"Sanma, benvenuto. Accomodatevi. Questo è Yukio, il tuo ragazzo, vero?"
"Sì, è lui..."
"Piacere, Yukio, vieni di là, che ti presento gli altri..." disse Naoki senza presentarsi. Yukio lo trovò un po' strano, ma seguì l'uomo nelle stanze interne, seguito da Sanma.
Quando entrò nella stanza in cui erano già Saburo e Jiro, li guardò stupefatto e, giratosi verso Sanma gli sussurrò: "Ma mi avevi detto che... vuoi dire che anche loro..." e si girò a guardare di nuovo i fratelli, rosso come un peperone. Questi, quando lo videro, si guardarono fra loro, perplessi.
Poi Jiro disse: "Yukio, non mi dire che anche tu... anche tu sei... e questo è il tuo uomo!"
"Io... voi..."
"Questo è Ben, il mio uomo, e questo è Naoki, il padrone di casa, l'uomo di Saburo." disse Jiro con un sorriso divertito guardando l'espressione confusa del fratello minore.
"Naoki, il regista?" disse Yukio ancora stupito.
"Sì, e a questo punto mancherebbe solo Kazuya... oh no, Naoki, non mi dire che la coppia che manca... è proprio Kazuya col suo uomo!" esclamò Saburo guardando Naoki, con gli occhi spalancati.
Questi, Sanma e Ben scoppiarono a ridere e i tre fratelli capirono che era così.
"Ma come è che... insomma, solo noi non sapevamo niente... come avete fatto a capirlo, voi?" chiese Jiro a Ben.
"Il mondo è piccolo. E quando l'abbiamo capito, abbiamo deciso che dovevate sapere l'uno dell'altro, no?" gli rispose Ben facendogli un ampio sorriso.
Yukio, leggermente teso, chiese a Sanma: "Perché non mi hai detto niente, se lo sapevi?"
"Perché eravamo d'accordo che vi sareste incontrati così. Avevo dato la mia parola agli altri."
"Sono più importanti di me, gli altri?" chiese Yukio con tono un po' duro, a bassa voce.
"Yukio, te l'ha detto ora portandoti qui." gli disse con dolcezza Saburo, "Non fare quella faccia, dai! Io sono contento di sapere che anche tu... Stai bene con... come si chiama il tuo uomo?"
"Sanma... Sì, certo, ci sto bene..."
"Da quanto state assieme?"
"Da due anni." disse il ragazzo arrossendo lievemente.
"È il tuo primo uomo, allora, immagino..." disse Jiro mettendogli una mano su una spalla con affetto.
"Sì..." disse Yukio ancora un po' teso.
"Ben venuto, allora, fratellino. E adesso non ci resta che aspettare Kazuya. È lui che manca, vero?" chiese Jiro a Naoki.
"Sì, dovrebbe arrivare fra non molto."
"E chi è il suo uomo?" chiese Saburo.
"Lo conoscete tutti e tre." disse enigmatico Naoki.
"Lo conosciamo tutti e tre? Chi è?" chiese Jiro spalancando gli occhi e guardando Ben con aria interrogativa.
Naoki rispose al posto di Ben: "Lo saprete fra poco."
Mentre i tre fratelli parlavano animatamente fra loro, allegri e concitati, e Yukio si stava rasserenando, suonarono di nuovo alla porta. Naoki chiese a Ben di andare ad aprire, spiegando: "Te non ti conosce."
Sentirono Ben aprire e fare gli onori di casa. I tre fratelli si erano messi ognuno accanto al proprio uomo, Yukio tenendo una mano di Sanma per fargli capire che l'aveva perdonato, quando Ben aprì la porta e Kazuya fece per entrare.
Appena vide i fratelli, si fermò impallidendo e, girandosi verso Takeshi, disse duro: "Cos'è questa storia? Che ci fanno loro qui? Che succede qui dentro?"
Jiro andò verso il fratello: "Kazuya, entra. Ti stavamo aspettando. Credo che abbiamo molte cose da dirci... Ciao, Takeshi."
"Vi conoscete? Come mai?" chiese Kazuya a Takeshi sempre più scuro in volto.
"Te lo spiegheremo... ciao Takeshi..." disse Saburo.
"Ciao, Takeshi..." disse Yukio arrossendo lievemente.
"Insomma, cosa... perché mi hai portato qui?" chiese Kazuya sempre guardando Takeshi con durezza.
"Volete lasciarci soli per un po'?" chiese Jiro agli altri.
"No, prima voglio sapere da Takeshi che cosa sta cercando di fare, di ottenere da questo."
"Kazuya, sono io che ho organizzato tutto, non Takeshi." disse allora Naoki cercando di andare in soccorso dell'amico che non sapeva da che parte cominciare.
"E scommetto che hai detto anche a tutti che io sono un boy-san, no?" urlò Kazuya a Takeshi prendendolo per i baveri della camicia e scuotendolo.
"No, no..." disse finalmente questi.
"Un boy-san? Cos'è un boy-san?" chiese Yukio colpito più dal tono del fratello che dalla parola che non conosceva.
"Un boy-san?" chiese Jiro, che ne conosceva il significato, al fratello maggiore.
Questi capì solo allora che Takeshi non ne aveva parlato ai fratelli e si morse le labbra.
"Che significa che tu sei un boy-san?" chiese Jiro guardando Kazuya negli occhi.
Kazuya sedette di schianto su una sedia, svuotato, tutta la sua rabbia svanita in un soffio nel capire di essersi scoperto da solo, e si prese il volto fra le mani.
Saburo chiese a Jiro: "Che vuol dire che lui è un boy-san?"
Jiro guardò Kazuya: "Parli sul serio?" poi, gli occhi come illuminati da un lampo doloroso di comprensione, con un tono accorato, chiese: "Per noi? L'hai fatto per noi? Rispondi, l'hai fatto per noi? Il tuo lavoro in un club, di notte. L'hai fatto per non farci mancare niente? Rispondi, per favore."
Kazuya scosse la testa e un singhiozzo sfuggì dalle mani serrate sul volto. Jiro si sentì girare la testa.
Si inginocchiò davanti al fratello, gli prese i polsi con le mani cercando di scoprirgli il volto e disse: "Guardami, Kazuya. Guardami. Perché ti nascondi? Tu hai fatto questo per noi tre. Noi abbiamo vissuto tutti questi anni di questo... di questo enorme sacrificio? Tu l'hai fatto per noi, vero?"
"Non riuscivo a guadagnare abbastanza, in altri modi." singhiozzò Kazuya scosso dal pianto.
Jiro lo abbracciò, restandogli in ginocchio davanti. Poi, girandosi verso i fratelli, disse con voce rotta dall'emozione: "Giù, in ginocchio! Giù, davanti al vostro fratello maggiore! Giù in ginocchio, dobbiamo chiedergli perdono!"
Saburo e Yukio non capivano, ma il tono di Jiro era così accorato, imperioso, disperato quasi, che obbedirono per istinto.
"Kazuya, perdonaci." disse Jiro piangendo.
"Io voi? Di che?" singhiozzò Kazuya e, scivolando in ginocchio anche lui, disse: "Come posso guardarvi in faccia, ormai? Che posso fare? Non volevo che sapeste che io... Mi vergogno..."
"Di che cosa ti vergogni, Kazuya?" chiese Naoki commosso, "Non hai proprio nulla di cui vergognarti. Anzi, i tuoi fratelli non possono che essere grati in eterno a te per il sacrificio che hai fatto e per questo io ho voluto questa riunione, di voi quattro Omura e dei quattro uomini che vi amano e che hanno per te stima ed ammirazione. Non capisci, Kazuya? Siamo una unica grande famiglia, ormai! Non sei più solo..."
Yukio chiese con voce strana: "Ma che cosa ha fatto? Che cosa è un boy-san? Qualcuno vuole spiegarmi, per favore?"
Jiro si chinò verso Kazuya e, abbracciatolo, gli chiese sottovoce: "Vuoi che sia io a spiegare a Yukio e Saburo?"
"No!" gridò quasi Kazuya, poi in un singhiozzo disse: "Non lo so... Sì, forse... ormai..."
"Saburo, Yukio, vi ricordate quando Kazuya si ammazzava di lavoro, con quei due lavori, per noi? Quando stavamo ammassati in quell'appartamentino? Poi, Kazuya ha trovato un lavoro nuovo, che non era pesante come quei due lavori e che gli permetteva di guadagnare molto di più..."
"In quel night club di ricconi..." disse Yukio.
"Beh, non era esattamente un night club per ricchi. Kazuya, per non farci mancare niente, per mandarci nelle migliori scuole, è andato a lavorare in una specie di bar dove... dove la gente che vuole trovare un ragazzo per... passarci del tempo assieme... va là e sceglie un ragazzo e paga... e quel ragazzo deve... andare a letto con quel tizio, gli piaccia o no... E noi, frattanto, noi ci siamo fatti i nostri amanti, ci siamo goduti la vita, a questo prezzo! Capite, Saburo e Yukio, perché dobbiamo chiedergli perdono? Noi eravamo felici, viziati... a che prezzo? Oh Kazu! Se avessimo saputo... se avessimo saputo!"
"Ma io... io sono gay... non mi è pesato, mi divertivo anche a farlo." singhiozzò Kazuya.
"Ma avresti voluto smettere, ora, e non potevi, no?" chiese allora Naoki.
"Perché non poteva smettere?" chiese Saburo alzando il capo e guardando il suo uomo.
"Perché..." iniziò Naoki.
"No, basta..." implorò Kazuya.
"No, Kazu, ora voglio sapere tutto, davvero tutto, perciò o ce lo dici tu o ce lo diranno loro." disse Saburo deciso, poi disse con tono duro: "Tu, Takeshi, sei il suo uomo, no? Tu sapevi che cosa faceva per noi? Tu sapevi che lavoro faceva e tu, il suo uomo, lo lasciavi fare? Non devi chiedergli perdono anche tu?"
"No, lui non voleva, lui... ma io non potevo smettere, nemmeno per l'amore che ho per lui, che lui ha per me. Lui non c'entra, lui mi ama davvero e io lo amo, ma..."
"Non potevi smettere per noi, vero?" chiese Yukio abbracciando il fratello maggiore e stringendolo. "Per noi? Ma noi... io piuttosto mi metto a lavorare, smetto di studiare, ma tu... tu non puoi continuare se vuoi smettere. Tu hai diritto alla tua vita, alla tua felicità col tuo uomo! Già hai rinunciato a studiare per noi, ma questo... questo è troppo... Io non posso accettarlo. E neanche loro, ne sono sicuro."
"Certo, è così..." disse Saburo convinto, "anche io la penso così. Piuttosto anche io mi cerco un lavoro serio. Che mi importa di diventare un attore, se tu devi rinunciare alla tua felicità?"
"No, voi dovete finire i vostri studi, non potete buttar via tutto così, non potete farmi questo!" singhiozzò Kazuya.
Allora di nuovo parlò Naoki: "Nessuno deve rinunciare a niente. Non siete soli, ci siamo noi! Jiro fra poco si laurea e sono certo che troverò un buon lavoro e con Ben non avranno problemi. Saburo, a lui ci penso io: può continuare i suoi studi di recitazione e frattanto continuare a fare l'attore. Io non gli farò mancare niente. E Sanma può prendersi cura di Yukio e comunque anche noi lo aiuteremo. E tu, Kazuya, puoi finalmente aprire la libreria che sognavi, con i tuoi risparmi e l'aiuto di Takeshi. Nessuno deve rinunciare a niente, se ci aiutiamo. Se davvero diventiamo una grande famiglia."
"Ho fallito tutto..."
"Ma no, non hai fallito niente: hai tirato su tre ragazzi splendidi in questi sei, sette anni. Devi essere fiero di te." disse Ben con convinzione, "Senza di te, non sarebbero dove sono. È ora che pensi anche a te, Kazuya. Io ti conosco solo attraverso Jiro ed ho per te una stima enorme, specialmente da quando so quello che hai fatto per il mio Jiro. L'hai allevato dandogli sani valori, oltre a cibo, alloggio, studi e ne hai fatto il ragazzo splendido che amo. Jiro ti ammira, e anche io."
"Sì, Kazuya, anche per me è lo stesso." disse Sanma, "Yuki ti ama e anche io, attraverso lui, ho imparato ad amarti e sono contento di conoscerti e di poterti dire quanto ti stimo. Ha ragione Naoki: ora siamo una grande famiglia, ci aiuteremo tutti, a vicenda. E se siamo una grande famiglia, lo dobbiamo tutti a te, non dimenticarlo mai. Non ti conosco ancora bene, ma so di volerti già bene..."
"Kazuya..." disse sottovoce Takeshi accoccolandosi a terra accanto al suo ragazzo. Jiro ed i fratelli si scostarono per lasciarli assieme. Takeshi lo abbracciò e prese a cullarlo, carezzandolo: "Kazu, noi tutti ti amiamo, ed io ti adoro. Noi tutti ti stimiamo ed io ti ammiro. Da oggi possiamo cominciare una vita nuova, se tu lo vuoi. Possiamo iniziare una nuova famiglia, di cui tu sei il perno. Possiamo finalmente amarci senza problemi io e te. Kazu, ti prego, non solo per noi due. Lascia che ti diamo il nostro amore, accetta quello che possiamo fare per te. Tu hai fatto moltissimo per noi tutti, in mille modi diversi."
"Oh, Takeshi, mi sento così sperso."
"Perché? Ci siamo tutti noi, qui, che ti vogliamo bene. Non capisci che la vita sta iniziando a sorriderti?"
"A sorridermi?" disse in un lamento Kazuya.
"Sì, a sorriderti, se solo tu vuoi provare a sorridere alla vita. E ora puoi farlo..."
"Kazu, vuoi bene al tuo Yuki?" gli chiese il fratello minore a quel punto.
"Me lo chiedi? Certo, sei sempre stato nel mio cuore." disse Kazuya accorato, ma senza avere il coraggio di guardarlo.
"E sai che io ti ho sempre adorato? Lo sai?"
"Sì..."
"Bene, se ci fosse una parola più bella, più forte che adorare, io, da oggi, la userei per dirti quello che provo per te... Capisci cosa voglio dirti? E perciò, non voglio vederti lì a terra a piangere. Alzati Kazu e sii sempre il nostro fratello maggiore, che ammiriamo, che seguiamo. Dacci il buon esempio ancora una volta, facci vedere come si affronta la vita con coraggio e con un sorriso. Ti ricordi, quando ero piccolo che mi dicevi che era così che bisogna affrontare la vita? Fammi vedere che è vero. Alzati, ti prego."
Takeshi forzò dolcemente Kazuya ad alzarsi. Questi guardò per la prima volta i fratelli in volto. Takeshi si staccò da lui. Allora i tre ragazzi circondarono il loro Kazuya e i quattro si abbracciarono stretti stretti, piangendo, mentre lì accanto i loro uomini, commossi, li guardavano sentendosi fieri ognuno del proprio amante.
Kazuya, dopo poco, sussurrò ai fratelli: "Vorrei abbracciare anche Takeshi. L'ho fatto soffrire tanto, ha dovuto sopportare tanto, per amore mio. Mi perdoni, Take?"
I due si abbracciarono e si baciarono. Allora gli altri tre ragazzi si avvicinarono ciascuno al proprio uomo.
Saburo, dopo poco, disse cercando di dominare la commozione che gli stringeva la gola: "Kazuya, la cena è pronta. Possiamo andare?"
"Sì, e durante la cena parleremo della nostra nuova, grande famiglia."
"Sì, Kazu!" disse felice Yukio stringendosi a Sanma, "sono felice che finalmente si possa vivere ognuno il nostro amore senza più doverci nascondere l'un l'altro. E questo lo dobbiamo a Naoki. Oggi è davvero un grande giorno, da segnare sul calendario."
Andarono a cena, seduti a coppie attorno al tavolo. Kazuya era ancora scosso, ma si stava rasserenando a poco a poco. Di tanto in tanto abbozzava un sorriso timido verso Takeshi o uno dei fratelli.
Naoki riprese il discorso di come affrontare il futuro e approfittò di questa occasione per chiedere a Ben se avrebbe accettato eventualmente un lavoro alla TV nel settore notizie internazionali. Benjamin disse che sarebbe stato ben contento e guardò radioso Jiro che gli strinse una mano.
"Allora davvero ti fermerai qui in Giappone, per me?"
"Certo. Io non ti voglio lasciare, lo sai."
"Ragazzi, se Saburo viene ad abitare qui da me, e Kazuya da Takeshi, perché Ben e Sanma non vanno ad abitare con Jiro e Yukio nella casa di Fujimi? Ci sarebbe abbastanza posto, no?"
"Se Kazu è d'accordo, a me piacerebbe molto." disse Jiro guardando il fratello maggiore.
"Anche a me piacerebbe moltissimo." aggiunse Yukio guardando Kazuya.
Questi annuì: "Purché voi siate felici, per me va bene. Tu, Saburo, sei contento di venire ad abitare qui con Naoki?"
"Lo sogno da anni, Kazu, ne sarei felice. E tu?"
"Io, se Take mi vuole..."
"Certo che ti voglio, Kazu. Davvero verrai ad abitare con me? Ne sarei più che felice!"
"Di colpo. Di colpo cambia tutto. Scoprire che i miei fratelli sono gay come me, che hanno un amante. Che posso davvero smettere di... Che posso finalmente dire a me stesso: sei il ragazzo di Takeshi. Sembra quasi un sogno. Quando posso venire a vivere con te, Take?"
"Questa sera stessa, se vuoi..."
"Dovrò telefonare all'agenzia, avvertirli che non vado più."
"E domani stesso cominceremo a cercare il posto per la libreria, ti va?" disse dolce Takeshi.
"Domani... sembra davvero un sogno..." disse Kazuya ancora frastornato, ma contento.
Terminata la cena, mentre bevevano, chiacchierarono di mille cose e soprattutto i ragazzi Omura si raccontarono l'un l'altro la propria storia. Poi, a una certa ora, si salutarono. Naoki si fece promettere da tutti che si sarebbero rivisti spesso, tutti assieme, a casa sua o di Takeshi o di Jiro e Yukio.
Andati via tutti, Saburo disse a Naoki: "Sei stato splendido, con questa tua idea di radunarci e sistemare così tutto. Ti adoro, Naoki."
"Dimostramelo, allora." disse questi con un sorriso dolce e malizioso al tempo stesso.
Saburo gli si sedette in grembo e, mentre lo baciava, iniziò ad aprirgli la camicia. Anche Naoki iniziò a spogliare sopra la cintola il suo Saburo, carezzandolo per tutto il corpo.
"Il mio ragazzino si è fatto uomo... sei sempre più bello, lo sai? Mi piaci da impazzire."
"Ti ricordi la prima volta? Con la scusa di insegnarmi ad indossare il fundoshi mi hai traviato, eh?"
"Ma tu ti sei lasciato traviare prontamente, no?"
"Ci credo, da un uomo affascinante come te... E da un arnese bello come questo... me l'hai messo in mano, così... duro, come ce l'hai adesso."
"Lo vuoi?" chiese Naoki carezzandogli il sedere attraverso la tela dei calzoni.
"Certo che lo voglio... lo sai quanto mi piace, no?"
"E allora, prendilo: è tutto e solo tuo!"
"Un attimo..." disse Saburo alzandosi e sfilandosi lesto calzoni e mutande, mentre anche l'uomo se ne liberava. Saburo guardò fra le gambe del suo uomo, con desiderio, il bel palo duro: "Eccomi, io sono pronto, Naoki." disse andando a sederglisi di nuovo in grembo, mentre glielo lo teneva dritto con una mano, e calandocisi sopra in modo di farselo penetrare tutto dentro. "Oooh, amore, come ce l'hai grosso e duro, stasera... ahaaah... che bello..."
"Mi piaci: anche il tuo sembra più grosso del solito... come mai sei così eccitato?"
"L'idea che i miei fratelli sappiano che siamo amanti mi fa godere di più quello che facciamo. Non di nascosto, finalmente. Posso vivere con te e so che Kazuya è contento. Credi che anche lui stia facendo l'amore, adesso?"
"Penso proprio di sì e anche Jiro e Yukio. Mi piacciono i tuoi fratelli, siete una gran bella famiglia."
"Più di me?"
"Non dire sciocchezze!" disse Naoki. Saburo gli cinse il collo con le braccia ed iniziò a molleggiare il corpo su e giù dolcemente. Naoki lo baciò stringendolo a sé.
Kazuya era a casa di Takeshi, nudo sul suo letto, fra le sue braccia. Non stavano facendo l'amore, ma si carezzavano dolcemente, parlottando e premendosi uno contro l'altro.
"Mi ami, Kazu?"
"Sì, ti amo. E finalmente posso essere solo tuo, tutto tuo."
"Mi sento felice."
"Anche io. Mi sembra di star rinascendo. Posso chiederti una cosa? Un favore?"
"Certo, dimmi."
"Mi riporti alle terme dove abbiamo fatto l'amore la prima volta? Vorrei ricominciare di lì. Dal sole che sorge sul Fuji ed illumina i nostri corpi."
"Adesso è troppo tardi, non ci accetterebbero. Ma domani mattina prenoto la stanza più bella e domani sera ti ci porto."
"Allora ti dispiace se non facciamo l'amore, per stasera?"
"No, affatto."
"Ma ci addormenteremo così, vero? Mentre mi tieni stretto a te, d'accordo?"
"Certo, amore."
"Non ti pesa troppo?"
"No, stai tranquillo. Mi piace tenerti così e sapere che tutte le notti, ora, saranno nostre."
"Solo nostre, finalmente. Sono stato davvero fortunato ad incontrare te. Che sei stato tu a vincermi, quella volta."
"Sì, anche io sono stato fortunato."
Yukio, a quattro zampe, si stava godendo Sanma, che lo cavalcava col consueto vigore. Gli piaceva da matti il suo piccolo uomo dal corpo virile e sodo e il gusto con cui gli batteva dentro. E gli piaceva pensare che l'altro l'aveva preso, la prima volta, proprio in quella stanza, mentre Jiro e Saburo erano a scuola, e di nascosto di Kazuya che dormiva nella stanza vicina. Era stato terribilmente eccitante. Ora invece, poteva farlo non di nascosto e probabilmente, di là, Jiro stava facendo l'amore con il suo bello straniero. Era altrettanto eccitante.
Sanma venne quasi di colpo, fremendo tutto e rimestandogli dentro col suo poderoso utensile che eruttava lava bollente. Gli piaceva sentirlo fremere, godere di lui e in lui con la consueta intensità, gemere lieve per il piacere. Poi Sanma si sfilò da lui e gli si stese sotto, e prese a succhiargli il giovane palo dritto, stringendolo fra le labbra e dando vigorosi colpi con la testa in su verso il pube, mungendolo quasi come un vitello che poppa, in attesa di poter finalmente bere il saporoso latte di maschio che presto il suo ragazzo gli avrebbe dispensato. E quando Yukio si svuotò in lui, bevve a grandi sorsate golose. Quindi si girò, tirò a sé il corpo ancora fremente del suo ragazzo e lo avvolse teneramente fra le gambe e le braccia, cullandolo e baciandolo:
"Oh, Yukio, quanto mi piaci."
"Anche tu, amore. Sei contento di poter abitare con me?"
"Sì, così potremo fare l'amore in qualsiasi ora del giorno e della notte, e senza dover controllare sempre l'orologio."
"Dovrò anche studiare, qualche volta."
"Certo che dovrai studiare, per Kazuya, per me, per te stesso. Hai già deciso che cosa farai dopo il liceo?"
"Studiare medicina, pensavo."
"Davvero? Sarebbe bello, così io posso poi lavorare per te, con te. Sarà dura, però..."
"Non mi fa paura. Ehi, ma ce l'hai di nuovo dritto."
"Ho di nuovo voglia..." disse sorridendo quasi vergognoso Sanma carezzandolo intimamente.
"Che aspetti, allora?" disse Yukio pronto e contento.
Nell'altra stanza, anche Jiro e Benjamin erano allacciati, intenti a fare l'amore. Dopo esserselo succhiato pieni di gusto a vicenda, Ben s'era steso e si era offerto all'amante, che gli si era addossato e l'aveva preso con tenero vigore.
"Che bello sentirti in me, Jiro: sei un gran bel puledro di razza in calore, davvero. Ti piace il mio culetto?"
"Mi piace tutto, di te. E mi piace guardarti, mentre stiamo facendo l'amore. Diventi bellissimo..."
"Solo quando facciamo l'amore sono bello?"
"No, sempre, ma in questi momenti..."
"Anche tu sei bellissimo, mentre mi prendi..."
Jiro scese a baciarlo mentre muoveva il bacino in modo di tenere ben desta la sua erezione e quella dell'amante, ma ritardando il momento del godimento. Poi riprese a muoverglisi dentro in lenti va e vieni, accelerando man mano che aumentava l'eccitazione.
"Sì, così, Jiro: fammi sentire che sono tuo..."
"Così? Lo senti?"
"Oh, sì... che bello... no, non rallentare... vieni... tanto abbiamo tutta la notte e possiamo ricominciare, più tardi... Vieni, dai... dai..."
Jiro, continuando a prenderlo e tenendolo stretto a sé, fece in modo di sfregargli il membro col ventre, per farlo venire assieme a sé. E finalmente, quando sentì che il suo Ben stava per venire, smise di controllarsi ed i due amanti raggiunsero l'orgasmo contemporaneamente, baciandosi a fondo.
Kazuya ritrovò presto la sua serenità. Aprì la libreria che aveva sognato per anni. Ben ottenne, grazie a Naoki, il visto di lavoro e, lasciata l'università iniziò a lavorare per la TV. Anche Jiro aveva trovato un ottimo lavoro e, con Ben e Sanma, mantenevano agli studi Yukio, che continuava a farsi onore.
Si ritrovavano spesso tutti e otto. Durante una delle riunioni di famiglia, mentre Kazu stava guardando con fiero orgoglio i suoi tre fratelli, Takeshi lo strinse in un dolce abbraccio.
"Vedi, sono tutti felici, e lo devono tutti a te, te ne rendi conto? Puoi esserne fiero, no? E hai reso felice me, e con i tuoi fratelli, anche Naoki, Sanma e Ben. Tutti ti dobbiamo molto. Anzi, ti dobbiamo tutto."
"E io... io devo a te questa felicità. Ti amo, Take, e non so se potrò mai dimostrarti abbastanza quanto ti amo."
"Mi basta guardarti, per saperlo, dolce amore mio."