E finì l'anno scolastico.
Akim fu rimandato in greco e scienze, con due cinque. Sia Piero che il ragazzo salutarono questo risultato come una vera vittoria. Carla, che frattanto era tornata a scuola e che aveva aiutato anche lei il ragazzo con alcune lezioni, li invitò tutti e due a pranzo fuori, a Rondissone, per festeggiare. Akim arrivò con un vestito nuovo compratogli dal padre come premio.
"Oggi è uno dei giorni più belli della mia vita." disse Akim quando sedettero a tavola. E sorrise.
Questo, pensò Piero sentendosi scombussolare tutto dentro, è il quinto sorriso assassino di Akim, da quando lo conosco. Dio, quant'è bello! Se sapesse che cosa mi fa quando sorride...
Dopo il pranzo, approfittando del fatto che il ragazzo era andato in bagno, Carla chiese a Piero: "Di' un po', tu quando vai in vacanza, e per quanti giorni?"
"Parto il ventotto luglio e torno il ventotto agosto, perché?"
"Per le lezioni di Akim... Cavolo! Io parto il tre agosto. Come farà Akim quando non ci saremo né io né tu?"
"Potremmo pagargli un professore, che ne dici?"
"Sì, dobbiamo farlo. Metà per uno. Glielo troverò io, ho un buon amico che insegna all'Alfieri e mi farà un buon prezzo. Bene, faremo così. Finché restiamo in città gli daremo lezione noi due, poi... d'accordo." concluse vedendo tornare il ragazzo.
Questi, sedendo al tavolo, chiese a Piero: "Professore, domani posso venire da lei per riprendere le lezioni di greco, e di scienze?"
"Sì, certo."
"Non le dispiace continuare a spendere il suo tempo per me?"
"No, tutt'altro, specialmente ora che siamo vicini alla meta. Anche perché io non ci sarò in agosto, quindi dobbiamo cercare di fare il più possibile ora..."
"Già, in agosto lei non ci sarà." assentì Akim serio (ma non più accigliato).
"Vedi, Akim, in agosto non ci sarò neppure io, ma abbiamo pensato che ti troveremo un altro professore che ci sostituirà, così potrai continuare a studiare..." disse Carla studiando l'espressione del ragazzo mentre gli diceva queste parole.
"Ma... come decidete voi due va bene." disse il ragazzo, ma la lieve piega dura che comparve sulle labbra di Akim fece intuire ai due insegnanti che il ragazzo non era contento.
Fecero finta di nulla e parlarono d'altro. Il ragazzo raccontò loro della sua vita in Egitto, da cui era emigrato con la famiglia quando lui aveva undici anni.
"Ti manca l'Egitto?" gli chiese Piero.
"Sì e no... ho due patrie, ormai. Sto molto bene qui. Forse tornerò, forse no, dopo che sarò laureato."
"Laureato?" chiesero i due ad una voce.
"E... in che cosa vuoi laurearti?" chiese Carla con tono dolce per rimediare al tono sorpreso di prima.
"In lingua e letteratura inglese, credo. Ma c'è tempo, ci penserò ancora su..." disse il ragazzo.
Tornarono in città, lasciarono Akim a Porta Palazzo poi Piero accompagnò Carla a casa. Sotto il portone di questa, in auto, parlarono ancora per un po' di Akim, di loro due, del piccolo di Carla.
"Dove vai in ferie, Carla?"
"A Lugano, dal fratello di Beppe. E tu?"
"A Monterosso, nelle Cinque Terre. Ho affittato un alloggetto, proprio a picco sul mare."
"Ah, romantico. Da solo?"
"Vuoi sapere se mi sono fatto un ragazzo? No. Da solo."
"Me lo diresti, se avessi un ragazzo?"
"Certo, Carla, e te lo farei anche conoscere. Sei o non sei la mia migliore amica?"
"Lo sono, lo sono!" rispose Carla sorridendogli, "E spero che tu possa trovare presto la persona adatta a te. Voglio vederti felice."
"Ma io sto bene anche così, almeno per ora."
"Non ti manca una compagnia?"
"No. E poi Akim è stato una piacevole compagnia."
"Ma non è la stessa cosa, no. È un caro ragazzo, Akim, ma io intendevo altro, tonto!"
"Certo, lo so."
"Sai, a volte mi sono chiesta quale sia il tuo ideale di uomo..."
"Alto, biondo, gli occhi azzurri, gentile, ricco..."
"... vestito d'azzurro e su un cavallo bianco! Il Principe Azzurro, insomma." concluse Carla con l'aria di prenderlo in giro.
"Sì, più o meno. Beh, anche se non fosse ricco né su un cavallo bianco e non vestito d'azzurro, mi potrei accontentare. Purché sia intelligente, dolce e innamorato."
"Ti auguro di trovarlo davvero, e presto."
"Non ho fretta. Ma ne sarei contento."
"Quant'è che ti sei separato dal tuo ultimo ragazzo?"
"Tre anni. Esatti. Era proprio questo mese, l'altroieri..."
"Ricordi anche il giorno! Ti è costato molto..."
"Mah... l'ho lasciato io. Sì, un po' mi è costato."
"Non era il Principe Azzurro."
"No, anche se era biondo e con gli occhi azzurri. Ma era... dipendeva troppo da me. E pareva che gli interessasse solo... solo il lato fisico."
"Mmh, metà di te. Un po' poco, è vero. Ma tu... ne eri innamorato?"
A Piero non davano fastidio le domande di Carla, ma rispose solo con un "Sì." senza aggiungere altro. E Carla capì al volo che Piero non aveva voglia di parlarne e cambiò discorso. Poi si salutarono e Piero tornò a casa. Ma ripensava a Luca, il suo (ex) bel Luca. Non era bellissimo, di volto, ma carino; di corpo bello, non splendido, ma molto, molto sensuale. Sì, davvero molto.
L'aveva conosciuto in sauna, l'unica volta in vita sua che si fosse deciso ad andarci. Alla San Martino.
Quando era entrato in sauna, era semideserta. Iniziò ad esplorarla, indosso solo il lungo asciugamano cinto attorno ai fianchi. Luca stava facendo la doccia. Piero lo vide e lo trovò attraente. Specialmente quando Luca lo guardò e gli sorrise. In sottofondo c'era una canzone della Nannini, lo ricordava bene: era "Ragazzo dell'Europa". Rispose al sorriso, si tolse l'asciugamano ed entrò sotto il getto della doccia, ad un passo dall'altro. E un passo è molto poco, quando due ragazzi si sentono attratti l'uno dall'altro. All'inizio ognuno si lavò per conto proprio, ma senza distogliere lo sguardo dalle nudità del vicino. Poi Luca si offrì di lavargli la schiena e lui la lavò a Luca e le loro mani insaponate fecero carezze e non si limitarono alla sola zona della schiena, ma si spostarono prima sul petto dell'altro, poi sul ventre e, quasi all'unisono, istintivamente, ai genitali.
"Non qui..." disse però Luca con voce calda e sensuale, "Sciacquiamoci ed andiamo di là."
Piero lo seguì e notò divertito che i loro asciugamani non solo non celavano affatto le loro erezioni ma quasi le mettevano in risalto. Passarono davanti ad un paio di clienti che stavano seduti a fumare e che li guardarono con evidente interesse. Luca si fermò davanti ad una tenda di stringhe di plastica e la scostò guardandovi dentro, quindi fece cenno a Piero di entrare. Dentro c'era solo una pedana marrone scuro, imbottita, di due metri per due circa che occupava tutto lo spazio e terminava a ridosso dell'entrata formando un gradino di circa quaranta centimetri. La luce filtrava solo dalla tenda di plastica.
"Qui?" chiese Piero stupito.
"Sì, certo. Stendi l'asciugamano e io metto il mio vicino."
"Ma... è aperto... c'è solo questa specie di tenda..."
"Nessuno ci disturberà, perché nessuno vuole essere disturbato."
Piero voleva dire di no, invece salì sulla soffice pedana, si tolse l'asciugamano dai fianchi e lo stese, sedendoci sopra. Luca lo seguì e fece altrettanto e cominciò subito a titillargli entrambi i capezzoli con dita lievi ed esperte.
"Ma qui è... sicuro?" chiese ancora Piero.
"Sì, rilassati, dai. Cazzo quanto mi piaci!"
"Anche tu..." rispose automaticamente Piero.
Ma l'altro gli piaceva davvero, lo attraeva molto. Luca lo sospinse supino, gli fu sopra, cominciarono a fare l'amore e Piero dimenticò ogni timore, ogni ritrosia perché l'altro sapeva come trarre dal suo corpo le giuste risposte. E quando Luca gli fece sentire il suo desiderio di penetrarlo, gli si offerse senza remore, senza esitazioni. Mentre Luca gli scivolava dentro, lui prese a masturbarsi ma quasi subito Luca gli scostò la mano con un gesto delicato ma sicuro.
Gli disse, con un sorriso pieno d'erotismo: "No, dopo devi mettermelo tutto dentro. Non devi venire..."
Piero obbedì. Luca ci sapeva fare davvero e Piero si lasciò guidare, pur essendo tutt'altro che passivo o inerte, anzi, partecipando con entusiasmo crescente. Luca non si accorse delle due dita che scostavano appena la tenda e dei due occhi che si godevano la scena eccitante del loro amplesso. E forse, pensò Piero, se anche se ne fosse accorto avrebbe continuato senza problemi, tanto era eccitato. E anzi, Piero fu sorpreso nel rendersi conto che era eccitante essere spiati...
Il membro di Luca era il più grosso e lungo che avesse mai accolto in sé eppure non gli faceva male affatto, anzi!
Anche Luca pareva soddisfatto quando gli mormorò all'orecchio che stava mordicchiando: "Quanto sei stretto! Mi piaci!"
Poi invertirono le parti, più volte, finché vennero tutti e due ed il silenzioso spettatore si allontanò in fretta, soddisfatto per la bella scena a cui aveva potuto assistere indisturbato. Piero si rilassò, appagato.
Luca gli offrì qualcosa al bar, poi gli chiese se gli andava di uscire con lui. Piero accettò.
"Posso offrirti la cena?" chiese Luca appena furono sotto i portici, guardando l'orologio.
"Volentieri, ma facciamo alla romana." rispose Piero.
Andarono ad un ristorante cinese quasi di fronte alla sauna e finalmente si presentarono e cominciarono a conoscersi un po' meglio. Piero gli raccontò di Gianni, poi di qualche sua avventura più interessante. Luca gli raccontò di sé. Di come fosse stato sverginato a dodici anni dal cugino di sedici. Questi, con la scusa di giocare alle spie, l'aveva legato ad un baule su nel solaio ed aveva cominciato l'interrogatorio: gli aveva calato i calzoncini ed aveva iniziato la "tortura" per farlo parlare. Dapprima con un dito bagnato di saliva. "No, basta, basta per pietà..." diceva Luca, non perché gli facesse male ma solo per stare al gioco. Scoprì anzi che quel dito che s'infilava in lui gli dava piacere. Luca aveva già raggiunto la pubertà (in famiglia siamo tutti precoci, aveva spiegato) ed individuò in quel "gioco" un chiaro piacere sessuale. Poi il cugino gli infilò due dita, poi tre... e infine lo penetrò realmente. Luca provò un lieve fastidio ma anche molto piacere. Continuava a dire: "No basta... no basta..." anche perché s'era reso conto che questo sembrava eccitare di più il cugino che gli si agitava addosso con vigore.
Poi Luca gli raccontò del suo primo grande amore. Era un compagno di classe di diciassette anni, un ripetente, lui ne aveva sedici. Era andato a casa sua a giocare con i suoi giochini elettronici. Quando questi all'improvviso l'aveva abbracciato e toccato fra le gambe, lui aveva subito corrisposto. Rimasero amanti fino alla maturità, alternando giochi, studi e scopate appassionate nella casa vuota del compagno, i cui genitori tornavano solo all'ora di cena. Usavano il letto matrimoniale dei genitori, che poi risistemavano con cura.
Ma dopo la maturità il suo amico si iscrisse a psicologia a Padova così dovettero lasciarsi. Luca invece andò a lavorare e qui conobbe il suo secondo uomo. Era un magazziniere (Luca stava alla contabilità) sposato e padre di due figli. S'erano capiti ai cessi della ditta, una volta che erano a due orinatoi contigui: l'uomo guardava e frattanto si masturbava, e quando vide che lo sguardo di Luca era fisso sul suo membro, glielo mostrò e gli chiese se gli andava di aspettarlo all'uscita. Restarono assieme per due anni, incontrandosi quasi tutti i giorni all'uscita dal lavoro. L'uomo lo portava in un garage che usava come deposito e in cui aveva ricavato un soppalco su cui aveva portato un comodo materasso. Finché l'uomo si stancò di lui e lo lasciò. Così, uno dopo l'altro, Luca aveva avuto diversi amanti. Ma ora era libero...
"E tu, sei libero?" chiese Luca a mo' di conclusione.
"Sì."
"Vivi da solo?"
"Sì."
"Allora... posso venire da te, stasera?"
"Certo, certo."
Fecero di nuovo l'amore e si addormentarono assieme. Piero pensò che era piacevole dormire accanto al corpo nudo dell'uomo con cui faceva l'amore e sentirlo, caldo e morbido durante la notte: era un'esperienza nuova. Luca, senza che nessuno dei due l'avesse deciso o ne avesse parlato, si stabilì da Piero. All'inizio questi pensò di aver trovato il compagno giusto. Luca in casa faceva le faccende occupandosi di tutto e lasciandogli così molto tempo libero per il suo lavoro o per scrivere, interrompendolo solo a volte per fare l'amore durante la giornata, oltre che ogni sera a letto.
Sembrava inesauribile, Luca. Sempre "arrapato", come diceva lui, sempre pronto a fare l'amore.
Ma Piero, piano piano, s'accorse che fra di loro non c'era comunicazione, non c'era dialogo. Stavano assieme, sì, scopavano, e basta. E anche scopare, per Piero, cominciava a diventare troppo, non resisteva al ritmo di due, a volte tre scopate al giorno. Cercò di parlarne con l'amico ma questi sembrava non capire.
"Non ti piaccio più?"
"Ma sì che mi piaci, mi piace molto come fai l'amore tu, ma... non così spesso!"
"Ma tu mi piaci troppo, io ho bisogno di te!"
"Ma, Luca, due, tre volte al giorno, tutti i giorni... è troppo per me. Anche solo una, a volte. Può capitarmi di sentirmi stanco, di non aver voglia, anche se mi piaci molto."
"Ma per me... è poco. Se tu ti senti stanco, tu puoi stare lì fermo, faccio tutto io."
"No no, sarebbe lo stesso. Mi stanca lo stesso, mi spossa..."
Per alcuni giorni, allora, Luca non lo stuzzicava, lo lasciava in pace tutta la giornata e, a volte, anche la notte. Ma Piero lo sentiva masturbarsi da solo e questo, in qualche modo, lo infastidiva perché gli creava sensi di colpa. E allora riprendevano al ritmo di prima e Luca era felice, ma Piero depresso...
La cosa si trascinò finché Piero si decise e disse a Luca che lui non gliela faceva più, che era meglio che si separassero e che Luca si cercasse un altro amante adatto a lui, ai suoi bisogni.
"Allora è finita? Non mi vuoi più?"
"Sì Luca, mi dispiace: è finita."
Così Luca lasciò la sua casa e non si videro più. E Piero si sentì come liberato. Indubbiamente Luca sapeva fare l'amore in modo splendido, ma... quand'è troppo è troppo. E ora Piero era di nuovo solo. Qualche avventura a volte se la concedeva. Ma piuttosto di rado. Non gli piaceva più molto andare nei locali a battere e meno che meno nei parchi o nei cessi. E non è facile trovare qualcuno fuori dai locali, anche se Luca pareva esserci riuscito più di una volta, con facilità.
"Quand'è stata l'ultima volta?" si chiese Piero riponendo la foto di Luca assieme alle altre dei suoi ex e di qualche sua conquista. "Almeno sei mesi... no, cinque." pensò sorridendo fra sé e sé, ricordando il ragazzo dell'idraulico.
Sei mesi prima s'era rotto il tubo del lavello ed aveva telefonato ad un idraulico scegliendo a caso nelle pagine gialle. Era arrivato l'uomo, col suo garzone. L'idraulico era sulla cinquantina, corpulento. Il ragazzo sui vent'anni, ben fatto. Il capo guardò il guasto, poi disse al ragazzo:
"È una riparazione semplice. Ti lascio il materiale e gli attrezzi, fai un buon lavoro, mi raccomando. Poi, quando hai finto, se il signore ti lascia fare una telefonata, io passo a prenderti. Chiamami al solito numero..." e se ne andò.
Appena uscito il padrone, il ragazzo ridacchiò e guardò Piero: "Lo sa dove sta andando il padrone? Dalla sua amante. Fa spesso così: la moglie non sospetta niente. E io, per un lavoro di mezz'ora, devo aspettare un'ora e mezza per... dargli tempo."
Piero sorrise poi, soppesando il ragazzo e trovando che non era niente male, gli chiese: "Scommetto che vorresti essere tu al posto del padrone e lui invece qui a lavorare, no?"
"Io? Ci mancherebbe altro!"
"È così brutta la donna del tuo padrone?"
"No... è che a me non interessa... scopare."
Piero lo guardò sorpreso per questa risposta franca ma inattesa. Il ragazzo era seduto sotto il lavello le gambe larghe e trafficava con gli attrezzi. Piero poté notare la patta gonfia dei jeans del garzone.
"Non ti piace scopare?"
"Nooo! Le femmine sono solo grane. Ti si appiccicano addosso e chi se le scrolla più. Sono giovane, io, ho voglia di essere libero. Libero come l'aria. Mi capisce?"
"Ma... non ti viene mai... voglia?"
"Eccome, ma la faccio andar via..." rispose il ragazzo guardandolo di sotto il lavello e strizzandogli l'occhio mentre agitava su e giù il pugno chiuso in un chiaro gesto allusivo e ridacchiava.
"Beh, sì, certo..." disse Piero circospetto, "ma da soli... in due non sarebbe meglio?"
"Certo che in due è meglio. Ma mica è sempre facile trovare..."
Piero aveva voglia di dirgli: "ci sarei io..." ma non ne ebbe il coraggio. Quella patta generosamente gonfia, però, lo stuzzicava. Il ragazzo finì la riparazione e venne fuori di sotto al lavandino, trovandosi così di fronte a Piero che non si scostò.
"Ecco fatto. Adesso dovrei telefonare, poi aspettarlo in strada per un'oretta buona..."
"Potresti aspettarlo qui..." suggerì Piero mentre il cuore cominciava a battergli forte in petto: aveva deciso che voleva provarci col ragazzo.
"Qui? Grazie, ma... non è un fastidio, per lei?"
"No, per niente."
"Posso lavarmi le mani?"
"Certo, vieni di qua, in bagno."
Piero non uscì dal bagno ed osservò il ragazzo mentre questi si lavava le mani. I jeans gli fasciavano il culetto piccolo e sodo e Piero avrebbe voluto posarci le mani, palparlo.
Il ragazzo si asciugò nell'asciugamano che Piero gli porgeva, poi, indicandosi la patta, gli disse sorridendo: "Mi scusi, ma dovrei anche..."
"Fai pure." rispose Piero ma non si mosse.
Il ragazzo lo guardò per un attimo con aria sorpresa, poi i suoi occhi ebbero un impercettibile guizzo ed allora cominciò a slacciarsi la cintura, ma senza girarsi verso il water. Piero non si mosse. Il ragazzo fece scattare ad uno ad uno i bottoni della patta, aprendola e sempre senza girarsi. Piero non si mosse e lo guardava con un lieve sorriso sulle labbra.
Il ragazzo spinse un po' in giù i calzoni, mise un dito sull'elastico delle mutande grigio perla e gli disse: "Tra un po', se resta lì, vedrà un bello spettacolo..."
"Lo immagino!" rispose Piero con voce bassa.
"No, non ha da immaginarlo: guardi!" disse calandosi con un gesto deciso i boxer e rivelando un membro semieretto davvero notevole.
Piero, istintivamente, si leccò le labbra.
"Allora?" chiese il ragazzo con fierezza, per niente imbarazzato.
"Cazzo! Davvero bello, notevole. Ma mi piacerebbe vedere anche il resto, però."
"Il resto?" chiese il ragazzo senza capire mentre il membro gli si ergeva pian piano.
"Sì, il resto del tuo corpo."
"Nudo?"
"Nudo."
"Allora è meglio che andiamo di là. Ce l'hai un letto, no?" disse il ragazzo passando improvvisamente al tu, facendogli un sorriso malizioso e carezzandosi il membro che guizzò in risposta.
"Vieni..."
E a letto Piero ebbe la seconda sorpresa: il ragazzo, dopo alcuni preliminari e dopo che Piero lo ebbe succhiato per un po', gli offrì il suo bel culetto e gli chiese con voce roca di desiderio: "Fottimi! Dai!"
Quel ragazzo dai tratti così maschi, voleva essere penetrato! Cosa che Piero fece con vero piacere ed evidente soddisfazione del ragazzo che gli si agitava sotto accompagnando sapientemente le sue spinte. Il padrone, quella volta, avrebbe avuto tutto il tempo di fare le cose con calma... pensò Piero con un sorriso mentre si godeva quel ragazzotto caldo e pienamente disponibile.
Si rividero un paio di volte, finché il ragazzo gli confessò che lui aveva un amante, molto geloso, che cominciava a sospettare qualcosa:
"Mi dispiace, ma non voglio guastarmi con lui, capisci? Lui non è bravo come te, a letto, però io gli voglio bene e..."
"È la prima volta che... lo tradisci?"
"Sì. Sono otto mesi che stiamo assieme. Stiamo cercando casa assieme. Lui ha la tua età, ma fa i mercati, vende verdura con i due fratelli. Anche lui era un mio cliente, come te... "
"Rimorchi sempre fra i clienti, eh?"
"No... non ci pensavo per niente, come con te. Lui mi ha... beh, mi ha fatto capire che mi voleva e così... ma ora voglio cercare di essergli fedele, capisci? Scusami..."